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LO STRESS NEI BAMBINI

 

 

 

 

 

Lo stress viene definito dal Galimberti[1], come lareazione emozionale intensa ad una serie di stimoli esterni che mettono in moto risposte fisiologiche e psicologiche di natura adattativa. Se gli sforzi del soggetto falliscono perché lo stress supera le capacità di risposta, l’individuo è sottoposto a una vulnerabilità nei confronti della malattia psichica, di quella somatica, o di entrambe”.

Gli stimoli esterni e, quindi, gli agenti stressanti, possono essere numerosi. Vi può essere uno stress fisico dovuto a stimoli come il caldo ed il freddo o gli eccessivi sforzi muscolari; vi può essere uno stress psicologico, dovuto a stimoli emozionali,[2] come il dover affrontare le richieste delle persone che vivono accanto a noi, ad esempio, quando i familiari richiedono al bambino un comportamento irreprensibile: eccessivamente educato, ordinato, ubbidiente, puntuale o un impegno scolastico sproporzionato alle sue possibilità. Vi sono, inoltre, gli stress psicosociali, nei quali il bambino è costretto ad affrontare una situazione esterna, caratterizzata da difficoltà interpersonali, sociali o individuali.[3]

Per Clancy Blair: “Lo stress influenza lo sviluppo cerebrale di bambini anche molto piccoli, probabilmente perfino prima della nascita”. “Gli ormoni dello stress possono modificare i circuiti cerebrali in via di sviluppo. In particolare influenzano le connessioni neurali nella corteccia prefrontale, che presiede alle funzioni esecutive”.[4]  Queste zone cerebrali sono fondamentali per il ragionamento, la pianificazione e la risoluzione dei problemi e per regolare le emozioni e l’attenzione, e sono essenziali al successo accademico. Se nei bambini lo stress può impedire lo sviluppo di capacità cognitive importanti, lo stesso è pericoloso a ogni età. Negli adulti, ad esempio, può sconvolgere e portare scompiglio anche nelle loro capacità relazionali e di concentrazione. Se lo stress si presenta in maniera cronica, può danneggiare la persona sia fisicamente, sia emotivamente che intellettualmente. Con conseguenze psicologiche gravi, come depressione e ansia cronica.

 

Uno stress può essere ben retto e gestito, quando non è frequente, non è eccessivamente intenso o quando la persona che lo vive è abbastanza forte, solida e matura, per riuscire a sopportarlo. In caso contrario può provocare, in chi lo subisce, delle conseguenze psicologiche, ma anche fisiche, più o meno gravi.

L'esposizione precoce a stimoli ambientali stressanti, come possono essere la separazione del bambino dalla madre, la presenza di intensa conflittualità all’interno della famiglia, la depressione o l’ansia genitoriale, il cattivo rapporto con gli insegnanti o con i coetanei, è in grado di alterare, in senso negativo, la sensibilità dell’individuo ai successivi stimoli stressanti; quindi in epoche e momenti successivi, anche stimoli molto modesti e banali possono causare una notevole ansia.

Pertanto uno stress lieve su una persona che ha l’età, la maturità e la robustezza psicologica sufficiente per affrontarlo e ben sopportarlo, produce effetti positivi, come una maggiore gioia e gratificazione, alle quali seguono una maggiore maturità e robustezza interiore, date dal piacere di affrontare, con buoni risultati, un cammino più impervio e difficile del solito. Se invece la situazione stressante si ripete frequentemente, è troppo intensa o agisce su un bambino già provato da stress precoci ed eccessivi, questi, nonostante la buona volontà e nonostante tutti i tentativi di ben affrontare la richiesta, non riuscendo nell’intento è costretto a cedere. In questi casi si ha la fase dell’esaurimento e del collasso delle difese, con pesanti ripercussioni sul piano fisico e psicologico.[5]

Questo tipo di stress con effetti negativi viene definito distress. Il distress prolungato nel tempo produce incremento del ritmo cardiaco, aumento della pressione arteriosa e del ritmo respiratorio, deficit del sistema immunitario e diminuzione delle capacità di ragionamento, con conseguente difficoltà ad affrontare i problemi che di volta in volta si dovessero presentare. Inoltre, nel caso di distress prolungati ed intensi, sono compromesse sia la memoria, sia la percezione della realtà esterna all’individuo.[6]

Quasi sempre gli stress sono di origine ambientale. Solo occasionalmente, invece, sono il risultato di impedimenti costituzionali non riconosciuti (Wolff, 1970, p. 37). A volte gli stress nascono da ottime intenzioni. Ad esempio, spesso, nella nostra società, i genitori, spinti dalla moda del momento e avendo paura di non stimolare sufficientemente il loro figlio e di privarlo di qualcosa, stimolano i bambini coinvolgendoli in mille attività: musica, danza, piscina, corso di inglese, pattinaggio. Ciò senza tener conto dei bisogni reali dei figli.

Come abbiamo già accennato, la possibilità di reggere e ben gestire una o più situazioni stressanti dipende da vari fattori:

  •  l’età dell’individuo. Minore è l’età dell’individuo, minori saranno le possibilità di ben gestire i fattori stressanti;[7]
  •  la frequenza, la durata, l’intensità e la gravita dell’elemento stressante. Maggiore è la frequenza, la durata e la gravità dell’elemento stressante, minori saranno le possibilità di reggerle efficacemente;
  •  la robustezza o la fragilità psicologica della persona. Più una persona è psicologicamente sana e robusta,  più facilmente sopporta gli stress; più è fragile, più facilmente diventa vittima degli stress.[8]

 

Purtroppo quando i livelli di pressione psicologica sono notevolmente elevati, le persone che riescono a resistere senza cedere sono molto poche.

Tutti i bambini incontrano piccole difficoltà nel corso del loro sviluppo, in quanto possono subire incidenti, malattie, la nascita di un fratellino, un cambiamento di casa, di scuola o di ambiente di vita, richieste di maggiore autocontrollo, insegnanti particolarmente severi o scorbutici. Per lo più questi bambini reagiscono a questi stress con temporanee alterazioni del comportamento, episodi di enuresi notturna, manifestazioni di collera violenta o con la presenza di incubi notturni, paure intense ed eccessive. Per fortuna, se i genitori riescono ad interpretare correttamente e rapidamente questi sintomi di malessere, così da attivarsi immediatamente, cercando di allentare le pressioni sul bambino, i sintomi causati dallo stress diminuiscono, fino a scomparire. Serie difficoltà insorgono quando gli stress sono schiaccianti o quando gli adulti sono poco attenti, troppo occupati o eccessivamente superficiali, per cui non badano ai segnali di disagio e difficoltà espressi dal bambino. In questi casi i sintomi del piccolo peggiorano, ed è necessario un aiuto specialistico, quantunque le reazioni del bambino siano “normali”, nel senso che qualunque bambino, in quelle condizioni, avrebbe reagito allo stesso modo.[9]

Può succedere di peggio, quando da parte dei genitori o degli adulti, questo tipo di reazione dei bambini agli stress, non solo non è capito e accettato, ma anzi viene giudicato come un comportamento capriccioso e monello: “È diventato incontentabile, sempre piagnucoloso e irrequieto. Fa queste cose volutamente, per farmi soffrire e per stancarmi”. In questi casi i sintomi di difficoltà e disagio espressi dal bambino, non affrontati nella maniera corretta, cercando di scoprirne le cause, per poi provvedere ad eliminarle o ridurle, innescano, ora sì, un vero disturbo psicologico.

A

[1] Galimberti U., (2006), Dizionario di psicologia, Roma, Gruppo editoriale L’Espresso, p. 553.

[2] Galimberti U., (2006), Dizionario di psicologia, Roma, Gruppo editoriale L’Espresso, p. 553.

[3] Galimberti U., (2006), Dizionario di psicologia, Roma, Gruppo editoriale L’Espresso, vol. 3 p. 554.

[4] Blair C., (2013), “Pericolo stress”, Mente e cervello, n° 105, settembre, p. 45.

[5] Meazzini P.,  (1997), "Quando lo stress colpisce, ovvero fatti e misfatti dello stress nella scuola",  Psicologia e scuola, n. 86, anno 18°, Ottobre – novembre, p. 33.

[6] Meazzini P.,  (1997), "Quando lo stress colpisce, ovvero fatti e misfatti dello stress nella scuola",  Psicologia e scuola, n. 86, anno 18°, Ottobre – novembre, p. 39.

[7] Meazzini P.,  (1997), "Quando lo stress colpisce, ovvero fatti e misfatti dello stress nella scuola",  Psicologia e scuola, n. 86, anno 18°, Ottobre – novembre, p. 32.

[8] Meazzini P.,  (1997), "Quando lo stress colpisce, ovvero fatti e misfatti dello stress nella scuola",  Psicologia e scuola, n. 86, anno 18°, Ottobre – novembre, p. 32.

 

[9] Wolff S., (1969), Paure e conflitti nell’infanzia, Roma, Armando - Armando Editore, p. 7.