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La gelosia e la rivalità tra fratelli

 

Nel sentimento della gelosia è presente il timore di perdere l’altro o qualcosa dell’altro: la sua presenza, il suo amore, gli apporti materiali, affettivi o spirituali che l’altro può elargire.

È geloso il bambino quando nasce il fratellino o quando il papà bacia la mamma. È gelosa la madre quando il figlio osa dare più baci alla nonna o alla tata che a lei. È gelosa la bambina quando a scuola, l’amica del cuore le fa il torto di sedersi con un’altra bambina. È geloso il giovane quando la ragazza dei suoi sogni presta attenzione a un altro uomo. È geloso anche l’impiegato, quando il capufficio mette vicino a sé nella sua stanza, per aiutarlo, un altro dipendente e non lui.

Poiché tutte le persone, almeno una volta nella vita, hanno avvertito i morsi della gelosia e poiché è presente in tutte le età ed in entrambi i sessi, questo sentimento non è di per sé segnale di patologia.

Anzi, poiché in tutte le relazioni è sempre presente il sentimento d’appartenenza e la paura di perdere qualcosa che sentiamo come nostro, la gelosia viene considerata un sentimento non solo fisiologico ma anche indispensabile, in quanto mette in moto l’istinto di difesa, che tende a proteggerci e tutelarci dalla perdita di un elemento importante o fondamentale per la nostra vita e per il nostro benessere fisico o psicologico.

La gelosia patologica

Se, però questo sentire è molto forte e coinvolgente e si accompagna anche ad altre problematiche del bambino, specie se si abbina a manifestazioni di tipo regressivo, possiamo senza dubbio catalogarlo come un segnale importante della sua sofferenza interiore, da affrontare nel modo dovuto. Le manifestazioni che ci devono mettere in allerta riguardano soprattutto una serie di comportamenti inusuali.

Quando è il fratello maggiore che è geloso nei confronti del nuovo fratellino, visto come colui che ruba l’amore e l’interesse della madre, il bambino più grande, nonostante l’età, tende ad assumere dei comportamenti più infantili rispetto a quelli che aveva precedentemente: come ritornare a dormire nel letto dei genitori; voler mangiare le stesse pappe del fratellino più piccolo o succhiare il latte dal biberon o addirittura dal seno materno; perdere il controllo degli sfinteri che aveva già acquisito; ritornare nuovamente a strisciare o camminare carponi. In questi casi sono evidenti, inoltre, i comportamenti aggressivi verso il nuovo venuto sia con le parole che con gli atteggiamenti: “Mamma perché non lo regaliamo alla zia Anna che non ha figli, il fratellino?” O peggio: “Perché non lo rimandiamo indietro all’Ospedale dove l’hai preso?” A volte il bambino geloso teme che la venuta del fratellino sia collegata al suo comportamento “cattivo”[1]. “È vero, mamma, che se io sono buono il fratellino lo mandi via?”

In questi casi, se indaghiamo la realtà del bambino prima della nascita del fratellino, ritroviamo, quasi sempre, già presenti ed attive, alcune problematiche psicologiche le quali, anche se non manifestate in modo eclatante, così come sono i comportamenti regressivi, già disturbano la normale vita relazionale del minore.

La controprova di quanto abbiamo detto, la ritroviamo nell’esame di molti bambini che vivono un buon rapporto con i propri genitori. Questi, essendo vissuti in un ambiente sereno, sazi d’amore, attenzioni e dialogo, non manifestano alcun sentimento di gelosia nei confronti del nuovo venuto. Anzi, la presenza di un fratellino o di una sorellina risveglia, fa maturare e attiva, sentimenti materni e paterni, intrisi di gioia, tenerezza, protezione e amore.

Pertanto, quando la gelosia si manifesta in modo eclatante, la nascita del fratellino è solo “l’ultima goccia che fa traboccare il vaso”, è solo quell’evento problematico in più che si innesta prepotentemente sulla psiche di un bambino già fragile e affettivamente carente. È molto difficile essere costretti a dividere qualcosa con altri, quando si è molto poveri! Com’è altrettanto difficile armonizzare nella propria vita interiore un evento così importante, quando già il proprio Io si barcamena con difficoltà in un fragile ed instabile equilibrio. È necessario allora arricchire di tenerezze, cure e attenzioni il bambino geloso, piuttosto che aggredirlo con rimproveri e con frasi colpevolizzanti, in quanto, come dice Osterrieth[2]:

“Non bisogna dimenticare che il bambino ha tanto più modo di sentirsi respinto e di temere di essere privato di amore, quanto più prova sentimenti ostili verso il nuovo venuto che fa la gioia e la felicità dei genitori: in un certo senso egli è dunque doppiamente colpevole. In conseguenza di ciò dovrebbe essere doppiamente amato e assistito, proprio quello che non fanno i genitori, i nonni, gli zii e le zie, nella classica situazione in cui tutti vanno in estasi davanti alla perfezione del neonato e non prestano la minima attenzione al malcapitato fratello maggiore, che si trova improvvisamente relegato in secondo piano e che attribuirà tutto ciò alla sua cattiveria o ai suoi cattivi sentimenti.

 

In Antonio ritroviamo molti elementi di quanto abbiamo detto sopra.

La gelosia di Antonio

Antonio, che era stato portato alla nostra osservazione a cinque anni, quando il fratellino era nato aveva quasi quattro anni, per cui la madre si era molto meravigliata dei diversi sintomi regressivi e dei comportamenti che il bambino manifestava in quel periodo. Il bambino era ritornato a gattonare, metteva tutto in bocca come un bambino piccolo e qualche volta voleva essere imboccato. In assenza della madre cercava di aggredire il fratellino. Inoltre, quando la donna allattava il neonato, egli andava in un’altra stanza e “buttava tutto in aria”, manifestando così la sua collera. Se era nervoso, e voleva fare qualcosa che gli veniva proibito, scagliava tutto ciò che aveva in mano sui muri ma anche addosso alle persone. Si calmava solo davanti alla tv, che voleva accesa per tre-quattro ore al giorno.

Se andiamo ad esaminare le dinamiche intrafamiliari ci accorgiamo che i problemi di Antonio erano già presenti prima della nascita del fratellino. Il padre, un uomo tranquillo e buono, aveva poco tempo da dedicare ai figli. La madre più autorevole e aggressiva del marito e molto attenta e pignola, aveva già instaurato un rapporto conflittuale con Antonio quando questi era ancora molto piccolo, a causa del suo eccessivo bisogno di ordine e pulizia e per la pretesa di farsi ubbidire prontamente dal figlio. Bisogni e pretese che si scontravano con il disordine provocato in casa dal piccolo Antonio e con i suoi comportamenti disubbidienti.

 Il rapporto tra la madre e il figlio era poi peggiorato durante l’attesa del fratellino. In quel periodo erano diventati molto più frequenti i rimproveri, le punizioni e anche gli schiaffi, in quanto il bambino era diventato più nervoso, si mordicchiava le unghie, era più aggressivo nei confronti della madre, più irritabile e lamentoso.

Come comportarsi

 

Prima di una nuova gravidanza bisognerebbe assicurarsi che il rapporto con i figli sia buono e soddisfacente. Una volta acquisita questa premessa, sono certamente utili tutte quelle raccomandazioni che di solito sono fatte alle madri in attesa:

  •   far partecipare con affetto, gioia e tenerezza il fratello o i fratelli maggiori del nascituro al nuovo evento fin dall’inizio della gravidanza, in modo tale che anche i figli, così come avviene nella coppia genitoriale, abbiano tutto il tempo per metabolizzare l’evento;
  •   ridurre al minimo la lontananza dei figli dalla madre durante il ricovero in ospedale per il parto;
  •   far partecipare i fratelli maggiori alla cura del neonato, mediante piccoli compiti;
  •   dopo la gravidanza continuare a dare attenzione ai figli maggiori, così che nei loro cuori si espanda la gioia della nascita e la disponibilità all’accoglienza verso il nuovo venuto;
  •   evitare le continue proibizioni o peggio i rimproveri e le minacce: “Non lo toccare!”; “Attento, che gli fai male!” “Sei un bruto, se lo svegli e lo fai piangere ti picchio!”
  •   è utile, inoltre, dopo qualche tempo mettere insieme i fratellini nella stessa stanza, in modo tale che nasca tra di loro alleanza e comunione;
  •   se la madre è molto impegnata con il nuovo nato, il padre, i nonni o gli zii dovrebbero maggiormente attivarsi nei confronti degli altri figli, offrendo loro una presenza ancora più calda, affettuosa, gioiosa, vicina e dialogante, in modo tale da sopperire alla momentanea, minore disponibilità materna.
  • A

[1] Isaacs S., (1995), La psicologia del bambino dalla nascita ai sei anni - Figli e genitori, Roma, Newton, p. 79.

[2] Osterrieth P. A., (1965), Introduzione alla psicologia del bambino, Giunti e Barbera, Firenze, p. 120.