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INSTABILITÀ  PSICOMOTORIA E DISTURBI DELL’ATTENZIONE 

 

INSTABILITÀ  PSICOMOTORIA 

 

 

 

Uno dei più frequenti motivi di consultazione, nell’ambito della neuropsichiatria infantile, è l’instabilità psicomotoria. I minori che manifestano questo disturbo hanno notevole difficoltà a restare seduti per tempi prolungati e quindi sono descritti come bambini con “l’argento vivo addosso”. Camminano nervosamente su e giù per la stanza. Se sono costretti a stare seduti muovono continuamente la sedia ma anche il banco, che oscilla e trema seguendo i loro movimenti inconsulti. Nonostante nell’ambiente di casa e di scuola non riescano a fermarsi, se non per brevi momenti quando hanno la possibilità di muoversi, giocare e correre liberamente su grandi spazi, questi stessi bambini, stranamente, si muovono quasi normalmente.

Ciò non dovrebbe appare inconsueto,  se si pensa che l’ansia di questi minori si accentua notevolmente quando sono ristretti in un ambiente per loro stressante, come può essere una normale classe scolastica, nella quale sono costretti a confrontarsi continuamente con i loro coetanei, con i compiti e con i rimproveri e richiami dei docenti. Infatti, poiché diventano artefici del caos nelle classi disturbando continuamente le lezioni, non stando mai al loro posto, ma girando tra i banchi, toccando tutto e dando fastidio a tutti, sono continuamente redarguiti e puniti dai loro insegnanti e, spesso, bruscamente allontanati dai loro stessi compagni. Interrompono spesso gli altri alunni nei loro compiti, utilizzando vari stratagemmi: li urtano, prendono i loro oggetti e i loro strumenti di lavoro, li spingono o li interpellano continuamente .

Nei giochi, a causa della notevole impazienza, in quanto avvertono il tempo che li separa dalla realizzazione dei loro desideri come eccessivo e frustrante, hanno molta difficoltà a rispettare i turni, per cui cercano di scavalcare gli altri bambini, creando confusione e reazioni di collera.

Gli insegnanti, “distrutti” dal loro modo di agire, ma consapevoli della presenza che essi possiedono una buona intelligenza, affermano che: "potrebbero fare molto se solo fossero più attenti."

In definitiva il loro rendimento scolastico è spesso modesto, ma non certamente per particolari deficit intellettivi. Da quanto abbiamo detto è facile dedurre che i rapporti con i coetanei ma anche con i docenti ed i genitori sono particolarmente tesi, difficili e spesso conflittuali. Spesso sono definiti “bambini insopportabili”. È facile, infatti , che, accanto ai disturbi dell’attenzione e dell’instabilità si associno anche disturbi del comportamento, con aggressività, scoppi di collera, atteggiamenti oppositivi, tendenza a mentire, insultare o commettere atti vandalici, nel momento in cui sono costretti a rimanere fermi nel loro banco o se sono ripresi e puniti frequentemente.

Alcune volte riescono ad essere leader dei loro compagni più scavezzacolli.  Se invece prevale l’aggressività sono rifiutati sia dai coetanei sia dagli adulti.

In famiglia corrono, saltano, si arrampicano in maniera frenetica sui divani e gli altri mobili, mentre sono in continua agitazione. Mettono a soqquadro la casa, lasciando tutto in disordine, per cui sono continuamente sgridati e puniti nel mentre, le persone che li circondano, stanno continuamente sul chi vive e sono pronti a bloccare ogni loro iniziativa, immaginandola nefasta per i mobili e per le suppellettili. E sono queste continue limitazioni, questi continui richiami e rimbrotti a dei comportamenti più tranquilli e adeguati che soprattutto irritano questi bambini e stimolano in loro l’aggressività e gli scoppi di collera, anche perché hanno poca tolleranza alle frustrazioni e quindi facilmente perdono il controllo di sé.

Così com’è modesto l’autocontrollo è scarsa anche l’autostima, in quanto subiscono un’infinità di giudizi negativi e rimproveri.

Nell’età giovanile a questa instabilità spesso si aggiungono atteggiamenti e comportamenti a rischio come l’uso di sigarette di droghe e alcool, ma anche comportamenti autolesivi e antisociali. Sono arrestati il doppio degli altri. Sono condannati per reati gravi cinque volte più degli altri. Scontano in carcere delle condanne nove volte più degli altri giovani.

Da adulti sono spesso licenziati, sono costretti a cambiare frequentemente lavoro. E, se sposati, i loro rapporti familiari e di coppia sono difficili e conflittuali.

È necessario, però, distinguere nettamente i bambini instabili da quelli che instabili non lo sono affatto.

  1. Non sono instabili i bambini vivaci. La vivacità è una condizione fisiologica dell’infanzia, legata alle differenze temperamentali e al sesso, per cui i maschietti si muovono di più delle femminucce, e alcuni bambini sono geneticamente più vivaci di altri. Ma, come ben dice OLIVERIO FERRARIS  A., : “il problema è che essere vivaci, in condizioni di vita urbana, pone problemi che un tempo non esistevano o esistevano in misura decisamente inferiore. Bambini e ragazzi potevano infatti sfogarsi in giochi scatenati all’aria aperta e di gruppo e non erano costretti a condurre una vita sedentaria, alternandosi tra i banchi di scuola e il televisore domestico.”[1] Purtroppo nell’attuale ambiente familiare e urbano vi è una scarsa possibilità di esprimere la normale vitalità infantile senza incorrere in continui rimproveri e ammende!

     

     

  2. Non sono instabili i maschietti che manifestano, con la vivacità motoria, la loro specificità di genere.

  3. Non sono instabili i bambini con ritardo mentale. Questi appaiono più irrequieti solo perché sono mentalmente più piccoli della loro età cronologica e, quindi, hanno la vivacità di tutti i bambini piccoli. Inoltre, questi bambini diventano spesso insofferenti e irrequieti quando sono costretti a restare in una classe non adatta al loro sviluppo linguistico e culturale, per cui sono impegnati in attività non adeguate alla loro età mentale. I bambini con ritardo mentale non si comporterebbero da "instabili" se solo potessero avere gli spazi e i tempi adeguati alla loro età mentale e potessero partecipare ed effettuare solo le attività adatte alla loro sviluppo intellettivo e cognitivo.

  4. Non sono bambini instabili i bambini costretti a restare seduti per ore e ore nei banchi, senza la possibilità di godere di una lunga e sana ricreazione all'aria aperta. Ricreazione che potrebbe permettere loro di scaricare la tensione psichica e motoria accumulatesi nell’ambiente ristretto della classe e nelle continue attività didattiche. Il loro comportamento, in definitiva, non dovrebbe essere definito come instabile ma insofferente. Giustamente insofferente verso una prassi scolastica non fisiologica che, purtroppo, è sempre più diffusa nelle nostre scuole.

  5. Sono soltanto maleducati, in senso letterale, quei bambini il cui comportamento irrequieto è rafforzato continuamente da atteggiamenti incongrui o eccessivamente permissivi, da parte dei genitori e, a volte, anche da parte degli insegnanti.

  6. Non sono instabili, infine, quei bambini vittime di un insegnamento talmente noioso e pedante da stimolare la fuga come unica possibilità di salvezza, per non morire di tedio.

Le possibili cause

Nei veri instabili, le cause, oltre a quelle imputabili a problemi organici e a predisposizioni  genetiche, sono da ricercarsi nella sofferenza psicologica la quale si manifesta nei bambini, soprattutto se maschietti, mediante il corpo e con l'eccessiva attività motoria .

L’esame attento dell’ambiente di vita di questi minori rivela la presenza di situazioni emotivamente difficili da affrontare e gestire. Accanto a questi bambini spesso troviamo genitori separati, o che, stando sotto lo stesso tetto, continuano ad aggredirsi e non riescono ad avere un dialogo sereno e costruttivo. Troviamo esperienze di istituzionalizzazione o di ospedalizzazioni traumatiche o prolungate. Troviamo stress, frustrazioni e traumi, subiti dai minori a causa di un’attività educativa frustrante e poco adeguata ai loro bisogni. Altre volte si tratta di bambini che sono stati costretti a uscire precocemente dal caldo e sicuro nido familiare, per essere inseriti in istituzioni come gli asili nido o i baby parking, nelle quali si sono ritrovati a disagio per la presenza di adulti e minori sconosciuti, con i quali non si è instaurato alcun importante e solido legame affettivo.

I DISTURBI DELL’ATTENZIONE

Nei bambini che soffrono di instabilità motoria ritroviamo frequentemente anche i disturbi dell’attenzione. Questa viene definita da GALIMBERTI U. come  “la capacità di selezionare gli stimoli e di mettere in azione i meccanismi che provvedono a immagazzinare le informazioni nei depositi memoria a breve e a lungo termine.”[2]

Questa capacità di focalizzarsi solo su alcuni stimoli ritenuti importanti ,tralasciando gli altri, dipende dalle caratteristiche degli stimoli, dai bisogni interni del soggetto, dalle aspettative e dall’esperienza passata.[3] A secondo della combinazione di questi elementi, tra i vari individui, si hanno diversi livelli di attenzione. Poiché questa capacità consente di selezionare determinati stimoli, trascurandone altri,  è strettamente collegata con l’apprendimento: “Io apprendo ciò che mi interessa apprendere e non altro”.[4]

La concentrazione

Per quanto riguarda la concentrazione, mentre l’attenzione rivela uno stato di recettività che consente la percezione e l’acquisizione dell’informazione, la concentrazione è selettiva e orienta l’attenzione verso delle informazioni specifiche, per cui permette di fissare l’informazione.[5] È evidente che più il bambino si concentra su un dato, maggiore sarà la traccia che quel dato lascerà nella sua memoria e, quindi, migliore sarà l’apprendimento.

I disturbi dell’attenzione possono essere temporanei come la disattenzione, la distrazione, la distraibilità, o strutturali come l’aprosessia.[6]

La disattenzione è una riduzione temporanea dell’attenzione dovuta a stanchezza fisica o mentale.

La distrazione è un’interruzione dell’attenzione per l’azione di altri stimoli estranei a questa attività.

La distraibilità, a differenza della distrazione che è temporanea, è la propensione naturale di un soggetto a distrarsi. La distraibilità è normale nei bambini ma può risultare un sintomo di disadattamento se protratta e se associata ad altri disturbi.

“L’aprosessia  è l’incapacità strutturale a mantenere l’attenzione, o perché l’ideazione è rarefatta o concentrata su pochi temi, come negli stati depressivi, o perché è sovrabbondante come negli stati maniacali, o per un eccesso di emozioni o cariche affettive che interferiscono nei processi di pensiero, o per la presenza di idee fisse, come negli stati fobico-ossessivi, che imponendosi in modo coatto alla coscienza, riducono la possibilità di attenzione.”[7]

Possibili cause

L’iperattività ed i disturbi dell’attenzione hanno in comune con tutti gli altri sintomi psicologici molte cause ambientali: inadeguatezza degli stili educativi, dissapori familiari, conflittualità coniugale, divorzio, ritmi esasperati, situazioni di disagio familiare, vita familiare caotica, genitori ansiosi, ecc., vi sono però anche delle cause specifiche che possono portare a questo tipo di sintomi:

  • l’uso eccessivo di strumenti elettronici come la TV, i Video Giochi, l’I Pod , l’IPad. Questi strumenti limitano il gioco libero e spontaneo all’aria aperta, il dialogo con i coetanei e con gli adulti, il moto, il contatto essenziale con la natura e impediscono i momenti di silenzio interiore e di riflessione, fondamentali, per una sana e serena crescita umana;

  • il tempo eccessivo impegnato nelle attività didattiche da effettuate a casa. Quando il minore utilizza buona parte del suo tempo extrascolastico per effettuare altre attività di tipo scolastico, viene alterato il giusto equilibrio tra impegni intellettivi e attività fisiche, fatte, queste ultime, di gioco e di movimento. Attività queste, altrettanto indispensabili per il benessere fisico e psichico dei minori;       

  • la relazione con genitori, insegnanti ed educatori, eccessivamente stressati. Molto spesso il bambino è costretto a relazionarsi con adulti stressati dagli impegni, dal lavoro, dalla vita frenetica delle città, da rapporti familiari e coniugali poco gratificanti. Questi adulti mal sopportano la normale vivacità infantile, specie quella dei maschi, per cui sono facili i rimproveri e le punizioni ingiustificate nei confronti dei bambini, normalmente vivaci. A ciò, purtroppo, segue un peggioramento dello stato psicologico del piccolo, con l’emergere di una reale instabilità psicomotoria;

  • La presenza di un’accentuata vivacità congenita. Questa, quando è mal sopportata e non ben gestita dall’ambiente di vita del bambino, fa scaturire delle risposte non adeguate, costituite da continui rimproveri, limitazioni e castighi, con conseguente evoluzione in una instabilità di tipo patologico.

  • L’ambiente scolastico poco adeguato. Purtroppo, spesso, contribuisce in maniera pesante a queste sintomatologie la scuola. Le troppe ore di lezioni, lo scarso tempo dedicato alle attività motorie e alla ricreazione accentuano l’ansia e la tensione con conseguenti comportamenti disturbanti, ai quali seguono rimproveri e punizioni che accentuano il malessere del bambino con conseguente sviluppo di instabilità e disturbi dell’attenzione;

  • la non accettazione dei diversi bisogni specifici di genere. La mancata accoglienza nell’ambito scolastico degli specifici bisogni maschili rispetto a quelli femminili, costringe gli insegnanti ad un’identica programmazione educativa e formativa. Ciò penalizza notevolmente i maschietti i quali, per loro natura, avrebbero bisogno, rispetto alle femminucce di una maggiore quantità di attività motorie e gioco libero, svolti all’aria aperta;

  • la povertà della rete familiare e amicale. Una rete familiare carente, sfilacciata, a volte assente, impedisce ai bambini, quegli scambi e quei giochi giornalieri, sia con altri minori, sia con gli adulti.

  •  l’organizzazione della vita dei quartieri della città, Non è indifferente una vita cittadina organizzata prevalentemente sulle attività lavorative ed economiche, che trascura, in modo evidente, i bisogni di gioco e movimento dei bambini e le loro necessità relazionali e affettive.

Le capacità di autocontrollo

Sia nell’instabilità psicomotoria che nei disturbi dell’attenzione sono molto carenti le capacità di autocontrollo. Per Galimberti U: “l’autocontrollo è la capacità di dominare, selezionare, coordinare o inibire i propri affetti, desideri o pulsioni affinché la propria condotta non pregiudichi il raggiungimento di una o più mete considerate altamente desiderabili per sé. Richiedendo un differimento di piaceri e gratificazioni immediate.”[8]

Purtroppo non sempre ciò è possibile anche se la meta da raggiungere è anche desiderabile e attraente.

Non sempre è possibile quando l’ansia, la tensione interiore, l’aggressività, la distruttività e le paure presenti nell’animo del bambino superano le sue capacità di autocontrollo, per cui, nonostante questi vorrebbe, in tutti i modi, essere tranquillo, buono e bravo, così da compiacere i propri genitori e gli educatori in genere, non riesce a controllare la spinta di emozioni troppo intense per le sue possibilità . Né d’altra parte ciò è realizzabile quando l’immagine che il bambino ha dei genitori, degli educatori, ma anche del mondo che lo circonda è notevolmente negativa, per cui, compiacere i propri genitori, gli educatori e il mondo, significa ancor di più soggiacere a qualcuno o a qualcosa che pensano gli abbia fatto del male e che temono possa continuare a danneggiarli anche in futuro.

Quando il bambino esercita su di sé il massimo dell’autocontrollo si ha l’inibizione e la coartazione. Quando invece esercita un bassissimo autocontrollo si ha un’ estrema impulsività.

L’impulsività è definita come la disposizione a comportarsi in modo precipitoso e violento così da rispondere velocemente e senza adeguata riflessione a uno stimolo. Questo agire in maniera immediata e senza un’adeguata riflessione comporta una notevole difficoltà a prevedere le conseguenze delle proprie azioni.

Vi sono varie tipologie di impulsività:

  • Impulsività motoria; la quale si esprime mediante attività motorie scarsamente controllate;

  • impulsività cognitiva, intesa come mancanza di concentrazione rispetto al compito e tendenza a prendere decisioni eccessivamente rapide;

  • Impulsività non pianificata; quando vi è una scarsa valutazione delle conseguenze dei propri atti o delle proprie parole, per cui vi è, in definitiva, una mancanza di pianificazione.

Secondo la maggior parte degli studi effettuati al riguardo, i casi più frequenti di mancato autocontrollo sono stati identificati in soggetti che hanno avuto genitori critici , intolleranti e svalutanti.

Alcuni suggerimenti per i bambini che presentano instabilità psicomotoria e disturbi dell’attenzione

  • Intanto è bene ridurre drasticamente l’uso di strumenti elettronici come la TV, i Video Giochi, l’I Pod , l’IPad. e, contemporaneamente, favorire il gioco libero e spontaneo all’aria aperta, il dialogo con i coetanei e con gli adulti, il contatto con la natura, la lettura, ma anche la possibilità di gustare il piacere del silenzio interiore e della riflessione.

     

  • Fissare e delimitare il tempo da dedicare ai compiti scolastici. Tempo che non dovrebbe superare le due-tre ore giornaliere. Inoltre questa attività dovrebbe essere alternata con le attività di svago e gioco libero.

     

  • L’uso di psicostimolanti, così come avviene negli Stati Uniti, può modificare momentaneamente in senso positivo questi sintomi ma non li risolve sicuramente. I risultati ottenuti, infatti, sono piuttosto scoraggianti sul lungo periodo in quanto non hanno evidenziato, nei pazienti trattati, un miglior inserimento sociale o il raggiungimento di più alti livelli di scolarità rispetto ai controlli.

  • Dare a questi bambini la possibilità di giocare in grandi spazi nei quali è risaputo che la loro esuberanza diminuisce notevolmente.

  • Poiché questi bambini si tranquillizzano notevolmente se tutte le loro iniziative non vengono continuamente bloccate mediante rimproveri o minacce ripetute, bisogna essere in grado di far sentire loro che i propri bisogni di esuberanza sono compresi ed accettati e che si è disposti a giocare con loro, aiutandoli a scoprire, manipolare ed usare, nel miglior modo possibile, gli oggetti e il mondo che li circonda mediante la tecnica del Gioco Libero Autogestito.

  • Le attività didattiche nell’ambito scolastico devono necessariamente tener conto di questa realtà e pertanto devono essere molto brevi, varie, graduali ed interessanti. Bisogna, inoltre, intervallare tali attività con momenti di gioco libero.

  • Sono fondamentali i consigli da dare ai genitori per migliorare gli atteggiamenti educativi errati, così da offrire al bambino il giusto spazio fisico oltre che psicologico, ma anche per ridurre l’eccessivo controllo dei genitori, le eventuali carenze affettive e le scarse attenzioni ai bisogni del minore.

  • Può essere utilizzato l’approccio comportamentale nel quale il bambino viene premiato quando raggiunge determinati obbiettivi: ad esempio quando dimostra maggiore attenzione e minore iperattività,

  • Nell’approccio sistemico questi bambini sono visti come capro espiatorio dei conflitti o delle ansie della famiglia, per cui viene adottata la terapia familiare;

  • Utile la terapia di coppia quando è presente conflittualità nei genitori.

  • In questo tipo di problematiche sono usati, inoltre gli esercizi psicomotori, la musicoterapia, le terapie di rilassamento, la psicoterapia di tipo analitico e la psicoterapia mediante la tecnica del  Gioco Libero Autogestito.


[1] A. Oliverio Ferraris, Non solo Amore, Firenze, Giunti Demetra, 2005, p. 56.

 

[2] Galimberti U., “Dizionario di psicologia”, Gruppo editoriale L’Espresso, Roma, volume primo, p. 219.

[3] Galimberti U., “Dizionario di psicologia”, Gruppo editoriale L’Espresso, Roma, volume primo, p. 220.

[4] Galimberti U., “Dizionario di psicologia”, Gruppo editoriale L’Espresso, Roma, volume primo, p. 221.

[5] A. Oliverio Ferraris, Non solo Amore, Firenze, Giunti Demetra, 2005, p. 70.

[6] Galimberti U., “Dizionario di psicologia”, Gruppo editoriale L’Espresso, Roma, volume primo, p. 221

[7] Galimberti U., “Dizionario di psicologia”, Gruppo editoriale L’Espresso, Roma, volume primo, p. 221.

[8] Galimberti U., “Dizionario di psicologia”, Gruppo editoriale L’Espresso, Roma, volume primo, p. 252.