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"EVOLUZIONE DI UN BAMBINO AFFETTO DA

DISTURBO GENERALIZZATO DELLO SVILUPPO

SOTTOPOSTO A TERAPIA  DEL GIOCO LIBERO

AUTOGESTITO"

 

Autori: 

Dott. Emidio Tribulato – Medico -Neuropsichiatra infantile e psicologo

Dott.ssa Cristina Cosenza –Psicologa.

Dott.ssa Tindara Caprì - Psicologa

 

Francesco[1] è un bambino secondogenito di 10 anni, nato da gravidanza esitata in parto cesareo. Viene portato dai genitori al Centro Studi Logos per accertare la diagnosi clinica di “Disturbo generalizzato dello sviluppo” stilata dall’azienda U.S.L. N. 5 di Messina nella quale è particolarmente sottolineata la difficoltà, del bambino, a relazionarsi e ad apprendere. Mentre da una visita effettuata presso il policlinico di Messina, reparto di neuropsichiatria infantile è stata fatta diagnosi di “Disturbo pervasivo dello sviluppo” e veniva consigliata psicomotricità e logoterapia.

Dall’anamnesi familiare e ambientale si evidenzia che prima di rimanere incinta del primo figlio la madre ha subito tre aborti spontanei, interventi all’utero ed ha effettuato molti esami medici e terapie per riuscire ad avere dei figli. Durante la gravidanza di Francesco la donna è stata costretta a rimanere a letto fino al quinto mese per evitare un ulteriore aborto spontaneo. Il bambino è nato da parto cesareo qualche giorno prima del termine. Già al quarantesimo giorno dalla nascita Francesco ha manifestato alcuni problemi nell’alimentazione accompagnati da difficoltà respiratorie causate da un’affezione bronchiale. Per tali motivi è stato ricoverato per 28 giorni in ospedale. Durante tale degenza ha anche subito un arresto cardiaco.

A tre anni Francesco non riusciva a fare capire ciò che desiderava, pertanto la madre si è accorta che il bambino nel linguaggio non seguiva la normale evoluzione. Inserito nella scuola materna verso i quaranta mesi con l’aiuto dell’insegnante di sostegno sono emerse ancor più le difficoltà di Francesco nel giocare e relazionarsi con i coetanei. Il bambino, infatti, appariva molto instabile e irrequieto sicché preferiva  giocare da solo e si isolava dal contesto classe.

A 6 anni e 10 mesi, i genitori di Francesco hanno deciso di fare visitare e seguire il bambino presso il Centro Studi Logos di Messina.

In questo Centro, durante le prime osservazioni si evidenziava:

Da un punto di vista psichico, il bambino presentava capacità intellettive ritardate, perseverazione solo per le cose che lo interessavano, paura dei lampi e dei tuoni,

Dal punto di vista relazionale e sociale Francesco presentava assenza di desiderio di contatto fisico, non partecipazione ai giochi sociali e comportamento spesso irrequieto e poco o nulla ubbidiente.

Nell’area della produzione linguistica, il bambino dimostrava uno sviluppo di 15 mesi. Riusciva a dire solo da due a sei parole comprensibili e usava dei mugugni e dei suoni poco articolati per comunicare.

Nell’area motoria il bambino presentava notevole iperattività ed instabilità psicomotoria che i genitori cercavano di contrastare in maniera poco efficace.

Nell’area dell’abilità di prescrittura, Francesco aveva uno sviluppo di 24 mesi.

Dal punto di vista neuropsicologico il bambino aveva un’attenzione estremamente labile.

Molto scarsa era l’autonomia personale e sociale.

 

Per alcuni anni i problemi di Francesco sono stati affrontati dal Centro Studi Logos cercando di migliorare l’ambiente familiare notevolmente disturbato a causa dei notevoli e frequenti conflitti coniugali. Si è tentato, inoltre di migliorare le sue capacità intellettive mediante l’uso di un apposito programma di stimolazione logico - cognitiva “Voglia di crescere”. Inoltre, mediante colloqui quindicinali con i genitori si è cercato di migliorare il vissuto dei genitori nei confronti del bambino ed il loro stile educativo. Nel contempo il bambino continuava ad effettuare psicomotricità e logoterapia.

Poiché tutti questi interventi avevano conseguito solo dei modesti e parziali miglioramenti, evidenti soprattutto sul piano dell’instabilità ma non sulle sue capacità relazionali e linguistiche che continuavano ad essere estremamente limitate si è pensato di inserire Francesco in un particolare percorso psicoterapico di tipo affettivo – relazionale studiato e proposto dal direttore del Centro Studi Logos di Messina dott. Emidio Tribulato denominato “Terapia del gioco libero autogestito”.

Terapia del gioco libero autogestito.

Per l’autore di questo tipo di terapia l’autismo nasce da un precoce stato di notevole sofferenza e frustrazione del bambino dovuto a motivi vari, solo  in parte riconducibili ad un alterato rapporto materno –infantile, in quanto frequentemente sono presenti altre concause legate alle componenti genetiche del minore, alla conflittualità genitoriale, alle carenze affettive, alle ospedalizzazioni, ai disturbi psicologici dei genitori, agli atteggiamenti educativi e di cura non idonei ecc..

Precoce sofferenza e frustrazioni impediscono al bambino un normale sviluppo  cognitivo e relazionale mentre nel contempo lo costringono a mettere in atto varie difese di tipo arcaico e quindi poco funzionali come la chiusura, l’allontanamento dalla realtà, le stereotipie ecc..

 Questo grave stato di malessere psichico comporta, di conseguenza, una notevole fragilità di fronte alle frustrazioni, un’intensa tensione interiore, una costante inquietudine, nonché una scarsissima fiducia negli altri e nel mondo.

Per tali motivi ogni comportamento delle persone che con lui si relazionano, non perfettamente aderente alle sue esigenze del momento, viene avvertito come ulteriore causa di dolore, angoscia e frustrazione che lo spingono ancor più alla chiusura e alla massiccia utilizzazione di sistemi di difesa scarsamente efficaci e, in definitiva, inadatti allo scopo di diminuire il suo grave malessere psicologico.

Il gioco.

Sappiamo che uno degli elementi fondamentali per un'infanzia soddisfacente e ricca è la possibilità di giocare. Il gioco è forse l'elemento comune più importante e frequente tra gli animali superiori. Per il bambino il gioco rappresenta la strada maestra per la sua crescita in quanto il gioco è:

Piacere. Il bambino gode di tutte le esperienze fisiche e affettive vissute durante il gioco.

Strumento di esplorazione e conoscenza. Del proprio corpo e del corpo degli altri, degli oggetti inanimati, del mondo che lo circonda e della natura. Il gioco è anche esplorazione e conoscenza delle emozioni e dei sentimenti.

Stimolo allo sviluppo motorio e intellettivo. Mediante il gioco il bambino stimola e sviluppa il suo pensiero, la progettualità, l’agilità, la forza, la memoria, la coordinazione occhio-mano, la spazialità.

Veicolo privilegiato di comunicazione e socializzazione. Con il gioco il bambino allarga il contesto delle sue relazioni; apprende a comunicare più efficacemente con gli altri. Comprendendo il punto di vista di chi ha di fronte diventa consapevole dei suoi sentimenti e dei suoi bisogni. Impara l’importanza delle regole e la loro accettazione. Il gioco allarga i primi scambi sociali del bambino con gli adulti e, fino ai tre anni, è la sua sola modalità relazionale.

Mezzo per lo sviluppo della creatività e della fantasia. Mediante oggetti semplicissimi: qualche legnetto, poche pietre, un po’ di fango, oppure mediante una matita e qualche foglio uniti a tanta immaginazione e inventiva il bambino riesce a costruire mille favole e mille storie, nelle quali si muovono eroi e principesse, draghi e macchine volanti, robot e armi spaziali.

Strumento di contatto e controllo delle proprie emozioni. Giocando con gli altri il bambino riconosce la gioia della vittoria, il sapore bruciante della sconfitta, il calore dell’amicizia, dell’affetto e dell’amore. Impara ad affrontare i piccoli contrasti e le tensioni che si avvertano nel rapporto con se stessi e con il prossimo. ‹‹Allorché assume la veste di gioco simbolico, drammatico, di ruolo e di finzione assolve, attraverso rituali iterativi e meccanismi di identificazione e di proiezione, ad una preziosa funzione liberatoria e terapeutica, esorcizzando paure e angosce e liquidando impulsi aggressivi, distruttivi e vissuti di ostilità.››[2] 

Palestra per l’autonomia personale e sociale. È anche mediante il gioco che il bambino acquista fiducia in se stesso e negli altri e quindi impara a fare a meno dell’aiuto e del supporto continuo dei genitori nei suoi bisogni quotidiani.

Occasione per la sua formazione morale e civile. Nel gioco di gruppo, governato da regole fisse e cogenti, il soggetto impara a osservare le norme, a improntare il proprio comportamento a principi di lealtà, di correttezza e di rispetto per l’avversario. Apprende a testimoniare atteggiamenti di fedeltà al proprio gruppo o banda. Riconosce l’importanza dell’avvicendamento, della cooperazione, della distribuzione dei compiti, della turnazione. Tutte queste acquisizioni confluiscono nel più ampio capitolo della formazione dell’uomo e del cittadino. 

Occasione per rafforzare la sua volontà. Molti giochi di pazienza, di costruzione, competitivi, di squadra, rafforzano la volontà, plasmano il carattere, servono anche ad instaurare un progressivo controllo sulle proprie emozioni e pulsioni. 

Opportunità per mettersi in  contatto con la natura.  Il rapporto diretto con la natura è fondamentale nello sviluppo dei minori, come degli adulti. Per milioni di anni l’essere umano si è sviluppato attraverso il contatto con i fiori e i frutti delle piante, con la vivacità e l’amore degli animali, con le acque dei fiumi e dei ruscelli.

Il gioco libero autogestito.

 

I giochi, come sappiamo,  possono essere liberi o guidati dai genitori o da altri adulti. Per quanto riguarda questi  bambini sono nettamente da preferire i giochi liberi in quanto questa modalità permette loro di utilizzare questo primario strumento formativo tenendo conto delle loro personali preferenze e dei loro individuali bisogni del momento. Inoltre i giochi possono essere gestiti da entrambi i partecipanti o da uno solo di essi (gioco autogestito).

In questa modalità è solo il bambino a condurre il gioco e, quando durante l’attività egli coinvolge il terapeuta, compito di questi è solo quello di comprensione, aiuto e supporto ai suoi bisogni del momento espressi mediante il gioco. Bisogni che non sono mai criticati o messi in  discussione tranne che non comportino un reale pericolo per la sua incolumità. In conclusione è lui il vero  leader mentre il terapeuta assume il difficile ruolo di gregario.

I motivi di questo inusuale approccio, che però abbiamo constato riesce a conseguire importanti e stabili risultati nel modificare in senso positivo questa patologia, sono essenzialmente due:

  1. innanzitutto se è il terapeuta a scegliere l’attività da proporre al bambino, data la estrema sensibilità di questi, è molto facile sbagliare e sbagliando non solo non miglioreremo la sua condizione ma rischieremo di accentuarla. Se, invece, lasceremo la scelta a lui la possibilità di errore si annulla;
  1. questi bambini, come abbiamo già detto, sono estremamente sensibili alle frustrazioni e spesso reagiscono negativamente a tutto ciò che proviene dal mondo esterno verso il quale nutrono, a torto e a ragione, una notevole diffidenza e reattività. Pertanto ogni iniziativa del terapeuta, anche la più lodevole, che però non è stata da loro richiesta e voluta in quel momento, rischia di accentuare le loro paure e ansie, con conseguente accentuazione  della diffidenza e quindi delle messa in atto di ulteriori difese nei confronti degli altri e del mondo esterno.   

Per evitare, quindi, di peggiorare il loro mondo interiore e il difficile rapporto che essi hanno nei confronti degli altri esseri umani il terapeuta si limiterà soltanto a collaborare attivamente ai suoi giochi e alle sue attività  anche se questi possono sembrare ripetitivi, inutili, sciocchi, o peggio crudeli.

Per l’autore di questo tipo di terapia questi bambini, in definitiva, non sono bambini da educare ma da liberare.

Liberare dalle loro paure; liberare dalle loro angosce; liberare dall’aggressività repressa, dai sensi di colpa, dalla rabbia accumulata in anni di sofferenza.

La comunicazione.

Se riusciamo ad instaurare questo tipo di relazione ci accorgeremo molto presto del loro grande desiderio di comunicare.

Poiché un bambino autistico o con disturbi pervasivi dello sviluppo, è un bambino al quale, spesso senza volerlo e senza saperlo, gli si è fatto del male e ciò lo ha spinto a difendere il proprio Io dall’angoscia che lo potrebbe sommergere utilizzando strumenti primitivi di difesa come possono essere le stereotipie o la chiusura nei confronti del mondo esterno, non dobbiamo assolutamente essere noi a proporgli il modo giusto di comunicare  ma deve essere lui a scegliere di volta in volta i momenti e le forme più opportune di dialogo. Perché solo lui sa quello che in quel momento si agita nel suo animo e quindi solo lui sa ciò che in un determinato momento ha bisogno e non noi.  

Ciò non è così semplice come sembra. Anzi è talmente difficile per i terapeuti che spesso questi sono disposti ad applicare tutti i tipi di terapie nei loro confronti: logoterapia, ippoterapia, psicomotricità, delfinoterapia, terapia occupazionale, terapia del comportamento, ecc.. ma non sono disponibili ad attuare un dialogo che tenga conto soltanto dei loro desideri,  dei loro bisogni e delle loro esigenze.

Questo tipo di dialogo è, inoltre, molto difficile attuarlo in quanto in ogni adulto che si confronta con un bambino, tende a prevalere in modo deciso l’atteggiamento educativo, mentre questi bambini, come abbiamo detto sopra, non hanno assolutamente bisogno di essere educati, mentre hanno assoluto bisogno di essere liberati.

Lo spazio.

Oltre a rispettare i loro tipi di giochi e i tempi e la forma di comunicazione abbiamo anche il dovere di rispettare il loro spazio.

Poiché questi bambini hanno paura del mondo e degli altri esseri umani, il terapeuta ha il dovere di limitare al minimo l’impatto che potrebbe avere nel suo animo la propria presenza fisica, in modo tale che non l’avverta mai e in nessun momento come invasiva.

Inizialmente il posto migliore che può scegliere è quello più lontano da lui.  E li, con animo sereno, disponibile e fiducioso, aspettare. Aspettare che sia lui, dopo qualche ora o qualche giorno a diminuire questa distanza fisica.  Nel momento in cui avrà più sicurezza in sé stesso, più fiducia nel terapeuta, più stima di lui, meno paura, sicuramente lo farà.

Si avvicinerà inizialmente con dei contatti apparentemente casuali, o mediati da un oggetto o da un gioco,  mentre poi, gradualmente, farà chiaramente capire che desidera un contatto fisico più vicino e coinvolgente.

Anche questo nostro atteggiamento e comportamento non è di facile attuazione in quanto vorremmo che egli capisca subito, o comunque rapidamente, che noi gli siamo amici, che gli vogliamo bene, che non abbiamo nessuna intenzione di fargli del male, per cui, per ottenere ciò, il modo migliore ci sembra quello di avvicinarci il più presto possibile a lui così che avverta meglio i nostri sentimenti ma, ripetiamo, nel rapporto con i bambini autistici questo è un errore, in quanto dall’altra parte vi è tanta paura e tanta diffidenza. 

 

La psicoterapia di Francesco, che è ancora in atto, viene effettuata in modo individuale da un solo terapeuta con la sola compresenza di uno psicologo osservatore. Le sedute si svolgono una -due volte la settimana ed hanno una durata di trenta – quarantacinque minuti. Tutte le sedute effettuate vengono relazione su carta dallo psicologo osservatore, mentre alcune, in media una seduta ogni cinque, sono videoregistrate.

Abbiamo scelto di presentare una seduta ogni cinque, estrapolando da ognuna di esse gli aspetti di maggiore interesse, in modo tale che il lettore possa facilmente comprendere l’evoluzione di Francesco senza annoiarsi troppo.

 

PRODUZIONE LINGUISTICA

 

1° seduta: Francesco emette dei suoni con una leggera intonazione nel caso in cui si tratti di esclamazioni o di domande, ma nessun suono è riconducibile a parole o frasi di senso compiuto.

5° seduta: il bambino inizia a comunicare attraverso un linguaggio non verbale. Nello specifico comunica di essere felice battendo le mani.

10° seduta: Francesco vuole essere preso in braccio per raggiungere gli oggetti riposti nei ripiani più alti degli scaffali e lo indica a gesti. Inoltre il bambino inizia a rispondere verbalmente con alcuni “si” e alcuni “no” a seguito delle domande poste dal terapeuta.

15° seduta: il bambino comincia a ripetere qualche parola come “oh no!”, “uovo”, “tutto”, “mio”, “mimmi”, “uva” “didì” (cioè “Francesco”), “latte”, “sacciccie” (cioè “salsicce”), “modo”, “iatto” (cioè “gatto”), “una”, e inizia a farsi capire anche quando non verbalizza in modo chiaro.

20° seduta: Francesco adesso indica ciò che lo incuriosisce e inizia a ripetere ulteriori parole rispetto a quelle menzionate prima come “tut” (cioè “tutto”), “toto” (cioè “tonno”), “atti” (cioè “acqua”), “maita” (cioè “matita”), “Tutù” (cioè “Gesù”), “piì” (cioè “pipì”), “pane”, “tao” (cioè “ciao”), “taolo” (cioè “tavolo”).

25° seduta: il bambino verbalizza altre nuove parole, “batta” (cioè “pasta”), “u u u” (cioè “bau -bau -bau”), “atta” (cioè “acqua”), “tate” (cioè “patate”), “uto” (cioè “sugo”), “lane” (cioè “latte”), “Natae” (cioè “Natale”).

30° seduta: Francesco risponde alle domande che gli vengono poste con “si” e “no”, e in alcune circostanze esprime il suo dispiacere esclamando “oh no!”.

35° seduta: il bambino durate il suo gioco esclama più volte la parola “attenti” e quando ricerca l’attenzione del terapeuta lo chiama “dottore”.

 

CONTATTO FISICO E OCULARE

1° seduta: non si evidenzia alcun tipo di contatto fisico tra Francesco e gli adulti presenti alla psicoterapia. Anche il contatto oculare è quasi totalmente assente durante la seduta.

5° seduta: è possibile osservare l’aumento di contatto oculare di cui Francesco inizia ad avvalersi per comunicare in maniera non verbale col terapeuta.

10° seduta: il bambino inizia ad accettare il contatto fisico con l’altro in quanto è lui stesso a richiedere al terapeuta di prenderlo in braccio ai fini di raggiungere e manipolare gli oggetti posti nei ripiani più alti degli scaffali ai quali egli non arriva, e successivamente gioca con il terapeuta a farsi vicendevolmente il solletico.

15° seduta: durante la seduta Francesco più volte ricerca un contatto fisico con il terapeuta. Ciò rappresenta un progresso visto il fatto che in precedenza il bambino non ricercava ne accettava il contatto con gli altri, dinamica che invece adesso è lui stesso di sua iniziativa a ricercare.

20° seduta: non si evidenziano elementi nuovi rispetto a quelli già menzionati in precedenza. 

25° seduta: Francesco ricerca la vicinanza fisica col terapeuta e accetta un suo contatto. Il professionista in un momento di stasi mette infatti una mano sulla spalla del bambino che accoglie il gesto volutamente. Verso la fine della seduta, contento per essere riuscito a fare funzionare un gioco musicale, Francesco esultando di gioia abbraccia il terapeuta.

30° seduta: il bambino vuole prendere un oggetto riposto in uno scaffale troppo alto e, non arrivandoci, tocca il braccio del terapeuta per richiamare la sua attenzione indicandogli, poi con il dito, l’oggetto che desidera manipolare. Durante il termine della seduta, in seguito ad una precisa dinamica venutasi a creare all’interno del setting terapeutico, Francesco si lascia solleticare dal terapeuta, mostrando contentezza e divertimento per l’interazione appena instauratasi.

35° seduta: il bambino si trova nella situazione in cui accetta ormai il contatto fisico e oculare altrui, quando deve esprimere la sua gioia abbraccia il terapeuta.

 

GIOCHI E ATTIVITA’

1° seduta: Francesco inizialmente sembra non avere ben chiaro in mente come e con cosa giocare. Rovista, infatti, in maniera convulsa e molto agitata tra i vari scaffali alla ricerca di un qualcosa che possa attrarre la sua attenzione. In particolare la sua attività di esplorazione viene attuata rovistando in maniera convulsa sopra i mobili, dentro i cassetti, sotto i divani, tra i libri e all’interno di alcuni sacchetti di plastica ripiegati. Tale esplorazione ha luogo fino a quando il bambino trova casualmente uno strumento musicale e, venendone attratto, si diletta, con calma e tranquillità, nel suonarlo. Lo svolgimento dell’attività in questione non dura più di qualche minuto, in quanto Francesco viene subito attratto da un’ulteriore gioco inerente all’inserimento di alcuni gettoni all’interno di un’apposita mascherina, che il bambino svolge da solo senza la richiesta di interazione col terapeuta.

5° seduta: il bambino, giunto al CSL, inizia la sua attività di esplorazione rovistando tra i cassetti. Durante ciò si sofferma a manipolare un cellulare, e successivamente un album di figurine che sfoglia. Infine, attratto da un cd trovato durante l’iniziale esplorazione inerente al programma “Voglia di crescere”, lo inserisce nel computer dilettandosi a rispondere correttamente alle varie schede che si susseguono l’un l’altra.

10° seduta: anche qui la iniziale attività di Francesco è quella di esplorare lo studio rovistando tra armadi e cassetti fino a quando trova un tagliacarte. Giocando con esso, il bambino per la prima volta costruisce una situazione all’interno della quale inserisce anche gli adulti presenti nel suo campo visivo. Nello specifico Francesco coinvolge per la prima volta nel suo gioco una tirocinante e, impugnando il tagliacarte a mo’ di pugnale, le simula un “attacco”. Da qui hanno il via una serie di giochi nei quali il bambino interagisce con gli altri, come ad esempio l’inseguimento del terapeuta e il solleticarlo. Tutto ciò rappresenta un passo avanti nella creazione di significati all’interno del mondo di Francesco e nello svolgimento di giochi costruttivi che fino all’incontro precedente non erano mai stati svolti.

15° seduta: Francesco inizia a focalizzare la sua attenzione su oggetti ben precisi, ma soprattutto inizia ad intraprendere attività costruttive. Nello specifico, il filo conduttore della corrente seduta di psicoterapia riguarda lo “smontare e montare” gli oggetti che colpiscono la sua attenzione. Inizialmente smonta e poi monta l’involucro esterno di un orologio da tavolo.

20° seduta: il bambino aggiunge al suo ventaglio di giochi un’attività nuova, quella di preparare il caffè con la moca. Aiutato dal terapeuta, Francesco, mette in pratica i consueti passaggi indispensabili per la preparazione del caffè. Autonomamente, però, decide di prendere cinque bicchieri, che poi sostituisce con cinque tazze, con lo scopo di offrire il caffè anche al terapeuta e alle tirocinanti. Dalla situazione venutasi a creare si può notare come il bambino stia, progressivamente e positivamente, iniziando ad aprirsi con il mondo che lo circonda. Francesco, infatti, riesce, ormai, a collaborare con il terapeuta e si lascia tranquillamente guidare da quest’ultimo, coinvolgendolo con più frequenza nelle sue attività e nei suoi giochi. Preparato il caffè, il bambino lo offre con contentezza e amore a tutto il personale del CSL. Successivamente, la sua attenzione viene attratta da una casetta di legno e, assicuratosi di avere il consenso del terapeuta, distrugge l’intera costruzione, dando libero sfogo a tutta la sua aggressività e tensione interiore. Dopo essersi sfogato, Francesco, probabilmente sentendosi in colpa per la confusione generata, rivolge la sua attenzione su di una aspirapolvere cercando più volte di accenderla per rimediare al danno precedentemente fatto, ma non riuscendo nell’intento abbandona l’oggetto dedicandosi ad altro. Questa seduta di psicoterapia, quindi, rappresenta una delle sedute più importanti del percorso psicoterapeutico di Francesco in quanto, attraverso le attività da esso compiute, è possibile notare la manifestazione di tre bisogni interni al bambino che in questa seduta prendono chiaramente forma: il bisogno di donare il proprio amore agli altri (preparazione del caffè allo scopo di offrirlo), il bisogno di liberarsi dal fuoco di tensione e aggressività che divampa al suo interno (distruzione della cassa di legno), e il bisogno di mettere a tacere i propri sensi di colpa rimediando ai danni compiuti (utilizzo dell’aspirapolvere).

25° seduta: durante questa seduta si assiste ad un’ulteriore importantissimo progresso riscontrato in Francesco. Il bambino, su richiesta del terapeuta, accetta l’ipotesi di comporre un puzzle. Si viene a creare, quindi, un momento di lunga interazione tra Francesco e il terapeuta (cosa impensabile fino a qualche tempo fa), entrambi impegnati nella realizzazione della medesima attività. Il terapeuta mostra i pezzi al bambino che prima li guarda e successivamente li colloca al posto giusto. Francesco, con tranquillità e compostezza, riesce a collocare autonomamente tutti i pezzi del puzzle fino alla sua conclusione. In maniera ormai ordinata, nel momento in cui Francesco decide di avere terminato un’attività, ne inizia successivamente un’altra. Assistiamo quindi ad un’ulteriore progresso, in quanto il bambino non svolge più in maniera confusa e disordinata più attività allo stesso tempo, ma si dedica ordinatamente ad una attività per volta. Nello specifico, concluso il gioco del puzzle, Francesco comunica di volere giocare con un trenino giocattolo. Nel notare, però, la mancanza delle batterie, il bambino le cerca nei vari cassetti. Una volta trovate le inserisce nell’apposito scompartimento e, vedendo il trenino entrare in funzione con un’esplosione di suoni, Francesco manifesta palesemente la sua felicità esultando, saltellando e ridendo.

 30° seduta: in questa seduta l’obiettivo di Francesco risulta essere per quasi tutto il tempo quello di aprire un giocattolo per prendere una piccolissima macchinina riposta al suo interno. Per riuscire nell’intento, il bambino mostra una certa creatività in quanto si avvale dell’utilizzo di numerosi oggetti. Purtroppo, però, non riesce immediatamente nel suo intento. La situazione che si viene a creare, scatena in Francesco un tale frustrazione da portarlo a sbattere il giocattolo a terra. Tranquillizzato, incoraggiato e rassicurato dal terapeuta, il bambino riprende a manipolare il gioco e nel momento in cui i suoi tentativi, ormai non più vani, hanno successo, si evidenzia in lui una tale gioia che Francesco manifesta con sorrisi ed allegria.

35° seduta:  Francesco ormai si dedica alle attività con una modalità ludica non più caratterizzata da frenesia e instabilità, ma da una discreta capacità di concentrazione nei confronti di ciò che gli interessa in quel determinato frangente. I progressi effettuati dal bambino nell’area delle attività e dei giochi sono notevoli. Innanzitutto è cambiata la qualità dei giochi svolti. Mentre nelle prime sedute Francesco si dedicava a manipolare gli oggetti senza mai giocarci veramente, adesso il bambino adopera gli oggetti al fine di inventare dei giochi con essi. Utilizza i detersivi per miscelarli con l’acqua e, avvalendosi di una spugna, la strofina soddisfatto e divertito sulle mattonelle, come se stesse mimando le azioni di una persona che pulisce. Scorgendo una tavoloccia di legno, manipola degli utensili e, immaginando di essere un falegname, Francesco mima le azioni di quest’ultimo facendo finta di inserire all’interno di essa dei chiodi. Con la rilegatrice, il bambino cerca di fare dei buchi nei fogli su ciascun lato in grosse quantità. Infine, disegna sui fogli bianchi spontaneamente, ad esempio ultimamente ha realizzato un volto sorridente, dotato di tutti gli elementi che lo costituiscono (naso, bocca ed occhi). Da ciò si evince che i giochi e le attività intraprese dal bambino sono più sane, costruttive, strutturate ma soprattutto ancorate alla realtà e al contesto, tanto che possono essere definite come vicine alle modalità ludiche di un bambino privo di qualche disagio psicologico. Infine, oltre alla qualità, è cambiata anche la quantità dei giochi intrapresi. Francesco, infatti, non rovista più in maniera convulsa e molto agitata tra i vari scaffali alla ricerca di un qualcosa che possa attrarre la sua attenzione, ma organizza i suoi giochi sin dal primo momento, decidendo di dedicarsi ordinatamente e per un lasso maggiore di tempo, ad un’attività per volta.

 

AREA AFFETTIVO-RELAZIONALE

1° seduta:  Francesco è chiuso nel suo mondo. Per tutto il tempo intercorso dall’inizio della seduta alla sua conclusione non vengono rilevati atteggiamenti affettivo-relazionali da parte del bambino. Persino il contatto oculare con gli adulti presenti alla psicoterapia è del tutto assente.

5° seduta:  inizia a costruirsi l’alleanza terapeutica tra Francesco e il terapeuta. Il bambino, infatti, anche se per poco, inizia ad accettare e a prendere in considerazione la presenza del terapeuta e con esso si intrattiene anche se brevemente ed in modo disordinato ad attaccare delle figurine in un album.

10° seduta:   si riscontrano importanti progressi. È  possibile notare una maggiore apertura da parte del bambino che adesso cerca la complicità e la collaborazione di chi gli sta intorno a cui rivolge, inoltre, dei sorrisi spontanei e non stereotipati.

15° seduta:  Francesco è sempre più in relazione con il terapeuta; interagisce con lui ricercandone spesso il contatto fisico.

20° seduta:  il bambino, oltre ad aprirsi progressivamente e positivamente al mondo che lo circonda, interagisce sempre più e con meno difese, con il terapeuta. Quando, durante l’attività di preparare il caffè, decide di suddividerlo anche alle tirocinanti presenti, dimostra di essersi in qualche modo affezionato anche a loro, e per questo decide di fare un gesto carino e affettuoso nei loro confronti.

25° seduta:  Francesco durante lo svolgimento delle attività da lui scelte, appare sempre più in sintonia con il terapeuta. Nel momento in cui, con le apposite batterie, riesce a fare funzionare il trenino con cui voleva giocare, Francesco esulta di gioia, e in quel frangente, abbraccia affettuosamente il terapeuta, comunicandogli in maniera indiretta di essersi ormai affezionato a lui.

30° seduta:   il bambino ormai non mostra più particolari resistenze ad entrare in relazione con il terapeuta, ma anzi è lui stesso a ricercarne il contatto fisico ed emotivo. Lo si riscontra quando Francesco coinvolge il terapeuta nei suoi giochi, come il solleticarsi a vicenda.

35° seduta:  Francesco coinvolge il terapeuta nei suoi giochi. Lo testimonia l’episodio in cui il bambino, durante il suo gioco, nota l’assenza del terapeuta cerca di richiamarne l’attenzione chiamandolo “ehi dott. dott?”.

AGGRESSIVITA’

 

1°seduta: il bambino non mostra segni di aggressività, probabilmente perché è ancora estremamente chiuso in se stesso, quindi la sua aggressività non viene manifestata all’esterno con comportamenti direttamente osservabili, ma è incanalata al suo interno.

5°seduta: anche in questa seduta non è possibile osservare manifestazioni di aggressività, in quanto non vi sono evidenziati particolari progressi in merito alle sedute precedenti da poter giustificare un tentativo di apertura nei confronti dell’ambiente circostante, fermo restando che  a differenza della prima seduta Francesco inizia a relazionarsi col terapeuta coinvolgendolo parzialmente nelle sue attività.

10° seduta: Francesco, durante la seduta di psicoterapia, si rivolge alla tirocinante simulando un ”attacco” con un tagliacarte, pur non ferendola. Questo gesto può essere interpretato come un principio di apertura di quella parte dell’Io nella quale è celata la sua aggressività, segno che in seguito all’instaurarsi e all’intensificarsi dell’alleanza terapeutica, la tensione interiore e la rabbia si stanno lentamente riversando verso l’esterno.

15° seduta: il bambino non mostra segni di aggressività fisica, ma è evidente che la sua tensione e frustrazione interiori sono presenti e vengono manifestati con chiari segni di rifiuto. Lo possiamo riscontare in un episodio accaduto al termine della seduta di psicoterapia, in cui Francesco prende dei fiori presenti nel balcone, invece di donarli alla madre, come suggerito dal terapeuta, preferisce offrirli alla tirocinante. Subito dopo, provando un forte senso di colpa dovuto all’accentuarsi della tensione emotiva per il gesto appena compiuto, Francesco riprende i fiori appena donati alla tirocinante e li lancia dal balcone. Questo gesto indica, innanzitutto, un segno di apertura di quella parte dell’Io più aggressiva ma soprattutto il tentativo del bambino di gestire un insieme di sentimenti negativi manifestandoli all’esterno, anziché covarli all’interno. Francesco dimostra cosi di preferire, in quel frangente, una modalità più cauta ed adeguata di scaricare i propri sensi di colpa e la propria frustrazione.

20° seduta: in questa seduta è possibile osservare per la prima volta un’esplosione di sentimenti e atteggiamenti aggressivi che Francesco fino ad ora ha cercato di controllare, concedendoli nelle precedenti sedute di psicoterapia a piccole dosi, fino a quando, grazie all’instaurarsi di una solida alleanza terapeutica e a un clima di fiducia, il bambino si è sentito libero di esprimere totalmente la propria aggressività. In particolare, Francesco durante la seduta trova una casetta di legno, ne rompe un pezzo, e osserva il terapeuta con l’intenzione di ricevere un feedback sulla correttezza del suo gesto. Il professionista non accenna a nessun segno di rimprovero, anzi asseconda le intenzioni del bambino, che sentendosi libero di esprimersi inizia a distruggere la costruzione. Dopo aver dato libero sfogo ai suoi sentimenti distruttivi, Francesco viene invaso dal senso di colpa, probabilmente per aver distrutto qualcosa che non gli appartiene. Cosi, per rimediare a quanto accaduto, nota un aspirapolvere e cerca più volte di metterla in funzione per pulire e quindi riparare il danno commesso. Questo atteggiamento rappresenta la chiara manifestazione del meccanismo di difesa detto “annullamento retroattivo” che consiste nel cercare di annullare un’azione precedentemente compiuta (dalla quale sono scaturiti sentimenti negativi e di colpa), attraverso l’esecuzione di un’altra dalla connotazione positiva.

25° seduta: il bambino anche in questa seduta manifesta la sua aggressività, sebbene non ha una connotazione distruttiva come in quelle precedenti. In particolare, viene manifestata attraverso l’azione di buttare sul pavimento degli oggetti che erano ordinatamente disposti su una mensola. È come se Francesco volesse rompere un ordine apparente per creare una situazione di caos al fine di liberarsi dalla tensione che lo invade. Inoltre, sempre durante la corrente seduta di psicoterapia, accade un particolare episodio: Francesco rompe la vela della barchetta che rappresentava il suo oggetto transizionale. In questo gesto è possibile notare un modo con cui il bambino sfoga la su aggressività, ma al tempo stesso, mostra dispiacere per quanto compiuto.

30° seduta: durante questa seduta non si rilevano particolari episodi aggressivi rispetto a quelli già menzionati in precedenza. Il bambino appare più sereno del solito.

35° seduta: dalle ultime rilevazioni è possibile riscontrare in Francesco una maggiore tranquillità. Il bambino attraversa un periodo più sereno del solito nel quale appare molto meno aggressivo e maggiormente in grado di controllare il fervore interiore che, da come si intravede nelle sedute iniziali di psicoterapia, in passato non riusciva a padroneggiare. Tale atteggiamento è, comunque, possibile scorgerlo anche nei genitori del bambino e, in particolare, nella madre. E’ plausibile che, i miglioramenti e i progressi effettuati dalle sedute di psicoterapia a cui è sottoposto da tempo Francesco, abbiano migliorato lo stato d’animo di quest’ultimo e, di conseguenza, il rapporto tra il bambino e i genitori che, probabilmente, nel vedere il figlio più tranquillo, si sono rasserenati al punto da migliorare il loro modo di relazionarsi con esso. Ed è inoltre probabile che, questo miglioramento, abbia a sua volta rinforzato lo stato di serenità interiore di Francesco, che ha deciso di aprirsi nei confronti del mondo a lui circostante, mondo che, fino a quel momento, lo aveva cosi tanto angustiato tanto da portarlo a decidere di chiudersi in sé stesso.

 

ACCETTAZIONE DELLE FRUSTRAZIONI

1° seduta: durante questa seduta il bambino appare molto chiuso in se stesso, anche la sua aggressività non viene manifestata esteriormente e tutto ciò comporta un accumulo di tensione interiore che rende difficile la tolleranza delle frustrazioni provenienti dall’ambiente esterno. Questa difficoltà è particolarmente evidente nel corso dell’intera seduta dal fatto che Francesco non riesce a concentrare la propria attenzioni in una sequenza ordinata e logica di attività. Per tale motivo il bambino adotta un atteggiamento di irrequietezza reso evidente dalla frenesia dei movimenti e dalla vana ricerca di qualcosa che possa interessarlo.

5° seduta:  il bambino adotta ancora una volta una condotta caratterizzata da irrequietezza e frenesia, ma riesce in maniera intermittente a seguire le indicazioni del terapeuta, dal momento che mostra piacere nell’ascoltare la voce del professionista in cui probabilmente vede una figura confortevole, rassicurante e dalla quale può avere fiducia. Sebbene non riesca ancora a tollerare in maniera funzionale le frustrazioni, mostra però un atteggiamento di complicità.

10° seduta: durante questa seduta Francesco per la prima volta manifesta un principio di apertura di quella parte dell’Io nella quale è celata la sua aggressività; la possibilità di scaricare anche una minima parte della sua aggressività crea nel bambino uno stato di minore tensione interiore che a sua volta mette Francesco nella condizione di poter tollerare con più facilità (rispetto alle sedute precedenti) le sue frustrazioni. Nell’insieme tutto ciò comporta l’occasione di gestire un conflitto di sentimenti negativi in maniera più funzionale che permette lo svolgimento del suo primo gioco costruttivo.

15° seduta: nella corrente seduta Francesco ritorna ad assumere dei comportamenti irrequieti e frenetici, questo è dovuto dalla lunga pausa estiva che ha indebolito l’alleanza terapeutica che precedentemente si era instaurata con il professionista. Infatti, il bambino in questa occasione non è riuscito ad attendere che il terapeuta terminasse il colloquio con i genitori ed ha più volte cercato di attirare l’attenzione del professionista, cotretto cosi ad interrompe prematuramente il colloquio in atto.

20° seduta: anche in questa seduta si manifestano i comportamenti di irrequietezza e frenesia di Francesco che non riesce a concentrarsi in un’unica attività costruttiva. Nonostante ciò si verificano delle occasioni in cui il bambino riesce a contenere la propria irrequietezza seguendo le indicazioni che gli vengono proposte. Cioè: accetta di non bere la bevanda che aveva preparato miscelando varie sostanze non alimentari, segue i consigli della tirocinante durante la preparazione del caffè ed infine accetta di concludere la seduta andando via col padre.

25° seduta: a differenza delle sedute precedente, il bambino mostra una maggiore capacità di tolleranza alle frustrazioni. Fin da subito segue le indicazioni del terapeuta, come ad esempio chiudere dei cassetti, svolgere qualche gioco. Inoltre, si viene a creare un lungo momento di interazione tra il terapeuta e il bambino, impegnati nella realizzazione di un puzzle. È bene sottolineare che paziente e terapeuta  sono in piena sintonizzazione affettiva, manifestata dal fatto che Francesco osserva con attenzione le azioni del professionista, riuscendo cosi a gestire l’irrequietezza e la tensione che solitamente non gli permettevano di avere lunghi tempi di attenzione sostenuta. Un altro comportamento indice di una migliore accettazione delle frustrazioni è quello in cui Francesco mostra il suo dispiacere nell’avere accidentalmente rotto la vela di una barchetta, sentimento manifestato sia verbalmente che mimicamente. In questo caso, il bambino non trattiene in sé i sentimenti negativi e non reagisce attraverso aggressività, ma comunica le conseguenze della sua azione, accompagnandola dalle emozioni che essa inevitabilmente ha suscitato.

30° seduta: anche nella seduta corrente è possibile osservare una migliore accettazione della frustrazione, in quanto al distacco emotivo tra terapeuta e bambino, generato a causa delle vacanze estive, è nuovamente subentrata quell’alleanza terapeutica che si era precedentemente indebolita tra i due. In particolare, Francesco mostra fiducia e sicurezza verso la figura del terapeuta, poiché appena giunto al centro ricerca il giocattolo che nella seduta precedente aveva preferito lasciare qui, piuttosto che portarlo con sé, segno di un senso di sicurezza, di fiducia e soprattutto di capacità di posticipare le gratificazioni. Sebbene il bambino stia mostrando dei miglioramenti, ancora però si verificano delle occasioni in cui Francesco non riesce a contenere le sue frustrazioni, reagisce ad esse di impulso, ma subito dopo riprende il controllo della situazione. Come ad esempio: non riuscendo ad aprire un giocattolo inizialmente Francesco manifesta la sua rabbia sbattendo l’oggetto a terra e pronunciando la frase: “oh, no!” per poi successivamente riprovare a raggiungere il suo intento, stavolta con successo. E’ possibile pertanto notare come nella corrente seduta il bambino dopo un primo attimo di impulsività, riprende il controllo di sé ritornando all’obiettivo di partenza e perseverando in modo costruttivo nella sua riuscita.

35° seduta: in questa seduta non si sono verificate particolari situazioni che hanno messo alla prova la capacità di tolleranza delle frustrazioni del bambino. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che casualmente non si sono create occasioni di disagio o di particolare tensione, fermo restando che allo stesso tempo Francesco ha raggiunto uno stato interiore di sicurezza e tranquillità che lo porta ad interagire in maniera più funzionale ed adattiva rispetto al passato. Infatti, nella seduta suddetta il bambino si dedica a più attività con una modalità ludica non più caratterizzata da frenesia e instabilità, ma da una discreta capacità di concentrazione in riferimento a ciò che gli interessa in quel determinato frangente, mostrando attenzione alle indicazioni del terapeuta. In particolare fra le poche attività svolte  da Francesco, è più opportuno soffermarsi  su quella più significativa ed indice di miglioramento, ovvero l’utilizzo di una fotocopiatrice. Dall’osservazione dei suoi comportamenti è possibile, ma soprattutto fondamentale, sottolineare come la serenità interiore, ormai da quest’ultimo conquistata, sia in grado di rendere il bambino capace di focalizzarsi su un'unica attività per gran parte del tempo a sua disposizione, situazione non osservabile in passato, tempo in cui la profonda frustrazione e tensione interiore generavano nel bambino un fuoco interno che lo portava a svolgere, con agitazione, più attività per volta in modo caotico. Lo stato di serenità interiore, osservato da Francesco, è destinato però ad infrangersi nel momento in cui la fotocopiatrice si guasta. In questo momento, il bambino rattristato e frustrato, inizia ad agitarsi decidendo in seguito di cambiare attività. Da ciò si evince che Francesco nonostante la frustrazione iniziale è riuscito a trovare una soluzione idonea verso la quale indirizzare il suo comportamento, piuttosto di rimanere ancorato a sentimenti di inutilità legati al fatto di non poter più usufruire del macchinario precedentemente utilizzato. Anche questo può essere interpretato come un’ulteriore miglioramento degno di nota, in quanto il bambino mostra discrete capacità di problem solving e un pensiero flessibile che si adatta alle circostanze.

 

STEREOTIPIE  FISICHE E VERBALI

 

1° seduta: durante tutta la seduta Francesco emette dei suoni con una leggera intonazione, ma nessun suono è riconducibile a frasi o parole di senso compiuto. Inoltre, è possibile osservare dei movimenti stereotipati e convulsi nella ricerca di giocattoli o oggetti che possano attrarre la sua attenzione.

5° seduta:  in questa seduta ad eccezione di un breve momento in cui il bambino si dondola in maniera stereotipata sulla sedia, non vengono rilevate particolari stereotipie che rientrano nei parametri oggetto di esame.

10° seduta: sebbene nelle sedute precedenti non si sono rilevati una gran mole di atteggiamenti stereotipati, è possibile comunque osservare un cambiamento nella mimica facciale ovvero un sorriso spontaneo e non stereotipato durante l’interazione col terapeuta.

15° seduta: nella seduta corrente non si sono riscontrati particolari evoluzioni nei parametri presi in esame, fermo restando che Francesco assume ancora degli atteggiamenti compulsivi, frenetici e stereotipati durante l’esplorazione dell’ambiente circostante.

20° seduta: probabilmente a causa di una maggiore tensione interiore, il bambino nel corso della corrente seduta mette in atto maggiori comportamenti stereotipati rispetto a quelle precedenti che è possibile osservare con più precisione durante l’attività ludica. Nello specifico, Francesco riavvolge in maniera compulsiva e ossessiva lo scotch intorno ad una lente di ingrandimento perseverando nell’attività in questione sino al  termine del nastro adesivo.

25° seduta:  la seduta corrente rappresenta più delle altre quella in cui è possibile evidenziare i progressi raggiunti da Francesco durante il suo percorso psicoterapeutico, ormai intrapreso da otto mesi, dal momento che nel bambino non sono presenti peculiari stereotipie proprio in quell’area in cui si manifestavano con maggiore frequenza. Nello specifico, il bambino durante l’attività ludica avviata in questa seduta concentra la propria attenzione nel completamento di un puzzle, riuscendo a non farsi distrarre dagli stimoli irrilevanti e collocando con tranquillità e compostezza tutti i pezzi in maniera logica ed ordinata e non più stereotipata fino alla sua conclusione. Ciò indica un notevole progresso, in quanto il bambino non svolge più in maniera confusa e disordinata più giochi allo stesso tempo, ma si dedica ordinatamente e costruttivamente ad una attività per volta senza farsi travolgere da quella irrequietezza e ripetitività nei movimenti che dapprima caratterizzavano la sua condotta a tratti stereotipata.

30° seduta: durante questa seduta non si rilevano particolari episodi stereotipati rispetto a quelli già menzionati in precedenza. Il bambino appare più sereno del solito e ciò si riscontra anche nelle aree oggetto di esame, che nel complesso si sviluppano in parallelo.

35° seduta:  da come è possibile notare nel corso della corrente psicoterapia, Francesco si dedica a più attività costruttive, anziché focalizzarsi esclusivamente su di una, come era solito fare fino a qualche seduta fa. Inoltre, i giochi intrapresi da quest’ultimo sono più sani, non stereotipati ma soprattutto vicini alle modalità ludiche di un bambino privo di un disagio psicologico. L’insieme di questi elementi rappresenta, quindi, un segno di apertura di Francesco nei confronti dell’ambiente esterno,infatti il bambino è meno rigido e ripetitivo mentre gioca e anche le sue espressioni facciali non mostrano rigidità.

Nota: la maggior parte delle sedute qui esaminate sono accompagnate da alcune stereotipie verbali che all’uditore esterno non rimandano ad alcun significato di senso compiuto, in quanto rappresentano semplici ripetizioni di monosillabi.

 

 

 

 

 

ATTENZIONE E CONCENTRAZIONE

 

1° seduta: durante questa seduta il bambino appare molto chiuso in se stesso. Le difficoltà di interazione con l’ambiente esterno sono particolarmente evidenti nel corso dell’intera seduta, dal fatto che Francesco non riesce a concentrare la propria attenzioni in una sequenza ordinata e logica di attività. Per tale motivo il bambino adotta un atteggiamento di irrequietezza reso evidente dalla frenesia dei movimenti nella ricerca di qualcosa che possa interessarlo.

 

 

 

5° seduta: il bambino adotta ancora una volta una condotta caratterizzata da irrequietezza e frenesia nella prima parte della seduta, ma riesce successivamente a prestare attenzione, seppure in maniera intermittente, alle indicazioni del terapeuta. Ad esempio, attacca delle figurine nell’album dei calciatori e più tardi esegue al computer un buon numero di schede del programma “Voglia di Crescere”, mostrando cosi una discreta soglia di attenzione.

 

 

 

10° seduta: in questa seduta non sono presenti particolari cambiamenti nell’area esaminata, il bambino mostra ancora una discreta soglia dell’attenzione sostenuta che non rientra però nei parametri standard.

 

 

 

15° seduta: sebbene i genitori riferiscono dei progressi nelle abitudini quotidiani di Francesco (ha imparato ad andare in bicicletta a due ruote, nuotare, prepararsi la merenda) che comportano una buona capacità di concentrazione e di attenzione, nella corrente seduta Francesco ritorna ad assumere dei comportamenti irrequieti e frenetici. Questo è dovuto dalla lunga pausa estiva che ha indebolito l’alleanza terapeutica che precedentemente si era instaurata con il professionista. Infatti, il bambino in questa occasione non è riuscito ad attendere che il terapeuta terminasse il colloquio con i genitori ed ha più volte cercato di attirare l’attenzione del professionista, costretto cosi ad interrompe prematuramente il colloquio in atto.

 

 

 

20° seduta: come si evince nelle sedute delle precedenti aree oggetto di esame, anche in questa area è possibile evidenziare i progressi ottenuti grazie al percorso psicoterapeutico intrapreso dal bambino. Poiché Francesco abbandona la sua condotta stereotipata, frenetica e compulsiva, dedicando a meno giochi per volta, concentrandosi cosi su poche attività costruttive e logiche per un lasso di tempo più prolungato rispetto al passato. Ad esempio,  prepara e serve il caffè.

 

 

 

25° seduta: nella corrente seduta si viene a creare un lungo momento di interazione tra il terapeuta e il bambino, impegnati nella realizzazione di un puzzle. È bene sottolineare che paziente e terapeuta  sono in piena sintonizzazione affettiva, manifestata dal fatto che Francesco osserva con attenzione le indicazioni del professionista e per la prima volta il bambino si dedica ad una sola attività durante la seduta per un periodo di tempo molto prolungato, mostrando quindi di aver raggiunto un livello soddisfacente in riferimento alle sue capacità attentive.

 

30° seduta: anche in questa seduta è possibile osservare che le capacità di attenzione e di concentrazione di Francesco hanno ormai raggiunto un livello quasi ottimale, dal momento che il bambino si dedica ancora una volta ad un’unica attività, ponendosi un obiettivo specifico (prendere una macchina all’interno di un gioco elettronico) che tenta di raggiungere nonostante alcuni fallimenti.

 

35° seduta: Francesco ormai si dedica alle attività con una modalità ludica non più caratterizzata da frenesia e instabilità, ma da una discreta capacità di concentrazione nei confronti di ciò che gli interessa in quel determinato frangente. Nello specifico, Francesco svolge diversi giochi, dapprima miscela vari prodotti liquidi, poi prepara il caffè, seguendo tutti i passaggi che occorrono alla  sua preparazione, servendolo al terapeuta e alle tirocinanti con cura e gentilezza. Da ciò si evince che ora il bambino è in grado di attendere i tempi necessari affinché si raggiunga un obiettivo, anche se si tratta di una banale attività come quella della preparazione del caffè. Come si evince dalle attività sopra menzionate, Francesco non rovista più in maniera convulsa e molto agitata tra i vari scaffali alla ricerca di un qualcosa che possa attrarre la sua attenzione, ma organizza i suoi giochi sin dal primo momento, decidendo di dedicarsi ordinatamente e per un lasso maggiore di tempo, ad un’attività per volta.

 

CONCLUSIONI

 

 

 

Nel complesso è possibile osservare uno sviluppo parallelo nelle aree oggetto di esame ed un’evoluzione nelle capacità ed abilità che sono state acquisite da Francesco durante il percorso psicoterapeutico. Mettendo a confronto la prima seduta di ogni area con l’ultima è possibile riscontrare un  cambiamento notevole nello sviluppo logico, cognitivo, affettivo, emotivo, relazionale e linguistico di Francesco, che ha apportato delle modifiche non solo nelle caratteristiche psicologiche del bambino ma anche nella qualità della sua vita. Questo ha determinato l’instaurarsi di un circolo virtuoso che parte dai cambiamenti frutto del percorso psicoterapeutico e che si riflette nel sistema familiare, scolastico e sociale del minore.

 

 OSSERVAZIONI

 

Le osservazioni che possiamo fare su questo caso riguardano vari aspetti:

 

1.     Intanto, per quanto riguarda le cause affettivo-relazionali che hanno potuto incidere negativamente e pesantemente sullo sviluppo del minore è sicuramente da escludere, almeno in questo bambino, che l’origine del disturbo sia dovuto a genitori sostanzialmente freddi e imperturbabili. Sia il padre, sia la madre di Francesco sono tutt’altro che freddi, imperturbabili o con scarse capacità comunicative. La madre, infatti, ha un carattere estremamente ansioso e focoso, mentre il padre presenta, all’opposto, una personalità molto tranquilla e controllata, ma anche attenta e affettuosa. In questo caso bisogna cercare altrove le cause dei problemi di Francesco. In particolare bisogna cercarle nei primi mesi di vita del bambino quando, probabilmente, hanno avuto importanza nel determinare il Disturbo Autistico i gravi problemi respiratori del piccolo, che hanno comportato la gravissima complicanza dell’arresto cardiaco e un ricovero durato quasi un mese. Non è difficile immaginare come abbia potuto reagire la madre, con le caratteristiche di personalità che abbiamo descritto, ad eventi così difficili e traumatizzanti. D’altra parte questa coppia fin dall’inizio del matrimonio aveva manifestato importanti conflitti coniugali che sono continuati nel tempo. Questi conflitti sicuramente avranno inciso negativamente sullo sviluppo del neonato. A ciò probabilmente bisogna aggiungere le possibili cause organiche dovute alla scarsità di ossigeno a livello cerebrale a motivo delle notevoli difficoltà respiratorie e al successivo, momentaneo, arresto cardiaco.

 

2.     Il legame che si è stabilito tra il terapeuta ed il bambino, data la gravità della sintomatologia, si è strutturato e costruito gradualmente, diventando nel tempo sempre più forte e stabile.

 

3.     Il miglioramento osservato è stato di tipo armonico. Si è potuto notare come il linguaggio, l’autonomia personale, la socializzazione, l’affettività e le altre aree esaminate siano tutte gradualmente migliorate, non solo nell’ambito del rapporto terapeutico, ma anche negli altri ambienti di vita del bambino: casa, scuola, ambiente sociale.

 

4.     Il suo miglioramento ha instaurato un circolo virtuoso nel rapporto madre-figlio. Inizialmente questo rapporto era molto conflittuale, per cui da una parte la donna vedeva Francesco come motivo di grosse preoccupazioni e come fonte continua di comportamenti disastrosi che necessitavano di un costante e attento controllo e repressione. A sua volta il figlio, sembrava basasse il suo rapporto con la madre nella difesa e nella fuga dalla realtà, senza cercare un minimo di contatto con lei. Quando mediante la psicoterapia questo rapporto si è fatto più sereno, affettuoso, solido e ricco, la donna, che prima era solita raccontare tutte le malefatte di Francesco, negli ultimi mesi, anche solo per telefono, ama riferire, invece, tutte le sue conquiste: di come il figlio sia diventato buono e accondiscendente; di quanto sia maturato nel campo dell’autonomia personale; del fatto che riesca a rimanere seduto negli incontri settimanali organizzati per prepararsi alla prima comunione e di come poi, durante la cerimonia in chiesa, sia rimasto ‹‹a manine giunte come un angioletto››. Inoltre, la madre, con grande gioia ama riferire: ‹‹Adesso mi aiuta a casa e lo posso mandare alle feste dei suoi compagnetti dove partecipa tranquillamente ai giochi come tutti gli altri bambini, cosa che prima non era assolutamente possibile››. ‹‹Adesso, anche se a modo suo, dice tante paroline››.

 

5.     Nel tempo è aumentata nel bambino anche la capacità di resistere alle frustrazioni e quindi è aumentata la capacità di accettare i tanti no che i genitori, ma anche gli altri, gli procurano ogni giorno. Da ciò abbiamo compreso quanto sia importante, nel processo di socializzazione, la capacità di poter accettare e gestire le frustrazioni. Poiché questa capacità è molto bassa nel bambino affetto da Disturbo Autistico, le sue possibilità nell’ambito della socializzazione sono gravemente limitate e compromesse.

 

6.     Pensiamo, inoltre, che sebbene il miglioramento di Francesco sia riferibile a tutto il progetto terapeutico, la psicoterapia individuale sia stato l’elemento risolutivo. Anche perché per ben due anni, prima di iniziare la psicoterapia, avevamo tentato di migliorare le condizioni del bambino ma con scarsi e parziali risultati. Ci sembra pertanto di poter affermare che il terapeuta per questi bambini ha lo stesso spessore di una “madre buona” per un bambino neonato. Accanto ad una “madre buona” il bambino non solo ha la possibilità di sviluppare tutte le sue potenzialità, ma ha la possibilità di vedere anche il mondo attorno a lui con le stesse caratteristiche positive offerte dalla persona che ha cura di lui e con lui si relaziona in modo adeguato ai suoi bisogni.

 

7.     Come si può notare leggendo i giochi effettuati da Francesco, questi sono stati molto diversi. Cercare di stabilire, pertanto, a priori, quale gioco far effettuare a questi bambini, con quale materiale e per quanto tempo, avrebbe comportato, sicuramente, dei grossolani errori. Lasciare che sia il bambino a cercare e creare il suo gioco, non solo è la soluzione più semplice, ma è anche la più saggia, in vista dei risultati da ottenere. D’altra parte, questo atteggiamento è lo stesso usato in ogni psicoterapia non direttiva, nella quale è il soggetto che sceglie quale argomento comunicare e per quanto tempo e non il terapeuta! Non ci appare, inoltre, aderente alla realtà quanto descritto da alcuni autori che in questi bambini mancherebbero i giochi simbolici. Se il terapeuta riesce a farsi accettare pienamente, così che il bambino con Disturbo Autistico possa comunicare liberamente i propri pensieri, ci si accorgerà ben presto che il loro gioco è, invece, ricco di elementi simbolici.


 

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