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I disturbi ossessivi e compulsivi nel bambino

Dott. Emidio Tribulato

 

 

 

I disturbi ossessivi e compulsivi

Che i bambini, insieme al piacere di disordinare, abbiano anche, in alcuni momenti della loro giornata, un istintivo bisogno di ordine è risaputo. Una delle componenti che offre loro sicurezza è data dal constatare che gli avvenimenti nella loro famiglia e attorno a sè si svolgono secondo una prassi e un rituale ben consolidati. Ad esempio, a colazione alcuni bambini desiderano bere il latte dalla tazza alla quale sono affezionatissimi; durante il pranzo vogliono sedersi sempre nella stessa sedia; se sono abituati a vedere dei cartoni animati mentre mangiano, si impuntano affinché le cose non cambino. Sono poi ben conosciuti i rituali per andare a letto. Rituali fatti da attività routinarie: andare in bagno, pulirsi i denti, dare a papà il bacetto delle buona notte, sistemare il cuscino, storia da raccontare o lettura di una favola e poi, per le femminucce, orsacchiotto o bambola preferita tra le braccia e per i maschietti spada dell’eroe dei cartoni animati messa accanto al letto, pronta per essere sguainata contro nemici immaginari. Questi ed altri rituali tendono a scomparire, in genere, verso i sette-otto anni,[1]dopo tale periodo buona parte dei bambini accettano alcuni cambiamenti nella loro routine quotidiana.

Solo quando questo tipo di manifestazioni è molto coattivo ed è associato ad altri segni di sofferenza del bambino, siamo in presenza di sintomi ossessivi. Questi sono caratterizzati da persistenti e ricorrenti idee, pensieri, impulsi o immagini mentali, che la volontà non riesce ad eliminare dal campo della coscienza. Idee, pensieri ed impulsi, che costituiscono motivo di turbamento e di disagio per il bambino. Queste idee e questi impulsi possono avere anche delle componenti aggressive o distruttive, delle quali il bambino si vergogna o si fa una colpa.

Le ossessioni e/o le compulsioni interferiscono, a volte pesantemente, sulle sue attività quotidiane: studio, vita di relazione, igiene, gioco, ecc., rendono difficili molti momenti della giornata del minore, in quanto non solo non gli lasciano tregua e spazio per dedicarsi ad altro, ma gli procurano anche molta stanchezza e spossatezza.

I bambini che soffrono di sintomi ossessivi avvertono questi pensieri come qualcosa di intrusivo e, quindi, indipendente dal normale flusso dei loro pensieri, ma anchecome un qualcosa di fastidioso, sia per il contenuto, sia per la frequenza con il quale si manifestano e gli recano disagio. Ma mentre l’adulto avverte questi pensieri come privi di senso, irrazionali ed esagerati , o comunque non giustificati dalla realtà nella quale egli vive e si muove, per cui è consapevole del loro carattere morboso, anche se non può fare a meno di subirli, il bambino non sempre ha la chiara consapevolezza che le ossessioni e le compulsioni siano qualcosa di irragionevole che lo coinvolge.

Le compulsioni

Accanto alle ossessioni il minore soffre anche delle compulsioni o rituali ossessivi. Questi consistono in azioni mentali e comportamenti che si attuano in risposta alle ossessioni e che rappresentano un tentativo di soluzione; in quanto, anche se temporaneamente, questi rituali sono seguiti da un senso di sollievo dal disagio causato dalle ossessioni.

I rituali possono essere di vario genere: alcuni bambini hanno la necessità di ripetere una preghiera per un certo numero di volte per scongiurare la morte o la malattia propria o di un altro familiare. Altri che hanno paura che certi oggetti o certi indumenti da loro toccati possano contaminarli, hanno la necessità di lavare continuamente le proprie mani, i vestiti o altri oggetti personali. Vi sono poi dei bambini che avvertono l’impulso di far del male a qualche familiare o di effettuare delle azioni molto rischiose: ad esempio, attraversare la strada mentre sfrecciano le auto; per cui, pur di scongiurare ciò, sentono la necessità di camminare sul marciapiede toccando tutti i pali che incontrano sul loro cammino. Altri bambini ancora possono avere il timore di essere esposti a un pericolo, o si sentono responsabili e colpevoli di tale pericolo e, quindi, avvertono la necessità di contare alcuni particolari oggetti che incontrano, ad esempio, tutte le auto di colore bianco, o di ripetere determinate parole al fine di scongiurare eventi catastrofici.

Come abbiamo visto, i tipi di ossessioni e di rituali compulsivi possono essere molto vari e numerosi, possono modificarsi nel tempo[2]e possono presentarsi in forma più o meno grave. In quest’ultimo caso provocano nel bambino notevoli frustrazioni e sofferenze, anche perché i vari rituali che sono costretti ad effettuare hanno ripercussioni sulla sua vita familiare, sociale e sul rendimento scolastico. Per tale motivo la depressione e ansia, che spesso si evidenziano in questi casi, se da una parte possono essere causa dei sintomi, dall’altra possono esserne la conseguenza.

Le cause

Le indagini genetiche hanno evidenziato un’elevata concordanza del disturbo nei gemelli omozigoti e una più elevata incidenza fra gli ascendenti e collaterali.[3]

Le indagini neurochimiche hanno messo in evidenza una disfunzione serotoninergica.

Le neuroimmagini suggeriscono una disfunzione dei circuiti striato-talamo-corticali.

Cause ambientali. I sintomi ossessivo-compulsivi spesso si presentano in concomitanza con alcuni eventi stressanti come l’inizio della scuola, la separazione dei genitori, i cambiamenti di abitazione. È evidente, inoltre, come alcune caratteristiche psicopatologiche dei genitori, con conseguenti comportamenti educativi impropri, possono contribuire alla genesi del disturbo. Accanto a questi bambini possiamo trovare dei genitori molto ansiosi o con problematiche simili, i quali attuano nei confronti dei figli dei comportamenti educativi eccessivamente severi, responsabilizzanti e colpevolizzanti. Secondo l’interpretazione psicoanalitica questi sintomi sono dei tentativi più o meno disperati di contenzione delle pulsioni vissute come pericolose e distruttive, in modo tale da mantenere un ambiente circostante identico ed invariabile e di assicurare questa immobilità.

 

 

 

Amore e odio

 Salvatore, di anni undici, era figlio di genitori separati, i cui rapporti di coppia si erano deteriorati dopo la nascita del bambino. I genitori iniziarono a fargli frequentare la scuola dell’infanzia a due anni e otto mesi ma, nonostante il bambino piangesse ogni volta che veniva portato a scuola, non accettando di allontanarsi dalla sua casa e dai suoi genitori, questi non desistevano dal loro intento in quanto il bambino “doveva abituarsi”. Le maestre durante la scuola materna notavano che il piccolo dimostrava una buona intelligenza ma appariva scontroso e chiuso, con difficoltà nella socializzazione e nell’integrazione con i coetanei.

 La sintomatologia del piccolo si accentuò quando si evidenziarono nella madre dei disturbi psichici. Il bambino era diventato più aggressivo con i genitori e con i nonni, mentre presentava paura degli altri, del mondo esterno: temeva che potesse succedere qualcosa di male a se stesso o ai suoi genitori. Presentava, inoltre, fobia degli insetti, delle malattie e dei germi. E poiché temeva di essere contagiato si lavava le mani molte volte al giorno e soffiava in continuazione per eliminare i microbi dalla bocca. Sempre per lo stesso motivo non voleva essere toccato e non accettava i baci da nessuno. I suoi problemi non si limitavano alle fobie e ai sintomi ossessivi-compulsivi egli, se rimproverato, reagiva aggredendo verbalmente e fisicamente la madre, in quanto diceva che non poteva accettare di sottomettersi ai suoi comandi. Appariva disubbidiente, nervoso, irritabile e manifestava nell’ambiente domestico atteggiamenti provocatori, ostili, negativisti, facile perdita del controllo e atteggiamenti vendicativi. Se la madre gli chiedeva qualcosa o diceva o faceva un gesto che a lui dava fastidio “gridava come un pazzo”. Le emozioni che manifestava più frequentemente erano, pertanto, rabbia e aggressività.

Erano evidenti anche gravi problemi nella socializzazione: non voleva uscire da casa e solo alla fine della quarta elementare era riuscito a fare amicizia con due bambini. Molto geloso delle sue cose, non dava niente e non regalava niente a nessuno. Inoltre si rifiutava di assaggiare i cibi che non rientravano nel suo limitato menù. I suoi interessi erano molto ristretti: parlava, leggeva, collezionava e si interessava solo dei dinosauri. D’altra parte era molto impegnato nello studio tanto che non praticava alcuno sport per paura di non riuscire a studiare sufficientemente. Mentre era aggressivo verso i compagni di classe, nei confronti delle insegnanti era particolarmente educato e molto rispettoso. Nonostante verso la madre avesse dei comportamenti provocatori e aggressivi era molto geloso di lei, tanto che diceva al padre: “La mamma è mia, tu te ne devi andare”.

Quando si chiedeva al bambino quale poteva essere il motivo dei suoi problemi egli sottolineava soprattutto la separazione dei genitori.

Dall’esame di questo caso notiamo come le componenti ambientali siano state rilevanti nella nascita e nel mantenimento dei disturbi psicologici del bambino: presenza nella madre di importanti problematiche psichiche, conflittualità nei genitori sfociata in seguito nella loro separazione, scarsa attenzione ai segnali di sofferenza del bambino manifestata da entrambi i genitori.

Accanto alle problematiche di tipo ossessivo compulsivo sono evidenti in Salvatore molti altri sintomi di sofferenza: gravi problemi nella socializzazione, atteggiamento rabbioso e aggressivo nei confronti della madre e del padre, interessi notevolmente limitati.

Pensiamo sia evidente come il conflitto tra i genitori con la successiva separazione abbia provocato in Salvatore un conflitto interiore difficilmente superabile, che si manifestava con atteggiamenti di odio ma anche di gelosia nei confronti della madre e con rifiuto del padre. Tra i due genitori il bambino sembrava avesse scelto la madre, in quanto era la persona dalla quale poteva ricevere delle cure, ma nello stesso tempo vi era in lui la consapevolezza che anche la donna aveva partecipato e partecipava al suo malessere.


A

[1] De Ajuriaguerra J.,  Marcelli D., (1986), Psicopatologia del bambino, Milano, Masson Italia  Editori, p. 285.

[2] Militerni R., (2004), Neuropsichiatria infantile, Napoli, Editore Idelson Gnocchi, p. 384.

[3] Militerni R., (2004), Neuropsichiatria infantile, Napoli, Editore Idelson Gnocchi, p. 383.