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FAMIGLIA E ADATTAMENTO

Emidio Tribulato -


”ADATTAMENTO” DELLE FAMIGLIE ALLE NUOVE


  CONDIZIONI AMBIENTALI



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Non si dovrebbe parlare di “crisi della famiglia” ma di un sistema sociale che produce delle famiglie disfunzionali attraverso una serie di decisioni individuali, leggi, disposizioni e norme.

LA FAMIGLIA DISFUNZIONALE

•    Non è funzionale una famiglia in cui sono presenti due responsabili con uguali compiti e medesime funzioni.

•    Non è funzionale una famiglia in cui molte responsabilità specifiche vengono sottratte al pater familias per essere assunte dall’ordine giudiziario.

•    Non è funzionale una famiglia in cui gli elementi della coppia che la costituiscono non hanno caratteristiche sessuali diverse, specifiche e complementari.

•    Non è funzionale una famiglia in cui ogni elemento della coppia non è stato adeguatamente formato, fin dall’infanzia, alle problematiche riguardanti l’allevamento e l’educazione dei piccoli ed ai bisogni relazionali della vita di coppia e familiare.

•    Non è funzionale una famiglia in cui le leggi dello stato non aiutano, nei fatti, la sua unità, ma provocano e stimolano conflittualità, fratture e disfacimento.

•    Non è funzionale una famiglia quando la società non protegge adeguatamente i componenti, soprattutto i minori, da condizionamenti negativi, idee diseducative, volgarità e sfruttamento economico ad opera dei mass – media. Non è funzionale una famiglia in cui, per la produzione di beni materiali o sociali, sono sottratte le migliori energie, a scapito della funzione formativa, educativa ed affettiva.


Spesso si parla della famiglia come di un’istituzione che si adatta alle varie condizioni ambientali. E’ questo un modo ottimistico di guardare la realtà, in quanto si intende in questo modo affermare che la famiglia essendo un organismo vivo e flessibile ha la capacità, modificandosi, di trovare delle modalità positive che le permettono di svolgere anche nelle situazioni più difficili il suo compito. Ne consegue che basta aspettare il tempo necessario al suo adeguamento affinché i problemi si risolvano.

Purtroppo non è così.

Il sistema famiglia nasce da una serie di scelte individuali e di coppia. Scelte libere ed autonome. Il padre che decide di lavorare in un’altra città fa una scelta, come fa una scelta la madre che decide di impegnare buona parte del suo tempo nel lavoro extrafamiliare, o il nonno che preferisce occuparsi del gioco delle bocce piuttosto che del suo nipotino.

 Fa anche delle scelte verso un tipo di famiglia piuttosto che di un altro ogni governo, ogni organismo pubblico o privato che emana o interpreta leggi, circolari, disposizioni e norme e ogni religione che è capace o no di dare indicazioni morali efficaci ed utili. Per tale motivo ogni tipologia familiare è costruita dalle scelte individuali o sociali, per cui il termine adattamento è usato in modo improprio. La conseguenza di quanto abbiamo detto è che non si dovrebbe parlare di “crisi della famiglia” ma di un sistema sociale che produce delle famiglie disfunzionali attraverso tutta una serie di decisioni individuali, leggi, disposizioni e norme.

Intanto lo spostamento di tempo, impegno, formazione e cultura a favore del mondo degli affari e dell’economia ha portato ad un aumento notevole del benessere materiale che ha fagocitato il mondo affettivo e delle cure che appare ridotto al lumicino.


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Tale realtà e sotto gli occhi di tutti. Dalla culla alla tomba, la deprivazione affettiva non risparmia nessuno: i bambini che devono fare a meno di mamma e papà entrambi impegnati nel lavoro: “ Perché con uno stipendio non si può vivere”. Gli adolescenti : “ Ascolta tuo figlio che ha sempre qualche problema perché ho una riunione importante”. Gli adulti ammalati: “Mi dispiace ma non mi posso assentare dal lavoro per farti compagnia.” Gli anziani: “ Immagina con tutte le cose che ho da fare se posso pensare ad assistere mio padre, gli procurerò una badante”.

Molti erano sicuramente in buona fede quando hanno accettato le nuove e più entusiasmanti regole del gioco, abbandonando le “vecchie, ammuffite teorie” che volevano un impegno privilegiato per il mondo degli affetti rispetto a quello della produzione. Molti pensavamo veramente di poter moltiplicare le proprie energie e di poter far tutto, ma proprio tutto, per contemperare esigenza diverse e contrastanti. Molti avevano e ripongono ancora oggi tutte le loro speranze su due buoni stipendi e sui servizi dello stato, perché è stato detto loro, fino alla nausea, che “con i soldi puoi fare ogni cosa, puoi comprare tutto.”  Ora si sentono traditi non sanno da chi o da che cosa ma la sensazione e di essere stati traditi: dal governo che non fa gli asili nido ed i servizi necessari per i bambini, gli adolescenti, i giovani, gli ammalati e gli anziani; dall’altro coniuge “Che non si impegna veramente quanto dovrebbe”; dagli insegnanti “Che non fanno il loro dovere e rubano lo stipendio”; dai pedofili, dai cattivi compagni e dagli spacciatori che hanno rovinato i figli: “ Che Dio  stramaledica questa gente che approfitta delle debolezze altrui.”

Difficilmente riescono ad intravedere la verità, ancora più difficilmente quando la scoprono riescono ad accettarla.

Un’altra delle conseguenze del privilegiare e mettere in primo piano il mondo della produzione rispetto al mondo degli affetti è stata quella di aver distrutto e disperso in poche generazioni, un patrimonio culturale  accumulato dall’umanità in millenni di storia. E’ come se tutti o buona parte degli agricoltori, disprezzando e sentendo poco esaltante la loro attività, avessero privilegiato l’impegno industriale. Questo cambiamento di ruolo avrebbe provocato non solo l’inaridimento o la desertificazione dei campi e quindi una crisi alimentare spaventosa, ma quel che è peggio si sarebbe perduta la cultura ed il piacere legati alla coltivazione della terra. Si sarebbe perduta la capacità di seminare e coltivare, ma anche il piacere  di vedere germogliare le piantine e di vederle crescere. Si sarebbe perduta la capacità di far diventare le esili piantine alberi grandi, forti e rigogliosi, ma sarebbe scomparsa anche la gioia immensa di ammirarle ricche di fogliame e maestose sfidare i venti, le nuvole e la pioggia. Si sarebbe perduto il piacere di vederle avvolte in una nuvola di fiori in primavera e più tardi, in estate, di raccoglierne i frutti succosi.

 

Mentre uomini e donne siamo sempre più esperti come medici, avvocati, commercialisti e con noncuranza usiamo i computer o navighiamo in internet, siamo sempre più insicuri ed imbranati  non solo quando si tratta di allevare un bambino, ma anche quando con lui vogliamo avere un dialogo profondo e intimo. Saper ascoltare e capire, saper consigliare e guidare, è diventata un’arte sconosciuta. Tra l’altro l’incapacità affettiva si ripresenta puntuale in molte altre occasioni, come quando ci cimentiamo in un rapporto profondo a due, o quando vogliamo capire e consolare un ammalato, o avvicinare e accarezzare il bianco capo di un vecchio per rassicurarlo. In queste ed in mille altre occasioni la carenza del mondo affettivo attorno a noi e dentro di noi ci rende incapaci ed insicuri, con notevole danno verso gli altri e noi stessi.

Già anche verso noi stessi perché sentirsi incapace non migliora l’autostima, né ci rende più sicuri e felici.

Abbiamo detto precedentemente che siamo molto bravi nelle attività professionali, ciò è vero solo in parte in quanto la carenza affettiva, si riflette alla lunga, in modo negativo, anche nelle attività tecniche e professionali.

Per cui siamo medici, avvocati ed ingegneri che hanno più conoscenze e strumenti sofisticati, ma il cui reale valore professionale decade inesorabilmente perché non sostenuto da qualità umane come l’equilibrio, la serenità e la saggezza, caratteristiche indispensabili in ogni attività, anche la più tecnica.

Molti per la verità, soprattutto nell’ambito cattolico, non avrebbero assolutamente voluto che il mondo della produzione fosse privilegiato rispetto al mondo degli affetti, in quanto prevedevano le conseguenze nefaste sulla coppia, sulla famiglia e sull’educazione della prole. Pertanto proponevano che l’uomo e la donna si dividessero equamente questi due fondamentali impegni. Era ed è ancora per molti educatori la proposta del 50%. In pratica la donna e l’uomo avrebbero e dovrebbero impegnare  il proprio tempo e le proprie energie dividendole equamente tra casa e lavoro; tra mondo dell’affettività e mondo della produzione. 

Tutto ciò purtroppo non è avvenuto. E’ avvenuto ben altro. E’ avvenuto quello che alcuni prevedevano. Nonostante alcune immagini folcloristiche di uomini che portano a spasso i propri figli nella carrozzella o lavano i piatti, l’uomo non si è mai veramente coinvolto ed impegnato ad utilizzare metà del proprio tempo e delle proprie energie a favore del mondo degli affetti. Ma quel che è peggio la donna, nonostante il tanto declamato istinto materno, dapprima gradualmente e ora, in Italia negli ultimi anni, precipitosamente ha quasi del tutto abbandonato il mondo degli affetti per riversare le proprie energie ed il proprio tempo sul mondo della produzione.


 

Tratto dal ibro: "MONDO AFFETTIVO E MONDO ECONOMICO" DI Emidio Tribulato

 

 

 

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