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Emozioni e sentimenti nell'autismo

 

 

 

 

La prima e più importante conseguenza del chiudersi in se stessi, nel proprio mondo interiore,  estraniandosi in tutto o solo in parte, dalla realtà esterna, riguarda il difficile controllo e la corretta gestione delle emozioni e dei sentimenti.

Quando si parla di bambini con autismo, raramente si parla del loro sentire ma anche del sentire di quelli che stanno accanto e vicino a loro: genitori, familiari, baby sitter, insegnanti e altri operatori. Eppure sono proprio le emozioni e i sentimenti degli uni e degli altri, gli elementi essenziali che condizionano, limitano o alterano i pensieri, le azioni e i comportamenti di questi soggetti o al contrario possono migliorare la loro condizione.

Pertanto se vogliamo capire, per poi aiutare questi bambini a sviluppare adeguatamente tutte le loro potenzialità intellettive, affettive e relazionali, cosicché possano meglio interagire, comunicare e capire, è fondamentale riuscire a comprendere le loro emozioni e i loro sentimenti. Allo stesso modo è necessario analizzare e capire le emozioni e i sentimenti delle persone vicine a loro o che hanno cura di loro, al fine di aiutarle a modificare i loro comportamenti e atteggiamenti, in modo tale che siano adeguati ai reali bisogni dei minori.

Le emozioni sono fenomeni complessi, profondamente connessi a ogni aspetto dell’esperienza umana, poiché sono presenti in ogni atto o comportamento da noi effettuato, così come sono presenti in ogni pensiero elaborato dalla nostra mente. La nostra vita quotidiana è intrisa di sentimenti ed emozioni che influenzano i nostri comportamenti, i nostri pensieri e ogni nostra azione.[1] Le emozioni sono anche dei sistemi di comunicazione interpersonale, come risposta a precisi comportamenti da parte degli altri e servono alla sopravvivenza e alla riproduzione della specie.[2] Esse sono regolate al fine di permetterci di rispondere in maniera equilibrata, flessibile e socialmente adeguata, alle richieste che pervengono dalle persone, dalle istituzioni e dai gruppi con i quali ci relazioniamo.[3]

Fanno parte delle emozioni la gioia, l’interesse, la sorpresa, la passione, l’innamoramento, la compassione ma anche la paura, l’ansia, l’angoscia, il disprezzo, la rabbia, la collera, l’aggressività, il disgusto, l’irritazione, la vergogna, la colpa e così via. Le emozioni sono fondamentali per avvertire pienamente ogni evento della nostra vita, tanto che, senza di esse, anche possedendo un’acuta intelligenza, non riuscendo ad entrare in sintonia con le altre persone. somiglieremmo a degli zombie viventi.[4] Inoltre sono essenziali per la memorizzazione e per l’attenzione, nei processi decisionali, pertanto sono preziose nei processi d’apprendimento e nel selezionare le scelte più giuste per noi e per gli altri.[5]

Come scrive Oliverio:

"Ciò che oggi sappiamo sui rapporti tra emozione e ragione, ci dice che affetti ed emozioni sono parte integrante del processo di apprendimento e formazione: l’affettività, infatti, può facilitare o inibire, accelerare o ritardare la funzione cognitiva e fare in modo che l’attività di conoscenza sia uno strumento per affrontare e risolvere i problemi di comunicazione con gli altri. L’apprendimento non dipende soltanto da acquisizioni legate al mondo esterno, ma è mediato dal mondo interiore di chi apprende, dalle sue emozioni e affetti".[6]

In definitiva, sia i bambini sia gli adulti, per apprendere e memorizzare in modo efficace, devono aver sviluppato alcune capacità fondamentali: una buona fiducia in se stessi, un’idonea conoscenza dei propri sentimenti e una padronanza degli stati emotivi. In definitiva, hanno bisogno di possedere un buon equilibrio interiore.[7]

Le emozioni possono essere attivate da stimoli reali, ai quali l’individuo reagisce mediante un processo cosciente oppure da ricordi di eventi del passato, sia coscienti sia sepolti nell’inconscio, i quali vengono elaborati dal soggetto.[8] Le risposte dell’individuo nascono da una presa di coscienza del proprio stato emotivo che permette di avviare la valutazione dell’evento, al fine di determinarne la natura e ciò allo scopo di regolare la qualità e l’intensità della reazione emotiva più appropriata e adeguata. Contemporaneamente si attiverà il sistema nervoso autonomo, con delle reazioni corporee che consentiranno all’organismo di reagire rapidamente e bene, così da affrontare la situazione che si è determinata. Affinché la risposta sia adeguata, si modificherà anche l’espressione facciale, posturale e il tono della voce, in modo tale che alle persone con le quali ci si relaziona arrivino una serie di adeguati messaggi comunicativi verbali e non verbali.[9]

Si pensava che l’area interessata alle emozioni fosse l’amigdala, ma in seguito si è visto che partecipano alle regolazioni delle emozioni diverse regioni corticali, le quali formano come una grande rete cerebrale che si attiva e collabora agli eventi emozionali, dando ognuna il proprio contributo.

Per quanto riguarda i sentimenti, questi sono delle risonanze affettive meno intense ma molto più durature delle passioni. Mediante i sentimenti il soggetto vive i propri stati soggettivi e gli aspetti del mondo esterno.[10] Sono sentimenti l’odio e l’amore, il piacere e il dolore; il senso di pienezza o di vuoto interiore; la contentezza e la tristezza; la speranza e la disperazione; la diffidenza e il risentimento.

 

La regolazione delle emozioni

La mente emozionale è un potente sistema di conoscenza. Il monitoraggio e la regolazione degli stati emotivi, al fine di attivarli, sopprimerli o adeguarli, sono fondamentali per la comprensione globale di se stessi e degli altri, per il nostro benessere, ma soprattutto per saper regolare ogni momento della nostra vita sociale, affettiva e relazionale. La nostra mente, se non particolarmente alterata, riesce a eseguire questi controlli e a modulare correttamente le emozioni e le esperienze interne che viviamo, in modo tale da permettere un buon adattamento nei confronti delle varie situazioni che è necessario affrontare nella vita.[11]

Le emozioni e i sentimenti, così come possono sostenere, regolare e aiutare gli individui nei loro rapporti interpersonali, permettendo loro di avere delle reazioni spontanee e adeguate nei confronti degli altri, se non sono in buon equilibrio possono contrastare, limitare, alterare, rallentare ma anche bloccare, i pensieri, le azioni e i comportamenti. La conseguenza di ciò è che i sentimenti estremi, le emozioni che diventano troppo intense o durano troppo a lungo, minano la nostra stabilità e la nostra capacità sociale e relazionale.[12]

Per Ayan:

"Il nostro modo di reagire a determinati impulsi e le strategie che scegliamo per la regolazione delle emozioni, non sono tanto frutto della forza di volontà, quanto il risultato di modelli e abitudini appresi nell’infanzia e nelle circostanze momentanee".[13]

La regolazione degli stati emotivi è un’attività molto complessa e delicata, tanto che può essere disturbata facilmente dalle situazioni e dagli eventi stressanti o traumatici che subiamo, o abbiamo subito in passato. La cosiddetta intelligenza emotiva si riferisce proprio all’abilità di controllare i sentimenti e le emozioni proprie e degli altri, di distinguerle tra di loro e di usare tali informazioni per guidare i propri pensieri e le proprie azioni.[14] Quando questa attività di regolazione non avviene o avviene in modo abnorme, la disregolazione emotiva che ne consegue può alterare gravemente sia la vita interiore dell’individuo sia le interazioni sociali che egli cerca di affrontare.

La disregolazione emotiva avviene quando uno stato di tensione generalizzata si amplifica a tal punto, che le funzioni auto-regolatrici ne risultano compromesse. Pertanto il pensiero razionale diventa poco accessibile, con la conseguenza che prevalgono le reazioni automatiche e riflesse.[15]

Le emozioni nell’autismo

È evidente la presenza di una disregolazione emotiva in tutti i minori e adulti che presentano e soffrono di disturbi psicologici. In questi ritroviamo spesso incoerenza tra le reazioni, gli obiettivi, le modalità espressive e le richieste dell’ambiente sociale.[16] Quest’alterazione è molto più grave nei bambini e negli adulti con disturbi autistici, nei quali si manifesta lungo un continuum di fenomeni dai più lievi ai più intensi. Pertanto si può passare da lievi variazioni dell’umore, a comportamenti esplosivi dovuti a un sovraccarico emotivo, cognitivo e sensoriale. Sono possibili le crisi di collera furiosa, il panico improvviso, l’eccitazione fuori controllo, le manifestazioni auto ed etero aggressive, le urla, gli atteggiamenti scomposti e anche le fughe.

Queste e altre reazioni emotive abnormi si presentano per motivi che, ad un osservatore esterno, possono sembrare molto banali, ma non è affatto così.[17] In realtà nei soggetti con disturbi dello spettro autistico, il sistema nervoso è costantemente messo alla prova, a causa del bombardamento continuo di stimoli sensoriali, emotivi, cognitivi, sociali, che hanno il potenziale effetto di disorganizzarlo ed è da questa disorganizzazione interna che nascono queste manifestazioni strane ed eccessive.

Anche se tutti noi abbiamo certamente vissuto più di una volta nella nostra vita, sia le emozioni sia i sentimenti, ciò che caratterizza le emozioni dei soggetti con disturbi autistici non è la qualità delle emozioni ma la loro intensità e gravità. Essi mostrano una notevole sensibilità di fronte a ogni esperienza emotiva, ma si presentano chiusi ad ogni ragionamento logico.[18] Queste persone, quando riescono a riferirle, raccontano, ad esempio, di un’intensa e incontenibile rabbia, anche se di breve durata, come quella presente nei bambini piccoli.

Essi parlano di un mondo che avvertono insicuro e minaccioso, che provoca loro numerosi momenti di angoscia e terrore. Riferiscono d’intensi stimoli dolorosi che non riescono a dominare, di odori opprimenti, di caos e confusione nella loro mente, ma anche di frequenti episodi di estraniamento dalla realtà. Ricorda De Rosa: ‹‹Ero molto angosciato, arrabbiatissimo, spesso in preda a una grande ansia che non riuscivo a comunicare››. [19]

Per Franciosi:

Le persone con autismo vivono intensamente il livello presente. Il loro paesaggio interiore è connotato da amplificazioni: paure intense, tristezze infinite, collere furiose, pensieri assorbenti, eccitamenti fuori misura. Sono costantemente esposti ad alti livelli di tensione interna, che si manifestano in molte forme: reattività alle piccole frustrazioni, resistenza al cambiamento, ossessività, comportamenti compulsivi, pensiero rigido e inflessibile, tendenza alla perseverazione, adesione rigida ai rituali, crisi acute di angoscia provocate dagli imprevisti, inquietudine manifestata di fronte all’impossibilità di riportare immediatamente le cose al loro ordine. La paura, in certo casi, si trasforma in terrore fobico, dando luogo a improvvise e frequenti oscillazioni del tono dell’umore.[20]

La disregolazione, nei soggetti con sintomi di autismo è evidente dalla mancanza di gradualità, che caratterizza le risposte emotive di queste persone.[21]

I deficit nei processi di regolazione emotiva possono condurre a comportamenti apparentemente senza scopo, disorganizzati, disorientati ma anche a condotte di evitamento, fuga, comportamenti oppositivi, variazioni improvvise di tonalità affettiva, instabilità dell’umore, risposte inappropriate, difficoltà a mantenere una risposta emotiva stabile, rigidità espressiva, iperattività motoria, tensione muscolare, cambiamenti posturali e vocali ma anche aumento di azioni ripetitive.[22]

Da Giuseppe, un ragazzo quasi adolescente con sindrome di Asperger, che abbiamo seguito nel tempo, questo mondo intimo e personale nel quale egli cercava di sopravvivere con grandi sforzi, era descritto come “l’inferno”. Alla nostra richiesta di chiarirci meglio che cosa intendesse affermare con questa terribile parola, ha aggiunto soltanto che era meglio per noi e per il nostro equilibrio mentale, evitare di spiegarci il termine che aveva usato.

Purtroppo la documentazione che abbiamo su questo “inferno” da parte di altri bambini e adulti con la stessa sindrome, è notevolmente corposa e gli dà ragione. Queste emozioni negative spesso sconvolgenti e intense, che sono presenti nei soggetti con sintomi di autismo, si notano facilmente dai loro disegni e racconti, i quali evidenziano un mondo interiore gravemente confuso e disordinato, instabile e pauroso, truce e crudele. Un mondo che in certi momenti riesce a sconvolgere i pensieri, le azioni e i desideri di questi bambini. Un mondo che rende notevolmente dolorosi e penosi molti momenti della loro vita.

La Williams afferma di essere certa di avere e vivere emozioni e sentimenti, ma nota la sua difficoltà a comunicarli correttamente agli altri. [23]Per la stessa autrice ciò che caratterizza l’autismo è proprio la disregolazione emotiva.

L’autrice scrive:

"Credo che l’autismo sia la condizione in cui ciò che non funziona adeguatamente è un tipo di meccanismo che controlla l’emotività, così che un cervello normale, in un corpo relativamente normale, non riesce ad esprimere se stesso con la profondità di cui sarebbe altrimenti capace".[24]

La Grandin, un’altra donna con autismo ad alto funzionamento, così descrive le proprie emozioni: "Alcuni ritengono che le persone con autismo non abbiano emozioni. Io ne ho, eccome, ma sono più simili alle emozioni di un bambino che a quelle di un adulto". [25]

E poi aggiunge:

 "Le mie emozioni sono più semplici di quelle della maggior parte delle persone. Non so cosa siano le emozioni complesse in una relazione umana. Io capisco soltanto le emozioni semplici, come la paura, la rabbia, la gioia, la tristezza".[26]

Sullo stesso argomento l’autrice afferma: "Nei bambini autistici la tendenza a rapidi mutamenti emozionali è piuttosto frequente a un’età successiva, in cui a volte presentano gli schemi emozionali di un bambino piccolo".[27]

Le emozioni in questi soggetti sono molto vicine a quelli di un bambino piccolo, proprio perché il loro sviluppo psichico e affettivo non ha avuto la possibilità di evolversi normalmente. Tuttavia nel momento in cui il loro mondo interiore migliora, la loro maturità emotiva ed affettiva cresce rapidamente, tanto che essi si rivelano desiderosi di affetto, attenzione e vicinanza che manifestano mediante degli espliciti comportamenti teneri e delicati ma anche mediante parole di gratitudine, verso chi è disponibile a capirli e ascoltarli e dimostra con i fatti e non certo solo con le parole, di rispettare i loro bisogni emotivi.

L’esempio più evidente l’abbiamo avuto proprio da Giuseppe, il quale, nel momento in cui è migliorata la sua grave ansia e tensione interiore, quasi in ogni seduta, pur di continuare a provare la gioia di parlare ed essere ascoltato, prospettava a me e ai suoi genitori il desiderio di avermi a casa sua: in occasione del suo onomastico, del compleanno o anche soltanto per una semplice passeggiata.

Lo stesso ragazzo fece un commovente racconto nel quale evidenziava il suo bisogno e desiderio di avere il suo vecchio dottore che egli chiamava “Doc” sempre con sé:

Un vecchio cellulare per amico

"C’era una volta un vecchio cellulare di nome Doc. Aveva problemi ad accendersi perché la batteria era malandata. Un ragazzo di 20-25 anni lo trovò ed iniziò a ripararlo e poi iniziò a programmarlo. Solo che poi il ragazzo scordò dove lo aveva messo. Non lo trovò, ma alla fine lo trovò, ma non era più funzionante perché la carica era finita. Visto che era l’ultimo telefono al mondo di quel tipo e tutti i caricabatteria erano distrutti, ad un certo punto ricordò ciò che gli aveva insegnato un suo caro amico, prima di essere esiliato, ovvero, che poteva recuperare cpu e ram da un altro telefono. Quel telefono si risvegliò ed era più veloce e disse: “Cosa mi hai fatto?” e lui: “Ti ho modificato per salvarti la vita”. Ed il telefono rispose: “Grazie mille finalmente”. E vissero per sempre felici e contenti".

L’interpretazione di questo racconto non è difficile. Il ragazzo avverte il vecchio medico che lo segue come una delle poche persone che lo comprendono e lo mettono a proprio agio. Pertanto per lui questa persona è diventata importante, tanto importante che egli vorrebbe ringiovanirla per farla vivere di più, così come si potrebbe fare con un vecchio cellulare, aggiornando le sue componenti essenziali!

Nei disegni effettuati nei soggetti con autismo, non ritroviamo quasi mai i classici elementi presenti nei disegni dei bambini normali: casette con balconi fioriti, soli splendenti, alberi, altalene e bimbi che giocano in mezzo al prato. Quando non riescono a controllare le loro gravi pulsioni interiori, sono presenti soltanto dei caotici scarabocchi, ma se il loro mondo intimo è un po’ più sereno e controllato, l’osservatore riesce facilmente a scorgere nei loro disegni una realtà interna deformata e alterata a causa delle intense pulsioni emotive presenti nella loro psiche. Una realtà nella quale predominano la confusione e l’angoscia, il terrore e l’aggressività, le paure e la violenza. 

 

Scarabocchio caotico di un bambino con sintomi di autismo.

Disegno disordinato e caotico di un bambino con sintomi di autismo.

 

Figura umana con aspetto  aggressivo e violento

 

 

Altro disegno di bambino con sintomi di autismo: il cielo si trova sotto l'albero!

Disegno dell'albero molto inconsueto.

 

Pertanto sono presenti elementi stereotipati con contenuti tragici: navi che s’inabissano con tutti i loro occupanti, robot e mostri assassini, bambini spinti dai draghi nel burrone, sangue, mutilazioni, escrementi, morte e atti di crudeltà immotivata. Lo stesso avviene nei loro racconti i quali, oltre ai contenuti violenti e tragici, appaiono spesso spezzati e confusi e, in alcuni casi, inintelligibili. Tuttavia quando questi bambini riescono ad acquisire una buona serenità interiore, i loro racconti, pur essendo sempre intrisi di situazioni strane e drammatiche o di pensieri paralizzanti e terrifici, diventano più comprensibili, lineari e con qualche elemento di ottimismo.

 
 

 

Tratto dal libro di Emidio Tribulato: "Bambini da liberare - Una sfida all'autismo".

 

[1] Cerulo M. (2014), “Quel connubio inscindibile”, in Famiglia oggi, n° 3. p. 68.

[2] Decety J. (2012), “La forza dell’empatia”, in Mente e Cervello, n. 89, p. 29.

[3] Franciosi F. (2017), La regolazione emotiva nei disturbi dello spettro autistico, Pisa, Edizioni ETS, p. 37.

[4] Zattoni M. e Gillini G. (2014), “Aiutare i bambini a controllarsi”, in Famiglia oggi, n.3, p.47.

[5] Sander D, (2014), “Che cos’è l’emozione”, in Mente e cervello, n.109, gennaio, p. 101.

[6] Oliverio A. (2014), “Il contributo delle neuroscienze”, in Famiglia oggi, n.3, p. 23.

[7] Oliverio A. (2014), “Tra ragione e sentimento”, in Mente e Cervello n. 113, maggio, p. 18.

[8] Tronconi A. (2014), “Una contrapposizione inesistente”, in Famiglia oggi, n.3, p. 41.

[9] Sander D, (2014), “Che cos’è l’emozione”, in Mente e cervello, n.109, gennaio, p. 96.

[10] Galimberti U. (2006), Dizionario di psicologia, Roma, Gruppo editoriale L’Espresso, Vol. 3, p, 445.

[11] Franciosi F. (2017), La regolazione emotiva nei disturbi dello spettro autistico, Pisa, Edizioni ETS, p. 36.

[12] Oliverio A. (2014), “Tra ragione e sentimento”, in Mente e Cervello n. 113, maggio, p. 18.

[13] Ayan S. (2016), “Emozioni in equilibrio”, in Mente e Cervello, n. 133, maggio, p. 85.

[14] Oliverio A. (2014), “Il contributo delle neuroscienze”, Famiglia oggi, n.3, p. 24.

[15] Franciosi F. (2017), La regolazione emotiva nei disturbi dello spettro autistico, Pisa, Edizioni ETS, p. 45.

[16] Franciosi F. (2017), La regolazione emotiva nei disturbi dello spettro autistico, Pisa, Edizioni ETS, p. 37.

[17] Franciosi F. (2017), La regolazione emotiva nei disturbi dello spettro autistico, Pisa, Edizioni ETS, p. 22.

[18] Brauner A., Brauner F. (2007), Vivere con un bambino autistico, Firenze, Giunti, p. 36.

[19] De Rosa F. (2014), Quello che non ho mai detto, Cinisello Balsamo, San Paolo, p. 24

[20] Franciosi F. (2017), La regolazione emotiva nei disturbi dello spettro autistico, Pisa, Edizioni ETS, p. 20.

[21] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 121.

[22] Franciosi F. (2017), La regolazione emotiva nei disturbi dello spettro autistico, Pisa, Edizioni ETS, p. 23.

[23] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 46.

[24] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 174.

[25] Grandin T. (2011), Pensare in immagini, Trento, Erickson, p. 96.

[26] Grandin T. (2011), Pensare in immagini, Trento, Erickson, p. 98.

[27] Grandin T. (2011), Pensare in immagini, Trento, Erikson, p. 100.