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“L’evoluzione del piccolo Matteo, affetto da autismo, mediante la terapia del Gioco Libero Autogestito”

 AUTRICI: Simona Cardile e Sara De Giorgio

Matteo arriva al Centro Studi Logos per la prima volta all’età di due anni e mezzo. I genitori riferiscono di aver avuto dal reparto di neuropsichiatra infantile del Policlinico Universitario G. Martino di Messina la diagnosi di “Alto rischio di Disturbo Pervasivo dello Sviluppo” in quanto  presenta  interesse rivolto prevalentemente agli oggetti più che alle persone, con i quali spontaneamente non condivide il gioco. È  inoltre presente un deficitario contatto oculare e la mancanza di risposta quando chiamato per nome. Il linguaggio è caratterizzato da suoni, nenie e vocalizzazioni continue e stereotipate. Matteo fa capire ciò che desidera indicando gli oggetti o portando fisicamente i genitori verso quanto desiderato in quel momento. Quando è molto preso dal gioco appare assente anche se presenta uno stato di attivazione  elevato (arousal) soprattutto verso i rumori esterni ed improvvisi. I genitori lo descrivono come un bambino apparentemente calmo, in quanto in realtà evidenzia una facile irritabile, comportamento testardo e pigro. Viene descritto dai genitori come “affettuoso” in quanto, a volte, ricerca attivamente il contatto fisico con la madre, ma,  nonostante questi saltuari contatti, tende ad allontanarsi facilmente da entrambi i genitori. Lo sviluppo linguistico appare assente. Manca il controllo degli sfinteri sia per le feci sia per le urine. Inoltre il bambino non presenta alcuna reazione emotiva quando si bagna o sporca. Matteo presenta, inoltre, instabilità emotiva per cui piange durante la visione di alcuni cartoni animati anche se le scene appaiano neutre, mentre non mostra alcuna reazione emotiva quando gli altri bambini lo privano di un gioco da lui al momento utilizzato. La madre ha notato un peggioramento delle condizioni psichiche del figlio in seguito al ricovero ospedaliero finalizzato all’accertamento delle problematiche riscontrate dai genitori. Matteo, infatti, dopo il ricovero appariva più apatico e timoroso verso gli estranei.

Quando il bambino aveva tre mesi di vita ha sofferto di episodi di Broncospasmo e infiammazione alle tonsille e alle adenoidi. Lo sviluppo motorio è avvenuto con ritardo: il bambino ha iniziato a deambulare autonomamente verso i ventidue mesi.

Dall’anamnesi familiare ed ambientale si evince che la relazione tra i coniugi è caratterizzata da intensi conflitti, iniziati al momento della convivenza avvenuta successivamente alla nascita della prima figlia. Dopo tale nascita la madre ha iniziato a lamentare  una sindrome depressiva, tutt’ora presente, che in alcuni periodi si accentua, mentre in altri si attenua. La rete familiare è globalmente scarsamente strutturata e molto conflittuale. La famiglia di Matteo non intrattiene, infatti, rapporti con i nonni paterni.

Dopo la diagnosi presso il Policlinico universitario di Messina sono stati consigliati:

  • Psicomotricità (4-5 volte alla settimana) con attività finalizzate a stimolare l’intersoggettività e lo sviluppo psicomotorio
  • Psico-educazione e counseling per i genitori.

Nella prima osservazione effettuata presso il Centro Studi Logos si evidenzia:

  • Assenza del linguaggio, costituito unicamente da nenie e da continui suoni cantilenanti che aumentano di intensità nel momento in cui il bambino mostra maggiore frustrazione mentre diminuiscono quando svolge un’attività a lui piacevole.
  • Il contatto fisico è ricercato solo in determinati momenti e si attua solamente con la madre  e solo quando necessita di qualcosa. Il contatto oculare è assente. Lo sguardo appare triste e perso nel vuoto. Solo in rari momenti, quando Matteo  svolge un’attività piacevole rivolge un breve sguardo verso il terapeuta.
  • Il bambino appare indifferente alle proposte di gioco. Durante l’intera osservazione non intraprende alcuna vera attività, ma si limita a manipolare in maniera afinalistica e per pochissimi secondi i vari oggetti per poi abbandonarli subito dopo.
  • Le relazioni appaiono diverse con le varie persone presenti nella stanza: con il terapeuta la relazione è quasi nulla. Le uniche interazioni sono finalizzate al soddisfacimento di alcuni bisogni. Con la madre si può osservare una maggiore relazione, il bambino si rivolge a lei quando è spaventato e  vuole la sua presenza quando si sposta in una diversa stanza del centro anche se  poi la ignora.
  • L’aspetto emotivo principale è l’indifferenza e la presenza di malinconia: solo in alcune occasioni la sua emotività varia in relazione all’evento, ma questa appare sproporzionata rispetto alla reale situazione. Si può notare la presenza di emozioni positive solo in presenza di un oggetto preferito.
  • Non è presente accettazione delle frustrazioni: Matteo infatti mostra, in alcuni momenti, di essere infastidito dalla situazione, e dal non poter svolgere le attività da lui desiderate. Appare, ad esempio, insofferente alla presenza dei numerosi giocattoli proposti dal terapeuta, al punto di scalciarli per poi trattarli con indifferenza.
  • Non sono presenti stereotipie fisiche, al contrario si osservano stereotipie verbali consistenti in nenie e ripetizioni di suoni monotoni. Vi è, inoltre,  la presenza di un interesse stereotipato verso un determinato stimolo (un video per bambini che visiona frequentemente, che si trova nel telefono della madre).
  • Manca l’attenzione e la concentrazione per quasi tutti gli stimoli proposti: Matteo dimostra di avere una sufficiente attenzione solo durante la visione del video. Il suo sguardo non è agganciabile e si mostra indifferente  alle persone presenti nella stanza.

Si programmano per lui quattro tipi di interventi:

  • Sulla coppia genitoriale al fine di ridurre i conflitti presenti e migliorare il clima familiare .
  • Sul rapporto genitore-figlio, in modo tale da aiutare i genitori a comprendere gli stati d’animo ed i bisogni di Matteo, per meglio relazionarsi con il bambino.
  • Sulla sorella al fine di migliorare  la  capacità di relazionarsi e di collaborare assieme durante le attività di gioco.
  • Per stimolare al massimo la libera espressione emotiva e relazionale del bambino si è pensato di effettuare un percorso psicoterapeutico affettivo-relazionale mediante l’utilizzo del Gioco Libero Autogestito.

 Il gioco è un’attività che accomuna molti esseri viventi, in quanto permette ai cuccioli di molte specie di animali di fare nuove esperienze e sviluppare tutte le capacità dell’individuo: motorie, intellettive, affettive, sociali, creative. Il gioco permette anche di entrare in contatto con le proprie emozioni imparando a controllarle e gestirle. I bambini possono svolgere diverse tipologie di gioco (rappresentativi, simbolici, sociale, di abilità ed altri). Questi giochi possono essere “guidati”: in questo caso gli adulti, in relazione agli obiettivi che si propongono, guidano il gioco del bambino al fine di ottenere determinati risultati; “Liberi” quando i bambini sono indipendenti dalle indicazioni degli adulti e seguono  invece delle regole che loro stessi decidono; “Autogestiti” nei quali è il bambino a condurre il gioco, mentre il Terapeuta o l’adulto fungono da aiuto.

Con l’utilizzo della tecnica del Gioco Libero Autogestito il bambino ha la possibilità di spostarsi liberamente all’interno dei luoghi nei quali si trova e scegliere di giocare nel modo e con le persone che preferisce per il tempo voluto. Questo tipo di gioco gli permette di acquisire maggiore serenità e fiducia,  in quanto, essendo libero di scegliere l’attività da svolgere eviterà di provare continue frustrazioni. In tal modo diminuiranno le sue ansie e paure, per cui, col tempo,  aumenterà la fiducia nei confronti del mondo e di se stesso.

La difficoltà di attuare la tecnica del Gioco Libero Autogestito sta nell’accettare di rendersi gregario del bambino, così da far svolgere ciò che lui desidera, anche se i suoi giochi possono apparire noiosi e ripetitivi. Allo stesso tempo il terapeuta o l’adulto dovrà essere in grado di far percepire al bambino di essere lì con lui e per lui, senza essere allo stesso tempo invadente.

La psicoterapia di Matteo, della durata complessiva di quattordici mesi viene effettuata  individualmente ma sono accettate le presenze sia dei genitori che della sorella se richieste dal bambino. Le sedute si svolgono in media una volta alla settimana ed hanno una durata di quarantacinque minuti. Tutte le sedute sono registrate su carta dallo psicologo osservatore, mentre ogni tre mesi circa sono videoregistrate.

Riportiamo qui di seguito quattro sedute effettuate a distanza di tre-quattro mesi l’una dall’altra.

Area linguistica e comunicativa:

  • 13ª seduta. Il bambino produce continue ed incessanti nenie, che si accentuano nei momenti in cui appare infastidito da qualcosa: raramente si nota la comparsa di vocalizzazioni coerenti all’attività svolta.
  • 24ª seduta. sono ancora presenti le nenie lamentose, ma solo quando Matteo  si mostra annoiato e/o infastidito.  In altri momenti si evidenziano delle vocalizzazioni che sembrano imitare il suono di alcune parole (come se tentasse di commentare le sue azioni). Sono presenti, inoltre, alcune forme di comunicazione non verbale, come indicare ciò di cui il bambino ha bisogno.
  • 31ª seduta. Rispetto alle sedute precedenti il bambino presenta una graduale diminuzione delle nenie, mentre sono in aumento numerose vocalizzazioni, insieme a suoni sillabati, ad esempio “pa-ppa”, coerenti e finalizzati alle attività svolte. È presente una maggiore comunicazione non verbale con la quale Matteo fa capire, quando ha bisogno di aiuto durante la seduta.
  • 36ª seduta. Dopo un anno di terapia il linguaggio di Matteo è ora caratterizzato da una notevole diminuzione delle nenie e delle vocalizzazioni afinalistiche  che erano presenti, nei primi incontri, durante l’intera seduta. Si nota invece l’imitazione di suoni  durante lo svolgimento dei giochi: ad esempio: “Brum-brum” mentre fa’ volare un aeroplanino. Sono comparse alcune parole espresse ancora in maniera non del tutto corretta  ( “mamma”, “scarpa”, “cioccolato”, “Giulia”, “forchetta”, “qua”, “verde”, “papà”, “acqua”, “bravo”, “bella” ed altre).  La comunicazione non verbale è ormai ampiamente utilizzata per farsi capire e per farsi aiutare allo scopo di ottenere quanto desiderato.

Contatto fisico e oculare:

  • 13ª seduta. Matteo presenta una lieve accettazione della vicinanza fisica che varia in relazione al suo stato emotivo. Tale contatto è ricercato maggiormente con la madre, sporadicamente con il terapeuta (ad esempio lo prende per mano per farsi accompagnare nella stanza adiacente). Il contatto oculare è scarso verso il terapeuta e gli osservatori, mentre risulta completamente assente nei confronti della sorella che  ignora totalmente.
  • 24ª seduta. Per quanto riguarda la vicinanza fisica non vi sono particolari differenze rispetto all’osservazione precedente. Il contatto oculare è maggiormente presente, soprattutto quando ha bisogno di essere aiutato nello svolgere le attività da lui desiderate, anche se spesso tende ancora ad estraniarsi.
  • 31ª seduta. Inizialmente il bambino si mostra diffidente verso il terapeuta, tuttavia si può notare come, durante la seduta, aumentino i momenti di contatto fisico: si lascia coccolare o prendere in braccio quando ha bisogno di aiuto per raggiungere un oggetto posto in alto. Sembra comunque, che Matteo non ricerchi spontaneamente il contatto fisico. Per quanto concerne il contatto oculare, questo è maggiormente presente: sia verso il terapeuta che verso l’osservatrice.
  • 36ª seduta. Possiamo notare come, dopo un anno di terapia, i comportamenti di Matteo siano finalizzati alla ricerca di contatto fisico con i familiari ma anche con il terapeuta. Il bambino infatti si avvicina spontaneamente a quest’ultimo e si lascia coccolare da lui per un tempo prolungato. Il contatto oculare è notevolmente aumentato, ricerca con lo sguardo la presenza materna, ed interagisce girandosi quando viene chiamato o quando vuole condividere un particolare avvenimento con le persone presenti.

Giochi:

  • 13ª seduta. Attualmente Matteo svolge un maggior numero di giochi, questi appaiono finalizzati ed adeguati al suo sesso. Alcuni di questi sono di tipo simbolico (fa finta di piantare un fiorellino, imita il parlare al telefono). Alcuni dei giochi proposti dal terapeuta sono accettati dal bambino, anche se tende a metterli in atto da solo in un momento successivo. Notiamo che quando Matteo inizia ad annoiarsi o ad infastidirsi le sue attività assumono le caratteristiche di manipolazioni afinalistiche e sono maggiormente presenti nel gioco comportamenti stereotipati.
  • 24ª seduta. Non vi sono significativi cambiamenti rispetto alla seduta precedente; tuttavia  il bambino sembra accettare maggiormente le proposte di gioco da parte del terapeuta. Proposte che mette subito in atto, sia partecipandovi attivamente, sia facendosi aiutare dal terapeuta.
  • 31ª seduta. Matteo svolge un minor numero di giochi (di rappresentazione, di imitazione, giochi ludici), ma questi risultano essere meglio finalizzati, prolungati nel tempo ed adeguati all’età. Nella maggior parte dei momenti il gioco risulta essere condiviso con il terapeuta. Appaiono, pertanto diminuiti i suoi momenti di isolamento. Sono però ancora presenti delle stereotipie: sia nel modo di utilizzare gli oggetti, che nella preferenza data ad alcuni tipi di gioco.
  • 36ª seduta. In questa seduta il bambino è più propenso alla condivisione delle attività di gioco, sia con i familiari che con il terapeuta. Gli oggetti sono utilizzati in modo adeguato (ad esempio corre per la stanza con un aereoplanino in mano imitandone il volo ed il suono). Spontaneamente Matteo si avvicina al terapeuta ed alla sorellina per partecipare e condividere il gioco da loro intrapreso 

Area Affettivo-Relazionale:

  • 13ª seduta. Matteo si mostra all’inizio della seduta diffidente nei confronti del terapeuta: si divincola quando viene preso in braccio, gira il capo o si allontana quando il terapeuta cerca di interagire con lui. Questi comportamenti tendono a diminuire gradualmente durante la seduta, nel momento in cui il bambino ha acquisito una maggiore fiducia nei confronti del terapeuta. Con la madre è presente un rapporto finalizzato ad essere consolato quando è spaventato da qualcosa o quando vuole estraniarsi mediante l’uso stereotipato del telefono cellulare. È  invece assente il rapporto tra il bambino e la sorellina.
  • 24ª seduta. Si notano dei cambiamenti rispetto alla seduta precedente: il bambino mostra maggiore fiducia nei confronti del terapeuta, accettando i suoi suggerimenti e ricercandolo per svolgere le sue attività preferite. Diminuiscono i momenti di isolamento in quanto quando gli viene data maggiore attenzione Matteo è più partecipe, invece se la sua relazione non viene ricercata attivamente tende ad isolarsi. Si inizia ad intravedere un desiderio di relazionarsi con la sorella. Tuttavia, quando si vede rifiutato o non accettato nel gioco, il bambino non insiste, la ignora e si isola.
  • 31ª seduta. Non vi sono particolari cambiamenti, Matteo appare più sereno riuscendo ad accettare maggiormente la vicinanza del terapeuta e le sue manifestazioni d’affetto, nonostante ancora non vi sia la tranquillità necessaria per poter vivere appieno la relazione.
  • 36ª seduta. La relazione risulta notevolmente migliorata sia col terapeuta che con le persone significative: genitori e sorella, con le quali gioca attivamente. Il rapporto con la sorella è notevolmente migliorato: il bambino la cerca spontaneamente e ne imita i comportamenti ed i giochi.

Area  emotiva:

  •    13ª  seduta.Matteo mostra un umore prevalentemente malinconico, annoiato e, a volte, notevolmente triste. È  poco partecipe alle attività proposte, queste ultime vengono accettate passivamente o ignorate.
  •    24ª seduta. E’ presente una marcata tristezza che gli impedisce di giocare serenamente e per un tempo prolungato. La sua passività è lievemente diminuita in quanto possiamo riscontrare dei rari tentativi di portare avanti delle attività che lo interessano particolarmente. In questi casi i suoi lamenti malinconici cessano, lasciando il posto a vocalizzazioni finalizzate. Nei confronti della sorella comincia a reagire quando subisce dei dispetti.
  •    31ª seduta. Nonostante sia ancora presente e manifesti la sua sofferenza interiore, Matteo, a tratti, durante lo svolgimento di alcune delle sue attività preferite, mostra attraverso la mimica facciale, un certo piacere. Piacere che condivide con lo sguardo. Il bambino appare, inoltre, meno passivo.
  •    36ª seduta. Diversamente dalle sedute precedenti il bambino è più sereno. La maggiore serenità si evince dalla mimica facciale che appare rilassata, svagata, sorridente e congruente al contesto. Inoltre Matteo mostra degli atteggiamenti positivi durante il gioco. Nel momento in cui non viene coinvolto dalla sorella nei giochi da lei intrapresi mostra chiaramente disappunto, risentimento e tristezza.

Accettazione delle frustrazioni:

  •    13ª seduta. La tecnica del “Gioco Libero Autogestito” non prevede alcuna regola da imporre al bambino, non è, quindi, possibile riscontrare chiare occasioni frustranti per Matteo. Tuttavia, si può notare come lo stato di sofferenza interiore presente nel bambino non gli permetta di accettare neanche le piccole frustrazioni ed i suggerimenti dati dal terapeuta.
  •    24ª seduta. In questa seduta Matteo comincia ad accettare maggiormente le proposte del terapeuta anche se non riesce ad attuarle pienamente.
  •    31ª seduta : Il bambino, essendo più sereno, riesce ad accettare delle piccole frustrazioni e la partecipazione dell’altro nelle sue attività. Tuttavia, quando Matteo percepisce tali interazioni come eccessive, tende ancora ad allontanarsi e/o ad abbandonare l’attività.
  •    36ª seduta. Rispetto alle precedenti osservazioni ,vi è una migliore accettazione delle frustrazione e manifesta chiaramente le emozioni provate in quel particolare momento.

 Stereotipie fisiche e verbali: 

  •    13ª seduta. Nonostante il bambino non presenti stereotipie fisiche, è possibile notare la presenza di stereotipie verbali che si intensificano nei momenti in cui è maggiormente infastidito da situazioni o persone presenti.
  •    24ª seduta. Rispetto all’osservazione precedente sono ancora presenti le nenie e le stereotipie verbali, ma queste diminuiscono soprattutto quando il bambino svolge attività per lui piacevoli. Durante le sedute si è potuto notare un interesse stereotipato nella scelta, nella modalità di utilizzo dei giochi..
  •    31ª seduta. Matteo non mostra significative differenze rispetto alla seduta precedente, in quanto, nonostante le stereotipie verbali e negli interessi, siano diminuite, tuttavia permangono soprattutto nei momenti in cui è infastidito.
  •    36ª seduta. Le stereotipie verbali sono notevolmente diminuite. Le nenie e le vocalizzazioni inusuali sono state sostituite da vocalizzazioni contestualizzate. Visto l’evidente miglioramento nelle aree sopra citate e visto l’interesse di Matteo nel condividere maggiormente le sue attività con le persone presenti, i suoi atteggiamenti stereotipati verso le attività di gioco sono ridotti.

Attenzione  e concentrazione:

  • 13ª seduta. L’attenzione di Matteo è estremamente labile, il bambino tende ad isolarsi e a chiudersi. Raramente partecipa alle attività proposte o si gira se chiamato per nome. Nella seconda parte della seduta l’attenzione e la concentrazione si riducono ancora di più, e le attività sono svolte in maniera afinalistica e con indifferenza.
  • 24ª seduta. Nonostante l’attenzione sia ancora molto labile, il tempo dedicato alle singole attività è maggiore. Possiamo notare come la sua concentrazione sia altalenante, passando da momenti in cui Matteo presta attenzione a ciò che gli viene mostrato dal terapeuta, a momenti in cui si isola, ignorando l’ambiente circostante.
  • 31ªseduta. Matteo presta attenzione in maniera più prolungata sia verso le attività da lui scelte, sia verso quelle proposte dal terapeuta. Risulta altresì maggiormente concentrato durante lo svolgimento delle attività da lui scelte, anche se la durata totale di queste rimane breve.
  • 36ª seduta. Rispetto alle sedute precedenti si evidenzia, in questa, una migliore capacità di attenzione condivisa, sia verso gli oggetti sia verso i giochi svolti da altri. I momenti di estraniamento dalla realtà sono significativamente ridotti e la concentrazione è maggiormente prolungata e finalizzata all’attività da svolgere.

Conclusioni:

In conclusione, considerando il percorso di terapia cha Matteo ha svolto  presso il nostro Centro, è possibile riscontrare numerosi miglioramenti nelle aree sopra descritte ma anche nella qualità dei rapporti con i propri familiari. Per quanto concerne la comunicazione Matteo ad oggi riesce a comunicare agli altri i propri desideri e bisogni utilizzando piccole parole e soprattutto il linguaggio non verbale, per cui riesce ad indicare e  mostrare gli oggetti da lui desiderati. Il bambino cerca i vari interlocutori sia fisicamente che mediante lo sguardo, condividendo i suoi momenti di gioco e le nuove esperienze fatte.

I giochi che il bambino  attualmente svolge non sono più semplici rituali stereotipati, ma attività organizzate, complesse e complete. Matteo ha trasformato tali attività afinalistiche in modi per imparare ed apprendere nuove conoscenze (durante i suoi giochi con l’acqua ad esempio ha imparato che la carta gettata al suo interno si deteriora, o che versando l’acqua in un imbuto questa non rimane nel contenitore in cui è stata versata ma scende nel recipiente sottostante). Matteo ha inoltre imparato ad accettare piccole regole e frustrazioni. Le sue capacità attentive e di concentrazione sono aumentate permettendo al bambino di svolgere le attività per un tempo prolungato. La psicoterapia condotta con Matteo ha permesso, inoltre, l’instaurarsi di un circolo virtuoso che ha apportato dei cambiamento non soltanto nel bambino ma anche nelle relazioni tra i membri del nucleo familiare, Il bambino, ad esempio, quando svolge i suoi giochi nella stanza dove si trovano la madre ed il padre, ricerca questi e si attiva per condividere le sue esperienze e per avere un contatto affettivo. Il miglioramento del bambino è andato di pari passo con il miglioramento della relazione tra i suoi genitori e tra questi e l’altra figlia.  

 

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