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Ripensare l'autismo

 

Autore: Gianmaria Benedetti

Buone notizie per chi si occupa di bambini e del loro sviluppo e per le loro famiglie. Si sta aprendo forse una breccia nel muro del lager che le lobby dello spettro autistico avevano creato sequestrando sempre più bambini al suo interno – si parla ora di 1 su 48, più del 2 per cento! - sacrificati con le loro famiglie alle fantomatiche 'terapie dell'autismo' e alla cosiddetta 'ricerca scientifica' dell'ultimo decennio.

Un libro pubblicato in America nel 2013 “Rethinking Autism” della Dr. Lynn Waterhouse, (non l'ultima venuta visto che le notizie editoriali la dicono Director of Child Behavior Study at The College of New Jersey for 31 years”,e attualmente “Professor in Global Graduate Programs at the College. NIMH, NICHD”. Ci informano inoltre che lavorò con la Dr. Lorna Wing al DSM-III-R per i criteri diagnostici per l'autismo) - PDF reperibile anche in internet - esamina approfonditamente (più di 400 pagine) una quantità di dati e risultati delle ricerche degli ultimi vent'anni, sulle cause, la sintomatologia, l'evoluzione e il trattamento per concludere che tanti sforzi e tanti finanziamenti hanno praticamente fallito l'obiettivo di trovare una causa dell'autismo (e una cura! ). Afferma addirittura che l'autismo non esiste come singolo disturbo, ma esistono solo i sintomi autistici che, come la febbre, non sono una malattia in sé, ma il risultato di cause diverse.
L'autore parla inoltre delle terapie attuali come condotte alla cieca, essendo non fondate su una conoscenza delle possibili anomalie cerebrali nei singoli casi.
L'autore individua fra le cause di errori che hanno portato a questo fallimento alcune delle pietre miliari della teoria dell'autismo oggi dominanti quali lo stesso concetto di Spettro Autistico e poi quello di 'comorbidità' che ha infestato la psichiatria di questi anni, e invita la comunità scientifica a liberarsi di questi errori che impediscono la possibilità di progredire nelle conoscenze. Lo stesso DSM5, la bibbia della psichiatria americana che è stata imposta al mondo e la sua classificazione dei Disturbi dello Spettro Autistico sono secondo l'autore da scartare se si vogliono fare progressi nella ricerca.

Il libro a mio avviso rappresenta un epitaffio, se non su tutta la psichiatria attuale e i suoi metodi, su almeno due decenni di ricerca scientifica sull'autismo e sulle teorie che lo riconducevano a un 'disturbo neurobiologico' nonchè, anche se il libro quasi non ne parla, sui metodi terapeutici che si sono diffusi a macchia d'olio anche in Italia negli ultimi anni.
La conclusione del libro è che tanti sforzi, e tanti fondi – che premono agli americani – sono stati inutili, non hanno portato ad alcun reale aumento di conoscenza sul fenomeno dell'autismo, anzi le concezioni dominanti l'hanno addirittura bloccata . Il libro individua la causa di questo fallimento nello scopo di trovare una teoria unificante nella complessità ed eterogeneità dei casi di autismo. L'autrice afferma invece che sulla base di tutti i dati bisogna concludere che una patologia specifica responsabile dell'autismo non esiste e non esiste nemmeno un 'autismo' in sé, né uno spettro di disturbi correlati, ma esistono sintomi autistici variamente combinati e collegati talvolta con anomalie cerebrali conosciute o viceversa senza evidenti anomalie cerebrali.
Il libro mette quindi una pietra tombale – almeno dal punto di vista della ricerca – anche sul concetto di 'Spettro Autistico' – su cui pure è stato basato il relativo capitolo del DSM5 – di cui afferma che è una teoria non provata , non corrispondente alla realtà e che in ultima analisi impedisce la ricerca. La conclusione è che questa diagnosi deve essere abbandonata come base per la ricerca.

A paragone l'autore usa l'analogia della febbre, che prima era considerata una malattia a sé e solo dopo la conoscenza di molte malattie febbrili e dei meccanismi fisiopatologici collegati è stata riconosciuta cone un sintomo, non una malattia. Analogamente, sintomi autistici più o me no associati ad altri sintomi sono presenti in malattie conosciute ( anche se non è conosciuta la via patogenetica che porta dalla malattia, ad esempio l'Xfragile, al sintomo).
L'invito che l'autore fa ai 'ricercatori' è quindi di rinunciare alla ricerca di una base comune dell'autismo e invece di concentrarsi sulle possibili alterazioni cerebrali e sugli agenti etiologici che causano le alterazioni del cervello in via di sviluppo.

Il libro fa giustizia anche di un concetto dilagato fra gli addetti ai lavori quasi come una parola d'ordine di riconoscimento, quello di 'comorbidità', con cui la psichiatria recente spiegava l'esistenza di sintomi diversi nello stesso individuo, ipotizzando che fossero dovuti a malattie diverse presenti simultaneamente. Così l'epilessia, la disabilità intellettiva, l'iperattività, che in tanti casi sono state considerate malattie compresenti con l'autismo, come entità diverse, interamente separate, - appunto 'comorbidità', nello psichiatrese moderno - devono essere considerate invece solo come sintomi diversi presenti ma contemporaneamente.

Invece, un grave limite di questo libro, tipico dei ricercatori anglosassoni post-moderni e dei loro epigoni locali, si potrebbe dire, - oltre che il senso di partire presuntuosamente da una tabula rasa come se prima di loro non ci fosse stato niente - è la scotomizzazione degli aspetti ambientali relazionali affettivi ed emotivi dal campo di indagine dei possibili fattori in causa. L'autore, affrontando i possibili fattori ambientali, esamina ampiamente le teorie delle vaccinazioni, delle intolleranze intestinali, metalli pesanti, ecc, ma dedica solo poche pagine ai fattori psico-sociali: si limita a citare Bettelheim e la sua teoria affettiva, per seppellirci insieme ogni possibilità di implicazione di fattori emotivi ambientali nelle prime epoche di vita. Di tutta la moderna ricerca sull'infanzia si limita a citare le teorie dell'attaccamento, che però non approfondisce, con una superficialità che stupisce rispetto alla quantità di pagine che ha dedicato all'approfondimento degli studi 'biologici' genetici e anche sui fattori ambientali 'fisici'. In questa linea accenna solo en passant alla questione dell'autismo negli istituti, tornato alla ribalta con gli studi sugli orfanatrofi dell'Europa orientale, suggerendo che questi bambini possono averne subito degli effetti negativi e che sintomi simil-autistici sono stati riscontrati in bambini messi negli istituti...
Su questi aspetti si percepisce quasi un analfabetismo relazionale ed emozionale che sembra impedire all'autore e agli studiosi del suo tipo di accostare questi fenomeni con un metodo scientifico di osservazione e rilevazione degli aspetti osservabili. Stupisce una simile scotomizzazione di ogni possibile causa ambientale relazionale, che pensiamo sia espressione del tabù manicheo che tuttora invade il mondo anglosassone nei confronti della psicoanalisi, considerata priva di qualsiasi valore scientifico, e gettata via insieme al suo oggetto di studio, relazioni ed emozioni, quasi come il bambino insieme all'acqua sporca.

Resta comunque il merito a questo libro di esplicitare il fallimento di almeno vent'anni di ricerche e teorie sull'autismo aprendo una breccia nel muro che finora resisteva a qualsiasi critica metodologica e sostanziale. Speriamo che la breccia si allarghi e possa crollare questo muro che come si diceva ha praticamente sequestrato in mano ad alcune lobby il campo dell'autismo e delle relative terapie. Gli effetti prodotti su una generazione di specialisti sono però disastrosi, come hanno avuto modo di verificare molti genitori che si sono trovati in questa situazione. Come nella fiaba di Andersen, forse dopo il grido che 'il re è nudo', le persone non avranno più paura di riconoscere quello che vedono con i propri occhi e pensano con la propria mente. Si potrà così tornare a cercare di capire ogni bambino individualmente con le sue esperienze nel suo ambiente per cercare gli eventuali ostacoli e impedimenti al suo sviluppo in tutti i settori possibili, non solo quello organico-biologico, ma anche quello psicologico e ambientale.

( novembre 2015 )