Lorenzo nel paese di cucù

Lorenzo nel paese di cucù

Lorenzo nel paese di cucù

Questa storia vuole narrare l’esperienza di due genitori che hanno dovuto affrontare le difficolta di un bambino colto da un blocco di tipo autistico all’età di 4 anni.

Lorenzo era un bimbo normalissimo, un po’ testardo e molto vivace, fino ai 3 anni aveva mostrato un’inclinazione a mantenere le sue abitudini quotidiane ma in modo da non far sospettare quanto stesse per accadere.

Il bambino dopo il primo anno di scuola materna stava frequentando l’asilo e durante l’anno hanno cominciato a presentarsi delle problematiche di inserimento; a detta delle insegnanti il bambino si rifiutava di svolgere qualsiasi tipo di attività ed aveva anche dei comportamenti aggressivi nei confronti degli altri bambini. Dopo numerosi incontri con le maestre nel tentativo di risolvere i problemi manifestati all’asilo, noi genitori decidemmo dunque di non far più frequentare il bimbo e di tenerlo a casa.

Durante i primi giorni dopo il ritiro dalla scuola il bambino sembrava essere abbastanza tranquillo a casa ma la sua tranquillità era apparente, un processo di chiusura in un mondo immaginario era in corso e noi genitori non ci accorgevamo di nulla; in un mese e mezzo circa noi genitori ci siamo resi conto che la condizione di nostro figlio era mutata radicalmente.

Il bambino oramai stava sul divano seduto ripetendo la frase “voglio 14 cucù” tutto il giorno o quasi.

Il bambino non voleva che parlasse nessuno, alterandosi e chiedendo silenzio, non voleva uscire assolutamente di casa e se lo faceva non gli si potevano cambiare i vestiti, usciva sempre con pigiama e giubbotto nonostante le temperature estive molto elevate; mordeva con estrema forza ed aggressività i genitori ed ogni abitudine, anche i percorsi in auto, non potevano essere cambiati senza avere delle reazioni molto esagerate e quasi delle crisi convulsive; quando camminava cadeva a terra di continuo, si opponeva a qualunque richiesta, non sentiva i rumori forti. Il bambino seduto sul divano ripeteva sempre la stessa frase tutto il giorno “voglio 14 cucù”.

Dopo aver consultato il Dott. Emidio Tribulato abbiamo cominciato a far fare al bambino tutto ciò che voleva, senza opporci anche alle richieste più strane; in particolare noi genitori non abbiamo più parlato davanti al bambino, abbiamo speso quasi tutte le energie e tempo con il Gioco Libero Autogestito, il bambino era libero di mangiare, defecare ed urinare a terra, non abbiamo fatto più nessuna richiesta al bambino e non abbiamo detto cosa poteva o non poteva fare. Abbiamo comprato al bambino i 14 cucù ed accontentato tutte le sue richieste coccolandolo come fosse un neonato.

Ogni sera con il padre il bambino andava al parco della villa comunale e dopo un mese si vedevano i primi miglioramenti, considerato che i primi giorni al parco stava seduto sull’altalena senza parlare dopo un mese invece era perfettamente integrato al parco nel gioco con gli altri bambini, cadeva molto di meno ed appariva concentrato nel gioco, era molto più affettuoso ed i momenti di crisi isteriche erano quasi inesistenti. Assaggiava cibi nuovi chiedeva di giocare coi puzzle (cosa che precedentemente odiava); aveva scambiato i pendoli dei vari cucù (impensabile 1 mese prima).

Trascorso un altro mese, ove il bambino era lasciato libero di fare qualsivoglia cosa, si notavano ulteriori miglioramenti: il bambino era sempre più affettuoso con i genitori, mordeva di meno e cominciava ad essere curioso su molte cose chiedendo tanti perché; permanevano tuttavia le abitudini sui vestiti ed i percorsi obbligatori ed alcune giornate in cui il bambino si richiudeva nel suo mondo continuando a ripetere tutto il giorno la stessa cosa. Si notava inoltre che il bambino non si rendeva conto quando faceva del male agli altri.

Per i genitori non era facile aver cambiato completamente lo stile di vita e dovevano essere fatti dei sacrifici molto grandi, come ad esempio portarlo a cavalluccio sulle spalle per chilometri ogni giorno per farlo felice, non alzare mai la voce con lui, anche quando perdevano le staffe, evitare di parlare o dire al bambino di fare o non fare qualcosa.

Con l’ulteriore passare del tempo, e grazie al Gioco Libero autogestito, Lorenzo cominciava ad abbandonare la fissazione per gli orologi a cucù e diventava leggermente più flessibile sull’abbigliamento, era sempre allegro, faceva domande di continuo sui perché di tutto; ascoltava i genitori se riceveva una spiegazione dei “no” che cominciava ad accettare. Bisognava ancora lavorare sulle abitudini e sugli scatti di rabbia, nascevano inoltre delle nuove problematiche come ad esempio il bambino si divertiva a fare i dispetti agli altri bambini al parco e successivamente ad alzare le mani se gli altri bambini non facevano esattamente ciò che desiderava.

Col passare dei mesi Lorenzo è diventato sempre più affettuoso con i genitori, facendo continue carezze e dando baci di continuo, si è tolto il pigiama e ha indossato scarpe, tuta e giubbottino nuovi, raramente si arrabbia, non alza le mani e non morde, scherza ed è felice, gioca e si diverte come un bimbo qualunque; rimane solo una rabbia residua ed alcune difficoltà nel rompere le abitudini.

Noi genitori non ci siamo resi conto delle difficolta di nostro figlio fino a quando le stesse non si sono manifestate in modo molto acuto, avevamo pensato che quei problemi si sarebbero risolti lentamente con la crescita ma siamo invece arrivati ad un punto in cui credevamo non si potesse tornare indietro. Noi genitori non siamo mai riusciti a comprendere da dove siano nati questi problemi, probabilmente dall’aver forzato il bambino ad andare all’asilo.

La rabbia del bambino si è trasformata in una non accettazione dei genitori e nello sviluppo di infinite paure e fobie che lo hanno fatto regredire fino a chiudersi nel suo mondo e ad avere paura di tutto. Noi genitori abbiamo dovuto trattarlo come un neonato e ridargli infinito amore affinché riuscisse nuovamente ad avere fiducia in noi e successivamente in se stesso.

Ci vuole infinito amore con questi bambini più sensibili degli altri e bisogna lavorarci ogni giorno con amore e col dialogo spiegando le cose infinite volte fino a quando non vengono assimilate, sicuramente il lavoro dei genitori è uno dei più difficili, i bambini manifestano dissenso e disagio nei modi più diversi e variegati; mi sento di dire una cosa a tutti i genitori che leggono questo riassunto: osservate ed interpretate i comportamenti dei vostri bambini, immedesimatevi in loro e cercate di comprendere i loro bisogni; quando commettete un errore ammettete di aver sbagliato e chiedete scusa.

 

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