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Gli apporti dei genitori e delle società nella prevenzione e nella cura dei disturbi psicologici dei bambini

Sia la prevenzione che la terapia delle problematiche psicologiche legate all’ambiente di vita del bambino richiedono l’apporto di numerosi soggetti.

 

Gli apporti dei genitori

Poiché il bambino, quando nasce, non è in grado di creare e gestire l’ambiente esterno, affinché sia idoneo ai suoi bisogni, a questa gestione devono necessariamente provvedere gli adulti ed in particolar modo i propri genitori. Sono gli adulti che devono operare affinché il bambino sia accolto e possa vivere in una casa accogliente, anche se semplice e pulita. Una casa dove lui abbia la possibilità di soddisfare le sue necessità di alimentazione, igiene, pulizia, ma anche i suoi bisogni di affettività, socialità e gioco, bisogni questi indispensabili allo sviluppo di ogni essere umano.

Sono gli adulti, che con il loro discernimento, con la loro volontà, con il loro impegno, dovranno provvedere affinché il bambino, nel momento in cui viene al mondo, possa trovare dei genitori sufficientemente adeguati al compito educativo e formativo.

Intanto il bambino ha bisogno di trovare, quando nasce, una buona madre, con la quale relazionarsi. Una madre capace di entrare in intimo contatto con lui. Una madre che possieda affettuosità nei modi, serenità nell’animo, disponibilità e dolcezza nelle cure; nonché buone capacità nella comunicazione, cosicché possa facilmente  instaurare un dialogo efficace con il suo bambino.

 

Tuttavia accanto a una madre un bambino che nasce ha bisogno anche di un padre che possieda buone qualità paterne: un padre sereno, tranquillo, responsabile, sicuro e autorevole. Un padre attento ai bisogni della famiglia. Un padre disposto ad impegnare le sue capacità nel seguire, proteggere, curare e guidare i suoi piccoli.

Poiché un bambino ha bisogno di vivere con dei genitori essenzialmente sereni ed equilibrati, nonostante non sia indispensabile una perfetta normalità, è tuttavia importante che questi possiedano un buon equilibrio psichico. Pertanto il futuro genitore non dovrebbe essere preda di nevrosi, psicosi o disturbi del carattere e del comportamento. Non dovrebbe essere portatore di eccessive ansie; non dovrebbe essere facile preda della depressione; così come non dovrebbe possedere una personalità rigida, ossessiva, distaccata, irritante, stressante, bellicosa, litigiosa o, peggio, violenta.

Non dovrebbe, in definitiva, presentare importanti disturbi nella relazione e nella comunicazione.

Al contrario, il futuro genitore dovrebbe sapersi mettere facilmente in ascolto, per capire le caratteristiche peculiari di ogni figlio, così da rispondere e soddisfare adeguatamente ai suoi bisogni in maniera individualizzata. Un futuro genitore dovrebbe essere capace di morbidezza, vicinanza, accoglienza, calore e disponibilità, così da dare ai figli, in base alla loro età e al loro sviluppo, una sufficiente quantità del suo tempo e delle sue energie. Un futuro genitore dovrebbe possedere buone qualità morali e spirituali, insieme a doti di fedeltà, serietà, capacità di cure e sacrifici, oltre che buone capacità e disponibilità nei confronti degli impegni lavorativi e sociali. Un futuro genitore dovrebbe, inoltre, essere capace e dovrebbe impegnarsi a costruire una vita di coppia affettuosa, stabile, responsabile, serena, dialogante, così da poter instaurare, nell’ambiente domestico, un clima sereno, gioioso e accogliente.

Da ciò consegue che la scelta del partner dovrebbe essere particolarmente consapevole, accurata e mirata. Pertanto questa scelta non può e non dovrebbe essere affidata solo ai sentimenti e alle emozioni del momento.

Gli apporti della società

Per quanto riguarda la cura verso i minori, è questo un doveroso impegno che dovrebbe essere pienamente assunto soprattutto da parte dei genitori e dei familiari, ma non solo da questi. Tutta la società dovrebbe avvertire l’importanza della cura dei minori e assumere su di sé questo fondamentale compito. Se non altro perché le conviene.

Se la società, tutta la società darà generosamente il suo impegno a favore dei cuccioli dell’uomo, avrà, dopo pochi anni, dei buoni e sani cittadini, che potranno dare con capacità, impegno, attenzione e disponibilità, il loro contributo al suo sviluppo. Se ciò non avviene, se la società o una parte di essa, per calcoli meschini o per proteggere e assicurare sempre più lauti profitti economici agli sfruttatori delle risorse umane, non riesce a far questo, i frutti di questa insipienza saranno delle persone disturbate o malate che, nei casi più lievi, avranno difficoltà a dare un contributo attivo alla collettività mediante il loro lavoro, mentre, nei casi più gravi, peseranno economicamente per molti decenni, a volte per tutto il resto della loro vita, sia sulle loro famiglie sia sulla comunità.

   Le cure necessarie al bambino


  •   Vi sono delle cure di tipo materiale. Queste mirano a proteggere ed eventualmente a curare il bambino da malattie, infezioni e traumi fisici affinché si sviluppi in modo sano, robusto e forte. Queste cure sono attente alla sufficiente e corretta alimentazione, alla pulizia del corpo e dell’ambiente dove il bambino vive, sono attivate in caso di malattie, sono impegnate a prevenire i rischi e i pericoli.
  •   Vi sono delle cure di tipo affettivo – relazionale. Queste mirano a sviluppare, e poi a mantenere nel bambino, una buona salute psichica, cosicché ogni minore riesca a sviluppare una personalità armonica, serena, socievole, affettuosa e vivace.
  •   Vi sono delle cure di tipo educativo. Queste hanno lo scopo di sviluppare tutte le qualità umane del bambino : l’intelligenza, la cultura, la socialità, la motilità, l’autonomia, il linguaggio, la moralità, la spiritualità ecc.
  •   Vi sono delle cure di tipo sociale e politico. I genitori, ma anche i familiari e la società tutta, si dovrebbero attivare nell’accompagnare e guidare il bambino nella conoscenza e nella sua integrazione con il vasto mondo sociale e politico. Possono fare ciò utilizzando una serie d’interventi rivolti a collegare i minori alla realtà esterna alla famiglia, non solo per quanto riguarda il gruppo dei pari, le amicizie e gli amori ma, soprattutto, per quanto riguarda l’impegno verso la vita, le attività sociali e politiche della città e della nazione. Ciò possono fare non solo mediante interventi di tipo culturale, ma anche, e soprattutto, stimolando nel minore lo sviluppo della volontà, del coraggio, della determinazione, della lealtà e abnegazione verso il prossimo.
  •   Vi sono infine ma non ultime per importanza, le cure di tipo spirituale e morale. Questo tipo di attenzioni aiutano il bambino a scoprire nel proprio cuore e nel mondo, i valori etici e morali delle proprie azioni, ma anche la presenza divina che sottostà a questi valori.

Tutte le cure dovrebbero avere un uguale valore nella vita del minore e quindi della società. Quando nei vari periodi storici ne sono privilegiate alcune, ritenute a torto più importanti rispetto ad altre, non si fa un buon servizio ai minori e alle future generazioni di adulti. È indubbiamente una grave lacuna impegnarsi allo sviluppo di un bambino grande e forte, se non ci impegna contemporaneamente a che sia anche psicologicamente sano e maturo.

Non ha senso far crescere un bambino con grandi doti intellettive, culturali e professionali, quando non ci si impegna, contemporaneamente, a sviluppare le sue doti morali ed etiche. Si corre il rischio che queste sue alte capacità non solo non vadano al servizio della comunità umana, ma siano utilizzate allo scopo di sfruttare e di far del male ai più poveri ed indifesi.

Inoltre è da tenere presente che tutte le cure hanno tra loro uno stretto legame. Quasi sempre le cure materiali hanno dei risvolti affettivi. Così come le cure affettive, relazionali e spirituali hanno dei risvolti materiali. Una madre che allatta il suo piccolo bebè  nutre il suo corpo, ma contemporaneamente crea e sviluppa un legame d’amore reciproco e un dialogo, con il quale nutre di affetto, sicurezza e gioia l’animo del figlio.

Allo stesso modo quando una madre fa il bagnetto al suo bambino, pulisce il suo corpo, mentre, contemporaneamente, procura al suo piccolo piacevoli e benefiche sensazioni fatte di calore, tenerezza e conforto. Sensazioni ed emozioni queste che lo renderanno più forte e sicuro di sé. Allo stesso modo, quando un bambino si esercita in uno sport non si attivano soltanto i suoi muscoli, ma anche la sua volontà e l’autocontrollo. In queste occasioni è evidente un miglioramento del suo benessere psicologico, ma anche sociale, in quanto egli apprende a rispettare le regole e i suoi compagni.

Da non dimenticare poi che quanto più un bambino cresce serenamente, tanto più il suo sistema immunitario sarà capace di rispondere meglio agli attacchi dei vari germi e quindi è più facile che lo stesso bambino cresca sano e forte.

Sappiamo anche che vi è un rapporto molto stretto tra le attività di cura e la persona o le persone che le attuano. Proprio perché le attività di cura hanno molteplici funzioni, il bambino le collega strettamente a determinate persone: vi sono delle attività che egli vuole siano effettuate solo dalla madre, come vi sono delle attività che egli desidera attuate solo dal padre o dai nonni.

Pertanto soffre quando non è questa persona ad attivarsi. Potremmo fare molti esempi. Se nei primi due-tre mesi il bambino appare indifferente a chi lo allatta, successivamente egli dimostra chiaramente gioia e interesse quando è la madre a fare ciò e manifesta, invece, disappunto quando il latte gli viene somministrato da un’altra persona. Inoltre, nel  momento nel quale sarà più grandetto verbalizzerà tutto ciò: chiederà che il biberon sia dato dalla madre e solo dalla madre, mentre accetterà che gli altri tipi di cibo siano dispensati dal padre o dai nonni.

Addirittura alcuni bambini, quando la mattina devono mangiare la zuppa di latte vogliono che sia la mamma a prepararla e non la nonna o peggio, un altro estraneo; così come chiedono che sia una determinata persona a vestirli o pulirli. Questi comportamenti, che sono spesso giudicati dei vizi o dei capricci, in realtà rispondono a precisi bisogni psicologici.  

Questa ricerca di un legame affettivo specifico persiste anche nelle prime classi della scuola primaria. Quando in queste classi, per disavventura, l’insegnante titolare si ammala o è costretta ad assentarsi, all’insegnante supplente, almeno inizialmente, non viene riservato lo stesso trattamento affettuoso e tenero: “perché quella non è la nostra maestra”, affermano con sicurezza gli alunni.

Questo comportamento non è un segnale di cattiveria verso la supplente, è solo l’espressione del bisogno che hanno i minori che un legame d’affetto si mantenga stabile nel tempo. Lo stesso avviene in molti animali i quali accettano solo dal loro padrone certe cure e non da altri.

Da quanto abbiamo detto si deduce che non è indifferente per il bambino il legame che si stabilisce tra il cibo, gli oggetti e le attività di cura a lui offerti e la persona o le persone che li offrono. Ma anche per i genitori il legame d’attaccamento verso il figlio si modificherà e potrebbe andare in crisi quando sono altre braccia a cullare il proprio bambino, quando sono le parole di altre persone a consolarlo, quando sono altre mani ad asciugare le sue lagrime, altri occhi a rispondere al suo sorriso, altri cuori a dialogare con lui. In questi casi qualcosa di importante rischia di alterarsi o potrebbe definitivamente spezzarsi.

Di queste basilari realtà psicologiche non sembra tener conto il mondo economico quando cerca in tutti i modi di ampliare il mercato degli oggetti, strumenti e servizi, offerti alle donne e alle madri, ammantandoli come un aiuto ed un sostegno alla donna e alla famiglia.

 

   Realizzazione di un ambiente familiare idoneo ai minori

Alla creazione di un ambiente idoneo allo sviluppo armonico e sereno di un bambino, oltre che i genitori e familiari di questi, deve necessariamente concorrere tutta la società.

Compito di essa dovrebbe essere quello di aiutare la formazione di famiglie sane, ma anche capaci di svolgere fino in fondo le mansioni a queste assegnate. Si parla in questi casi di famiglie funzionali. Ogni famiglia lascia, nell’animo dei suoi componenti, dei segni indelebili, sia in senso positivo che negativo, per cui è la famiglia il luogo primario e insostituibile di quelle relazioni di fiducia, reciprocità e dono, essenziali per formare, alimentare e proteggere lo sviluppo dei cuccioli dell’uomo, che saranno i nuovi cittadini di domani.

È all’interno della famiglia che nascono le future generazioni umane, ed è questa che provvede a procurare, con il lavoro dei suoi membri, le risorse necessarie per la vita comune: cibo, vestiti, abitazione, cure sanitarie e altre necessità biologiche e materiali. È la famiglia che provvede alle necessità psicologiche ed educative della prole, sviluppando la personalità dei singoli componenti.

È solo in questa basilare istituzione che troviamo quei presupposti di responsabilità, stabilità, continuità e gradualità dei processi educativi, capaci di far crescere uomini e donne con una salda e sicura identità e personalità. Uomini e donne non solo intelligenti e capaci, ma anche persone serene, mature e responsabili.

Solo nelle famiglie le future generazioni potranno trovare quel legame d’amore tra due esseri di sesso diverso, quell’affetto, quelle attenzioni e cure, capaci di sviluppare tutte le potenzialità dell’essere umano, in un clima di serenità, apertura alla vita, fiducia e sicurezza. Inoltre è soprattutto la famiglia che si fa carico in modo particolare dell’assistenza ai minori, agli anziani, ai malati e ai disabili.

È sempre in questa istituzione che i bambini attuano il miglior tirocinio al servizio degli altri, e quindi al servizio della comunità. Pertanto è la famiglia che pone le fondamenta dell’educazione ai ruoli sociali, con l’accettazione delle responsabilità verso il più vasto mondo esterno ad essa. Educazione ai ruoli sociali che si amplierà e completerà, in una fase successiva, mediante l’attività della scuola e delle altre agenzie educative.

 

È nel seno della famiglia che, nei vari popoli, si coltiva e viene espressa la religiosità più profonda e vera, in quanto è solo in questa istituzione che gli insegnamenti morali, religiosi, etici ed i valori fondamentali del genere umano sono trasmessi dagli adulti alle nuove generazioni, senza orpelli o grandi manifestazioni esteriori, ma nel modo più intimo, profondo e vero. Ancora, è attraverso la famiglia che le fondamentali conoscenze e la cultura di base dell’umanità passano alle nuove generazioni.

È tra le mura domestiche che avviene lo sviluppo dell’identità sessuale e personale che si trova allo stato potenziale nei nostri geni. Infine, è soprattutto la famiglia che sostiene i suoi membri nelle avversità e nelle tensioni connesse alle inevitabili fasi di transizione della vita, negli eventi stressanti, nei casi di disabilità, malattia, vecchiaia, o in presenza di lutti o perdite.

 Da quanto abbiamo detto è indispensabile che le istituzioni si facciano carico della formazione e della protezione delle famiglie e dei loro membri, emanando leggi e provvedimenti che aiutino a strutturare tra i sessi un’intesa efficace, cosicché tra uomo e donna si alimenti e sviluppi la fiducia reciproca e non la sfiducia e il sospetto, si concretizzi l’unione e non la disunione, cresca l’amore e non l’odio.

È compito dello Stato emanare leggi che tutelino l’integrità, la stabilità e la solidità di ogni unione matrimoniale. Leggi che facilitino la nascita di un’efficiente rete familiare, che impediscano ai mass media di penetrare nel tessuto familiare finendo per indebolirlo e disgregarlo.

     Promozione di attività lavorative idonee ai minori e alle loro famiglie

L’impegno lavorativo dei genitori ma anche degli altri familiari che hanno in cura il bambino, può avere una notevole valenza sia nell’insorgenza delle patologie psichiche, sia nella possibilità di cura di queste.

Il lavoro extrafamiliare

 

 

 

Negli ultimi decenni, da parte degli studiosi e dai mass media sono state notevolmente evidenziate e ben descritte quali fondamentali funzioni abbia il lavoro extrafamiliare.

Questo tipo di attività permette l’autonomia dei singoli e delle coppie dalle famiglie d’origine, assicurandone la sopravvivenza ed il benessere sociale, mediante l’acquisto di beni e servizi indispensabili per l’alimentazione, l’igiene, la sanità, la cultura, lo scambio sociale e le attività ludiche. Il lavoro extrafamiliare mentre contribuisce al progresso dell’umanità, consente di accendere la fantasia, sbrigliare l’immaginazione, liberare la creatività, permettendo la realizzazione dei propri sogni, dei propri progetti, dei desideri e delle aspirazioni.

Il lavoro intrafamiliare

Negli ultimi decenni non vi è stata, purtroppo, altrettanta attenzione nei confronti del lavoro all’interno della famiglia e della casa (lavoro intrafamiliare). Questo tipo d’impegno dedicato al mondo degli affetti e delle relazioni è sempre più sottovalutato; anzi, attualmente, risulta talmente screditato e svilito agli occhi dell’opinione pubblica, da essere giudicato come un lavoro di second’ordine e quindi nettamente accessorio.

 

 

 

Cosicché le casalinghe, non per scelta, ma costrette a questa condizione a causa della mancanza di lavoro extrafamiliare, quasi si vergognano della loro condizione, in quanto considerano il loro impegno all’interno della casa e della famiglia, non solo poco gratificante, ma anche inutile, vuoto, sterile, scialbo ed umiliante. Non solo, ma anche lo Stato e la società civile lo considerano come un grave problema da affrontare e superare al più presto. Ciò è avvenuto per vari motivi: lotta per la cosiddetta “liberazione della donna”; necessità da parte delle industrie di manodopera a basso prezzo; consumismo sfrenato e così via.

 

 

 

In realtà, invece, a ben guardare, difficilmente si potrebbe trovare una lavoro o un impegno altrettanto importante e fondamentale per la vita ed il benessere dei singoli individui e della società.

L’impegno intrafamiliare:

  •   è essenziale alla costruzione dell’Io dell’individuo, in quanto permette la distinzione del sé dall’altro e, successivamente, consente lo sviluppo di tutte le potenzialità umane iscritte nei geni. Queste non potrebbero attivarsi senza l’intervento di altri esseri umani legati al bambino da stabili e intensi legami affettivo-relazionali;
  •   sono frutto dell’impegno intrafamiliare la formazione della personalità di ogni essere umano; le sue capacità comunicative ed espressive; la possibilità o non del controllo delle pulsioni, delle emozioni e dei sentimenti; l’acquisizione di una corretta identità sessuale; la crescita dell’autonomia, della forza, del coraggio, della determinazione, della sicurezza; le capacità motorie, il dinamismo dell’individuo, la sua intraprendenza e determinazione;
  •   nascono dall’impegno intra familiare l’acquisizione del senso dell’onore, del dovere e della lealtà verso gli altri, il rispetto delle regole e delle norme sociali, la costruzione e la valorizzazione della rete familiare ed affettiva, rete questa nella quale sia il bambino sia l’adulto possono trovare aiuto, supporto e accoglienza in ogni momento della loro vita.

Alcuni di questi compiti sono prevalentemente, anche se non esclusivamente, materni, altri sono prevalentemente paterni; molte di queste mansioni sono appannaggio di entrambi i genitori, ma non vi è dubbio che questo tipo di lavoro e impegno sia fondamentale ed insostituibile per l’intera comunità umana.

La quantità e la qualità delle caratteristiche di un essere umano adulto sono strettamente legate alle caratteristiche dell’ambiente familiare nel quale questi è vissuto. Pertanto se questo ambiente è idoneo e favorevole, lo sviluppo del bambino sarà sereno, armonico, ricco, completo; se invece questo ambiente non è adeguato, lo sviluppo sarà monco, deficitario, disturbato o nettamente patologico.

Si può tranquillamente affermare anche qualcosa di più: il lavoro intrafamiliare è presupposto indispensabile al lavoro extrafamiliare. Senza il lavoro intra familiare, in assenza di questo o quando questo non viene svolto correttamente, è compromessa anche l’attività lavorativa esterna alla famiglia e il benessere sociale. Ciò in quanto la presenza nell’ambito della società di esseri umani con capacità e qualità carenti, disturbate o chiaramente patologiche, se da una parte impedisce ogni apporto lavorativo stabile e produttivo, dall’altra richiede ingenti risorse per la diagnosi, la cura e l’assistenza.  

Per tali motivi, per una buona e sana vita sociale, la presenza delle attività lavorative extrafamiliari deve necessariamente essere bilanciata dalla presenza di adeguati e opportuni impegni intrafamiliari.

Per raggiungere questo obiettivo è indispensabile considerare il lavoro extrafamiliare come fonte per soddisfare i bisogni essenziali e non certo quelli indotti dal consumismo. In tal modo si potrebbe evitare di farne un idolo messo al centro della nostra vita, al quale sacrificare tutto : vita personale, vita di coppia, vita familiare, educazione e cura dei figli. Idolo capace di assorbire buona parte delle nostre energie fisiche e psichiche, sul quale riversare quasi tutte le nostre attese.

Quanto allo Stato, d’altra parte è necessaria una politica che valorizzi e promuova l’impegno intrafamiliare, così come sono necessarie leggi e regolamenti che sostengano in modo stabile e concreto ogni persona: uomo o donna che sia, la quale sceglie di impegnarsi a lavorare nel mondo degli affetti e delle relazioni familiari.