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Tricotillomania e onicofagia

Dott. Emidio Tribulato

 

 

tricotillomania caduta capelli

 

 

Nella tricotillomania, il bambino avverte un bisogno irresistibile di arrotolare, toccare, accarezzare o, nei casi più gravi, strappare i capelli propri o quelli della madre quando rimane vicina a lui. Quando i capelli sono strappati, questi bambini possono procurare a se stessi chiazze di alopecia.

Questo comportamento provoca stress all’intera famiglia che non sopporta di vedere il figlio che si strappa i capelli e si provoca la calvizie. “Questa condotta può comparire in situazioni di ansia, frustrazione o carenze affettive: separazione dai genitori, morte di uno di loro, nascita di un fratellino, collocamento in istituto…”[1]. In questi casi è inutile rimproverare il bambino: non è con i rimproveri che l’ansia diminuisce. È molto meglio avere con lui un comportamento più vicino e affettuoso ed eventualmente impegnarlo in piccoli lavori manuali o suggerirgli di scaricare l’ansia su qualche oggetto morbido, da tenere e stringere tra le mani.

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Nell’onicofagia, invece, il bambino avverte il bisogno di succhiarsi le dita, di mordersi le unghie o le pellicine attorno all’unghia. Questo comportamento è molto frequente nei bambini ansiosi, troppo vivaci, attivi ed autoritari, i quali hanno bisogno di contenere la loro tensione ed il loro nervosismo.[2]L’onicofagia può essere interpretata come una persistenza del bisogno autoerotico infantile del succhiare: prima il ciuccio e poi il dito. Alcune volte è un comportamento transitorio della durata di pochi giorni o pochi mesi. Può però diventare un comportamento radicato e persistere anche in età adulta. Poiché viene giudicato dagli adulti: genitori, familiari, insegnanti, come un “vizio” e un comportamento riprovevole, anche dal punto di vista igienico, il bambino stesso, se sensibile al giudizio altrui, cerca di evitarlo in ogni modo, ma spesso con scarsi risultati; per cui, anche se di nascosto, continua a mordicchiarsi le unghie.

Sono stati proposti numerosi interventi per dissuadere il bambino e anche il ragazzo da questo comportamento. Poiché si è visto che a nulla servono minacce, rimbrotti e castighi, si è cercato di agire mediante delle tecniche repulsive come fasciare le dita o mettere su di esse una sostanza amara. Oppure, al contrario, si è cercato di rendere orgogliose delle loro unghie le bambine e le ragazzine, mettendo uno smalto e curandole perfettamente. Tuttavia questo come tutti i sintomi che segnalano un disagio o un chiaro disturbo psichico, necessita di interventi che devono riguardare innanzitutto l’ambiente di vita del bambino, al fine di renderlo il più sereno possibile, mentre si segue e si cura il bambino mediante una psicoterapia individuale.


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[1] De Ajuriaguerra J.,  Marcelli D., (1986), Psicopatologia del bambino, Milano, Masson Italia  Editori, p. 92.

[2] De Ajuriaguerra J.,  Marcelli D., (1986), Psicopatologia del bambino, Milano, Masson Italia  Editori, p. 92.