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Le tipologie familiari

Nel tempo si sono venuti a creare vari tipi di famiglie.

 

Famiglie chiuse, famiglie aperte, famiglie casuali.

Per quanto riguarda i rapporti con la società, le famiglie possono essere più o meno chiuse o aperte.

Nelle famiglie chiuse l’autorità del capo è massima, i ruoli ben definiti e accettati. L’ordine e la disciplina garantiscono un saldo senso di sicurezza; i rapporti con il mondo esterno sono regolati e filtrati con la costante preoccupazione di preservare l’intimità e il benessere familiare da ogni intrusione o accadimento non desiderati. Il controllo sulle attività dei vari membri della famiglia è svolto con costanza e severità.

Al contrario, nelle famiglie aperte sono minime le barriere e le imposizioni nei confronti delle persone che vivono insieme. Il mondo esterno è ampiamente accettato. Verso di esso sono costanti e continui gli scambi a tutti i livelli. Buona parte delle energie sono tese alla realizzazione personale di ogni membro della famiglia. Sono incoraggiati i rapporti esterni, sia con gli amici dei genitori che con quelli dei figli. La disciplina è molto blanda e le decisioni vengono prese con il consenso di tutti.

Così come in molti altri campi, il segreto nella costruzione di una buona e sana famiglia sta nell’equilibrio intelligente ed attento all’uso delle risorse interne ed esterne. Se infatti nella famiglia molto chiusa vi è il rischio della sclerotizzazione, della frustrazione, dell’atrofia e della ribellione, nella famiglia eccessivamente aperta vi è il rischio che la libertà del singolo diventi libertinaggio e arbitrio, come vi è il rischio che l’assenza di chiari ruoli e compiti, il prevalere di elementi distruttivi e centripeti e lo smodato interesse individuale finiscano per generare distruttività, in una situazione psicologica di caos e di inconsistenza della famiglia.

Si può arrivare, pertanto, alla cosiddetta “famiglia casuale”, nella quale ognuno fa il proprio comodo e non esiste sufficiente senso di identità di gruppo.

Famiglie allargate e ristrette.

Per quanto riguarda l’ampiezza di questa istituzione abbiamo da una parte la “famiglia allargata”, dall’altra la “famiglia ristretta.” Nella famiglia allargata o estesa più generazioni vivono all’interno della stessa famiglia. In questa tipologia familiare vi è la presenza di uno o più parenti conviventi, ascendenti (nonni), discendenti (nipoti), collaterali (fratelli e sorelle), tutti legati da vincoli di sangue e parentela con a capo un uomo.  La coppia genitoriale ha stretti rapporti con gli altri componenti i quali hanno anche il compito di scegliere i nuovi accoppiamenti più produttivi e utili per il clan.

I difetti di questo tipo di famiglia riguardano essenzialmente la scarsa autonomia e libertà individuale che risultano nettamente minori, specie per le persone più giovani e per le donne, rispetto alle famiglie nucleari. Vi è minore autonomia e libertà sia nelle scelte di tipo sentimentale e sessuale, sia nelle preferenze di tipo lavorativo, politico, sociale e religioso. Così come vi sono delle limitazioni nel decidere la sede stessa della famiglia.

I pregi della famiglia allargata sono però numerosi ed importanti:

•    buona parte dell’educazione e della socializzazione avviene all’interno della famiglia stessa;

•    in caso di necessità vi è un folto gruppo familiare disponibile ad aiutare, consigliare e sostenere;

•    la forte e ricca cultura familiare riesce bene a controbilanciare le spinte disgregatrici che potrebbero venire dall’esterno; spinte che, invece, hanno facile gioco nel distruggere e mettere in crisi le piccole realtà familiari:

•    il senso di solidarietà, tra i vari membri, si trasforma in senso di serenità e sicurezza per tutti, soprattutto per i minori e i disabili;

•    nelle famiglie allargate un ruolo importante viene affidato alle persone anziane del gruppo, sia maschi che femmine, le quali vengono notevolmente valorizzate. Gli anziani, pertanto, non solo non sono un peso per la famiglia e per la società ma diventano una notevole risorsa per tutti i componenti, specie per i più giovani del gruppo familiare, che possono utilizzare la loro saggezza e la loro forte e profonda influenza sul gruppo stesso.

 

Le convivenze monogenitoriali e monoparentali

 La tendenza attuale, dovuta alla sempre più forte realizzazione individuale e ai conflitti coniugali che producono separazioni e divorzi, va invece verso famiglie sempre più piccole (atomizzazione delle famiglie), che producono delle convivenze monogenitoriali, formate, a volte, solo da un genitore, in genere una donna con uno – due bambini o monoparentali nelle quali è presente non un genitore ma un altro familiare ad esempio una nonna o una zia con uno o più nipoti. Questo tipo di famiglie, se hanno maggiore libertà nelle scelte politiche, religiose, sentimentali e sessuali, soffrono anche di notevoli e gravi limiti.

 

La sensazione di solitudine che accompagna queste famiglie spinge spesso questi genitori a comportamenti instabili, poco coerenti e lineari. Frequentemente le famiglie monoparentali sono costrette a delegare a personale estraneo o ai servizi sociali, incombenze proprie dei genitori o dei familiari, con notevole maggior aggravio economico per la società, ma soprattutto con danno verso i minori, gli anziani e i soggetti più deboli o problematici.

Frequentemente questi genitori soli che mancano di un solido appoggio familiare, risultano in preda all’ansia e alla depressione. Disturbi questi che li possono portare a comportamenti di rifiuto della maternità o della paternità, deresponsabilizzazione nei compiti educativi, atteggiamenti aggressivi nei confronti dei figli o verso se stessi.

La cultura familiare si perde molto più facilmente e con essa si perdono preziose tradizioni e solidi principi e valori morali. Questa cultura, che dovrebbe essere alla base della formazione di ogni minore, viene sostituita dai contraddittori, fragili ed instabili stimoli culturali presenti in gran quantità nei mass media, che condizionano spesso in modo negativo e distruttivo sia i minori sia gli adulti.

Queste famiglie vivono in condizioni di tale isolamento che una sola crisi è capace di scuoterle dalle fondamenta e di spezzarle o distruggerle. Sono pertanto facile vittima sia delle separazioni che dei divorzi.

 

Famiglie ricostruite.

Per quanto riguarda poi la composizione delle famiglie, queste possono essere formate da coniugi che, per la prima volta accedono al matrimonio, o da coniugi che hanno già avuto delle esperienze coniugali. Sono queste le famiglie ricostruite. Famiglie nelle quali almeno uno dei coniugi viene da un precedente matrimonio dal quale ha avuto dei figli. In queste famiglie vi possono quindi essere figli dell’attuale e del precedente matrimonio. Mentre fino all’avvento del divorzio questo tipo di famiglie era composto da vedovi, attualmente è composto per la maggior parte da divorziati ed è una realtà in continuo, costante aumento.

La psicologia di questo tipo di unioni è particolare.

Intanto, giacché, come abbiamo detto, almeno uno dei due coniugi viene da una esperienza di divorzio, volente o nolente questo tipo di famiglia dovrà fare i conti con un terzo o quarto incomodo, in quanto, anche l’altro, può essersi a sua volta accasato. Si formano allora delle relazioni triangolari o quadrangolari di non facile gestione, sia pratica che psicologica.

Dal punto di vista pratico i problemi maggiori si presentano nelle festività. In queste occasioni i figli spesso insistono per trascorrere queste giornate particolari con tutti i fratelli e con entrambi i genitori. La cosa però è molto più facile a dirsi che a farsi, quando nella stessa famiglia vi sono figli di vari uomini e donne. In queste occasioni di apparente comunione, spesso esplodono sentimenti mai sopiti di rabbia e gelosia.

Dopo anni trascorsi assieme, una parte di lui o di lei, nel bene o nel male, è dentro il nostro cuore e fa parte di noi. Sapere che altri hanno le sue parole, i suoi baci, le sue carezze, il suo corpo, suscita intensi sentimenti di gelosia e rivalità che è molto difficile contenere. Partono allora le frecciatine avvelenate, tendenti a screditare il nuovo compagno o compagna, facendo risaltare gli elementi negativi del nuovo rapporto. A lei sono dirette frasi del tipo: “Non sopporto il tuo nuovo compagno, sembra un orso, in quale caverna l’hai trovato? ” Oppure: “ Se me lo presti questa sera con la sua testa pelata potrò giocare a biliardo.” Riservati a lui vi sono frasi del tipo: “Non sopporto quella tua nuova compagna. Dio, che gusti! Non sapevo che ti piacessero le tettone al silicone” o ancora: “Quando Giovanna parla somiglia ad un’oca che si è svegliata la mattina con il becco dolente” e così via. Sminuire il nuovo compagno o la nuova compagna è lo sport più praticato quando si riesce a mantenere dei rapporti su un tono di cosiddetta “civiltà.” Quando invece la lava dell’aggressività è ancora fluida ed incandescente, il risentimento esplode sotto forma di rabbia incontenibile. In questa situazione più che di punzecchiature si deve parlare di bordate distruttive, con porte e telefoni sbattuti, parolacce al vetriolo, lettere di avvocati, minacce e altre amenità del genere.

Impresa quasi impossibile è, poi, gestire i figli dell’altro o dell’altra. Se si cerca di essere paterni o materni, questi minori sono pronti a bloccarti con un: “Tu non sei mio padre / mia madre, non mi puoi comandare, non mi puoi dire nulla, non mi toccare, fatti gli affari tuoi.” Se, come più spesso succede, si cerca di non intromettersi più di tanto nella vita e nell’educazione di questi bambini. è pronta l’accusa della nuova compagna o compagno: “Tu non fai alcuno sforzo per avvicinarti a loro, speravo che tu diventassi per i bambini una valida figura paterna / materna”.

Ma anche per i figli, la famiglia ricostruita non rappresenta un ambiente di vita facile o augurabile.

Chi è mio padre? Chi è mia madre? C’è il padre “vero”, “Quello che ne ha fatte di cotte e di crude alla mamma,” poi nel tempo “c’è l’amico della mamma che viene sempre a cena”. Ci può essere poi “Quello che mia madre si illude di sposare.” “C’è quell’uomo che resta con noi solo il sabato, perché gli altri giorni è con l’altra sua moglie e con gli altri figli.” Ed infine “C’è quello che finalmente si è deciso a sposare la mamma.”

“A chi devo volere bene? A quello vero che però fa sempre arrabbiare la mamma, a quello che non ci vuole dare i soldi per andare in vacanza e al quale lei non vuole neanche parlare? All’amico della mamma che viene sempre a cena e che fa finta di essere mio amico ma io capisco benissimo che viene per poi chiudersi con la mamma nella stanza da letto?” “A chi devo volere bene? A quello che prende in giro la mamma illudendola che un giorno, quando le cose si saranno sistemate, la sposerà?”, o “a quello che l’ha veramente sposata ma che a me non piace affatto perché ha la faccia da citrullo?”

 

Chi è mio fratello, chi è mia sorella?

Anche a queste domande è difficile rispondere da parte, ad esempio, di una figlia di una famiglia ricostruita. “Chi è mio fratello? Quello che mio padre ha avuto con quella svergognata con la quale sta ora, dopo aver lasciato la mamma e che ha gli occhi storti come lei?”

“Chi è mio fratello? Quello che mi tocca approfittando della confusione perché dice, tanto non siamo fratelli veri”?

 

Non parliamo poi dei nonni e delle nonne. Intanto vi è quella da odiare e a cui si possono fare le boccacce perché dice la mamma: “Ha rovinato il figlio non sapendolo educare ad essere un buon marito.” “Vi è poi la madre di mia madre, che insulta sempre la figlia dicendole che è stata una cretina a lasciarsi scappare Giovanni per sposare un buono a nulla come mio padre”. Vi è poi la nuova nonna “Ma quella non mi guarda nemmeno perché dice che sono uguale spiccicato a mio padre.”

Sono tante le violenze alle quali devono sottostare questi minori, che sarebbe veramente lungo enumerarle tutte. La cosa più incredibile e strana è che molto spesso questi genitori che si vogliono “riciclare”, presi nel vortice dei sentimenti o delle passioni, non si accorgono neanche del male che stanno facendo ai loro figli. Ma, il che è peggio, di questi danni ai minori non si accorge neppure la società civile, che continua a cercare negli orchi di turno i problemi dei minori.

Il diverso patrimonio genetico, il diverso cognome, le diverse esperienze educative, accentuano le gelosie, le invidie, le rivalità ed i conflitti, complicano le relazioni, impediscono le identificazioni necessarie.

Scade il senso di appartenenza familiare, diminuisce la sicurezza e la stabilità nei confronti di se stessi, degli altri e della vita.

La situazione di questi minori mi fa pensare ad un pezzo di rizoma di ninfea staccatosi dalla pianta madre. Questo rizoma galleggiava già da un anno nell’acqua del minuscolo laghetto del mio giardino portandosi dietro due misere foglioline; ogni tanto i pesci lo pizzicavano e il rizoma sembrava scappare ai loro morsi, ogni tanto un ranocchio vi si posava sopra pensando che reggesse il peso ma questo affondava. Non riusciva a mettere radici, non riusciva a fare fiori, fino a quando non ho deciso di sistemarlo con delle pietre e della terra dentro un vaso in modo tale che poggiasse stabilmente sul fondo ricco di limo. Solo allora  ha messo radici, solo allora, in pochi mesi ha riempito il laghetto di foglie rotonde e grandi fiori rosa.

Se vi sono delle cose di cui i bambini non possono fare a meno, queste sono la stabilità, la chiarezza e la sicurezza. Quando mancano nell’ambiente nel quale vivono questi tre elementi, lo sviluppo del minore, se non regredisce, certamente si arresta o si altera.

 

 Dello stesso autore su questa tematica si consiglia di consultare:

Le funzioni della famiglia

 

 

 

Tratto dal libro: "Mondo affettivo e mondo economico" di Emidio Tribulato

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