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I disturbi del sonno nei bambini con

sintomi di autismo

 

 

Autore: Emidio Tribulato

 

In molto bambini piccoli o affetti da disturbi psicologici sono spesso presenti dei disturbi del sonno. Com’è logico aspettarsi, questi disturbi sono particolarmente frequenti e gravi nei bambini con sintomi di autismo, poiché il loro mondo interiore è particolarmente turbato, sia durante il giorno sia durante il normale riposo notturno.

Intanto spesso si rileva in loro l’insonnia, per cui la quantità di sonno giornaliera di cui riescono a usufruire è inferiore a quella che si riscontra nei bambini della loro stessa età. L’insonnia è dovuta alla presenza di maggiori difficoltà nell’addormentamento, al manifestarsi di un numero maggiore di risvegli notturni e a causa dei risvegli precoci. Essa può presentarsi in forma calma o agitata. Nell’insonnia calma il bambino resta con gli occhi spalancati nel buio, non riesce a dormire ma non manifesta insofferenza, non grida e non reclama la presenza dei genitori. Nell’insonnia agitata il bambino grida, mugugna, urla, senza potersi calmare per delle ore. È evidente che è la seconda tipologia d’insonnia quella che rende molto difficile la vita dei genitori, costretti spesso a restare svegli per buona parte della notte, nel tentativo di calmare e rasserenare il figlio.[1] I due tipi d’insonnia possono coesistere in bambini con la stessa diagnosi, inoltre vi possono essere dei passaggi dall’uno all’altro tipo anche nello stesso bambino, in periodi e momenti diversi della sua vita.[2]

 

 

Oltre che la quantità, anche la qualità del sonno è spesso compromessa, a causa degli incubi e dei sogni ansiosi o angoscianti. In questi casi il bambino, mentre dorme geme, grida e piange a causa dei “sogni cattivi”’ che lo tormentano. Ancor più la qualità del sonno può essere alterata a causa del pavor nocturnus, (terrore notturno), per cui il bambino presenta fenomeni neurovegetativi (sudorazione) ma anche improvvise e terrificanti sensazioni che accompagnano immagini mentali fugaci. In questi casi il bambino si sveglia angosciato, con gli occhi spalancati verso qualche oggetto immaginario che vede, urla nel suo letto con gli occhi stravolti e col viso atterrito, appare confuso e disorientato, non riconosce chi gli sta intorno e sembra inaccessibile a qualsiasi ragionamento. Al risveglio non ricorda nulla.[3]

Racconta la Williams:

Erano ricominciati i terrori notturni. Mi ero alzata ed ero andata in bagno come una sonnambula. Avevo colto l’immagine della luce del corridoio che brillava sotto la porta chiusa dell’appartamento. Qualcosa era scattato e mi sentivo sprofondare come se avessi perso il controllo su qualsiasi senso della realtà che mi circondava (…) Il terrore mi invase. Carponi sul pavimento piangevo come un bambino. Sentivo il freddo e la durezza delle piastrelle e fissavo le mie mani allargate su di esse. Sentivo di non riuscire a respirare. Provai la paura dell’ignoto che si annidava da qualche parte della stanza. Gemetti, terrorizzata, smarrita e indifesa.[4]

La Williams riporta la presenza di allucinazioni soprattutto durante la notte:

Per pura stanchezza cominciai a soffrire di allucinazioni. Sui muri si muovevano delle figure. All’insaputa di mia madre, giacevo, immobile e silenziosa sotto il suo letto, quasi troppo impaurita per respirare.[5]

Anche Simone, un nostro bambino con autismo ad alto funzionamento, dormiva nel letto dei genitori perché si sentiva ansioso. Il bambino raccontava della sensazione opprimente che avvertiva: ‹‹Come se qualcuno mi osservasse, come se qualcosa potesse uscire fuori dal buio, pertanto dormo sempre con la coperta sopra la testa e mi sveglio con i capelli sudati››. Altre volte questi bambini non riescono neanche a definire di che cosa hanno paura e dicono di avere “paura e basta”.

Alcuni suggerimenti

  • Se è vera la massima che “una buona giornata prepara una buona nottata”, è necessario intervenire in modo attento ed efficace nei periodi di veglia, se vogliamo che migliorino sia la quantità sia la qualità del sonno di questi minori. Per tale motivo il primo e più importante intervento dovrà mirare a una maggiore tranquillità, serenità e gioia durante tutto il giorno. Per ottenere ciò è necessario evitare di coinvolgere questi bambini in situazioni che non riuscirebbero ad accettare o sopportare: troppi motivi di stress, troppi rumori, troppi richiami e rimproveri, cambiamenti improvvisi delle decisioni dei genitori, imposizioni di condotte cosiddette “terapeutiche” che tuttavia procurano al bambino irritazione, fastidio o paura. Al contrario è molto meglio immergersi insieme a lui, durante il giorno, in atmosfere ovattate e distensive, come passeggiare in mezzo alla natura, ascoltare della musica rilassante o ancora meglio giocare con lui accettando le sue proposte, qualunque esse siano.
  • Per quanto riguarda gli interventi terapeutici di vario tipo: logoterapia, psicomotricità, terapie comportamentali, Pet Therapy e altre, spesso queste sono attuate per anni senza mai chiedersi che tipo d’impatto emotivo hanno sul bambino. Cosa che, invece, sarebbe importante fare in maniera sistematica. Giacché se queste e altre terapie sono avvertite come qualcosa di gradevole e piacevole, sarà facile che apportino un miglioramento del mondo interiore di questi bambini e quindi vi sarà anche un miglioramento dei sintomi dell’autismo; se invece sono vissute come una serie di dolorose, frustranti, giornaliere imposizioni, anche se si otterranno degli apprendimenti voluti e desiderati dagli adulti, inevitabilmente si avrà una maggiore attivazione dei meccanismi di difesa, con conseguente cronicizzazione o peggioramento del disturbo autistico.
  • Cercare di evitare per quanto possibile i trattamenti medici non strettamente indispensabili, consigliati per migliorare piccole patologie, molto comuni e frequenti nei bambini e ragazzi: come ad esempio, gli apparecchi per sistemare e allineare la dentatura o la colonna vertebrale, oppure attività preventive come gli esami clinici routinari e così via. Questi interventi terapeutici o di prevenzione, che sono già poco accettati dai bambini normali, per il dolore e il fastidio che provocano, sono avvertiti in modo molto più drammatico da questi minori, a causa della loro particolare sensibilità ed emotività. Ogni volta che si presentano problemi di questo genere, sia lo specialista interessato al problema, sia i genitori, dovranno chiedersi se sia o non sia opportuno attuarli in questi particolari soggetti, cercando di bilanciare, in maniera seria e approfondita, gli eventuali benefici che da queste terapie o esami si otterrebbero, rispetto ai possibili danni psicologici che potrebbero procurare ai bambini. In definitiva, ben vengano tutti gli esami e gli interventi proposti da medici competenti ma soltanto quando siamo certi che sono assolutamente indispensabili e non possono essere posticipati o evitati.
  • È inoltre importante che l’orario per andare a letto non sia rimandato eccessivamente, così da permettere a questi bambini un sufficiente numero di ore di sonno e di riposo. Ciò servirà molto anche ai genitori i quali possono avere un po’ di tempo per loro, così da rilassarsi e ritrovarsi come coppia, dopo una giornata sicuramente intensa e ricca d’impegni domestici, educativi e lavorativi.

  • È bene evitare di far addormentare il bambino mediante l’uso della tv, di qualche video gioco o di altri strumenti tecnologici, tranne che con qualche motivo musicale rilassante. Ciò in quanto tutti i bambini, ma soprattutto questi, dovrebbero provare e trovare la gioia e la distensione necessaria per lasciarsi andare tra le braccia di Morfeo non dall’utilizzo di freddi e anonimi strumenti, ma attraverso la calda e tenera presenza dei propri genitori. È da questi, ed è con questi, che dovrebbero trovare una piacevole e tenera intesa e la necessaria tranquillità e sicurezza che servirà a prepararli a un sonno ristoratore.
  • È sicuramente utile lasciare nel letto del bambino con sintomi di autismo il suo oggetto preferito, al quale lui attribuisce notevoli valenze, giacché potrebbe aiutarlo ad acquisire, nei momenti di veglia e durante il sonno, una maggiore tranquillità e sicurezza. È inoltre utile mettere accanto al suo lettino tutto quello che gli potrebbe servire durante la notte: un fazzoletto, una piccola lucetta, un bicchiere con l’acqua, e così via.
  • È bene accompagnare il bambino, nei momenti che precedono il sonno, mediante dei rituali, sempre uguali, da effettuare con le stesse modalità e alla stessa ora, in modo allegro e affettuoso, come fossero dei giochi da fare insieme e non come dei tediosi e odiosi doveri da compiere. In definitiva dovremmo riuscire a far vivere al bambino con disturbi autistici, come fossero tanti giochi lo spazzolare i denti o almeno sciacquare la bocca con l’acqua, l’andare in bagno, l’indossare il pigiamino e infine lo stargli accanto (se lo desidera), in modo tale da rassicurarlo con la nostra calda e tenera presenza.
  • Se ci accorgiamo che al bambino fa piacere, si può anche metterlo nel letto e cullarlo, cantandogli una ninna nanna, come fosse un bambino piccolo. Dopo quanto abbiamo detto, è facile capire che non pensiamo sia accettabile la tecnica proposta da alcuni autori che prevede la sistemazione del bambino a letto e la totale noncuranza da parte dei genitori di qualsiasi disturbo si possa verificare, fino al mattino seguente.[6] Questa tecnica, oltre che crudele, ci appare controproducente, poiché è facile che peggiori il già cattivo rapporto che i bambini con disturbi autistici hanno nei confronti degli esseri umani, Questa modalità di lasciare il bambino in preda ai suoi incubi e paure, tra l’altro potrebbe procurare o accentuare nei genitori dei sensi di colpa, dei quali sicuramente non hanno alcun bisogno.

  • Potrebbe essere utile raccontargli una favoletta o leggergli qualche pagina del libro da lui preferito, ma solo se ci accorgiamo che è lieto di questo tipo d’intervento. Anche se il bambino non è in grado di comprendere le parole pronunciate o lette, questo momento d’intimità lo aiuterà ad avere un’immagine positiva dei genitori e gli permetterà di acquisire una maggiore serenità e sicurezza. Inoltre, l’uso di parole ed espressioni sempre diverse e nuove, utilizzate in un contesto ricco di affetto e di tenerezza, potrà arricchire il suo vocabolario. Se il bambino, com’è prevedibile, desidera che i genitori gli leggano o ripetano la stessa favoletta, non bisogna tirarsi indietro, poiché ciò potrebbe essere utile sia per rassicurare il suo animo, sia per aiutarlo a scoprire e memorizzare nuove espressioni e modi di dire.
  • Nel caso che il bambino si svegli in preda alle paure o peggio al terrore, è bene che la mamma o il papà stiano accanto a lui, cercando di calmarlo e rassicurarlo, usando un tono di voce calmo e tranquillo.
  •  Per quanto riguarda il letto nel quale il bambino è bene che dorma, mentre alcuni bambini con sintomi di autismo accettano di dormire, senza affatto protestare, nel loro lettino e nella loro stanza, altri chiedono di dormire nel letto dei genitori o accanto al loro letto. A differenza dei bambini normali, non sempre l’accettare di dormire lontano dai genitori è un buon segnale. Anzi spesso sono proprio i bambini più gravi, per i quali ancora i genitori non sono una fonte di protezione e sicurezza, che accettano questa situazione di lontananza. Per questi, restare o non, accanto a papà e mamma è indifferente. Può darsi perciò che quando questi bambini saranno migliorati e avranno iniziato ad avere un iniziale legame con i genitori, chiedano di dormire nel lettone. In questi casi bisogna aiutarli a maturare il loro mondo affettivo-relazionale, accettando la loro richiesta.
 
 

[1] De Ajuriaguerra J., Marcelli, D., Psicopatologia del bambino, Milano, Masson Italia Editori, 1986, p. 251.

[2] Brauner A., Brauner F. (1980, 2007), Vivere con un bambino autistico, Giunti, Firenze, p. 56.

[3] De Ajuriaguerra J., Marcelli D., (1986), Psicopatologia del bambino, Milano, Masson Italia Editori, p. 77.

[4] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 111.

[5] Williams D. (2013), Nessuno in nessun luogo, Roma, Armando Editore, p. 47.

[6] Mazzone L. (2015), Un autistico in famiglia, Mondadori, Milano, p. 64.