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Personalità dei genitori e sviluppo del bambino

 

Emidio Tribulato 

 

 

Molte delle caratteristiche dell’ambiente dove vive il bambino sono date soprattutto dalla personalità dei suoi genitori, in primis della madre. Se il corpo e il sangue della madre sono insostituibili per costruire il corpo ed il sangue del bambino, le sue caratteristiche psicologiche, le sue capacità comunicative, la sua disponibilità all'ascolto, alle cure e all'accoglienza, sono altrettanto insostituibili per modellare la struttura psicologica del nuovo essere umano, la sua identità personale e sessuale, le sua capacità sociali e relazionali, la sua salute mentale.

Per Winnicott, infatti, ‹‹…la salute mentale dell’individuo è fondata sin dall’inizio dalla madre che fornisce ciò che ho chiamato un ambiente facilitante, tale cioè da permettere ai processi di crescita naturali del bambino e alle interazioni con l’ambiente, di evolversi in conformità al modello ereditario dell’individuo. La madre, senza saperlo, sta gettando le basi della sua salute mentale. Non solo. Oltre la salute mentale, la madre (se si comporta in modo giusto) sta ponendo le fondamenta della forza, del carattere e della ricchezza della personalità dell’individuo››.[1]

Per Wolff , mentre le madri che hanno gravi o moderati disturbi della personalità contribuiscono sia alla disarmonia coniugale che allo sviluppo di disordini comportamentali nei loro bambini, il disturbo della personalità del padre deve essere piuttosto imponente per sortire simili effetti.[2]

Per BOWLBY i bambini piccoli sono più sensibili agli atteggiamenti emotivi di chi sta loro intorno più che a qualsiasi altra cosa.[3] I disordini di personalità fra i genitori di bambini con disturbi comportamentali sono riscontrati in misura nettamente maggiore. Precisamente, oltre la metà dei bambini disturbati ha madri che presentano serie difficoltà nei rapporti con gli altri. Anche i padri di questi bambini sono disturbati più spesso dei padri dei bambini normali, ma la differenza è minore.

‹‹Le persone che soffrono di disturbi psichici, psiconevrotici, sociopatici o psicotici mostrano sempre un deterioramento della capacità di strutturazione dei legami affettivi. Deterioramento che spesso è grave e duraturo››.[4]

 

Pur non negando i fondamentali rapporti madre-figlio non dovrebbero, però, essere sottovalutate le caratteristiche psicologiche dei familiari e delle persone che il bambino incontra nella sua vita sociale e scolastica in quanto, ogni persona presente nell’ambiente ove il bambino vive e si sviluppa, dà degli apporti positivi o negativi alla sua esistenza. D'altro canto, oggi come ieri, accanto alle madri, in sostituzione temporanea delle madri impegnate in altre occupazioni, (sostituzione che può durare pochi minuti o poche ore ma che in alcuni casi si protrae per giorni, mesi e anni), vi sono sempre stati altri soggetti che hanno dato il loro apporto, sia in senso positivo che negativo.

 

Dalle caratteristiche di queste persone, dalle capacità di questi uomini e donne di creare e mantenere attorno al bambino una realtà accogliente, amorevole, calda, affettuosa, dialogante, deriveranno la nascita e la robustezza dell’Io stesso e le caratteristiche fondamentali del nuovo essere umano.

Per BOWLBY infatti ‹‹Anche se l'osservazione dei bambini a livello clinico sembra indicare in alcuni casi l'origine dei disturbi infantili nell'ignoranza dei genitori di fattori come gli effetti patologici della mancanza di cure materne o di punizioni premature ed eccessive, più frequentemente si constata che il disturbo deriva da problemi affettivi dei genitori, problemi di cui sono solo in parte consapevoli e che non riescono a controllare.[5] E ancora per WOLFF ‹‹Quando gli adulti subiscono gravi crisi, i loro bambini ne soffrono indirettamente; e quando i bambini devono superare ostacoli interiori o sfavorevoli circostanze di vita nei loro primi anni di vita il loro comportamento da adulti ne è spesso danneggiato››.[6]

 Le influenze reciproche tra le generazioni.

Giacché i bambini non possono essere separati dalle influenze dei loro genitori, tra le generazioni esiste un processo continuo di influenze reciproche. ‹‹E’ assai probabile che genitori soddisfatti, i quali svolgono in modo adeguato le loro funzioni sociali, abbiano figli bene adattati ed è estremamente probabile che quei bambini che superano gli stress dell’infanzia in modo soddisfacente diventino, persone bene adattate nella vita successiva››.[7]

Possiamo allora affermare che se tutto procede bene, se la madre e le altre persone intimamente vicine al bambino hanno caratteristiche e comportamenti adeguati, vi saranno maggiori possibilità che nel mondo interiore del bambino alberghino il sorriso, la soddisfazione di sé e degli altri, la serenità, il calore, l'apertura e la fiducia verso se stessi e verso la vita. In caso contrario il suo mondo e quindi anche il suo Io sarà invaso dalla sofferenza, dalla delusione e dai conflitti. Sofferenza, delusione e conflitti che egli manifesterà attraverso svariati sintomi che nel bambino piccolo saranno il pianto, il lamento, i disturbi somatici, l’irrequietezza e, nei casi più gravi, la chiusura agli altri e al mondo mentre, nei bambini più grandi, predomineranno le paure, l’aggressività, l’instabilità motoria, l’irritabilità, la depressione ecc..

I messaggi affettivi che il bambino riceve dall’ambiente esterno possono allora colorare il suo Io di sentimenti positivi, come l’amore, la gioia, la speranza, il piacere, il desiderio, l’affetto. In definitiva, se tutto procede bene, il risultato sarà un buon equilibrio psichico, in caso contrario, se i messaggi psicoaffettivi non sono validi, il suo mondo e quello attorno a lui sarà investito di elementi negativi, come la rabbia, l’aggressività, l’instabilità emotiva, l’inquietudine, la paura, l’ansia, la depressione, la tristezza, il rifiuto, la chiusura, la conflittualità.

Bisogna aggiungere, inoltre, che le qualità positive non sono stabili: hanno bisogno, per essere conservate, dello sforzo continuo, della comunanza emotiva e del sostegno degli altri. Pertanto se noi riusciamo a produrre specifici miglioramenti nell’ambiente in cui vivono i nostri bambini, ciò contribuirà anche alla loro salute mentale da adulti.[8]

Gli esseri umani si sviluppano anche con genitori o persone non perfette in quanto il bambino possiede vari strumenti di difesa per sopperire ai difetti dei genitori e di chi ha cura di loro. Ciò, però, può avvenire entro certi limiti, al di là dei quali la sofferenza che deriva da questi contatti non idonei o nettamente traumatizzanti determina, anche nel bambino con un ottimo patrimonio genetico, disturbi psichici che si diffonderanno, a sua volta, nel tessuto sociale rendendolo globalmente più instabile, fragile, aggressivo, poco adeguato alla vita relazionale.

 Le variabili ambientali.

Spesso, quando si parla dell’influenza delle caratteristiche dell’ambiente sul disagio dei minori, la prima osservazione che viene fatta è che nella stessa famiglia, con gli stessi genitori, vi sono figli con situazioni psicologiche molto diverse. Alcuni, ad esempio, hanno gravi problematiche psicologiche, mentre altri non accusano disturbi psichici eclatanti.

In realtà, a parte le componenti genetiche e le malattie ed i traumi fisici che bisogna sempre tenere in giusta considerazione, l’ambiente in cui vive il bambino ha, come tutti gli ambienti nei quali convivono gli esseri viventi, una notevole variabilità. Può capitare allora che una condizione ambientale favorevole si trasformi in una sfavorevole e viceversa, non solo dopo mesi o anni, ma anche dopo pochi giorni od ore. Può capitare, inoltre, che il bambino con le stesse persone, ma in momenti diversi, si ritrovi ad instaurare delle relazioni interpersonali molto differenti.

Le variabili ambientali nelle quali il bambino cresce e vive possono dipendere, tra l’altro:

  1. Dall'età dei genitori.

  2. Dall'esperienza dei genitori.

  3. Dalla composizione della famiglia e dalle qualità degli altri educatori.

  4. Dalle particolari situazioni vissute dalla sua famiglia, ma anche dalla rete familiare ad essa collegata.

  5. Dalla qualità, dalla quantità e dal tipo di lavoro o impegno extra-familiare.

  6. Dal modo con il quale sono avvertiti e utilizzati i servizi sociali.

  7. Dal modo con il quale sono vissute le relazioni personali con il neonato e poi con il bambino.

 

1.     L’età dei genitori.

I genitori, nel tempo, modificano i loro atteggiamenti verso la vita, il lavoro, i minori. Quando si è più giovani si hanno più energie da spendere, si è meno emotivi, vi è una maggiore grinta ed impeto nell’affrontare ogni avvenimento, ma vi è anche meno pazienza e costanza. Soprattutto è presente una maggiore propensione ad impegnare il proprio tempo e le proprie energie nel lavoro per poter costruire un futuro economico sicuro e forte per sé e per la propria famiglia. I rapporti di coppia, nei genitori giovani, soffrono di maggiore variabilità: a periodi ricchi di amore e di passione, possono succedere periodi di gelo, conflittualità o crisi. Vi è inoltre, globalmente, una minore accettazione dei limiti e delle difficoltà dell’altro: sia adulto sia bambino Al contrario, i genitori più maturi hanno meno entusiasmo, sono più fragili emotivamente, spesso sono affetti da problemi e disturbi fisici e psichici, ma sono anche più indulgenti, più pazienti, più disposti a capire le esigenze altrui, per cui accettano meglio e più di buon grado i limiti della persona che hanno accanto.

2.     L'esperienza dei genitori.

Tutti noi impariamo, soprattutto, mediante i dettami dell’esperienza e quindi apprendiamo anche dai nostri errori. Per tale motivo i nostri convincimenti, oltre che le nostre azioni, si modificano e si modellano, adattandosi. Una madre o un padre alla prima esperienza genitoriale non ha e non può avere le stesse qualità di un genitore che ha potuto usufruire di pregresse esperienze educative.

3.     La composizione della famiglia e le qualità degli altri educatori. 

Le componenti ambientali, nello sviluppo della personalità, possono modularsi in modo diverso a seconda del numero e delle qualità delle persone incontrate sul suo cammino. Accanto ai genitori ruotano delle figure importanti: nonni, zii, cugini, vicini di casa, amici di famiglia, insegnanti. Ognuno di loro può dare un personale apporto positivo o negativo, sia nei confronti dei genitori stessi che dei loro figli. Queste presenze umane possono notevolmente modificarsi con il tempo, a causa dei trasferimenti, dei decessi, per un maggiore o minore impegno dedicato alla famiglia o al bambino, per la maggiore o minore disponibilità da parte dei genitori stessi di accogliere o rifiutare il loro apporto ed il loro intervento.

4.     Particolari situazioni vissute dalla famiglia e in particolar modo dai genitori in quel periodo di tempo o in quel particolare momento.

Un lavoro che si acquista o si perde, una malattia che interviene, un lutto fortemente sofferto, un amore che si intensifica o si interrompe, un rapporto che si sfalda, gli avvenimenti della giornata, la stanchezza e lo stress in un determinato periodo, le frustrazioni o le gratificazioni, una notizia lieta, triste o drammatica, sono tutte condizioni che possono modificare lo stato d’animo della persona o delle persone che hanno cura del bambino, così da influenzare la relazione con questi in quel momento, ma anche nei periodi successivi. Cosicché, se queste condizioni permangono possono modificare in modo durevole l’ambiente di vita del minore, rendendolo più o meno favorevole al suo sviluppo.

5.     La qualità, la quantità e il tipo di lavoro o impegno extra-familiare.

Il modo di vivere il lavoro e l’importanza che viene data agli apporti economici si può modificare con il tempo. Così come vi sono altre condizioni che modificano la propensione verso gli impegni all’esterno della famiglia. Intanto vi è la maggiore o minore possibilità di impiego legata alla congiuntura economica del paese dove i genitori vivono. Cambia nel tempo anche il valore che viene dato all’impegno lavorativo o alle attività extra-familiari. In alcuni periodi storici, come i nostri, viene notevolmente valorizzato non solo ogni impiego lavorativo ma sono esaltati anche tutti gli impegni extra-familiari, sia di tipo ludico, sia di carattere sociale o politico, in quanto sono giudicati come elementi essenziali e prevalenti rispetto alla cura dei minori. In altri periodi storici, invece, il valore della relazione affettiva e dell’educazione dei figli è prevalente o comunque non in subordine ai bisogni economici e agli impegni ludici e sociali.

6.     Il modo con il quale sono avvertiti e utilizzati i servizi.

I servizi sociali offerti alle famiglie e ai genitori cambiano nel tempo. Questi sono notevolmente aumentati negli ultimi anni. Insieme all’aumento dell’offerta è notevolmente aumentata la richiesta e quindi il valore che ad essi viene dato da parte delle famiglie. Attualmente sono visti come essenziali, non solo per permettere ad entrambi i genitori di lavorare e di “realizzarsi”, ma sono giudicati, spesso a torto, importanti per lo sviluppo dei minori in quanto dovrebbero apportare maggiori conoscenze e migliori capacità socializzanti.

7.     Il modo con il quale sono vissute le relazioni con il bambino.

I rapporti che si vengono a stabilire tra i genitori, familiari e bambino sono diversi in base a numerose variabili riguardanti, come abbiamo detto, il sesso, l’aspetto somatico, l’epoca d’insorgenza della gravidanza, le caratteristiche del parto che può essere più o meno facile, più o meno doloroso e traumatizzante. Queste relazioni sono, inoltre, molto influenzate dai primi comportamenti del neonato. Un bambino che nei primi giorni dopo la nascita appare durante il giorno sereno, si attacca al seno con facilità, prende abbondante latte e la notte dorme e fa dormire tranquillamente i suoi genitori, non vi è dubbio che ha molte più possibilità di essere giudicato e vissuto bene, rispetto ad un bambino che, per motivi vari, anche di tipo organico o genetico, non si alimenta regolarmente, strilla spesso e lascia insonni papà e mamma. Inoltre, sia i genitori che i familiari sono notevolmente influenzati dal sesso del neonato. Il desiderio o la delusione riguardanti le caratteristiche sessuali ancora oggi, nelle nostre società, non sono ininfluenti. ‹‹Che seccatura doversi occupare di un bambino maschio per il quale va bene ogni cosa che gli metti addosso mentre sarebbe stato bello e ne sarei stata felice di occuparmi di una bella femminuccia da vestire e adornare con i vestitini più ricchi e leziosi!›› ‹‹Che peccato avere una figlia femmina con la quale non si posso fare tutti giochi e tutte le attività che invece piacciono ai maschi, come andare alla partita, parlare di sport, correre e giocare, fare la lotta e così via!›› La piacevolezza di un particolare sesso è condizionata dai sogni, dalle fantasie e dalle esperienze infantili, ma subisce anche il peso degli stereotipi culturali presenti in un dato momento in un certo contesto sociale. Lo stesso discorso vale per l’aspetto somatico. ‹‹Come avrei desiderato un bambino biondo e con gli occhi azzurri e invece è nato questo bimbo che ha i capelli di un nero corvino e gli occhi sono più scuri dei miei››. È importante anche l’epoca di insorgenza della gravidanza. ‹‹Che disgrazia rimanere incinta giusto ora che avevo vinto quel concorso a cui tenevo tanto, che mi poteva permettere di sistemarmi per tutta la vita!›› O al contrario: ‹‹Che fortuna che questo bimbo sia arrivato in un momento in cui mi sento delusa dal lavoro e cerco uno stimolo profondo, di tipo materno, che mi riscaldi l’animo!›› L’influenza sul modo di sentire e di legarsi ad un bambino è data anche dalle sue caratteristiche genetiche e dal suo iniziale modo di rapportarsi con la madre o con chi ne ha cura. Se i genitori hanno coltivato in sé, per anni, l'immagine positiva di un bambino “pacioccone e grassottello” che ride e scherza tra le proprie braccia, rimarranno sicuramente delusi di un figlio magrolino, inappetente e serioso. La relazione che si instaura con il bambino è, pertanto, biunivoca. Abbiamo detto che così come il bambino giudica la madre anche la madre giudica il bambino. Ad esempio, per un certo tipo di madre particolarmente esigente un bambino è buono e merita di essere trattato con dolcezza, affetto e tenerezza, se si adatta ai suoi orari e ai suoi desideri. Un bambino è cattivo se non si integra rapidamente con le sue aspettative e con i suoi bisogni del momento. Pertanto verso questo bambino è difficile, per questo tipo di madre, controllare i suoi sentimenti aggressivi e reattivi. Come dire: ‹‹Tu mi metti in difficoltà con il tuo comportamento ed io ti punisco con il mio contegno››. Naturalmente sono le persone nevrotiche o con maggiori disturbi psicologici quelle che si lasciano andare a questo tipo di comportamenti poco razionali e corretti.

In definitiva: ‹‹I genitori hanno differenti sentimenti e si comportano in modo diverso nei confronti di ciascun figlio››.[9]

 


[1] D. W. WINNICOTT, I bambini e le loro madri, Cortina Raffaello, Milano, 1987, p. 50.

[2] Cfr. S. Wolff, Paure e conflitti nell’infanzia, Armando Armando Editore, Roma,1970, p. 138

[3] Cfr. J. BOWLBY, Costruzione e rottura dei legami affettivi, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1982, p. 17

[4] J. BOWLBY, Costruzione e rottura dei legami affettivi, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1982, p. 75.

[5] J. BOWLBY, Costruzione e rottura dei legami affettivi, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1982, p. 17.

[6] S. Wolff, Paure e conflitti nell’infanzia, Armando Armando Editore, Roma,1970, p. 227

[7] S. Wolff, Paure e conflitti nell’infanzia, Armando Armando Editore, Roma,1970, p. 227

[8] Cfr. S. Wolff, Paure e conflitti nell’infanzia, Armando Armando Editore, Roma,1970, p. 227

[9] D. W. WINNICOTT, La famiglia e lo sviluppo dell’individuo, Armando Armando Editore, Roma, p. 62.

 

Tratto da "Il bambino e il suo ambiente" di Emidio Tribulato