Valutazione attuale:  / 0
ScarsoOttimo 

I RAPPORTI OCCASIONALI

 

Le strade che gli esseri umani possono percorrere accanto o insieme agli altri, specialmente accanto o insieme all’altro sesso, sono varie e numerose.

Esse vanno dalle conoscenze e rapporti occasionali e ludiche, agli incontri nell’ambiente di lavoro, alle amicizie, fino ai rapporti amorosi. Ricchi, questi ultimi, di mille sfaccettature.

I rapporti occasionali sono quelli più frequenti e numerosi. Questi rapporti dovrebbero essere anche i più semplici da gestire.

Fino a qualche decennio fa l’incontro con uno sconosciuto o un quasi sconosciuto nelle scale, nelle strade o nei viaggi, permetteva uno scambio di elementi di vita personale che arricchiva chi vi partecipava.

Ricordo gli incontri nelle carrozze ferroviarie. Già mentre il treno si muoveva, iniziavano le prime battute, le domande per conoscere l’altro, per instaurare con l’altro una limitata ma ricca intimità e dialogo. Già quando entrava un passeggero nello scompartimento nascevano spontanee le prime domande: “Da dove viene?” “Dove va?” “Perché va?” Non erano richieste atte a soddisfare curiosità morbose, era un modo semplice e spontaneo per iniziare un cammino tra esseri umani, sicuramente breve e limitato nel tempo ma, a volte, molto ricco. Un modo per conoscere e farsi conoscere. Un modo per scambiare e comunicare. Un modo per rendere utili e produttive le ore del viaggio mediante lo scambio di diverse realtà ed esperienze umane. Un modo per vivere con piacere e gioia il percorso.

Si viaggiava anche nelle vite altrui, ci si arricchiva anche delle esperienze altrui.

In certi casi era questa un’ottima modalità per apprendere che cosa è l’amore e che cosa si può fare per amore.

Uno degli incontri più curiosi avvenne un giorno che andavo, in treno, all’università di Roma, dopo un breve periodo trascorso a casa.

C’eravamo appena seduti nello scompartimento, io ed un altro giovane, quando vediamo arrancare, nel corridoio, un piccolo, minuto, anziano che portava, o meglio trascinava un gran valigione marrone. Dopo aver notato che nel nostro scompartimento eravamo solo in due, decise di trascorrere con noi il suo viaggio, che scoprimmo si prospettava molto lungo. Entrando e guardandosi attorno si accorse, lui piccoletto, che i portapacchi non erano assolutamente alla portata delle sue braccia e pertanto ci chiese il favore di aiutarlo a portare su il suo bagaglio. Non ce lo facemmo ripetere due volte. Con l’aria di due baldi giovani pronti a compiere la brava azione quotidiana, ci accingemmo a mettere su quel collo enorme. La cosa, nonostante la notevole mole del bagaglio, non ci sembrava affatto difficile e non ci scoraggiava. Appena però mettemmo le mani sul maniglione della valigia ci accorgemmo che l’impresa si presentava molto più ardua di quanto non avessimo previsto. Quel vecchietto, in quel valigione doveva aver messo sbarre di piombo, talmente era pesante!

Già era cresciuta la nostra ammirazione per le sue braccia che, nonostante l’età, dovevano essere ben più forti di quanto potessimo mai immaginare.

Con notevoli sforzi, spingendo su…su quell’enorme bagaglio, entrambi al limite delle nostre forze, eravamo quasi riusciti a sistemarlo nel portapacchi quando, improvvisamente, una cascata verde che veniva dall’alto ci travolse e confuse, facendoci abbandonare la presa, cosicché anche l’enorme contenitore andò a terra a far compagnia al contenuto.

All’inizio, sbalorditi, non riuscivamo a capire che cosa ci avesse investiti e travolti. Guardando bene ci accorgemmo che quella cascata era costituita da grosse olive, ancora verdi e profumate, con le quali quel vecchietto aveva riempito il valigione per oltre tre quarti.

Mentre ancora eravamo intenti a raccogliere a piene mani i frutti oleosi per rimetterli al loro posto e mentre già dentro di noi stavamo lanciandogli qualche “benedizione” per la stranezza di quel contenuto, egli ci raccontò che faceva quel lungo, faticoso viaggio con lo scopo di raggiungere un figlio che lavorava, da emigrante, nel nord della Germania. Era questo un figlio che non vedeva da molto tempo, pertanto aveva deciso di andare da lui portando qualcosa della sua terra che avrebbe sicuramente gradito; qualcosa che gli ricordasse la sua casa e la sua famiglia: le olive verdi da mettere in salamoia, un grosso salame, un formaggio e quattro ciambelle di pane fatto in casa. Non portava nulla per sé, non spazzolino o dentifricio, non pigiama, non biancheria o vestiti di ricambio. Ci spiegò che, per evitare di portare “cose inutili”, pensava di tenere, per i pochi giorni che sarebbe rimasto in Germania, gli stessi vestiti che aveva addosso e che, lungo il viaggio, avrebbe mangiato un po’, ma solo un po’, di quel cibo che aveva portato per il figlio.

Nelle ore trascorse insieme, mentre il treno traballante ci cullava, insieme ai suoi racconti d’un padre di nove figli che aveva iniziato a lavorare molto presto, (quando ancora portava i calzoni corti e quindi sicuramente prima dei quattordici anni) apprendemmo di cosa può essere fatto l’amore d’un piccolo ma forte, coraggioso e generoso padre.

Oggi, nonostante i giovani “socializzino” tutti i giorni per numerose ore, con i loro coetanei, è difficile per loro anche augurare il buon giorno al condomino che si incontra nelle scale. E’ difficile per loro dire grazie e salutare il negoziante o l’edicolante presso il quale si recano tutte le settimane a comprare il giornale. Ancora più difficile è scambiare qualche battuta nell’ascensore. Quando stanno in questa stretta cabina, molti di essi guardano i coinquilini del piano di sopra o che vivono accanto al loro appartamento nello stesso pianerottolo, muti, chiusi ed estremamente imbarazzati e con il volto triste, come andassero al patibolo.


 

Tratto da "Uomini e donne al bivio - Quali strade per l'amore?" di E. Tribulato

 

Per scaricare gratis l'intero libro clicca qui.

 

Per avere in forma cartacea "Uomini e donne al bivio - Quali strade per l'amore" clicca qui.