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	<title>Psicologia Archivi | CS Logos</title>
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	<description>Organizzazione di Volontariato volta alla ricerca psicopedagogica</description>
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	<title>Psicologia Archivi | CS Logos</title>
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	<item>
		<title>Il senso di sicurezza nei bambini piccoli</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2025/06/29/il-senso-di-sicurezza-nei-bambini-piccoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Jun 2025 08:06:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I bambini piccoli si sentono sicuri quando il mondo attorno a loro a determinate caratteristiche di serenità, stabilità e attenzione ai suoi bisogni.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cslogos.it/2025/06/29/il-senso-di-sicurezza-nei-bambini-piccoli/">Il senso di sicurezza nei bambini piccoli</a> proviene da <a href="https://www.cslogos.it">CS Logos</a>.</p>
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<h3 class="wp-block-heading"><span style="color: #808000;"><a style="color: #808000;"> La sicurezza</a></span></h3>

<p class="wp-block-paragraph">Uno degli elementi principali indispensabili per il sereno sviluppo psicoaffettivo del bambino è il vissuto soggettivo della sicurezza, tanto che le sue maggiori ansie derivano dalla perdita della sicurezza. Perdita che comporta ansie, paure e sfiducia in sé stesso e negli altri.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Per Militerni:</p>

<blockquote>
<p class="wp-block-paragraph">‹‹La sicurezza si riferisce a quel sentimento di stabilità emotiva derivante dalla maturazione di alcune certezze ‘interne’, che permettono al bambino di affrontare situazioni nuove e fronteggiare situazioni insolite››. <a id="_ftnref1" href="#_ftn1"><em><strong>[1]</strong></em></a></p>
</blockquote>

<p class="wp-block-paragraph">Per Maté G.:</p>

<blockquote>
<p class="wp-block-paragraph">‹‹…il fattore principale per uno sviluppo del cervello sano è la sicurezza emotiva e il calore dell’ambiente in cui il bambino cresce. Tale sicurezza va ben oltre l’amore e le buone intenzioni dei genitori. Dipende infatti da una variabile meno controllabile: l’assenza di motivi di stress che possono compromettere il loro equilibrio psicologico. Un ambiente emotivo sereno e stabile nel corso dell’infanzia è essenziale per un adeguato sviluppo dei circuiti neurofisiologici dell’autoregolazione››.</p>
</blockquote>

<h4><span style="color: #0000ff;">Da che cosa nasce la sensazione della sicurezza?</span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">Giacché fonte primaria della sicurezza per il bambino sono la propria madre ed il proprio padre, ma anche gli altri familiari con i quali si è stabilito un legame di attaccamento sicuro, elemento importante, che dà a lui serenità e tranquillità, è la costante presenza di queste figure nella sua casa e nella sua vita.</p>
<p>Poiché il piccolo essere umano si apre agli altri e al mondo, in maniera progressiva in base alla maturazione emotiva ed affettiva, seguendo una precisa gradualità, egli ha bisogno della presenza dei genitori in maniera molto diversa in base all&#8217;età.</p>
<p>Per tale motivo, sensazione di sicurezza viene vissuta dal piccolo quando, almeno fino ai tre-quattro anni, può trascorrere le sue giornate vicino ad almeno uno dei genitori, soprattutto vicino alla madre, nella sua casa, nella sua stanzetta, con accanto i suoi giocattoli.  Da queste realtà affettive, rappresentate dai suoi genitori, dai luoghi e dagli oggetti e giocattoli consueti, il bambino si allontana gradualmente negli anni. Questo allontanamento progressivo è collegato alla sua maturità e serenità ed alla fiducia che egli ha acquisito nei confronti di sé stesso, dei genitori e delle persone più vicine a lui.</p>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-7965 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/PAURA-300x201.webp" alt="" width="300" height="201" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/PAURA-300x201.webp 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/PAURA.webp 507w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Di conseguenza, più il bambino ha vissuto da molto piccolo, serenamente e pienamente il suo rapporto con mamma e papà, con gli altri familiari e l’ambiente domestico, tanto più facilmente riuscirà poi a farne a meno. Quanto più, invece, il bambino ha vissuto male i primi anni della sua vita, per cui è rimasto psicologicamente immaturo, insicuro o con problematiche affettivo-relazionali, tanto più questo legame persisterà negli anni. In definitiva è la crescita affettiva ed è la sicurezza interiore del bambino che facilita e rende possibile l’autonomia e non viceversa!</p>
<h4><span style="color: #008000;">Lo scopo dell&#8217;educazione nel bambino piccolo</span></h4>
<p>La logica conseguenza di quanto abbiamo detto è che lo scopo dell’educazione non dovrebbe essere quello di allontanare il bambino, rendendolo autonomo il più rapidamente possibile, ma quello di dargli serenità, fiducia e sicurezza rendendolo psicologicamente ed emotivamente maturo, in modo tale che ad un’età maggiore possa fare a meno della presenza della mamma, del papà, della sua casa e del suo ambiente familiare.</p>
<h4><span style="color: #008000;">La presenza materna e paterna</span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">Per tali motivi è necessario che, in presenza di un bambino piccolo, i genitori, e soprattutto le madri, siano presenti, anche se non necessariamente sempre e in maniera continua, seguendo con gradualità, i bisogni legati alla crescita fisiologica del minore. </p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-7966 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/beach-1867271_640-300x200.jpg" alt="" width="416" height="277" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/beach-1867271_640-300x200.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/beach-1867271_640.jpg 640w" sizes="(max-width: 416px) 100vw, 416px" /></p>
<h4><span style="color: #008000;">La gradualità</span></h4>
<p>Qual è questa gradualità? Un bambino neonato ha bisogno quasi esclusivamente della sua mamma o del suo papà e a volte di entrambi quasi ventiquattro ore al giorno. Tuttavia, quando il bambino ha qualche mese i genitori potranno allontanarsi da lui durante il giorno, per poche ore, affidando il figlioletto ad una persona con cui si è già instaurato un importante, forte e intenso legame affettivo, come una nonna, un nonno o una zia.</p>
<h4><span style="color: #008000;">Cause di scarsa sicurezza</span></h4>
<p>Minore sicurezza e serenità il piccolo avverte quando è affidato a una tata, meno ancora se, chi ha cura di lui, è un’anonima baby-sitter ad ore, mentre sono assolutamente sconsigliabili, prima dei tre-quattro anni gli asili nido, le scuole dell’infanzia o altri tipi di istituzioni, poiché soltanto verso questa età, egli accetterà fisiologicamente e senza traumi, di abbandonare per poche ore il nido familiare.</p>
<h4><span style="color: #008000;">L&#8217;età per affrontare con sicurezza ambienti e persone estranee</span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">Solo a questa età: 3-4 anni, essendo il piccolo più maturo e forte, avrà la possibilità di ben relazionarsi con il gruppo dei pari e con gli adulti con i quali non si è ancora instaurato un rapporto di piena fiducia e legame affettivo. Non è certamente fisiologico e non aiuta il sano sviluppo psicologico, affettivo ed emotivo del bambino ciò che avviene attualmente in Italia, dove i piccoli frequentano la scuola dell’infanzia dalle 6 alle 8 ore al giorno.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il bisogno di avere accanto a sé le figure fondamentali della sua realtà interiore: i genitori, con la figura materna in primo piano, nasce da elementi istintivi primordiali simili a quelli di molti altri animali che, inizialmente, vedono solo la madre o i genitori, come fonte di sicurezza, fiducia, amore, protezione, mentre gli estranei e i luoghi sconosciuti sono avvertiti come fonte di pericolo, rischio e abbandono.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Per tale motivo quando un bambino piccolo è costretto a cambiare per qualche tempo persona di riferimento, questa situazione è vissuta come una dolorosa forzatura, giacché le persone con cui non vi è un profondo e duraturo legame affettivo sono da lui avvertite come pericolosi estranei, sia che si tratti d’adulti come le baby-sitter o le insegnanti dell’asilo nido, sia che si tratti di bambini sconosciuti con i quali non è capace e pronto ad interagire e dialogare.</p>
<h4><span style="color: #008000;">I doveri della politica e delle istituzioni pubbliche</span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">In definitiva, se le istituzioni pubbliche desiderano che un bambino cresca serenamente ed in modo equilibrato, dovrebbero permettere che accanto ad ogni bambino che nasce vi sia, fino ai tre-quattro anni, la presenza di almeno uno dei genitori che abbia il fondamentale compito di seguire costantemente e in modo attivo, i bisogni e le necessità affettive ed emotive del minore.</p>
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<h3 class="wp-block-heading"><span style="color: #0000ff;">Altre fonti di sicurezza</span></h3>

<ul class="wp-block-list">
<li>Poiché il bambino, ma anche i piccoli degli altri animali, sono esseri abitudinari, essi avvertono tranquillità, fiducia e senso di sicurezza, quando attorno a loro gli avvenimenti si svolgono sempre nel medesimo modo. I cambiamenti, specie se repentini e non adeguatamente preparati, li mettono in ansia e li caricano di paure.</li>

<li>Sensazione di sicurezza egli avverte quando il proprio ambiente familiare è stabile e non vi sono nuove presenze che si inseriscono nella sua vita: come nuove fidanzate e nuovi fidanzati di papà e mamma, nuovi fratellastri e sorellastre, nuovi nonni.</li>

<li>Contribuiscono alla sicurezza del bambino la coerenza e la linearità dei comportamenti degli adulti. Egli si sente sicuro quando i genitori usano tra di loro e con lui parole ferme e decise, ma con un tono molto sereno, affettuoso, ricco di ascolto e di dialogo.  </li>

<li>Il bambino prova un senso di sicurezza quando nota che mamma e papà sanno affrontare i problemi, gli ostacoli e le vicissitudini quotidiane con fermezza e tranquillità.</li>

<li>Notevole sicurezza il bambino avverte quando tra i genitori vi è un buon accordo e una buona armonia e che il loro legame è solido e stabile (Tribulato E.).</li>

<li>Poiché il bambino ha bisogno di sentirsi accettato ed amato dai suoi familiari, fonte di sicurezza è il poter dire in ogni momento: ‹‹Io sono un figlio buono e sono importante per papà e mamma. Loro sono contenti e orgogliosi di me, di quello che io sono, di quello che io faccio, di come mi comporto››.</li>

<li>Anche l’ambiente fisico è importante. È fonte di sicurezza l’ambiente domestico, mentre un luogo estraneo, o diverso, istintivamente è avvertito come minaccioso e rischioso; e pertanto infonde paura ed insicurezza.</li>
</ul>

<p class="wp-block-paragraph">Infine, ma non ultimo, fonte di sicurezza è avvertire nei propri genitori un sufficiente equilibrio e una intensa forza interiore.</p>
<p> </p>
<p><a href="https://www.cslogos.it/2025/06/09/prevenire-la-chiusura-autistica/"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7825 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1-194x300.jpg 194w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1.jpg 207w" sizes="(max-width: 194px) 100vw, 194px" /></a></p>
<h5 style="text-align: center;">Tratto dal libro di Emidio Tribulato &#8220;Prevenire la chiusura autistica&#8221;. </h5>
<h5 style="text-align: center;"><a href="https://www.cslogos.it/2025/06/09/prevenire-la-chiusura-autistica/"><span style="color: #008000;">Per scaricare gratuitamente questo libro clicca qui.</span></a></h5>
<h5><span style="color: #ff6600;">P<a href="https://www.amazon.it/Prevenire-chiusura-autistica-Emidio-Tribulato/dp/B0FCCXPFD8">er comprare su Amazon questo libro clicca qui. </a></span></h5>
<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" />
<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> Militerni R. (2004), <em>Neuropsichiatria infantile</em>, Napoli, Idelson Gnocchi, p.97.</p>
								</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Saper ascoltare un bambino piccolo</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2025/06/28/saper-ascoltare-un-bambino-piccolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Jun 2025 16:23:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è facile riuscire ad ascoltare un bambino piccolo se non ci pone con grande empatia in ascolto dei suoi bisogni e delle sue emozioni. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cslogos.it/2025/06/28/saper-ascoltare-un-bambino-piccolo/">Saper ascoltare un bambino piccolo</a> proviene da <a href="https://www.cslogos.it">CS Logos</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="7935" class="elementor elementor-7935">
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<h4><span style="color: #ff6600;">L&#8217;ascolto</span></h4>
<p class="wp-block-paragraph">Alla base di ogni comunicazione vi è certamente un buon ascolto. Vi sono vari tipi di ascolto, ma non tutti sono efficaci al fine di ottenere un’adeguata comunicazione.</p>

<ol class="wp-block-list">
<li>
<h4><span style="color: #008000;">L’ascolto apatico o passivo.</span></h4>
</li>
</ol>

<p class="wp-block-paragraph">Questo tipo di ascolto è caratterizzato dalla scarsa o totale assenza di attenzione e partecipazione ai bisogni dell’altro. È un ascolto privo di energia, distratto, stanco, spento, morto. È un ascolto vuoto di segnali, praticato da genitori disinteressati o incapaci di ascoltare, spesso totalmente assorbiti dai loro processi interni, dalle loro occupazioni e dai loro ragionamenti interiori, che impediscono di mettersi in intima relazione con i figli.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Gli strumenti elettronici, troppo spesso presenti nelle mani di padri e madri durante buona parte del giorno, possono stimolare questo tipo di ascolto, che non solo non è utile, ma con facilità può provocare rabbia e stizza nel bambino, il quale cerca, desidera e avrebbe bisogno di un vero e profondo dialogo. </p>

<p class="wp-block-paragraph">Lo spiega molto bene Trevisan D.:</p>

<p class="wp-block-paragraph">‹‹Per dare il peggio di sé nell’ascolto è sufficiente interrompere, giudicare, non ascoltare, distrarsi, ascoltare mentre si guarda la tv, o si digita su uno smartphone, non guardare le persone, distorcere ogni possibile <strong>interpretazione…</strong><strong>››.<a id="_ftnref1" href="#_ftn1"><strong>[1]</strong></a></strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7937" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/blue-69762_640-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/blue-69762_640-1-300x200.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/blue-69762_640-1.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><span style="color: #008000;">L’ascolto a tratti.</span></p>

<p class="wp-block-paragraph">È un tipo di ascolto attento in alcuni momenti ma distratto in altri.</p>
<h4>2. <span style="color: #008000;">L’ascolto selettivo.</span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">Va a cercare informazioni molto precise, ma non riesce ad essere vicino e in sintonia con il bambino. </p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7938 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/baby-4100420_640-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/baby-4100420_640-300x222.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/baby-4100420_640.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h4><span style="color: #008000;">3) L’ascolto empatico</span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">Il più efficace tipo di ascolto è sicuramente l’ascolto empatico<em>. Empatia,</em> dal greco sofferenza, sentimento, è una parola usata per descrivere la capacità di mettersi nei panni dell’altro per poter sentire e avvertire quello che l’altro prova. Ciò richiede la sottile capacità di sintonizzarsi emotivamente e capire i livelli più nascosti, emotivi e personali, di chi ci sta accanto, nel nostro caso i vissuti del figlioletto. L’empatia, quando è genuina, getta le basi per un’interazione molto profonda e coinvolgente e riesce a creare con facilità un’interazione spontanea tra i genitori e il loro bambino.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Per dare una risposta empatica efficace è molto importante essere sulla frequenza dell’emozione sperimentata dal piccolo, ma anche sull’intensità delle emozioni da questi vissute (Bilbao Á.).<a id="_ftnref2" href="#_ftn2">[2]</a> L’empatia è uno strumento molto potente perché scatena un effetto rasserenante e calmante sulla persona che si sente pienamente compresa (Bilbao Á.).<a id="_ftnref3" href="#_ftn3">[3]</a> Questa può essere espressa anche a parole, ma uno sguardo di comprensione, una carezza, un bacio o un abbraccio possono essere molto più chiari ed efficaci di mille parole.<a id="_ftnref4" href="#_ftn4">[4]</a> L’empatia aiuta il piccolo a calmarsi in situazioni in cui è angosciato o sopraffatto da intense emozioni negative, quali l’ansia, la tristezza, la frustrazione o la rabbia; nello stesso tempo migliora e fa crescere le capacità di gestione delle emozioni e dei vissuti interiori del bambino piccolo, il quale riesce a comprendere meglio sé stesso e a mettere in connessione emozioni e pensieri.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Si parla, in questi casi, di <em>ascolto efficace</em>, poiché non solo è utile nel raccogliere informazioni e comprendere meglio la situazione del figlio in quel determinato momento, ma è anche una modalità di ascolto capace di accogliere in maniera piena le sue richieste, i suoi bisogni e, quando è dolorosamente presente, anche la sua sofferenza (Lombardo P.). <a id="_ftnref5" href="#_ftn5">[5]</a></p>

<p class="wp-block-paragraph">È giusto manifestare i sentimenti affettuosi in tutti i modi e quindi anche con le parole; è, tuttavia, importante, che dietro le parole vi siano dei comportamenti coerenti e adeguati. Non ha quindi molto senso, dire ai figli: ‹‹Ti voglio bene. Sei il mio amore, il mio tesoruccio!›› quando il suo bene viene trascurato sistematicamente!</p>

<p class="wp-block-paragraph">In definitiva è importante mettersi in ascolto dei propri figli con empatia verso di loro.  Questo tipo di ascolto è il più adatto in quanto è capace di manifestare nello stesso tempo piacere e gioia, affetto e attenzione, durante l’interazione verso il piccolo (Trevisani D.),<a id="_ftnref6" href="#_ftn6">[6]</a> ed essendo questo tipo di ascolto molto delicato e profondo spesso ottiene l’incontro e l’intesa con il proprio bambino.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7939 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/child-5033381_640-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/child-5033381_640-300x199.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/child-5033381_640.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>

<h4 class="wp-block-heading"><span style="color: #0000ff;">Il silenzio interiore</span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">Per mettersi in ascolto e riuscire a comprendere un piccolo essere umano, come un neonato o un bambino piccolo, che utilizza soprattutto messaggi non verbali di difficile interpretazione, è indispensabile che i genitori e soprattutto la madre, riescano a creare attorno e dentro di loro un notevole silenzio. Purtroppo, riuscire a creare <em>il silenzio interiore </em>è più facile a dirsi che a farsi. Se nelle società più semplici e povere di oggetti tecnologici questo tipo di introspezione era ed è facilitato, in quanto l’ambiente di vita lo favorisce, lo accoglie e lo valorizza, nelle società più complesse e più ricche di strumenti di comunicazione come le nostre, il raggiungimento di questo obiettivo è notevolmente arduo e problematico, in quanto gli altri: amici, parenti, colleghi di lavoro ecc., si aspettano, pretendono e vogliono da noi, alcuni tipi di comportamenti.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Essi si aspettano che si abbia almeno un cellulare, un televisore, una radio e un computer collegato ad Internet con posta elettronica in cui ricevere le varie e-mail e i WhatsApp e si meravigliano e alcuni si scandalizzano pure, se non vedono il nostro viso su Facebook, Instagram e su altri social. Gli altri pretendono risposte rapide, se non immediate ad ogni messaggio da loro inviato, così come desiderano che il nostro cellulare e gli altri mezzi di comunicazione siano sempre attivi, pronti a ricevere le varie chiamate.</p>

<p class="wp-block-paragraph">In conclusione, gli altri si aspettano che noi restiamo sempre collegati alla rete di comunicazione globale e costantemente pronti ad interagire con loro. Lo staccarsi da questa rete, anche se per breve tempo, è avvertito e giudicato negativamente. Pertanto, per non essere mal valutati si è costretti ad adeguarsi rapidamente e pienamente all’uso corrente. Inoltre, le attese e le richieste del mondo del lavoro e delle varie amministrazioni, le necessità dell’ambiente sociale, sono tali e tante che è difficile escludere, per il tempo necessario alla riflessione, le preoccupazioni e gli impegni che, come un rumore di fondo, si agitano dentro di noi, creando confusione, inquietudine e ansia. Cosicché diventa complicato riuscire a mettersi in ascolto dei delicati, tenui e complessi segnali emessi da un bambino piccolo.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Difficile è, inoltre, creare il silenzio interiore quando l’ansia, la depressione o lo stress agitano l’animo di chi soffre di queste problematiche. Nella nostra società super competitiva, di questo tipo di stress soffrono sia gli uomini sia le donne, anzi soprattutto queste ultime, poiché sono costrette a barcamenarsi tra i tanti ruoli che le moderne società impongono loro, affinché si sentano perfettamente “libere, impegnate ed integrate!<em>”</em> Questo tipo di donne che si sentono in dovere di fare <em>tutto e bene</em>, si accorgono presto o tardi di fare <em>troppo e male </em>e di essere cadute in una trappola sociale, in quanto notano ben presto che al loro malessere si associa anche il malessere dei figli e delle persone che sono a loro vicine.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Altra caratteristica che restringe e limita le capacità e possibilità di ascolto, è la personalità in cui è presente un <em>Io</em> ipertrofico. Questo tipo di personalità spesso è portato a riflettere poco, in quanto crede di possedere già tutte le informazioni che servono per capire e prendere delle decisioni. In questi casi l’eccessiva sicurezza, con conseguente scarsa ponderatezza, impedisce di soffermarsi a controllare sia quanto è avvertito e comunicato dal bambino piccolo, sia la qualità e l’utilità delle risposte date.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7940 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/bambino-perplesso-300x199.webp" alt="" width="300" height="199" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/bambino-perplesso-300x199.webp 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/bambino-perplesso.webp 513w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>

<h4 class="wp-block-heading"><span style="color: #0000ff;">  Le conseguenze del mancato ascolto</span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">Le conseguenze che si hanno quando un bambino piccolo non viene ascoltato o non si risponde in maniera corretta ai suoi bisogni ed esigenze, sono numerose: si va da una maggiore irritabilità e quindi da un aumento del pianto e delle manifestazioni di insofferenza, alla depressione, all’apatia o a disturbi psicologici di varia natura e gravità, fino al bisogno di chiudersi in sé stesso<em>, </em>diffidando di un mondo poco consono ai propri bisogni più elementari. Come hanno dimostrato varie ricerche, anche i cuccioli degli animali, se non capiti dalla madre, rifiutano il cibo, diventano irritabili, aggressivi e, nei casi più gravi, si chiudono in sé stessi e si lasciano morire.</p>

<h4 class="wp-block-heading"><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;">Una corretta decodifica</a></span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">La decodifica corretta dei messaggi richiede alcune indispensabili condizioni:</p>

<ol class="wp-block-list">
<li>
<h4><span style="color: #008000;">Buone capacità intellettive.</span></h4>
</li>
</ol>

<p class="wp-block-paragraph">Queste capacità permettono la corretta acquisizione, memorizzazione, analisi ed elaborazione dei segnali emessi dal bambino. Morin la chiama: <em>comprensione intellettuale o oggettiva.<a id="_ftnref7" href="#_ftn7"><strong>[7]</strong></a></em> In tal modo, in ogni momento i genitori possono utilizzare delle giuste ed efficaci chiavi di lettura. Modeste o scarse capacità intellettive non permettono di fare ciò, in quanto l’esatta interpretazione di quanto visto, udito, toccato, sfugge ad un esame lacunoso ed incompleto.</p>

<ul class="wp-block-list">
<li>
<h4><span style="color: #008000;">Sufficienti capacità empatiche.</span></h4>
</li>
</ul>

<p class="wp-block-paragraph">Accanto a buone capacità intellettive i genitori, ma soprattutto le madri, devono avere buone capacità empatiche. Pertanto, devono essere in grado di immedesimarsi e identificarsi nel bambino, fino a cogliere, in ogni momento, i suoi pensieri ed i suoi stati d’animo più profondi, senza la necessità di effettuare un’analisi razionale. Queste capacità che oggi alcuni studiosi collegano al buon funzionamento dei neuroni specchio, permettono alla madre di essere ‹‹particolarmente recettiva nel cogliere intuitivamente gli stimoli emozionali e corporei del bambino come li vivesse da sé››. (Fornaro M.).<a id="_ftnref8" href="#_ftn8">[8]</a></p>
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<ul class="wp-block-list">
<li>
<h4><span style="color: #008000;">Corretta educazione e buon tirocinio.</span></h4>
</li>
</ul>

<p class="wp-block-paragraph">Una buona madre o anche una madre sufficientemente buona, possiede nel suo corredo cromosomico tutte le potenzialità per una buona interpretazione dei messaggi, se ha anche ricevuto un’educazione adeguata. Non basta il cosiddetto istinto materno, se questo non viene costantemente sollecitato, potenziato e sviluppato, mediante l’educazione e l&#8217;esperienza. Purtroppo, questa preparazione è molto carente nelle moderne società, in quanto si è scelto di valorizzare, sia in famiglia, sia a scuola, una preparazione di tipo tecnico-professionale, utile per una futura attività produttiva e lavorativa, trascurando in maniera eclatante l’educazione emotivo e affettiva, che ha come scopo lo sviluppo di tutte le capacità necessarie per affrontare nel miglior modo, i futuri ruoli di madre e padre.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Per tale motivo, ormai da decenni non sono trasmesse in maniera adeguata e nei momenti più opportuni, le fondamentali, specifiche informazioni e conoscenze riguardanti i bisogni dei bambini, i loro strumenti di comunicazione, l’uso che essi ne fanno, i significati dei segnali da loro emessi. La drammatica conseguenza di queste mancate conoscenze costringe i genitori a relazionarsi con i figli senza avere il necessario bagaglio che può permettere di offrire ai loro piccoli le più adeguate ed appropriate risposte.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Tali difficoltà si aggravano anche per la mancanza di un indispensabile, lungo e corretto tirocinio che dovrebbe essere effettuato con i piccoli all’interno della famiglia d’origine. Questa carenza è dovuta allo scarso numero delle nascite, ma anche alla modesta composizione della rete familiare. Inoltre, anche quando sono presenti dei bambini piccoli, manca spesso un valido, continuo ed efficiente tutoraggio materno, in quanto i figli sono affidati sempre più spesso ad altre istituzioni, come gli asili nido, o ad altre mani e cuori, come le nonne, le tate e le baby-sitter.</p>

<ul class="wp-block-list">
<li>
<h4><span style="color: #008000;">Una sufficiente serenità interiore.</span></h4>
</li>
</ul>

<p class="wp-block-paragraph">Una buona serenità interiore è indispensabile per una corretta e sana comunicazione tra madre e figlio. Tutte le alterazioni psicologiche provocate dall&#8217;ansia, dalla depressione, dall’irritabilità, dalla facile eccitabilità, ma anche dallo stress eccessivo, dall’uso di alcool e droghe di ogni tipo, disturbano, più o meno intensamente, più o meno gravemente, il dialogo genitore-figlio. Queste alterazioni della psiche incidono soprattutto nelle comunicazioni più delicate e complesse come quelle tra un bambino piccolo e la propria madre.</p>

<ul class="wp-block-list">
<li>
<h4><span style="color: #008000;">Buone capacità e disponibilità nel dare risposte coerenti, stabili, complete e soddisfacenti.</span></h4>
</li>
</ul>

<p class="wp-block-paragraph">Non basta ascoltare un messaggio, non basta interpretarlo correttamente, bisogna anche riuscire a dare delle risposte complete e soddisfacenti, stabili e coerenti nel tempo, rispetto ai bisogni del lattante e del bambino piccolo. <em>La risposta coerente </em>comporta delle azioni successive che siano in sintonia con la richiesta contenuta nel messaggio: ‹‹Ho capito che hai sete e quindi ti do da bere››. <em>La risposta incoerente</em>, al contrario, non tiene conto del messaggio in arrivo: ‹‹Ho capito che hai sete, ma poiché in questo momento sto discutendo e non ho voglia di alzarmi, faccio finta di non capire e ti dico di stare buono e zitto››. Per evitare di dare una risposta coerente si può fare anche di peggio, come accusare il figlio di fare delle richieste inopportune e capricciose: ‹‹Possibile che ogni volta che chiacchiero con le amiche tu mi debba disturbare con le tue richieste?<em>››</em></p>

<p class="wp-block-paragraph"><em>La risposta è stabile nel tempo</em> quando chi ha cura del bambino continua ad offrire sempre lo stesso tipo di comportamento positivo. <em>Le risposte sono complete e soddisfacenti</em> quando i bisogni del bambino sono soddisfatti pienamente e non solo in parte.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Vi sono dei genitori che non sembrano capire i bisogni del loro bambino, anche quando questi bisogni sono espressi in modo chiaro ed esplicito. In questi casi le risposte sono spesso <em>non coerenti</em> con le richieste del piccolo, sono <em>contrastanti, molteplici, ricche d’ansia,</em> ed in definitiva poco consone ai suoi bisogni.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Le difficoltà nella corretta decodifica e nel dare risposte stabili, coerenti, complete e soddisfacenti possono essere causate da:</p>
<ul>
<li><em style="color: #008000;">Scarsa sensibilità nei confronti dei segnali in arrivo.</em></li>
</ul>

<p class="wp-block-paragraph">Vi sono dei genitori che avvertono un segnale dal figlio solo se questo è molto intenso, vigoroso e costante. In caso contrario è come se non esistesse. Si può fare l’esempio dei sordastri i quali riescono a comprendere le parole ascoltate solo quando il suono che raggiunge il loro apparato uditivo è molto intenso. Allo stesso modo in alcune persone, a causa di problematiche interiori: ansie, tristezze, preoccupazioni, stress, o continue distrazioni, la soglia percettiva è più alta della norma, per cui esse avvertono il messaggio solo se questo ha caratteri eclatanti e supera la barriera dei loro pensieri interiori. Ciò naturalmente irrita il bambino piccolo il quale vorrebbe, invece, essere rapidamente capito e soddisfatto nei suoi bisogni essenziali, senza la necessità di piangere a più non posso e disperarsi prima di ottenere quanto gli è dovuto.</p>
<h4><em style="color: #008000;">Errata interpretazione dei segnali.</em></h4>

<p class="wp-block-paragraph">Il segnale o i segnali che il piccolo bambino emette possono arrivare alla nostra coscienza normalmente, ma essere male interpretati. Ad esempio: la madre può pensare erroneamente che il suo bimbo pianga in quanto ha bisogno di essere cullato, mentre in realtà egli vorrebbe soltanto essere cambiato di posizione. Per tale motivo l’esser cullato non solo non raggiunge lo scopo di calmarlo, ma al contrario può farlo innervosire maggiormente, in quanto egli si sente non capito o, peggio, teme di non essere in grado di farsi capire. La stessa cosa avviene quando la madre pensa che il suo strillare sia dovuto alla fame, per cui cerca di dargli da mangiare, mentre il suo pianto era causato da coliche addominali e pertanto il cibo aggiunto non fa che aumentare l’indisposizione del figlio.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Nel caso delle madri, gli apporti esterni, soprattutto di tipo affettivo e culturale, sono importanti per riuscire a capire e rispondere adeguatamente al proprio piccolo. Questi apporti dovrebbero venire, oltre che dai genitori della donna, specie della propria madre, da parte di un marito o comunque di un partner comprensivo, affettuoso, ma anche sereno e sicuro di sé. Purtroppo, nella nostra società, che vive convulsamente anche i rapporti più basilari e teneri, manca spesso l’apporto del marito o comunque del padre del bambino, a causa degli orari di lavoro rigidi o prolungati, come è carente il sostegno quando questi si trova lontano da casa in un’altra città o regione.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Per fortuna molte madri, pur sbagliando, imparano rapidamente dagli errori e correggono il tiro, mentre altre, poco flessibili, continuano imperterrite a mantenere gli stessi comportamenti non idonei, per cui la sofferenza del piccolo, fatta anche di rabbia e di sfiducia nelle persone che hanno cura di lui, diventerà più intensa e prolungata nel tempo.</p>
<h4><em style="color: #008000;">Giudizi negativi sul figlio.</em></h4>

<p class="wp-block-paragraph">Alcuni genitori, pur di non ammettere i propri errori di valutazione e interpretazione, mettono sotto accusa il figlio dandogli degli immeritati giudizi negativi: ‹‹Questo bambino è cattivo e capriccioso, non sa neppure lui cosa vuole e non fa altro che disturbarmi inutilmente. E allora si arrangi. Pianga e strilli quanto vuole. Io non intendo farmi coinvolgere dai suoi capricci››. Alcuni genitori, addirittura chiudono il figlio nella stanza più lontana della casa, per non sentire i suoi strilli! Lo stesso comportamento attuano quei genitori che tendono a focalizzare l’attenzione sulla propria persona e pertanto non sono disponibili all’ascolto dei bisogni altrui, se non sono in linea con i propri.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Questi genitori, se trovano un figlio che si sintonizza rapidamente con i loro bisogni e abitudini, così da accettare facilmente i loro orari, per cui: dorme quando essi dormono, resta sveglio quando loro sono svegli, mangia quando loro mangiano e così via, riescono ad instaurare con lui un buon rapporto, ma se per caso il piccolino ha ritmi diversi di sonno &#8211; veglia o si alimenta in momenti o modi diversi rispetto a quelli che essi avevano programmato, si impuntano e resistono ai suoi richiami. ‹‹Per non cedere ai suoi capricci e per ben educarlo!›› diranno, mentre in realtà stanno difendendo soltanto i loro bisogni e le loro abitudini.</p>
<h4><em style="color: #008000;">Presupposti errati o eccessivi.</em></h4>

<p class="wp-block-paragraph">I presupposti errati possono nascere da idee personali, influenzate da preconcetti o da parziali e limitate esperienze. Questi presupposti possono provenire dall’accettazione passiva di una delle tante teorie che circolano sulla rete Internet, nei libri, nei giornali, nelle riviste poco qualificate, dalla Tv o dalla radio. Questo fenomeno si è notevolmente ampliato oggi in quanto, a differenza che nel passato, siamo costantemente bombardati da una grande massa di informazioni poco attendibili e serie. Tutto ciò condiziona negativamente i genitori, soprattutto i genitori più fragili e immaturi.</p>

<ul class="wp-block-list">
<li>
<h4><span style="color: #008000;"><em>Visione egocentrica della realtà.</em></span></h4>
</li>
</ul>

<p class="wp-block-paragraph">La visione egocentrica della realtà vorrebbe che il bambino amasse, desiderasse oppure rifiutasse e odiasse, ciò che noi amiamo, desideriamo, rifiutiamo o odiamo: ‹‹Siccome io sento caldo, penso che anche mio figlio debba avvertire caldo››; ‹‹Poiché a me piacciono gli spaghetti, penso che anche il mio bambino debba apprezzarli››. La visione egocentrica inserisce, come fondamento dei propri comportamenti, le proprie sensazioni, i propri desideri, le proprie emozioni, la personale visione della realtà e non i gusti, i desideri ed i bisogni dell’altro. Questo vedere la realtà con i propri occhi e con il proprio sentire e non con i bisogni altrui, fa accettare con difficoltà altri modi di essere ed altri vissuti.</p>
<h4><em style="color: #008000;">Difficoltà nel soddisfare i bisogni del bambino piccolo.</em></h4>

<p class="wp-block-paragraph">Alcune volte i genitori comprendono perfettamente la o le richieste del figlio, ma non hanno energie sufficienti o voglia di soddisfarle: ‹‹Capisco che mi chiede di fargli da mangiare ma, in questo momento, nonostante la mia buona volontà, non ho la forza sufficiente per accontentarlo››; ‹‹Capisco che vorrebbe essere abbracciato per sentirsi protetto ma, giacché in questo momento mi sento fragile e pertanto sono io che vorrei essere abbracciata, in modo tale da sentirmi sicura e confortata, non riesco ad esaudire il suo desiderio ed il suo bisogno››.</p>

<p class="wp-block-paragraph">La mancanza di disponibilità, di forze e di energie necessarie per dare al bambino le cure necessarie, può essere dovuta a:</p>

<ul class="wp-block-list">
<li><em>condizioni organiche, </em>come le malattie debilitanti, i deficit ormonali, l’abuso di alcool, l’uso di droghe o psicofarmaci:</li>

<li><em>disturbi psicologici</em> di una certa gravità, come le psicosi (depressione, schizofrenia), i postumi da stress, l’ansia o le gravi e persistenti nevrosi;</li>

<li><em>impegni e attività lavorative eccessive, psicologicamente o fisicamente debilitanti.</em> È una situazione questa oggi molto frequente. La società dei consumi stimola e riesce a convincere molti genitori ad attivarsi in modo eccessivo negli impegni lavorativi, per avere il denaro necessario a soddisfare richieste ed esigenze sempre maggiori, ma il più delle volte assolutamente superflue, che sono proposte da parte della pubblicità come fossero essenziali e indispensabili. Pertanto, la consapevolezza delle necessità affettive e di cura dei figli si scontra con la necessità di rimpinguare il più possibile il conto in banca;</li>

<li><em>presenza, nei genitori, di una personalità pigra o egoisticamente immatura</em>;</li>

<li><em>mancanza di un profondo legame affettivo</em> <em>nei confronti del figlio</em>.</li>
</ul>

<p class="wp-block-paragraph">In questi casi di disaffezione è spesso presente una scarsa disponibilità a soddisfare delle richieste avvertite come occupazioni noiose o eccessive. In questo caso i genitori, pur capendo i bisogni del bambino, preferiscono occuparsi di altre cose ritenute più piacevoli, interessanti e gratificanti.</p>

<ul class="wp-block-list">
<li><em>Alla solitudine nell’affrontare le cure ed i compiti educativi.</em></li>
</ul>

<p class="wp-block-paragraph">Solitudine dovuta all&#8217;assenza fisica o alla scarsa collaborazione dell’altro coniuge o della rete familiare. In questi casi ai figli sono date frequentemente delle risposte instabili, poco coerenti o non soddisfacenti. Ciò avviene sia quando a guidare la famiglia è la madre (<em>famiglia madre-centrica</em>), sia quando a guidare la famiglia è il padre <em>(famiglia padre-centrica</em>). Invece è ampiamente dimostrato che le cure più attente ed efficaci si attuano quando sono presenti e collaborano efficacemente entrambi i genitori, i quali si relazionano tra loro in maniera armonica con aiuto, sostegno e rispetto reciproco.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7941 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/girl-738303_640-195x300.jpg" alt="" width="195" height="300" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/girl-738303_640-195x300.jpg 195w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/girl-738303_640.jpg 415w" sizes="(max-width: 195px) 100vw, 195px" /></p>

<h4 class="wp-block-heading"><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;">Le conseguenze</a></span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">Quando i genitori hanno problemi nella comunicazione o non danno risposte coerenti e stabili, complete e soddisfacenti, le conseguenze possono essere notevolmente gravi:</p>

<ul class="wp-block-list">
<li>Il bambino può pensare che è inutile comunicare se non si è ascoltati o se le proprie richieste non sono esaudite (Lidz, T.).<a id="_ftnref9" href="#_ftn9">[9]</a></li>

<li>Il bambino può immaginare qualcosa di ancora più grave: che è dannoso comunicare se le sue richieste hanno sugli altri dei risvolti negativi. Ad esempio, se fa aumentare la loro irritabilità e ansia, se li porta a scontrarsi, se accentua i loro comportamenti aggressivi e rifiutanti.</li>

<li>Il bambino può apprendere a non fidarsi nelle possibilità insite nella comunicazione.</li>

<li>Peggio ancora, egli può ritenere che non bisogna fare assegnamento sui genitori, sugli adulti e sugli esseri umani in generale. In questo caso la sfiducia verso gli altri può ampliarsi a tutta la realtà esterna e, conseguentemente, si può instaurare una chiusura verso il mondo esterno a lui. Con le drammatiche conseguenze che conosciamo nella chiusura autistica nella quale il bambino rimane solo e prigioniero delle sue ansie, delle sue paure, delle fantasie ed elaborazioni mentali. (Winnicott D. W.). <a id="_ftnref10" href="#_ftn10">[10]</a></li>
</ul>

<h4 class="wp-block-heading"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7942 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/baby-21998__340-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/baby-21998__340-300x200.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/baby-21998__340.jpg 510w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></h4>
<h4 class="wp-block-heading"><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;">I momenti per comunicare e dialogare</a></span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">I momenti di dialogo possono essere tanti durante il giorno. Già al mattino è importante per il bambino piccolo essere svegliato con dolcezza, con tranquillità, senza fretta, mentre la madre o il padre approfittano di quei momenti ricchi di intimità come il vestirsi, il lavarsi, il fare colazione insieme e lo scegliere l’abito più adatto, per comunicare con gioia le esperienze della notte trascorsa, in modo da allontanare i brutti sogni e, nello stesso tempo, presentare e programmare insieme la giornata che comincia.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Il pranzo e la cena, durante i quali la televisione e tutti gli altri strumenti di comunicazione dovrebbero essere banditi, non dovrebbero rappresentare soltanto momenti in cui ci si alimenta, ma occasioni di comunione, di ascolto e dialogo per tutta la famiglia. Momenti in cui le esperienze della giornata si confrontano, si chiariscono, si rivivono insieme alle persone care. Lo stesso la sera, prima di addormentarsi, sarebbe bene rendere piacevole e tenera l’ora di andare a letto in molti modi, eseguendo con calma tutto il cerimoniale previsto in questi casi: andare in bagno, lavarsi, spogliarsi, mettere il pigiamino, dire le preghiere e poi ascoltare la favoletta raccontata da uno dei genitori o da entrambi alternativamente. Una favoletta per sviluppare la comprensione del linguaggio e la cultura, ma anche per offrire al bambino, nella magia della notte, un’altra occasione di intimità, di calore e di carezze.</p>
<p> </p>
<p><a href="https://www.cslogos.it/2025/06/09/prevenire-la-chiusura-autistica/"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7825 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1-194x300.jpg 194w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1.jpg 207w" sizes="(max-width: 194px) 100vw, 194px" /></a></p>
<h5 style="text-align: center;">Tratto dal libro di Emidio Tribulato &#8220;Prevenire la chiusura autistica&#8221;. </h5>
<h5 style="text-align: center;"><a href="https://www.cslogos.it/2025/06/09/prevenire-la-chiusura-autistica/"><span style="color: #008000;">Per scaricare gratuitamente questo libro clicca qui.</span></a></h5>
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<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" />
<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> Trevisani D., (2022), <em>Ascolto attivo ed empatia</em>, Milano, Franco Angeli, p.35.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> Bilbao Á., (2023), <em>Il cervello del bambino spiegato ai genitori, </em>Milano, Salani editore, p.115.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn3" href="#_ftnref3">[3]</a> Bilbao Á., (2023), <em>Il cervello del bambino spiegato ai genitori, </em>Milano, Salani editore, p.112.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn4" href="#_ftnref4">[4]</a> Bilbao Á., (2023), <em>Il cervello del bambino spiegato ai genitori, </em>Milano, Salani editore, p.120.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn5" href="#_ftnref5">[5]</a> Lombardo P., (1997), <em>Crescere  per educare</em>, Edizioni dell’aurora, p. 53.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn6" href="#_ftnref6">[6]</a> Trevisani D., (2022), <em>Ascolto attivo ed empatia</em>, Milano, Franco Angeli, p.42.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn7" href="#_ftnref7">[7]</a> Morin E., (2001), <em>I sette saperi necessari all’educazione del futuro</em>, Raffaello Cortina, Milano, p.98.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn8" href="#_ftnref8">[8]</a> Fornaro M., “L’empatia e le sue basi neurologiche”, <em>Psicologia contemporanea</em>, 2010, settembre-ottobre.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn9" href="#_ftnref9">[9]</a> Lidz T., (1977), <em>Famiglia e problemi di adattamento</em>, Boringhieri, Torino, p.115.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn10" href="#_ftnref10">[10]</a> Winnicott D. W. (1987), <em>I bambini e le loro madri,</em> , Milano, Raffaello Cortina, p.7.</p>
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		<title>Il linguaggio verbale nel bambino</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2025/06/28/il-linguaggio-verbale-nel-bambino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Jun 2025 11:22:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[#comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[#linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[#parola]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cslogos.it/?p=7926</guid>

					<description><![CDATA[<p>Affinché il bambino acquisti il linguaggio verbale sono necessari numerosi prerequisiti organici , psicologici e relazionali.</p>
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]]></description>
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<h3 class="wp-block-heading"><span style="color: #008000;"><a style="color: #008000;">Il linguaggio verbale</a></span></h3>

<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda il linguaggio verbale, le ricerche hanno dimostrato che il bambino reagisce al suono, alla voce e al canto della madre già nel ventre materno ed entro una settimana dalla nascita mostra una netta predilezione per la voce di lei, rispetto a quella di altre persone (Shapiro Lawrence E.).<a id="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a></p>

<p class="wp-block-paragraph">Se nei primi mesi dopo la nascita i genitori gli parlano, gli cantano o leggono qualcosa al proprio bambino, con quel particolare tono di voce un po’ buffo e cantilenante che usano le madri e i padri di tutto il mondo, allo scopo di farsi comprendere meglio, egli familiarizzerà con la loro voce e l’assocerà a sensazioni di piacere, calma e gioia.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Nonostante siamo geneticamente predisposti al linguaggio, è nel corso delle prime settimane e mesi di vita che l’ascolto della lingua materna e paterna permette al bambino di apprendere il linguaggio, se il suo mondo interiore non è particolarmente turbato da ansie, paure o sfiducia nei confronti dei genitori e degli altri esseri umani. Pertanto, le capacità comunicative del bambino si svilupperanno quando tra lui e i suoi genitori si sarà instaurata una relazione profonda, serena ed efficace.  </p>

<p class="wp-block-paragraph">Come dice Bilbao Á.:</p>

<p class="wp-block-paragraph">‹‹Il bambino impara a parlare se qualcuno gli parla e interagisce con lui: non lo imparerebbe mai guardando un video. L’interazione con l’altro è decisiva ai fini dell’attenzione e della motivazione, indispensabili per l’apprendimento<em>››.<a id="_ftnref2" href="#_ftn2"><strong>[2]</strong></a></em></p>

<p class="wp-block-paragraph"> La qualità e la quantità della comunicazione affettivo-relazionale del bambino, tende ad incrementarsi gradualmente durante le varie fasi del suo sviluppo. Il bambino passa i primi mesi di vita imparando a distinguere i diversi suoni della voce, cercando di capire dove finisce una parola e comincia la seguente. Cerca, inoltre, di collegare i suoni con i diversi oggetti, momenti, situazioni e anche con i sentimenti e le emozioni (Bilbao Á.).<a id="_ftnref3" href="#_ftn3">[3]</a> Quello che sorprende è la rapidità con cui di solito i bambini raggiungono la padronanza di uno strumento così complesso come il linguaggio, tanto che nel giro di qualche anno riescono a pronunciare correttamente le parole e poi le frasi e ne comprendono il significato (Lotto L., et Rumiati R.,).</p>

<p class="wp-block-paragraph">Per Bilbao Á.:</p>

<p class="wp-block-paragraph">‹‹Anche se, in un certo senso, il linguaggio si acquisisce in modo naturale, dal punto di vista cerebrale è un compito incredibilmente complesso. Almeno sei aree del cervello devono coordinarsi ogni volta che pronunciamo una parola o interpretiamo un testo. Queste strutture sono localizzate sull’emisfero sinistro e svolgono compiti molto diversi, come analizzare suoni, distinguerli, intrepretarne il significato, immagazzinare termini, identificare parole scritte, cercare parole nel magazzino del vocabolario, costruire frasi dotate di senso e realizzare movimenti di labbra, lingua, e corde vocali che permettano di creare le parole››. In realtà, anche se il cervello del bambino assorbe vocaboli e regole del linguaggio in modo naturale, tutto questo non succederebbe senza l’aiuto degli adulti››.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Come abbiamo detto il bambino, se dai genitori, e soprattutto dalla madre, ottiene la necessaria presenza e la corretta disponibilità comunicativa e se l’ambiente attorno a lui ha caratteristiche di gioia, serenità, calore e accoglienza, conquisterà presto il linguaggio verbale. Questa capacità gli permetterà di rendere ancora più incisiva la sua azione sul mondo, in quanto non sarà solo la madre o gli altri che lo curano che avranno il potere di scegliere cosa è bene per lui, ma sarà lui stesso a chiedere ciò che gli piace, ciò che lo rende felice e ciò che lo soddisfa. Allo stesso modo sarà sempre lui che potrà rifiutare, mediante le parole, ciò che non gli piace, ciò che lo intristisce, ciò che lo annoia.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Affinché la comunicazione verbale si attui in modo efficace, è necessario il concorso di vari elementi.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-8307" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/famiglia-4-300x192.jpg" alt="" width="300" height="192" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/famiglia-4-300x192.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/famiglia-4.jpg 518w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<ol class="wp-block-list">
<li>
<h4><span style="color: #ff6600;">L’interesse.</span></h4>
</li>
</ol>
<!-- /wp:list --><!-- wp:paragraph -->
<p>L’interesse è il primo di questi elementi. Se l’altro può dare qualcosa al bambino, lo può aiutare, sostenere, assistere in qualcosa, il suo interesse a comunicare sarà molto elevato. Al contrario, se mediante la sua esperienza il piccolo ha constatato che le persone che dovrebbero avere cura di lui non ascoltano i suoi bisogni e desideri, non gli sono vicini, non lo sostengono e aiutano, il suo interesse a comunicare sarà molto scarso.</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:list -->
<ul class="wp-block-list"><!-- wp:list-item -->
<li>
<h4><span style="color: #ff6600;">Il piacere nel comunicare.</span></h4>
</li>
<!-- /wp:list-item --></ul>
<!-- /wp:list --><!-- wp:paragraph -->
<p>Se il dialogo con l’altro è piacevole, gratificante e allettante, il bambino farà molti sforzi per dialogare frequentemente e nel miglior modo possibile. Al contrario, se egli ha paura e non si fida degli altri, se ha timore del mondo, se la comunicazione gli apporta sofferenza, gli mancherà uno stimolo importante per imparare a comunicare mediante il linguaggio. </p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-8308 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/240_F_251315912_Sy8fch17ntOYndtKYRco9q2RZR6dOh2g-300x205.jpg" alt="" width="300" height="205" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/240_F_251315912_Sy8fch17ntOYndtKYRco9q2RZR6dOh2g-300x205.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/240_F_251315912_Sy8fch17ntOYndtKYRco9q2RZR6dOh2g.jpg 352w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:list -->
<ul class="wp-block-list"><!-- wp:list-item -->
<li>
<h4><span style="color: #ff6600;">Condizioni psichiche adeguate.</span></h4>
</li>
<!-- /wp:list-item --></ul>
<!-- /wp:list --><!-- wp:paragraph -->
<p>Certamente capacità intellettive molto carenti diminuiscono la possibilità di strutturare le proprie idee e il proprio pensiero in modo adeguato. Sicuramente i disturbi neurologici o sensoriali potranno rendere difficile, se non impossibile, il linguaggio verbale, ma la comunicazione, anche se in maniera semplice e povera, potrà avvenire ugualmente. Tuttavia, i deficit più importanti, capaci di impedire la possibilità di mettersi in comunione con l’altro, mediante il linguaggio, anche a soggetti di elevate capacità intellettive, riguardano i disturbi emotivi ed affettivi del bambino. Un eccessivo eccitamento, un’ansia notevole, delle paure coartanti, una depressione inibente, un bisogno di difendersi o peggio, di chiudersi nei confronti del mondo esterno, alterano e riducono notevolmente le capacità comunicative, poiché la mente del piccolo bambino, notevolmente disturbata, non ha la possibilità di organizzare ed elaborare le percezioni sensoriali, i pensieri e le idee in modo tale da poter comunicare mediante il linguaggio. Pertanto, il malessere psicologico è capace di bloccare o destrutturare, fino alla dissociazione, la comunicazione ed il linguaggio nei bambini, così come anche negli adulti.</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:list -->
<ul class="wp-block-list"><!-- wp:list-item -->
<li>Un ambiente sereno e gioioso.</li>
<!-- /wp:list-item --></ul>
<!-- /wp:list --><!-- wp:paragraph -->
<p>Questo tipo di ambiente, privo di tensioni, conflitti e aggressività, è necessario affinché il piccolo si trovi a proprio agio nella sua famiglia.  Contemporaneamente è bene evitare di pressare il bambino al fine di spingerlo o peggio costringerlo alla comunicazione, giacché questo comportamento assillante può essere avvertito dal piccolo bambino come una violenza e ciò non farà altro che peggiorare il suo già cattivo rapporto con la realtà esterna a lui.</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:list -->
<ul class="wp-block-list"><!-- wp:list-item -->
<li>
<h4><span style="color: #ff6600;">Dei genitori empatici, sereni e disponibili.</span></h4>
</li>
<!-- /wp:list-item --></ul>
<!-- /wp:list --><!-- wp:paragraph -->
<p>Il bambino comunica più facilmente se ha accanto a sé dei genitori aperti verso i sentimenti e le emozioni del loro piccolo, in modo tale da avvertirne le esigenze e cercare di esaudirle. Il bambino comunica più facilmente se i genitori sono capaci di esprimere nei confronti del loro figlio i sentimenti più teneri e caldi dell’amore materno e paterno. Per fare ciò, risulta evidente che papà e mamma non dovrebbero mai avere fretta, così come non dovrebbero focalizzare in modo prevalente l’attenzione altrove: nel lavoro, nelle occupazioni sociali, nelle relazioni sentimentali, sessuali o politiche.</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:list -->
<ul class="wp-block-list"><!-- wp:list-item -->
<li>
<h4><span style="color: #ff6600;">La comunicazione dei genitori dovrebbe essere calda, dolce e ricca di sentimenti e di espressioni amorose.</span></h4>
</li>
<!-- /wp:list-item --></ul>
<!-- /wp:list --><!-- wp:paragraph -->
<p>Ricca, quindi, anche di piacevoli giochi e allegri vezzeggiamenti, in modo tale da dare al piccolo bambino il senso della tenerezza, della sicurezza, dell’accoglienza e della gioia.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-8198 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/father-5093047_640-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/father-5093047_640-300x200.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/father-5093047_640.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:list -->
<ul class="wp-block-list"><!-- wp:list-item -->
<li>
<h4><span style="color: #ff6600;">La persona che comunica è fondamentale, per l’efficacia della comunicazione stessa.</span></h4>
</li>
<!-- /wp:list-item --></ul>
<!-- /wp:list --><!-- wp:paragraph -->
<p>Nei primi anni del suo sviluppo, una richiesta e uno stimolo proposti dalla mamma o dal papà avranno una valenza diversa e molto più incisiva rispetto alle richieste e agli stimoli di altre persone, sia pure di altri familiari come i nonni, gli zii o altri parenti. Sicuramente avranno una valenza molto maggiore rispetto a quelle effettuate da una persona estranea o da parte di qualche operatore. Il motivo è semplice: nel bambino piccolo è di grande importanza ed è primario il legame affettivo tra madre, padre e figlio ed anche il legame che i genitori hanno stabilito con il proprio bambino. Dovrebbe essere superfluo aggiungere che nei primi anni di vita la comunicazione apportata dagli strumenti elettronici non ha nessuna valenza positiva ma anzi inibisce il linguaggio, poiché è priva di capacità relazionali e impedisce l’instaurarsi di quel legame speciale con i propri genitori.  </p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:list -->
<ul class="wp-block-list"><!-- wp:list-item -->
<li>
<h4><span style="color: #ff6600;">La capacità di farsi piccoli</span>.</h4>
</li>
<!-- /wp:list-item --></ul>
<!-- /wp:list --><!-- wp:paragraph -->
<p>Se i genitori e i familiari attenti e consapevoli, per entrare in empatia con il loro bambino, sanno farsi piccoli, pur di poter offrire risposte piacevoli e gioiose, il figlio, sentendosi compreso nei suoi bisogni e sapendo di poter fare affidamento su di loro, svilupperà un senso di fiducia nel mondo che lo circonda e in sé stesso e avrà gioia e piacere di comunicare con esso.  </p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph -->
<p>Come dice Shapiro Lawrence:</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph -->
<p>‹‹In un mondo sempre più complesso e stressante, gli psicologi hanno cominciato a notare che i padri e le madri capaci di comunicare efficacemente con i figli fin dalla più tenera età hanno maggiori possibilità di crescere giovani individui ben adattati e meno soggetti alla vasta gamma di disturbi emotivi e relazionali così diffusi tra gli adulti››.<a id="_ftnref4" href="#_ftn4"><strong>[4]</strong></a></p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph -->
<p>In conclusione, la nostra umanità genetica, che dà all’essere umano la possibilità del linguaggio, si può realizzare soltanto se i genitori saranno stati capaci di comunicare in modo efficace.</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph -->
<p>Al contrario, quando i genitori non riescono a comunicare al bambino attraverso i gesti e le parole una realtà piacevole, calda, accogliente, ricca di affetto e disponibilità, vi è il rischio che abbiano il sopravvento l’ansia, la tristezza e le paure. Queste emozioni negative, se superano una certa soglia, sommandosi ad altre condizioni sfavorevoli, possono portare all’ansia, alla depressione, a comportamenti irritabili e aggressivi o, ancor peggio, al rifiuto di comunicare e alla chiusura in sé stessi.</p>
<p><a href="https://www.cslogos.it/2025/06/09/prevenire-la-chiusura-autistica/"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7825 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1-194x300.jpg 194w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1.jpg 207w" sizes="(max-width: 194px) 100vw, 194px" /></a></p>
<h5 style="text-align: center;">Tratto dal libro di Emidio Tribulato &#8220;Prevenire la chiusura autistica&#8221;. </h5>
<h5 style="text-align: center;"><a href="https://www.cslogos.it/2025/06/09/prevenire-la-chiusura-autistica/"><span style="color: #008000;">Per scaricare gratuitamente questo libro clicca qui.</span></a></h5>
<h5><span style="color: #ff6600;">P<a href="https://www.amazon.it/Prevenire-chiusura-autistica-Emidio-Tribulato/dp/B0FCCXPFD8">er comprare su Amazon questo libro clicca qui. </a></span></h5>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:separator --><hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" /><!-- /wp:separator --><!-- wp:paragraph -->
<p><a id="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> Shapiro Lawrence E., (2003), <em>Il linguaggio segreto dei bambini,</em> Milano, Fabbri editori, p.35.</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph -->
<p><a id="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> Bilbao Á., (2023), <em>Il cervello del bambino spiegato ai genitori, </em>Milano, Salani editore.</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph -->
<p><a id="_ftn3" href="#_ftnref3">[3]</a> Bilbao Á., (2023), <em>Il cervello del bambino spiegato ai genitori, </em>Milano, Salani editore, p. 241.</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph -->
<p><a id="_ftn4" href="#_ftnref4">[4]</a> Shapiro Lawrence E., (2003), <em>Il linguaggio segreto dei bambini,</em> Milano, Fabbri editori, p.7.</p>
<!-- /wp:paragraph -->								</div>
				</div>
					</div>
		</div>
					</div>
		</section>
				</div>
		<p>L'articolo <a href="https://www.cslogos.it/2025/06/28/il-linguaggio-verbale-nel-bambino/">Il linguaggio verbale nel bambino</a> proviene da <a href="https://www.cslogos.it">CS Logos</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La comunicazione nel bambino piccolo</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2025/06/28/la-comunicazione-nel-bambino-piccolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Jun 2025 08:49:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[#comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[#dialogo #madrefiglio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La comunicazione del bambino piccolo è rivolta ai suoi genitori  e in particolar modo alla propria madre.</p>
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<h2 class="wp-block-heading"><span style="color: #008000;"><a style="color: #008000;">La comunicazione nel bambino piccolo</a></span></h2>

<p class="wp-block-paragraph">La comunicazione è un elemento fondamentale per lo sviluppo e la vita relazionale degli animali, ma soprattutto dell’uomo. Negli esseri umani il rapporto che nasce, mediante la comunicazione tra i genitori e i figli, durante i primi anni di vita (Bilbao Á., 2023)<a id="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a> è la principale via di sviluppo intellettivo e affettivo. Il dialogo e le relazioni che il bambino piccolo instaura con l’ambiente esterno a lui sono importanti non solo per accrescere esperienze, cultura e linguaggio, ma soprattutto per la formazione della sua personalità, per la sua crescita sana ed equilibrata e per lo sviluppo armonico e pieno delle capacità relazionali e sociali.</p>
<h4><span style="color: #ff6600;">La quantità e qualità delle comunicazioni</span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">In definitiva, gli strumenti indispensabili per la crescita e per la formazione di un nuovo essere umano, sufficientemente sereno e maturo per affrontare la vita ed il mondo, risiedono nella quantità e nella qualità delle comunicazioni verbali, mimiche e gestuali, presenti nella relazione con i genitori e, nei primi mesi di vita, soprattutto nella relazione che si instaura tra il bambino e la propria madre.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Senza questi apporti si formeranno bambini e poi adulti monchi o disturbati nella loro vita affettivo-relazionale; incapaci di stare bene con sé stessi e con gli altri; incapaci di capire e farsi capire; incapaci di amare e farsi amare; incapaci di profonda accettazione e di perdono; incapaci di accoglienza e disponibilità.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-7920 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/pregnancy-5098881_640-300x200.jpg" alt="" width="360" height="240" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/pregnancy-5098881_640-300x200.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/pregnancy-5098881_640.jpg 640w" sizes="(max-width: 360px) 100vw, 360px" /></p>
<h4><span style="color: #ff6600;">Durante la gravidanza</span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">Nelle madri più sensibili, più disponibili, più attente, più rilassate, più disposte alla relazione, la comunicazione con il proprio piccolo nasce già durante la gravidanza. In questo periodo particolare, la presenza del figlio nell’utero materno viene avvertita, ancor prima dei movimenti del bambino stesso, come presenza di un altro, di altro da sé, ma connesso intimamente con il <em>“sé”</em> materno. Ciò istintivamente stimola la madre al dialogo, all’intesa e alla relazione con il figlio.</p>

<p class="wp-block-paragraph">La relazione, l’intesa e la comunicazione si perfezioneranno e completeranno nel momento in cui il nuovo essere umano farà sentire la sua presenza con i movimenti del corpo. Molte mamme ma anche molti padri, reagiscono a queste sollecitazioni del figlio con carezze e toccamenti dati al bambino attraverso l’addome. In tal modo essi cercano di comunicare al loro piccolo la gioia di avvertire la sua presenza e il piacere di quell’intesa e attesa.</p>
<h4><span style="color: #ff6600;">Dopo la nascita</span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">La comunicazione si completerà e diventerà molto più intensa dopo la nascita, che richiede un rapporto notevolmente empatico tra madre e figlio. Fra le sei e le dodici settimane il bambino sorride regolarmente e indiscriminatamente a tutti i visi umani e persino a illustrazioni o modelli di dimensione reali, purché siano visti di fronte e abbiano qualche movimento (Wolff S., 1968)<a id="_ftnref2" href="#_ftn2">[2]</a>, ma successivamente questo gesto comunicativo diventa selettivo nei confronti della persona che ha più cure di lui e con la quale ha instaurato un legame speciale: la madre.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Nei primi mesi, le comunicazioni madre-bambino più importanti avvengono a livello inconscio. Poiché il neonato è incapace di decifrare il significato delle parole, i messaggi che riceve sono in forma puramente emotiva, trasmessi dallo sguardo materno, dal suo tono di voce e dal linguaggio del corpo. Tutti questi canali di comunicazione riflettono l’ambiente emotivo della madre (Maté G.).  </p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7921 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/mother-84628_640-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/mother-84628_640-300x200.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/mother-84628_640.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>

<p class="wp-block-paragraph">Dopo la nascita le mamme, istintivamente tendono ad usare nel dialogo con il neonato il <em>maternese,</em> costituito da parole semplici o brevi frasi con una prosodia caratterizzata da una intensa carica affettiva, un tono alto, una maggiore intensità, una modulazione variabile e centellinante, intervallata da spazi tra uno stimolo e l’altro che permette al neonato la risposta (Russo R. C.).</p>

<p class="wp-block-paragraph">Per lo stesso autore:</p>

<p class="wp-block-paragraph">‹‹Il linguaggio della madre, accompagnato dalla mimica nei primi mesi e in seguito anche dalla gestualità, riveste molta importanza nel rapporto madre-bambino, sia come mezzo di relazione che come strumento di stimolo evolutivo<em>››.</em> (Russo R. C.,).<a id="_ftnref3" href="#_ftn3">[3]</a></p>

<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, il rapporto della madre con il suo bambino è fatto più d’emozioni che di parole, se la donna è capace di non farsi trascinare dalla fretta e dalle tante distrazioni presenti nell’attuale moderna società ed è disponibile a mettersi in ascolto delle sensazioni, dei pensieri, delle emozioni che provengono dall’animo del proprio bebè. Una donna, quindi, capace di mettere i propri sentimenti più delicati e attenti accanto a quelli del figlio per capirlo e, capendolo, essere in grado di amarlo offrendo al piccolo, in ogni situazione le risposte verbali e non verbali più adeguate e valide.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo, come dice Faretta E. et Parietti P.:</p>

<p class="wp-block-paragraph">‹‹Lo stile di vita frettoloso è un modo di vivere caratterizzato dal sentirsi costretti a fare tutto di corsa, in condizioni di affanno, come se si fosse sempre in ritardo, per bisogni imposti che devono essere soddisfatti velocemente. La conseguenza di questo modo di vivere è la stanchezza cronica, con perdita di motivazioni personali e di senso del proprio valore<em>››.<a id="_ftnref4" href="#_ftn4"><strong>[4]</strong></a></em></p>

<p class="wp-block-paragraph">Così come il bambino piccolo ha uno smisurato bisogno della presenza della madre che lo coccoli, l’abbracci, lo culli, lo rassicuri, lo tenga vicino, allo stesso tempo ha bisogno che qualcuno comunichi con lui, gli parli, lo aiuti ad allontanare, con la sua confortevole realtà, le paure e le ansie che potrebbero sorgere nella sua fragile psiche.</p>
<h4><span style="color: #ff6600;">Il superamento del trauma iniziale</span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">Il bambino supera il trauma iniziale della nascita, la paura nei confronti del mondo e degli altri, la tentazione a chiudersi in sé stesso, attraverso il dialogo. Sono, infatti, le persone che l’accolgono al mondo, soprattutto i suoi genitori e gli altri familiari che, con le loro attenzioni, con le carezze e con i baci e i giochi, gli fanno avvertire di essere bene accolto nel mondo degli esseri umani. Queste persone gli fanno sentire con il loro amore che questo mondo gli vuole bene, che il mondo è una cosa buona, poiché è ricco di calore, gioia e disponibilità nei suoi confronti. In un secondo tempo, sarà sempre il dialogo che permetterà al bambino di crescere e maturare, sia nel linguaggio sia nelle capacità intellettive, cognitive, relazionali e sociali.</p>
<h4><span style="color: #ff6600;">La comunicazione paterna</span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">Durante il primo anno inizia anche la comunicazione con il padre. Questo tipo di comunicazione ha strumenti, tempi, obiettivi e finalità diverse rispetto alla comunicazione materna. La comunicazione paterna tende ad offrire al bambino un esempio più deciso e forte, più sereno e stabile. Per tale motivo questa comunicazione appare più stringata e lineare, più tranquilla e razionale, più ruvida e decisa. È una comunicazione che, priva di fronzoli, con l&#8217;uso di pochi e scarni aggettivi, stimola all&#8217;azione, al fare e al creare.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Il padre con il suo esempio comunica al bambino decisione, agilità, destrezza, irruenza. Con le parole dà al figlio la forza della razionalità, stimola in lui il controllo delle proprie emozioni, la sicurezza del proprio agire. Con i suoi comportamenti fa sorgere nel bambino il piacere della conquista e delle rapide decisioni. In definitiva, se la comunicazione materna mette in primo piano il cuore ed i sentimenti, quella paterna mette in primo piano la ragione e l’azione. Se la comunicazione materna ha lo scopo di sviluppare e confortare l’<em>Io</em> del bambino, quella paterna ha lo scopo di dare slancio, forza, determinazione, coraggio e sicurezza a quest’<em>Io</em>.</p>

<h3 class="wp-block-heading"><span style="color: #008000;"><a style="color: #008000;">Il linguaggio gestuale</a></span></h3>

<p class="wp-block-paragraph">Sappiamo che il linguaggio gestuale precede e probabilmente prepara quello verbale. Grazie alla direzione dello sguardo, ai gesti di indicazione, alle posture, il bambino è in grado di coordinare con l’altro l’attenzione verso certi oggetti o eventi in un determinato momento (<em>attenzione congiunta) </em>(Doneddu G et Fadda R.)<em>.<a id="_ftnref5" href="#_ftn5"><strong>[5]</strong></a></em> A cinque-sette mesi il piccolo bambino sadistinguere la mimica degli adulti e reagisce di conseguenza: ride, vocalizza e fa vari rumori di gioia quando gli altri comunicano con lui. È contento e volge il suo sguardo verso la voce della mamma che gli parla da un’altra stanza. È sensibile e mostra un’evidente rispondenza alle differenti intonazioni emozionali della voce di questa. Quando egli indica con il dito <em>(pointing), </em>vuole chiedere qualcosa o vuole attirare l’attenzione su qualcosa oppure desidera condividere l’interesse per qualcosa. L’indicare, per comunicare, è già presente nell’ultimo trimestre del primo anno di vita <em>(scambio triadico: persona – oggetto- persona) </em>e funge da precursore per la comparsa del linguaggio verbale. In definitiva i lattanti parlano con i genitori in continuazione, solo che lo fanno tramite un linguaggio senza parole: il linguaggio delle indicazioni, del tatto, il linguaggio del pianto, il linguaggio delle espressioni facciali, della postura, e della tensione corporea (Shapiro Lawrence E.).<a id="_ftnref6" href="#_ftn6">[6]</a></p>

<h3 class="wp-block-heading"><span style="color: #008000;"><a style="color: #008000;">L’utilità della comunicazione</a></span></h3>

<p class="wp-block-paragraph">Il bambino si accorge dell’utilità della comunicazione quando, ad esempio, si mette a piangere e a strillare e la mamma, il papà o un altro familiare accorrono verso di lui per capire il motivo del suo pianto o quando vagisce e gorgoglia ed i suoi genitori e familiari si mettono a ridere felici e lo abbracciano e baciano dicendogli parole dolcissime. Mediante queste esperienze il bebè scopre il valore sociale dei suoni da lui emessi, in quanto comincia a collegare queste manifestazioni sonore agli effetti positivi da essi prodotti.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Questa possibilità di comunicare i propri bisogni, unita ad una buona sicurezza che queste sue necessità saranno soddisfatte, lo rassicura e lo aiuta a maturare le capacità relazionali. A sua volta, questa maturazione lo stimola e gli permette di avere maggiori attenzioni verso chi ha cura di lui. Tuttavia, se questo non avviene, se i genitori ritardano ad accorrere al suo pianto o non rispondono ai suoi gioiosi vagiti in modo adeguato, in quanto eccessivamente tesi, disturbati o troppo occupati ed impegnati a fare altro (oggi soprattutto a guardare e a rispondere ai messaggi che arrivano sullo smartphone) piuttosto che a vivere con pienezza e gioia la relazione con il loro figlio, il piccolo sarà costretto a concludere che gli altri non sono in grado o non  sono disposti ad ascoltarlo, ma anche che lui è incapace di farsi ascoltare. In questi casi si deteriora l’immagine del mondo e, nello stesso tempo, si deteriora l’immagine che ha di sé. Sarà inevitabile, allora, il nascere di una sofferenza che potrà tradursi in manifestazioni psicopatologiche di varia intensità. Manifestazioni che, unite ad altri motivi di sofferenza e disagio possono pervenire ad una parziale o totale chiusura in sé stessi</p>
<p> </p>
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<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" />
<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> Bilbao Á., (2023), <em>Il cervello del bambino spiegato ai genitori,</em> Milano, Salani editore.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> Wolff S., (1068), <em>Paure e conflitti nell’infanzia,</em> Armando Armando Editore, Roma, p.16.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn3" href="#_ftnref3">[3]</a> Russo R. C., (2024) <em>Stress evolutivo o evoluzione autistica? </em>Padova, Editrice Piccin, p.5.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn4" href="#_ftnref4">[4]</a> Faretta E., e Parietti P., (2012), <em>Ben essere e sviluppo delle risorse personali,</em> Roma, Alpes Italia, p.12.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn5" href="#_ftnref5">[5]</a> Doneddu G et Fadda R., (2010), Attenzione congiunta, psicologia contemporanea, maggio-giugno, 2010, p. 57.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn6" href="#_ftnref6">[6]</a> Shapiro Lawrence E. (2003), <em>Il linguaggio segreto dei bambini,</em> Milano, Fabbri editori, p. 31,</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I vari mezzi per comunicare</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2025/06/28/la-comunicazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Jun 2025 08:32:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[#comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[#dialogo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vi sono vari tipi di comunicazione, ognuno dei quali è importante per capire e farsi capire dall'altro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cslogos.it/2025/06/28/la-comunicazione/">I vari mezzi per comunicare</a> proviene da <a href="https://www.cslogos.it">CS Logos</a>.</p>
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									<h3 class="wp-block-heading"><span style="color: #008000;">Vari tipi di comunicazione</span></h3>
<p><!-- /wp:heading --><!-- wp:paragraph --></p>
<p>La comunicazione è un sistema in cui una sorgente di informazioni invia ad un destinatario un messaggio. Nella comunicazione colui che emette vuole trasmettere al destinatario un determinato contenuto (<em>intenzione informativa</em>), ma vuole anche promuovere il coinvolgimento del destinatario, allo scopo di favorire la condivisione di ciò che il messaggio comunica (<em>intenzione formativa</em>) (Lotto L., et Rumiati R. 2013).<a id="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a></p>
<p><!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph --></p>
<p>La comunicazione permette di entrare in relazione gli uni con gli altri per condividere progetti, idee, volontà e desideri personali. Inevitabilmente, in uno scambio comunicativo, vi è sempre un sottostante scambio di emozioni (Trevisani, D., 2022, p.13).<a id="_ftnref2" href="#_ftn2">[2]</a> Poiché questo scambio comunicativo tende a creare delle relazioni interpersonali, necessita di fiducia e reciprocità (Rivoli, A., 2021).<a id="_ftnref3" href="#_ftn3">[3]</a> In questa prospettiva è evidente che tutto il comportamento e non soltanto il discorso è comunicazione e che tutta la comunicazione influenza il comportamento.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph --></p>
<h4>Vi sono vari mezzi di comunicazione:</h4>
<p><!-- /wp:paragraph --><!-- wp:list {"ordered":true} --></p>
<ol class="wp-block-list">
<li style="list-style-type: none;">
<ol class="wp-block-list"><!-- wp:list-item --></ol>
</li>
</ol>
<ol class="wp-block-list">
<li style="list-style-type: none;">
<ol class="wp-block-list">
<li>
<h4><span style="color: #008000;">La comunicazione non verbale.</span></h4>
</li>
</ol>
</li>
</ol>
<p><!-- /wp:list-item --></p>
<p><!-- /wp:list --><!-- wp:paragraph --></p>
<p>Questa nasce dalle caratteristiche fisiche e dagli elementi per lo più visivi: l’altra persona con cui comunichiamo dal nostro viso, dalla postura del nostro corpo, dai nostri gesti, può comprendere ciò che proviamo, ciò che pensiamo o vorremmo comunicarle.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --><!-- wp:list --></p>
<ul class="wp-block-list">
<li style="list-style-type: none;">
<ul class="wp-block-list"><!-- wp:list-item --></ul>
</li>
</ul>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7872 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/03/family-457235_640-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/03/family-457235_640-1-300x200.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/03/family-457235_640-1.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<ul class="wp-block-list">
<li style="list-style-type: none;">
<ul class="wp-block-list">
<li>
<h4><span style="color: #008000;">La comunicazione para verbale</span>.</h4>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><!-- /wp:list-item --></p>
<p><!-- /wp:list --><!-- wp:paragraph --></p>
<p>In questo tipo di comunicazione sono importanti gli elementi uditivi, come il volume, il tono e le altre caratteristiche con le quali pronunciamo le parole.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --><!-- wp:list --></p>
<ul class="wp-block-list">
<li style="list-style-type: none;">
<ul class="wp-block-list"><!-- wp:list-item --></ul>
</li>
</ul>
<ul class="wp-block-list">
<li style="list-style-type: none;">
<ul class="wp-block-list">
<li>
<h4><span style="color: #008000;">La comunicazione verbale.</span></h4>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><!-- /wp:list-item --></p>
<p><!-- /wp:list --><!-- wp:paragraph --></p>
<p>Questa è fatta, invece, di parole e frasi e si affida al puro significato di queste parole e di queste frasi. Questo tipo di comunicazione rappresenta meno del 20% della comunicazione totale, poiché il resto è affidato alla comunicazione non verbale.</p>
<p><a href="https://www.cslogos.it/2025/06/09/prevenire-la-chiusura-autistica/"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7825 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1-194x300.jpg 194w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1.jpg 207w" sizes="(max-width: 194px) 100vw, 194px" /></a></p>
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<p><!-- /wp:paragraph --><!-- wp:separator --></p>
<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" />
<p><!-- /wp:separator --><!-- wp:paragraph --></p>
<p><a id="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> Lotto L., et Rumiati R., (2013), <em>Introduzione alla psicologia della comunicazione,</em> Bologna, Il Mulino, p. 18.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph --></p>
<p><a id="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> Trevisani D., (2022), <em>Ascolto attivo ed empatia</em>, Milano, Franco Angeli, p. 13.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph --></p>
<p><a id="_ftn3" href="#_ftnref3">[3]</a> Rivoli A., (2021),<em>“Comunicazione assertiva”</em>, self-publishing, p. 21.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>								</div>
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		<title>La gravidanza: condizioni facilitanti il futuro benessere o malessere del bambino</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2025/04/01/la-gravidanza-condizioni-facilitanti-il-futuro-benessere-o-malessere-del-bambino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Apr 2025 16:08:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cslogos.it/2025/04/01/la-gravidanza-condizioni-facilitanti-il-futuro-benessere-o-malessere-del-bambino/</guid>

					<description><![CDATA[<p>    Prima della nascita L&#8217;essere umano, quando sboccia nel ventre materno, è già in relazione con l&#8217;ambiente esterno, in quanto l&#8217;utero non è solo culla ma è anche il primo mondo con il quale egli entra in contatto. Ed è questo mondo esterno che...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;"> </h4>
<h4><span style="font-size: x-large; color: #ff6600;"> <img decoding="async" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/embrione-gravidanza.jpg" alt="" border="0" /></span></h4>
<h4 style="text-align: center;"><span style="color: #008000; font-size: large;">Prima della nascita</span></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;essere umano, quando sboccia nel ventre materno, è già in relazione con l&#8217;ambiente esterno, in quanto l&#8217;utero non è solo culla ma è anche il primo mondo con il quale egli entra in contatto. Ed è questo mondo esterno che contribuisce a costruire il suo mondo interiore. Già, verso i cinque mesi di gravidanza, la madre si accorge, dai suoi movimenti del piccolo, se egli dorme tranquillo, oppure è sveglio o è inquieto. Già verso la metà della gravidanza, il bambino che si sta formando, sente i suoni, prende dal sangue della madre gli alimenti che gli servono, avverte il dolore. Già egli condiziona, senza volerlo e senza averne coscienza, il corpo ma anche la psiche della madre, per adattare l&#8217;uno e l&#8217;altra ai suoi bisogni essenziali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">A sua volta però, questo piccolo essere umano che sta crescendo è capace di dare al mondo che lo circonda, ed <em>in primis</em> alla madre, al padre e agli altri familiari ma anche alla società in cui vive, qualcosa che, se a volte è causa di ansia e inquietudine, il più spesso viene vissuto come un regalo prezioso, desiderato e bramato. Ai suoi genitori può dare ancora, senza saperlo e senza volerlo, la realizzazione dei loro sogni; il piacere e l&#8217;orgoglio della maternità e della paternità realizzate; la gioia immensa di partecipare, inizialmente con il loro corpo e poi con le loro cure, con le loro parole, con l&#8217;affetto, con le attenzioni e sacrifici, alla formazione del più importante e complesso essere vivente da noi conosciuto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Quando mamma e papà, che accarezzano insieme il pancione, si ritrovano più uniti, più solidali, più vicini, ma anche più forti e decisi ad affrontare il mondo  per modificarlo in senso positivo per loro, ma soprattutto per il loro bambino, essi, di fronte al mistero della vita che hanno contribuito a creare, si sentono più desiderosi e disponibili alle tenerezze, più pronti all&#8217;accoglienza, più sicuri nelle sfide. Ai nonni e agli altri familiari, il piccolo che deve nascere può dare il piacere di sapere che fra qualche mese potranno avere tra le loro braccia una nuova gioiosa vita; un piccolo caldo, allegro, cucciolo d&#8217;uomo con cui dialogare, comunicare e scambiare. Alla comunità e società degli umani, sicuramente il piccolo si offre come un nuovo mattone indispensabile per l&#8217;edificazione e la stessa esistenza della società, ma anche per il suo progresso e la sua espansione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Non vi è pertanto un solo momento nel quale il bambino prenda dall&#8217;esterno e non dia; come non vi è un solo attimo in cui il nuovo essere umano dia e non prenda dal mondo esterno. Pertanto, sia nel bene sia nel male, egli modifica in senso positivo o negativo il mondo che lo circonda e, a sua volta, è da questo modificato. Il bambino, come tutti gli esseri viventi cerca di adattarsi ed adattare ai suoi bisogni l&#8217;ambiente circostante. La riuscita o il fallimento di questi tentativi dipendono dal particolare intreccio tra le caratteristiche ambientali e le possibilità che l&#8217;individuo ha di mettere in atto le strategie più opportune.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium;"><img decoding="async" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/embrione-immagine-3.jpg" alt="" border="0" /></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Abbiamo detto che il primo contatto dell&#8217;essere umano con il mondo esterno è rappresentato dal corpo, dal sangue, ma anche dagli umori della madre. Non sappiamo esattamente cosa avverte della vita psichica della madre l&#8217;embrione e poi il feto. Certamente non i suoi pensieri e le sue riflessioni. Sicuramente non può aver contezza se questa donna ha, accanto a sé, un uomo e una famiglia che sa accoglierla e proteggerla, rassicurarla e confortarla, ascoltarla e consigliarla, o se, al contrario, ella è sola ad affrontare questo meraviglioso ma impervio cammino.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il nascituro sicuramente  non ha ancora la possibilità di avvertire pienamente se la madre è preda degli impegni del lavoro e delle angosce del vivere quotidiano, che la inseguono e sommergono, oppure se, serenamente e coerentemente con il suo impegno di madre, sta costruendo per il suo bambino, rilassandosi, un ambiente sicuro, caldo e confortevole come un nido.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Sappiamo però che prima della nascita il bambino già avverte le conseguenze che i vissuti della madre hanno sul corpo di lui, in quanto il benessere della madre diventa ben presto il suo benessere, come il malessere della madre rischia di diventare il suo malessere. Sappiamo che all&#8217;inizio della sua avventura umana la comunicazione è solo biochimica, ormonale, immunologica, ma questa poi, gradualmente, con lo sviluppo delle capacità logico-percettive, diventa piena e completa.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Pertanto, ogni variazione della fisiologia, come dell&#8217;assetto biochimico e ormonale della donna influenza, oltre il corpo e la mente di questa, anche il corpo e poi, nel momento in cui si è formata, anche la mente del bambino, che la donna stessa porta in seno.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Già dal battito del cuore della madre, dalla tensione del suo addome e da altri segnali biologici, il nascituro avverte se la madre si sta spendendo con ansia per tante, troppe incombenze oppure si sta concentrando sul suo mondo interiore, cercando, per il suo bambino, tutte quelle caratteristiche materne che a questi servono.  </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/03/donna-incinta1.jpg" alt="" width="558" height="372" border="0" /></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">A sua volta il bambino che si sta formando nel ventre materno, modifica l&#8217;ambiente circostante. Ancor prima che la madre sappia di aspettare un figlio, quest&#8217;ultimo ha iniziato a modificare il corpo di lei, ma anche alcuni aspetti del modo di vivere e sentire se stessa ed il mondo. Uno dei segnali principali che la madre riconosce facilmente è la scomparsa delle mestruazioni e quindi la mancanza di una nuova ovulazione. Il sospetto, che con gli appositi esami diventa certezza, che un essere umano si stia formando nel suo ventre, non passa sicuramente inosservato; anzi, per tante donne, è l&#8217;evento clou della loro vita e della loro esistenza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">D&#8217;altra parte i sentimenti della madre, prima e durante la gravidanza, possono influenzare profondamente il suo atteggiamento nei riguardi del bambino che nascerà, così come possono condizionare il modo con il quale lo accoglierà e si comporterà nei suoi confronti.<a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftn1">[1]</a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Allo stesso modo i sentimenti materni, prima e durante la gravidanza, condizioneranno la sua vita futura. Necessariamente subiranno una qualche modifica i rapporti con il padre del bambino, il lavoro e gli altri impegni, la famiglia e gli amici. Nulla sarà come prima! Aspettare un bambino può significare che un sogno si è realizzato. Un sogno nato in un momento lontano della sua vita. Un sogno sbocciato quando da bambina ha iniziato a giocare con la sua prima bambola &#8216;che voleva sempre la pappa e lei doveva continuamente preparagliela se no quella piangeva, cosicché doveva cullarla a lungo prima che, finalmente, si addormentasse tranquilla&#8217;. Oppure quel sogno era sgorgato quando, per la prima volta, la mamma le aveva dato il permesso di toccare, ma solo per un momento e molto delicatamente, le manine o il corpicino del fratellino appena nato; o quando, avendo più fiducia in lei, le aveva permesso di poggiarlo un attimo sul suo piccolo grembo; o ancora quando, fidandosi delle sue capacità, aveva affidato a lei le cure del fratellino per qualche minuto e la bambina, in quei momenti, si era orgogliosamente sentita una mammina amorevole.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Aspettare un bambino può significare il completamento di un rapporto di coppia nato molti anni prima tra i banchi di scuola e condotto con impegno, coerenza, fedeltà e fiducia per molto tempo, prima di essere coronato dalla cerimonia del matrimonio e poi, finalmente, dall&#8217;attesa di un figlio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Per una coppia ritenuta sterile, il sapere di aspettare un bambino è già qualcosa di diverso. Dopo mille sacrifici, dopo tante attese, dopo infinite delusioni, la gioia inaspettata può avere caratteristiche sconvolgenti che, a volte, proprio per questi motivi e per la paura che questa nuova vita svanisca fugacemente, non si riesce a gustare fino in fondo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Aspettare un bambino può significare, purtroppo, ben altro, quando questo evento è solo il frutto di un incontro occasionale, della passione di una notte, o è solo la conseguenza di un errore commesso in due. In tutti questi casi una nuova vita umana può accendere nell&#8217;animo dei genitori tinte fosche e drammatiche.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">In una famiglia estremamente povera e disagiata, una nuova gravidanza  può significare la necessità di dover affrontare nuovi sacrifici, nuove rinunce, nuovi e più pesanti impegni.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Queste ed altre mille situazioni diverse hanno la capacità di avvolgere il nuovo germoglio dell&#8217;umanità in un caleidoscopio di sentimenti ed emozioni, che possono comportare notevoli conseguenze materiali, psicologiche e sociali le quali, a loro volta, influiranno, sia in senso positivo che negativo, sulla qualità della relazione, non solo tra genitori e figlio, ma anche tra familiari e nuovo nato, tra società e novello cittadino.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><img decoding="async" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/coppia-embrioni.jpg" alt="" border="0" /></span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="font-size: large; color: #008000;">Condizioni facilitanti il benessere del feto e del bambino</span></h5>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Giacché le variabili sono tante, numerose e complesse, non è possibile definire, con buona approssimazione, le conseguenze che le molteplici situazioni avranno sul futuro benessere del nuovo essere umano. Possiamo soltanto ipotizzare, utilizzando alcuni elementi di studio e le esperienze personali, solo alcuni fra i tanti scenari possibili.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Le condizioni che possono facilitare un buon percorso educativo e relazionale sono numerose:</span></p>
<p class="Elencoalfbetico" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #003366;">a)      Un&#8217;età adeguata.</span></p>
<p class="Elencoalfbetico" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #003366;">b)      La maturità personale dei genitori.</span></p>
<p class="Elencoalfbetico" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #003366;">c)      La serenità dell&#8217;ambiente.</span></p>
<p class="Elencoalfbetico" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #003366;">d)     La disponibilità ad adattarsi ai bisogni del nascituro e quindi la positiva e costante comunione con questi.</span></p>
<p class="Elencoalfbetico" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #003366;">e)      La capacità di avvertire il bambino come un dono.</span></p>
<p class="Elencoalfbetico" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #003366;">f)       Una realtà di coppia stabile.</span></p>
<p class="Elencoalfbetico" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #008000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #003366;"><strong>a)      </strong><strong>Un&#8217;età adeguata</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Per quanto riguarda l&#8217;età è difficile indicarne una ideale, in quanto si può essere maturi e capaci di educare bene un bambino quando ancora, per le leggi degli Stati, non ci si può sposare; come, d&#8217;altra parte, si può essere affettivamente e psicologicamente immaturi ad un&#8217;età nettamente avanzata. Ciò in quanto la maturità di una persona è solo in parte legata all&#8217;età cronologica. è noto però che fisiologicamente l&#8217;età troppo giovane, al di sotto dei diciotto anni comporta, oltre che possibili problemi di natura organica, difficoltà educative dovute ad una scarsa autorevolezza e alla presenza di comportamenti eccessivamente amichevoli e poco consoni al ruolo genitoriale.<a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftn2">[2]</a> Di contro, nell&#8217;età troppo avanzata, al di sopra dei trentacinque &#8211; quarant&#8217;anni, nella relazione e nell&#8217;educazione di un bambino vi è il rischio che possano concorrere negativamente, oltre l&#8217;ampio divario generazionale, la più intensa emotività, la maggiore fragilità psicologica, la minore elasticità mentale. Pertanto, tra i <em>genitori attempati</em> ed i loro figli potrebbero essere più frequenti i legami ansiosi e patologici. Come lasciare, ad esempio, che il figlio scelga liberamente la strada da percorrere nella vita quando, vivendo una situazione di fragilità e malinconia, lo si vorrebbe più intensamente e per un tempo più lungo legato a sé?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Non è da sottovalutare, inoltre, una più intensa inquietudine presente nei figli di genitori attempati, dovuta alle più gravi e frequenti malattie presenti in questi ultimi e ai maggiori timori per la loro possibile scomparsa.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Oggi che le cause delle maternità precoci sono dovute essenzialmente alla estrema libertà sessuale di cui godono gli adolescenti, gli interventi di prevenzione non possono che essere di tipo educativo. Non dovrebbe mancare, nei confronti degli adolescenti e dei giovani, una costante guida autorevole e morale da parte dei genitori e dei familiari. D&#8217;altra parte le istituzioni pubbliche dovrebbero farsi garanti delle immagini e dei contenuti che sono proposti quotidianamente ai minori e ai giovani, in modo tale da valorizzare e stimolare in questi un uso attento e responsabile della sessualità, evitando di farla apparire, come spesso avviene in numerosi film e spettacoli, come un piacevole gioco, un divertente passatempo o soltanto uno dei tanti modi con i quali si possono esprimere i sentimenti amorosi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #003366;"><strong>b)     </strong><strong>La maturità personale dei genitori </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> I genitori affettivamente e psicologicamente maturi  sono molto favoriti nell&#8217;accettazione e nella relazione con un figlio, a causa della migliore resistenza agli stress, per la maggiore vivacità e serenità interiore e per un migliore controllo delle pulsioni. Inoltre, i genitori maturi hanno la possibilità di applicare più facilmente uno stile educativo più lineare ed equilibrato. Pertanto, questi genitori saranno capaci di affrontare e vivere meglio tutte le esperienze di vita: non solo quelle facili e gioiose, ma anche quelle difficili e tristi. Essi, più facilmente, sapranno selezionare e oculatamente scegliere quanto può essere utile al nascituro e all&#8217;intera famiglia, senza farsi influenzare eccessivamente dalle mode del momento. I genitori maturi hanno, inoltre, le capacità necessarie per riuscire a limitare i loro bisogni individuali. Pertanto saranno lieti di donare il proprio tempo, le proprie energie, le loro attenzioni, la loro presenza, la loro disponibilità, al figlio che nascerà limitando, quando è necessario e per il tempo necessario, tutte le altre attività ludiche o lavorative, senza nulla rimpiangere: né la tenera e comoda dipendenza dai genitori d&#8217;origine, né gli effimeri divertimenti e passatempi dell&#8217;età adolescenziale, né il gratificante lavoro. Essi, inoltre, saranno capaci di creare attorno al figlio che nascerà l&#8217;ambiente a lui più favorevole, allontanando sia gli inquinanti fisici, come i farmaci, i cibi adulterati e le radiazioni pericolose, sia gli inquinanti psicologici: come l&#8217;ansia, la fatica, la tensione interiore, la conflittualità e lo stress, in quanto sanno che questi rappresentano dei potenziali rischi per il nascituro.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">É facile, inoltre, che questi genitori che abbiano maggiori capacità nello scegliere con attenzione ed oculatezza il momento più idoneo in cui aspettare un figlio. Essi vorranno essere e sentirsi pronti ad accoglierlo bene. Pronti dal punto di vista fisico, in quanto persone adulte ma non troppo avanti con gli anni. Pronti dal punto di vista economico, in quanto capaci di mantenere ed educare il figlio dandogli il necessario anche se non il superfluo. Pronti dal punto di vista sociale, in quanto coppia unita in modo stabile e duraturo, mediante un vincolo responsabilizzante come quello del matrimonio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><img decoding="async" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/03/pe00489_-1.jpg" alt="" border="0" /></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #003366;"><strong>c)      </strong><strong>La serenità dell&#8217;ambiente</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il fragile essere umano che si sta formando nel ventre materno, ha la necessità di crescere e svilupparsi in un ambiente sereno. E poiché prima della nascita l&#8217;ambiente del bambino è dato soprattutto dalla madre, il piccolo ha bisogno che questa donna viva l&#8217;esperienza della maternità con distensione, gioia e ottimismo, in quanto queste condizioni facilitano molto gli aspetti biologici della gravidanza e l&#8217;instaurarsi di un positivo e intenso rapporto madre &#8211; figlio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Una madre psicologicamente equilibrata e serena, riesce ad affrontare molto meglio gli eventuali malesseri e problemi che si dovessero presentare durante i nove mesi di attesa, senza paure eccessive e senza andare facilmente e inutilmente in ansia. Ansia e paure che, se durevoli o troppo intense, rischiano di compromettere e danneggiare il fisiologico decorso della gravidanza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Se è vero che l&#8217;equilibrio e la serenità della madre sono dati soprattutto dalle sue caratteristiche psicologiche, è altrettanto vero che l&#8217;aiuto ed il sostegno che può ricevere dalle persone che le sono vicine e con le quali è in contatto, sono fondamentali. In molte culture viene prestata un&#8217;enorme attenzione alle donne in attesa, verso le quali viene attuata una notevole protezione da parte non solo delle loro famiglie ma anche di tutta la comunità nella quale vivono, al fine di evitare loro ogni trauma: sia fisico sia psicologico.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Intanto è molto importante l&#8217;apporto del marito, o comunque del padre del bambino. Questi, durante tutto il periodo della gestazione e dell&#8217;allevamento del piccolo, ha il compito di creare attorno alla madre e nella famiglia, un ambiente il più tranquillo, caldo e confortevole possibile, in modo tale da permettere alla sua donna di lasciarsi andare, nei confronti del figlio, a quell&#8217;atmosfera particolare e a quell&#8217;intimità speciale, che è indispensabile al fine di intraprendere il fondamentale rapporto empatico con la loro creatura. Compito del padre è anche quello di mettere la donna al riparo, con il suo lavoro e le sue attenzioni e il suo comportamento, da attività faticose e da ambienti inquinanti o stressanti che potrebbero danneggiare il prodotto del concepimento.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Per Wenner<a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftn3">[3]</a> una buona madre &#8216;&#8230;ha un rapporto stretto con il marito ed è desiderosa e felice di far conto del suo aiuto. A sua volta è capace di dare spontaneamente agli altri, compreso il proprio bambino. Al contrario una donna che ha grosse difficoltà emotive, durante la gravidanza e il puerperio ha grosse difficoltà nel fare affidamento sugli altri. Essa è incapace di manifestare il suo desiderio di sostegno, oppure lo fa richiedendolo in modo aggressivo, riflettendo in ambedue i casi la sua mancanza di fiducia che ciò possa verificarsi&#8217;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Altrettanto importante è l&#8217;apporto degli altri familiari, i quali hanno anche il compito di offrire con la loro presenza, con le loro parole ed i loro comportamenti, segnali inequivocabili di sostegno, disponibilità e supporto alla coppia, così che questa possa meglio capire, vivere e affrontare, gli eventi sia positivi sia negativi di questa fase particolare della vita della madre e del bambino.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Fondamentale è il compito delle donne della famiglia: madre, suocera, zie, cugine più anziane. Queste dovrebbero essere in grado di sostenere, aiutare, consigliare la neo-mamma soprattutto nelle prime settimane del suo rientro a casa dopo il parto. Compito che dovrebbero svolgere con dolcezza, serenità e affetto, rispettando i bisogni della puerpera, senza per altro essere eccessivamente invadenti ed opprimenti. In molti paesi ed in molte culture questo supporto è costante e stabile. Ciò purtroppo non sempre avviene nei moderni paesi occidentali nei quali, per motivi vari: impegni lavorativi eccessivi, chiusura della coppia nei confronti della rete parentale, notevoli distanze fisiche tra l&#8217;abitazione della madre in attesa ed i suoi familiari, la neo-mamma rimane sola, in balia dei suoi dubbi, insicurezze e scarse conoscenze sulla migliore gestione sia della gravidanza sia, in un momento successivo, del neonato. Le conoscenze ottenute dalla lettura di articoli nella rete Internet, sui libri e riviste sull&#8217;argomento, non riescono a fornire loro un sufficiente supporto, per un compito molto complesso e variegato, che necessita di notevoli esperienze pratiche.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">I medici, d&#8217;altra parte, non si dovrebbero sottrarre all&#8217;obbligo di costruire, coltivare e mantenere con le loro parole e con i loro comportamenti nell&#8217;animo della madre e della famiglia della gestante un buon equilibrio e benessere psichico, evitando di consigliare tutte quelle visite, terapie ed esami inutili o superflui che potrebbero provocare stress sia alla madre sia al suo piccolo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #003366;"><strong>d)     </strong><strong>La positiva e costante comunione con il nascituro </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">In condizioni di normalità il legame con il figlio spesso precede, almeno nella fantasia e nel cuore dei genitori più maturi, l&#8217;evento stesso della gravidanza. Questo legame dovrebbe diventare più solido e tangibile quando la nuova vita bussa alla porta dell&#8217;esistenza e chiede di svilupparsi e crescere, non solo come elemento organico e materiale, ma anche e soprattutto come essere umano ricco di capacità intellettive, affettive, relazionali e morali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Quando questo legame è solido, continuo ed emotivamente gioioso, il cuore dei genitori e dei familiari diventa ampio, caldo e accogliente, per cui hanno scarsa importanza tutti quegli esami che tendono ad evidenziare una possibile disabilità, al solo scopo di mettere poi la coppia nella tremenda alternativa di effettuare o no un aborto terapeutico o eugenetico. Se i genitori hanno fiducia nelle capacità e possibilità della natura, non accetteranno neanche di praticare quell&#8217;eccesso di esami clinici e visite ginecologiche, che fanno soffrire sia la donna sia il nascituro, ma si atterranno soltanto a quelle ritenute utili ed indispensabili. E non importa, come invece oggi viene suggerito, che la madre senta il dovere di fare ascoltare una tenue e distensiva musica sinfonica al bambino che vive nel suo ventre: il battito calmo del suo cuore che vive e gusta ogni momento dell&#8217;attesa con serenità e gioia e il suo canto spontaneo, mentre attende alle normali occupazioni quotidiane, saranno, per il figlio che deve nascere, le migliori melodie. E non importa che la madre sia obbligata o spinta a raccontargli delle favolette. C&#8217;? tempo per le favole. Le voci serene, provenienti da una casa in cui regna l&#8217;armonia, saranno, nei mesi dell&#8217;attesa, le sue favole preferite.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #003366;"><strong>e)      </strong><strong>La capacità di avvertire il bambino come dono</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Quando l&#8217;essere umano che si sta formando ha la fortuna di essere accolto da genitori e da una famiglia aperta alla vita, generosa nei confronti di se stessi e degli altri, l&#8217;attesa di un bambino può dare molto in quanto, quel nuovo cucciolo d&#8217;uomo, assolutamente unico e irripetibile, è avvertito come un dono. Un dono al piccolo che nascerà. Un dono a se stessi, alla propria famiglia e alla società. Un dono per il mondo. E se i genitori e gli altri familiari sapranno costantemente comunicargli in ogni momento della sua vita questa disponibilità interiore, il bambino sentirà, dentro di sé e attorno a sé, questa splendida realtà: essere per tutti un dono e mai un peso. Ciò sarà per lui fonte di sicurezza, calore e gratitudine. Servirà a rafforzare la sua autostima. Sarà utile nel creare un legame solido, stabile e ricco di fiducia, con i suoi genitori e con la realtà che lo circonda.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ma i doni vanno accettati così come sono. Se, invece, i genitori hanno delle attese e un&#8217;immagine irrealistica del figlio che dovrà nascere, se si aspettano solo delle qualità positive: &#8216;Sarà, intelligentissimo, bellissimo, sempre e assolutamente sano, incapace di fare capricci; sarà sicuramente in grado di rispondere ad ogni nostra esigenza e aspirazione conscia e inconscia&#8217;. In tutti questi casi la delusione e la frustrazione non potranno che essere pesanti ed invalidanti nei riguardi della relazione genitori &#8211; figlio. Così come saranno dolorosi i risvolti nei confronti del piccolo, il quale avvertirà se stesso come incapace di dare piacere e gioia ai suoi genitori, così come ogni bambino vorrebbe<a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftn4">[4]</a>. D&#8217;altra parte, se il figlio si conforma a questa eccessiva ed irrealistica idealizzazione, da parte dei genitori vi sarà il rischio di contribuire ad un&#8217;ipertrofia del proprio Io, con segni di onnipotenza che potrebbero portarlo a vivere in maniera eccessiva ogni frustrazione, nel momento in cui, nel corso della vita, sarà costretto a confrontarsi con i suoi limiti e con i suoi errori<a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftn5">[5]</a>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/SPOSI2.jpg" alt="" width="126" height="185" border="0" /></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #003366;"><strong>f)       </strong><strong>Una realtà di coppia stabile</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La presenza di una coppia stabile, costituita da due persone di sesso diverso, unite da un saldo legame sociale, è elemento essenziale sia per vivere bene la gravidanza, sia per la futura educazione ed allevamento del bambino. La presenza di un saldo legame sociale, come può essere quello del matrimonio, in tutti i popoli ed in tutte le epoche è consequenziale a questa necessità. I motivi che rendono importante una condizione di coppia stabile e quindi di famiglia solida e duratura, sia durante la gravidanza che dopo, sono numerosi:</span></p>
<ol style="text-align: justify;">
<li><span style="font-size: medium; color: #008000;">l&#8217;essere umano è estremamente complesso per essere educato da un solo genitore;</span></li>
<li><span style="font-size: medium; color: #008000;">in due si affrontano meglio i momenti difficili;</span></li>
<li><span style="font-size: medium; color: #008000;">la vita interiore del bambino necessita di due figure genitoriali;</span></li>
<li><span style="font-size: medium; color: #008000;">i possibili motivi di crisi o malessere possono essere più facilmente superati se, accanto al bambino, sono presenti due genitori;</span></li>
<li><span style="font-size: medium; color: #008000;">due genitori di sesso opposto permettono di introitare più facilmente una corretta identità e ruolo sessuale;</span></li>
<li><span style="font-size: medium; color: #008000;">la funzione educativa risulta più semplice quando sono presenti due genitori;</span></li>
<li><span style="font-size: medium; color: #008000;">un genitore solo ha maggiori problemi economici;</span></li>
<li><span style="font-size: medium; color: #008000;">la coppia è essenziale per una buona socializzazione del minore.</span></li>
</ol>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #008000;"><strong>1)      </strong><strong>L&#8217;essere umano è estremamente complesso per essere educato da un solo genitore </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;uomo è l&#8217;organismo più complesso da noi conosciuto. Le sue notevoli possibilità nel linguaggio, nell&#8217;intelligenza, la sua ricca e variegata vita sociale e relazionale, la sua cultura, non possono essere sviluppate e realizzate senza l&#8217;intervento di più esseri umani, ognuno con un suo compito specifico. La madre, proprio perché portatrice di qualità particolari di tipo femminili, ha la possibilità di far crescere nel bambino, maschio o femmina che sia, quelle qualità comunicative, affettive, emotive e relazionali, proprie del genio femminile, che sono indispensabili al nuovo essere umano. Mentre un padre, se è educato e si adopera in senso maschile, così come dovrebbe, può aggiungere al patrimonio materno le sue caratteristiche virili: la forza, il coraggio, la razionalità, la coerenza, la linearità e la fermezza. Qualità che sono altrettanto utili sia ai maschietti sia alle femminucce.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #008000;"><strong>2)      </strong><strong>In due si affrontano meglio i momenti difficili </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il periodo della gravidanza, e poi del parto, è spesso contrassegnato da momenti difficili, per cause organiche e psicologiche, in quanto il corpo e la mente della donna sono messi a dura prova dai numerosi e complessi adattamenti, indispensabili per ben accogliere la nuova vita che si sta formando. Soprattutto l&#8217;equilibrio interiore della madre può essere turbato a causa della maggiore fragilità emotiva, dall&#8217;ansia e dalle paure che possono sorgere nel suo animo, nel momento in cui è costretta ad affrontare questa nuova, sconvolgente esperienza e le varie difficoltà e problemi che possono sopravvenire nel corso dei nove mesi. Le sue ansie, su come proceder? la gravidanza e le sue paure: di un bambino malformato, di un parto prematuro, della morte del feto, della sua morte, risulteranno notevolmente attenuate se, accanto a questa donna, vi è un uomo, padre del bambino, legato a lei da stabili vincoli sociali e di amore, capace di esserle vicino e di rassicurarla. La certezza di non essere sola in quei momenti e nei possibili frangenti che potrebbero coinvolgerla, rende la donna più serena e sicura. E questa serenità e sicurezza inevitabilmente sarà trasmessa al bambino che porta in seno. Ma anche dopo il parto, una eventuale sindrome depressiva può meglio essere prevenuta, affrontata e superata, se vi è la presenza di un uomo che sappia sostenere e confortare. Anche successivamente, quando bisognerà affrontare i tanti problemi materiali, sociali ed educativi la presenza di due genitori stabilmente uniti da un vincolo sociale e affettivo è fondamentale. Ci accorgiamo di ciò soprattutto quando questo legame non esiste. In questi casi è frequente osservare sia l&#8217;uomo sia la donna annaspare insicuri e scoraggiati, ogni volta che sono costretti ad affrontare un nuovo difficile evento o problema.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #008000;"><strong>3)      </strong><strong>La vita interiore del bambino necessita di due figure genitoriali</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il bambino ha, nei confronti dei genitori ma anche del mondo che lo circonda, sentimenti contrastanti fin dalla nascita. Se ottiene dalla persona che lo cura e che gli sta accanto quanto desiderato in quel momento: costante attenzione, tenerezza, piacere e soddisfacimento dei suoi bisogni, egli prova amore verso questa persona. Egli è lieto di quest&#8217;amore e gode di questo sentimento positivo che appaga il suo animo e riempie il suo cuore di serenità e sicurezza. Ma se quella stessa persona, in un dato momento, per un motivo qualunque: malattie fisiche, disturbi psichici, problemi lavorativi o sociali, non è più in sintonia con lui, per cui lo rimprovera, lo contrasta nei suoi desideri o non l&#8217;accontenta, così come dovrebbe, questa persona assume l&#8217;aspetto di un essere cattivo, per cui nei suoi confronti è facile che egli provi risentimento e, a volte, desiderio di morte e distruzione. Ciò lo spinge a cercare comprensione e attenzione altrove. Se accanto alla sua mamma vi è un padre, in quel momento verso di lui disponibile e capace di accoglienza e cura, la sua tristezza si placa, la sua fame di gioia si sazia, il suo cuore si rasserena ed è più facile, per questo bambino, recuperare l&#8217;equilibrio interiore che è andato momentaneamente in crisi. Cosicché permane in lui una buona fiducia, apertura e vitalità interiore che lo incoraggia ad aprirsi agli altri e al mondo. Ma se ciò non gli è possibile, in quanto accanto alla madre non vi è un padre, non vi è un uomo legato a lui da vincoli di sangue e di amore, che possa accogliere e soddisfare i suoi bisogni, rimane intrappolato nei suoi desideri e pensieri negativi e conflittuali. Distruggere o odiare consciamente o inconsciamente la persona che in quel momento gli appare cattiva, è come distruggere e odiare l&#8217;unica fonte di amore, piacere e cure a sua disposizione, per cui è come distruggere e odiare se stesso ed il mondo. In tali condizioni il bambino proverà a trovare, all&#8217;esterno della famiglia o nel proprio Io, l&#8217;elemento &#8216;buono&#8217;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">I limiti di questa possibile strategia e difesa sono evidenti in quanto non sempre, all&#8217;esterno della sua famiglia, vi sono persone affidabili, costantemente disponibili, presenti e a lui strettamente legate da vincoli d&#8217;amore. Pertanto vi è il reale rischio di avere altre delusioni che accentueranno la sua rabbia ed il suo pessimismo. Tra l&#8217;altro può essere contemporaneamente invischiato dai sensi di colpa verso il proprio genitore in quanto, la ricerca di un amore al di fuori della sua famiglia può essere vissuta come un tradimento verso la persona che, fino a quel momento, ha avuto cura di lui. L&#8217;altra possibilità: il chiudersi in se stesso, cercando nell&#8217;intimità del proprio Io l&#8217;elemento consolatore buono, lo costringe a rinunciare al sentimento di fiducia e apertura verso gli esseri umani e verso il mondo;  ciò, inevitabilmente, porterà una notevole riduzione della spinta vitale e sociale e quindi lo costringer? alla chiusura e alla solitudine che non potrà che accentuare il suo malessere.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Per Bettelheim<a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftn6">[6]</a> : &#8216;Questo dimostra, ancora una volta, come sia importante per il bambino avere vicino i due genitori, in modo che, quando i rapporti con l&#8217;uno sono turbati, egli possa trovare conforto nelle reazioni, fondamentalmente diverse, dell&#8217;altro, così da controbilanciare la negatività del primo genitore&#8217;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #008000;"><strong>4)      </strong><strong>I possibili momenti di crisi o malessere possono essere più facilmente superati se accanto al bambino sono presenti due genitori.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Sappiamo che la vita di una persona, anche la più sana ed equilibrata, subisce dei momenti di crisi per cause organiche o psicologiche. Non sono rare le malattie che possono impedire o mettere in difficoltà le capacità di cura e di attenzione di uno dei genitori, come non sono rare le problematiche psicologiche, anche momentanee o reattive a qualche evento difficile o luttuoso, che possono impedire il sereno e costruttivo rapporto con i figli. Tali malesseri fanno parte della condizione umana. La possibilità che in tali frangenti vi sia un&#8217;altra persona che sostituisca, in tutto o in parte, il genitore in difficoltà, permette al bambino quella continuit? educativa e di cure di cui egli non può fare a meno.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #008000;"><strong>5)      </strong><strong>Due genitori di sesso opposto permettono di introitare più facilmente una corretta identità e ruolo sessuale. </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Se accanto al bambino vi sono costantemente due figure genitoriali di sesso opposto, è possibile garantire al bambino una corretta identità e un adeguato ruolo sessuale. Qualità queste importanti per un buon equilibrio psichico, che gli potranno permettere di vivere serenamente i rapporti affettivi ed amorosi con l&#8217;altro sesso e, nello stesso tempo, gli daranno in futuro la possibilità di offrire alla propria donna e ai propri figli le specifiche caratteristiche maschili: forza, determinazione, coerenza, linearità; e quelle femminili: dolcezza, capacità di ascolto e di cure, comprensione, tenerezza, accoglienza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #008000;"><strong>6)      </strong><strong>La funzione educativa risulta più semplice quando sono presenti due genitori. </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Quando sono presenti due genitori è più facile che nelle funzioni educative si stabilisca un gioco di squadra nel quale ognuno dei due assume su di sé un compito specifico, sostenuto e aiutato dal compagno. Sapere di poter contare su un altro dà sicurezza e serenità, allontana i dubbi, le perplessità e le paure, per cui il risultato sarà sicuramente migliore, che non pensando o pretendendo di assumere su di sé tutti i ruoli e tutti i compiti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Oggi purtroppo questa esigenza viene sempre di più sottovalutata a causa della falsa, maggiore sicurezza sulle proprie capacità economiche, fisiche e psichiche, ma anche a motivo dell&#8217;eccessiva e mal riposta fiducia nei confronti dei servizi sociali, i quali dovrebbero accompagnare la persona sola lungo il corso della sua esistenza. &#8216;Perché preoccuparsi di avere accanto a sé un uomo, il padre del bambino, quando io guadagno benissimo per cui posso tranquillamente fare a meno dell&#8217;apporto materiale di quest&#8217;uomo?&#8217; &#8216;Perché preoccuparsi di avere accanto un uomo quando io possiedo un carattere forte e deciso per cui non avrà problemi nell&#8217;affrontare con grinta e determinazione tutte le possibili difficoltà che la vita potrà presentarmi?&#8217; &#8216;Perché chiedere l&#8217;aiuto di un uomo quando sono certa che lo stato mi assister? con i suoi servizi sociali, con i suoi medici e con le sue istituzioni, sia durante sia dopo la gravidanza?&#8217;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Abbiamo detto che i servizi danno una falsa sicurezza, in quanto non hanno, per loro natura, nessuna delle caratteristiche necessarie ad un compito educativo primario. Compito educativo che necessita di essere sostenuto da un legame affettivo stabile, responsabile e continuo nel tempo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Pertanto, un genitore solo rischia di oscillare, nella quotidiana attività educativa, da un comportamento troppo rigido ad uno troppo permissivo, senza riuscire a trovare il giusto equilibrio in quanto è attanagliato dal dubbio e dall&#8217;incertezza di non fare ciò che più e meglio serve nei confronti del figlio. Un genitore solo spesso non sa e non capisce quale sia il comportamento educativo più corretto, in quanto non ha la possibilità di confrontarsi e di dialogare con l&#8217;altro. La mancanza d&#8217;aiuto e di sostegno lo rende facilmente ansioso, timoroso ed insicuro. Il genitore solo è privo, inoltre, della possibilità di mediazione nei confronti dei figli.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Spesso, un genitore che svolge il suo difficile compito in solitudine, rischia di essere coinvolto in un rapporto con i figli eccessivamente inglobante, con conseguente attaccamento ansioso o morboso. A sua volta questo patologico attaccamento, nonché la gelosia del proprio primato e del riconoscimento affettivo, potrà nel tempo limitare o impedire alla prole i normali investimenti affettivi ed amorosi al di fuori della sua famiglia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Quando a guidare una famiglia è solo una madre, sono frequenti nella donna il senso di solitudine, l&#8217;insicurezza e la paura di non farcela, di non riuscire, di non saper bene educare il figlio, con conseguente ansia e sensi di colpa. La madre single si chiede se davvero è in grado di dare al figlio tutto ciò che gli serve. Pesa eccessivamente ogni decisione, avendo continuamente paura di sbagliare; tende ad oscillare tra atteggiamenti permissivi e autoritari, senza mai trovare un equilibrio stabile, una linea di condotta coerente<a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftn7">[7]</a>. Accanto a queste paure vi sono il timore ed il sospetto di trasmettere ai figli le proprie insicurezze ed ansie, tanto da impedire loro di raggiungere un sano equilibrio. Vi è inoltre il rischio di instaurare un rapporto simbiotico con i figli, che possono assumere di volta in volta il ruolo di amici e amiche, così da sostituire l&#8217;amore per un uomo. In tal modo viene ad essere limitata la loro crescita affettiva e sociale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ma anche il padre single ha i suoi problemi. L&#8217;uomo, non essendo geneticamente predisposto per le cure intime e personali, nel vivere quotidianamente con i figli, fa fatica ad assumere un rapporto flessibile, caldo, delicato ed accogliente, in quanto con difficoltà egli vede e sente le sfumature emotive nei dialoghi e nelle situazioni, pertanto è più propenso a dare risposte immediate ai problemi della famiglia, piuttosto che a far rivivere e far sedimentare le em<span style="color: #008000;">ozioni dei figli.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #008000;"><strong>7)      </strong><strong>Un genitore solo ha maggiori problemi economici</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Quando è solo un genitore a guidare una famiglia, spesso le condizioni economiche sono più ristrette e precarie in quanto, pur restando quasi invariate le spese generali, le entrate economiche risultano dimezzate.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #008000;"><strong>8)      </strong><strong>La coppia è essenziale come strumento di socializzazione</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">É la coppia che dà concreto e vivente esempio di come si gestisce un rapporto interpersonale, fatto di accettazione dell&#8217;altro per quello che è, e non per quello che si pretende che sia, mentre, nello stesso tempo permette di evidenziare la bellezza del servizio reciproco tra i coniugi. è il vivere in coppia che può permettere di dimostrare al bambino come si possa condurre una vita comunitaria, organizzata non su supporti gerarchici ma su una parità integrativa. è la coppia che abitua il bambino ad uscire dall&#8217;io per costruire il <em>noi.<a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftn8"><strong>[8]</strong></a></em> è, infine, la coppia che aiuta e supporta il superamento della fase edipica.</span></p>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="font-size: large; color: #008000;">Condizioni che possono compromettere il benessere del feto e del bambino</span></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il benessere del bambino che deve nascere può essere, al contrario, compromesso quando sono presenti:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #003366;">a)      una scarsa maturità personale;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #003366;">b)      una modesta capacità di mettersi in comunione con il nascituro;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #003366;">c)      un ambiente ansioso;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #003366;">d)     una visione distorta o alterata della gravidanza;</span></p>
<p class="Elencoalfbetico" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #003366;"><strong>a)      </strong><strong>La scarsa maturità personale</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La scarsa maturità può essere dovuta ad un&#8217;età troppo precoce dei genitori, ma, il più spesso oggi, più che la giovane età, la causa della scarsa maturità va ricercata in un&#8217;educazione poco efficace ed attenta nello stimolare e sviluppare tutte quelle qualità che concorrono alla formazione di un uomo e di una donna maturi, attenti e responsabili.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #003366;"><strong>b)     </strong><strong>La scarsa capacità di entrare in comunione con il nascituro</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Per alcuni genitori è difficile entrare in comunione con il nascituro.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Alcuni, soprattutto i padri, avvertono la presenza del figlio solo dopo la nascita. Mentre quest&#8217;ultimo si trova nel ventre materno, lo sentono come qualcosa di cui occuparsi, piuttosto che come un essere umano con il quale cominciare ad entrare in comunione e in confidenza. Per entrambi i genitori è difficile mettersi in sintonia con il figlio che deve nascere quando i loro disturbi psicologici sovrastano e alterano la comunicazione e l&#8217;empatia necessarie. La loro mancanza rende difficile se non impossibile comprendere gli stati mentali del piccolo, in quanto non si riesce a percepire i suoi più intimi aspetti emozionali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #003366;"><strong>c)      </strong><strong>La presenza di un ambiente ansioso</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Una madre ansiosa è già in allarme prima ancora di decidere di avere un figlio, per cui si chiede continuamente se sia o non sia un bene per lei e per la sua famiglia affrontare una gravidanza e una maternità. La preoccupano i mille ipotetici rischi. L&#8217;età, ad esempio: &#8216;Ho l&#8217;età giusta per avere un bambino?&#8217; &#8216;Sono forse troppo immatura?&#8217; O al contrario: &#8216;Sono forse troppo anziana per cui vi possono essere dei rischi per me e per il nascituro?&#8217; L&#8217;angosciano i rischi di tipo medico, ginecologico ma anche quelli ereditari: &#8216;Come sarà il futuro di questo figlio, se sua nonna soffre di diabete?&#8217; &#8216;Se io, da anni, soffro di allergie e insonnia; se sua zia è morta di tumore, cosa sarà di questo bambino?&#8217; La preoccupano le proprie capacità gestionali ed educative: &#8216;Saprà essere per lui una buona madre?&#8217; &#8216;Saprà educarlo nel modo giusto?&#8217; &#8216;Riuscirà a difenderlo da tutti i pericoli presenti nella nostra sciagurata società?&#8217;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Questo stato di tensione ed indecisione può durare per anni, sconvolgendo anche la vita del partner e degli altri familiari più sereni, ai quali la madre ansiosa chiede mille consigli e mille suggerimenti per fugare i suoi dubbi. D&#8217;altra parte, quando questi consigli e questi suggerimenti le sono offerti non riesce a farli propri e attuarli se non per brevi periodi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Nel momento in cui la tanto sospirata decisione è stata presa e quindi lei si ritrova in attesa di un figlio, per placare tutte le preoccupazioni che aveva e continua ad avere, le sono necessarie numerose e frequenti visite ed esami medici che, se placano per qualche ora la sua ansia, le fanno sorgere, già il giorno dopo, ulteriori perplessità e paure che la spingono ad effettuare ulteriori accertamenti alla ricerca di un&#8217;assoluta sicurezza, impossibile da raggiungere.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Questa continua ed incessante tensione materna non può non riflettersi sul figlio in grembo il quale, non solo sente il battito eccessivamente frequente della madre e la tensione del suo addome, ma è invaso, a sua volta, dagli ormoni adrenalinici che lei rilascia abbondantemente in circolo. Ormoni che mettono in allarme anche il corpo e la mente del nascituro, stressandolo inutilmente. Se poi la madre ansiosa percepisce qualche segnale di rischio per il figlio, la situazione di allarme si accresce notevolmente. In questi casi il nascituro può diventare agli occhi della donna, ma anche dell&#8217;intera famiglia, un peso difficile da sostenere, sia economicamente sia psicologicamente. E da ciò, a considerarlo un bambino che provoca guai già prima ancora di venire al mondo, il passo è breve! In definitiva è come se un&#8217;orchestra iniziasse la sua ouverture con qualche nota stonata. Gli ascoltatori ne trarranno una sensazione negativa per tutto il tempo dell&#8217;esecuzione dell&#8217;opera.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Durante la gravidanza anche le madri normali hanno dei momenti di ansia, a causa di una situazione di maggiore fragilità e vulnerabilità psichica. Questi momenti di ansia diventano più frequenti e l&#8217;emozione provata diventa più intensa, quando la persona, per sua natura presenta una fragile emotività. In questi casi, se la madre del piccolo ha accanto a sé per sostenerla, aiutarla e confortarla, un marito sereno, tranquillo ed equilibrato, che vede la vita e gli avvenimenti in modo obiettivo e positivo, il problema, almeno in parte, si ridimensionerà. Le parole rassicuranti, i baci, i suggerimenti, le attenzioni particolari del coniuge, saranno capaci di diminuire di molto lo stato di tensione della consorte. Se invece anche il padre lamenta gli stessi problemi, sarà difficile che possa essere quella sponda serena, stabile e sicura, su cui la madre potrà far conto e appoggiarsi per placare i suoi dubbi, le sue perplessità o anche le sue crisi d&#8217;ansia. In questi casi, nei confronti del nascituro, le problematiche causate dalla condizione di allarme saranno nettamente più gravi. Lo stesso dicasi per le altre persone che stanno accanto alla madre: genitori, nonni, zii, cugini. Anche loro hanno, nei confronti dell&#8217;ambiente del bambino, un ruolo attivo e importante in quanto possono incidere positivamente o negativamente sul benessere della donna in gravidanza. Notevoli stimoli ansiosi possono provenire inoltre, da parte dei pediatri o dei familiari, i quali, a volte, sommergono di eccessivi consigli, suggerimenti e attenzioni la neo-mamma.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #003366;"><strong>d)     </strong><strong>Una visione distorta e alterata della gravidanza</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Anche una visione distorta della gravidanza può compromettere il futuro benessere del feto e poi del bambino. Questa può essere vista come:</span></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><span style="font-size: medium; color: #800080;">ricatto e costrizione;</span></li>
<li><span style="font-size: medium; color: #800080;">intrusione;</span></li>
<li><span style="font-size: medium; color: #800080;">rischio;</span></li>
<li><span style="font-size: medium; color: #800080;">motivo di ansia e angoscia;</span></li>
<li><span style="font-size: medium; color: #800080;">elemento disturbante il rapporto di coppia.</span></li>
</ul>
<p class="Puntoelenco1" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #800080;"> </span></p>
<p class="Puntoelenco1" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #800080;"><strong>La gravidanza come ricatto e costrizione    </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Non sono rari i casi nei quali la gravidanza diventa uno strumento di ricatto e costrizione nei confronti degli altri. Per motivi biologici facilmente comprensibili, in genere è la donna che attua questo tipo di ricatto nei confronti dell&#8217;uomo e della famiglia di quest&#8217;ultimo: &#8216;Tu non mi chiedi di sposarti. Tu vuoi liberarti di me. Ebbene io ti costringo, rimanendo incinta, a sposarmi o, se proprio insisti a non legarti a me, dovrai mantenere per decine d&#8217;anni questo bambino&#8217;. &#8216;I tuoi non mi vogliono. Ai tuoi non piaccio, ebbene io, sposandoti, li costringer? ad accettarmi&#8217;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;aggressività e la violenza che sottostanno al ricatto hanno frequentemente, come contropartita, una ricaduta negativa sia nei confronti della donna che lo attua, sia nei confronti del figlio. Nell&#8217;uomo che subisce il ricatto possono nascere pensieri di questo genere: &#8216;Ebbene sé, tu mi hai costretto a sposarti ma io&#8230;io non ti rispetterò, io ti tradirà con la prima venuta, io non contribuir? all&#8217;educazione e alla formazione di questo bambino, in quanto strumento del tuo ricatto, anzi, quando meno te l&#8217;aspetti mi vendicheò? su di te e sul <span style="text-decoration: underline;">tuo bambino</span>&#8216;. In questi casi il rifiuto colpisce il figlio ma anche la madre. Non è difficile immaginare quanto possa essere teso e distruttivo un ambiente pregno di costrizioni, ripicche, vendette e rifiuti.</span></p>
<p class="Puntoelenco1" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #800080;"><strong>La gravidanza come intrusione </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Quando, ad esempio, la relazione tra i due partner è fatta solo di scambi affettivi e sessuali o peggio, solo di questi ultimi, senza un grande, impegnativo progetto comune, quel bambino che si sta formando nel ventre materno è facile che sia avvertito come un elemento estraneo ai sentimenti e ai desideri della coppia in quel momento e, di conseguenza, può nascere il rifiuto. In queste circostanze, quando l&#8217;amore è considerato solo un gioco piacevole da fare in due, non vi è posto per la responsabilità, l&#8217;impegno, la cura, l&#8217;educazione e la crescita di un nuovo essere umano, pertanto emerge ed è prevalente il rifiuto della maternità (<em>reiezione materna). </em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Può essere avvertito come un intruso anche il bambino di quei coniugi nei quali è presente una disarmonia affettiva. Questi vivono il loro rapporto senza quell&#8217;unione di anime e quel dialogo profondo che dovrebbero sempre permeare un rapporto di coppia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il rifiuto della maternità può essere causato dalla difficoltà ad accettare un ruolo di adulto da parte di genitori immaturi o nei quali è ancora evidente il legame edipico. Infine, altri motivi di difficoltà possono scaturire da ristrettezze economiche o da eccessivi coinvolgenti ed impegni professionali o di carriera.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">A volte, solo uno dei due partner, soprattutto la donna, ricerca istintivamente o anche razionalmente la gravidanza, senza il consenso dell&#8217;altro. In questi casi solo uno dei due genitori avverte come estraneo il bambino inseritosi nell&#8217;ambito della famiglia e della coppia, mentre per l&#8217;altro, il figlio che deve nascere è fonte di gratificazioni e risponde all&#8217;espressione di un desiderio. Se questa situazione permane anche dopo la nascita è facile che il figlio avverta un solido legame affettivo solo nei confronti di chi l&#8217;ha desiderato e accettato, mentre verso chi non l&#8217;ha voluto e apertamente lo rifiuta, non vi sarà un vero legame, oppure la relazione sarà vissuta con molta diffidenza, se non con aperta ostilità.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il <em>rifiuto </em>dei genitori può essere <em>consapevole o inconsapevole, transitorio o durevole</em><a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftn9">[9]</a><em>.</em> è evidente che il bambino subir? un maggior danno psicologico quando più il rifiuto persister? nel tempo. Inoltre, il sentimento di <em>rifiuto</em> potrà essere <em>intenso, modico o lieve. </em>Pertanto anche le conseguenze potranno essere più o meno gravi. I sentimenti di rifiuto possono provocare una maggiore aggressività e conflittualità tra i genitori ed il figlio. A volte compare, invece, un atteggiamento educativo eccessivamente perfezionista, ma anche un iperprotezionismo e una ipersollecitudine compensatoria a causa proprio dell&#8217;intimo rifiuto avvertito con senso di colpa<a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftn10">[10]</a>.</span></p>
<p class="Puntoelenco1" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #800080;"><strong>La gravidanza come rischio </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La gravidanza può essere vissuta come rischio in quelle società che condannano, come atto di grave immoralità, ogni rapporto sessuale al di fuori del matrimonio. In queste società i rapporti sessuali, evidenziati dall&#8217;avvenuta gravidanza, sono puniti severamente sia dai genitori sia dall&#8217;ambiente sociale e giudiziario. Altrettanto rischiosa appare la gravidanza quando le condizioni ambientali ed economiche non sono adeguate al sereno accoglimento e sostentamento del bambino, o quando le condizioni psicologiche, anatomiche o mediche della madre non sono in grado di ben accogliere un nuovo essere umano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">É difficile, in questi casi, definire a priori il vissuto dei genitori e quindi le conseguenze sul figlio, in quanto gli elementi in gioco sono molteplici. Vi è la possibilità che verso questo bambino si avvertano sentimenti di rifiuto e per cui sia percepito come fonte di problemi, guai e pericoli, ma è anche possibile che queste madri o questi genitori si leghino ancora di più all&#8217;infante che hanno concepito con coraggio e in una situazione di difficoltà e rischio.</span></p>
<p class="Puntoelenco1" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #800080;"><strong>La gravidanza come motivo di ansia e angoscia </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Quando le condizioni psicologiche della madre o del padre sono tali da vivere ogni cambiamento della realtà preesistente con apprensione ed eccessiva preoccupazione, l&#8217;elemento gratificante e piacevole dell&#8217;attesa è sostituito da pensieri angoscianti su cosa fare, come farlo, a chi chiedere aiuto, e così via.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/03/g0426179.jpg" alt="" width="286" height="338" border="0" /></span></p>
<p class="Puntoelenco1" style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #800080;"><strong>La gravidanza come elemento disturbante il rapporto di coppia</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La gravidanza, per il suo notevole impatto sulla coppia, costringe a modificare i precedenti schemi relazionali, in quanto il rapporto a due diventa, necessariamente, un rapporto a tre. L&#8217;inserimento di un altro elemento: il nascituro, può essere gestito correttamente solo se i genitori possiedono quella maturità, sensibilità, duttilità e disponibilità, necessarie per condividere questa esperienza. La condivisione però non significa scambio o confusione di ruoli, ma dovrebbe impegnare ogni elemento della coppia ad attivarsi per affrontare, nel modo più opportuno, questo evento, mettendo in campo le qualità specifiche del proprio sesso. Negli ultimi decenni, invece, la condivisione si è focalizzata su aspetti marginali, trascurando gli elementi basilari. Si costringe il futuro padre a partecipare agli esercizi di preparazione al parto, ma non lo si stimola ad attuare quegli atteggiamenti di presenza, sostegno, protezione e rassicurazione, necessari nei confronti della donna in attesa, la quale spesso, essendo in questo periodo più fragile psicologicamente, può essere facile preda di paure, insicurezze e ansie. Altrettanto dicasi della partecipazione al parto. Mentre si lasciano in sala d&#8217;attesa le donne, come le madri e le suocere, che per cultura, per qualità specifiche di tipo femminile e per esperienza personale, potrebbero dare alla donna un&#8217;assistenza più qualificata e serena, si costringe il marito a restare accanto alla moglie nel momento del parto. In questi casi non si tiene in alcun conto che questo evento, naturale e fisiologico quanto si vuole, è quasi sempre associato a notevole ansia e ad immagini, gesti e odori sgradevoli, se non nettamente cruenti e angoscianti per chi vi assiste per le prime volte, soprattutto se chi assiste è il marito della donna e padre del bambino. Questa coatta partecipazione, più che unire la coppia, può lasciare sfavorevoli o addirittura sconvolgenti residuati nell&#8217;animo dell&#8217;uomo, con sensi di risentimento sia nei confronti della moglie, che lo ha costretto a questo tipo di partecipazione, sia nei confronti del bambino che, per venire al mondo, ha avuto bisogno di coinvolgere la sua donna in situazione così drammatiche e dolorose.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">In conclusione, se come abbiamo detto i sentimenti della madre, ma non solo di questa, prima e durante la gravidanza, possono influenzare profondamente il suo atteggiamento nei riguardi del bambino che nascerà, non vi è dubbio che una corretta prevenzione, sia a livello sociale che familiare, dovrebbe impegnare gli operatori ad affrontare non soltanto gli aspetti medici ma soprattutto gli aspetti psicologici e relazionali legati a questo evento.</span></p>
<h4><a href="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/Il-bambino-e-lambiente.pdf"><strong><em><span style="color: #ff6600;">Tratto dal libro di Emidio Tribulato &#8220;Il bambino e l&#8217;ambiente&#8221;  </span></em></strong></a></h4>
<h4><a href="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/Il-bambino-e-lambiente.pdf"><strong><em><span style="color: #ff6600;">Per scaricare il libro sul vostro computer cliccate qui</span>.</em></strong></a></h4>
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<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftnref1">[1]</a> Osterrieth, P.A., Introduzione alla psicologia del bambino, Giunti e Barbera, Firenze, 1965, p. 45.</span></p>
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<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftnref2">[2]</a> In Italia oltre 4700 mamme hanno meno di 19 anni. La maggiore concentrazione è al sud: Sicilia 780, Campania (644) Puglia (441). Dati Adnkronos Salute 2008</span></p>
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<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftnref3">[3]</a> Wenner, in Bowlby  J., (1982), <em>Costruzione e rottura dei legami affettivi</em>, Milano, Raffaello Cortina Editore, p. 111.</span></p>
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<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftnref4">[4]</a> Gillini G., Zattoni M., (1994), <em>Ben-essere in famiglia</em>, Brescia, Editrice Gueriniana, p. 19.</span></p>
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<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftnref5">[5]</a> Gillini G.,   Zattoni M., (1994), <em>Ben-essere in famiglia</em>, Brescia, Editrice Gueriniana, p. 20.</span></p>
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<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftnref6">[6]</a> Bettelheim, B., (1987), Un genitore quasi perfetto, Milano, Feltrinelli, p.204.</span></p>
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<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftnref7">[7]</a> Stefani J., (2006), &#8216;Donne al timone&#8217;,  <em>Psicologia contemporanea</em>,  195, p. 15.</span></p>
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<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftnref8">[8]</a> Moro A. C., (1994), &#8216;Diritti del minore e diritti degli adulti: uno scontro insolubile?&#8217;, <em>La famiglia</em>, n° 166, anno XXVIII, luglio -agosto, p. 22.</span></p>
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<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftnref9">[9]</a> De Negri M. et al., (1970), <em>Neuropsichiatria infantile,</em> Genova, Fratelli Bozzi Editori, p- 130.</span></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftnref10">[10]</a> De Negri M. et al., (1970), <em>Neuropsichiatria infantile,</em> Genova, Fratelli Bozzi Editori, p. 130.</span></p>
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			</item>
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		<title>Nascita e primi giorni di vita</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2025/04/01/nascita-e-primi-giorni-di-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Apr 2025 16:08:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosé come per la madre, anche per il bambino il momento della nascita è un momento difficile, anzi, per alcuni versi, può essere vissuto come un momento traumatico. Per la donna, soprattutto se primipara, questo evento tanto sognato, ma anche tanto temuto, può rappresentare uno...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cslogos.it/2025/04/01/nascita-e-primi-giorni-di-vita/">Nascita e primi giorni di vita</a> proviene da <a href="https://www.cslogos.it">CS Logos</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/03/Diapositiva12-2.jpg" alt="http://www.cslogos.it/uploads/images/BAMBINI/Diapositiva12.JPG" width="481" height="361" border="0" /></p>
<p><span style="font-size: medium;">Cosé come per la madre, anche per il bambino il momento della nascita è un momento difficile, anzi, per alcuni versi, può essere vissuto come un momento traumatico. Per la donna, soprattutto se primipara, questo evento tanto sognato, ma anche tanto temuto, può rappresentare uno dei momenti fisicamente più dolorosi e impegnativi della propria vita. è una fase di svolta nella propria esistenza, in quanto è anche un momento importante per verificare varie capacità e qualità: di mettere al mondo un figlio, di saper ben gestire il dolore e la sofferenza fisica, di provare a controllare le ansie e le paure, di saper ben accogliere una nuova vita umana ed infine di riuscire a fare accettare questo bambino al proprio partner, ai propri genitori o al proprio marito. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ma anche per il bambino è un momento difficile. Per questi è sicuramente penoso lasciare qualcosa di molto morbido e caldo per un ambiente sgradevole e freddo. è faticoso abbandonare un ambiente sereno, tranquillo e ovattato, per entrare in un ambiente rumoroso e caotico come il mondo. Non è agevole iniziare ad assumere ossigeno e cibo dall&#8217;esterno. è complicato comunicare con gli altri esseri umani essendo forniti soltanto di rudimentali mezzi di dialogo. Tuttavia, sia la madre sia il bambino, se rientrano in quella fascia molto ampia che noi chiamiamo &#8216;<em>normalità&#8217;</em> sono pronti e preparati ad affrontare tutto ciò. Anche perché la natura e l&#8217;ambiente dovrebbero aver fornito all&#8217;uno e all&#8217;altra gli strumenti idonei per fronteggiare e superare queste e tante altre difficoltà che si presenteranno inevitabilmente nel futuro. </span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong><span style="font-size: large;">Le sensazioni del neonato</span></strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Alla nascita i sensi del neonato sono sviluppati quasi completamente, anche se egli non è ancora in grado di riconoscere gli oggetti e le persone in quanto tali, né ha la coscienza di sé come entità distinta dall&#8217;altro. Per il PIAGET inizia con la nascita una rivoluzione copernicana. &#8220;Mentre al punto di partenza di questo sviluppo il neonato riferisce ogni cosa a sé, o meglio al proprio corpo, al punto di arrivo, cioè quando hanno inizio il pensiero ed il linguaggio, si colloca praticamente come elemento o corpo fra gli altri, in un universo che ha costruito a poco a poco, e che sente ormai come esterno a sé.&#8221;<a title="" href="../#_ftn1">[1]</a> Pur non potendo conoscere direttamente la vita psichica di un neonato, possiamo verosimilmente immaginarla come un susseguirsi di sensazioni ed impressioni che si sovrappongono le une alle altre in modo caotico e confuso, a causa delle scarse capacità del sistema nervoso di recepire, selezionare, comprendere e gestire al meglio le informazioni in arrivo. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Alcune di queste sensazioni, come quelle tattili, termiche, uditive, olfattive, provengono dal mondo esterno a lui. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Procurano <em>sensazioni tattili </em>i suoi vestitini, la stoffa della culla, l&#8217;acqua del bagnetto, il corpo della madre e delle persone che hanno cura di lui e così via. Pertanto il dialogo tonico &#8211; emozionale, già presente nella fase prenatale, prosegue dopo la nascita. Queste sensazioni possono essere piacevoli, nel momento in cui il bambino si sente accolto, accarezzato, baciato, oppure sgradevoli se le mani e le braccia che lo manipolano sono tese, rigide, tremanti, incerte, scarsamente accoglienti e morbide, o peggio rifiutanti, violente o aggressive. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il bambino riceve <em>sensazioni termiche </em>dal  tepore del seno o del corpo della madre e delle persone che hanno cura di lui, ma anche dall&#8217;acqua del bagnetto e dall&#8217;ambiente dove vive. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Avverte <em>sensazioni uditive</em> ascoltando il battito del cuore della mamma mentre viene allattato, le parole di lei, i rumori e i suoni dell&#8217;ambiente.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> Percepisce <em>sensazioni olfattive</em> dall&#8217;odore della madre, dei familiari, del latte, dei prodotti per la pulizia sua e della stanza.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Avverte <em>sensazioni cenestesiche</em> quando viene cullato, manipolato, spostato, o quando, chi è vicino a lui, gioca con le sue manine e con i suoi arti. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em>Le sensazioni interne</em> provengono, invece, dal suo organismo: dalla pelle irritata, dal suo respiro, dai borbottii o dalle altre contrazioni dell&#8217;addome, dal battito del suo cuore. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Certe percezioni sono dolorose o sgradevoli e provocano tensione e bisogno che qualcuno provveda ad eliminarle, mentre altre sono piacevoli e gradevoli ed il neonato vorrebbe che non finissero mai in quanto gli danno un senso di benessere. Tutte queste sensazioni non sono però nette e chiare ma confuse ed incerte. Il neonato ancora non sa, non capisce da dove vengono e perché vengono, in quanto non le ha ancora interpretate, definite e catalogate. L&#8217;<em>adualismo </em>nel quale egli vive, descritto dal Piaget, gli rende impossibile distinguere il suo mondo interiore da quello esterno, l<em>&#8216;Io </em>dal <em>non I</em>o. Allo stesso modo ancora non esistono, a livello di coscienza, il tempo e lo spazio, né vi è causa ed effetto o relazioni di qualsiasi genere. Per il neonato esiste soltanto una specie di adesso, indifferenziato al quale il bambino non si può sottrarre.<a title="" href="../#_ftn2">[2]</a></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Quando dorme, e il bambino neonato dorme per la maggior parte del suo tempo, le sue impressioni sono ancora più vaghe e confuse.<a title="" href="../#_ftn3">[3]</a> Ciò può spiegare, almeno in parte, i suoi trasalimenti, le sue precoci paure, i suoi scoppi di pianto improvvisi e per noi immotivati.</span></p>
<p><span style="color: #ff6600; font-size: large;"> <strong>Inizio delle relazioni</strong></span></p>
<p style="margin-left: 0cm; text-indent: 0cm;"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/Diapositiva36-1.jpg" alt="http://www.cslogos.it/uploads/images/BAMBINI/Diapositiva36.JPG" width="302" height="226" border="0" /></p>
<p><span style="font-size: medium;">Pur tuttavia, ben presto, dopo questo primo momento indifferenziato<em>,</em> inconsistente e fluttuante, la ripetizione frequente di un certo numero di situazioni identiche: bisogno di nutrizione, pulizia, rumori e odori specifici come quelli preparatori alla poppata, alla pulizia o al bagnetto, sensazioni uditive come le costanti parole della madre e degli altri familiari al suo cospetto, nonché le carezze, i baci e le coccole rivolte a lui, tutte queste situazioni che si ripetono nel tempo innestano rapidamente un inizio di organizzazione per cui, da quel momento in poi, la vita extra-uterina si alimenta, si costruisce e vive nelle e delle relazioni. La relazione con l&#8217;ambiente esterno a lui è fondamentale non solo per accrescere esperienze e cultura ma è indispensabile per la formazione stessa dell&#8217;Io e per la crescita sana ed equilibrata del futuro uomo o donna. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Elemento base della relazione è la comunicazione, tra lui e la <em>madre-mondo</em>. DE PINTO L. (2004) &#8220;Quando il bambino scopre che esistono altre menti oltre la sua, costruisce il campo della relazione intersoggettiva che include, oltre alla presenza fisica, anche stati soggettivi di emozioni, sentimenti, motivazioni ed interazioni. In questo campo intersoggettivo si sviluppa la capacità di leggere gli stati mentali dell&#8217;altro, di conformarsi, di allinearsi, sintonizzarsi con essi (o il contrario).&#8221;<a title="" href="../#_ftn4">[4]</a></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Poiché il neonato è solo un candidato alla condizione umana: <em>il bambino</em> ancora <em>&#8216;incompiuto&#8217;</em> proceder? nella propria formazione psichica e corporea e andrà provvedendosi dei mezzi di adattamento a contatto dell&#8217;universo sociale e materiale nel quale si trova prematuramente immesso, rispondendo a condizioni necessariamente incerte e variabili. Non disponendo di meccanismi belli e fatti, è costretto a fabbricarseli.<a title="" href="../#_ftn5">[5]</a> Il suo tirocinio per diventare adulto è lungo, in quanto il livello da conseguire da adulto è notevolmente complesso ed evoluto.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">L&#8217;infanzia è allora il periodo necessario al &#8216;divenire umano&#8217; dell&#8217;individuo. E&#8217; l&#8217;apprendistato che porta alla piena maturità umana. Da qui la necessità, per l&#8217;essere umano che ha la caratteristica di essere molto complesso, di una lunga infanzia; da qui la sua debolezza ma anche la sua ricchezza e le possibilità quasi infinite di adattamento.<a title="" href="../#_ftn6">[6]</a></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il bambino è dunque un &#8220;animal educandum&#8221;, un essere che reclama l&#8217;educazione, come ha giustamente sottolineato LANGEVELD, poiché senza di essa non può divenire adulto.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Pertanto non si prenderà mai troppo seriamente l&#8217;infanzia, e quindi l&#8217;educazione.<a title="" href="../#_ftn7">[7]</a></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> <span style="color: #ff6600;"><strong><span style="font-size: large;">La relazione con la madre</span></strong></span></span></p>
<p style="margin-left: 0cm; text-indent: 0cm;"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/Diapositiva46.jpg" alt="http://www.cslogos.it/uploads/images/BAMBINI/Diapositiva46.JPG" width="288" height="216" border="0" /></p>
<p><span style="font-size: medium;">La relazione più importante è sicuramente quella che il neonato instaura con la madre. Nella fase nella quale non vi è soltanto un &#8216;Io&#8217; ma qualcosa al di fuori di lui, <em>fase del dualismo,</em> il suo mondo esteriore è fatto quasi esclusivamente di questa figura, con la quale il neonato stabilisce dei rapporti tattili, termici, propriocettivi, cenestesici, sonori, olfattivi, ma anche e soprattutto instaura delle particolari relazioni affettivo &#8211; emotive. Pertanto la qualità e la ricchezza della comunicazione tra la madre ed il bambino hanno un&#8217;enorme importanza per lo sviluppo psicoaffettivo del neonato.<a title="" href="../#_ftn8">[8]</a> Levy ha definito la dipendenza del bambino dalla madre con l&#8217;espressione:<em>&#8216;fame primaria d&#8217;amore&#8217;</em> in quanto soddisfa i bisogni biologici fondamentali <a title="" href="../#_ftn9">[9]</a> e si attiva ad alleviare tutti i vari squilibri ricorrenti.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Inizialmente la madre è qualcosa di molto vago, ma ciò non toglie che ben presto questa diventi sicuramente più di un seno che lo nutre o delle braccia che lo cullano. Per il neonato la sua mamma diventa qualcosa che conforta, rassicura, fa stare bene, accarezza e procura sensazioni gradevoli ma, a volte, anche sgradevoli. Per cui è alla madre che egli chiede cibo, pulizia, benessere fisico e psichico. Ed è con la madre che cerca di adattarsi e di instaurare un legame e un dialogo profondo, intenso e proficuo per entrambi. Ed è a lei che per prima, dopo la quinta settimana, offre i suoi sorrisi. Tutta la sua prima iniziazione avviene dunque nella tonalità della sicurezza familiare che si sprigiona dalla persona della madre, in quell&#8217;atmosfera di tenerezza e di affetto che oggi sappiamo quanto sia indispensabile al bambino, perché essa determina il suo personale sentimento di sicurezza, condizione di ogni successivo progresso.<a title="" href="../#_ftn10">[10]</a></span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong><span style="font-size: large;">Il periodo dell&#8217;allattamento</span></strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Simbolo di questa intimità fisica madre &#8211; bambino è il periodo dell&#8217;allattamento. &#8220;? intorno all&#8217;atto della nutrizione che si forma la prima relazione. Il neonato dipende in tutto e per tutto dalla sua nutrice, con la quale stabilisce un legame molto intimo, intenso e significativo. Fin dalle prime poppate, l&#8217;alimentazione avviene in un contesto sociale ricco di sensazioni. Sono interessati non solo il gusto e l&#8217;olfatto, ma anche il tatto: le labbra del neonato si attaccano al capezzolo, il bambino tocca e stringe il seno materno, la madre sostiene il piccolo. Questo contatto ravvicinato crea un clima emotivo al cui interno la suzione, la deglutizione, la digestione e in seguito la masticazione, assumono delle valenze psicologiche che vanno ben al di l? del fatto alimentare in sé. Il latte si fonde con il corpo della mamma. Non è solo buono da succhiare, ma anche da immaginare e da sognare. Il suo profumo e il suo gusto si associano a sensazioni di benessere, serenità e affetto.&#8221;<a title="" href="../#_ftn11">[11]</a></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Con la madre, quindi, il bambino entra inizialmente in contatto intimo soprattutto con la bocca. Quest&#8217;organo non è solamente un mezzo per nutrirsi o provare piacere, ma è uno strumento che gli permette di mettersi in contatto con il mondo esterno per fare le sue prime esperienze.<a title="" href="../#_ftn12">[12]</a> Ciò capiamo dal comportamento del bambino. La ISAAC così descrive un momento dell&#8217;allattamento: &#8220;Ma se la mamma ritrae il seno come cambia velocemente il suo atteggiamento! Il viso del neonato si rabbuia, e arrossisce, strilla per il dolore e per la rabbia, agita i pugni e tutto il corpo esprime dimenandosi la sua protesta. Se gli si restituisce il capezzolo, il suo corpo si rilassa, il viso si distende, il bimbo sospira o borbotta di sollievo e la bocca ricomincia a soddisfare la sua fame di nutrimento e di affetto. Offrire il seno al bambino, nei suoi primi momenti di vita, vuol dire offrigli amore, ritirare o rifiutare il seno vuol dire ritirare o rifiutare l&#8217;amore .&#8221;<a title="" href="../#_ftn13">[13]</a> Pertanto il tardare nel dare da mangiare al bambino non significa soltanto lasciarlo per qualche tempo con un po&#8217; di fame ma, altresì, disturbare il fluire delle sue gratificazioni affettive. Egli non piange e protesta solo perché ha fame, ma anche perché si sente privo d&#8217;affetto e non gode del piacere di succhiare.  </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Per quanto riguarda il tipo di allattamento non vi è dubbio che l&#8217;allattamento al seno sia da preferire nettamente non solo per motivi biologici ma soprattutto per motivi psicologici in quanto come dice WINNICOTT: &#8220;L&#8217;offerta del biberon in luogo del seno o la sostituzione del seno con il biberon durante le prime settimane dell&#8217;allattamento rappresenta, in una qualche misura, una barriera che divide il piccolo e la madre piuttosto che un legame che li unisce. Nel complesso il biberon non può sostituire adeguatamente il seno.&#8221;<a title="" href="../#_ftn14">[14]</a></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Tuttavia, dopo le prime settimane, il bambino comincia ad abituarsi alla regolarità nella nutrizione e al resto delle cure che gli sono prestate per cui, certo dell&#8217;affetto costante e stabile, non ha motivo di abbandonarsi immediatamente all&#8217;ansia e alla solitudine.<a title="" href="../#_ftn15">[15]</a> Le madri si accorgono di questa iniziale crescita del bambino in quanto avvertono che egli ora sa attendere di più la soddisfazione dei suoi bisogni. &#8220;?  più paziente &#8221; &#8211; dicono. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Anche le braccia della madre non sono solo delle braccia. Se queste sanno sorreggerlo e accoglierlo con morbidezza e disponibilità, sono fonte di sensazioni piacevoli e rassicuranti. Offrono al bambino qualcosa di molto simile ad un utero o a un nido morbido, caldo e accogliente. Tutte queste sensazioni piacevoli e serene gli permettono di mantenere e far crescere la fiducia in se stesso, ma anche nel mondo nel quale si sta gradualmente inserendo. E ciò permetterà al piccolo essere umano di percorrere la strada che lo porterà alla crescita affettiva e all&#8217;indipendenza. </span></p>
<p><strong><span style="color: #ff6600; font-size: large;">Le attese del neonato</span></strong></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il bambino riconosce la situazione dell&#8217;allattamento e si calma appena la madre lo solleva per nutrirlo, in quanto ha rapidamente imparato a collegare le varie sensazioni interne ed esterne. Quando ha fame si aspetta che la madre lo allatti, così come quando è sporco o prova fastidio ha fiducia che la mamma lo pulisca. Quando è stanco di trovarsi nella stessa posizione egli sa che la madre accorrer? per sistemarlo in una posizione più comoda e più idonea al suo riposo. Quando la troppa luce disturba i suoi occhi egli si aspetta che la madre abbassi le tapparelle. Se i comportamenti della madre si modellano in maniera sufficientemente attenta e precisa ai suoi bisogni, aumenta la sua fiducia in lei e quindi nel mondo esterno a lui, mentre contemporaneamente aumenta la stima nelle sue capacità di stabilire relazioni efficaci. Se invece non accade quanto si aspetta, rimane disorientato e angosciato<a title="" href="../#_ftn16">[16]</a> e coltiva sfiducia e stizza sia verso gli altri, in quanto incapaci di ascolto, sia verso se stesso, sentendosi vittima impotente. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> &#8220;Alla nascita il bambino non è una <em>tabula rasa</em>. Tra un bambino e l&#8217;altro vi sono differenze significative di carattere ereditario e congenito. I bambini variano per il tipo fisico, il potenziale intellettuale, il temperamento, il metabolismo, l&#8217;affettività, l&#8217;attività motoria, le reazioni nervose. Nonostante ciò, l&#8217;influenza dell&#8217;ambiente nel plasmare in modo definitivo l&#8217;espressione di queste potenzialità è enorme&#8230;&#8221;<a title="" href="../#_ftn17">[17]</a> Pertanto le capacità adattative della madre alle diverse qualità e realtà del bambino sono fondamentali. Per BOWLBY: &#8220;Oltre che dalla comprensione intellettuale, che non voglio certo criticare, il modo giusto di allevare un bambino nasce dalla sensibilità della madre alle reazioni del figlio e dalla sua capacità di adeguare intuitivamente il proprio comportamento alle necessità del bambino.&#8221;<a title="" href="../#_ftn18">[18]</a></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Le <em>&#8216;madri sufficientemente buone&#8217;</em> nel momento in cui hanno un bambino tra le braccia, per capirlo meglio, per entrare meglio in sintonia con lui, per Winnicott regrediscono e si fanno piccole come il loro bambino. Altre invece, soprattutto oggi, coinvolte negli impegni lavorativi e professionali, spaventate da questa condivisione totale con il loro bambino &#8220;&#8230; temono questo stato e hanno paura di diventare dei vegetali, con la conseguenza che si aggrappano alle vestigia di una carriera come a una vita preziosa e non si concedono neppure temporaneamente a un coinvolgimento totale.&#8221; <a title="" href="../#_ftn19">[19]</a></span></p>
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<h4><a href="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/Il-bambino-e-lambiente.pdf"><strong><em><span style="color: #ff6600;">Tratto dal libro di Emidio Tribulato &#8220;Il bambino e l&#8217;ambiente&#8221;  </span></em></strong></a></h4>
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<hr size="1" width="33%" />
<div>
<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="../#_ftnref1">[1]</a>  J. PIAGET , <em>Lo sviluppo mentale del bambino e altri studi di psicologia</em>, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1964, p. 17.</span></p>
</div>
<div>
<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="../#_ftnref2">[2]</a>  P. A. OSTERRIETH, <em>Introduzione alla psicologia del bambino, </em>Firenze, Giunti e Barbera, 1965, p. 48.</span></p>
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<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="../#_ftnref3">[3]</a>  P. A. OSTERRIETH, <em>Introduzione alla psicologia del bambino, </em>Firenze, Giunti e Barbera, 1965, p. 49.</span></p>
</div>
<div>
<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="../#_ftnref4">[4]</a>  DE PINTO L. (2004), &#8216;Conversare tra noi lungo il cammino&#8217;, in <em>Consultori familiari oggi</em>, numeri 2-3, anno 12, p. 13.</span></p>
</div>
<div>
<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="../#_ftnref5">[5]</a>  Cfr. P. A. OSTERRIETH, <em>Introduzione alla psicologia del bambino, </em>Firenze, Giunti e Barbera, 1965, p. 28.</span></p>
</div>
<div>
<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="../#_ftnref6">[6]</a>  Cfr. P. A. OSTERRIETH, <em>Introduzione alla psicologia del bambino, </em>Firenze, Giunti e Barbera, 1965, p. 28.</span></p>
</div>
<div>
<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="../#_ftnref7">[7]</a>  Cfr. LANGEVELD in P., A., OSTERRIETH, <em>Introduzione alla psicologia del bambino, </em>Firenze, Giunti e Barbera, 1965, p. 29</span></p>
</div>
<div>
<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="../#_ftnref8">[8]</a>  Cfr. M. DE NEGRI M. e altri, <em>Neuropsichiatria infantile</em>, Genova, Fratelli Bozzi editori, 1970, p. 126</span></p>
</div>
<div>
<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="../#_ftnref9">[9]</a>  Cfr. LEVY in DE NEGRI M. e altri (1970), <em>Neuropsichiatria infantile</em>, Genova, Fratelli Bozzi editori, p. 127.</span></p>
</div>
<div>
<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="../#_ftnref10">[10]</a>  Cfr. P. A. OSTERRIETH, <em>Introduzione alla psicologia del bambino, </em>Firenze, Giunti e Barbera, 1965, p. 58.</span></p>
</div>
<div>
<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="../#_ftnref11">[11]</a>  A. O. FERRARIS, &#8216;Il ricatto della pappa&#8217;, in <em>Mente e cervello</em> n. 19, gennaio &#8211; febbraio 2006, p. 40.</span></p>
</div>
<div>
<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="../#_ftnref12">[12]</a>  S. ISAACS S. (1995), La psicologia del bambino dalla nascita ai sei anni e Figli e genitori, Roma, Newton, p. 32.</span></p>
</div>
<div>
<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="../#_ftnref13">[13]</a>  S. ISAACS, <em>La psicologia del bambino dalla nascita ai sei anni &#8211; Figli e genitori</em>, Roma, Newton, 1995, p. 33.</span></p>
</div>
<div>
<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="../#_ftnref14">[14]</a>  D. W. WINNICOTT, <em>Il bambino e la famiglia</em>, Giunti e Barbera, Firenze, 1973, p. 156.</span></p>
</div>
<div>
<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="../#_ftnref15">[15]</a>  S. ISAACS, <em>La psicologia del bambino dalla nascita ai sei anni &#8211; Figli e genitori</em>, Roma, Newton, 1995, p. 40.</span></p>
</div>
<div>
<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="../#_ftnref16">[16]</a>  Cfr. P. A. OSTERRIETH, <em>Introduzione alla psicologia del bambino, </em>Firenze, Giunti e Barbera, 1965, p. 50.</span></p>
</div>
<div>
<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="../#_ftnref17">[17]</a>  N.W. ACKERMAN, <em>Psicodinamica della vita familiare</em>, Boringhieri, Torino, p. 69.</span></p>
</div>
<div>
<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="../#_ftnref18">[18]</a>  J. BOWLBY, <em>Costruzione e rottura dei legami affettivi</em>, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1982,  p. 18 </span></p>
</div>
<div>
<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="../#_ftnref19">[19]</a>  D. W. WINNICOTT, <em>I bambini e le loro madri</em>, Cortina Raffaello, Milano, 1987, p.93.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il dialogo madre &#8211; figlio</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2025/04/01/il-dialogo-madre-figlio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Apr 2025 16:08:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel periodo neonatale i genitori ed i familiari, ma soprattutto la madre, inviano continui messaggi al bambino. Sono messaggi uditivi. Le madri, tutte le madri di ogni cultura, razza e nazione, utilizzando un tono e delle parole particolari cercano di cullare, rassicurare, confortare, manifestare comprensione,...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"></h1>
<p><span style="font-size: medium;">Nel periodo neonatale i genitori ed i familiari, ma soprattutto la madre, inviano continui messaggi al bambino.</span></p>
<p><span style="color: #800000; font-size: medium;">Sono <em>messaggi uditivi</em>. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Le madri, tutte le madri di ogni cultura, razza e nazione, utilizzando un tono e delle parole particolari cercano di cullare, rassicurare, confortare, manifestare comprensione, vicinanza, attenzione, piacere e gioia nei confronto del proprio bambino. Cercano, inoltre, di stabilire delle intese che siano reciprocamente utili e compatibili. Non è raro sentire durante la notte frasi sussurrate del tipo: </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">&#8220;Ho capito&#8230; vuoi mangiare, aspetta che ti prendo. Su&#8230;su&#8230; non essere impaziente, ecco per te tanto buon latte. E&#8217; proprio bello il mio tesoruccio, succhia&#8230; piano, mi raccomando, non essere ingordo e non fare male alla tua mammina. Adesso facciamo un bello eruttino e ritorniamo a dormire. Non hai voglia di dormire? Ma la tua mamma sé. Come risolviamo questo problema? Aspetta&#8230; ti metto accanto a me nel lettone e così tu puoi stare sveglio quanto vuoi mentre la tua mamma continua il suo pisolino&#8230;ti va questa soluzione? Sì vedo che è di tuo gusto&#8230;ma non mi dare calcetti se no non riesco a riprendere sonno.&#8221; </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Durante il giorno le madri parlano con i loro piccoli per comunicare i loro sentimenti, le attese, le emozioni: </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">&#8220;Ho capito che hai fame, mangia tranquillo e abbondantemente ma con calma, senza abbuffarti se no non lo digerisci e ti vengono le &#8216;colichette&#8217;. Fra poco arrivano il tuo papà e la nonna. Dopo che avrai mangiato ti cambierà e così farai bella figura con loro. Lo sai che sei bello? Lo sai che sei il più bel bambino del mondo e che la tua mamma ed il tuo papà ti vogliono tanto bene?&#8221; </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E&#8217; facile sentire frasi e discorsi come questi, fatti dalle madri ai loro neonati i quali sicuramente non sono in grado di capire le parole ma il tono e la intenzionalità che sottostanno alle parole, sé. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Quando, invece, le madri hanno un alterato rapporto con il bambino, le frasi che si ascoltano più frequentemente sono di ben altro tenore: </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">&#8220;Cos&#8217;ha questo bambino? Gli ho dato da mangiare, l&#8217;ho lavato, l&#8217;ho pulito: perché strilla tanto? Non lo capisco proprio! Ho fatto tutto quello che era possibile per lui e non è mai contento. Uffa! Com&#8217;? noioso. Sono sicura che è un tipo capriccioso come suo padre. Tra l&#8217;altro con i suoi rigurgiti di latte mi ha sporcato tutta. Che puzza che faccio! Non ce la faccio più! Appena viene tua nonna ti lascio a lei e vado fuori.&#8221; </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Successivamente, con la maturazione delle aree deputate all&#8217;interpretazione dei messaggi verbali, la ripetizione delle stesse parole e delle stesse frasi, in occasioni simili, permette al bambino di comprendere il significato verbale. </span></p>
<p><span style="color: #800000; font-size: medium;">Sono <em>messaggi visivi</em>.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il bambino, mentre succhia il seno materno, si ritrova spesso a guardare la madre che, a sua volta, lo guarda sorridendo, comunicandogli la sua gioia nell&#8217;averlo tra le braccia, il suo piacere nel stringerlo al cuore, la gratificazione che prova nel dargli, con il latte, una parte di sé. In definitiva la madre, mentre nutre il corpo del suo bambino, dà nutrimento anche al cuore di lui in quanto, come dice BARTOLO: &#8220;Il nutrimento affettivo è essenziale allo sviluppo tanto e più del latte che esce dal seno materno.&#8221;<a title="" href="../#_ftn1">[1]</a></span></p>
<p><span style="color: #800000; font-size: medium;">Sono <em>messaggi tattili</em>. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">I genitori utilizzano moltissimo questa tipologia di messaggi, come i baci e le carezze al viso, alle mani, ai piedi, al torace. Per calmare il figlio gli massaggiano il pancino, danno colpetti più decisi e ritmici sul suo sederino. Abbracci e baci hanno non solo lo scopo di calmare ma soprattutto tendono a gratificare, a comunicare gioia, piacere, tenerezza, attenzione, accettazione, vicinanza e fiducia. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il bambino riceve conferma della sua aspettativa ogni volta che le cose avvengono come al solito. Questo gli dà sicurezza in quanto ha dei punti di riferimento precisi per cui la sua globale situazione assume un valore positivo, benefico e rassicurante. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> <span style="color: #003366;"><strong><span style="font-size: large;">I messaggi figlio &#8211; madre</span></strong></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Se sono numerosi i messaggi materni lo sono altrettanto, anche se qualitativamente diversi, i messaggi inviati dal neonato affinché la madre capisca i suoi stadi d&#8217;animo: il piacere, l&#8217;interesse, la gioia, o al contrario l&#8217;angoscia, la rabbia, il disgusto, la paura, la sorpresa. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Sono <em>messaggi visivi</em>: le espressioni facciali, il colore della pelle, le posture che assume il bambino, i movimenti degli arti. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Sono <em>messaggi uditivi</em>: i mugolii, il pianto, anzi i vari tipi di pianto, i vocalizzi. &#8220;Nelle due prime settimane di vita le sue emissioni vocali non sono correlate in modo riconoscibile con la situazione o con gli stimoli. Tra la seconda e la quinta settimana suoni particolari vengono a corrispondere a disagi particolari e vengono compresi come segni.(&#8230;) Nel periodo successivo alla prima infanzia (dai due ai quattro mesi), il bambino si fa più attivo nella comunicazione, e vi partecipa maggiormente sia come ricevente che come emittente.&#8221;<a title="" href="../#_ftn2">[2]</a></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Sono <em>messaggi tattili: </em>la temperatura della sua pelle, l&#8217;umidità e la consistenza della cute. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Sono <em>messaggi odoriferi: </em>l&#8217;odore della pelle, del sudore, dell&#8217;aria espirata. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">E&#8217; necessario allora che la madre, o chi ha cura del bambino, abbia la possibilità e la capacità di interpretare questi vari tipi di messaggi dando ad ognuno di essi il significato più appropriato.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Mediante questi vari tipi di comunicazione i bambini non solo fanno conoscere alle madri i loro bisogni ma inviano ad esse anche delle ricompense per quanto si adoperano. Queste ricompense sono fatte di sorrisi, toccamenti, smorfiette, che comunicano alla madre: &#8220;Sei stata brava. Mi hai capito. Hai posto rimedio al mio bisogno, al mio fastidio. Grazie per esserti subito attivata! .&#8221; Tali ricompense, gratificando la madre, a sua volta, sono in grado di migliorare l&#8217;attaccamento di questa verso il piccolo, attivandola maggiormente ai suoi compiti di cura. &#8220;In un senso biologico fondamentale, non è vero che l&#8217;infante si espande a spese della madre, tranne che in condizioni anormali. Possediamo solide prove per dimostrare che, in condizioni normali, il benessere della madre e quello del bambino sono tutt&#8217;uno. Ciò che è bene per il bambino lo è per la madre e viceversa.&#8221;<a title="" href="../#_ftn3">[3]</a></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Al contrario questi messaggi possono trasmettere rabbia, collera, insoddisfazione, disappunto per le scarse capacità o per il modesto impegno dimostrato dalla madre nei suoi confronti. In questi casi la frustrazione che ne ha la donna può portare, se da questa non è ben compresa e utilizzata per migliorarsi, ad un maggior distacco affettivo nei confronti del bambino ma anche a giudizi negativi su di lui: &#8220;Questo bambino è cattivo e quindi non si merita molte attenzioni e cure da parte mia.&#8221; Si può allora innescare un pericoloso circolo vizioso con conseguente grave sofferenza per entrambi.<br />
</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000080;"><strong>BUONE CAPACITA&#8217; NELLA COMUNICAZIONE</strong></span><br />
</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Per la madre, avere buone capacità nella comunicazione implica, quindi, saper ascoltare e capire i bisogni del bambino espressi dai suoi segnali, per poi adeguarsi alle sue esigenze fornendo <em>risposte corrette, coerenti e valide.</em></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Gli effetti di una buona e corretta comunicazione madre-figlio portano all&#8217;apertura e all&#8217;accettazione di un luogo al di fuori di lui e quindi all&#8217;apertura al mondo esterno con l&#8217;integrazione tra la realtà esterna ed interna.<a title="" href="../#_ftn4">[4]</a> Il bambino allora riesce a distinguere il <em>sé</em> dall&#8217;altro, dall&#8217;esterno, e può costruire una membrana delimitante, così da poter dire: &#8220;Io sono.&#8221; Contemporaneamente, dopo aver acquisito una sua individualità può veramente far parte di un gruppo. Successivamente, all&#8217;interno di questo <em>sé </em>possono essere raccolte memorie ed esperienze e può essere edificata la struttura infinitamente complessa che è propria dell&#8217;Io dell&#8217;essere umano con i suoi numerosi bisogni fisiologici e psicologici. Al contrario, si procura una notevole sofferenza al bambino quando, a causa di errate interpretazioni o di pigrizia e scarsa disponibilità ed impegno, vengono a lui fornite delle risposte non corrispondenti ai suoi bisogni, incomplete o parziali. In questi casi si può avere una sorta di scollamento tra la madre ed il bambino stesso, con notevoli conseguenze sul piano dell&#8217;attaccamento reciproco.</span></p>
<p><span style="color: #00ccff; font-size: medium;">Decodifica corretta e risposte coerenti</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La comunicazione non produce automaticamente la comprensione. Di ciò ne siamo consapevoli anche noi adulti. Molte volte, parlando con il coniuge o con un caro amico, diciamo la fatidica frase: &#8220;Non mi hai capito.&#8221; Eppure il nostro maturo e ricco linguaggio di adulti dovrebbe essere estremamente chiaro per il ricevente. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La decodifica corretta dei messaggi richiede alcune indispensabili condizioni:</span></p>
<ol>
<li><span style="color: #800000; font-size: medium;">1.     buone capacità intellettive;</span></li>
<li><span style="color: #800000; font-size: medium;">2.     buone capacità empatiche;</span></li>
<li><span style="color: #800000; font-size: medium;">3.     corretta educazione e buon tirocinio; </span></li>
<li><span style="color: #800000; font-size: medium;">4.     buona disponibilità all&#8217;ascolto;</span></li>
<li><span style="color: #800000; font-size: medium;">5.     una sufficiente serenità interiore;</span></li>
<li><span style="color: #800000; font-size: medium;">6.     buone capacità e disponibilità nel dare risposte coerenti, stabili, complete e soddisfacenti.</span></li>
</ol>
<p class="StileElenconumeratoGrassettoCorsivo"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<ol>
<li><span style="color: #ff00ff; font-size: medium;">1.     Buone capacità intellettive.</span></li>
</ol>
<p><span style="font-size: medium;"><em> </em>Queste capacità permettono la corretta acquisizione, memorizzazione, analisi ed elaborazione dei segnali emessi dal bambino. <em>(MORIN </em>la chiama <em>: comprensione intellettuale o oggettiva)<a title="" href="../#_ftn5"><strong>[5]</strong></a>. </em>In tal modo, in ogni momento, la madre o chi ha cura del neonato, può utilizzare delle giuste ed efficaci chiavi di lettura. Modeste o scarse capacità intellettive non permettono di fare ciò, in quanto l&#8217;esatta interpretazione di quanto visto, udito, toccato, sfugge ad un esame lacunoso ed incompleto. </span></p>
<ol>
<li><span style="color: #ff00ff; font-size: medium;">2.     Buone capacità empatiche.</span></li>
</ol>
<p><span style="font-size: medium;">Accanto a buone capacità intellettive i genitori, ma soprattutto la madre devono avere buone capacità empatiche. Devono, cioè essere in grado di immedesimarsi e identificarsi nel bambino fino a cogliere in ogni momento i suoi pensieri ed i suoi stadi d&#8217;animo più profondi, senza la necessità di effettuare un&#8217;analisi razionale. Queste capacità che oggi alcuni studiosi collegano al buon funzionamento dei neuroni specchio, permettono alla madre di essere &#8220;particolarmente recettiva nel cogliere intuitivamente gli stimoli emozionali e corporei del bambino come li vivesse da sé.&#8221;<a title="" href="../#_ftn6">[6]</a> <em>(Comprensione umana intersoggettiva)<a title="" href="../#_ftn7"><strong>[7]</strong></a>. </em></span></p>
<ol>
<li><span style="color: #ff00ff; font-size: medium;">3.     Corretta educazione e buon tirocinio. </span></li>
</ol>
<p><span style="font-size: medium;">Una <em>buona madre</em> o anche una <em>madre sufficientemente buona</em> possiede, nel suo corredo cromosomico, tutte le potenzialità per una buona interpretazione dei messaggi se ha anche ricevuto un&#8217;educazione adeguata. Non basta, quindi, il cosiddetto <em>istinto materno,</em> se questo non viene costantemente sollecitato, potenziato e sviluppato, mediante l&#8217;educazione e l&#8217;esperienza. Purtroppo questa preparazione è molto carente nelle moderne società occidentali, in quanto è valorizzata, sia a scuola sia in famiglia, la preparazione di tipo tecnico &#8211; professionale, utile, in parte, solo per una futura attività lavorativa. è, invece, scarsamente presente l&#8217;educazione emotivo &#8211; affettiva, che si pone come finalità lo sviluppo di capacità indispensabili per affrontare nel modo migliore possibile i futuri ruoli di madre e di padre. Pertanto non sono trasmesse, in maniera adeguata e nei momenti più opportuni, le fondamentali specifiche informazioni e conoscenze riguardanti i bisogni dei bambini, i loro strumenti di comunicazione, l&#8217;uso che ne fanno, i significati dei segnali da loro emessi. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">I genitori mancano, inoltre, del necessario bagaglio delle più adeguate ed appropriate risposte da dare alle sollecitazioni dei figli piccoli. Tale difficoltà si aggrava anche per la mancanza di un lungo e corretto tirocinio che dovrebbe essere effettuato con i piccoli della sfera familiare: fratelli, cugini, nipoti. Questa carenza è dovuta allo scarso numero delle nascite, ma anche alla modesta composizione della rete familiare. Anche quando sono presenti dei bambini piccoli manca, spesso, un valido, continuo ed efficiente tutoraggio materno, in quanto i bambini sono affidati sempre più frequentemente ad altre istituzioni come gli asili nido o ad altre mani e cuori come le tate e le baby &#8211; sitter. </span></p>
<ol>
<li><span style="color: #ff00ff; font-size: medium;">4.     Buona disponibilità all&#8217;ascolto.</span></li>
</ol>
<p><span style="font-size: medium;">Per riuscire a comprendere un piccolo essere umano, come un neonato, che utilizza soprattutto messaggi non verbali di difficile interpretazione, è indispensabile che i genitori, e soprattutto la madre, riescano a creare attorno a loro e dentro di loro un notevole silenzio.<em> Creare il silenzio esteriore </em>? più facile a dirsi che a farsi. Se nelle società più semplici e povere di oggetti tecnologici questo tipo di raccoglimento è facilitato in quanto l&#8217;ambiente di vita lo favorisce, lo accoglie e lo valorizza, nelle società più complesse e più ricche di strumenti di comunicazione come le nostre, il raggiungimento di questo obiettivo è notevolmente difficile e problematico, in quanto gli altri: amici, parenti, colleghi di lavoro ecc., si aspettano, pretendono e vogliono da noi alcuni tipi di comportamento e non altri. Gli altri si aspettano che si abbia almeno un cellulare, un televisore, una radio e un computer collegato ad Internet con posta elettronica in cui ricevere le varie E-mail e si meravigliano se non vedono il nostro viso su face -book. Gli altri pretendono risposte rapide, se non immediate ad ogni messaggio da loro inviato, così come desiderano che il nostro cellulare e gli altri mezzi di comunicazione siano sempre attivi, pronti a ricevere le varie chiamate. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">In definitiva gli altri si aspettano che noi siamo sempre collegati alla rete di comunicazione globale e costantemente pronti ad interagire con loro. Lo staccarsi da questa rete, anche se temporaneamente, è avvertito e giudicato negativamente. Solo un essere originale, antiquato o con scarsa educazione e desiderio di socialità, si comporterebbe così. Pertanto per non essere giudicati male si è costretti ad adeguarsi rapidamente e pienamente all&#8217;uso corrente. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> Altrettanto difficile è creare <em>il silenzio interiore</em>. Le attese e le richieste del mondo del lavoro e delle varie amministrazioni, le necessità del mondo sociale, sono tali e tante che è estremamente difficile escludere, per il tempo necessario alla riflessione, le preoccupazioni e gli impegni che, come un rumore di fondo, si agitano dentro di noi creando confusione e ansia. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Pertanto diventa difficile e complesso riuscire a mettersi in ascolto dei delicati, tenui e complessi segnali lanciati dal bambino. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Difficile è, inoltre, creare il silenzio interiore quando l&#8217;ansia, la depressione o lo stress agitano l&#8217;animo di chi soffre di queste problematiche. LIDZ aveva evidenziato nelle famiglie dei pazienti schizofrenici &#8220;&#8230;l&#8217;incapacità dei genitori di percepire, comprendere o tollerare ciò che non rientra nel loro rigido sistema di difesa. &#8216;Inaccessibile&#8217; è un termine che si applica frequentemente alle madri o ai padri dei pazienti schizofrenici per indicare la loro incapacità di percepire i bisogni emotivi del bambino. Il genitore può &#8216;udire&#8217; ma non &#8216;ascoltare&#8217; ciò che il bambino dice, ed è ancora più sordo ai richiami muti.&#8221;<a title="" href="../#_ftn8">[8]</a></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Nella nostra società supercompetitiva, di questo tipo di stress soffrono sia gli uomini che le donne, anzi soprattutto queste ultime, in quanto sono costrette a barcamenarsi tra i tanti ruoli che la moderna società occidentale impone loro, affinché si sentano perfettamente &#8216;libere, impegnate ed integrate.&#8217; &#8220;Sei una donna che ha un&#8217;agenda piena di appuntamenti e di cose da fare, che mette lo stesso impegno, entusiasmo e dedizioni nelle piccole e grandi attività a casa e sul lavoro? Nel tuo ambiente di lavoro sei sempre indaffarata in compiti diversi, affrontati anche simultaneamente e trovi in essi la fonte principale della tua identità personale? Ti impongono di gestire al meglio ogni responsabilità, senza compromessi e deleghe e senza mai dire di no? Ti sforzi di ricavare il massimo dai vari ruoli che ricopri come individuo, figlia, fidanzata, moglie, madre, donna in carriera? Vuoi dimostrare di essere sempre migliore degli altri nel lavoro, nella gestione dei figli, in famiglia, nello sport, nella cura dell&#8217;aspetto, nelle relazioni affettive, e nella vita sociale? Tendi raramente a staccare la spina, a fermarti per concederti un riposo? Se tutto questo corrisponde al tuo profilo è probabile che tu faccia parte della categoria delle superwomen.&#8221;<a title="" href="../#_ftn9">[9]</a></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Questo tipo di superdonne che vogliono fare tutto e bene, si accorgono presto o tardi di fare troppo e male e di essere cadute in una trappola sociale autoimposta,<a title="" href="../#_ftn10">[10]</a> in quanto notano ben presto che al loro malessere si associa anche il malessere dei figli e delle persone che sono a loro vicine. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Altra caratteristica che restringe e limita le capacità e possibilità di ascolto, è la personalità in cui è presente un Io ipertrofico. Questo tipo di personalità spesso è portato a riflettere poco, in quanto crede di possedere già tutte le informazioni che servono a capire e a prendere delle decisioni. In questi casi l&#8217;eccessiva sicurezza, con conseguente scarsa ponderatezza, impedisce di soffermarsi a controllare sia quanto avvertito dal bambino, sia la qualità e l&#8217;utilità delle risposte date.</span></p>
<ol>
<li><span style="color: #ff00ff; font-size: medium;">5.      Una sufficiente serenità interiore.</span></li>
</ol>
<p><span style="font-size: medium;">Una buona serenità interiore è indispensabile per una corretta e sana comunicazione tra madre e bambino. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Tutte le alterazioni psicologiche provocate dall&#8217;ansia, dalla depressione, dall&#8217;irritabilità, dalla facile eccitabilità, ma anche dallo stress eccessivo, dall&#8217;uso di alcool e droghe di ogni tipo, disturbano più o meno intensamente, più o meno gravemente il dialogo genitore -figlio. Queste alterazioni della psiche alterano soprattutto le comunicazioni più delicate e complesse come quelle tra un bambino piccolo e la propria madre. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">    <span style="color: #ff00ff;"><strong>6</strong>. Buone capacità e disponibilità nel dare risposte coerenti, stabili, complete e soddisfacenti.</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Non basta ascoltare un messaggio, non basta interpretarlo correttamente: bisogna anche riuscire a dare delle risposte stabili e coerenti nel tempo, complete e soddisfacenti rispetto ai bisogni del bambino. <em>La risposta coerente</em> comporta delle azioni successive che siano in sintonia con la richiesta contenuta nel messaggio. &#8220;Ho capito che hai sete e quindi ti do da bere.&#8221;. <em>La risposta incoerente,</em> al contrario, non tiene conto del messaggio in arrivo: &#8220;Ho capito che hai sete ma poiché in questo momento sto discutendo e non ho voglia di alzarmi, faccio finta di non capire e ti dico di stare buono e tranquillo al tuo posto.&#8221; Per evitare di dare una risposta coerente, a volte, si può fare anche di peggio, come accusare il figlio di fare delle richieste inopportune: &#8220;Possibile che ogni volta che godo nel chiacchierare con le amiche tu mi devi disturbare con la tua sete? &#8221; <em>La risposta è stabile nel tempo </em>quando il soggetto continua ad offrire sempre lo stesso tipo di comportamento. <em>Le risposte sono complete e soddisfacenti</em> quando i bisogni del bambino sono soddisfatti pienamente e non solo in parte.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> Decodifiche non corrette e risposte incoerenti</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Le difficoltà nella corretta decodifica e nel dare risposte stabili, coerenti, complete e soddisfacenti possono essere causate da:</span></p>
<ul>
<li><span style="color: #800000; font-size: medium;">Scarsa sensibilità nei confronti dei segnali in arrivo</span></li>
<li><span style="color: #800000; font-size: medium;">Errata interpretazione dei segnali</span></li>
<li><span style="color: #800000; font-size: medium;">Giudizi negativi sul figlio</span></li>
<li><span style="color: #800000; font-size: medium;">Presupposti errati o eccessivi</span></li>
<li><span style="color: #800000; font-size: medium;">Visione egocentrica della realtà</span></li>
<li><span style="color: #800000; font-size: medium;">Difficoltà nell&#8217;adeguarsi ai bisogni del bambino</span></li>
<li><span style="color: #ff00ff; font-size: medium;">1.     Scarsa sensibilità nei confronti dei segnali in arrivo.</span></li>
</ul>
<p><span style="font-size: medium;">Vi sono dei genitori che avvertono un segnale solo se questo è molto intenso, vigoroso e costante. In caso contrario è come se non esistesse. Si può fare l&#8217;esempio dei sordastri i quali si attivano solo quando il segnale che raggiunge l&#8217;apparato uditivo è molto forte. Allo stesso modo in alcune persone, a causa di problematiche interiori, ansie, preoccupazioni e stress, la soglia percettiva è più alta della norma, per cui avvertono il messaggio solo se questo ha caratteri eclatanti. Ciò naturalmente irrita il bambino il quale vorrebbe, invece, essere rapidamente capito e soddisfatto nei suoi bisogni essenziali, senza la necessità di piangere a più non posso e disperarsi. </span></p>
<p><span style="color: #ff00ff; font-size: medium;">2.     Errata interpretazione dei segnali.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Il segnale o i segnali che il bambino emette possono arrivare alla nostra coscienza normalmente, ma essere male interpretati. Ad esempio: la madre pensa erroneamente che il bambino pianga in quanto ha bisogno di essere cullato, mentre in realtà egli vorrebbe soltanto essere cambiato di posizione. Per tale motivo l&#8217;esser cullato non solo non raggiunge lo scopo di calmare il bambino, ma al contrario può farlo innervosire maggiormente in quanto egli si sente non capito o, peggio, teme di non essere in grado di farsi capire. La stessa cosa avviene quando la madre pensa che il suo strillare sia dovuto alla fame per cui cerca di dargli da mangiare, mentre il suo pianto era causato da coliche addominali e pertanto il cibo aggiunto non fa che aumentare la indisposizione del figlio. E ancora. La madre pensa che  l&#8217;agitarsi nel lettino significhi che non ha più sonno e quindi accende la luce e apre le imposte affinché si svegli completamente, mentre in realtà questi movimenti del bambino sono dovuti alla mancanza di un sonno ristoratore che lo rende inquieto. Come abbiamo, visto a volte si attuano dei comportamenti che sono l&#8217;esatto opposto di quelli necessari e utili in quel momento. Bisogna però aggiungere che, pur sbagliando, alcune madri imparano rapidamente dagli errori e correggono il tiro, mentre altre, poco flessibili, continuano imperterrite a commettere gli stessi errori, per cui la sofferenza del piccolo sarà più intensa e più prolungata nel tempo.</span></p>
<p><span style="color: #ff00ff; font-size: medium;">3.     Giudizi negativi sul figlio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Alcuni genitori, pur di non ammettere i propri errori di valutazione, mettono sotto accusa il figlio dandogli degli immeritati giudizi negativi: &#8220;Questo bambino è cattivo e capriccioso, non sa neppure lui cosa vuole e non fa altro che disturbarmi inutilmente. E allora si arrangi. Pianga e strilli quanto vuole. Io non intendo farmi coinvolgere dai suoi capricci.&#8221; Lo stesso comportamento attuano quei genitori che tendono a focalizzare l&#8217;attenzione sulla propria persona e pertanto non sono disponibili all&#8217;ascolto dei bisogni altrui se non sono in linea con i propri. Questi genitori, se trovano un neonato che si sintonizza rapidamente con i loro bisogni e abitudini così da accettare facilmente i loro orari per cui dorme quando essi dormono, resta sveglio quando loro sono svegli, mangia quando loro mangiano e così via, riescono ad instaurare con lui un buon rapporto, ma se per caso il bambino ha ritmi diversi di sonno &#8211; veglia o si alimenta in momenti diversi rispetto a quelli che essi avevano programmato, si impuntano e resistono ai suoi richiami. &#8220;Per non cedere ai suoi capricci e per ben educarlo! &#8221; diranno, mentre in realtà stanno difendendo i loro bisogni e le loro abitudini. </span></p>
<p><span style="color: #ff00ff; font-size: medium;">4.      Presupposti errati o eccessivi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">I presupposti errati possono nascere da idee personali, influenzate da preconcetti o da parziali e limitate esperienze. I presupposti errati possono provenire, inoltre, dall&#8217;accettazione passiva di una delle tante teorie che circolano sulla rete Internet, nei libri, nei giornali, nelle riviste poco qualificate, alla Tv e alla radio. Questo fenomeno si è notevolmente ampliato oggi in quanto, a differenza che nel passato, siamo costantemente bombardati da una grande massa di informazioni poco attendibili e serie. La grande quantità di ore di trasmissioni e le numerose pagine dei giornali da riempire di contenuti, comportano, da parte dei direttori delle testate radiotelevisive o giornalistiche, la difficoltà di selezionare e verificare accuratamente le informazioni. Pertanto queste risultano spesso poco o per nulla aderenti ad un minimo di verità e serietà scientifica. Tra l&#8217;altro, molti strumenti d&#8217;informazione, pur di riportare qualcosa di diverso e di non usuale ricercano e presentano non le notizie scientifiche più consuete e affidabili, ma quelle che possono colpire maggiormente l&#8217;attenzione o la fantasia degli ascoltatori o dei lettori. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Tutto ciò condiziona negativamente i genitori, soprattutto le madri e i padri più fragili e ansiosi. Da ciò una notevole varietà di atteggiamenti e comportamenti da un genitore all&#8217;altro, in quanto, alcuni genitori accettano una certa teoria e la fanno propria, mentre altri mettono in pratica una teoria molto diversa. Spesso gli stessi genitori, nel tempo, cambiano comportamento e atteggiamento, a seconda della teoria prevalente e di moda in quel momento o scelgono quella più congeniale ai loro bisogni personali e individuali. In questa babele di informazioni ritroviamo, nel rapporto con i minori, una grande varietà di atteggiamenti e comportamenti. Addirittura, il che è peggio, può avvenire che all&#8217;interno della stessa coppia il papà attui una certa linea educativa e la mamma metta in essere un progetto formativo completamente diverso e contrastante. Capita allora, per esempio, che il papà insista a che la mamma allatti il bambino quando egli, con il pianto richieda di mangiare (<em>allattamento a richiesta),</em> mentre la mamma si impunti a che il bambino mangi ad orari ben precisi, in modo da educarlo ad accettare dei tempi fisiologici tra una poppata e l&#8217;altra (<em>allattamento ad orario).</em> Così come può capitare di vedere nelle coppie di separati un papà che veste in modo spartano il figlio quando è con lui, per meglio fortificarlo, e quindi in pieno inverno, lo veste solo con una maglietta, mentre la madre, che segue una teoria opposta, copre a più non posso il proprio bambino con maglie, vestitini e cappottini di lana per evitare che si raffreddi. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Allo stesso modo alcuni genitori non volendo che il bambino &#8216;si abitui male&#8217;, non prendono mai in braccio i propri figli, mentre altri, seguendo l&#8217;esempio dei Masai della Tanzania li tengono sempre addosso. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Questa molteplicità di comportamenti e atteggiamenti educativi e di cura, ci appare poco razionale in quanto sappiamo che i bisogni veri e profondi dei minori, non cambiano nel tempo e pertanto le modalità educative non dovrebbero essere eccessivamente diverse da una coppia all&#8217;altra. L&#8217;aver smarrito, in quanto ritenuta erroneamente poco scientifica, la cultura tradizionale filtrata da milioni di esperienze dirette e trasmessa oralmente da una generazione all&#8217;altra, ha comportato un danno notevole nella coerenza e nello stile educativo dei nuovi genitori. </span></p>
<p><span style="color: #ff00ff; font-size: medium;">5.     Visione egocentrica della realtà.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La visione egocentrica della realtà si evidenzia ogni volta che pensiamo che il bambino debba amare, desiderare oppure rifiutare e odiare, ciò che noi amiamo, desideriamo, rifiutiamo o odiamo: &#8220;Siccome io sento caldo penso che anche mio figlio debba sentire caldo.&#8221; &#8220;Siccome a me piace un certo cibo ritengo che anche al bambino debba necessariamente piacere lo stesso alimento.&#8221; La <em>visione egocentrica</em> inserisce, come fondamento dei propri comportamenti, le proprie sensazioni, i propri desideri, le proprie emozioni, la propria visione della realtà e non i gusti, i desideri ed i bisogni personali del bambino. Questo vedere la realtà con i propri occhi e con il proprio sentire e non con i bisogni degli altri, fa accettare con difficoltà altri modi di essere ed altri vissuti. Pertanto, i comportamenti conseguenti seguono questi non corretti parallelismi. Questa tipologia di genitori, ad esempio, toglie la maglietta al figlio in quanto loro sentono caldo o danno al bambino la marmellata di mirtilli che a loro piace tanto, pensando che anche il bambino debba sentire caldo e che i mirtilli debbano necessariamente piacere anche a lui. </span></p>
<p><span style="color: #ff00ff; font-size: medium;">6.     Difficoltà nell&#8217;adeguarsi ai bisogni del bambino.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Alcune volte i genitori comprendono perfettamente la o le richieste del bambino, ma non hanno energie sufficienti o voglia di soddisfarle: &#8220;Capisco che mi chiede di fargli da mangiare ma, in questo momento, nonostante la mia buona volontà, non ho la forza sufficiente per accontentarlo.&#8221; &#8220;Capisco che vorrebbe essere abbracciato per sentirsi protetto ma, giacché in questo momento mi sento fragile e pertanto sono io che vorrei essere abbracciata, in modo tale da sentirmi sicura e confortata, non riesco ad esaudire il suo desiderio ed il suo bisogno.&#8221; </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">La mancanza di disponibilità, di forze e di energie necessarie a dare al bambino le cure necessarie può essere dovuta:</span></p>
<ul>
<li><span style="font-size: medium;">·         <em>a numerose condizioni organiche</em> come le malattie debilitanti, i deficit ormonali, l&#8217;abuso di alcool, l&#8217;uso di droghe o psicofarmaci;</span></li>
<li><span style="font-size: medium;">·         <em>a disturbi psicologici</em> come la depressione, i postumi da stress, l&#8217;ansia o le nevrosi ossessive persistenti;</span></li>
<li><span style="font-size: medium;">·         <em>ad impegni e attività lavorative eccessive, psicologicamente o fisicamente debilitanti.</em> E&#8217; una situazione questa oggi molto frequente. La società dei consumi stimola e riesce a convincere molti genitori ad attivarsi in modo eccessivo negli impegni lavorativi, per avere il denaro necessario a soddisfare richieste ed esigenze sempre maggiori ed il più delle volte assolutamente superflue, proposte da parte della pubblicit? come essenziali. Pertanto la consapevolezza delle necessità affettive e di cura dei figli, si scontra con la necessità di rimpinguare il più possibile il conto in banca. </span></li>
<li><span style="font-size: medium;">·         <em>alla presenza nei genitori di un Io pigro, o egoisticamente immaturo;</em></span></li>
<li><span style="font-size: medium;">·         <em>alla mancanza di un profondo legame affettivo</em> nei confronti del figlio. In questi casi di disaffezione è spesso presente una scarsa disponibilità a soddisfare delle richieste, avvertite come occupazioni noiose o eccessive. In questo caso i genitori, pur capendo i bisogno del bambino, preferiscono occuparsi di altre cose ritenute più piacevoli, interessanti e gratificanti;</span></li>
<li><span style="font-size: medium;">·         <em>alla solitudine nell&#8217;affrontare le cure ed i compiti educativi.</em> Solitudine dovuta all&#8217;assenza fisica o alla scarsa collaborazione dell&#8217;altro coniuge o della rete familiare. Anche in questo caso ai figli sono date delle risposte instabili, poco coerenti o non soddisfacenti. Ciò avviene sia quando a guidare la famiglia è solo la madre (<em>famiglia madre &#8211; centrica</em>), sia al contrario, quando a guidare la famiglia è solo il padre <em>( famiglia padre &#8211; centrica</em>). E&#8217; ampiamente dimostrato che le cure più attente ed efficaci si attuano quando sono presenti entrambi i genitori che si relazionano in maniera armonica con aiuto, sostegno e rispetto reciproco.</span></li>
</ul>
<p><strong><span style="color: #000080; font-size: large;"> Le conseguenze</span></strong></p>
<p><span style="font-size: medium;">Quando i genitori hanno problemi nella comunicazione o non danno risposte coerenti e stabili, complete e soddisfacenti, le conseguenze sono notevolmente gravi. </span></p>
<ul>
<li><span style="font-size: medium;">·         Il bambino avverte che è inutile comunicare se non si è ascoltati o se le proprie richieste non vengono esaudite;<a title="" href="../#_ftn11">[11]</a></span></li>
<li><span style="font-size: medium;">·         Il bambino può immaginare qualcosa di ancora più grave: che è dannoso comunicare se ciò ha sugli altri dei risvolti negativi. Ad esempio, se fa aumentare la loro ansia, se li porta a scontrarsi, se accentua i loro comportamenti aggressivi e rifiutanti.</span></li>
<li><span style="font-size: medium;">·         Il bambino può apprendere a non fidarsi nelle possibilità insite nella comunicazione,</span></li>
<li><span style="font-size: medium;">·         Il bambino può ritenere che non bisogna fare assegnamento sui genitori, sugli adulti e sugli esseri umani in generale. Infatti, quando persistono gravi difetti nella comunicazione tra genitori e figlio, la sfiducia verso gli altri può ampliarsi a tutta la realtà esterna e, conseguentemente, si può instaurare una chiusura <em>(autismo)</em> verso il mondo reale. Il bambino in questi casi rimane solo e prigioniero delle sue ansie, delle sue paure, delle fantasie ed elaborazioni mentali.<a title="" href="../#_ftn12">[12]</a></span></li>
</ul>
<p><span style="font-size: medium;">Queste difficoltà o questo analfabetismo affettivo appare in costante, continuo aumento nel mondo occidentale per vari motivi:</span></p>
<ul>
<li><span style="font-size: medium;">·         la formazione delle coppie genitoriali avviene nel migliore dei casi in base al sentimento amoroso, mentre, nei casi peggiori, per iniziare un cammino di coppia a volte è sufficiente il fuoco dell&#8217;innamoramento, della passione o dell&#8217;attrazione sessuale. Non sono, quindi, opportunamente valutate, in queste scelte e decisioni, le capacità proprie e dell&#8217;altro indispensabili per essere una buona madre o un buon padre; </span></li>
</ul>
<ul>
<li><span style="font-size: medium;">L&#8217;  ìmpegno nei confronti delle acquisizioni culturali è rivolto soprattutto alle nozioni utili per superare dapprima interrogazioni ed esami di tipo scolastico, mentre, successivamente, tale formazione ha lo scopo di ottenere una buona capacità professionale. Nel contempo è sottovalutata la preparazione attinente la comunicazione efficace necessaria nella relazione con un bambino piccolo;</span></li>
<li><span style="font-size: medium;">Il tirocinio nella cura e nell&#8217;ascolto di un neonato è assente o scarsamente presente nella vita sia degli uomini che delle donne;</span></li>
<li><span style="font-size: medium;">L&#8217; aumento di giovani con disturbi psicologici più o meno gravi, incrementa il numero dei casi di genitori che presentano gravi difficoltà nella comunicazione insieme a scarse possibilità e disponibilità nel dare risposte coerenti, stabili, complete e soddisfacenti</span><br />
<h4><a href="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/Il-bambino-e-lambiente.pdf"><strong><em><span style="color: #ff6600;">Tratto dal libro di Emidio Tribulato &#8220;Il bambino e l&#8217;ambiente&#8221;  </span></em></strong></a></h4>
<h4><a href="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/Il-bambino-e-lambiente.pdf"><strong><em><span style="color: #ff6600;">Per scaricare il libro sul vostro computer cliccate qui</span>.</em></strong></a></h4>
</li>
</ul>
<hr size="1" width="33%" />
<div>
<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="../#_ftnref1">[1]</a>  G. V. BARTOLO, &#8216;L&#8217;amore che fa crescere il figlio&#8217;, in <em>Famiglia oggi</em>, 2003, 2, p.27.</span></p>
</div>
<div>
<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="../#_ftnref2">[2]</a>  R. SPIEGEL, <em>La comunicazione nei disturbi psichiatrici,</em> in S. ARIETI (a cura di), Manuale di psichiatria, Boringhieri, Torino, 1970, p 2116.</span></p>
</div>
<div>
<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="../#_ftnref3">[3]</a>  N.W. ACKERMAN, <em>Psicodinamica della vita familiare</em>, Boringhieri, Torino,  p.102.</span></p>
</div>
<div>
<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="../#_ftnref4">[4]</a>  D. W. WINNICOTT, <em>I bambini e le loro madri</em>, Cortina Raffaello, Milano, 1987, p 18.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.cslogos.it/2025/04/01/il-dialogo-madre-figlio/">Il dialogo madre &#8211; figlio</a> proviene da <a href="https://www.cslogos.it">CS Logos</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il mondo del neonato</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2025/04/01/il-mondo-del-neonato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Apr 2025 16:08:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con il giudizio e la mentalità degli adulti è difficile capire quanto sia problematica la condizione di un neonato. Questi è un essere straordinariamente impotente, sprovveduto di mezzi, dipendente e in certo qual modo, come abbiamo detto, &#8216;incompiuto&#8217;[1]. Pertanto è arduo e delicato il compito...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cslogos.it/2025/04/01/il-mondo-del-neonato/">Il mondo del neonato</a> proviene da <a href="https://www.cslogos.it">CS Logos</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><audio class="audio-for-speech" src="https://www.cslogos.it/cslogos/images/j2xml/5d9ff3a361d47c54a7579ef0cc3c40be"></audio></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; line-height: 1.3em;">Con il giudizio e la mentalità degli adulti è difficile capire quanto sia problematica la condizione di un neonato. Questi è un essere straordinariamente impotente, sprovveduto di mezzi, dipendente e in certo qual modo, come abbiamo detto, &#8216;incompiuto&#8217;</span><a style="font-size: medium; line-height: 1.3em;" title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftn1">[1]</a><span style="font-size: medium; line-height: 1.3em;">. Pertanto è arduo e delicato il compito dei genitori ed in particolare delle madri, nello stabilire una buona, efficace e duratura relazione con il loro piccolo. I motivi di queste difficoltà sono tanti.</span></p>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #ff00ff;"><strong>Per il neonato la madre è il mondo intero</strong></span></h6>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il mondo degli adulti è ricco, ampio e variegato. Nel mondo degli adulti vi sono il lavoro ed il tempo libero, vi sono gli amici e la famiglia, gli amori e le passioni, lo sport ed il gioco, gli spettacoli e la cultura, la religione e la politica. Il mondo del neonato è piccolo e indifferenziato. Le componenti affettivo-relazionali che danno spessore e calore alla vita si riducono a una e una sola persona: la propria madre. Pertanto, nel neonato, il rapporto con la figura materna è totalizzante, in quanto questa rappresenta il mondo intero, ma anche se stesso. Se la madre è ansiosa, o peggio angosciata, questa sua tensione produce angoscia nell&#8217;infante<a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftn2">[2]</a>. Se la madre è serena e felice, questa condizione di serenità e gioia si rifletterà sul bambino. La madre, quindi, si confonde con il figlio dal quale è avvertita come parte di sé. Poppando egli assorbe la madre quasi perdendosi in lei. Amando le sensazioni gradevoli che la madre gli procura, egli ama se stesso e lei nel medesimo tempo, cosicché <span style="text-decoration: underline;">la madre è il suo Io</span>, fin quando questo non si è costituito.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/super001.jpg" alt="" width="177" height="434" border="0" /></span></p>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #ff00ff;">I bisogni del bambino, per essere soddisfatti, necessitano di un&#8217;altra persona.</span></h6>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Caratteristica del neonato è la sua impotenza e la sua completa dipendenza dalla madre. Senza che qualcuno si occupi di lui, morirebbe. L&#8217;adulto organizza l&#8217;ambiente nel quale vive in modo tale che possa soddisfare i suoi bisogni. Egli va al supermercato a fare la spesa e sceglie i prodotti che desidera o che gli sono congeniali in quel momento ed in quella situazione. Ha la possibilità di diminuire la sua sofferenza, selezionando la o le persone e i mezzi più opportuni. Il neonato non può fare nulla di ciò. Egli non può camminare da solo, non può nutrirsi da solo, non ha la possibilità di cercare i mezzi per diminuire il suo disagio. Sono gli altri che hanno il compito di scegliere per lui, interpretando i suoi bisogni. Egli può solo segnalare, con i pochi mezzi che ha a disposizione, la sua condizione di gioia e soddisfazione o al contrario il suo malessere, la sua insoddisfazione o la sua collera.</span></p>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #ff00ff;">Un neonato non ha la possibilità di capire la causa della sua sofferenza e di porvi rimedio</span></h6>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Un adulto riesce a comprendere i motivi della sua sofferenza, soprattutto se questa proviene dall&#8217;ambiente esterno. Quando un suo genitore o una persona cara si ammala, quando l&#8217;amore della sua vita lo delude, quando l&#8217;amico più caro lo tradisce, quando un conflitto all&#8217;interno della famiglia squassa il suo animo, egli ha la consapevolezza delle cause dell&#8217;angoscia che l&#8217;opprime. Quando la sua sofferenza proviene dall&#8217;intimo del suo animo, anche se non ne conosce la causa, sa almeno da dove proviene la sua angoscia. Pertanto, quando riesce ad individuare la o le cause, egli ha la possibilità di cercare e poi trovare i rimedi più opportuni in un buon psicologo o psichiatra, in una relazione più efficace e gratificante, in un farmaco utile per il suo malessere, nello sport e così via. Un neonato non può fare nulla di tutto ciò. Per alleviare la sua angoscia egli è costretto ad affidarsi totalmente alle persone che gli sono vicine e che hanno cura di lui.</span></p>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #ff00ff;">Il neonato non può scegliersi l&#8217;ambiente più idoneo</span></h6>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Noi adulti possiamo, entro certi limiti, sceglierci le persone, gli animali o gli oggetti a noi più congeniali o che maggiormente soddisfano i nostri bisogni. Se un amico o un gruppo di amici ci delude, non ci gratifica sufficientemente, non si dimostra attento verso le nostre richieste ed i nostri desideri possiamo, anche se con difficoltà, cambiarli con altri. Così come possiamo cambiare fidanzata, e con il divorzio o la separazione, possiamo anche sostituire il compagno o la compagna della nostra vita. Per il bambino tutto ciò non è possibile. Egli è costretto ad accettare l&#8217;ambiente dove la natura l&#8217;ha inserito. Egli è costretto ad accettare quella madre, quel padre, quei fratelli e quei nonni che il destino gli ha fatto trovare e gli ha posto accanto.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/A6MED63.jpg" alt="" width="299" height="255" border="0" /></span></p>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #ff00ff;">Il neonato non può scegliere il luogo in cui vivere</span></h6>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Noi adulti possiamo, a seconda della nostra indole, in base ai nostri personali gusti e bisogni del momento, scegliere di abitare in campagna, piuttosto che in città; e se abbiamo scelto la città, possiamo abitare al centro o in periferia. Possiamo, quindi, optare per un ambiente vivace, anche se rumoroso, oppure per un ambiente tranquillo e silenzioso. Il neonato non può fare ciò. Pertanto, la quantità di frustrazioni che può essere costretto a subire è molto alta.</span></p>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #ff00ff;">Il neonato non può modificare l&#8217;ambiente intorno a lui</span></h6>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Noi adulti possiamo, almeno in parte, modificare l&#8217;ambiente che ci circonda. Se c&#8217;è troppa luce possiamo abbassare le tapparelle. Se c&#8217;è troppo caldo possiamo aprire la finestra o accendere l&#8217;aria condizionata. Se una sedia è scomoda possiamo sederci su un comodo divano. Se un indumento ci provoca fastidio o prurito possiamo cambiarlo con un altro. Il neonato non può fare nulla di ciò.</span></p>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #ff00ff;">Il neonato può modificare molto poco l&#8217;atteggiamento delle persone che stanno vicino a lui e che con lui si relazionano.</span></h6>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Spiegando il perché del nostro malessere e qual è il modo migliore per farci sentire bene, possiamo chiedere agli altri di modificare il loro comportamento nei nostri riguardi. Una moglie può dire al marito o al compagno: &#8216;Ti prego, non gridare, parla a voce bassa&#8217;; &#8216;Quando ritorno a casa stanca e nervosa, ti chiedo di non assalirmi con i tuoi problemi&#8217;; &#8216;Sono nervosa e triste, tienimi stretta a te, abbracciami forte, fammi sentire protetta e sicura&#8217;. Il neonato non può fare ciò. Per cui, quando la persona che si prende cura di lui manifesta atteggiamenti e comportamenti poco idonei, non può modificarli se non comunicando il suo dispiacere o disappunto. N? il bambino ha alcun mezzo per alleviare lo stato d&#8217;animo negativo fatto di angoscia, tristezza, collera o rabbia di chi ha cura di lui, per cui, direttamente o indirettamente, rischia di rimanere coinvolto nei sentimenti e nelle emozioni negativi degli altri.</span></p>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #ff00ff;"><strong>Il neonato ha rudimentali mezzi di comunicazione</strong></span></h6>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Noi abbiano una grande varietà di strumenti di dialogo. Quando abbiamo la necessità di comunicare ad altri i nostri bisogni, le nostre necessità, i nostri desideri ma anche i motivi della nostra inquietudine e collera, possiamo farlo verbalmente, per iscritto, con l&#8217;uso della gestualità e così via. I mezzi che può usare un neonato sono scarsi e rudimentali. &#8216;Io non mi agito, non piango, dormo tranquillo: io sto bene&#8217;. &#8216;Io piango, strillo, agito le manine ed i piedini, sono rosso in viso: io sto male&#8217;. Ma l&#8217;intensità, la o le cause, ed i possibili rimedi di questo malessere, possono soltanto essere percepiti, interpretati, compresi e scoperti, solo da una buona madre o da un buon gruppo familiare che sa ben utilizzare l&#8217;empatia, l&#8217;istinto, l&#8217;esperienza e le conoscenze acquisite.</span></p>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #ff00ff;"><strong>Il neonato non ha esperienze da utilizzare </strong></span></h6>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Se nostra moglie ritarda, per cui non possiamo metterci a tavola e pranzare, conoscendo il carattere di lei, che spesso ci fa aspettare, o i problemi che le dà il suo lavoro, tanto per alleviare i morsi della fame, possiamo aprire il frigo e fare uno spuntino con quello che troviamo, oppure, armati di santa pazienza, possiamo aspettare che torni, in quanto sappiamo quanto dura, di solito, il suo ritardo. Il neonato, non conoscendo le abitudini ed i problemi della madre, se questa ritarda a dargli da mangiare, può facilmente pensare che sia scomparsa o che non abbia alcuna voglia di soddisfare i suoi bisogni e, quindi, che non vi sia alcun essere umano che possa alleviare la sua fame. E ciò lo terrorizza e lo sconvolge.</span></p>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #ff00ff;"><strong>Un neonato ha scarse difese psicologiche </strong></span></h6>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Una situazione è stressante a seconda del livello di sviluppo raggiunto: maggiori sono la maturità dell&#8217;individuo e la sua età cronologica o mentale, migliore sarà il suo comportamento di fronte ai traumi e agli stress. Da ciò si deduce che se un adulto maturo e sereno riesce a metabolizzare una notevole quantità di situazioni stressanti, ciò non può fare un neonato, in quanto non ha ancora sviluppato dei sistemi difensivi efficaci. Pertanto ogni cosa che esula dal normale contesto può notevolmente allarmarlo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/g0502753-1.jpg" alt="" width="370" height="275" border="0" /></span></p>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #ff00ff;"><strong>Nel neonato l&#8217;emotività prevale sull&#8217;emozione</strong></span></h6>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Nell&#8217;adulto le emozioni sono, almeno in parte, controllate e gestite. Nel bebè e nel bambino piccolo, a causa della immaturità del suo sistema nervoso, l&#8217;emotività prevale sull&#8217;emozione. Tanto che, a questa età, le reazioni emotive non hanno sempre una causa nettamente spiegabile. Pertanto possono essere notevolmente sproporzionate, rispetto alle cause e possono diffondersi e sopirsi bruscamente, senza apparente ragione. Il bambino gioisce al massimo come al massimo diventa triste. I fenomeni affettivi hanno quindi un modo di manifestarsi improntato a <em>caratteristiche di globalità, elementarità e indifferenziazione.</em> Non hanno il carattere fisso e convenzionale che troviamo nell&#8217;adulto, poiché scaturiscono da una struttura psichica molto meno controllata, non socializzata, non matura, in cui difettano ancora ragionamento e capacità di rappresentazione. Per di più la sua psiche ha ancora scarsi elementi in memoria, pertanto è dominata dal momento presente<a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftn3">[3]</a>. Solo più tardi il piccolo essere umano capisce che una soddisfazione può essere ritardata, senza per questo essere negata o che una frustrazione può essere del tutto momentanea e comportare compensazioni successive, per cui può momentaneamente frenare i suoi bisogni insieme alla sua impetuosità o alla sua collera.</span></p>
<h6 style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #ff00ff;"><strong>Per il neonato il mondo attorno a lui è un luogo sconosciuto </strong></span></h6>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Noi adulti sappiamo cosa vi è nella stanza accanto a quella in cui siamo, cosa vi è fuori della nostra casa, al di l? della nostra città. Sappiamo anche cosa succede dall&#8217;altra parte del mondo, anche solo per averlo visto in foto o in tv. Il bambino piccolo non sa quasi nulla del mondo che lo circonda. Se la madre o chi ha cura di lui sparisce dalla sua vista, può pensare che sia scomparsa del tutto. Se piange perché ha fame o sete e nessuno viene a consolarlo e a soddisfare i suoi bisogni, può pensare che sarà sempre così e che rischierà di morire. è questo il motivo per cui ai bambini piace dormicchiare in una stanza con qualche rumore di sottofondo, piuttosto che rimanere soli e al buio in una stanza lontano dai genitori. Questi piccoli rumori lo tranquillizzano della presenza dei suoi genitori e gli fanno capire che di non essere solo e abbandonato.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/03/g1107066.jpg" alt="" width="275" height="311" border="0" /></span></p>
<h5 style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #ff00ff;">Le sensazioni del neonato</span></h5>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Alla nascita i sensi del neonato sono sviluppati quasi completamente, anche se egli non è ancora in grado di riconoscere gli oggetti e le persone in quanto tali, né ha la coscienza di sé come entità distinta dall&#8217;altro. Per Piaget <a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftn4">[4]</a> inizia con la nascita una rivoluzione copernicana: &#8216;Mentre al punto di partenza di questo sviluppo il neonato riferisce ogni cosa a sé, o meglio al proprio corpo, al punto di arrivo, cioè quando hanno inizio il pensiero ed il linguaggio, si colloca praticamente come elemento o corpo fra gli altri, in un universo che ha costruito a poco a poco, e che sente ormai come esterno a sé &#8216;. Pur non potendo conoscere direttamente la vita psichica di un neonato, possiamo verosimilmente immaginarla come un susseguirsi di sensazioni ed impressioni che si sovrappongono le une alle altre in modo caotico e confuso, a causa delle scarse capacità del sistema nervoso di recepire, selezionare, comprendere e gestire al meglio le informazioni in arrivo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Alcune di queste sensazioni, come quelle tattili, termiche, uditive, olfattive, provengono dal mondo esterno a lui.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Procurano <em>sensazioni tattili </em>i suoi vestitini, la stoffa della culla, l&#8217;acqua del bagnetto, il corpo della madre e delle persone che hanno cura di lui. Pertanto il dialogo tonico &#8211; emozionale, già presente nella fase prenatale, prosegue dopo la nascita. Queste sensazioni possono essere piacevoli, nel momento in cui il bambino si sente accolto, accarezzato, baciato, oppure sgradevoli se le mani e le braccia che lo manipolano sono tese, rigide, tremanti, incerte, scarsamente accoglienti e morbide, o peggio rifiutanti, violente o aggressive.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il bambino riceve <em>sensazioni termiche </em>dal tepore del seno o del corpo della madre e delle persone che hanno cura di lui, ma anche dall&#8217;acqua del bagnetto e dall&#8217;ambiente dove vive.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Avverte <em>sensazioni uditive</em> ascoltando il battito del cuore della mamma mentre viene allattato, o udendo le parole di lei, i rumori e i suoni dell&#8217;ambiente.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> Percepisce <em>sensazioni olfattive</em> che provengono dall&#8217;odore della madre, dei familiari, del latte, dei prodotti per la pulizia sua e della stanza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Avverte <em>sensazioni cenestesiche</em> quando viene cullato, manipolato, spostato, o quando chi è vicino a lui gioca con le sue manine e con i suoi arti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><em>Le sensazioni interne</em> provengono, invece, dal suo organismo: dalla pelle irritata, dal suo respiro, dai borbottii e dalle altre contrazioni dell&#8217;addome, dal battito del suo cuore.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Certe percezioni sono dolorose o sgradevoli e provocano tensione e bisogno che qualcuno provveda ad eliminarle, mentre altre sono piacevoli e gradevoli ed il neonato vorrebbe che non finissero mai, in quanto gli procurano un senso di benessere. Tutte queste sensazioni non sono però nette e chiare ma confuse ed incerte. Il neonato ancora non sa, non capisce da dove vengono e perché vengono, in quanto non le ha ancora interpretate, definite e catalogate. L&#8217;<em>adualismo </em>nel quale egli vive, così ben descritto dal Piaget, gli rende impossibile distinguere il suo mondo interiore da quello esterno, l<em>&#8216;Io </em>dal <em>non I</em>o. Allo stesso modo ancora non esistono, a livello di coscienza, il tempo e lo spazio, né vi è causa ed effetto o relazioni di qualsiasi genere. Per il neonato esiste soltanto una specie di adesso, indifferenziato al quale il bambino non si può sottrarre<a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftn5">[5]</a>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Quando dorme, e il bambino neonato dorme per la maggior parte del suo tempo, le sue impressioni sono ancora più vaghe e confuse <a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftn6">[6]</a>. Ciò può spiegare, almeno in parte, i suoi trasalimenti, durante il sonno, le sue precoci paure, i suoi scoppi di pianto improvvisi, e per noi immotivati.</span></p>
<h4><a href="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/Il-bambino-e-lambiente.pdf"><strong><em><span style="color: #ff6600;">Tratto dal libro di Emidio Tribulato &#8220;Il bambino e l&#8217;ambiente&#8221;  </span></em></strong></a></h4>
<h4><a href="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/Il-bambino-e-lambiente.pdf"><strong><em><span style="color: #ff6600;">Per scaricare il libro sul vostro computer cliccate qui</span>.</em></strong></a></h4>
<h3><a href="https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/67743/mondo-affettivo-e-mondo-economico/"><span style="font-size: medium;">Per avere in forma cartacea il libro cliccate qui.</span></a></h3>
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<hr size="1" width="33%" />
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<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftnref1">[1]</a> Osterrieth, P.A., Introduzione alla psicologia del bambino, Giunti e Barbera, Firenze, 1965, p. 27.</span></p>
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<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftnref2">[2]</a> SullivanH.S.,       (1962), <em>Teoria interpersonale della psichiatria</em>, Milano, Feltrinelli Editore, p. 59.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
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<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftnref3">[3]</a> Osterrieth, P.A., Introduzione alla psicologia del bambino, Giunti e Barbera, Firenze, 1965, p. 60.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
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<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftnref4">[4]</a> Piaget J., (1964), <em>Lo sviluppo mentale del bambino e altri studi di psicologia</em>, Torino, Giulio Einaudi Editore, p. 17.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
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<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftnref5">[5]</a> Osterrieth, P.A., Introduzione alla psicologia del bambino, Giunti e Barbera, Firenze, 1965, p. 48.</span></p>
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<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftnref6">[6]</a> Osterrieth, P.A., Introduzione alla psicologia del bambino, Giunti e Barbera, Firenze, 1965, p. 49.</span></p>
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<div style="text-align: justify;">
<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftnref7">[7]</a> De Pinto L., (2004), &#8216;Conversare tra noi lungo il cammino&#8217;, <em>Consultori familiari oggi</em>, n. 2-3, anno 12, p. 13.</span></p>
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<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftnref8">[8]</a> Osterrieth, P.A., Introduzione alla psicologia del bambino, Giunti e Barbera, Firenze, 1965,  p. 28.</span></p>
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<div style="text-align: justify;">
<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftnref9">[9]</a> Osterrieth, P.A., Introduzione alla psicologia del bambino, Giunti e Barbera, Firenze, 1965, p. 28.</span></p>
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<div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><a title="" href="file:///C:/Users/Utente/Documents/LIBRI/BAMBINI%20DA%20LIBERARE/IL%20BAMBINO%20E%20IL%20SUO%20AMBIENTE/Il%20bambino%20e%20il%20suo%20ambiente%20note.doc#_ftnref10">[10]</a> Langeveld, in Osterrieth, P., A., (1965)  Introduzione alla psicologia del bambino, Firenze, Giunti e Barbera, p. 29.</span></p>
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		<title>I giudizi sul bambino</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2025/04/01/i-giudizi-sul-bambino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Apr 2025 16:08:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Così come il bambino individua dalle caratteristiche dell&#8217;ambiente se questo è adeguato o non ai suoi bisogni e alle sue esigenze, anche le persone che stanno accanto a lui: la madre, il padre, gli altri familiari e l&#8217;ambiente sociale nel quale egli vive, danno il...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><audio class="audio-for-speech" src="https://www.cslogos.it/cslogos/images/j2xml/cf8998f9970c4b50f4ec6f3adcf6aef6"></audio></p>
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<p><span style="font-size: medium;">Così come il bambino individua dalle caratteristiche dell&#8217;ambiente se questo è adeguato o non ai suoi bisogni e alle sue esigenze, anche le persone che stanno accanto a lui: la madre, il padre, gli altri familiari e l&#8217;ambiente sociale nel quale egli vive, danno il proprio giudizio sul neonato, come aveva già dato una propria valutazione ancor prima che egli nascesse, sull&#8217;opportunità di questo evento.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Questi giudizi e queste valutazioni hanno dei tratti oggettivi ma hanno anche molti elementi soggettivi legati alle persone che si confrontano con il nuovo essere umano. E così come agli occhi del bambino vi può essere una madre buona o una cattiva, agli occhi dei genitori e degli altri familiari vi può essere un <em>bambino facile o un bambino difficile</em>, in definitiva un <em>bambino buono o un bambino cattivo. </em>Gli elementi che concorrono a designare agli occhi e al cuore delle persone che stanno accanto al piccolo essere umano, una maggiore o minore sottolineatura degli aspetti positivi o negativi e quindi una maggiore o minore accettazione, sono numerosissimi ma anche di difficile valutazione, non solo da parte di chi esamina il problema dall&#8217;esterno ma anche e soprattutto da chi è coinvolto nella relazione. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Per SULLIVAN &#8220;La personificazione del bambino fatta dalla madre non è il bambino ma bensì un&#8217;organizzazione di esperienze in sviluppo che ha luogo nella madre e che comprende molti fattori il cui rapporto con il bambino reale è remotissimo.&#8221;<a title="" href="../#_ftn1">[1]</a> Nella personificazione sono compresi molti elementi. Certamente hanno influenza le sue caratteristiche genetiche: vi sono neonati che accettano molto più di altri gli errori e le mancanze di attenzione della madre, mentre vi sono bambini che protestano e si arrabbiano per un nonnulla. Accanto alle caratteristiche che il bambino porta nei suoi geni, l&#8217;immagine che noi abbiamo del bambino è influenzata da molti altri elementi.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>1.      </strong>Vi è intanto la <em>maggiore o minore desiderabilità dell&#8217;evento</em>. Questo bambino era desiderato o no? E da chi era desiderato? Solo dalla madre, solo dal padre, da entrambi? Era desiderato dai nonni? Oppure essi temevano che questa gravidanza, che in qualche modo li avrebbe coinvolti nell&#8217;aiuto e nell&#8217;assistenza alla madre e al piccolo, fosse inopportuna? Ma anche la società, nel suo complesso, come vede la nascita di un nuovo essere umano? Come un nuovo problema da affrontare, in quanto già prima di nascere questo evento comporta impegni e spese per la comunità, oppure come un dono del quale la società civile può godere?</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong><em>2.      </em></strong>Il secondo elemento, altrettanto importante, è legato alle <em>conseguenze immediate della sua presenza.</em> La sua esistenza, a partire dai primi mesi o giorni della gravidanza cosa ha provocato? Cosa ha modificato in senso positivo o negativo? La descrizione di Anna è sintomatica di una buona accoglienza. &#8220;<em>Prima di attendere Mario ero nervosa e irritabile in quanto, fin da piccola, avevo paura di non poter avere dei bambini ai quali invece tenevo molto. Nel momento in cui, invece, ho saputo di aspettarlo mi sono rasserenata, anzi ero così felice che mi sembrava di poter toccare il cielo con un dito. Anche lui, Giulio, mio marito, era contento e non sapeva cosa fare per farmi capire la sua gioia. Mai avevo avuto da lui tante attenzioni prima di allora: mi coccolava, mi diceva che ero diventata più bella, più dolce, mi ha fatto subito un regalo importante. Ma anche i suoi genitori sono stati dolcissimi. Prima di sposarci e anche dopo, mi sentivo guardata da loro in modo strano, con sospetto. Come dire: </em>&#8220;<em>Vediamo chi è questa qua, vediamo cosa sa fare</em>.&#8221;<em> Nel momento in cui ho comunicato loro che aspettavo un bambino, che è stato poi il loro primo nipotino, sono cambiati radicalmente. Mi hanno cominciato a trattare come fossi una regina. Mia suocera mi portava quasi ogni giorno qualcosa di buono da mangiare che lei aveva preparato e hanno subito detto che ci tenevano a regalarci la culla e il passeggino. Per la prima volta nella mia vita ero al centro dell&#8217;attenzione di tutti, tranne che del principale del negozio dove lavoro. Ma non mi importava molto di lui! Stavo bene anche perché non ho avuto quei vomiti e quei disturbi di cui si lamentano tante donne.</em> &#8220;<em>         </em></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em> </em>Molto diversa la descrizione di Roberta: <em>&#8216;Volevo un bambino a tutti i costi. Anche lui, mio marito, lo avrebbe voluto, ma non faceva nulla e non era disposto a fare nessun sacrificio per averlo. Ogni cosa che i medici ci dicevano di fare: esami, terapie, indagini, protestava. Quando poi ci hanno proposto l&#8217;inseminazione artificiale ed io ero d&#8217;accordo, mi ha presa per pazza. Sono riuscita a convincerlo e abbiamo provato più volte fino a quando sono rimasta incinta. Io ero contenta perché avevo raggiunto quanto desideravo, ma lui e anche i suoi mi facevano il muso. Non capivano che io mi stavo sacrificando anche per loro. Anche durante la gravidanza i problemi non sono mancati. Avevo paura di perderlo e quindi il minimo accenno di qualcosa che non andava per il verso giusto, mi faceva correre dal ginecologo. Lui e anche i suoi mi accusavano di sperperare i soldi per le mie &#8216;fisime&#8217;. Abbiamo cominciato a litigare. Io lo incolpavo di non voler bene a me e al bambino che aspettavo. Lui mi accusava di essere una pazza nevrotica per aver fatto tutte quelle cose pur di rimanere incinta di Roberta. Avevamo comprato una casa e c&#8217;era da pagare il mutuo e lui mi ripeteva che sarebbe stata colpa mia se, non riuscendo a pagare la rata, avessimo perduto anche la casa. Insomma, un inferno che ha raggiunto il culmine quando ho scoperto, dai numerosissimi messaggini del suo telefonino, che mi tradiva con una ragazza molto più giovane di me. Capisce? Mentre io mi sacrificavo nel fare terapie ed esami per rimanere incinta, lui stava con una ragazza che aveva conosciuta al lavoro e di cui era innamoratissimo, almeno così sembrava dai vari SMS.&#8221;</em></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>3.      </strong>Le considerazioni sul bambino si accentuano già dopo il <em>parto</em>. Questo evento è stato facile, difficile o chiaramente patologico, per cui sono stati necessari interventi dolorosi e penosi che hanno provocato nella madre ma anche nel padre e nei familiari emozioni negative? La madre ha sofferto di depressione post partum oppure no? E complessivamente quanto hanno inciso sui genitori ed i familiari il dolore, la sofferenza e la paura e quanto la gratificazione e la gioia? </span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>4.      </strong>Al desiderio o non di avere un bambino, ai problemi vissuti durante la gravidanza, ai rapporti che si sono modificati o non dopo l&#8217;inizio di questo evento o anche prima, bisogna aggiungere <em>le attese nei riguardi del sesso</em>. Il nascituro ha il sesso desiderato da uno degli elementi della coppia, da entrambi, o da nessuno dei due? Ha il sesso che i nonni attendevano o no?</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>5.      </strong>Sul giudizio dei familiari, ma soprattutto della madre assume, inoltre, molta importanza la facilità o la difficoltà di governo e di cura del bambino. <em>Il bambino facile</em> acquista rapidamente le abitudini regolari di sonno, veglia, alimentazione; si adatta facilmente alle abitudini e agli orari e alle necessità dei genitori e della famiglia; piange poco, accetta i nuovi alimenti che gli vengono proposti e aumenta regolarmente il suo peso; non si sporca in continuazione. <em>Il bambino difficile</em>, invece, si alimenta male, piange frequentemente, non aumenta di peso come dovrebbe; i suoi momenti di sonno e di veglia non coincidono con le esigenze e le abitudini dei genitori; ha la necessità di essere pulito e cambiato continuamente perché si sporca facilmente. Accanto al bambino facile, al bambino difficile, vi è purtroppo anche <em>il bambino problematico</em>. La presenza di una malattia o di una disabilità complica ancor più l&#8217;immagine che di lui ne hanno i genitori con possibili sentimenti di incapacità, delusione, rabbia, colpa e/o accuse reciproche.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>6.      </strong>Sul giudizio dei genitori e dei familiari incide poi <em>l&#8217;aspetto esteriore del neonato</em>. Stimolano sentimenti, riflessioni ed emozioni, il suo peso alla nascita, il colore dei capelli e della pelle, i tratti del viso, i particolari del corpo. Intanto vi è il gioco, che non è proprio un gioco in quanto le sue conseguenze possono essere rilevanti, sulle sue somiglianze: &#8220;Somiglia a mio marito che amo o a mia suocera che non posso sopportare? &#8221; &#8220;Somiglia al bambino che avevo sempre immaginato oppure è molto diverso, addirittura è l&#8217;opposto a quello sognato? &#8221; &#8220;É un bambino giudicato bello dagli altri, oppure le persone che vengono a farmi visita lo guardano con mal celato disappunto? &#8221; Queste ed altre mille domande non sono ininfluenti nel momento in cui si instaurano i primi rapporti con il figlio. Le conseguenze possono essere notevoli. Poiché, spesso, noi troviamo negli altri quello che cerchiamo, se pensiamo che quel bambino che abbiamo in braccio debba essere buono come suo padre,  quel bambino sarà buono come il padre. Ma se immaginiamo che debba essere una &#8216;peste&#8217; come il nonno, la nonna o lo zio al quale somiglia, egli con molte probabilità ci apparir? e forse lo diventerà veramente un bambino &#8216;pestifero&#8217;. Sarà il bambino cattivo che &#8221; non mi fa dormire nelle ore in cui sono abituata a riposare.&#8221; Sarà il bambino che provoca problemi: &#8220;Non si attacca bene al seno e mi costringe a usare il fastidioso tiralatte.&#8221; Sarà il bambino aggressivo: &#8220;Gioca a graffiarmi e farmi male, mordendomi i capezzoli.&#8221; Sarà il bambino capace di generare ansia perché &#8216;non aumenta di peso e vomita quanto ingerito.&#8221; In seguito sarà il bambino capriccioso che &#8220;piange continuamente e continuamente si ammala e mi costringe a rinunziare a tutti i piccoli piaceri della vita.&#8221; </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Da quanto abbiamo detto si può dedurre facilmente che così come per il bambino vi sono una madre molto buona e una molto cattiva e tra queste due categorie vi sono tutti gli altri tipi di madri, il giudizio sul bambino potrà oscillare tra un <em>bambino molto buono e uno molto cattivo</em> e tra questi due estremi vi sono molti altri giudizi intermedi. Se nei confronti del bambino buono i genitori si sentono gratificati e soddisfatti, lo stesso non avviene nei confronti del bambino cattivo, difficile o problematico verso il quale essi possono avvertire risentimento, aggressività, sensi di colpa, sentimenti di impotenza. </span></p>
<p><span style="font-size: x-large; color: #008000;">I giudizi su se stessi &#8211; L&#8217;autostima</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Altrettanto importante è il modo con il quale i genitori ed il bambino giudicano se stessi. Il giudizio di sé nasce dalla relazione e condiziona la relazione stessa. &#8220;Se io, madre, non riesco a tranquillizzare il bambino sarà per colpa sua oppure sarà per colpa mia?&#8221; Lo stesso potrà dire il bambino: &#8220;Se io faccio disperare la mamma, può darsi che sia per colpa sua ma può darsi che sia colpa mia, perché io, come a volte lei dice, sono un bambino monello e cattivo.&#8221; </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Gli effetti <a title="" href="../#_ftn2">[2]</a>di una valutazione positiva di se stessi li conosciamo bene: &#8220;Se io sono bello, buono e bravo, sicuramente rendo contenti mamma e papà, gli altri familiari, e tutti quelli che si avvicinano a me e, quindi, <span style="text-decoration: underline;">io valgo molto</span>.&#8221; Una buona valutazione di sé rafforza l&#8217;Io, stimola la maturazione, fortifica il piacere del rapporto e della collaborazione con gli altri, aumenta la sensazione di serenità, calma e pace interiore, con la conseguenza che migliorano le capacità e la disponibilità verso tutti gli apprendimenti: linguaggio, motilità, autonomia ecc..  </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Se invece vi è una valutazione negativa di se stessi, è come se il bambino dicesse: &#8220;Io sono uno che fa soffrire, sono cattivo, sono brutto, valgo poco, per cui non sono uno da stimare, non sono uno d&#8217;amare e da avvicinare ma da allontanare.&#8221; In questi casi la sofferenza che il bambino immagina di trasmettere agli altri, si rivolge come in uno specchio verso di lui. Aumentano l&#8217;ansia, la paura degli altri e del mondo, aumenta la chiusura, diminuiscono le capacità relazionali, si altera il rapporto con la realtà, peggiorano le capacità di apprendimento.</span></p>
<p><a href="tuttelecategorie/libri/il-bambino-e-l-ambiente-volume-unico"><strong><em>i</em></strong></a></p>
<h4><a href="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/Il-bambino-e-lambiente.pdf"><strong><em><span style="color: #ff6600;">Tratto dal libro di Emidio Tribulato &#8220;Il bambino e l&#8217;ambiente&#8221;  </span></em></strong></a></h4>
<h4><a href="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/Il-bambino-e-lambiente.pdf"><strong><em><span style="color: #ff6600;">Per scaricare il libro sul vostro computer cliccate qui</span>.</em></strong></a></h4>
<h3><a href="https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/67743/mondo-affettivo-e-mondo-economico/"><span style="font-size: medium;">Per avere in forma cartacea il libro cliccate qui.</span></a></h3>
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<hr size="1" width="33%" />
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<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="../#_ftnref1">[1]</a>  H.S. SULLIVAN, <em>Teoria interpersonale della psichiatria</em>, Milano, Feltrinelli Editore, 1962,  p. 135.</span></p>
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<p><span style="font-size: medium;"><a title="" href="../#_ftnref2">[2]</a>  Cfr. H.S. SULLIVAN, <em>Teoria interpersonale della psichiatria</em>, Milano, Feltrinelli Editore, 1962, p. 188</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
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