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La Pet Therapy o terapia assistita dagli animali

 

L’essere umano è sempre stato in contatto con gli animali: piccoli o grandi che siano. I bambini si rapportano prima con i piccoli animali: farfalle, chioccioline, bruchi, formiche, coccinelle e poi con animali di più grossa taglia, come uccelli, cani, conigli, agnelli, caprette, cavalli. Pertanto sono noti fin dall’antichità i benefici che la loro presenza offre allo sviluppo psicoaffettivo dei minori: compagnia, gioco, comunicazione, conforto. Questi benefici sono dovuti alla pazienza di molti animali da compagnia, e alla loro disponibilità ad accogliere, non solo le carezze dei piccoli esseri umani, ma anche i loro contatti corporei, più rudi e improvvisati.

La Pet Therapy o terapia assistita da animali non è un semplice giocare con uno o più animali: essa è, invece, un’attività terapeutica vera e propria, finalizzata a migliorare le condizioni fisiche e psichiche dei pazienti, mediante la compagnia di un animale. Questa terapia ha lo scopo di creare un rapporto di tipo socio-affettivo-relazionale tra il bambino e l’animale, simile a quello che potrebbe nascere tra due esseri umani che hanno la possibilità di costruire un’amicizia e un’intesa reciproca. È necessario però considerarla sempre come una terapia di supporto agli altri interventi terapeutici e, quindi, non può sostituirsi ad essi.

 

La Pet Therapy può migliorare la qualità della vita dei bambini che presentano problematiche di tipo affettivo-relazionale, in quanto l’animale, essere capace di relazione, affetto e comunicazione, è in grado di creare nel bambino delle emozioni positive e rilassanti di compagnia e gioco, in quanto, per sua natura, ha la capacità di stabilire con gli esseri umani delle relazioni molto semplici ed essenziali. L’animale, a differenza dei coetanei, ma anche di alcuni adulti più irritanti, non fa domande che possono mettere in imbarazzo il bambino, non lo rimprovera, non lo giudica, non lo prende in giro, non lo emargina. Accetta incondizionatamente e si lega a chi ha di fronte, qualsiasi sia la sua patologia o problematica psicologica. Pertanto facilita la crescita affettiva del bambino, rafforza i suoi comportamenti emotivamente più adeguati, lo aiuta a sviluppare un’immagine positiva di sé, riduce nel contempo la sua ansia e collabora a migliorare il suo tono dell’umore. Di conseguenza il bambino diventa più capace di affrontare le situazioni di stress, i traumi e le frustrazioni.

Gli animali più frequentemente utilizzati nella Pet Therapy sono i gatti, i cani, i cavalli, gli asini, gli uccelli, i delfini, i pesci, i conigli, le tartarughe, i pulcini.

Ogni animale viene associato ad un certo tipo di disturbo.

Il cane, data la sua vivacità e affettuosità, è utile per i bambini più apatici, chiusi, tristi o depressi. L’osservazione dei pesci nell’acquario, che si muovono lentamente e silenziosamente nel loro mondo liquido, aiuta a diminuire l’ansia e quindi rilassa notevolmente. Gli uccellini, in quanto piccoli e morbidi, stimolano tenerezza e amore anche nei soggetti aggressivi, mentre il cavallo, simbolo di forza, eleganza e virilità, facilita i rapporti sociali, aumenta l’autostima e la fiducia in se stessi, pertanto è più utile ai soggetti timidi e complessati. Il delfino, dato il suo naturale desiderio di giocare e comunicare con gli esseri umani, è indicato per i bambini colpiti da turbe dell’apprendimento, dell’affettività, della relazione, del comportamento, della coordinazione muscolare e del linguaggio. Questo cetaceo aiuta a migliorare la fiducia in se stessi e stimola le capacità motorie e comunicative dei bambini. La delfinoterapia è utile anche perché l’elemento animale si combina e si somma alla piacevolezza dell’elemento liquido, che è sicuramente capace di ridurre lo stress e la tensione, riportando il bambino ad una condizione di primitiva felicità.

Tutti gli animali poi, dati i loro bisogni di accudimento, pulizia, alimentazione e cura, stimolano la presa a carico di un altro essere vivente e apportano gratificazione, mentre aiutano il soggetto ad uscire dalle sue problematiche.

 

Come tutte le terapie anche questa, se non ben valutata, presenta dei rischi.

Un primo rischio da evitare è quello di non migliorare, ma di peggiorare l’ambiente di vita del bambino.

Ricordo Mario, un bambino autistico il cui papà alla ricerca di “un qualcosa” che risolvesse i problemi del figlio, aveva inopinatamente accolto in casa un cane, in quanto aveva letto dei “miracoli” della terapia assistita dagli animali. Questo papà non aveva tenuto nella giusta considerazione il fatto che ospitare un animale comporta dei doveri e dei compiti. Doveri e compiti impossibili da adempiere non solo da parte di Mario, in quanto eccessivamente disturbato, ma anche dai suoi genitori, che avvertivano questi compiti come troppo gravosi. Pertanto il comportamento di papà e mamma, a causa dello stress conseguente a questi nuovi impegni ai quali li costringeva la presenza del cane, peggiorò notevolmente. Ma anche il bambino a causa delle sue numerose e intense fobie, non riuscì ad accettare la presenza ingombrante dell’ animale. In definitiva le problematiche del figlio peggiorarono notevolmente.

Pertanto, prima di decidere se prendere o non un animale in casa, è bene valutare sia il grado di accettazione da parte del bambino, sia la propria disponibilità ad accogliere un altro essere vivente, il quale necessita di numerose attenzioni e cure. In definitiva l’animale può essere utile, se questa presenza, all’interno della famiglia, è capace di migliorare tutto il clima familiare.

 

Un altro rischio di questa terapia è quello di pensare che un animale possa sostituire il rapporto interpersonale con gli esseri umani: ciò è impossibile. Un animale non può sostituire un genitore assente, né è in grado di prestare l’attenzione, la cura e il calore affettivo che solo degli esseri umani possono e dovrebbero dare. Pertanto, quando in un bambino sono presenti delle problematiche affettivo-relazionali di un certo rilievo, bisogna innanzitutto riuscire a curare le difficoltà ed i limiti delle persone che vivono accanto a lui, piuttosto che “affidare”, in modo semplicistico, il bambino ad uno o più animali, immaginando che questi possano sopperire alle deficienze degli umani: siano essi genitori, familiari o insegnanti.