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L’ AUTOSTIMA NEI BAMBINI

Dott. Emidio Tribulato

 

 

 

L’autostima e l’autoefficacia

L'autostima è uno degli aspetti più importanti del mondo intrapsichico dell’individuo.

Per Militerni[1]: “L’autostima può essere definita come la valutazione delle qualità che l’individuo percepisce come proprie”. Ogni individuo dà dei giudizi qualitativi su di sé e sulle proprie qualità: estetiche, morali, sociali, intellettive, motorie ecc. “A differenza dell’autostima che riguarda piuttosto un giudizio generale di valore su se stessi, l’autoefficacia consiste nella convinzione di potere raggiungere uno specifico obiettivo, realizzando tutti i passaggi per arrivare allo scopo”.[2]

L’autostima riflette non solo la visione obiettiva della nostra realtà personale, familiare e sociale, ma soprattutto rispecchia il modo con il quale gli altri ci giudicano e valutano. Possedere una scarsa autostima significa avere sentimenti negativi nei riguardi delle proprie qualità, capacità o competenze.

Quando un bambino è eccessivamente ripreso per i suoi limiti negli apprendimenti, per il suo aspetto esteriore, o per il suo modo di comportarsi, avrà necessariamente difficoltà a vedere se stesso nella giusta prospettiva, per cui è facile che la disistima porti ad ansia, insicurezza, chiusura, timidezza e tristezza la quale può andare fino a una grave depressione.

Quando è presente scarsa autostima questa, anche se nasce da un particolare difetto del minore, tende a diffondersi su tutti gli aspetti della sua vita. Se ad esempio, un bambino viene canzonato per un suo difetto fisico, vi è il rischio che la sofferenza che egli avverte a causa dei comportamenti dei suoi compagni, sconvolga il suo mondo interiore, cosicché egli potrà pensare di non essere abbastanza abile anche nell’apprendimento. Ciò lo porterà ad affrontare lo studio e le interrogazioni senza la necessaria serenità interiore e con scarsa fiducia in se stesso e nelle sue qualità, con conseguenze negative anche sul rendimento scolastico. In altri casi, al contrario, le frustrazioni subite potranno stimolare nel minore il bisogno di difendere il proprio Io dalla svalutazione operata dall’ambiente esterno, con conseguenti comportamenti instabili, aggressivi, irritanti, collerici ed esplosivi.

Le cause della disistima

Sia l’autostima che l’autoefficacia si sviluppano soprattutto grazie ad esperienze personali positive. I motivi che possono portare alla disistima possono nascere non solo da un giudizio esterno, ma anche derivare da un modo eccessivamente severo con il quale il bambino giudica se stesso, in riferimento agli altri. Può succedere, ad esempio, che un bambino si giudichi incapace in quanto, nonostante tutto il suo impegno, va male a scuola, e ciò nonostante la responsabilità del suo scarso profitto sia da addebitarsi a qualche insegnante poco capace o ai suoi genitori poco attenti e disponibili nel fornirgli nell’ambiente domestico l’aiuto e il supporto necessario o un clima adatto allo studio e all’apprendimento. D’altra parte, a sua volta, l’autostima condiziona l’apprendimento, per cui si può innescare un circolo vizioso: la scarsa autostima comporta delle difficoltà nell’apprendimento, e queste, a sua volta, diminuiscono ancor di più la fiducia in se stessi e nelle proprie qualità. Ritroviamo spesso una scarsa autostima nei bambini che presentano handicap fisici o psichici, se la gestione della disabilità non è affrontata correttamente.

Scarsa autostima si può avere quando le lodi e gli encomi sono scarsi, mentre i richiami ed i rimproveri sono frequenti. Scarsa autostima si può avere anche quando il bambino si ritrova in una famiglia disgregata o conflittuale, nella quale i genitori hanno dei comportamenti infantili, poco maturi e responsabili. In questo caso, il giudizio negativo sui genitori si riflette sul figlio stesso, in quanto facente parte della stessa comunità familiare. Ciò avviene non solo perché il bambino può pensare di essere, almeno in parte, responsabile dei conflitti o della separazione, ma anche per l’immagine negativa che i genitori danno l’uno dell’altro.

Come essere un figlio orgoglioso di sé quando la madre viene giudicata dal padre, ma anche dai familiari di questi, “una pazza, isterica; una poco di buono che ha sfasciato una famiglia per andarsene con il primo bellimbusto che ha trovato” mentre il padre è visto dalla parte avversa come “un uomo prepotente, irresponsabile ed incapace di provvedere alla sua famiglia?”

In Marco, un ragazzo di tredici anni, abbiamo potuto evidenziare la scarsa autostima solo dai suoi racconti, mentre i genitori notavano in lui e riportavano come problemi soltanto le sue paure, le difficoltà nella scrittura, le ansie ed il suo nervosismo.

Un brutto bambino che voleva imparare a guidare

“C’era una volta Luigi. Oggi era il giorno per prendersi la patente. Nella scuola guida tutti ridevano di lui perché aveva i baffi e i denti gialli. Quando è salito sulla macchina, l’insegnante si è spaventato per la sua bruttezza. Luigi si è sorpreso della reazione dell’insegnante e premeva l’acceleratore. L’insegnante gli disse che lui sbagliava. Ogni cosa che faceva lo rimproverava. Lui era molto confuso e poi, alla fine, non ha preso la patente e gli amici lo prendevano in giro. Lui provò nuovamente a guidare bene la macchina e ci riuscì, ma non si accorse che una macchina gli stava venendo addosso, lo investì e morì”.

In questo primo racconto, effettuato nel suo percorso terapeutico, il bambino descrive, come meglio non si potrebbe, cosa innesca la disistima, cosa la mantiene viva e le conseguenze che essa provoca. Intanto egli evidenzia immediatamente come la semplice diversità possa diventare agli occhi degli altri bruttezza fisica e, come ciò provochi molto spesso ilarità e dileggio (Nella scuola guida tutti ridevano di lui perché aveva i baffi e i denti gialli). L’ilarità ed il dileggio, a sua volta,provocano nel malcapitato uno stato di frustrazione che si traduce in malessere psicologico, con conseguente incapacità nelle attività intraprese (Luigi si è sorpreso della reazione dell’insegnante e premeva l’acceleratore). L’incapacità, a sua volta, alimenta altre frustrazioni: in questo caso, l’essere bocciato agli esami di guida. A queste frustrazioni consegue l’ulteriore derisione da parte dei compagni per la bocciatura (alla fine non ha preso la patente e gli amici lo prendevano in giro). Da notare come le reazioni negative di chi ci circonda, anche se adulto e con un ruolo educativo, spesso non fanno altro che accentuare i problemi del minore, vittima di queste problematiche (L’insegnante gli disse che lui sbagliava. Ogni cosa che faceva lo rimproverava).

Marco, nel suoracconto sottolinea poi, come la conseguenza della disistima provochi in lui un grave disagio interiore: la confusione, la quale, a sua volta, non fa che peggiorare il rendimento (Lui era molto confuso). Il pessimismo e lo stato mentale che ne consegue, impediscono che la reazione positiva del bambino vada a buon fine (Lui prova nuovamente a guidare bene la macchina e ci riuscì, ma non si accorse che una macchina gli stava venendo addosso, la macchina lo investì e morì).

Queste ultime, tragiche parole, con le quali Marco conclude il racconto, evidenziano molto bene lo stato d’animo dei bambini che soffrono di disistima. L’essere investito e il morire non sono solo la conseguenza funesta del disagio interiore e della conseguente confusione, possono rappresentare, purtroppo, anche il desiderio più profondo di ogni minore che si trova in questa grave situazione di malessere!

Vittima della dea della bruttezza

“C’era una volta un uomo di nome Claudio. Questo piaceva a tutte le ragazze. Un giorno, nel cielo, lo vide la dea della bruttezza che lo fece diventare brutto, con occhi di colori diversi. Quando le ragazze lo videro svennero per tanta bruttezza. Lui, scoprendo il sortilegio, salì nel cielo e chiese alla dea il motivo del sortilegio e lei gli rispose che nessuno poteva essere più bello di lei, ma che ciò che contava era la bellezza interiore e non quella esteriore”.

In questo secondo racconto Marco manifesta la sua scarsa autostima focalizzandola, ancora una volta, sulla bellezza fisica. In questo caso è l’invidia degli altri a provocare i suoi problemi. Il bambino cerca di capire il perché possa essere coinvolto in questo tipo di situazione e ne dà la responsabilità non più a se stesso ma a qualcuno fuori di lui(Un giorno, nel cielo lo vide la dea della bruttezza che lo fece diventare brutto, con occhi di colori diversi). Le conseguenze di ciò non possono che essere disastrose (Quando le ragazze lo videro svennero per tanta bruttezza)! Tuttavia poiché i suoi problemi provengono dall’esterno egli può cercare di risolverli (Lui scoprendo il sortilegio salì nel cielo e chiese alla dea il motivo del sortilegio e lei gli rispose che nessuno poteva essere più bello di lei). Alla fine del racconto il bambino prova ad accettarsi così come egli è, mettendo in bocca alla stessa dea gelosa le parole che tante volte si sarà detto per cercare di diminuire la sua scarsa autostima (che ciò che contava era la bellezza interiore e non quella esteriore).

L’albero diverso

“C’era una volta un seme, l’agricoltore ha cominciato a dare acqua al seme e, dopo un po’, è nato un bell’abete, che era diverso dagli altri: con foglie gialle a forma di albero di bosco. Gli altri pini lo vedevano diverso e lo prendevano in giro e lui rispondeva che era diverso perché era migliore e chiedeva di essere lasciato in pace. Il povero albero pensò a quello che dicevano gli altri pini e dubitava di essere un vero pino. Cercando, scoprì di essere stato piantato lì per sbaglio. Tuttavia lui era contento perché capì di essere speciale”.

Il miglioramento di Marco si evidenzia molto bene in questo terzo racconto, nel quale egli riesce ad avere una buona accettazione di sé e della sue particolari caratteristiche, così da potersi confrontare con gli altri coetanei e reagire adeguatamente ai loro dileggi (Gli altri pini lo vedevano diverso e lo prendevano in giro e lui rispondeva che era diverso perché era migliore e chiedeva di essere lasciato in pace). Ed è sempre in questo racconto che il bambino riesce a staccarsi dal bisogno di omologarsi con il gruppo esaltando le sue peculiarità. Infatti, alla fine del racconto, Marco riesce a giudicare la sua diversità non come un limite o un handicap ma come un valore (Tuttavia lui era contento perché capì di essere speciale).

Interventi

L’autostima è un bene prezioso che va coltivato e protetto. È compito dei genitori, dei familiari, degli insegnanti e degli adulti in genere, farla nascere nell’animo dei bambini e poi curarla così che cresca e si sviluppi correttamente.

  •   Per ottenere ciò, poiché l’autostima nasce innanzitutto da una buona relazione con gli adulti, è bene porsi in ascolto del bambino con attenzione, quando questi racconta le sue prodezze, le sue scoperte o le sue piccole “invenzioni”. Ciò lo farà sentire orgoglioso di sé e delle sue capacità. Inoltre è importante rispondere prontamente ai suoi bisogni, in quanto le risposte premurose e coerenti lo faranno sentire amato e, quindi, sicuro di sé.
  •   È fondamentale, inoltre, che gli adulti per lui importanti : genitori e insegnanti, avvertano il minore in modo positivo, cosicché quando si ritroveranno a parlare di lui nell’ambito della famiglia, con gli estranei o con gli amici, evidenzieranno i suoi pregi e non i suoi difetti. Allo stesso modo quando questi adulti dialogheranno con il bambino, mentre si attiveranno a lodare e sottolineare tutti i comportamenti positivi che egli attua e tutte le qualità che egli possiede, cercheranno di tralasciare eventuali deficienze o mancanze.
  •   Se il bambino presenta degli atteggiamenti e comportamenti sicuramente criticabili o negativi, è necessario analizzare tutti gli atteggiamenti provenienti dall’ambiente che tendono a peggiorarli e quelli, invece, che tendono a migliorarli. In tal modo si potranno ridurre drasticamente tutti i giudizi negativi che tendono a peggiorare la sua autostima, mentre si darà vigore a quelle parole e comportamenti che tendono a migliorarla
  •   È importante, inoltre, valorizzare tutte le peculiari capacità del piccolo, dandogli dei compiti nei quali questi possa far risaltare le proprie particolari doti e capacità. Allo stesso modo, per evitare possibili frustrazioni, gli si affideranno dei compiti adeguati alle sue possibilità intellettive e cognitive, cosicché egli li possa effettuare sempre, rapidamente e bene. Le aspettative nei suoi confronti dovranno necessariamente essere ragionevoli, senza cercare di chiedere troppo stimolandolo al di là dei suoi limiti e, soprattutto, senza fare inutili confronti con i suoi fratelli o con altri coetanei.

  È bene aiutare il bambino che presenta scarsa autostima, nel conseguimento di qualche suo obiettivo, qualunque esso sia: scolastico, sportivo, artistico, tecnico ecc. senza mai sostituirsi a lui, cosicché possa essere orgoglioso per ogni cosa da lui conseguita. Ciò è possibile fare aiutandolo nello sviluppo di alcune sue passioni che possono riguardare la pittura, il disegno, la musica, la scrittura ecc.

  Gli insegnanti, dal canto loro, cercheranno di instaurare con il bambino che ha scarsa autostima un canale di comunicazione particolare e individuale, anche se non privilegiato. Questa particolare attenzione lo farà sentire voluto bene e, quindi, più forte e sicuro. Nei lavori di gruppo lasceranno al bambino del quale vogliono migliorare l’autostima, il ruolo che gli è più congeniale ma che è anche importante per la riuscita del lavoro.

A

[1] Militerni R., (2004), Neuropsichiatria infantile, Napoli, Editore Idelson Gnocchi, p.100.

[2] Bonino  S., (2012), “L’assurdità delle punizioni fisiche:  Ti picchio per insegnarti a non picchiare”, Psicologia contemporanea, gennaio-febbraio, p.26.