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IL BULLISMO


 


  Dott. ssa Stefania Mandaliti - Pedagogista



SOMMARIO

•    Che cosa è il bullismo?                                                       

•    Qual è il punto di partenza?

•    Come si riscontra tale fenomeno nei giovani  nei diversi aspetti della loro vita sociale: scuola, famiglia, coetanei etc.

•    Quali sono le modalità di prevenzione per sconfiggere il fenomeno bullismo.

IL PUNTO DI PARTENZA E’: LA SOCIALIZZAZIONE

Il punto di partenza per comprendere il fenomeno bullismo è da ricercare nella nozione di “socializzazione” del genere umano. Senza la socializzazione non saremmo in grado di interagire, di lavorare in un gruppo o di esercitare una qualsiasi forma di autocontrollo. E ancora la socializzazione consente di conoscere i comportamenti da adottare nelle varie situazioni. La socializzazione non è un processo semplice e a senso unico, altrimenti vivremmo senza conflitti. Il rapporto tra singoli individui e società rappresenta una sorta di negoziato, fatto spesso di sottili lotte con chi intende modellarci o aggiustarci contro la nostra volontà. La socializzazione ci cambia, ma attraverso la resistenza, la ribellione, e la sfida anche noi, a nostro volta cambiamo il processo di socializzazione, seppure, più spesso, cooperiamo con chi cerca di modificarci.

Nei primi anni di vita i più importanti agenti di socializzazione sono i genitori, i fratelli e sorelle, parenti e amici. La funzione di questa prima socializzazione è motivare il ragazzo ad affidarsi agli altri. Così durante la prima infanzia si infonde la fiducia, l’obbedienza, e il desiderio di piacere. Tra i tre e gli otto anni aumentano le persone che entrano in contatto con il bambino, ma l’accento è posto sull’acquisizione di capacità cognitive e percettive. In seguito il “gruppo dei pari” diventa sempre più importante e, con la pubertà, esso può avere un’influenza maggiore di quella dei genitori. In questa fase può germogliare il “bullismo.”

DEFINIZIONE

CHE COSA E’ BULLISMO.

Bullismo tradotto in inglese “bullying”è utilizzato per designare i comportamenti  con i quali un singolo o un gruppo, ripetutamente, fa o dice cose per avere potere o dominare una persona o un altro gruppo. Il termine “bullying” include sia i comportamenti del “persecutore” sia quelli della “vittima” ponendo al centro dell’attenzione la relazione nel suo insieme. L’individuo è portato a subire la pressione del gruppo. E’ stato sperimentato che, quando una persona  può contare  su un appoggio esterno anche minimo, il potere del gruppo diminuisce notevolmente.

La scuola è una palestra di apprendimento per la vita , nasconde, nel suo tessuto di relazione tra coetanei, una cultura di violenza poco presa in considerazione dagli adulti. Le sfide più grandi che i ragazzi devono affrontare non sono tanto le interrogazioni o gli esami, quanto i processi di inserimento nel gruppo dei coetanei e l’intreccio di relazioni con gli adulti-insegnanti. Il bisogno di sentirsi parte, di essere accolti, e valorizzati, spesso deve essere pagato a caro prezzo da chi per la prima volta accede agli spazi di vita di una scuola.

Il gruppo dominante impone le sue leggi e i suoi prezzi da pagare  per il diritto di cittadinanza. Chi non è disposto ad accettarne diventa bersaglio di persecuzione e violenza. In ambito scolastico i meccanismi che possono spingere un bambino a comportarsi da bullo sono due:

➢     L’apprendimento

➢     La rivalsa

➢    L’apprendimento : lo studente trasferisce in classe un modello di comportamento che gli viene offerto in casa. Un padre prepotente, violento nei confronti della moglie, dei parenti, ha molte probabilità di indurre nel figlio lo stesso atteggiamento: ”Papà è forte, anch’io voglio essere come lui”.

➢    Nel caso della rivalsa, invece, il bambino prima ancora che carnefice è vittima. Solitamente ha subito sulla sua pelle una violenza fisica o psicologica, che tende  a scaricare sui compagni. In entrambi i casi , è la famiglia ad avere un ruolo decisivo.

IL BULLO  E I DISTURBI PSICO AFFETTIVI

Il fenomeno bullismo si riscontra nel soggetto  anche per un disturbo  psico-affettivo che non è stato sviluppato durante la propria crescita dalla famiglia. Quando il bambino vive in un ambiente sereno, assieme ad adulti che si occupano di lui con equilibrio e che gli forniscono l’affetto di cui ha bisogno senza soffocarne l’esigenza esplorativa, l’emotività si evolve. Ogni individuo è un caso unico la cui personalità è il prodotto della complessa interazione tra predisposizione innata e ambientale (educativo, sociale, familiare e culturale).

Il primo modello fondamentale nella vita di un bambino è in genere rappresentato dai genitori. Quando sono gli stessi modelli a mostrare un comportamento violento, diventano un esempio negativo per i bambini, che si appropriano e mettono in pratica i medesimi atteggiamenti. Molti dei genitori che ricorrono alle botte vivono in un costante stato di tensione che porta a un aumento dell’aggressività. Problemi personali nella vita di coppia, oppure derivanti da condizioni di vita disagevoli (disoccupazione, povertà etc.) possono causare una tensione emotiva tale da portare a considerare il proprio figlio come bambino difficile, un potenziale bullo.

I comportamenti dei genitori che possono determinare il fenomeno del bullismo:

•    Abuso sessuale: A questi bambini viene imposta una forma di sessualità aggressiva assolutamente non commisurata alla loro età e capace di provocare una tremenda confusione psicologica. I bambini giungono alla conclusione di essere amati soltanto se accettano rapporti di tipo sessuale e ciò provoca l’indebolimento della loro autostima. I bambini si sentono colpevoli e si vergognano e spesso sono impauriti e confusi dalle minacce ricevute dagli adulti. Queste vittime sono costrette a tacere quando invece preferirebbero gridare. In tal caso c’è il pericolo che scatti il meccanismo di identificazione con il modello negativo, soprattutto da parte dei maschi, che potrebbero sviluppare una personalità violenta.

•    VIOLENZA VERBALE: Altro abuso dai genitori è quello della violenza verbale e psicologica. I rimproveri offensivi del tipo:“Sei la cosa più spaventosa che conosca” hanno un effetto negativo in quanto il figlio si sente insicuro e colpevole, senza valore. Oppure può reagire con rabbia, odio e desiderio di rivalsa nei confronti di chi l’ha rimproverato. Le umiliazioni subite per lungo tempo causano tali modalità di atteggiamenti, soprattutto fomentano l’aggressività.

•    FATTORE DI RISCHIO : MANCANZA DI CALORE EMOTIVO:Con calore emotivo s’intende un clima familiare positivo, accogliente e comprensivo. L’amore dei genitori è un senso di appagamento fisico e mentale, per cui la mancanza di questo può comportare lo sviluppo di comportamenti violenti. Sintomi tipici sono l’acquisizione di un linguaggio di tipo aggressivo.

•    PROBLEMI DI COPPIA: La mancanza di calore affettivo nella famiglia non ha origine soltanto nell’infanzia dei genitori, ma spesso anche dalle difficoltà del loro rapporto di coppia. Un rapporto caratterizzato da continua discordia crea un clima sfavorevole e impedisce ai figli di sviluppare un senso di benessere. Se poi l’atmosfera tra i coniugi è apertamente ostile e tesa , la loro aggressività può ricadere sui figli con gesti o parole violente.

•    FATTORI DI RISCHIO PROBLEMI PSICOLOGICI

•    TOSSICODIPENDENZA E ALCOLISMO.

PREVENZIONE NELLA FAMIGLIA

Per fare allora una qualsiasi vera "prevenzione" dobbiamo individuare e risolvere le situazioni di malessere degli adulti, che propongano ai giovani codici positivi di comportamento. La famiglia diventa un laboratorio di trasformazioni; è il punto di riferimento (ricercato o fuggito) all'interno del quale sperimenta il suo sviluppo; il conflitto tra genitori e figlio è inevitabile genitori iperprotettivi possono limitare fortemente l'autonomia e la creatività del ragazzo rendendolo dipendente; genitori ostili e autoritari possono rafforzare l'aggressività.

A seconda del clima educativo che si crea in famiglia il bambino assumerà determinati tratti di personalità, che possono agevolare o compromettere la sua futura socializzazione.

Secondo Schaefer, il clima educativo può essere di 4 tipi:

1) affetto (iperprotezione) + eccessivo controllo = sottomissione,

2) affetto + autonomia = buona fiducia in sé stessi,

3) ostilità (disapprovazione, norme troppo rigide) + controllo = eccessiva timidezza,  timore, ansia,

4) ostilità + autonomia = disadattamento sociale.

L’EDUCATORE PROFESSIONALE

CHI È : L'educatore professionale è un operatore esperto nell'area educativa, sociale e sanitaria.

CAPACITA’ E ABILITA‘:L'azione educativa professionale consiste nell’analisi della situazione in cui si opera, nella progettazione dell’intervento e, infine, nella valutazione del lavoro fatto per permettere un’eventuale correzione dell’intervento. In particolare, l'educatore che opera nell’ambiente di vita quotidiano, deve conoscere i modi e i tempi di sviluppo del bambino durante l'età evolutiva. Il suo ‘strumento' di lavoro è la quotidianità: la cura della persona e della casa, il cibo, la vita di relazione di una casa e di un quartiere. L’educatore deve saper riconoscere i momenti critici nella vita di un individuo o del gruppo in cui opera e saper intervenire per compensarli.

    INTERVENTI EDUCATIVI :

    1)PSICODRAMMA DI MORENO

➢    è una tecnica di drammatizzazione che permette di liberare il mondo interiore del soggetto dai vari problemi da cui è afflitto

➢    per attuare uno psico-dramma, bisogna individuare il problema attraverso una profonda osservazione e poi inventare una trama adeguata al problema stesso

➢    il secondo momento dello psicodramma è rappresentato dalla razionalizzazione.

2)IL GIOCO

3)L’ESPRESSIONE IDEOGRAFICA

➢    è una reazione espressiva, il disegno-linguaggio con cui il soggetto cerca di rappresentare graficamente quello che conosce e quello che sente, e non quel che vede

4)L’ESPRESSIONE GISTOGRAFICA

➢    è una fase d’imitazione, che si manifesta con il disegno-copia con cui cerca di riprodurre non soltanto quello che conosce, ma quello che vede e che vuole.

PREVENZIONE CON:

•    IL POTENZIAMENTO DELLE ABILITA’ SOCIALI: potenziare le abilità sociali dei ragazzi, ipotizzando un curriculum centrato sull’empatia e sulla comunicazione emotiva. Si tratta di attività che possono presentare sotto forme di storie, giochi, video.

•    PROMUOVERE LA COOPERAZIONE : La scarsa cooperazione dipende dalla loro scarsa empatia e dall’atteggiamento di ostilità generalizzata verso gli altri.  Tale attività si orienta verso la cooperazione stabilendo, nelle attività di lavoro da svolgere in gruppi, un obiettivo comune.

•    L’ EDUCATORE E IL PROCESSO DI EMPATIA: l’educatore deve cercare di promuovere lo sviluppo personale dei ragazzi che assumono il ruolo di operatore, aiutare i destinatari di tale iniziativa, esercitare un’influenza positiva sul clima emotivo e sociale. La sua attività deve essere svolta in modo da sostenere la personalità dei ragazzi, immedesimarsi in loro, nel loro vissuto.

 

“Il bullo tira i capelli alla bambina di banco, fa i dispetti  ai compagni di classe, risponde

maleducatamente agli insegnanti, ai suoi genitori, così tutti lo definiscono il ragazzo cattivo, da

starci lontano. E viene lasciato solo, nella sua sofferenza ,dimenticato. In fondo con il suo comportamento ha solo bisogno d’amore. Diamo più amore, a questi ragazzi  solo così si eviterà, che un giorno da grandi possano diventare dei potenziali violenti sociali.”