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Rabbia, collera e aggressività nei

 

disturbi autistici

 

 

La rabbia e La collera

 

 

La rabbia e i comportamenti collerici sono emozioni primitive e universali presenti in tutti gli animali superiori e in tutti gli esseri umani, qualunque sia la loro età. Queste emozioni si attivano ogni volta che il soggetto avverte di essere aggredito, minacciato o in qualche modo disturbato. Sono quindi istintivi meccanismi di difesa che la natura ha messo a disposizione di ogni individuo.

La collera può manifestarsi con parole offensive o con comportamenti battaglieri verso tutte quelle persone che, per qualche motivo, giudichiamo colpevoli di averci minacciati o di averci gravemente disturbati od offesi. Tuttavia, quando riteniamo non conveniente reagire verso chi ha provocato la nostra collera e rabbia, queste emozioni possono essere spostate su oggetti, persone e animali assolutamente innocenti, i quali, in questo caso, diventano strumenti atti a scaricare la tensione che si era accumulata nel nostro animo.

La rabbia e i comportamenti collerici hanno la caratteristica di presentarsi in modo improvviso e travolgente ma la loro durata è di solito breve, giacché il soggetto coinvolto, dopo aver scaricato la tensione interiore che aveva sentito crescere dentro di sé, dopo breve tempo inizia a rasserenarsi.

Il bambino piccolo mostra la sua collera con grida, calci, schiaffi, morsi, parole offensive, rifiutando di mangiare o espellendo le urine e le feci. Ciò può avvenire ad esempio, quando teme di non essere capito, amato o quando avverte il rischio di essere allontanato, abbandonato o che i genitori si separino e quindi vi sia la possibilità di perdere la presenza o l’amore di almeno uno di loro. Rabbia e collera possono scatenarsi anche quando il bambino soffre per delle punizioni, richiami o rimproveri che ritiene ingiusti. Tuttavia, quando l’essere umano cresce e matura, le reazioni rabbiose e le manifestazioni colleriche diventano meno frequenti, sono più contenute e sono espresse con le parole, piuttosto che con manifestazioni fisiche. Queste emozioni possono essere presenti in tutta la vita dell’individuo ma sono più frequenti nelle persone che hanno molto sofferto.

Rabbia e collera, nei soggetti con disturbi autistici, somigliano a quelle presenti nei bambini piccoli: sono frequenti, sono espresse in modo eclatante, hanno breve durata e, ad un esame superficiale appaiono, almeno in parte, immotivate.

La Grandin (2011, p. 97), a questo riguardo, riporta alcuni suoi vissuti interiori: ‹‹Quando mi arrabbio, è come un temporale estivo: la rabbia è intensa ma, una volta che la supero, l’emozione svanisce rapidamente››.

E ancora la stessa autrice (Grandin, 2011, p.50):

 Avevo scoppi di rabbia anche quando mi stancavo o ero disturbata da un rumore eccessivo, come quello delle trombette alle feste di compleanno. Il mio comportamento era come un interruttore automatico che scattava. Un momento stavo bene ed ero tranquilla, mentre il momento dopo ero per terra che scalciavo e gridavo come un pazzo furioso››. E poi: ‹‹Ad una conferenza un uomo con autismo mi disse che lui provava solo tre emozioni: paura, tristezza e rabbia. Non provava mai gioia. Disse anche di avere problemi con l’intensità delle sue emozioni, che erano fluttuanti e a volte indistinte, in modo simile a quanto accadde alle percezioni con la confusione sensoriale (Grandin, 2011, p. 100).

De Rosa (2014, pp. 98-99) provava rabbia quando giocando sbagliava e perdeva, quando gli altri lo trattavano da stupido e da bambino piccolo ma anche quando non capivano che il suo agitarsi, correre o parlottare dipendeva dalla sua ansia e così concludeva: ‹‹Insomma non è facile essere autistici in un mondo di non autistici››.

Quando queste emozioni sono rappresentate mediante il disegno, in questo sono evidenti molti elementi appuntiti, come delle frecce da lanciare contro chi ci fa del male o pensiamo ci abbia fatto soffrire.

 

 

Molti elementi appuntiti per esprimere la rabbia e la collera.

Alcuni suggerimenti

 I motivi della rabbia e della collera sono poco comprensibili se non si riesce a inquadrarli nel loro contesto di vita. I bambini con sintomi di autismo si arrabbiano soprattutto quando avvertono che gli altri non hanno la giusta attenzione e rispetto per i loro bisogni, per la loro esasperata eccitabilità e sensibilità, per le loro fobie, per la loro continua e spasmodica ricerca di luoghi e momenti di serenità e pace. E quindi gridano e si disperano quando le persone alzano la voce o li costringono a rimanere in un ambiente rumoroso o per loro pieno di pericoli, che però gli altri non vedono e giudicano in tal modo.

Essi si arrabbiano quando gli altri chiedono di fare o non fare una determinata azione, mentre dentro di loro infuria la tempesta o quando chi li circonda effettua dei cambiamenti nell’ambiente o nei tempi delle occupazioni giornaliere, senza tener conto e rispettare il loro bisogni di stabilità e immutabilità degli oggetti, degli orari e degli avvenimenti che assicurano un minimo di certezza e serenità.

Questi bambini con disturbi autistici si arrabbiano anche quando gli altri limitano i loro interessi, giudicati ristretti e anomali o quando sono rimproverati o richiamati per i loro giochi, le loro stereotipie, le loro abitudini e i loro rituali, apparentemente inutili, ripetitivi e senza scopo.

Purtroppo, anche in questi bambini particolari, quando la collera cessa, qualcosa rimane nel loro animo. Resta il sospetto, la diffidenza, il risentimento, il rancore, l’astio o la disaffezione verso chi, anche senza volerlo, li ha fatti soffrire e verso chi non ha tenuto in giusta considerazione i loro bisogni e le loro necessità, oppure verso le persone che con i loro comportamenti non hanno cercato di diminuire i loro malesseri, ma anzi li hanno provocati o accentuati. 

 

Aggressività

Tutte le esperienze negative vissute dagli esseri umani, come gli stress, i traumi e le deprivazioni, soprattutto affettive ma anche materiali, provocano, a livello psicologico, delle alterazioni e delle disfunzioni che stimolano intensi sentimenti e comportamenti di ribellione e acredine, nei confronti sia delle singole persone, che in qualche modo si ritiene siano state o siano causa della loro sofferenza, sia nei riguardi della vita e del mondo in generale. Questo è soprattutto vero nel caso dei bambini piccoli, i quali vivono in una realtà molto limitata e ristretta. Quando questi subiscono delle sofferenze, proiettano la loro aggressività non solo sui genitori e familiari ma anche sul mondo intero.

Pertanto una delle più frequenti cause dell’aggressività presente nei bambini normali e nei soggetti che presentano disturbi psicologici, è provocata dalla sofferenza da loro subita per svariate cause ambientali: eccessive limitazioni o frustrazioni dei loro desideri e bisogni, ingiustizie sofferte, scarsa presenza dei genitori e loro allontanamento fisico e/o affettivo, inserimento fuori dal nido familiare ad un’età precoce o in assenza di una buona maturità psicologica e affettiva, mancanza di sollecitudine ai loro richiami e infine, ma non ultima, la presenza di traumi e sensi di colpa causati dalla presenza di conflitti nell’ambito familiare. In questi, e in tante altre situazioni nelle quali l’ambiente di vita non è consono ai loro bisogni, le manifestazioni aggressive segnalano la situazione di disagio e sofferenza nella quale i bambini si trovano. Le manifestazioni aggressive segnalano anche la necessità che essi hanno di cercare una rivalsa e una vendetta per quanto hanno subìto.

Nelle reazioni aggressive è importante l’elemento soggettivo. Perciò la stessa azione può essere vissuta diversamente in base alle caratteristiche di personalità e ai vissuti del momento. Come dice Bonino:

La gravità della reazione aggressiva è in proporzione al grado di motivazione e investimento emotivo presente ma è anche in proporzione alle capacità resilienti di una persona. Vi sono pertanto degli uomini e delle donne capaci di resistere più facilmente alla frustrazione, trovando in sé nuove e diverse strade più creative per raggiungere i propri scopi, nonostante gli ostacoli e, altre persone, che si abbattono e si deprimono oppure reagiscono con aggressività in seguito a frustrazioni anche minime.

Nei bambini con disturbi dello spettro autistico, l’aggressività nasce dalla grave sofferenza presente nel loro animo a causa delle ansie, fobie, inquietudini e timori ai quali sono stati costantemente sottoposti, fin da quando si sono chiusi in se stessi. In quella condizione di estrema difesa, ogni sollecitazione proveniente dal mondo esterno ma anche da quello interno, è frequentemente avvertita come una grave minaccia alla propria incolumità o alla propria vita. Franciosi così descrive la disregolazione emotiva che s’instaura nei bambini con autismo: ‹‹Quotidianamente osserviamo che bambini e adulti con ASD reagiscono impulsivamente a stimoli emotigeni, attraverso comportamenti auto/etero lesivi, aggressioni, reazioni intense allo stress e al sovraccarico, fallendo nell’utilizzo delle strategie di regolazione emotiva che potrebbero essere maggiormente adattive e funzionali››.[1]

E poiché le più frequenti sollecitazioni provengono proprio dagli esseri umani che chiedono, pretendono e stimolano a fare o a non fare determinate azioni o comportamenti, l’aggressività maggiore che essi provano è nei confronti di questi ma può esprimersi verso tutto e tutti. Tuttavia non sempre quest’aggressività esplode e si manifesta. Essa è come contenuta e congelata nei bambini che presentano un più alto grado di autismo e quindi di chiusura. È come se, in questa particolare condizione, anche questa fondamentale pulsione difensiva fosse sterilizzata, pur di evitare lo scatenarsi di azioni distruttive e di annientamento da parte del mondo circostante.

Anzi, in alcuni casi, pur di proteggersi, il bambino assume un comportamento apparentemente conciliante e sorridente. Come dice la Williams: ‹‹Mi dipingevo un sorriso sulla faccia e cercavo di impersonare la mia versione della felicità››.[2] Addirittura alcuni bambini coprono di baci e abbracci la loro madre, il loro padre ma anche le persone sconosciute. Tuttavia questi sorrisi e questi gesti di amore non possiedono elementi relazionali ma servono solo a proteggere se stessi, dall’annientamento che temono possa venire dall’esterno.

Al contrario l’aggressività si manifesta più frequentemente nei bambini con autismo lieve, poiché questi mantengono ancora un certo collegamento con il mondo esterno, oppure è evidente nei bambini in cui la loro grave condizione di autismo migliora. In quest’ultimo caso, quando le loro emozioni cominciano a sgelarsi possono finalmente manifestare all’esterno la rabbia che covavano dentro.[3] In definitiva il rinascere alla vita del bambino autistico comincia proprio con lo sbloccarsi dell’aggressività.[4]

Le manifestazioni aggressive dei bambini con sintomi di autismo si rivolgono verso gli oggetti che sono sbattuti alle pareti o a terra nel tentativo di distruggerli o sui vestiti che vengono strappati, si possono manifestare anche nei confronti dei genitori, familiari, operatori e insegnanti, nel momento in cui questi dovessero insistere in qualche richiesta, che temono possa peggiorare la loro sofferenza interiore, oppure verso tutte le persone che, con il loro comportamento ansioso, colpevolizzante, irritante li esasperano.

Anche semplicemente l’essere avvicinati fisicamente può scatenare l’aggressività di questi bambini.

Ricorda la Williams:

Cominciai a disegnare stelle dappertutto e su ogni cosa. La mia mente era chiaramente ritornata a quand’ero piccola, anche se ora avevo la capacità di difendermi violentemente se qualcuno si avvicinava troppo a me. Un giorno a scuola qualcuno lo fece. Non ho alcuna idea di che cosa abbia fatto o detto, ma cercarono di venirmi troppo vicini. Afferrai una sedia e cominciai a rotearla.[5]

 La stessa autrice spiega molto bene una delle cause che stimolava la sua reazione aggressiva: l’essere toccata!: ‹‹Ma nonostante ciò, non ero intenzionalmente arrogante. Queste persone avevano, senza permesso, cercato di defraudarmi del diritto di scelta di essere toccata, anche se per loro era soltanto un colpetto alla spalla. Era gente che per egoismo mi rubava il senso di pace e di sicurezza che, a differenza di loro, non riuscivo a trovare nella loro versione di “vita quotidiana”››.[6]

L’autolesionismo

L’autolesionismo si evidenzia quando il bambino rivolge l’aggressività verso se stesso, pertanto si morde le mani, le braccia o la lingua, sbatte la testa al muro, si dà pugni e schiaffi sul viso o sulle gambe, si graffia le braccia.

 Queste manifestazioni che turbano profondamente chi vi assiste possono avere varie cause.

v  Sfogando su se stessi le frustrazioni subite,[7]questi bambini possono manifestare la loro aggressività senza tuttavia incorrere in punizioni.

v  L’autoaggressività può insorgere a causa di bruschi ordini ricevuti; nelle situazioni che presentano un certo grado di ansia causata da disagi o sofferenze subite, ma anche per difficoltà di ordine relazionale.[8]

v  L’autoaggressività può manifestare il bisogno e la ricerca di una stimolazione sensoriale. Come dice la Williams: ‹‹Stavo perdendo la capacità di sentire. Il mio mondo poteva anche essere vuoto, ma perdere la capacità di controllarlo mi lasciava, senza misericordia, in una specie di limbo nel quale mancava qualsiasi sensazione o conforto. Cominciai allora, come tante altre persone “disturbate” a ferire me stessa per poter “sentire” qualcosa››.[9]

v  Potrebbe infine configurarsi come un’espiazione, legata al senso di colpa verso una persona buona verso la quale questi bambini hanno manifestato un comportamento poco idoneo.[10]

Alcuni suggerimenti

Poiché l’auto o l’eteroaggressività presente nell’animo dei bambini con sintomi di autismo non può essere cancellata, è necessario gestirla nel modo più opportuno con vari accorgimenti, in modo tale che gradualmente sia eliminata dal loro animo.

v  Intanto è bene informare i genitori che quel loro bambino, apparentemente tranquillo e a volte anche affettuoso, è facile che covi dentro di sé una certa dose di aggressività, la quale potrà manifestarsi in varie forme, nel momento in cui egli comincerà a migliorare, tanto da riuscire a relazionarsi con il mondo esterno.

v  Nel momento in cui queste manifestazioni aggressive si rivolgano sugli oggetti: un bambolotto, una macchinina, un trenino, che vengono distrutti con furia, è bene non solo lasciarlo fare, senza affatto manifestare stupore, sconcerto o disapprovazione, ma anzi è opportuno aiutarlo a liberarsi dell’aggressività a lungo repressa, che soffoca il suo sviluppo psicologico, offrendogli altri oggetti su cui sfogare questa sua emozione negativa e distruttiva.

v  Se invece il suo bisogno di sfogare l’aggressività è rivolto a qualche persona adulta, di solito si tratta della madre, della nonna o di un’insegnante, più raramente del padre, anche in questo caso queste manifestazioni non vanno represse ma trasformate in un gioco piacevole al quale partecipare insieme. Un gioco nel quale l’adulto e il bambino s’impegnano e anche si divertono a fare la lotta, mediante strumenti innocui, come possono essere dei soffici cuscini. In tal modo questa emozione negativa potrà essere espressa pienamente senza che nasca nel bambino alcun senso di colpa o frustrazione. Non solo: attuando questo comportamento egli avvertirà l’adulto come una persona che ha compreso i suoi bisogni e nello stesso tempo si sta impegnando ad aiutarlo a liberarsi da questa velenosa emozione, che covava nel suo animo. Ciò lo aiuterà a migliorare l’immagine negativa che egli aveva degli esseri umani e del mondo in generale.

v  Per quanto riguarda l’autoaggressività, questa tenderà a scomparire rapidamente nel momento in cui il bambino inizierà ad aver piena fiducia nei genitori, nei familiari e negli adulti in genere. È bene pertanto non intervenire in maniera violenta o castrante, bloccando le braccia o le mani del bambino. I comportamenti autolesionistici vanno invece prevenuti evitando di far nascere le crisi di collera per alcuni nostri comportamenti incongrui. Se, nonostante tutti i nostri sforzi, i comportamenti autolesionistici si dovessero lo stesso manifestare, per farli regredire utilizzeremo la forza della nostra vicinanza affettuosa, serena e tenera.

 
 
 


[1] Franciosi F. (2017), La regolazione emotiva nei disturbi dello spettro autistico, Pisa, Edizioni ETS, p.17.

[2] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 39.

[3] Bettelheim B. (2001), La fortezza vuota, Milano, Garzanti, p. 78-79.

[4] Bettelheim B. (2001), La fortezza vuota, Milano, Garzanti, p. 42.

[5] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 60.

[6] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 75.

[7] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p.

[8] Brauner A., Brauner F. (1980, 2007), Vivere con un bambino autistico, Giunti, Firenze, pp. 74-75.

[9] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 54.

[10] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 40.