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Le differenze tra il mondo degli affetti
e quello dell'economia
I LUOGHI
L’utero, le braccia ed il seno

Il primo luogo del mondo affettivo è sicuramente rappresentato dall’utero della madre e poi dalle sue braccia e dal suo seno. Questi sono sicuramente i luoghi più caldi d’amore e più confortevoli che il bambino potrà incontrare se la madre, come dovrebbe, è ricca di quelle particolari qualità che noi chiamiamo “materne”. Nel ventre della donna, dopo i primi battiti del piccolo cuoricino, prima che gli organi si siano formati completamente, il bambino che già vive, ascolta e percepisce quello che prova sua madre, sente la voce del padre, avverte le emozioni attorno a lui.

Ed è sempre nel ventre materno che l’Io del bambino comincia a disegnarsi sfruttando sensazioni ed emozioni. L’Io comincia a costruire la sua identità dai piccoli messaggi che gli arrivano direttamente o tramite il corpo ed il sangue materno il quale, come un fiume, trascina e porta con sé molte cose che incontra nella sua strada. Quando il bambino nasce, già conosce e si lega alla madre e al padre se questi, durante l’attesa, hanno saputo dargli un ambiente sereno e se, una volta nato, hanno saputo dialogare con lui soddisfacendo i suoi bisogni, e l’hanno saputo proteggere dalle contrarietà, dalle paure e dalle tensioni.

Se tutto questo è avvenuto, nascerà tra lui ed i suoi genitori un legame di attaccamento ricco di elementi costruttivi e positivi che sarà fondamentale in ogni momento della sua vita.

Subito dopo le braccia della madre e del padre sono sicuramente luoghi caldi, sicuri e confortevoli le braccia dei nonni e degli zii, dei fratelli e delle sorelle.

 La culla

Insieme e accanto alle braccia vi sarà certamente una culla.

In tutte le civiltà la culla ha rappresentato il prolungamento delle braccia dei genitori. Le madri di ogni paese e di ogni luogo, hanno sempre fatto a gara per renderla la più accogliente, calda e bella possibile. Concava come le braccia e l’utero della madre, essa accoglie, contiene e riscalda il bambino nelle sue prime esperienze di vita.

I pizzi, i merletti e le calde stoffe sui quali, nei mesi dell’attesa, la donna lavora con lena, rappresentano quasi le parole d’amore ed i sentimenti teneri e delicati con i quali vuole circondare il suo bambino durante il sonno e nelle ore di parziale distacco.

La stanza

Dopo le braccia e la culla vi è la stanza. Stanza condivisa inizialmente con quella dei genitori, per dormire sereni ascoltando il loro respiro e avvertendo, anche attraverso gli odori ed i rumori, la loro attenta presenza, e poi, se le condizioni economiche ed abitative lo permettono, vi è la propria stanzetta. Uno spazio non lontano da quello dei genitori, affinché questi possano rispondere prontamente ai segnali di aiuto o di bisogno. Uno spazio questo da conquistare gradualmente e con coraggio. Pochi metri separano la sua stanzetta dal lettone dei genitori eppure quei pochi metri sembrano chilometri al bambino piccolo, che si sente solo e spaurito nel momento in cui i suoi sensi non riescono ad avvertire la presenza fisica di papà e mamma.

Tutti gli spazi nei quali il bambino si muove a proprio agio e serenamente non sono solo un’introiezione del mondo fisico ma rappresentano una conquista ed una acquisizione psicologica ed affettiva, che attiva nuove potenzialità e lo prepara alla conquista di mete future.

Ogni acquisizione però può andare perduta se le condizioni ambientali sono troppo traumatiche. I traumi possono essere di vario tipo: difficoltà nella comunicazione, scarsa e saltuaria presenza dei genitori o loro allontanamento, frequenti ricoveri e visite mediche, carenze alimentari, conflitti familiari, scarso rispetto dei tempi fisiologici che permettono il passaggio graduale da una condizione ad un’altra più difficile da conquistare ed accettare.

Spazio fisico, maturità e serenità interiore, sono strettamente collegati e correlati.

Di ciò ci rendiamo conto quando nell’inutile e vana speranza di accorciare i tempi fisiologici si propongono al bambino degli spazi lontani dai genitori, troppo vasti o sconosciuti: il dormire nella stanza accanto, la casa dei nonni, l’asilo nido ecc..

Le sue reazioni sono note. La prima è di allarme: si stringe ancora di più alla madre, si aggrappa e lega alla sua mano e al suo vestito in modo convulso, e la guarda in modo disperato e la prega di non andare, di non allontanarsi, di non lasciarlo solo. La seconda è di chiara paura: trema, impallidisce e suda, prima di comunicare con il pianto o con le parole, il suo disagio e poi la sua struggente sofferenza.

Questa sofferenza potrà manifestarsi in molti modi, con una maggiore irritabilità ed instabilità motoria, con scoppi di pianto improvviso, con aggressività, con manifestazioni fisiche, con la fissazione a stadi che per l’età dovrebbero essere abbandonati e, nei casi più gravi, con la regressione a stadi già superati.

I bambini che manifestano più difficoltà a conquistare nuovi luoghi e nuovi spazi sono proprio quelli che hanno più problemi psicologici. Questi, non riuscendo ad impadronirsi dei luoghi e degli spazi attorno a loro, rimangono a lungo nella stanza o addirittura nel lettone fisicamente ancorati ai corpi dei genitori in quanto le paure e le ansie, che sono importanti segnali di sofferenza e patologia, li costringono per anni ad un legame fisico con questi.

 La casa

Dopo la loro stanzetta vi è la conquista di tutto l’ambiente della casa.

È difficile pensare ad una famiglia, ad un uomo, ad una donna e ai loro bambini senza pensare al loro basilare ambiente di vita: la casa. È difficile pensare all’uomo senza vederlo seduto davanti al fuoco di un camino scoppiettante. Difficile non vederlo operoso dentro le mura domestiche a costruire, sistemare o riparare. Difficile non immaginarlo mentre attorno alla sua abitazione è intento a seminare, piantare, raccogliere, lavorare i campi.

È difficile pensare ad una donna senza vederla affaccendata nel pulire e rendere accogliente questo luogo particolare. Com’è difficile non vederla cullare e curare i suoi piccoli, protetti dal freddo, dalle intemperie e dai nemici dalla pareti di una casa costruita dal suo uomo.

La casa è il luogo che ci protegge e accoglie. Tempio quasi sacro per la famiglia, è anche il luogo che ci aiuta a crescere.

Ma le case non sono tutte uguali. Mai sono state uguali.

Gli ambienti dell’uomo sono stati modellati per adattarsi alle condizioni più diverse. La casa era ed è di fragili foglie e rami, quando questi sono gli elementi più comuni per costruirla e non servono grandi protezioni. Era di ghiaccio, quando si era circondati solo da immense distese bianche. Era di blocchi di granito o di pietre, quando il pericolo delle incursioni si presentava più pesante e grave.

Era piccola, quando la natura offriva alle persone ampi spazi comuni in cui vivere, giocare e amare. Diventava grande, quando l’uomo non riusciva a vivere in pace negli spazi naturali, ed era costretto a chiudersi dentro alte mura cercando di portare nella casa il mondo. come nei castelli e nelle dimore principesche,

Case di pietra, case di foglie, case di rami, case d’acciaio, case di fango e d’argilla, case di ghiaccio. Case piccole e povere. Case lussuose, maestose e ricche. Case umide, grigie e fredde. Case bianche, assolate e calde.

Anche la loro posizione era legata alla situazione del momento. Case poste in alto come sparvieri, per aumentare le difese e controllare l’arrivo degli invasori dal mare. Case lambite dalla spuma dei marosi, per facilitare la pesca ed i commerci. Case ai margini dei fiumi, per utilizzare le loro acque ed i frutti di una vegetazione lussureggiante e ricca. Case poste l’una accanto all’altra, come per sostenersi ed aiutarsi a vicenda, nei paesi poveri, ma abitati da persone legate da intense relazioni di vicinato. Case poste l’una lontana dall’altra, per evitare contatti sgradevoli tra vicini ingombranti con i quali non si vuole condividere nulla.

Case leggere come piume. Case pesanti come roccia e acciaio. Case piene di odio, case colme d’amore. Case scaldate solo da un fuoco acceso in stufe di preziosa maiolica. Case scaldate dalla tenerezza. Case distrutte dai barbari, case distrutte dall’odio di chi le vive. Case calde d’amore anche se povere, case fredde nonostante i termosifoni accesi.

Case di condominio nelle quali dopo aver superato cancelli, fotocellule e sistemi antiladro e antintrusione bisogna spingere pesanti porte blindate per entrare, oppure case sempre aperte, con la chiave lasciata nella toppa per invitare i vicini ed i parenti ad uno scambio e un saluto.

Ville principesche guardate a vista da una muta di cani o da gendarmi o case povere e umide, che il verde avviluppa e ricama.

IL TEMPO

Per quanto riguarda il tempo, se siamo immersi nel mondo dei sentimenti avvertiamo lo scorrere del tempo come una dimensione da vivere, assaporare, gustare e centellinare come un vino prelibato. Tra le braccia dell’amato/ dell’amata, mentre restiamo inebriati dal suo profumo, la dimensione temporale a volte sembra dilatarsi a dismisura, altre volte la avvertiamo scorrere veloce come il battito di due cuori vicini.

Con senso di pena gli innamorati, prima dell’incontro, avvertono il trascorrere lento delle ore che li separa dalla persona amata mentre, quando sono nelle braccia l’uno dell’altro, il tempo crudele corre velocemente, cosicché una nuova separazione li coglie brutalmente di sorpresa.

Ma anche quando una madre allatta il suo bambino o il papà seduto nel letto della sua piccolina racconta una favoletta, il tempo si dilata, si adatta alle parole e alle persone, sembra svanire. Chiusi in un bozzolo d’amore padre - madre e figli vivono, immersi nell’indefinito fluire del tempo, le ore come fossero minuti. Ed è per tale motivo che, nella dimensione affettiva, la fretta e gli orologi dovrebbero essere banditi o almeno trascurati.

Purtroppo oggi non riusciamo a fare ciò. Non riusciamo a far fluire il tempo senza controllarlo continuamente e quindi avvertiamo la difficoltà di vivere e far vivere con pienezza e senso d’intimità e complicità i minuti o le ore trascorse insieme alle persone amate; ce lo impediscono gli “impegni improrogabili”, ce lo impediscono gli strumenti di cui ci circondiamo, il cellulare, gli orologi sempre più precisi, le scadenze.

Già darsi un appuntamento è un’impresa. Lui ha lezione all’università, lei si deve preparare per un esame. Lui ha solo pochi minuti nella pausa di lavoro, lei con la cartellina in mano è pronta a scappare in tribunale per affrontare una causa importante. Lui le offre un pallido tramezzino ma lei ha già scelto una salutare insalata di verdure in una scatola nella quale è compreso tutto: verdure, aromi, olio, sale e aceto e forchettina di plastica. Basta agitare vigorosamente ed il pranzo è pronto. Lui dopo una giornata di stress e lavoro spera solo di addormentarsi in fretta, anche se con l’aiuto della pillolina consigliata da un collega; lei incantata davanti al video, gli dà un frettoloso bacio della buona notte mentre scorrono le immagini del telefilm preferito, condito da tanta buona pubblicità che alimenta solo i suoi desideri ed i conflitti con il borsellino sempre vuoto.

Anche l’immagine struggente di sentimenti dell’incontro di due giovani che passeggiano mano nella mano, è profondamente cambiata. Intanto non si capisce bene chi sia l’uomo e chi la donna in quanto entrambi coperti da informi vestiti, entrambi con gli orecchini, entrambi con i capelli lunghi o cortissimi fanno pensare più ad un incontro omosex che all’appuntamento di due giovani normali. L’immagine appare ancora più strana in quanto entrambi sono come presi dal ballo di S. Vito, giacché si muovono al ritmo della musica fornita con l’auricolare dal Mp3 di ultima generazione, mentre le mani convulsamente rilanciano l’ultimo “grazie ciao TVB” verso l’amico che deve “consumare” i trecento messaggini gratis giornalieri della SMS Card.

In tempi di globalizzazione, inoltre, appare del tutto naturale che quell’incontro romantico con l’amica del cuore sia conosciuto da tutta la nazione. Come fare a non rispondere alle decine di insistenti telefonate ai cellulari? Come fare a mentire ad amici, parenti e conoscenti quando tutte le telefonate cominciano con le solite frasi: “Dove sei? Cosa fai? Con chi stai?

Nel mondo economico e dei servizi, invece, il tempo è soprattutto un valore. Qualcosa da vendere, utilizzare, sfruttare, usare, mordere, barattare. Si vendono le proprie ore di lavoro. Si fanno scambi nella Banca del tempo: io ti do una mia ora per aggiustare il tuo rubinetto che perde, se tu mi dai una tua ora per portare a spasso il mio cane. Io ti do un’ora per assistere tua madre ammalata, se tu mi dai una tua ora per pulire il mio giardino dalle erbacce. Le radio e le televisioni, sia quelle di Stato che quelle cosiddette “libere”, vendono ogni secondo delle loro 24 ore di trasmissione. Ed è un vero peccato che la giornata sia fatta solo di ventiquattro ore, qualche oretta in più avrebbe fatto guadagnare migliaia di euro in più!

Ma anche le ore che la baby-sitter[1] trascorre curando e giocando con il frugolino o quelle trascorse nell’asilo nido,[2] sono comprate dalle famiglie. E giacché quelle ore sono comprate, difficilmente i genitori riescono a vedere quello che vi è dietro quel servizio. A volte prevale la professionalità e non si stabilisce alcun legame affettivo, e di questa privazione il bambino ne soffre, altre volte invece può nascere un legame importante tra un bambino e la sua tata o la sua baby-sitter. In mancanza di una madre e di un padre presenti, queste persone spesso ne acquistano il ruolo, con tutti i legami e le implicazioni affettive che questo implica. E quando, per svariati motivi, vengono licenziati o si licenziano, nell’animo del bambino si rompe qualcosa di molto importante che può lasciare dei reliquari per tutta la vita. Si prova allora risentimento e aggressività verso chi li ha lasciati o verso i genitori che hanno allontanato quella persona o verso entrambi; o peggio verso il mondo che non rispetta i sentimenti dei bambini.

Giovanna era una giovane anoressica di alto livello sociale e culturale. Quando la conobbi, giovinetta, era talmente magra e senza forze che per camminare aveva bisogno di due persone che la sostenessero. A causa del lavoro ma anche a motivo delle necessità ludiche e sociali dei genitori che uscivano frequentemente a cena con gli amici, spesso rimaneva, anche durante la notte, a casa di una cameriera di estrazione molto semplice, la quale sia a lei, sia ai suoi figli offriva dei cibi molto semplici e grossolani ma per Giovanna gustosissimi. Quando la famiglia di Giovanna ruppe il rapporto con questa donna di paese, nella ragazza nacque un risentimento mai sopito, nonostante i numerosi anni trascorsi, sia verso quella che avvertiva come una madre, sia verso la vera madre che spesso però la trascurava. Non riuscendo a capire di chi fosse la responsabilità per la perdita di questo intimo rapporto affettivo, cominciò ad odiare entrambe le donne, fino a rifiutare da entrambe quello a cui loro tenevano maggiormente: il cibo. Le puniva entrambe non mangiando, pur di dimostrare che poteva fare a meno del loro amore, le sfidava entrambe con una tenace forza di volontà che le faceva rifiutare ogni alimento anche il più raffinato.

Gli imprenditori si affannano a comprare l’ultimo tipo di macchina robot che costruisce più velocemente gli oggetti da vendere, perché sanno che, se una scatola viene fatta in tre secondi piuttosto che in cinque, saranno più concorrenziali nei mercati e guadagneranno di più. E così gli spedizionieri sanno che, se le merci arrivano prima a destinazione, potranno battere la concorrenza. In America come in Inghilterra gli avvocati fatturano ogni minuto che utilizzano per i propri clienti. La Kinsella descrive molto bene cos’è il tempo di un’avvocatessa in un grande studio legale: “Ci si abitua a misurare la propria vita in piccoli segmenti di sei minuti. E ci si abitua a lavorare. A lavorare sempre. Se sei al Carter Spink non stai con le mani in mano. Non guardi fuori dalla finestra, non sogni a occhi aperti. Non quando sei minuti del tuo tempo valgono così tanto. Mettiamola in questi termini: se lascio passare sei minuti senza concludere niente, ho fatto perdere allo studio cinquanta sterline. Dodici minuti, cento sterline.”[3]

In alcune nazioni i medici fatturano il tempo da loro utilizzato nelle conversazioni telefoniche con i propri assistiti, i quali sono così costretti a pagare anche le parole di conforto e di sostegno date per telefono!

Queste notevoli differenze tra i due mondi, nel modo di gestire il tempo, ha numerose conseguenze nei rapporti con i figli, parenti e amici e nella relazione di coppia. Se almeno uno dei due genitori vive il tempo con il respiro e la lenta cadenza del mondo affettivo, allora è possibile approfittare di questa bolla di serenità e di tranquillità per sviluppare correttamente ed in modo più armonioso, il rapporto con se stessi e con la vita, ma se entrambi i coniugi vivono il tempo in modo frenetico e convulso, con i ritmi imposti dal mondo economico, l’armonia interiore si trasforma dapprima in tensione e poi in ansia e angoscia che attanaglia l’anima impedendole di respirare. Di questi disturbi inizialmente ne soffriranno i bambini più piccoli e poi anche i più grandi e gli adulti stessi. In queste condizioni nulla, o quasi nulla, riesce a sopravvivere del mondo affettivo: il dialogo vero, l’amore, il sesso, lo scambio di tenerezze, il piacere di stare insieme nel tempo libero, ogni cosa viene dapprima scossa e sconvolta come in un uragano impetuoso e poi soffocata ed inghiottita da un gorgo nero e profondo.

In queste condizioni il dialogo sia con i figli che con l’altro coniuge o gli altri familiari somiglia più ad un interrogatorio che non ad uno scambio: “Cosa hai fatto a scuola? Sei stato interrogato? Che voto hai preso? Perché non mi rispondi? Mannaggia a te che sei chiuso come tuo padre.” Lo stesso succede quando ci si pone verso l’altro con l’intendo di capire e poi di risolvere i suoi problemi. L’atteggiamento sempre più frettoloso e frenetico impedisce sia di individuare le cause del disagio o del malessere che di predisporre gli interventi necessari. “Cos’hai? Mi sembri pallido oggi! Forse è meglio andare al pronto soccorso, sì ma chi ti ci accompagna? Aspetta, prendo le chiavi della macchina, andiamo, corriamo. Prendi la giacchetta. Sì, ma come faccio, sono in ritardo, ho un appuntamento allo studio, proprio non posso, mi dispiace, ci andrai domani con tuo padre dal medico. Così anche lui fa qualcosa per te.”

Anche il gioco, l’uso del tempo libero e le feste si trasformano in un vortice di pensieri, preoccupazioni e attività convulse che fanno perdere la visione dell’obiettivo che ci si era proposto.[4]

“Domani è il tuo compleanno, bisogna avvertire tutti i tuoi compagni, ti sei ricordato di chiedere i loro numeri di telefono? Dammeli! No? Non ti sei ricordato? Dio, che figlio ho. E adesso come faccio? Da chi me li faccio dare? Ma perché non collabori mai, perché non fai mai quello che ti si chiede? Ti avevo chiesto solo di farti dare i numeri di telefono, possibile che non riesci a fare neanche una cosa così semplice? Dammi il diario, vediamo quali numeri hai. Solo di Giovanni? Ma che me ne faccio del solo numero di Giovanni? La maestra dovrebbe averli. Posso telefonarle a casa. Ma a casa è inutile: non può avere i numeri di telefono di tutta la classe. Intanto telefono al clown. Ma perché non mi risponde? Quel cretino mi ha detto - quando vuole sono sempre reperibile -, possibile che la gente sia tutta così al giorno d’oggi, senza dignità e senza parola?”

Anche le occasioni liete vengono trasformate in una corsa ad ostacoli e quindi in una girandola di cose da fare piuttosto che in momenti da gustare e vivere nella semplicità e nella comunione con gli altri.

Quando i momenti di tenerezza, amore, dialogo, scambio subiscono lo stile, le regole ed i valori imposti dal mondo economico, non solo non sono in grado di dare quanto ci si era proposto: conforto, calore, piacere, sollievo e gioia, ma spesso le parole o la presenza, al cuore e all’animo di chi ci sta accanto assumono il sapore amaro e aspro di un frutto avvelenato che è meglio rigettare e allontanare da noi.

Quando prevale nelle società la visione economica del tempo e gli ospedali e gli ambulatori diventano “aziende”, con la scusa dell’ottimizzazione e velocizzazione, si perde anche nei servizi più delicati e difficili il rapporto con e tra le persone.

 LO SPAZIO

Anche lo spazio ha una dimensione e una valutazione diversa. Nel mondo affettivo lo spazio è come invisibile. Quali mura o celle possono chiudere o limitare un cuore innamorato? Quale carceriere può mettere le catene allo spazio dell’anima, ai sogni e alle emozioni? Una piccola siepe di biancospino riempie il cuore, un prato verde si espande e s’allarga nell’animo e lo colma di pace e gioia.

Lo spazio affettivo si dilata e si restringe a volontà in un solo attimo. In un solo attimo, se felici di stare con noi stessi, con la natura o con la persona che amiamo, raggiungiamo il cielo e le stelle, come in un solo attimo, se abbandonati, tristi e soli tocchiamo l’inferno.

Nel mondo economico lo spazio è qualcosa da misurare, comprare, vendere, piegare o superare.

Si cerca di scavalcarlo con i ponti. Lo si aggredisce con le macchine. Costruendo autostrade e permettendo alle auto di aumentare la velocità, si cerca di farlo sembrare più breve.

Lo si compra a metri quadrati per costruire le case, a metri cubi per sfruttarlo nelle miniere. La fretta di arrivare e arrivare presto ci fa odiare le montagne, pertanto le buchiamo come un colabrodo per fare prima, senza riflettere e valutare appieno tutte le gioie e piaceri dello spirito ai quali stiamo rinunciando. Bucandole, facendo prima, passando da un buco all’altro, da un cartello stradale all’altro, rinunziamo a gustare la natura che in esse vive ed esplode.

Rinunciamo alla visione degli alberi che le costellano, dei ruscelli che le attraversano, degli uccelli e degli altri animali che le abitano, dei fiori che le adornano. Le buchiamo o peggio le pialliamo spesso senza criterio, senza valutare appieno il valore che esse hanno per lo spirito, lo sviluppo e il benessere della persona umana.

La valutazione economica ci fa vedere lo spazio come qualcosa da sfruttare o da vendere per costruire palazzi, industrie o strade. La valutazione affettivo relazionale dovrebbe farci scorgere il benessere spirituale, gli stati d’animo e gli insegnamenti che l’ambiente naturale regala a grandi e piccini.

Spesso in modo comico trascuriamo immense distese e prati bellissimi offerti gratuitamente, per intrupparci come popolo del mare o della neve uno dietro l’altro, ognuno marchiato con l’abbonamento al collo pagato profumatamente. Tutti su un pezzetto di spiaggia pagato a peso d’oro, tutti dietro un impianto di sciovia per provare l’ebbrezza di qualche discesa sulla finta neve.

 LE GRATIFICAZIONI

Anche le gratificazioni del mondo economico e dei servizi sono notevolmente diverse da quelle vissute nel mondo affettivo relazionale.

Nel mondo economico dà piacere e gioia il potere. Una promozione, un avanzamento di grado, un incarico prestigioso che altri non hanno avuto, una luminosa e rapida carriera, riempiono e gratificano il nostro ego.

Molte volte il potere si misura dal numero delle persone a noi sottoposte. Il nostro Io si gonfia sempre di più di soddisfazione e di piacere ogni volta che possiamo magnificare ciò che possediamo o l’importanza che abbiamo. “Sono un grande industriale: nelle mie fabbriche lavorano oltre duemila dipendenti.” Oppure: “Sono il primario di una divisione che conta oltre cinquanta collaboratori. Sono il direttore generale di un ospedale con oltre mille dipendenti.”

Nel mondo economico danno piacere e gioia il denaro ed il guadagno. Più il portafoglio è gonfio e il conto in banca è cospicuo, più ci sentiamo orgogliosi e sicuri delle nostre capacità oltre che fiduciosi nel futuro. Molte volte non ci interessa neanche quello che con questo denaro possiamo ottenere quanto il fatto di possederlo. Ci esalta il sapere che nel nostro conto corrente il numero degli zeri aumenta ogni anno sempre di più.

La gratificazione del mondo economico si nutre anche degli attestati di stima e rispetto delle persone. Più ampio è il gruppo sociale che ci conosce e stima, più soddisfazioni ha il nostro Io. Essere conosciuti e stimati da tutta la città gratifica molto più che essere conosciuti dal solo quartiere dove si abita. Come essere conosciuti da tutta la regione o da tutta la nazione dà molto più importanza che essere conosciuti nell’ambito della sola città. Non parliamo poi quando la fama valica i confini dello Stato. Quando un cantante, ma anche un industriale, sbarca in Australia o in America, significa che quel cantante o quell’industriale è veramente bravo ed importante.

Le gratificazioni del mondo affettivo sono molto diverse. A volte la fama di una buona madre o di un buon padre non valica neanche il cortile della casa dove questi vivono. Ma è giusto che sia così. Né viene mai in testa a qualcuno di portare le loro immagini in processione in piazza San Pietro per la loro beatificazione. E anche questo è giusto che sia così.

Nel mondo affettivo hanno poca importanza i numeri. Può dare senso e scopo ad una vita anche la cura, l’amore o lo sguardo di gratitudine di una sola persona, o anche di un solo essere vivente, come può essere un gattino o un cagnolino. Non ha alcuna importanza il potere o la fama. Così come ha scarso valore il tempo o il denaro. Lo scambio avviene tra due sguardi, tra due mani o due corpi abbracciati. Poche parole riempiono il cuore e lo fanno più ricco di un conto in banca. Un grazie serve a ricompensare mille attenzioni, cure e fatiche. La gioia sembra nascere dal nulla, ma anche i sacrifici fatti con amore sembrano svanire nel nulla.

Poiché l’amore e lo spazio del cuore possono essere infiniti, non esistono e non servirebbero neanche strumenti di misura atti a calcolare tutto ciò che si dà e tutto ciò che si riceve per controllare se lo scambio è avvenuto alla pari oppure no.

GLI ODORI

Anche gli odori sono diversi. Nel mondo affettivo vi è l’odore del latte materno, del borotalco, del sudore dei corpi. Vi è l’odore dolce dell’amore e della tenerezza, come quello amaro della delusione, della rabbia o della paura. Vi è l’odore del prato appena tagliato, quello del mare che si infrange sugli scogli e l’odore del muschio nei boschi dopo la pioggia in primavera. Nel mondo affettivo vi è l’odore della bianca neve appena raccolta nel pugno della mano di un bambino o lanciata per scherzo alla ragazza amata.

Nel mondo economico vi è l’odore della terra, del cemento, dell’asfalto caldo. L’odore di carbone nelle miniere. Nel mondo economico vi sono gli odori dei veleni chimici e la puzza delle industrie, insieme all’odore forte dell’olio delle macchine nelle fabbriche. Nelle banche prevale l’odore acre del denaro.

 I VALORI
 I valori contrastanti

Mondo affettivo e mondo economico hanno spesso valori diversi e contrastanti. Come si potrebbe paragonare un matrimonio d’amore con uno di convenienza? Per il mondo affettivo il valore principale in un matrimonio è la passione, l’innamoramento, l’amore, per il mondo sono più importanti i soldi di papà o una buona dote. La famiglia è un valore fondamentale del mondo affettivo come l’impresa lo è per il mondo economico.

Nel mondo economico hanno valore la grinta con la quale si affrontano le situazioni difficili e gli avversari; il dinamismo e la rapidità con i quali vengono prese le decisioni; le capacità comunicative e persuasive; l’intraprendenza, la determinazione e l’inventiva; la capacità di adattamento e l’intuito; la caparbietà e le capacità organizzative.

Nel mondo affettivo hanno valore i gesti, le carezze, la vicinanza, i doni, le cure. Hanno valore le parole e l’ascolto; la disponibilità ed il sacrificio; la presenza e la stabilità; la continuità e la fedeltà. Nella dimensione affettiva hanno valore le parole, ma anche i silenzi ed i gesti. Una parola o un gesto di dolcezza e tenerezza ci fa innamorare, piega la nostra volontà, illumina e riscalda la nostra giornata ma, a volte, anche la nostra vita. Una parola sgarbata, aggressiva ci intristisce, ci mette sulla difensiva, ci riempie di risentimento, di collera o di tristezza. Così come ci innamoriamo per una parola, a volte l’amore finisce o viene messo in crisi per qualche parola di troppo, detta senza riflettere, che ferisce o offende.

Ma anche il silenzio è un valore. C’è il silenzio che accoglie l’altro, c’è quello che lo respinge. Nel silenzio parlano gli occhi che comunicano istantaneamente desiderio o disillusione, amore o odio, presenza o assenza, accoglienza o rifiuto.

Ma anche nel mondo economico le parole hanno un grande valore. Parole per vendere, parole per comprare, parole per lavorare. Parole per trovare un accordo. Parole per scrivere le regole della convivenza civile. Parole per condannare. Parole per assolvere.

Molte persone del campo della comunicazione sono pagate per dire o scrivere delle frasi: per intrattenere, per divertire, per convincere della bontà di un prodotto, per piegare la volontà del compratore, o per fare accettare la propria tesi dai giudici.

Poco spazio, ma solo perché è difficile saperli utilizzare correttamente, hanno invece nel mondo economico i silenzi. Sebbene i più bravi pubblicitari sappiano che i migliori spot non solo non urlano o incitano a comprare ma sono strutturati in modo tale da entrare dolcemente nell’animo umano con immagini ricche di silenzi.

Nel mondo economico sono importanti le idee, soprattutto le nuove idee.

Molte imprese sono nate e si sono imposte sul mercato in seguito ad una nuova idea. Un’idea per inventare un prodotto, un’idea per presentare e vendere meglio o meglio distribuire le merci. Una nuova idea per costruire, un’idea nuova per commerciare o viaggiare.

Al contrario, nel mondo affettivo le parole o i gesti che vincono e convincono non sono quelli nuovi, quelli moderni, quelli all’ultima moda, ma quelli tradizionali, quelli vecchi, quelli antichi come il mondo e come l’umanità. Il cuore di un bambino, di una persona innamorata, di un anziano ha bisogno degli stessi gesti, delle stesse carezze, delle stesse certezze, delle stesse parole usate dalle madri, dalle persone innamorate, dai figli affettuosi, migliaia e migliaia di anni fa.

Il mondo della produzione ha bisogno di dinamismo, quanto il mondo degli affetti ha bisogno di lentezza e pacatezza. Il mondo della produzione ha bisogno di grinta mentre il mondo degli affetti si nutre di dolcezza e accoglienza.

 I valori in comune

Così come vi sono le differenze esistono anche alcuni valori in comune e molte sinergie. Alcune volte il contrasto nei valori, tra il mondo affettivo e quello economico, è più apparente che reale. Si dice che se una madre resta un giorno in più in casa con il proprio figlio ammalato la famiglia sottrae qualcosa all’impresa. Se l’impresa costringe una madre a disinteressarsi dei problemi del figlio per venire a lavorare è l’impresa che toglie qualcosa alla famiglia. Si dice inoltre che la vita, soprattutto la vita umana, ha un grande valore nel mondo affettivo, molto meno in quello economico.

Molto di quanto viene detto non sempre è vero. Se il responsabile di un’impresa è una persona veramente capace e preparata, non potrà disinteressarsi dei problemi familiari dei suoi dipendenti, in quanto occupato a tenere conto solo degli utili che alla fine della giornata avrà portato all’azienda. Gli saranno sufficienti pochi attimi di riflessione per rendersi conto che un dipendente sereno, appagato e grato rende molto di più di un dipendente ansioso o con problemi familiari. Un dipendente soddisfatto e lieto lavorerà con più lena e soprattutto farà molto meno errori.

Ritornando all’esempio della madre con il figlio ammalato è miopia pensare che una madre preoccupata per aver dovuto lasciare a casa il figlioletto con la febbre, renda di più di una madre serena che sente il datore di lavoro vicino e comprensivo dei suoi bisogni.

Per quanto riguarda il valore dell’onestà e della sincerità, nell’ambito delle relazioni umane questi due valori sono essenziali. Come portare avanti un’amicizia o un amore senza che vi sia onestà negli intenti e sincerità? A prima vista questi due valori sembrano molto meno importanti nel mondo economico.

Eppure tutti i buoni economisti sono convinti del contrario. La disonestà e le bugie non pagano anche in campo economico. Se, mediante mille sotterfugi e qualche bugia, la pubblicità ci convince a comprare un prodotto, quando questo prodotto non corrisponde in modo sostanziale a quanto descritto, la ditta che lo ha messo in vendita ne resterà segnata negativamente per anni, sia dai piccoli compratori che dai grossisti e rivenditori.

Se una banca ci consiglia un investimento poco solido e fa andare in fumo i nostri sudati risparmi sicuramente ne avrà per anni un ritorno negativo. Se un negoziante tra i suoi banconi continua a tenere dei prodotti scadenti, difficilmente la sua saracinesca sarà a lungo aperta.

Così come nel mondo economico una società o un’impresa nasce spesso piccola e gracile, nel garage sotto casa e poi gradualmente si amplia e si consolida, anche la vita affettiva e relazionale nasce piccola e gracile. Essa, anche se, come gli altri aspetti della vita umana, è già presente prima della nascita, come d’altra parte sono presenti in boccio tutte le altre funzioni umane, non è certamente uguale a quella che conosciamo nell’adulto. Si amplia e si arricchisce gradualmente come un albero che cresce e apre le sue foglie lucide al sole, per poi dare, in primavera, i suoi fiori splendidi ed i suoi frutti saporiti in estate.

Ma quando i conflitti familiari e di coppia scuotono l’animo del bambino, la vita affettiva risulta fragile come un piccolo albero costretto ad affrontare il vento e le intemperie che possono sbatterlo, scuoterlo e strapparlo fin dalle radici, così come possono piegarlo e spezzarlo. La vita affettiva relazionale è fragile di fronte alla carenza di affetto e di attenzioni costanti di cui il bambino ha bisogno e di cui non può fare a meno. È fragile di fronte ad un ambiente non idoneo al suo sviluppo se questo è troppo freddo, troppo lontano dai suoi bisogni, poco attento e disponibile nei confronti dell’amore.

Nell’animo dell’uomo l’apertura e la disponibilità all’altro nascono con l’amore, si alimentano e si arricchiscono con l’amore. Non vi è altro alimento adatto. Il mondo affettivo non ama i surrogati perché l’amore, l’attenzione e la presenza non hanno surrogati.

Un’altra caratteristica in comune è la persistenza dei ricordi. Mentre dimentichiamo subito dopo un esame, con notevole rapidità quanto appreso in lunghe interminabili giornate di studio, al contrario un gesto affettuoso o una frustrazione, una carezza o una violenza subita da bambini, vengono ricordati per decine d’anni se non per tutta la vita.

Come per sempre viene ricordato uno sgarbo, un atteggiamento freddo, un comportamento assente, soprattutto da parte di persone importanti per la nostra vita affettiva come i genitori.

La persistenza della memoria emotiva affettiva per decenni, sia in modo conscio che in maniera inconscia, è dovuta a meccanismi di difesa presenti in tutti gli esseri viventi specialmente nei mammiferi. Questi per poter sopravvivere devono poter ricordare per tutta la vita chi è loro amico e chi è loro nemico. Chi li può aiutare e chi può far loro del male. Non è solo l’elefante che ricorda per anni uno sgarbo subito dal suo addestratore, ma tutti gli animali, chi più chi meno, ricordano i gesti affettuosi come quelli aggressivi o le punizioni eccessive.

La persistenza della memoria non è estranea al mondo economico, anzi è una delle sue caratteristiche peculiari. Il buon manager deve saper ricordare e riconoscere l’affidabilità e la correttezza dei fornitori e dei collaboratori, così come anche noi clienti dobbiamo avere buona memoria per ricordare persone e società corrette e puntuali che ci hanno venduto un buon prodotto affidabile, rispetto a quelle che ci hanno buggerato con i loro prodotti scadenti, con la mancanza di attenzione o di puntualità nella consegna.

 LA “PRODUZIONE”

Sappiamo che il mondo economico, degli affari, dell’economia e dei servizi è fondamentale per il vivere umano. Da questa realtà nascono quei beni e quel benessere materiale di cui godono le società ricche o povere che siano. E’ nelle industrie che nascono gli elettrodomestici, gli attrezzi e le macchine, che rendono la vita più semplice e meno faticosa. E’ nelle campagne, mediante l’agricoltura che nascono gli alimenti che servono a sfamare le persone. Sono i servizi quelli che operano per costruire una buona sanità, una corretta giustizia o una efficace difesa dello Stato . Sono i servizi scolastici che permettono alla cultura di diffondersi in maniera capillare nella popolazione. Sono le strade, i ponti, gli aeroporti e i porti che permettono alle merci e alle persone di spostarsi e viaggiare. Chi si occupa del mondo dell’economia e dei servizi sa di fare qualcosa di utile e importante per l’umanità. Sa di occupare un posto importante nella vita sociale e ne ha la giuste gratificazioni ed il giusto appagamento.

Ma anche il prodotto del mondo affettivo è ricco, variegato ed appagante. E’ dal mondo affettivo che nascono i sentimenti e l’amore in tutte le sue sfumature: amore per se stessi; amore per gli altri; amore materno e fraterno; amore filiale. Ed è sempre dal mondo affettivo che nasce la fedeltà, l’amicizia, la simpatia, l’accoglienza, la capacità di donare con gioia. Ma è anche dal mondo affettivo che nasce e si sviluppo la personalità dell’individuo.

Quando il mondo degli affetti e dei sentimenti è ricco, sano, robusto e sa adempiere al suo scopo, è capace di produrre, nelle nuove generazioni, delle personalità forti, sicure, equilibrate e serene che saranno in grado poi di aprirsi e capire con facilità gli altri ed essere utili all’umanità. Personalità capaci di diffondere attorno a loro sentimenti maturi di gioia, accettazione, vicinanza, intesa. Persone capaci di ben integrarsi, socializzare e scambiare. Persone capaci di creare e mantenere legami affettivi profondi di amicizia, fratellanza, amore. Persone corrette, oneste, lineari che daranno valore alla giustizia, all’equità e al rispetto degli altri.

Quando l’Io è sano e robusto è capace di emozioni calde, intense, fatte di gioia e fiducia non solo in chi è più vicino ma anche verso le persone lontane. Un Io sano e maturo si apre con facilità alla vita, sa vivere se stesso e gli altri con pienezza e completezza. Un Io sano e maturo è capace di offrire sicurezza e attaccamento, gratificazioni profonde e immensa forza interiore.

Ma quando il prodotto del mondo affettivo è modesto o deficitario nascono, al contrario, personalità fragili, malate, disturbate, povere, ipoaffettive o anaffettive, aggressive, disoneste, insicure, inaffidabili, incapaci di progettualità, di fedeltà, di calore e gioia. Nascono persone frigide o impotenti sessualmente, ma anche frigide ed impotenti nei confronti delle emozioni e nell’espressione dei sentimenti. Personalità egoiste e chiuse alla vita e agli altri.



[1] L’11% dei bambini sono affidati alle baby-sitter. Di questi bambini il 33,1% trascorre con le baby-sitter dalle 20 alle 29 ore settimanali, il 28,2% 30-39 ore e un altro 19% 40-49 ore. Nel 19% circa dei casi è la stessa baby-sitter che si occupa dei bambini in caso di malattia. Dati Istat – “Avere un figlio in Italia”, 32, 2006.

 Le baby-sitter sono solitamente retribuite ad ora o con forfait mensile, se l’impegno è costante. Le tariffe possono variare dai 5 euro/ora fino a 20 euro/ora e oltre.

[2] Il 22% dei bambini viene affidato all’asilo nido. Di questi il 40% lo frequenta per 40-49 ore la settimana, il 31,2% per 30-39 ore e il 21,4% per 20-29 ore settimanali. Dati Istat – “Avere un figlio in Italia”, 32, 2006.

Le rette mensili degli asili nido variano molto in base alle città e al reddito. Si va dai 100,00 € di Napoli che rappresentano il 3,2% del reddito familiare, alle 535,04 € di Belluno, equivalenti al 17,4% del reddito familiare. Sulle tasche degli Italiani in media l’asilo nido pesa circa l’8,1% del budget familiare.

[3] S. KINSELLA, La regina della casa, Mondadori, Milano, 2005, p.17.

[4] C. BONAITI, “Un orologio nella testa”, in Famiglia oggi, 2005, 8-9, p.87.

 A

Tratto dal ibro: "MONDO AFFETTIVO E MONDO ECONOMICO" DI Emidio Tribulato

 

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