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i TIC NERVOSI

Dott. Emidio Tribulato

 

 

 

 

 

 Questo tipo di sintomi sono molto evidenti. Il bambino, improvvisamente, ripetutamente, senza che riesca ad impedirli, senza riuscire a bloccarli per molto tempo, effettua dei movimenti bruschi, improvvisi e imperiosi. Galimberti[1]così descrive il tic: “Movimento rapido, ripetitivo, coordinato e stereotipato, ripetuto nella mimica e nella gestualità, che si presenta in relazione alla tensione del soggetto senza poter essere impedito dalla volontà”. Ciò in quanto l’esecuzione di questi movimenti è preceduta da un bisogno imperioso, per cui i tentativi di repressione causano malessere. I tic spariscono nel sonno, quando il soggetto è molto rilassato o in certi momenti di distrazione.[2]

Nei tic semplici i movimenti possono riguardare solo alcuni gruppi muscolari e, quindi, solo una piccola parte del corpo, come ammiccare, girare gli occhi, tossire, aprire la bocca, far spallucce, chiudere il pugno.

Nei tic complessi, i movimenti possono coinvolgere una grande quantità di muscoli per cui il soggetto salta, tocca qualcosa, odora, scrolla il capo ecc.

 

I tic possono riguardare tutti i muscoli del corpo. Se, ad esempio, sono interessati i muscoli degli occhi, quelli del collo, della gola o delle dita delle mani, la loro contrazione provoca ammiccamenti, smorfie del viso, movimenti del collo, delle mani, colpi di tosse, il raschiarsi la gola, lo sbuffare, il tirar su col naso, il grugnire. Se sono interessati i muscoli degli arti inferiori si possono avere dei movimenti come il battere i piedi, il saltare e così via.

Questi movimenti sono come la caricatura di movimenti volontari e quindi, come tutte le caricature e anche perché sono spesso ripetuti, ottengono l’effetto di stimolare l’ilarità nelle persone presenti che l’osservano. Soprattutto suscitano il riso dei coetanei i quali, non riuscendo a controllare i loro istinti aggressivi, reagiscono spesso prendendo in giro il bambino che soffre di questo disturbo.

Anche i genitori vivono male questo tipo di sintomi, quando sono presenti nei loro figli, in quanto si accorgono che i tic aumentano quando il bambino è più teso o quando è in atteggiamento inattivo, ad esempio, davanti alla tv mentre diminuiscono o sono assenti quando il bambino è rilassato. Ciò li porta a credere che, mediante la volontà, sia sempre possibile controllare questi movimenti, per cui disapprovano e rimproverano il figlio con la vana speranza che egli si decida a smettere di eseguire “questi movimenti assurdi e ridicoli”.

Abbiamo detto che è una vana speranza, in quanto il bambino si rende conto che per lui sarebbe molto meglio non effettuarli, ma sa anche che se cerca di ritardarli, mediante l’uso della volontà, sarà costretto a subire un’ansia crescente e sempre più pesante. Ansia che diminuirà, almeno momentaneamente, soltanto quando avrà dato libero sfogo a questi movimenti.

A seconda della durata sono distinti due tipi di tic: i tic transitori e i tic cronici.

 

I tic transitori sono passeggeri e spariscono spontaneamente dopo poco tempo.

 

I tic cronici persistono anche nell’età adulta.

 

Spesso i tic, soprattutto se cronici e dunque duraturi nel tempo, procurano a chi ne soffre sentimenti di vergogna e di frustrazione, ritiro sociale, intensa timidezza, umore depresso, difficoltà nella socializzazione col gruppo dei pari, anche a causa degli atteggiamenti di derisione da parte di quest’ultimi. Tutto ciò, a sua volta, accentua il disagio del bambino, per cui si può avere un aggravamento delle manifestazioni ticcose.

Molti genitori, per fortuna, si rassegnano sapendo, anche dall’esperienza comune, che i tic transitori sono i più frequenti e che vi sono buone probabilità che scompaiano nel momento in cui il bambino acquisterà maggiore serenità.

Le cause

Cause biologiche. Si sospetta un coinvolgimento del sistema dopaminergico.[3]

Cause ambientali. Per De Ajuriaguerra e Marcelli[4] i tic sono un mezzo con il quale il bambino manifesta e scarica, almeno momentaneamente, la sua ansia, la sua tensione psichica ed i suoi conflitti. Anche per Galimberti:[5] “L’affezione quando non dipende da lesioni organiche, è di origine psicogena”.

Per Rouart[6] vi sono due tipi di tic. Un primo tipo è presente in bambini ben adattati, con buone capacità scolastiche ma ansiosi e infantili. In questi casi i tic rappresentano il modo migliore che il bambino ha trovato per sfogare l’angoscia e la tensione emotiva. Il secondo tipo è invece presente in bambini instabili, turbolenti, disattenti a scuola, estroversi. In questi casi: “il tic è una manifestazione parossistica di un disadattamento all’ambiente, cui si associano comportamenti fatti di turbolenza e di atteggiamento costrittivo, di aggressività e di paura”. In definitiva, in questo secondo tipo, i tic sarebbero l’espressione motoria e una via di scarico dei conflitti e della tensione psichica, in soggetti con un eccessivo controllo dell’etero e auto aggressività.

Come affrontare questa problematica

Come si può ben comprendere da quanto abbiamo detto è perfettamente inutile, anzi è controproducente sgridare o rimproverare il bambino a causa dei suoi tic. Questi comportamenti lo farebbero sentire in maniera negativa ma anche non accettato dai suoi genitori ed educatori, per cui si rischierebbe di creargli nuova ansia che, a sua volta, si esprimerebbe con l’accentuazione dei tic.

È, quindi, bene evitare di sgridarlo o fargli notare questi suoi movimenti. Meglio far finta di niente e impegnarsi a cercare e trovare le strategie migliori per renderlo più sereno: meno rimproveri, più vicinanza affettiva, meno impegni scolastici, meno tv e videogiochi, più gioco libero all’aria aperta, più sport, più dialogo, più serenità ambientale. Se è il bambino stesso a sollevare l’argomento dei tic, si può cercare di rassicurarlo sul fatto che non è nulla di grave e che vi sono buone probabilità che presto questi movimenti scompariranno.

 

È sicuramente utile tenere un diario nel quale segnare tutti i comportamenti che accentuano l’ ansia e il malessere del bambino e quelli che invece hanno la capacità di rasserenarlo e farlo sentire più a proprio agio. Ciò aiuterà gli adulti a capire il suo mondo interiore e a modificare in senso positivo l’ambiente nel quale vive il bambino, facendo in modo che sia il più sereno e tranquillo possibile. Per fare ciò è essenziale evitare i contrasti o conflitti con il coniuge, gli altri familiari o gli altri figli, mentre nello stesso tempo è bene gratificare frequentemente il bambino per quello che fa, per quello che dice, per le sue capacità, per il suo buon carattere, per l’aiuto che offre in casa.

Nel caso in cui i genitori o chi ha cura del bambino soffrano di ansia o depressione, questi dovranno impegnarsi a curare questi disturbi, mediante psicoterapia o con l’uso di farmaci adeguati allo scopo. In tal modo questi genitori avranno la possibilità di rapportarsi in maniera più tranquilla, sicura e serena, sia verso il bambino sofferente dei tic, sia verso gli altri membri della famiglia.

 

Se la sintomatologia dovesse persistere, può certamente essere utile una terapia di rilassamento come il Training Autogeno. Nel caso in cui i tic siano associati ad altre problematiche psicologiche di un certo rilievo, è sicuramente consigliabile far effettuare al bambino una buona psicoterapia individuale.

 

A

[1] Galimberti U.,     (2006), Dizionario di psicologia, Roma, Gruppo editoriale L’Espresso, pp. 604-605.

[2] De Ajuriaguerra J., (1993), Manuale di psichiatria del bambino, Milano, Masson, p. 258.

 

[3] Militerni R., (2004), Neuropsichiatria infantile, Napoli, Editore Idelson Gnocchi, p. 388.

[4] De Ajuriaguerra J.,  Marcelli D., (1986), Psicopatologia del bambino, Milano, Masson Italia  Editori, p. 90.

[5] Galimberti U.,     (2006), Dizionario di psicologia, Roma, Gruppo editoriale L’Espresso, p. 605.

[6] Rouart J., in  De Ajuriaguerra J., (1993), Manuale di psichiatria del bambino, Milano, Masson, p. 260.