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 Esperienza di un genitore con un bambino

 

affetto da sindrome di Asperger

 

Andrea è un bambino, quasi adolescente, con un disturbo dello spettro autistico.

Da quando abbiamo saputo dei suoi problemi, abbiamo cercato dappertutto per trovare la soluzione ai suoi problemi.

Prima abbiamo dovuto accettare la situazione e cioè l’ idea che un bambino così bello, intelligente, molto intelligente, potesse essere un bambino malato. Personalmente un certo sollievo l’ ho provato quando mi hanno detto che si trattava della malattia di Asperger. Pensavo facendo paragoni con certi grandi del passato a cui è stata attribuita tale patologia che tutto sommato non fosse così terribile essere come Einstein, Mozart ecc.

E invece non avevo considerato l’ aspetto negativo della situazione: il fatto cioè che mio figlio fosse così lento, apparentemente indolente di fronte a certi stimoli, spaventato da altri, sporco, disordinato, ma geniale, con una capacità di linguaggio ed una perspicacia sicuramente fuori dal normale.

 

 

Ci hanno indotto a credere che tutti gli aspetti negativi potessero risolversi con delle tecniche  comportamentali, premiandolo quando portava a termine il compito e punendolo quando non lo faceva. Abbiamo frequentato piscine, maneggi, scuole di scacchi, di tutto e di più ed avremmo continuato ad inseguire le indicazioni di chiunque avesse dimostrato competenza nel campo. Per me era un dolore vederlo “intruppato” assieme ad altri bambini con patologie gravi, segregato in feste per soli “loro” in riunioni dove nel tentativo di cercare inclusione in realtà si concretizzava, anche in Lui, la consapevolezza della diversità di tutti loro rispetto al mondo cosiddetto normale.

Ed in questo mondo “altro” c’eravamo anche noi: i suoi genitori. Noi che assieme agli altri accudivamo un piccolo paziente da guidare, correggere, punire all’ occorrenza.

Ricordo ancora quando Andrea è stato portato via di peso dalle sue educatrici e messo alla porta di una associazione solo perché aveva distrutto delle piante: il mio ego si ribellava ma tacqui “è terapeutico mi dissero” ed accettai senza reagire.

 

Un’ altra volta capitò con gli Scouts: una “educatrice” giudicò ed espulse Andrea dal gruppo su due piedi durante il campo estivo. Avrei avuto voglia di attaccarla al muro, ma anche lì rimasi immobile vigliaccamente “è per il suo bene mi dissi” .

Dentro di me cresceva la disperazione anche perché in un momento di consapevolezza mi ero reso conto che cercavo di educare mio Figlio alla stessa maniera dei miei cani. Mi rendevo conto che tutte le teorie del rinforzo positivo, negativo altro non erano se non i principi delle teorie Paulowiane.

In forza di questo a volte ho usato le maniere forti con l’ unico scopo di vedere ancora di più irrigidire mio Figlio ed allontanarlo da me , l’ ho visto piangere, isolarsi, disperarsi ed io dietro di Lui.

Non era quella la strada giusta.

Un giorno siamo entrati in contatto col Professore Emidio Tribulato.

Ci ha parlato di gioco, di tolleranza, di gioia.

Al di là delle enunciazioni di principio, mi sembrava tutto un insieme di idee vaghe e strampalate che mai avrebbero sortito effetti positivi sul carattere di Andrea. Con molta titubanza e una certa diffidenza affrontavo i colloqui col Professore e leggevo qualcosa di uno dei suoi libri. La cose che leggevo mi piacevano, ma tuttavia non riuscivo a capire il senso di quello che stavamo facendo e, peraltro, mi sentivo osservato. Vedevo, però, Andrea contento, sollevato, anche quando a me sembrava che avessimo perso solo l’ ennesimo pomeriggio in giro per la Città.

 Una volta colsi un’ affermazione del Professore relativa al fatto che “a volte i Genitori credono di fare il bene dei propri Figli, facendogli da tassisti”: alludeva al fatto di portarli a musica, a danza, in piscina……senza un reale coinvolgimento diretto che non fosse il loro mero trasporto presso altri ai quali delegare il benessere, la formazione, la crescita e felicità dei propri Figli.

Continuavo ad infastidirmi quando mi veniva chiesto che cosa avessi fatto, come era andata la giornata: non capivo. Non riuscivo a capire cosa volesse dire il Prof. e perché cercasse di coinvolgermi inducendomi ad osservare Andrea giocare.

Un giorno compresi: in realtà non era Andrea che andava cambiato, bensì tutti noi. Allora ho capito ed ho cominciate ad ascoltare mio figlio.

Non è facile mettersi in discussione ad una certa età, forse non è facile farlo mai, però, ad un certo punto compresi che se non era un problema: conveniva che Andrea fosse lasciato libero di fare; anche cavolate apparentemente senza senso o apparentemente pericolose. Voleva camminare scalzo? OK! Voleva cucinare intrugli immangiabili? OK! Uscire senza felpa? OK! Mi accorsi che lasciato con le redini più morbide era più ricettivo e disponibile. D’ altronde, a 63 anni suonati continuo ad uscire di casa ogni mattina con i capelli bagnati e la cosa non solo non mi dispiace affatto ma mi da benessere.

In definitiva compresi, che tutta l’ attività del Prof. Tribulato nei confronti di Andrea si riduceva ad ascoltarlo, dargli serenità e sicurezza ed insegnarci ad ascoltarlo.

I risultati si vedono: Andrea è più collaborativo, si impegna di più nello studio, ascolta meglio, tanto che a volte con mia moglie abbiamo pensato, timidamente, che forse…forse Andrea potrebbe fare a meno dei Tutor.

 Questo non vuole dire che i problemi si sono risolti e che da ora in avanti saranno rose e fiori. Infatti tutte le mattine sono ancora un tormento; riuscire ad arrivare al lavoro in orario un’ impresa giocata a 150 km/h, anche 160, riuscire a staccarlo dalla playstation e dal tablet, li usa in contemporanea, un’ impresa, però il solco è tracciato e la miccia della speranza accesa.

Grazie Professore.

 

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