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I furti nei bambini

Dott. Emidio Tribulato

Non si dovrebbe parlare di furto prima dei sei anni o comunque prima che il bambino abbia acquisito il concetto di proprietà: “Questa cosa è mia, questa, invece, è di Giulio”, ma anche prima che il bambino abbia interiorizzato il concetto morale: “Questo mio gesto è bene”; “Questo mio comportamento è male”.

I luoghi del furto si modificano con l’età. I bambini piccoli rubano in casa, quando sono più grandi rubano nei luoghi che il bambino frequenta abitualmente e solo dopo nei supermercati[1].

Questo comportamento è più frequente nei maschi che non nelle femmine.

Il bambino può rubare gli oggetti che maggiormente lo interessano in quel momento, oppure può appropriarsi di cose che per lui non hanno alcun valore. Dal punto di vista psicopatologico questa distinzione è importante, in quanto il bambino può avere la “necessità” di rubare le cose che non ha e che vorrebbe avere, oppure il bambino ha bisogno di soddisfare un imperioso bisogno interiore di sottrarre ad altri ciò che non gli appartiene, solo per il piacere di togliere qualcosa agli altri o solo per il piacere di possedere lui qualcosa, anche se non gli serve e non sarà da lui mai utilizzata.

Anche questo sintomo può avere, quindi, vari significati:

  •   “Voglio avere quello che hanno gli altri”.
  •   “Se mamma e papà comprano ciò che desiderano in quel momento, è giusto che anch’io prenda i loro soldi per avere le cose che mi piacciono”.
  •   “Gli altri sono cattivi con me, è giusto che io per punirli sottragga le loro cose”.
  •   “Mi piace vedere le facce arrabbiate che hanno gli altri quando scoprono che mancano loro degli oggetti”.
  •   “Prendo i soldi o gli oggetti d mia madre o di mio padre che mi trascurano, per avere da loro qualcosa di materiale, anche se non posso avere quello che mi toccherebbe possedere: le loro attenzioni”.
  •   “È piacevole sentirsi capace di fare qualcosa di negativo alla barba degli altri e non essere scoperti”.

Per Bettelheim (1987 p. 153): “Forse non esiste cosa che più turbi i genitori del furto. E più sconvolgente dell’atto in sé è che nostro figlio possa diventare da grande una persona disonesta. Perciò le nostre reazioni sono proporzionate più all’ansia circa il futuro che non al misfatto concreto”. Ma non sempre è così. Per alcuni genitori, all’opposto, è un vanto la destrezza del loro figlio, per cui anche se rimproverano il minore, in cuor loro sono orgogliosi delle sue capacità.

Anche in questo caso gli interventi non possono che nascere dalla conoscenza dei vissuti interiori del bambino. In ogni caso è bene non trascurare questo sintomo, in quanto il bambino potrebbe vedere questi comportamenti come qualcosa di cui essere orgogliosi e pertanto ripeterli, con conseguenze disastrose sulla sua vita futura.



[1] De Ajuriaguerra J.,  Marcelli D., (1986), Psicopatologia del bambino, Milano, Masson Italia  Editori, p. 162.