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Emidio Tribulato "Il bambino ed il gioco"

 

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Uno degli elementi fondamentali per un'infanzia soddisfacente e ricca è la possibilità di giocare. Il gioco è forse l'elemento comune più importante e frequente tra gli animali superiori. Vi è, inoltre, un rapporto diretto tra sviluppo intellettivo e cognitivo dell'essere vivente e l'attitudine a giocare. Gli animali inferiori, che hanno istinti ereditari già prefissati, non giocano affatto. I loro piccoli si comportano come gli adulti fin dall’inizio della loro esistenza e pertanto il patrimonio della specie non ha ulteriori sviluppi. Inoltre, le capacità degli animali sono in relazione alla quantità e alla durata che essi dedicano al gioco, in quanto è attraverso di questo che essi acquisiscono sempre di più esperienze. Il piccolo agnello gioca poco, il gattino molto di più, gli scimpanzé giocano anche da adulti, ma nessuno ha la capacità di giocare con tanta continuità ed assiduità come il piccolo dell’uomo.[1]

Ma anche l'adulto, uomo o donna che sia, non riesce a fare a meno del gioco in alcuni momenti della giornata, in quanto questa attività gli permette alcuni necessari e indispensabili momenti di scambio, evasione, rilassamento, piacere e gioia. Mediante il gioco, inoltre, l'adulto cerca di tenere ben allenato sia il cervello sia il corpo.

Per il bambino il gioco rappresenta la strada maestra per la sua crescita. Pertanto il gioco è:

  • ·         Piacere. Il bambino gode di tutte le esperienze fisiche e affettive vissute durante il gioco.
  • ·         Strumento di esplorazione e conoscenza. Del proprio corpo e del corpo degli altri, degli oggetti inanimati, del mondo che lo circonda e della natura. Il gioco è anche esplorazione e conoscenza delle emozioni e dei sentimenti.
  • ·         Stimolo allo sviluppo motorio e intellettivo. Mediante il gioco il bambino stimola e sviluppa il suo pensiero, la progettualità, l’agilità, la forza, la memoria, la coordinazione occhio-mano, la spazialità.
  • ·         Veicolo privilegiato di comunicazione e socializzazione. Con il gioco il bambino allarga il contesto delle sue relazioni; apprende a comunicare più efficacemente con gli altri. Comprendendo il punto di vista di chi ha di fronte, diventa consapevole dei suoi sentimenti e dei suoi bisogni. Impara l’importanza delle regole e la loro accettazione. Il gioco allarga i primi scambi sociali del bambino con gli adulti e, fino ai tre anni, è la sua sola modalità relazionale.
  • ·         Mezzo per lo sviluppo della creatività e della fantasia. Mediante oggetti semplicissimi: qualche legnetto, poche pietre, un po’ di fango, oppure mediante una matita e qualche foglio uniti a tanta immaginazione e inventiva il bambino riesce a costruire mille favole e mille storie, nelle quali si muovono eroi e principesse, draghi e macchine volanti, robot e armi spaziali.
  • ·         Contatto e controllo delle proprie emozioni. Giocando con gli altri il bambino riconosce la gioia della vittoria, il sapore bruciante della sconfitta, il calore dell’amicizia, dell’affetto e dell’amore. Impara ad affrontare i piccoli contrasti e le tensioni che si avvertono nel rapporto con se stessi e con il prossimo. ‹‹Allorché assume la veste di gioco simbolico, drammatico, di ruolo e di finzione assolve, attraverso rituali iterativi e meccanismi di identificazione e di proiezione, ad una preziosa funzione liberatoria e terapeutica, esorcizzando paure e angosce e liquidando impulsi aggressivi, distruttivi e vissuti di ostilità››.[2] 
  • ·         Palestra per l’autonomia personale e sociale. È anche mediante il gioco che il bambino acquista fiducia in se stesso e negli altri e quindi impara a fare a meno dell’aiuto e del supporto continuo dei genitori nei suoi bisogni quotidiani.
  • ·         Occasione per la sua formazione morale e civile. Nel gioco di gruppo, governato da regole fisse e cogenti, il soggetto impara a osservare le norme, a improntare il proprio comportamento a principi di lealtà, di correttezza e di rispetto per l’avversario. Apprende a testimoniare atteggiamenti di fedeltà al proprio gruppo o banda. Riconosce l’importanza dell’avvicendamento, della cooperazione, della distribuzione dei compiti, della turnazione. Tutte queste acquisizioni confluiscono nel più ampio capitolo della formazione dell’uomo e del cittadino. 
  • ·         Occasione per rafforzare la volontà. Molti giochi di pazienza, di costruzione, competitivi, di squadra, rafforzano la volontà, plasmano il carattere, servono anche ad instaurare un progressivo controllo sulle proprie emozioni e pulsioni. 
  • ·         Opportunità per recuperare un contatto con la natura.  Il rapporto diretto con la natura è fondamentale nello sviluppo dei minori, come degli adulti. Per milioni di anni l’essere umano si è sviluppato attraverso il contatto con i fiori e i frutti delle piante, con la vivacità e l’amore degli animali, con le acque dei fiumi e dei ruscelli.

I vari tipi di giochi

 

 

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I primi giochi del bambino, che sono poi giochi di esplorazione della realtà nella quale si trova immerso, sono fatti con la madre e con il proprio corpo. Quando la mamma lo nutre egli tocca e stringe il seno di lei e, successivamente, il viso e i capelli. Più tardi egli giocherà con le proprie mani e con i propri piedi. Sono i giochi sensomotori o giochi – esercizio, mediante i quali il bambino perfeziona i movimenti, i gesti, costruisce gli schemi motori.

Il bambino, inoltre, mediante l’imitazione dei suoni, della mimica facciale, e poi delle parole, impara a riconoscere e poi ad esprimere le emozioni. Gli aspetti presenti nel gioco possono essere quindi di vario tipo. Diffusissimi i giochi nei quali i bambini sono stimolati a costruire qualcosa (giochi di costruzione) o quelli nei quali si cimentano a confrontarsi con i loro coetanei ma anche con i genitori e gli adulti, nei quali bisogna utilizzare l'attenzione, la bravura, l'agilità, le conoscenze (giochi di abilità). Se un bambino, mentre la sua mamma spolvera o lava la casa, le chiede una pezzuola per aiutarla, siamo in presenza di un gioco imitativo. Lo stesso quando due amichette si ritrovano insieme per vestire i loro “figli” e poi preparare loro un buon pranzetto e infine portarli a passeggio o a letto dopo averli cullati a lungo. Se dopo aver visto un film o un cartone animato, un bambino si arma di spada e scudo spaziale ed è pronto a lottare con il suo amichetto per salvare il mondo, siamo in presenza di un gioco rappresentativo. Quando un bambino piccolo e fragile si finge adulto forte, così da correggere la realtà modificandola in funzione dei suoi desideri, siamo in presenza di un gioco compensativo. Vi sono poi i giochi che hanno la funzione di eliminare le esperienze penose o inquietanti, di compensare le frustrazioni rivivendole per mezzo della finzione (giochi funzionali).

Nei giochi sociali il bambino sperimenta azioni, emozioni e comportamenti di persone, situazioni e ruoli. Quando gioca alla mamma e al papà assume gli stessi atteggiamenti dei genitori, e acquista una certa comprensione di quello che loro dicono e fanno. Si sviluppano in tal modo le capacità empatiche che permettono di mettersi nella prospettiva dell’altro. In quei momenti sente come propri il loro potere e le loro infinite doti. Questo tipo di giochi sviluppa le abilità sociali, il senso del sé, acquisisce e perfeziona le norme che regolano la condotta umana.

Nei giochi il bambino può attuare tutto quello che non può fare nella realtà. Ed è lo stesso mondo dei giochi che diventa una specie di rifugio dalle continue esigenze del mondo esterno, al quale potrà tornare più disteso.[3] Ma i giochi non sono soltanto imitazione. Quando copia la mamma che cucina, cuce, fa la spesa, cura i piccoli, non solo imita la propria madre o le madri in generale, ma sperimenta nuove modalità di comportamenti ed atteggiamenti filtrati dalla sua personalità e dai suoi bisogni individuali. In altri giochi è la fantasia ad essere utilizzata e messa in primo piano per costruire fortezze e castelli nei quali vivono fate, re, regine e draghi, ma anche eroi pronti a salvare i più deboli e indifesi (giochi immaginativi). Nello spazio di due ore il bambino di due anni e mezzo partecipa in media a sei - sette situazioni immaginarie. Per finire egli ama anche i giochi didattici nei quali è predominante il piacere di imparare (giochi di acquisizione).

Giochi liberi, guidati e solitari

 

 

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I giochi possono essere liberi o guidati dai genitori o da altri adulti. Entrambi sono utili ma sono nettamente da preferire i giochi liberi, in quanto permettono al bambino di utilizzare questo primario strumento formativo tenendo conto dei suoi reali bisogni del momento. La capacità e la disponibilità dell'ambiente che circonda il bambino nel permettere e favorire il gioco libero è, pertanto, fondamentale non solo per lo sviluppo delle sue qualità motorie: riflessi, rapidità, gradualità e coordinazione motoria, ma anche per l'acquisizione di elementi di tipo culturale, psicoaffettivo e sociale, indispensabili per stabilire con i coetanei, con gli adulti e con l'ambiente nel quale vive, un rapporto sereno e dialogante. Per quanto riguarda i compagni di gioco questi possono essere della stessa età (giochi con i pari) o di età diverse. Anche in questo caso le modalità e gli scopi del gioco sono differenti. Quando i compagni di gioco hanno la stessa età o sono di età vicina alla sua, il bambino può attivarsi in modo più libero, sviluppando la fantasia e, durante la rappresentazione del gioco, può effettuare delle esperienze di relazioni sociali.[4] In tutte le società dov’è possibile il gioco libero con i coetanei, si forma una spontanea cultura dei giochi che si tramanda da una generazione all’altra. Ciò purtroppo non avviene quando il gioco è organizzato dagli adulti o ancor peggio, è imposto dagli strumenti elettronici o dalle mode del momento.

Bisogna, inoltre, valorizzare anche il gioco solitario. Se il bambino ha bisogno del contatto con gli altri ha anche bisogno di solitudine, di tranquillità, di attività autonome durante le quali, pasticciando nel suo angolino, con i suoi tesori personali, egli fa importanti scoperte e impara ad agire senza essere motivato o guidato dagli altri.[5]

Il gioco dei bambini oggi

Nelle cosiddette “società avanzate” le possibilità di gioco dei bambini sono drasticamente diminuite. Tutto sembra concorrere a limitare i giochi liberi con il gruppo dei pari.

Intanto sono diminuiti notevolmente i cortili e gli spazi attorno alle case e vicino alle case dove i bambini potevano, in passato, organizzandosi per conto proprio, giocare liberamente con materiali scelti da loro stessi sul posto.

Anche l’utilizzo degli spazi verdi predisposti dai Comuni richiede ai genitori una disponibilità che spesso non hanno, in quanto è necessario che almeno uno dei genitori sia libero. Ciò è sempre più difficile in una società nella quale il lavoro ha invaso, con Internet, anche il tempo libero e le domeniche. Inoltre, a causa delle aumentate ansie dei genitori per la salute fisica dei bambini, per uscire di casa non vi deve essere troppo freddo ma neanche troppo caldo ed è necessario avere la macchina a disposizione. Ma anche quando il bambino viene portato presso la villetta del paese o della città, non riesce ad organizzare dei giochi liberi e spontanei, a causa della presenza di coetanei sempre diversi. Il più delle volte, non avendo alcuna possibilità di vera socializzazione e reale scambio comunicativo, il bambino è costretto, in modo anonimo, a servirsi dei soli giochi messi a disposizione dal Comune.

In compenso, è aumentato il traffico di auto che rendono pericolose le strade e di moto le quali riescono a entrare rombando anche nei luoghi più difficili e delimitati.

A causa del calo delle nascite, dei compiti scolastici sempre più numerosi e delle varie attività sportive, musicali o sociali che il bambino deve effettuare in quanto programmate dai genitori o dalle scuole, scarseggiano i bambini della stessa età e dello stesso sesso con i quali poter giocare.

Sono notevolmente aumentate le paure dei genitori e familiari a causa di trasmissioni televisive che amano ripercorrere per mesi i più truci fatti di cronaca, specie quando a questi fatti sono interessati dei minori. Per non parlare del pericolo dei pedofili che, in base a quanto viene riferito in certi periodi dalla TV e dai giornali, sembrano nascondersi dietro ogni angolo di casa. Ciò comporta un’amplificazione notevole di ansie e paure che impediscono a molti genitori di lasciare giocare liberamente i propri figli vicino o attorno alla propria casa o nel proprio quartiere.

È notevolmente aumentato il tempo trascorso dai bambini davanti alla TV, alla consolle dei videogiochi, o alla tastiera del computer, del telefonino e degli altri strumenti elettronici.

È diminuita la presenza dei genitori in casa, sia a causa del lavoro, sia per le sempre più numerose separazioni e divorzi che comportano spesso, per la gestione del minore, la presenza di un solo genitore.

Anche a voler giocare all’interno delle case queste, proprio perché più ricche di ninnoli e oggetti di pregio come tappeti, quadri, mobili costosi, mal si adattano all’impeto infantile e accentuano nei genitori il timore che il piccolo possa danneggiare questi pregiati oggetti. Ciò spinge i genitori a limitare notevolmente il gioco libero, preferendo che i bambini stiano “buoni e tranquilli” davanti ad uno schermo, non importa quale.

 Le conseguenze.

La notevole diminuzione se non la scomparsa, del gioco libero tra pari ha una notevole ripercussione sia sulle capacità motorie dei bambini sia soprattutto sul loro sviluppo sociale, relazionale ed affettivo.

Poiché sempre più spesso essi sono lasciati a casa, liberi di utilizzare anche per ore solo i vari strumenti elettronici, o sono lasciati a scuola per il tempo pieno, il tempo prolungato o presso insegnanti di doposcuola, si evidenziano sempre più frequentemente numerosi segnali di stress o chiari disturbi psicoaffettivi con ansia, irritabilità, instabilità motoria, disturbo delle capacità di attenzione, scarso rendimento scolastico.

 


[1] Cfr. S. ISAACS, La psicologia del bambino dalla nascita ai sei anni - Figli e genitori, Roma, Newton, 1995, p. 21.

[2]  A. NOBILE, “Gioco e famiglia” In La famiglia, anno XXVIII, luglio – agosto, 1994, p. 52.

[3]  Cfr. S. ISAACS, La psicologia del bambino dalla nascita ai sei anni - Figli e genitori, Roma, Newton, 1995, p. 71.

[4]  Cfr. S. ISAACS, La psicologia del bambino dalla nascita ai sei anni - Figli e genitori, Roma, Newton, 1995, p. 104.

[5]  Cfr. P. A. OSTERRIETH, Introduzione alla psicologia del bambino, Firenze, Giunti e Barbera, 1965, p. 136-137.


 

Tratto da "Il bambino e il suo ambiente" di Emidio Tribulato

 

 

 

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