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La balbuzie: cause e terapie


È questa un’alterazione che riguarda l’ordinata ed efficace esposizione delle idee e dei sentimenti mediante le parole. È presente in circa l’1% dei bambini, soprattutto maschi (tre – quattro bambini per una bambina).[1]

 Sono distinti due tipi di balbuzie che però spesso coesistono nello stesso soggetto: il tipo tonico ed il tipo clonico. Nella balbuzie di tipo tonico il soggetto ha difficoltà ad emettere un suono, mentre nella balbuzie di tipo clonico vi è la ripetizione interrotta ed esplosiva della stessa sillaba.

Nella balbuzie possono essere presenti, come corollari, vari altri sintomi come le contrazioni del viso, i tic o la presenza di gesti variabili, più o meno stereotipati, insieme ad altre manifestazioni emotive, come l’arrossamento del viso, una penosa sensazione di disagio, la sudorazione delle mani.

Si considera fisiologico il balbettio del bambino fino ai tre–cinque anni, in quanto, a quest’età, la difficoltà elocutoria può non essere legata ad alcun problema emotivo, ma può nascere dalla necessità del piccolo, che sta apprendendo il linguaggio, di trovare sillabe e parole adeguate ad esprimere il suo pensiero.

Cause

Possibili cause organiche

Come  cause organiche sono indicate sia una possibile predisposizione genetica che un ritardo nell’acquisizione del linguaggio.

Possibili cause psicologiche

Per Militerni:[2] “L’orientamento psicogenetico tende ad enfatizzare un riscontro, per altro molto frequente, rappresentato da uno stretto legame tra la balbuzie e condizioni emotive, particolarmente evidenti in certe situazioni relazionali”. Infatti, questo sintomo, ha un andamento variabile: aumenta con l’aumentare dell’emotività, diminuisce molto quando il bambino è tranquillo e si attenua quando il linguaggio è automatizzato ( canto, gioco, ripetizioni di brani a memoria). In alcuni casi si hanno delle remissioni che possono durare anche alcuni mesi, alternati a fasi di riacutizzazione.[3]

La maggiore incidenza della balbuzie si ha tra i sei e i dieci anni; proprio con l’inserimento del bambino nell’ambito scolastico. Inserimento che gli richiede un notevole impegno psicologico.[4]

Per De Ajuriaguerra e Marcelli[5] questo sintomo lo si ritrova più frequentemente nei soggetti con introversione, ansia, passività, sottomissione, aggressività ed impulsività.

L’approccio psicofisiologico fa della balbuzie il risultato di un conflitto “in cui l’ansia suscita il blocco che per feedback negativo libera, in un secondo tempo, la parola ed è da ciò che si manifesta l’aspetto frammentario e ripetitivo del linguaggio[6]”. La psicoanalisi, invece, colloca la balbuzie tra l’isteria di conversione e la nevrosi ossessiva.

Interventi

Il trattamento di questo disturbo si avvale molto della rieducazione ortofonica, delle tecniche di rilassamento, della possibilità di esprimere nel gioco l’aggressività latente, dello psicodramma ma anche della psicoterapia individuale.



[1] De Ajuriaguerra J.,  Marcelli D., (1986), Psicopatologia del bambino, Milano, Masson Italia  Editori, p. 247.

[2] Militerni R., (2004), Neuropsichiatria infantile, Napoli, Editore Idelson Gnocchi, p.365.

[3] Militerni R., (2004), Neuropsichiatria infantile, Napoli, Editore Idelson Gnocchi, p. 366.

[4] Militerni R., (2004), Neuropsichiatria infantile, Napoli, Editore Idelson Gnocchi, p. 366.

[5] De Ajuriaguerra J.,  Marcelli D., (1986), Psicopatologia del bambino, Milano, Masson Italia  Editori, p. 107.

[6] Sheehan in Ajuriaguerra J. (De), .Marcelli, D., (1986), Psicopatologia del bambino, Masson Italia Editori, Milano, p. 107.