Una madre racconta i progressi della figlia, mediante  l'uso della tecnica del Gioco Libero Autogestito

Una madre racconta i progressi della figlia, mediante l'uso della tecnica del Gioco Libero Autogestito

 

Sono molto emozionata, sto scrivendo una relazione che riguarda i progressi di mia figlia e, guardandomi indietro, non riesco a credere alla strada incredibile che abbiamo fatto.

Mia figlia adesso ha 5 anni, fino a due anni non c’era stato alcun problema, poi pian piano abbiamo notato dei comportamenti strani, non in linea con la sua età. Probabilmente una serie di cose hanno contribuito a far chiudere in sé stessa mia figlia, tra cui la fine dell’allattamento a due anni compiuti (mi rendo conto che lei, col senno di poi, questa cosa l’ha vissuta come un trauma), l’inizio dell’asilo nello stesso mese (no, non era pronta), lo “spannolinamento” in un periodo sbagliato, nell’estate in cui aveva quasi tre anni. Purtroppo, si impara ad essere genitori strada facendo, e a conoscere i propri figli man mano che crescono. Mia figlia è una bambina molto sensibile, e certi approcci sono stati sbagliati. Non è detto che tutti i bambini siano pronti per andare all’asilo a due anni. Spinta dai consigli di amiche e pediatra, dovendo lavorare, e pensando si sbloccasse prima col linguaggio, abbiamo ottenuto l’effetto contrario, ovvero una chiusura progressiva della bambina.

Nei mesi successivi abbiamo cercato di darle il tempo di crescere, maturare, siamo andati anche da una pedagogista che ci ha indirizzati da un neuropsichiatra. Il neuropsichiatra ci ha, come da protocollo, indirizzati verso la psicomotricità, in quanto mia figlia non era in linea con la sua età.

A tre anni e mezzo parlava poco, socializzava poco con i coetanei. Nel frattempo, abbiamo cambiato asilo, un bellissimo asilo in cui la bambina si trova ancora molto bene. Ma nonostante il cambio di asilo e la terapia, non abbiamo visto miglioramenti significativi nel comportamento della bambina.

Un giorno, durante una seduta di terapia, sento mia figlia urlare, era una bella giornata di ottobre, si sentivano gli uccellini cantare e il cielo era sereno.

Mi sono detta cosa ci facevo lì. Perché avessi portato mia figlia in una stanzina con un’estranea per farle fare un gioco che a lei non piaceva.

Forse avrei fatto meglio, quel giorno, a portarla alla villetta.

Mi sono imbattuta nel libro del dott. Tribulato. Dopo tante ricerche, consulti e conversazioni con altri genitori che hanno problemi simili ai nostri.

Ho parlato tanto con genitori che seguono un approccio diverso, un approccio che segue le linee di pensiero del dottor Tribulato o del dottor Benedetti, dottori che mettono in risalto l’ambiente del bambino.

Abbiamo deciso, noi genitori, di lasciar perdere la psicomotricità. Mai decisione fu più giusta.

Nel frattempo, dopo aver mollato la terapia, abbiamo preso appuntamento col dottore, che ci ha spiegato come approcciarci a nostra figlia.

Niente di più facile e spontaneo. Attraverso il gioco libero autogestito, siamo risusciti a entrare in contatto con lei che, nel frattempo, nel corso di questi mesi è migliorata tantissimo.

Mia figlia comunica molto di più, parla di più, ci chiama sempre per giocare, è serena, è felice.

Il dottore la vede allineata. Noi non potremmo essere più felici.

Quando siamo soli mia figlia è molto loquace, ancora, se siamo con altre persone, non esattamente al 100%, ma ci stiamo lavorando.

In ogni caso i progressi sono tangibili per noi. Piano piano verrà meno la sua “ansia sociale”, la sua paura di mostrarsi agli altri per quello che è veramente: una bambina dolcissima, molto intelligente e, finalmente, felice.

Non potevamo prendere una decisione più giusta. I progressi del gioco libero autogestito sono stati immediati, come dice il dottore è vero che non dovremmo insegnare ai bambini piccoli, ma dar loro lo spazio per potersi esprimere e riuscire a cercare di trascorrere del tempo di qualità con loro.

Siamo cambiati tanto noi genitori, siamo più spontanei con lei, meno ansiosi e, non facendo più richieste, mia figlia è spinta ad aprirsi a parlare di più, rispetto a prima. Un anno di psicomotricità purtroppo non è servito a niente.

Abbiamo perso tempo seguendo un approccio sbagliato. Ci siamo resi conto che i veri progressi avvengono quando i bimbi sono sereni, non facendo loro continue richieste o cercando di metterli alla prova.

Il rapporto, per essere sano, deve essere spontaneo e sereno.

Adesso mia figlia parla, sorride, esprime le emozioni e anche all’asilo se ne sono resi conto. È addirittura monella, a volte dà botte agli altri bambini, ma sono modi di relazionarsi, no?

Mia figlia comincia a raccontare, prova a fare frasi sempre più lunghe, a condividere, finalmente balla all’asilo e la musica non la spaventa più. Direi che possiamo parlare come di una rinascita, di una continua evoluzione.

A settembre comincerà la scuola. L’abbiamo iscritta senza sostegno. Speriamo possa fare sempre continui progressi e che si trovi bene.

Nel frattempo, ci godiamo nostra figlia. Una bimba che finalmente non è sfuggente, ci risponde, parla, condivide. E di tutto questo dobbiamo ringraziare il dottore e la sua visione illuminata rispetto agli standard di oggi.

Una madre.

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