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	<title>Racconti Infantili Archivi | CS Logos</title>
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	<description>Organizzazione di Volontariato volta alla ricerca psicopedagogica</description>
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	<title>Racconti Infantili Archivi | CS Logos</title>
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		<title>Racconti con lieto fine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Jun 2025 14:32:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti Infantili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>  L’arcobaleno rovinato C’era un arcobaleno e brillava tanto. Una volta c’erano dei bambini che andavano a vederlo e, al tramonto, loro sono andati a casa. Andavano perché brillava e ci giocavano sotto. L’altra mattina si mise a piovere e i bambini si preoccupavano perché...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading"><a> </a></h3>



<p class="wp-block-paragraph"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/scibilia-serena1-300x183.jpg" alt="" width="402" height="245"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’arcobaleno rovinato</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">C’era un arcobaleno e brillava tanto. Una volta c’erano dei bambini che andavano a vederlo e, al tramonto, loro sono andati a casa. Andavano perché brillava e ci giocavano sotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’altra mattina si mise a piovere e i bambini si preoccupavano perché l’arcobaleno era sparito. Sono andati a vederlo un’altra volta e dissero: “Dov’è l’arcobaleno?” E si accorsero che la pioggia lo aveva rovinato. Questi bambini erano tristi, perché non potevano più giocare alla luce dell’arcobaleno. Così andarono dalla mamma e le dissero: “Mamma, perché l’arcobaleno è rovinato?” E la mamma rispose: “Perché la pioggia l’ha spazzato via”. I bambini si preoccuparono ma il mattino seguente era ricomparso l’arcobaleno e i bambini erano felici che era ritornato. La pioggia non l’aveva spazzato via, ma solo non l’aveva fatto vedere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Erano così felici che hanno chiamato la mamma e hanno giocato, e si sono accorti che non si deve piangere per una cosa, perché tanto viene subito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo racconto di Martina, una bambina di sei anni, si evidenzia la spinta propulsiva vitale verso la gioia, presente nel DNA di ogni bambino. È bello vivere e giocare alla luce brillante di questa gioia interiore, per poi ritornare carichi di energie positive alla vita di sempre. Ciò avviene nonostante sia presente l’atteggiamento pessimistico della madre, la quale soffriva di depressione (<em>Mamma perché l’arcobaleno è rovinato?” E la mamma rispose: “Perché la pioggia l’ha spazzato via). </em>Per fortuna, dopo le iniziali preoccupazioni, l’arcobaleno ritorna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come dire che gli elementi positivi e gioiosi della vita ritornano a bussare di nuovo nell’animo della bambina. Ciò le permette di dare al racconto una conclusione ricca di ottimismo (<em>Erano così felici che hanno chiamato la mamma e hanno giocato, e si sono accorti che non si deve piangere per una cosa, </em>che si immagina perduta<em>, perché tanto viene subito). </em>Da notare che la bambina fa di tutto per coinvolgere e far partecipe la madre ai momenti di gioia che riesce a vivere.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">A volte i ruoli si invertono: non sono i genitori a scacciare le ombre nere dall’animo dei bambini ma, come in questo caso, può avvenire il contrario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel disegno che accompagna il racconto (figura 31), l’arcobaleno disegnato da Martina presenta una netta prevalenza di colori rosso e giallo, ad indicare il bisogno che provava la bambina di una maggiore vitalità, vivacità e gioia nella sua famiglia, nella quale, invece, vi era soprattutto tristezza e apatia, a causa della presenza nella madre di una sindrome depressiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Daniela, una bambina di sei anni, era giunta alla nostra osservazione poiché attraversava un periodo particolarmente difficile a causa di problematiche psicologiche che si manifestavano con intense paure, disturbi del sonno, del comportamento e dell’alimentazione. Ai quali si aggiungevano anche delle somatizzazioni ansiose.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img decoding="async" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/ciolino-chiara-3-300x212.png" alt="" width="427" height="302"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Il sole e i fiorellini</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">C’era una volta un sole, che adorava stare vicino ai fiorellini, perché gli dava tanta luce e li faceva diventare grandi. Ad un certo punto, però, controllò tutti i prati del mondo, ma non trovò né fiorellini né semi e, quindi, i fiori non potevano crescere più. Le altre nuvole gentili hanno litigato con loro e le hanno rimproverate e loro hanno detto che volevano fare tutto quello che volevano, dato che le nuvole buone erano amiche del sole. Le nuvole cattive hanno fatto questa cosa al sole. Il sole era molto più potente delle nuvole e così radunò tutti i soli del mondo e gli disse di eliminare tutte le nuvole cattive. Così, tre ciascuno, radunarono le nuvole cattive e le mandarono via, come fosse una palla. Così hanno trovato un bambino con un seme, piantarono questo seme che fece dei fiori in tutto il mondo. Tutti i fiori del mondo hanno potuto avere i loro amici che sarebbero i fiori e il sole. I fiori, come amici parlarono e discussero fino a quando non arrivò notte. Si radunarono e decisero la loro promessa: sempre giocheremo insieme, senza separarsi mai. Vissero tutti felici e contenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vi è in questo racconto una lotta tra gli elementi positivi della vita: la luce, il calore e la gioia, che sono indispensabili per una crescita serena dei minori (<em>C’era una volta un sole, che adorava stare vicino ai fiorellini, perché gli dava tanta luce e li faceva diventare grandi) </em>e gli elementi tristi e dolorosi, che invece fanno morire e soffocano il desiderio e la possibilità di una vita serena e di una crescita armoniosa (<em>Ad un certo punto, però, controllò tutti i prati del mondo, ma non trovò né fiorellini né semi e quindi i fiori non potevano crescere più. Le altre nuvole gentili hanno litigato con loro e le hanno rimproverate e loro hanno detto che volevano fare tutto quello che volevano, dato che le nuvole buone erano amiche del sole. Le nuvole cattive hanno fatto questa cosa al sole).</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per fortuna, anche mediante il supporto che in quel momento aveva Daniela dai terapeuti e dai genitori, i quali erano riusciti ad instaurare con lei una relazione più efficace e gratificante, la vittoria finale sarà degli elementi positivi della vita, che Daniela raffigura nel sole, anzi nei soli (<em>Il sole era molto più potente delle nuvole e così radunò tutti i soli del mondo e gli disse di eliminare tutte le nuvole cattive), </em>che eliminano gli elementi negativi della vita (<em>Così tre ciascuno radunarono le nuvole cattive e le mandarono via, come fosse una palla). </em>&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò permette la rinascita della vita e della gioia (<em>Così hanno trovato un bambino con un seme, piantarono questo seme che fece dei fiori in tutto il mondo).</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel disegno che accompagna il racconto (figura 32), la bambina, a causa delle sue problematiche psicologiche, si raffigura al centro, sotto forma di un fiore molto lungo, a rappresentare il suo desiderio di crescere rapidamente, ma di colore blu, a indicare la tristezza della sua vita, pervasa in quel momento da molto sconforto. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attorno al fiore che la rappresenta, disegna molti fiori rossi, probabilmente per indicare il suo desiderio e bisogno di gioia e vivacità, che lei spera possa ottenere da un grande sole giallo, che esprime appunto vitalità e benessere.<a id="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a>&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Roberto, un bambino di nove anni che era vissuto in una famiglia con dei genitori molto litigiosi, tanto che in seguito si erano separati, presentava disturbi psicologici con incubi notturni; paura della scuola; nervosismo; aggressività verso la madre; ritardo nelle acquisizioni scolastiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img decoding="async" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/de-luca-salvatore7-259x300.jpg" alt="" width="356" height="412"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Il folletto Giacomino</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">C’era una volta un folletto di nome Giacomino, che era monellaccio: prendeva le merendine agli altri bambini a scuola. Quando andava a casa poi, non voleva mangiare, ma diceva alla mamma che aveva mangiato solo la sua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mamma era alta e cicciona. La mamma era buona: aveva sei figli. C’era un papà basso, magro e buono. Un giorno la mamma ha scoperto che Giacomino si mangiava le merendine degli altri e insieme a papà hanno deciso di metterlo in punizione. Ma lui ha scavalcato ed è scappato; papà l’ha scoperto e l’ha messo in punizione, non facendogli la festa e lui era contento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Roberto ammette che il folletto Giacomino, il personaggio nel quale egli si identifica, abbia dei comportamenti non proprio adeguati (<em>prendeva le merendine agli altri bambini a scuola. Quando andava a casa poi non voleva mangiare, ma diceva alla mamma che aveva mangiato solo la sua).</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi suoi comportamenti, quando sono scoperti, provocano l’irritazione dei genitori, con la conseguente punizione (<em>Un giorno la mamma ha scoperto che Giacomino si mangiava le merendine degli altri e insieme a papà hanno deciso di metterlo in punizione). </em>&nbsp;Giacomino scappa e pertanto la punizione alla quale deve sottostare diventa più pesante e grave (<em>Ma lui ha scavalcato ed è scappato, papà l’ha scoperto e l’ha messo in punizione: non facendogli la festa e lui era contento.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;&nbsp;Apparentemente strana la nota finale: “<em>e lui era contento”</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’essere contenti delle punizioni può rappresentare una sfida: “Io sono più deciso e forte di te. Le tue punizioni non mi toccano. Non mi piegano”. Ma può anche rappresentare un bisogno: “Ho fatto qualcosa che non andava fatto: è giusto che paghi”. I bambini hanno un senso della giustizia molto spiccato. Pertanto, l’essere scoperti e puniti da genitori giudicati come “buoni”, può pareggiare i conti con la propria coscienza. Invece la mancanza di una giusta punizione a volte accentua i sensi di colpa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel disegno (figura 33), Roberto, a causa della sua vivacità e aggressività, si identifica e rappresenta come un monello folletto. Da notare le sue braccia aperte e grandi, ad indicare il suo bisogno di comunicare, di incontrare e abbracciare. <a id="_ftnref2" href="#_ftn2">[2]</a> Il corpo, a strisce colorate, rimanda alla sua vivacità e irrequietezza, mentre il copricapo a punta e le mani ad artiglio fanno pensare alle sue manifestazioni aggressive.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Un mostro e le stelle</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">C’era una volta un mostro con le stelle. Era tutto bianco, ha visto la luna ed è diventato arancione. Poi muore, perché la luna aveva tanta luce e l’ha ucciso. Il mostro era cattivo e voleva mangiare le persone. Lui trasformava le lune in stelle, perché le stelle erano del suo colore preferito. Un giorno il mostro incontra un bambino e lo voleva mangiare, ma la luna lo uccise e vissero felici e contenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ancora un finale positivo espresso da Katia nel suo racconto. È interessante l’accenno che fa la bambina alla intensa luce della luna che riesce a uccidere il mostro. Come dire che le cose belle, luminose e tenere sono capaci di sconfiggere tutto ciò che è brutto e cattivo.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">&nbsp;</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> Crotti E., Magni A. (2003), <em>Colori,</em> Novara, Edizioni Red!, p. 51.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> Crotti E. Magni A. (2006), <em>Come interpretare gli scarabocchi,</em> Milano Edizioni Red, p. 74.</p>
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		<title>Autostima</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2025/04/01/autostima-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Apr 2025 17:32:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti Infantili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'autostima, così importante per il benessere dei minori, può essere peggiorata o migliorata dalle parole e dai comportamenti degli adulti. </p>
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Oggi era il giorno per prendersi la patente. Nella scuola guida tutti ridevano di lui perché aveva i baffi e i denti gialli. Quando è salito sulla macchina, l&#8217;insegnante si è spaventato per la sua bruttezza. Luigi si è sorpreso della reazione dell&#8217;insegnante e premeva l&#8217;acceleratore. L&#8217;insegnante gli disse che lui sbagliava. Ogni cosa che faceva lo rimproverava. Lui era molto confuso e poi alla fine non ha preso la patente e gli amici lo prendevano in giro. Lui provò nuovamente a guidare bene la macchina e ci riuscì, ma non si accorse che una macchina gli stava venendo addosso, lo investì e morì&#8217;.</em></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">In questo primo racconto, effettuato nel suo percorso terapeutico, il bambino descrive, come meglio non si potrebbe, cosa innesca la disistima, cosa la mantiene viva e le conseguenze che essa provoca. Intanto egli evidenzia immediatamente come la semplice diversità possa diventare agli occhi degli altri bruttezza fisica e, come ciò, provochi molto spesso ilarità e dileggio (<em>Nella scuola guida tutti ridevano di lui perché aveva i baffi e i denti gialli). </em>L&#8217;ilarità ed il dileggio, a sua volta, provocano nel malcapitato uno stato di frustrazione che si traduce in malessere psicologico, con conseguente incapacità nelle attività intraprese (<em>Luigi si è sorpreso della reazione dell&#8217;insegnante e premeva l&#8217;acceleratore). </em>L&#8217;incapacità, a sua volta, alimenta altre frustrazioni: in questo caso l&#8217;essere bocciato agli esami di guida alla quale consegue l&#8217;ulteriore derisione da parte dei compagni per questa bocciatura (<em>alla fine non ha preso la patente e gli amici lo prendevano in giro). </em>Da notare come le reazioni di chi ci circonda, anche se adulto e con un ruolo educativo, spesso non fanno altro che accentuare i problemi del minore, vittima di queste problematiche (<em>L&#8217;insegnante gli disse che lui sbagliava. Ogni cosa che faceva lo rimproverava). </em></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Marco, nel suo racconto sottolinea poi, come la conseguenza della disistima provochi in lui un grave disagio interiore: la confusione, la quale, a sua volta, non fa che peggiorare il rendimento (<em>Lui era molto confuso). </em>Il pessimismo e lo stato mentale che ne consegue, impediscono che la reazione positiva del bambino che si sforza in tutti i modi di uscire da questa triste situazione (<em>Lui prova nuovamente a guidare bene la macchina e ci riuscì, ma non si accorse che una macchina gli stava venendo addosso, la macchina lo investì e morì). </em></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Queste ultime, tragiche parole, con le quali Marco conclude il racconto, evidenziano molto bene lo stato d&#8217;animo del bambino che soffre di disistima. L&#8217;essere investito e il morire non sono solo la conseguenza funesta del disagio interiore e della conseguente confusione, possono rappresentare, purtroppo, anche il desiderio più profondo di ogni minore che si trova in questa grave situazione di malessere!</span></p><p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: medium;">Secondo racconto</span></strong></p><p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-7413 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/scibilia-giuseppe1-280x300.jpg" alt="" width="340" height="364" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/scibilia-giuseppe1-280x300.jpg 280w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/scibilia-giuseppe1-956x1024.jpg 956w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/scibilia-giuseppe1-768x823.jpg 768w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/scibilia-giuseppe1-1434x1536.jpg 1434w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/scibilia-giuseppe1-700x750.jpg 700w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/scibilia-giuseppe1.jpg 1900w" sizes="(max-width: 340px) 100vw, 340px" /></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong><em>Vittima della dea della bruttezza.</em></strong></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><em>&#8216;C&#8217;era una volta un uomo di nome Claudio. Questo piaceva a tutte le ragazze. Un giorno, nel cielo, lo vide la dea della bruttezza che lo fece diventare brutto, con occhi di colori diversi. Quando le ragazze lo videro svennero per tanta bruttezza. Lui, scoprendo il sortilegio, salì nel cielo e chiese alla dea il motivo del sortilegio e lei gli rispose che nessuno poteva essere più bello di lei, ma che ciò che contava era la bellezza interiore e non quella esteriore&#8217;.</em></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">In questo secondo racconto Marco manifesta la sua scarsa autostima focalizzandola, ancora una volta, sulla bellezza fisica. In questo caso è l&#8217;invidia degli altri a provocare i suoi problemi. Il bambino cerca di capire il perché possa essere coinvolto in questo tipo di situazione e ne dà la responsabilità non più a se stesso ma a qualcuno fuori di lui(<em>Un giorno, nel cielo lo vide la dea della bruttezza che lo fece diventare brutto, con occhi di colori diversi)</em>. Le conseguenze di ciò non possono che essere disastrose (<em>Quando le ragazze lo videro svennero per tanta bruttezza)! </em>Tuttavia poiché i suoi problemi provengono dall&#8217;esterno egli può cercare di risolverli<em> (Lui scoprendo il sortilegio salì nel cielo e chiese alla dea il motivo del sortilegio e lei gli rispose che nessuno poteva essere più bello di lei).</em> Alla fine del racconto il bambino prova ad accettarsi così come egli è, mettendo in bocca alla stessa dea gelosa le parole che tante volte si sarà detto per cercare di diminuire la sua scarsa autostima (<em>che ciò che contava era la bellezza interiore e non quella esteriore).</em></span></p><p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: medium;">Terzo racconto</span></strong></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong><em>L&#8217;albero diverso.</em></strong></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><em>&#8216;C&#8217;era una volta un seme, l&#8217;agricoltore ha cominciato a dare acqua al seme e, dopo un po&#8217;, è nato un bell&#8217;abete, che era diverso dagli altri: con foglie gialle a forma di albero di bosco. Gli altri pini lo vedevano diverso e lo prendevano in giro e lui rispondeva che era diverso perché era migliore e chiedeva di essere lasciato in pace. Il povero albero pensò a quello che dicevano gli altri pini e dubitava di essere un vero pino. Cercando, scoprì di essere stato piantato lì per sbaglio. Tuttavia lui era contento perché capì di essere speciale&#8217;. </em></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: xx-large; color: #003300;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;">Il miglioramento di Marco si evidenzia molto bene in questo terzo racconto, nel quale egli riesce ad avere una buona accettazione di sé e della sue particolari caratteristiche, così da potersi confrontare con gli altri coetanei e reagire adeguatamente ai loro dileggi<em> (Gli altri pini lo vedevano diverso e lo prendevano in giro e lui rispondeva che era diverso perché era migliore e chiedeva di essere lasciato in pace). </em>Ed è sempre in questo racconto che il bambino riesce a staccarsi dal bisogno di omologarsi con il gruppo esaltando le sue peculiarità. Alla fine del racconto, Marco riesce a giudicare la sua diversità non come un limite o un handicap ma come un valore </span><em><span style="font-size: medium;">(Tuttavia lui era contento perché capì di essere speciale).</span> </em></span><br /></span></p><p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7557 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/ALLERUZZO-SARA-2-300x279.jpg" alt="" width="300" height="279" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/ALLERUZZO-SARA-2-300x279.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/ALLERUZZO-SARA-2-1024x952.jpg 1024w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/ALLERUZZO-SARA-2-768x714.jpg 768w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/ALLERUZZO-SARA-2-1536x1428.jpg 1536w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/ALLERUZZO-SARA-2-2048x1905.jpg 2048w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/ALLERUZZO-SARA-2-700x651.jpg 700w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p><p> </p><p><strong><em>Un gigante pauroso</em></strong></p><p>C’era una volta un gigante che non era amico di nessuno perché faceva paura. Un giorno è andato in città e ha incontrato delle persone, che sono scappate. Un giorno stava facendo la strada per partire, ma l’autista del pullman si è spaventato ed è andato a piedi. Poi c’era un ragazzo che non riusciva a respirare bene e come lui faceva paura a tutti, allora il ragazzo e il gigante diventarono amici. Un giorno sono andati a una festa e delle persone li hanno sistemati: il ragazzo riuscì a respirare e il gigante diventò un ragazzo.</p><p>L’essere presi in giro, l’essere canzonati non si collega a un deficit o a una situazione particolare. Questo comportamento, molto frustrante e doloroso per chi lo subisce, può essere provocato da ogni tipo di diversità: dal colore della pelle, da un’etnia diversa, da qualche particolarità del volto, del corpo, da un diverso comportamento, dal linguaggio, e così via.</p><p>In questo racconto di Filippa, nel primo personaggio la diversità riguarda l’altezza <em>(C’era una volta un gigante che non era amico di nessuno perché faceva paura).</em> Nel secondo personaggio, invece, la diversità riguarda le difficoltà nel respiro,<em> (Poi c’era un ragazzo che non riusciva a respirare bene)</em>. Filippa nota che, in questi casi, si può essere amici solo con chi subisce la stessa sorte (<em>e come lui faceva paura a tutti, allora il ragazzo e il gigante diventarono amici</em>), e vede la possibilità di essere accettati dagli altri solo se il “difetto” viene ad essere corretto <em>(Un giorno sono andati a una festa e delle persone li hanno sistemati: il ragazzo riuscì a respirare e il gigante diventò un ragazzo).</em></p><p> </p><p>Massimo, un ragazzo di dodici anni, presentava delle problematiche psicologiche che gli procuravano tristezza, irritabilità, irrequietezza, disturbi del comportamento, paure, difficoltà nella socializzazione ed integrazione con i coetanei e frequenti scontri con i genitori, con i coetanei e la sorella.</p><p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7558 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/CANNAVo-SIMONE-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/CANNAVo-SIMONE-300x212.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/CANNAVo-SIMONE-1024x724.jpg 1024w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/CANNAVo-SIMONE-768x543.jpg 768w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/CANNAVo-SIMONE-1536x1086.jpg 1536w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/CANNAVo-SIMONE-2048x1448.jpg 2048w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/CANNAVo-SIMONE-700x495.jpg 700w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p><p> </p><p><strong><em>La zattera affonda insieme a chi l’ha costruita</em></strong></p><p>C’era una volta un ragazzo a cui piaceva costruire le zattere. Un giorno si svegliò e decise di costruirne una, fatta a modo suo. Nel momento in cui fece il progetto, lo mostrò ad un amico più grande di lui che però gli disse che non andava bene, perché sarebbe affondata. Lui, al contrario di quello che aveva sentito, la costruì e la mise in acqua. Nel momento in cui la mise in acqua, gli salì di sopra e con un remo si allontanò verso il largo, per dimostrare che aveva ragione lui. Si scattò una foto mentre si allontanava, ma subito dopo che la fece, la zattera iniziò ad affondare e con essa anche il ragazzo. E così l’unica cosa che gli è rimasta fu la foto di cui aveva torto.</p><p>Nell’interpretazione che abbiamo dato a questo racconto il ragazzo cerca di costruire qualcosa con il quale poter navigare nel mare della vita <em>(C’era una volta un ragazzo a cui piaceva costruire le zattere. Un giorno si svegliò e decise di costruirne una, fatta a modo suo).</em> Tuttavia, quello che pensa, quello che progetta, quello che sogna, non riscontra l’approvazione di un amico più grande. <em>(Un giorno si svegliò e decise di costruirne una, fatta a modo suo. Nel momento in cui fece il progetto, lo mostrò ad un amico più grande di lui che però gli disse che non andava bene, perché sarebbe affondata). </em>E così la previsione si avvera (<em>ma subito dopo che la fece la zattera iniziò ad affondare e con essa anche il ragazzo)</em>.</p><p>Il ragazzo che affonda con la sua zattera fa pensare all’intensa tristezza che ci assale quando qualcosa che avevamo immaginato, sognato, progettato va in fumo.</p><p>Roberto presentava numerosi disturbi psichici: aggressività verbale e fisica, linguaggio scurrile, facile perdita del controllo, atteggiamenti provocatori e ostili, ma anche impulsività, nervosismo, irritabilità, scontrosità. I suoi vissuti interiori, molto alterati, si riflettono in questo suo terrifico racconto.</p><p><strong><em>Il pescatore</em></strong></p><p>C’era una volta un pescatore Cicciobello, che pescava; ad un certo punto ha preso un pesce ed era molto grosso, quasi due tonnellate. L’ha messo sopra la barca e (lo ha) portato a casa. A casa ha legato la barca, ma è affondata lo stesso, perché era troppo pesante. Il pescatore è morto sbranato dagli squali.</p><p>Il protagonista di questo racconto viene descritto per le sue caratteristiche fisiche sgradevoli (<em>C’era una volta un pescatore cicciottello). </em>Tuttavia, a questo pescatore sembra sia capitata una grande fortuna (<em>ad un certo punto ha preso un pesce ed era molto grosso, quasi due tonnellate)</em>. Questo evento è solo apparentemente positivo, poiché provoca due disgrazie: la barca affonda per l’eccessivo peso del mostruoso pesce e il pescatore muore divorato dagli squali.</p><p>La morale pessimistica che aleggia in questo racconto è evidente: “Non sempre le cose belle che riusciamo a conquistare nella vita ci apportano piacere e gioia. Può invece accadere che siano causa di disgrazie”.  </p><p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7559 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/de-luca-salvatore8-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/de-luca-salvatore8-300x212.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/de-luca-salvatore8-1024x724.jpg 1024w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/de-luca-salvatore8-768x543.jpg 768w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/de-luca-salvatore8-1536x1086.jpg 1536w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/de-luca-salvatore8-2048x1448.jpg 2048w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/de-luca-salvatore8-700x495.jpg 700w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p><p><strong><em>Un campo di girasoli</em></strong></p><p>C’era una volta un campo di girasoli, dove siamo andati io e mia mamma a raccoglierli. Erano belli, era tutto fiorito e ci rincorrevamo. E mia mamma è caduta e ha rotto i girasoli e poi siamo tornati a casa.</p><p>Cosa c’è di più piacevole, rilassante per una mamma e un figlio, se non giocare a rincorrersi in mezzo a un bellissimo campo di girasoli (<em>Erano belli, era tutto fiorito e ci rincorrevamo)</em>. Tuttavia, accanto a tanta gioia e bellezza, a rompere l’incantesimo e la gioia, possono presentarsi degli eventi negativi: come cadere, farsi male e schiacciare anche i girasoli e cioè spezzare l’incanto e la bellezza che è attorno a noi (<em>e mia mamma è caduta e ha rotto i girasoli e poi siamo tornati a casa).</em></p><p>Così come molti popoli del passato avevano paura che gli dei potessero essere invidiosi e gelosi della gioia da essi provata e del benessere fisico e psicologico che essi possedevano, allo stesso modo i bambini con problemi psicologici tendono a collegare, in maniera scaramantica, gli eventi positivi a quelli negativi. Come dire: “Se il destino ti ha dato qualcosa di buono, quanto prima aspettati che ti porti qualche evento negativo”<a name="_Toc97653249"></a></p><h4><span style="color: #ff6600;"><span style="font-size: x-large;">Tratto dal libro di Emidio Tribulato: </span></span><span style="color: #ff6600;"><span style="font-size: x-large;">&#8220;I bambini raccontano &#8211; Interpretazione dei</span></span></h4><h4><span style="font-size: x-large; color: #ff6600;">racconti infantili&#8221;. </span></h4><h4><a href="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/I-BAMBINI-RACCONTANO-INTERPRETAZIONE-DEI-RACCONTI-INFANTILI.pdf"><span style="font-size: x-large; color: #ff6600;">Per scaricare gratuitamente questo libro clicca qui.</span></a></h4><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: xx-large; color: #003300;"><span style="color: #000000;"><em> </em></span></span></p>								</div>
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		<title>Gli effetti della sofferenza e della terapia</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2025/04/01/gli-effetti-della-sofferenza-e-della-terapia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Apr 2025 17:32:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti Infantili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>  Gli effetti della sofferenza e della terapia   Una bambina di nove anni con numerosi e importanti disturbi psicoaffettivi: manierismi verbali e nel comportamento, chiusura, timidezza, paure e fobie, presenza di comportamenti infantili, incubi notturni, anancasmi, gravi difficoltà negli apprendimenti scolastici. Questa bambina nel momento...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><audio class="audio-for-speech" src="https://www.cslogos.it/cslogos/images/j2xml/9f9444daf2a2f494fba33f0ba494f533"></audio></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: xx-large; color: #008000;">Gli effetti della sofferenza e della terapia</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #000000;">Una bambina di nove anni con numerosi e importanti disturbi psicoaffettivi: manierismi verbali e nel comportamento, chiusura, timidezza, paure e fobie, presenza di comportamenti infantili, incubi notturni, anancasmi, gravi difficoltà negli apprendimenti scolastici. Questa bambina nel momento in cui i suoi problemi interiori erano nettamente migliorati effettua questo racconto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: medium; color: #000000;">&#8220;C&#8217;era una volta una bambina con i suoi amici. Un giorno decisero di partire in delle isole. Arrivati nelle isole videro molti animali. </span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: medium; color: #000000;">Poi videro un leone e si nascosero dentro una tana. </span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: medium; color: #000000;">Dopo un po&#8217; il leone andò via e decisero di passare la notte in quell&#8217;isola. </span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: medium; color: #000000;">La sera dopo che erano già tutti a dormire nelle loro tende, arrivò una fatina e siccome stava arrivando di nuovo il leone, il leone voleva mangiare i bambini,( il leone si chiamava Leano), la fatina gli fece un incantesimo e lo fece svenire. la fatina si chiamava Lilì. La fatina voleva bene ai bambini. Poi se ne andò. </span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: medium; color: #000000;">La mattina dopo i bambini si prepararono per tornare a casa. Poi ritornarono a casa e vissero finalmente felici e contenti.&#8221;</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #000000;"> Interpretando questo racconto, pensiamo che il desiderio e la ricerca di isole richiama chiaramente al bisogno che hanno i bambini psicologicamente disturbati di allontanarsi dal loro ambiente abituale per ricercare in un&#8217;isola un minimo di pace e serenità interiore. </span><span style="font-size: medium; color: #000000;">Interpretando questo racconto pensiamo che il desiderio e la ricerca di isole richiama chiaramente al bisogno che hanno i bambini psicologicamente disturbati di allontanarsi dal loro ambiente abituale per ricercare in &#8220;un&#8217;isola&#8221; un minimo di pace e serenità interiore &#8220;C&#8217;era una volta una bambina con i suoi amici. Un giorno decisero di partire in delle isole&#8221;. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #000000;">Tuttavia anche se ci si isola i problemi persistono in quanto sono portati dentro di sé. &#8220;Arrivati nelle isole videro molti animali&#8221;. </span><span style="font-size: medium; color: #000000;">Tra i tanti problemi che ci si porta dentro l&#8217;animo ve ne è qualcuno veramente grave </span><span style="font-size: medium; color: #000000;">&#8220;il leone voleva mangiare i bambini&#8221;, </span><span style="font-size: medium; color: #000000;">e importante che ti costringe a chiuderti come in una tana</span><span style="font-size: medium;"> &#8220;Però poi videro un leone e si nascosero dentro una tana&#8221;.</span><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #000000;">Per fortuna vi è qualcuno (una persona buona o il terapeuta) che neutralizza i problemi più gravi &#8220;la fatina gli fece un incantesimo e lo fece svenire (il leone). la fatina si chiamava Lilì. La fatina voleva bene ai bambini&#8221;. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #000000;">Questo intervento terapeutico permette ai bambini di non isolarsi più e ritornare a rapportarsi con gli altri e finalmente vivere serenamente la loro vita &#8220;La mattina dopo i bambini si prepararono per tornare a casa. Poi ritornarono a casa e vissero finalmente felici e contenti&#8221;. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #000000;"> </span></p>
<h4><span style="color: #ff6600;">Tratto dal libro di Emidio Tribulato: “I bambini raccontano – Interpretazione dei</span></h4>
<h4><span style="color: #ff6600;">racconti infantili”.</span></h4>
<h4><span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/I-BAMBINI-RACCONTANO-INTERPRETAZIONE-DEI-RACCONTI-INFANTILI.pdf">Per scaricare gratuitamente questo libro clicca qui.</a></span></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium; color: #000000;"> </span></p>


<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Aggressività e sfiducia negli altri e nel mondo</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2025/04/01/aggressivita-e-sfiducia-negli-altri-e-nel-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Apr 2025 17:32:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti Infantili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>﻿    Aggressività e sfiducia negli altri e nel mondo L’aggressività e le manifestazioni più eclatanti di questa emozione, che sono la rabbia e la collera, sono spesso presenti negli animali e nell’essere umano. Comportamenti aggressivi sono evidenti a tutte le età, anche se vi...</p>
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Comportamenti aggressivi sono evidenti a tutte le età, anche se vi sono delle differenze che riguardano le cause che li provocano, la facilità e le modalità con le quali queste emozioni si manifestano.</p><p>Il bambino può evidenziare la sua aggressività mediante alcune attività motorie: mordendo, colpendo, schiaffeggiando, dando calci e pugni, lanciando sputi verso le persone, gli animali e gli oggetti, oppure scagliando oggetti sui muri o a terra. Se il minore ha la possibilità del linguaggio, l’aggressività può esprimersi verbalmente, anche mediante l’uso di parole e frasi che possono offendere, insultare o ferire chi gli sta di fronte. In alcuni casi il bambino ottiene lo stesso scopo ignorando<em>,</em> a volte per ore e giorni, la o le persone che vuole far soffrire. L’aggressività, oltre che verso gli altri <em>(etero-aggressività)</em> può rivolgersi anche verso sé stessi <em>(auto-aggressività)</em>.</p><p>L’aggressività può essere <em>fisiologica</em>, quando viene avvertita o usata per difendere il proprio corpo, la propria vita, i propri diritti o i propri bisogni; può invece essere considerata <em>patologica</em> quando i sentimenti o le reazioni aggressive si presentano senza che vi sia alcun motivo apparente o quando le reazioni sono eccessive e fuor di luogo, rispetto ai comportamenti degli altri.</p><p><em>L’aggressività patologica</em> può insorgere per varie cause: la più comune è legata alla sofferenza che il bambino ha subito in passato o subisce in quel determinato periodo della propria vita, per motivi vari: malattie, dolori fisici e soprattutto per cause psicologiche. Quest’ultimo tipo di sofferenza può nascere dalla presenza di un ambiente eccessivamente ansioso, depresso, teso, conflittuale, irritabile oppure affettivamente carente. In definitiva, insorge aggressività nell’animo del bambino ogni qualvolta il proprio ambiente di vita non è stato o non è consono ai suoi bisogni.</p><p>Questa emozione segnala, oltre all’interiore sofferenza, anche la necessità di rivalsa per le angosce subite, le quali sono momentaneamente alleviate, mediante atteggiamenti, parole e comportamenti aggressivi o distruttivi.</p><p>Esaminando la storia personale di Rocco, un bambino di sei anni, troviamo molti elementi che ci permettono di capire i motivi che lo hanno spinto a creare questi suoi racconti, tanto vivaci e interessanti quanto aggressivi e violenti.</p><p> I genitori del bambino litigavano spesso anche davanti ai figli. Il padre era poco presente nella sua vita a causa del lavoro. La madre, una donna molto ansiosa, continuamente preoccupata di tutto, sconvolta dalle proprie emozioni negative e dai continui conflitti con il marito e il figlio, non riusciva a gestire i numerosi disturbi psicologici del bambino: paura del buio, dei ladri, della possibile, improvvisa morte propria o dei genitori, alterazioni del sonno e somatizzazioni ansiose. A questi sintomi si associavano anche numerosi disturbi del comportamento. In questa situazione e in situazioni simili è facile che un bambino proietti sugli altri i propri impulsi aggressivi e violenti.</p><p>Rocco – Primo racconto</p><p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7564 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO4-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO4-300x212.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO4-1024x724.jpg 1024w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO4-768x543.jpg 768w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO4-1536x1086.jpg 1536w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO4-2048x1448.jpg 2048w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO4-700x495.jpg 700w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p><p><strong><em>Buttare una pianta dal balcone è molto pericoloso!</em></strong></p><p>C’era una volta un deficiente che si chiamava Gianmarco. Un giorno la madre gli ha detto: “Non buttare quella pianta se no t’ammazzo”. Lui, che era un deficiente, è andato in balcone e butta la pianta sotto. E pensa: “Ora mia mamma m’ammazza”. C’era un aeroplano e disse: “Ancora peggio perché la pianta può rompere l’aeroplano”. L’aeroplano si è schiantato nel palazzo, sono morte duemila persone. La madre disse: “È andata la casa a fuoco?”, e il bambino disse di sì. La madre l’ha buttato dalla finestra.</p><p> </p><p>Rocco – Secondo racconto</p><p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7566" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO7I-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO7I-300x223.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO7I-1024x761.jpg 1024w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO7I-768x571.jpg 768w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO7I-1536x1142.jpg 1536w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO7I-2048x1523.jpg 2048w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO7I-700x521.jpg 700w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p><p><strong>Quanto è difficile andare in bagno!</strong></p><p>C’era una volta Cristiano Bestia. Un giorno è voluto andare dalla maestra e gli ha chiesto: “Posso andare in bagno?” E la maestra gli dice: “No! Te lo scordi!” E poi Cristiano si fa la pipì addosso. Hanno dovuto chiamare i pompieri e gli hanno dato una mutanda dei pompieri. Stava scrivendo un compito di matematica e doveva fare 1+1; lui pensa quanto fa e scrive 1.000.</p><p>Così la maestra di matematica lo ha sbattuto fuori e gli ha rotto la testa. La maestra ha chiamato sua mamma e gli ha detto: “Lo scriva in un’altra scuola!” Sua mamma è grossa e a Cristiano gli ha dato una botta facendolo sbattere (fuori) dalla finestra. Sotto c’era un’autombulanza, l’hanno messo lì e ricoverato al Pronto Soccorso. Era tutto rotto, tranne il cuore. L’hanno dimesso sulla sedia a rotelle. È tornato a scuola e gli ha chiesto di nuovo alla maestra se poteva uscire e la maestra gli ha dato un altro schiaffo e l’hanno ricoverato di nuovo. Ritornato di nuovo a scuola con la sedia a rotelle ha chiesto di nuovo di uscire, l’hanno sbattuto al muro e alla fine muore.</p><p>Da notare nel disegno (figura 66), le due nuvolette che circondano le parole: quella del bambino che vorrebbe andare in bagno è rotondeggiante, per indicare il timore presente nel suo animo, mentre è costretto a fare la sua fisiologica richiesta; al contrario, il “NO!” della maestra è enorme ed è racchiuso in una nuvoletta con molte punte, ad indicare il tono irritato e gridato della voce.</p><p> </p><p>Rocco – Terzo racconto</p><p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-7567 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO6-300x199.jpg" alt="" width="412" height="273" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO6-300x199.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO6-1024x678.jpg 1024w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO6-768x509.jpg 768w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO6-1536x1017.jpg 1536w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO6-2048x1356.jpg 2048w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO6-700x464.jpg 700w" sizes="(max-width: 412px) 100vw, 412px" /></p><p><strong>Stello di fronte al direttore</strong></p><p>C’era una volta il mio compagno Stello. Una volta aveva fatto una scemenza stupida-stupida. Noi abbiamo un balcone a scuola. Lui ha fatto uscire la maestra, ha preso le piante e le ha buttate fuori. E la maestra lo ha rimproverato e mandato dal direttore. Una volta ha fatto lo stupido e la maestra ha chiamato la madre che lo stava “miscando” (picchiando). Lui è entrato come un cagnolino. Il direttore ha chiamato la mamma, che gli ha alzato le mani (gli ha dato botte) e lui è morto. Lo hanno sepolto a scuola e ai funerali hanno chiamato anche le autorità degli Stati Uniti.</p><p>Nel disegno (figura 67), dietro la grande scrivania, come fosse un tribunale con dei giudici implacabili, è presente, oltre al direttore, anche la manesca madre del bambino e la severa maestra. Il povero Stello, davanti a questi giudici, non ha scampo!</p><p><strong><em><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-7568 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO-300x212.jpg" alt="" width="408" height="288" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO-300x212.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO-1024x724.jpg 1024w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO-768x543.jpg 768w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO-1536x1086.jpg 1536w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO-2048x1448.jpg 2048w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO-700x495.jpg 700w" sizes="(max-width: 408px) 100vw, 408px" /></em></strong></p><p>Stello – Quarto racconto</p><p><strong><em>Stello al mare</em></strong></p><p>C’era una volta Stello e sua madre, che erano andati al mare e poi Stello ha chiesto alla madre se poteva fare il bagno ed è annegato, perché non sapeva nuotare. Sua mamma lo ha chiamato: “Vieni qui, cretino!” E gli ha dato una timpulata (uno schiaffo), e così lui è morto nel mare. C’era il suo fantasma; sua mamma si è spaventata e gli ha dato un calcio. Lui è morto di nuovo e la cosa si è ripetuta tante volte.</p><p>Rocco – Quinto racconto</p><p><em><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-7565 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO2-2-300x212.jpg" alt="" width="361" height="255" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO2-2-300x212.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO2-2-1024x724.jpg 1024w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO2-2-768x543.jpg 768w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO2-2-1536x1086.jpg 1536w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO2-2-2048x1448.jpg 2048w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/IRRERA-MARCELLO2-2-700x495.jpg 700w" sizes="(max-width: 361px) 100vw, 361px" /></em></p><p><strong><em>Un brutto incendio</em></strong></p><p>C’era un ragazzo di nome Giacomo, di un anno. La mamma esce a fare la spesa, il bambino accende il fornello e incendia tutta la casa. Poi si arrampica al balcone e si butta giù, facendosi malissimo al cervello. Il pompiere arriva e dice: “Ma che cavolo fai?” Muore. Lo portano in chiesa e al cimitero. Poi il suo fantasma ripercorre la stessa storia per duecento volte e poi muore per sempre.</p><p>Anche in questo disegno (figura 69), il bambino evidenzia molto bene sia la tragicità della scena di Giacomo che si butta giù dal balcone, gridando: “Addio!”, sia l’aggressività presente da parte degli adulti, in questo caso del pompiere, che gli grida, adirato: “Ma che cavolo fai?”</p><p> </p><p>I racconti di Rocco hanno delle caratteristiche comuni:</p><ul><li>i suoi personaggi sono tutti dei bambini, definiti come peggio non si potrebbe: Rocco dà a Cristiano il soprannome di “Bestia” e “Scemo”; la madre di Stello chiama il figlio “cretino”; l’altro compagno, Giacomo, non viene definito in maniera particolare ma il fatto che abbia incendiato la sua casa lo definisce da solo.</li><li>Ogni personaggio dei suoi racconti si scontra con gli adulti: Cristiano con la maestra che non gli permette di andare in bagno e lo costringe a farsi la pipì addosso <em>(“Posso andare in bagno?” E la maestra gli dice: “No! Te lo scordi!” E poi Cristiano si fa la pipì addosso). </em>Stello deve fare i conti con la maestra, con il direttore della scuola e con la madre, che lo uccide con le sue botte.</li><li>Non vi è alcun segno di pietà nei confronti dei minori. Questi sono trattati come peggio non si potrebbe. È come se, in ogni caso, meritassero gli insulti, i rifiuti alle loro richieste, le botte e anche la morte. Anzi, l’autore del racconto è come se godesse delle disavventure di questi suoi compagni.</li><li>Tutti gli adulti: la madre, l’insegnante, il direttore, il pompiere, non sono mai sotto accusa. Sotto accusa sono sempre gli stessi bambini, cioè le vittime, poiché, come a volte avviene, il bambino ha introiettato l’aggressività degli adulti e l’ha fatta propria.</li><li>Da notare, infine, come i disegni che accompagnano i racconti, riescano molto bene a far capire le emozioni dei vari personaggi presenti nella scena. Ciò dimostra le buone capacità intellettive del bambino.</li></ul><p> </p><p>Figura 70</p><p>Daniela – Primo racconto</p><p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-7569 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/ciolino-chiara-2-300x226.jpg" alt="" width="442" height="333" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/ciolino-chiara-2-300x226.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/ciolino-chiara-2-1024x771.jpg 1024w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/ciolino-chiara-2-768x578.jpg 768w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/ciolino-chiara-2-1536x1156.jpg 1536w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/ciolino-chiara-2-2048x1541.jpg 2048w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/ciolino-chiara-2-800x600.jpg 800w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/ciolino-chiara-2-700x527.jpg 700w" sizes="(max-width: 442px) 100vw, 442px" /></p><p><strong><em>La città della rabbia</em></strong></p><p>C’era una volta una città chiamata “rabbia”. Si chiamava così perché tutti non smettevano di litigare. Un giorno una bambina di nome “Fiorella” andò con sua madre, la signora Gelfa, in un negozio chiamato “Fiocchi e Fiocchetti” e si comprò un bel “Fiocco Arcobaleno”. Quando un’altra bambina lo vide, velocemente iniziò a tirarlo verso di lei, perché lo voleva avere. E così il fiocco si strappò. La bambina che lo aveva comprato lo prese per ripararlo. Quello era il fiocco dell’amore che aveva mandato Gesù, per fare in modo di cambiare la città della rabbia in una città in cui tutti erano buoni. Quel fiocco poi si riparò da solo e parlò dicendo alla bambina se lo poteva portare al “Parco della rabbia”. La bambina lo portò e lo alzò. Il fiocco dicendo queste parole trasformò la città in buona “Allàcazam, amore che sia, in tutta la città si disperda e ancora via!”.</p><p>La città diventò buona e gentile e la bambina poté mettere il fiocco magico.</p><p>Ma dopo passati tre giorni il fiocco disse alla bambina che doveva andare nelle altre città cattive, per farle diventare buone. La bambina capì che anche le altre città avevano bisogno. Così lo lasciò andare, salutandolo. Significato (suggerito dalla stessa Daniela): la bambina ha capito che doveva condividere la bontà con gli altri.</p><p>Daniela, una bambina di sei anni, crea questo racconto nel quale la protagonista, Fiorella, distribuisce nella sua città bontà e amore, utilizzando il Fiocco Arcobaleno <em>(Quello era il fiocco dell’amore che aveva mandato Gesù per fare in modo di cambiare la città della rabbia in una città in cui tutti erano buoni)</em>.</p><p>Ma cosa ha stimolato questa bambina a costruire questo racconto?</p><p>Per comprendere le motivazioni che stanno dietro alle parole di Daniela è necessario conoscere la sua storia e le emozioni che viveva in quel periodo della sua vita.</p><p>La bambina era venuta alla nostra osservazione a causa della presenza di una serie di sintomi iniziati molto precocemente. Già al terzo mese di vita presentava disturbi alimentari ai quali, dopo i quattro anni, si erano aggiunti paure, difetti di pronuncia, disturbi del sonno, somatizzazioni ansiose, scatti improvvisi d’ira, che manifestava sia a scuola sia a casa, eccessiva emotività e intensi contrasti con i suoi genitori. Erano, inoltre, presenti numerosi disturbi della condotta, con litigiosità, suscettibilità, facile perdita del controllo, atteggiamenti provocatori, ostili e, a volte, comportamenti oppositivi.</p><p>È solo da questa sofferente storia che si può comprendere il suo bisogno di pace e amore che, fin da quando lei era piccola, non riusciva a trovare dentro di sé.</p><p> </p><p>Daniela – Secondo racconto</p><p><strong><em>Un folletto sempre arrabbiato</em></strong></p><p>C’era una volta un folletto di nome “Il piccolo Giovanni”. Giovanni era sempre arrabbiato e faceva il broncio: non voleva fare niente e neanche i compiti. Nessuno sapeva perché era arrabbiato. Ma un giorno il bambino rivelò il suo grande segreto e disse che lui era sempre solo e voleva qualcuno per compagnia. Così si trasferirono dove c’erano la cugina e la nonna. Ma ciò non gli bastava. Così delle volte gli dissero che avrebbero invitato i suoi compagni per il suo compleanno e onomastico, e qualche festicciola per giocare insieme. Da quel giorno Giovannino fu il bambino più felice della terra.</p><p>Daniela proietta su Giovanni, il personaggio del racconto, la sua rabbia, il suo scontento che, a suo giudizio, erano causati da un intenso bisogno di compagnia <em>(Ma un giorno il bambino rivelò il suo grande segreto e disse che lui era sempre solo e voleva qualcuno per compagnia). </em>Per fortuna, il fatto che i genitori abbiano compreso, con l’aiuto del terapeuta, queste e altre sue necessità e si siano attivati per soddisfarle, migliora nettamente la sua vita interiore <em>(Da quel giorno Giovannino fu il bambino più felice della terra).</em></p><p>Giliberto, figlio di genitori che si erano separati quando il bambino aveva appena un anno, era vissuto alternativamente con i nonni, con la madre e con il padre. Molti erano stati e lo erano ancora, i contrasti di chi aveva avuto cura di lui, sul modo di gestire l’educazione del bambino.</p><p><strong><em>Bullismo e ricerca di aiuto</em></strong></p><p>C’era una volta un bambino di nome Luigi. Questo bambino aveva dei problemi a essere il più bravo della classe. Allora lui voleva impegnarsi, ma dei ragazzi non glielo permettevano, perché lo trascinavano a fare cose brutte. Allora un giorno Luigi si stancò e cercò di rimediare, però non sapeva come aiutarsi. Un giorno, alla fine della scuola, Luigi si affacciò alla finestra della sua casa e pensò di farsi dare una mano da un vicino di nome Fred.</p><p>Allora usci di casa e cercò di avvicinarsi alla porta di Fred. Luigi era fortunato, perché Fred era una persona che aveva vinto le Olimpiadi ed era importante. Luigi suonò il campanello e gli aprì Fred, il quale gli chiese cosa voleva. Luigi voleva una mano per evitare di fare monellerie.</p><p>Il giorno seguente la mamma di Luigi se ne andò e chiese a Fred di accompagnarlo a scuola. Una volta arrivato a scuola Luigi salutò a Fred e andò in cortile. Tutti i suoi compagni l’aspettavano fuori. Lui scappò e tutti lo inseguivano per atti di bullismo, però lui organizzò delle trappole che conosceva sul retro della scuola.</p><p>Corse più veloce che poteva e andò sul retro. I ragazzi della classe erano pochi (nove in tutto); cascarono nelle trappole. Rimaneva un ultimo, che era il più pericoloso, allora cercò di scappare e recarsi dentro la scuola. Questo ragazzo aprì tutte le porte delle classi, allora Luigi andò dalla preside e fece un segno a questo ragazzo, e a pochi metri Luigi si scansò e il ragazzo cattivo andò a sbattere.</p><p>In questo caso l’aggressività è perpetrata dai coetanei, i quali coinvolgono nelle loro malefatte anche lo stesso bambino. Questi, per sfuggire da questa grave situazione, chiede aiuto a un amico molto importante: Fred (<em>Luigi era fortunato, perché Fred era una persona che aveva vinto le Olimpiadi ed era importante). Egli c</em>erca e ottiene un successivo aiuto dalla massima autorità della stessa scuola che lui frequentava: la preside. Infine, per combattere e lottare contro le prepotenze dei suoi compagni fa affidamento alla sua forza di volontà, alla sua furbizia e alle sue capacità atletiche.</p><p><strong>Lupi travestiti d’agnelli</strong></p><p>C’era una volta un lupo che passeggiava e in giro c’era un agnellino. Questo lupo si nascondeva e diceva all’agnellino: “Sei carino e bellino e da mangiare!” L’agnellino, impaurito, va dai genitori che poi vanno a chiedere spiegazioni al lupo: lui risponde che non è vero che voleva mangiarlo.</p><p>Il lupo esce dalla tana, va dall’agnellino e gli dice: “Hai detto ai tuoi genitori che ti voglio mangiare?” “Sì dice l’agnellino”. Poi arriva il cucciolo del lupo e dice al padre che non può mangiare l’agnellino, perché sennò i genitori dell’agnellino lo cercheranno. Così il lupo grande non lo mangia. Così gli dice il lupo piccolo: “L’agnellino è mio amico, se voglio te lo faccio mangiare”. Una sera spunta il lupo, l’agnellino era con i genitori. Il lupo saluta i genitori e loro ricambiano. I genitori volevano sapere come mai lui non avesse mangiato l’agnellino, perché i genitori erano anch’essi dei lupi travestiti da agnelli. Alla fine, si sono tolti i travestimenti e hanno mangiato tutti l’agnellino.</p><p>Questo è forse il racconto più truce e pessimista che abbiamo raccolto dai bambini che abbiamo seguito nel tempo. Le parole più frequenti di Tonino sono: “lupi, mangiare, agnellino”. Queste tre parole colorano di notevole, incredibile violenza e angoscia tutta la storia.</p><p>Se esaminiamo il comportamento dei vari personaggi ci accorgiamo che questi hanno sistematicamente degli atteggiamenti ambigui: a volte sembra vogliano proteggere la piccola, fragile vittima mentre, in altri momenti, la tradiscono o sono ansiosi di aggredirla, sbranarla o farla sbranare.</p><p>In Tonino pertanto troviamo, insieme alla paura della violenza estrema da parte di chi lo circonda, l’assenza di ogni speranza e di ogni fiducia negli altri, anche nei cosiddetti “amici”, che per il bambino sono pronti in ogni momento a tradirti. Infatti, il lupacchiotto che sembra proteggere in un primo momento l’agnellino (<em>Poi arriva il cucciolo del lupo e dice al padre che non può mangiare l’agnellino perché sennò i genitori dell’agnellino lo cercheranno), </em>un momento dopo è pronto a darlo in pasto alle fauci del “lupo grande” (<em>L’agnellino è mio amico, se voglio te lo faccio mangiare). </em>Questa sfiducia si allarga, in un terribile, angoscioso crescendo, anche ai propri genitori!<em> (perché i genitori erano anch’essi dei lupi travestiti da agnelli. Alla fine, si sono tolti i travestimenti e hanno mangiato tutti l’agnellino). </em></p><p>Tutto ciò rispecchia le realtà interiori di alcuni bambini i quali, in seguito ai comportamenti di chi dovrebbe aver cura di loro, perdono ogni punto di riferimento affettivo e ogni sicurezza e fiducia nei confronti dell’ambiente che li circonda.</p><p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-7571 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/bertucio-rhomas13-300x212.jpg" alt="" width="388" height="274" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/bertucio-rhomas13-300x212.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/bertucio-rhomas13-1024x724.jpg 1024w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/bertucio-rhomas13-768x543.jpg 768w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/bertucio-rhomas13-1536x1086.jpg 1536w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/bertucio-rhomas13-2048x1448.jpg 2048w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/bertucio-rhomas13-700x495.jpg 700w" sizes="(max-width: 388px) 100vw, 388px" /></p><p>Giuseppe – Primo racconto</p><p><strong><em>Rabbia e bontà</em></strong></p><p>C’era una volta un drago che viveva in una grotta, poi è venuto il re e voleva ammazzarlo. Il drago gli ha sputato fuoco ed il re è morto ed il drago se n’è scappato. Il drago, dalla rabbia, ha incendiato la città. Sono morti tutti e lui ha conquistato la città. Dopo ha fatto venti figli ed erano come lui: uno era buono e tutti gli altri erano cattivi. Quelli cattivi incendiavano la città. Quello buono ha aiutato gli abitanti a combattere contro i suoi fratelli. Ha vinto il buono e poi è diventato il drago domestico del re.</p><p>In questo racconto il protagonista è un drago che uccide il re. L’aggressività verso questo personaggio fa pensare alla rabbia, presente in Giuseppe, verso le persone che avevano ruoli autorevoli, come gli insegnanti, dei quali aveva paura o il padre, il quale, dopo la sua nascita, era stato sempre assente nella sua vita.</p><p>Nella seconda parte del racconto ricompare stranamente il re, che doveva essere morto. Compare anche il drago, che aveva ucciso il re, il quale mette al mondo venti figli, dei quali uno solo è buono, mentre tutti gli altri sono cattivi e amano incendiare tutto ciò che incontrano e che è attorno a loro <em>(la città).</em></p><p><em> </em>In questa seconda parte il bambino fa di tutto per far prevalere la parte buona di sé, che è nettamente più fragile rispetto a quella aggressiva ma che ora, essendo la sua condizione psichica migliorata, è capace di eliminare le componenti violenti del suo Io, così da potersi legare affettuosamente con le persone autorevoli che sono a lui vicine.</p><p>Nei racconti dei bambini assistiamo spesso a delle incongruenze che ci meravigliano: come il descrivere un personaggio che era cattivo e poi diventa buono e viceversa; oppure un personaggio che muore, ma poi, senza alcuna spiegazione, ritorna in vita e continua a essere protagonista del racconto. Queste incongruenze sono dovute all’influenza presente nella loro mente di rilevanti e intense pulsioni emotive, spesso contrastanti tra loro, che sconvolgono il normale e lineare corso del pensiero logico. Di solito le incongruenze sono tanto più numerose quanto più invalidante e grave è la patologia psichica del minore.</p><p>Un’altra notazione dobbiamo fare su questo tipo di personaggi: i draghi o i grandi animali preistorici. Molti bambini con problemi, soprattutto se sono maschi, hanno un grande interesse e curiosità nei confronti di questi fantastici ed enormi animali, tanto che conoscono molto bene non solo i loro nomi ma anche le loro abitudini e caratteristiche. Questo interesse nasce dal fatto che questi enormi e feroci animali rappresentano molto bene l’immensa rabbia che spesso cova dentro il loro animo. Rabbia nei riguardi di chi li irride; rabbia nei confronti dei genitori e familiari dai quali non si sentono compresi nei loro bisogni essenziali; rabbia verso sé stessi, perché non riescono ad essere e a comportarsi come vorrebbero e come viene richiesto dagli adulti e dall’ambiente sociale.</p><p>Identificarsi con questi enormi, mostruosi animali significa anche identificarsi con qualcosa di molto grande, mentre loro sono affettivamente ed emotivamente molto piccoli. Allo stesso modo identificarsi con la forza e con la ferocia di questi animali, significa riuscire a combattere e vincere il mondo, giudicato come cattivo, perché incapace di soddisfare i loro bisogni essenziali.</p><p>Giuseppe – Secondo racconto</p><p><strong><em>Contenere l’aggressività del drago barbuto</em></strong></p><p> C’era una volta un bambino che si era comprato un drago barbuto. Il bambino si chiamava Roberto, il drago, Fuoco. Lui lo curava e stava sempre vicino a lui, quando giocava alla playstation. Un giorno il drago si fa grande e immenso e spacca la casa. Allora si decide di legare il drago. Poi vengono i carabinieri che lo vogliono prendere. Così scappano con tutta la famiglia, si costruiscono una casa molto più grande. La famiglia era composta da: mamma, papà, nonni e zii. Vissero felici e contenti.</p><p>In questo racconto lo stesso bambino, Roberto, con il miglioramento della sua patologia psichica, riesce a comprendere che è necessario riuscire a contenere l’aggressività verso gli altri e verso il mondo<em>,</em> quando questa diventa eccessiva, tanto da rischiare di distruggere la famiglia nella quale si vive (<em>Un giorno il drago si fa grande e immenso e spacca la casa. Allora si decide di legare il drago). </em></p><p>Solo in quel momento egli avverte che la feroce aggressività, rappresentata dal drago, non è eticamente accettabile, tanto che ciò comporta una sanzione (<em>Poi vengono i carabinieri che lo vogliono prendere).</em> Prima della nota finale vi è la descrizione non della sua famiglia reale ma di quella desiderata. Egli vi aggiunge, infatti, la figura del padre che, invece, nella realtà, non era mai stato presente nella sua vita, in quanto aveva abbandonato la moglie e il figlioletto poco dopo la nascita di questi.</p><h4><span style="color: #ff6600;">Tratto dal libro di Emidio Tribulato: “I bambini raccontano – Interpretazione dei</span></h4><h4><span style="color: #ff6600;">racconti infantili”.</span></h4><h4><span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/I-BAMBINI-RACCONTANO-INTERPRETAZIONE-DEI-RACCONTI-INFANTILI.pdf">Per scaricare gratuitamente questo libro clicca qui.</a></span></h4><p><span style="font-size: medium;"> </span></p><p><span style="font-size: medium;"> </span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>								</div>
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		<title>Capire ed aiutare i bambini mediante i loro racconti</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2025/04/01/capire-ed-aiutare-i-bambini-mediante-i-loro-racconti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Apr 2025 17:32:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti Infantili]]></category>
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Le favole e i racconti sono frequentemente utilizzati anche nei lunghi tragitti in macchina, poiché sono un buon mezzo per combattere la noia, la stanchezza e l&#8217;insofferenza dei piccoli; oppure la sera, per aiutare i figli a lasciarsi andare al sonno ristoratore in modo più sereno, allontanando paure ed incubi notturni. Storie, racconti e favole sono anche un ottimo strumento per creare tra i genitori e i figli una maggiore complicità e intesa. Anche i buoni insegnanti utilizzano favole e racconti, allo scopo di migliorare le conoscenze culturali e linguistiche dei loro alunni.</span></p><p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7423 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/child-2916844_640-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/child-2916844_640-300x201.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/child-2916844_640.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Le favole, i racconti e le storie, sia letti che raccontati, sono di solito ricavati attingendo dall&#8217;ampia letteratura per bambini e ragazzi. Solo in alcuni casi, da parte di genitori e insegnanti ricchi di fantasia e capacità affabulatorie, sono inventati sul momento.</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Le favole più interessanti, che di solito iniziano con: &#8216;C&#8217;era una volta&#8217;, sono spesso ricche di azioni e di colpi di scena. Inoltre sono rese più accattivanti inserendo degli avvenimenti che provocano timori e brividi, allo scopo di attrarre l&#8217;attenzione dei piccoli, per poi traghettarli, anche dopo molte traversie, all&#8217;immancabile lieto fine, sintetizzato dalla consueta frase: &#8216;E vissero felici e contenti&#8217;.</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Tuttavia, è raro che i genitori, i familiari o gli stessi insegnanti, chiedano ai bambini d&#8217;inventare e costruire loro stessi dei racconti in modo assolutamente libero, senza che vi sia alcuna finalità didattica.</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Pensiamo, invece, che ascoltare o leggere, per poi interpretare i racconti dei bambini, possa essere molto importante per svariati motivi:</span></p><ul style="text-align: justify;"><li><span style="font-size: medium;">Intanto le loro parole ci possono permettere di entrare, come in punta di piedi, nel loro mondo interiore, al fine di scoprire cosa vive e si agita nella loro psiche.</span></li><li><span style="font-size: medium;">Le loro parole potranno servirci a comprendere come ognuno di loro vive e si muove nel suo ambiente di vita.</span></li><li><span style="font-size: medium;">Possiamo, inoltre, comprendere facilmente se la loro vita intima è ricca di serenità e gioia o, viceversa, se è pervasa da ansie, tristezze e sofferenze, che i bambini non riescono a comunicare direttamente.</span></li><li><span style="font-size: medium;">I loro racconti ci danno la possibilità di conoscere quali sono le speranze e i desideri dei bambini che abbiamo in cura; quali paure sconvolgono il loro mondo interiore; cosa provoca e stimola il loro entusiasmo o il pessimismo; quali sono i loro più impellenti bisogni e necessità; ma anche quanto hanno inciso, nella loro psiche gli eventi traumatici nei quali i genitori sono stati in quel periodo coinvolti.</span></li><li><span style="font-size: medium;">Dalle loro parole possiamo correttamente e facilmente valutare quanto siano stati utili i trattamenti psicoterapici che abbiamo intrapreso.</span></li></ul><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Non meno importante è lo scopo terapeutico: i bambini, mediante i racconti, hanno la possibilità di liberare il loro animo dai crucci, dalle ansie, dalle paure o dall&#8217;aggressività che spesso attanagliano e agitano la loro psiche.</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Ciò è possibile in quanto il racconto diventa uno strumento che permette un dialogo profondo tra gli adulti che utilizzano questa metodologia e il bambino. Questo dialogo riesce a creare con facilità una relazione profonda e intima che offre al minore quella sicurezza, serenità e benessere che egli cerca.  Facendo partecipe l&#8217;adulto dei suoi crucci, delle sue paure e sofferenze, egli può trovare in questi, un punto di riferimento sicuro, stabile e affettuoso, nel quale riporre la sua fiducia e trovare appoggio e comprensione.</span></p><h4><span style="color: #ff6600;">Tratto dal libro di Emidio Tribulato: “I bambini raccontano – Interpretazione dei</span></h4><h4><span style="color: #ff6600;">racconti infantili”.</span></h4><h4><span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/I-BAMBINI-RACCONTANO-INTERPRETAZIONE-DEI-RACCONTI-INFANTILI.pdf">Per scaricare gratuitamente questo libro clicca qui.</a></span></h4><p><span style="font-size: x-large;"> </span></p><p><span style="font-size: x-large;"> </span></p>								</div>
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		<title>Desiderio di serenità e pace</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2025/04/01/desiderio-di-serenita-e-pace/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Apr 2025 17:32:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti Infantili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>﻿    Un ambiente sereno è realizzato da genitori ma anche da familiari che possiedono un buon equilibrio psichico. Avere un buon equilibrio psichico significa avere un Io normalmente e armonicamente sviluppato e strutturato, il quale sa ben relazionarsi con se stesso e con gli...</p>
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Avere un buon equilibrio psichico significa vivere e possedere una realtà interiore che non sia preda dei conflitti, delle ansie, delle paure, delle dipendenze, dei disturbi caratteriali o peggio delle malattie psichiche di una certa rilevanza come le psicosi. Un ambiente sereno è fatto quindi da genitori scarsamente ansiosi e reciprocamente affettuosi, attenti e premurosi, i quali sono in grado di</span> <span style="font-size: medium;">occuparsi del benessere fisico e psichico dei loro figli, senza dannosi eccessi.</span></p><p><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/03/Diapositiva11-5.jpg" alt="" width="520" height="390" border="0" /></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><em>&#8216;C&#8217;era una volta un bambino di nome Gigi il quale non voleva mai che si mettesse a piovere. Un giorno la madre gli spiegò che prima o poi questo effetto naturale doveva accadere. Se lui non ci avesse fatto caso, la pioggia sarebbe durata pochissimo. Infatti in quel preciso istante si mise a piovere e Gigi si mise a parlare con la mamma e non ci fece caso </em>(alla pioggia). <em>Dopo poco tempo sparì la pioggia e venne l&#8217;arcobaleno&#8217;. </em></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">I bambini, tutti i bambini, amano la pace, la serenità, la gioia e l&#8217;accoglienza <em>(l&#8217;arcobaleno) </em>mentre non amano la malinconia e la tristezza (<em>non voleva mai che si mettesse a piovere).</em> Le mamme come quelle di Gigi, così come i papà, dovrebbero riuscire a far capire ai figli, così che non si deprimano facilmente nei momenti difficili e possano godere pienamente dei momenti felici.</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Un ambiente sereno è realizzato da genitori ma anche da familiari che possiedono un buon equilibrio psichico. Avere un buon equilibrio psichico significa avere un Io normalmente e armonicamente sviluppato e strutturato, il quale sa ben relazionarsi con se stesso e con gli altri e sa osservare la realtà con obiettività, riuscendo a mantenere delle buone capacità di giudizio e di critica anche nelle situazioni che richiedono un notevole impegno e controllo personale. Avere un buon equilibrio psichico significa vivere e possedere una realtà interiore che non sia preda dei conflitti, delle ansie, delle paure, delle dipendenze, dei disturbi caratteriali o peggio delle malattie psichiche di una certa rilevanza come le psicosi. Un ambiente sereno è fatto quindi da genitori scarsamente ansiosi e reciprocamente affettuosi, attenti e premurosi, i quali sono in grado di occuparsi del benessere fisico e psichico dei loro figli, senza dannosi eccessi.</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p><p><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/Diapositiva82-1.jpg" alt="" width="100" height="75" border="0" /></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong><em>Un racconto di Michele</em></strong></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong>Alla ricerca di un mondo gioioso e sereno</strong></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> <img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-7579 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/Diapositiva360-300x225.jpg" alt="" width="392" height="294" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/Diapositiva360-300x225.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/Diapositiva360-768x576.jpg 768w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/Diapositiva360-800x600.jpg 800w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/Diapositiva360-700x525.jpg 700w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/Diapositiva360.jpg 960w" sizes="(max-width: 392px) 100vw, 392px" /></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><em>&#8216;C&#8217;era una volta un bambino che viveva solo in una casa in campagna. Un giorno decise di abbellirla mettendo dei vasi con dei fiori. Rasò il prato e vide degli uccelli volare nel cielo.</em></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><em>Un giorno gli abitanti della zona andarono a casa del bambino, cenarono lì e alla fine gli fecero i complimenti per la casa che aveva.</em></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><em>Abitava solo, perché tutti lo prendevano in giro. Andò a letto e sognò una famiglia: era pentito di vivere da solo. Sognò una famiglia molto ricca, fatta da papà, mamma, fratello e sorella. Sentì bussare ed era una famiglia che lo voleva accogliere. Erano buoni, comprarono un po&#8217; tutto, erano sempre allegri&#8217;.</em></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Michele, nella sua ricerca di un ambiente sereno, ricco di pace, esclude la sua famiglia di origine, forse pensandola incapace di dargli quanto serve ai suoi bisogni <em>(viveva solo in una casa in campagna)</em>. Inizialmente la soluzione che trova è quella di vivere da solo in un ambiente bucolico ed in una casa da rendere bella e ricca di fiori. Una casa, quindi, capace di dargli serenità, pace, accoglienza e tenerezza. Si accorge ben presto però che un ambiente idilliaco ma privo del calore familiare è incompleto. E allora inserisce una nuova famiglia, una famiglia ideale, che l&#8217;accoglie nel suo seno dandogli tutto ciò che il suo cuore attendeva da tempo: non solo i giocattoli desiderati <em>(comprarono un po&#8217; di tutto),</em> ma anche e soprattutto avevano un atteggiamento e un comportamento benevolo e gioioso <em>(erano buoni; erano sempre allegri)</em>. Atteggiamenti molto diversi da quelli della sua vera famiglia nella quale lui soffriva molto a causa dell&#8217;ansia paterna e materna (da notare il sole sanguigno, sporco, quasi nero che evidenzia una figura paterna non solo incapace di dargli protezione ma altresì causa di paure e ansie). Il bambino inserisce come motivo della sua ricerca di solitudine l&#8217;essere preso in giro da tutti. In realtà i suoi genitori non avevano questo tipo di atteggiamento nei suoi confronti, ma erano i suoi problemi psicologici che lo rendevano facilmente vulnerabile nei confronti dei suoi compagni di scuola.</span></p><p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: medium;">Secondo racconto di Michele</span></strong></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong>Una casa in campagna.</strong></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">&#8220;C&#8217;era una volta un bambino il quale un giorno ebbe un&#8217;idea: &#8216;Andiamo ad abitare in campagna&#8217;. Nella città la casa era brutta, non dormiva la notte. I genitori dissero: &#8216;Aspettiamo fino a domani&#8217;. La ditta dei traslochi mise tutto negli scatoloni e si trasferirono. Il bambino poteva scorrazzare come voleva e riposarsi nel fresco degli alberi. Era contento. Anche i suoi erano contenti. &#8216;Hai avuto un&#8217;idea geniale&#8217;, gli dissero. Comprarono lampade e vestiti nuovi adatti alla campagna. Il bambino cambiò scuola e visse felice in questa nuova casa. Il bambino non aveva fratelli ma aveva degli amici. I suoi genitori erano felici del trasloco e fecero delle nuove amicizie. Anche loro erano più rilassati&#8221;.</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Michele, come tanti bambini che soffrono, ricerca attorno a lui e vicino a lui i motivi della sua sofferenza. In questo caso egli li identifica nella vita frenetica, e a volte disumana, della città (<em>Nella città la casa era brutta, non dormiva la notte). </em>Per cui la soluzione più logica che egli vede è quella di allontanarsi dall&#8217;ambiente cittadino per godere della serenità della campagna (<em>Il bambino poteva scorrazzare come voleva e riposarsi nel fresco degli alberi). </em>Questa immaginata soluzione risulta felice sia per lui che per i suoi genitori, i quali, nel nuovo ambiente bucolico, hanno la possibilità di riacquistare la serenità che prima non possedevano <em>(Era contento. Anche i suoi erano contenti. </em>&#8220;<em>Hai avuto un&#8217;idea geniale</em>&#8220;<em> gli dissero. Anche loro erano più rilassati</em>).</span></p><h4><span style="color: #ff6600;">Tratto dal libro di Emidio Tribulato: “I bambini raccontano – Interpretazione dei</span></h4><h4><span style="color: #ff6600;">racconti infantili”.</span></h4><h4><span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/I-BAMBINI-RACCONTANO-INTERPRETAZIONE-DEI-RACCONTI-INFANTILI.pdf">Per scaricare gratuitamente questo libro clicca qui.</a></span></h4><h6> </h6><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>								</div>
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		<title>La metodologia del racconto infantile</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2025/04/01/la-metodologia-del-racconto-infantile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Apr 2025 17:32:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti Infantili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>﻿   L&#8217;incontro La prima fase riguarda certamente l&#8217;incontro con il bambino. Qualunque sia il problema del minore da conoscere, esaminare o aiutare, mediante dei colloqui terapeutici, questo è certamente il momento più importante. Chi viene da noi, vuoi per problemi genetici o organici, vuoi...</p>
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									<p><audio class="audio-for-speech" src="https://www.cslogos.it/cslogos/images/j2xml/281fb94cf7506446530475985bf1a642"><span data-mce-type="bookmark" style="display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;" class="mce_SELRES_start">﻿</span></audio></p><h2><span style="font-size: x-large; color: #0000ff;">  L&#8217;incontro</span></h2><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La prima fase riguarda certamente l&#8217;incontro con il bambino. Qualunque sia il problema del minore da conoscere, esaminare o aiutare, mediante dei colloqui terapeutici, questo è certamente il momento più importante. Chi viene da noi, vuoi per problemi genetici o organici, vuoi per problemi familiari o ambientali è un bambino sofferente.</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Anche se ancora non conosciamo le cause della sofferenza e le ferite presenti nell&#8217;animo del bambino che si trova alla nostra presenza, sono incontestabili e meritano sempre il massimo rispetto e la dovuta accoglienza e comprensione. Per tale motivo, ogni atto che effettueremo nei suoi riguardi non dovrà prescindere dal disporci nei suoi confronti con il massimo riguardo e tanta delicatezza.</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Per tale motivo, pur essendo la nostra motivazione ad aiutare il bambino, utilizzando la metodologia del racconto libero, assolutamente legittima, abbiamo anche il dovere di rispettare sempre e in ogni momento la sua sensibilità e i suoi bisogni. Per tale motivo, se alla nostra richiesta ci accorgiamo che egli oppone une reale resistenza o peggio una netta opposizione, abbiamo il dovere di rispettare sia l&#8217;una sia l&#8217;altra, utilizzando eventualmente strumenti alternativi di indagine o altri approcci terapeutici. Con molta probabilità, il nostro rispetto del momento creerà un più facile legame con noi, per cui in un periodo successivo egli sarà felice di manifestarci i suoi pensieri e le sue emozioni utilizzando il racconto.</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Dobbiamo aggiungere anche qualcosa di più: nel caso che il bambino non accolga la nostra richiesta, non solo non dobbiamo insistere ma, per evitare che possa sentirsi in colpa, dobbiamo riuscire a non mostrare alcuna delusione o dispiacere, per la sua scelta.</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Se egli si trova in un reparto o studio di neuropsichiatria o psicologia, affinché senta l&#8217;operatore più vicino a sé e ai propri desideri e quindi accetti le richieste che quest&#8217;ultimo gli fa, una delle tecniche che consigliamo consiste nel lasciare al minore la possibilità di giocare liberamente, in una sala ricca di giocattoli, con la compagnia di un assistente particolarmente disponibile, per tutto il tempo che occorre per raccogliere dai genitori e dagli operatori che lo seguono, tutte le informazioni utili ad un&#8217;accurata anamnesi.</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il lasciarlo giocare liberamente per qualche tempo, senza nulla chiedergli, ha due scopi: il primo è quello di evitare che il nostro piccolo paziente ascolti le informazioni raccolte dalla sua famiglia che a volte sono molto delicate, per cui potrebbero turbarlo; il secondo scopo è quello di fargli iniziare questa esperienza nel modo più piacevole e accattivante possibile. Nel caso in cui il bambino abbia difficoltà a staccarsi dai suoi genitori, lo faremo accompagnare nella stanza dei giochi da uno di essi o da un altro familiare.</span></p><h2 style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-large; color: #008080;"> Il racconto</span></h2><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Dopo che il bambino avrà effettuato il suo disegno libero, gli chiederemo di costruire un racconto. Anche in questo caso gli lasceremo la massima libertà nell&#8217;organizzarlo ed esporlo utilizzando, come base di partenza, il disegno libero appena effettuato, oppure di allontanarsi da questo, inventando qualcosa di diverso e originale.</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Utilizzando questa metodologia ci accorgeremo che alcuni bambini, per continuare a dar sfogo alle loro emozioni e ai loro pensieri che sono prevalenti in quel momento, utilizzeranno il disegno appena prodotto. In pratica, per esprimere i pensieri e ed emozioni, al posto delle matite e dei colori, si serviranno di parole e frasi. Altri invece, senza tener conto di quanto disegnato un momento prima, produrranno dei temi diversi.</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La ricchezza dei racconti e anche la loro lunghezza, variano molto. Per alcuni bambini il raccontare è molto facile e piacevole, tanto che a volte la loro sbrigliata e fervida fantasia è così prorompente che, stanchi di copiare il fiume di parole che fluiscono dalla loro bocca, è necessario fermarli. Altri, invece, hanno notevoli difficoltà a lasciarsi andare nel comunicare a una persona quasi sconosciuta i loro pensieri e, soprattutto, il loro stato d&#8217;animo del momento.</span></p><h2 style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-large; color: #008080;"> Le &#8216;domande stimolo&#8217;</span></h2><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Per invitare il bambino ad effettuare un racconto, consigliamo di utilizzare la frase con la quale di solito iniziano tutte le favole: &#8216;C&#8217;era una volta&#8230;&#8217;. Se qualche bambino, pur non rifiutandosi di raccontare qualcosa, rimane perplesso e non dà seguito a questo stimolo iniziale, lo possiamo aiutare con qualche domanda più specifica. Ad esempio: &#8216;Di quale personaggio o oggetto vorresti parlare? Pensi forse a una persona grande? A un bambino? A un animale? A una casa? A un giocattolo? Scegli tu quello di cui vuoi parlare&#8217;.</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Anche durante il racconto sono ammesse tutte le domande che possono servire a chiarire meglio quello che il bambino ha in mente e vorrebbe esprimere. Allo stesso modo sono utili tutte le richieste se finalizzate ad arricchire o approfondire i temi trattati, quando ciò può essere utile nel  farci partecipi della sua vita interiore.  </span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Per tale motivo, una volta che il bambino ha scelto il personaggio principale del quale iniziare a parlare, se questo ci appare poco definito, aiuteremo il minore a renderlo più concreto, mediante delle ulteriori sollecitazioni. Ad esempio, potremo chiedere il nome, il sesso, l&#8217;età e altre caratteristiche dei personaggi presenti nella sua storia. Allo stesso modo potremo domandargli se questa persona, della quale lui parla, vive da sola o ha una famiglia; ma anche com&#8217;? composta questa famiglia, il luogo dove abita, che caratteristiche ha la casa dove egli vive, e così via.</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Per aiutarlo ad ampliare il suo racconto, così da far emergere i contenuti più profondi, possiamo utilizzare ulteriori <em>&#8216;domande stimolo&#8217;,</em> come ad esempio: &#8216;Un giorno cosa successe?&#8217; &#8216;E poi? E dopo?&#8217;</span></p><p><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" decoding="async" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/8f96f2c800ca52adc34bbb07fdc0d4e3.png" alt="" width="323" height="432" border="0" /></span></p><p style="text-align: justify;" align="center"><span style="font-size: medium;"> </span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Un esempio di questo modo di procedere l&#8217;abbiamo nel racconto di Marco.<a title="" href="file:///C:/Users/emidio%20tribulato/Desktop/libro%20disegni%20e%20racconti/LIBRO%20RACCONTI%20E%20DISEGNI%204.docx#_ftn1">[1]</a></span></p><p style="text-align: justify;" align="center"><span style="font-size: medium;"><strong><em>Una macchina nuova</em></strong></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><em>C&#8217;era una volta una macchina. </em></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">D. Com&#8217;era questa macchina?</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><em> </em>R.<em> Era nuova ed era uscita appena dalla concessionaria. Era grande. </em></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><em>D. </em>Di chi era?</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">R<em>. Era di una persona qualunque. </em></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">D. Cosa faceva questa macchina? Cosa le è successo?</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><em>R. è uscita. Pioveva. C&#8217;era un uomo alla guida ed è andato a casa; siccome pioveva. E poi, ovviamente, è uscito con la macchina nuova. </em></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">D. Era contento?</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">R. <em>Se l&#8217;è comprata: la desiderava da tanto. </em></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">D. Chi era questa persona?</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">R.<em> Era sposato e aveva moglie e figli. </em></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">D. Andava d&#8217;accordo con la moglie e con i figli?</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">R. <em>Sì, andavano d&#8217;accordo.</em></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">D. è uscito con i figli? E dove sono andati?</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">R. <em>Ad una cena di famiglia, di quelle serie. Diversamente da suo padre, mio padre mi costringe, non mi fa scegliere di andare o meno. Vanno alla cena e c&#8217;erano amici. </em></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">D. E com&#8217;erano questi amici?</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">R. <em>Erano buoni, hanno mangiato tanto, </em></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">D. Chi erano?</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">R. <em>Una famiglia, con marito e moglie. Una coppia da poco sposati. I figli hanno fatto amicizia con la coppia. Hanno fatto un gioco. Con la macchina si può andare in tanti posti. Giravamo e poi siamo tornati a casa. </em></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> Nonostante siano ammesse varie sollecitazioni, è bene però lasciare al bambino la massima libertà nello scegliere la tematica del racconto, le caratteristiche dei vari personaggi e tutti i particolari che egli desidera inserire, senza mai criticare il contenuto del racconto.</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Pertanto, abbiamo il dovere di accettare tutte le parole e le frasi che egli detta, gli eventuali errori grammaticali e sintattici e tutti gli argomenti che egli vuole esporre, anche se non potremmo condividerli e li vorremmo aspramente criticare e condannare. Ad esempio, quando sono presenti parole volgari, aggressive, chiare contraddizioni, errori grammaticali o nella dizione e così via. Allo stesso modo lo lasceremo libero di dare al racconto la conclusione a lui più gradita e congeniale, in quel determinato momento della sua vita.</span></p><div><p> </p><hr size="1" width="33%" /><div><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><a title="" href="file:///C:/Users/emidio%20tribulato/Desktop/libro%20disegni%20e%20racconti/LIBRO%20RACCONTI%20E%20DISEGNI%204.docx#_ftnref1">[1]</a> Tutti i nomi dei piccoli pazienti sono stati modificati. Quando lo si è ritenuto necessario, sono stati cambiati anche i nomi dei personaggi delle storie raccontate, mentre i titoli dei racconti sono frutto dall&#8217;autore.</span></p></div></div><h4><span style="color: #ff6600;">Tratto dal libro di Emidio Tribulato: “I bambini raccontano – Interpretazione dei</span></h4><h4><span style="color: #ff6600;">racconti infantili”.</span></h4><h4><span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/I-BAMBINI-RACCONTANO-INTERPRETAZIONE-DEI-RACCONTI-INFANTILI.pdf">Per scaricare gratuitamente questo libro clicca qui.</a></span></h4>								</div>
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		<title>Bisogno di amore e affetto</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2025/04/01/bisogno-di-amore-e-affetto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Apr 2025 17:32:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti Infantili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>    &#8216;C&#8217;era una volta un bambino che andava scrivendo su tutti gli alberi che incontrava &#8216;ciao&#8217;, perché si sentiva solo e non aveva amici. Quello che faceva era un modo per fare amicizia con gli alberi anche se sapeva che non si doveva fare....</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="4547" class="elementor elementor-4547">
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									<div class="translate-tooltip-mtz hidden"><div class="header"> </div></div><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> <img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-7428 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/barbera-marco2-300x218.jpg" alt="" width="381" height="277" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/barbera-marco2-300x218.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/barbera-marco2-1024x745.jpg 1024w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/barbera-marco2-768x558.jpg 768w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/barbera-marco2-1536x1117.jpg 1536w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/barbera-marco2-2048x1489.jpg 2048w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/barbera-marco2-700x509.jpg 700w" sizes="(max-width: 381px) 100vw, 381px" /></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><em>&#8216;C&#8217;era una volta un bambino che andava scrivendo su tutti gli alberi che incontrava &#8216;ciao&#8217;, perché si sentiva solo e non aveva amici. Quello che faceva era un modo per fare amicizia con gli alberi anche se sapeva che non si doveva fare. Un giorno lo incontrò un taglialegna e con la scusa che pure lui aveva a che fare con gli alberi, gli diede qualche consiglio. Questo taglialegna gli servì come amico per confidarsi e per esprimere tutto quello che aveva dentro, così con calma affrontarono questo discorso e questa persona lo convinse che era una cosa sbagliata sia per lui che per gli alberi. Il taglialegna non si fermò qua, ma andò a dirlo a tutte le persone che conosceva per trovare qualche amico al bambino. Così organizzò una festa e invitò tutti gli amici e i parenti ed ebbe tanti amici&#8217;. </em></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Questo racconto è indicativo su cosa desiderano i bambini. Essi hanno bisogno di amici e se hanno difficoltà a trovarli si accontentano anche di &#8216;amici alberi&#8217;, ma è solo quando qualcuno li aiuta a trovare amici veri, in carne e ossa, che essi sono veramente felici e soddisfatti.</span></p><p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/Diapositiva82-1.jpg" alt="" width="100" height="75" border="0" /></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong>Un cuore in cielo</strong></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Una ragazzina di dieci anni che a causa di gravi carenze affettive ed educative da parte di entrambi i genitori, viveva in un istituto di suore insieme ad un altro fratello ed un&#8217;altra sorella, vede soltanto in Gesù, nella Madonna e nei Santi la possibilità di avere amore e attenzioni:</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> <img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7429 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/ARCADI-EVA3-267x300.jpg" alt="" width="267" height="300" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/ARCADI-EVA3-267x300.jpg 267w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/ARCADI-EVA3-913x1024.jpg 913w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/ARCADI-EVA3-768x862.jpg 768w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/ARCADI-EVA3-1369x1536.jpg 1369w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/ARCADI-EVA3-1825x2048.jpg 1825w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/ARCADI-EVA3-700x785.jpg 700w" sizes="(max-width: 267px) 100vw, 267px" /></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><em>&#8216;C&#8217;era una volta un cuore che stava in cielo. Era grande e bello e rosso d&#8217;amore. Questo cuore era di una persona femmina, piccola, che aveva due anni, era una bambina e si chiamava Alessia, che si era fidanzata con Gesù e gli aveva dato il suo cuore. Alessia aveva una famiglia e i suoi genitori erano contenti che si era fidanzata con Gesù. Gesù era contento e la mamma Maria e i discepoli gli buttavano fiori sul cuore e a lui gli faceva piacere stare con loro, era contento. I suoi genitori erano contenti che si era fidanzata con Gesù. </em></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Certamente il vivere in un istituto di suore ha avuto il suo peso nel racconto della ragazza che sceglieva di fidanzarsi con Gesù. Ma quello che colpisce in questo racconto è la sua identificazione con una bambina piccola di appena due anni, mentre la ragazza ne aveva dieci. è come se la ragazza desiderasse regredire ad un&#8217;età nella quale si immagina che tutti i bambini siano felici. Accanto a questo desiderio di essere molto piccola, desiderio dovuto alle gravi carenze affettive presenti nella sua famiglia, vi è, in questo racconto, anche un desiderio di fuggire dalla triste realtà nella quale la ragazza si trovava a vivere.</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong>Una bimba nella tomba</strong></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><em>&#8216;C&#8217;era una volta una bambina che si chiamava Tindara. Un giorno morì perché i suoi genitori non la volevano più. Quando l&#8217;hanno messa nella tomba lei era viva, ma poiché non riusciva a liberarsi morì.&#8217;</em></span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Questo racconto è della stessa ragazza. In questo caso esprime nel modo più truce le sue reali sofferenze (<em>un giorno morì perché i suoi genitori non la volevano più),</em> ma anche gli incubi più terribili (<em>Quando l&#8217;hanno messa nella tomba lei era viva, ma poiché non riusciva a liberarsi morì)</em>. Ci chiediamo: liberarsi da cosa? Probabilmente si riferisce al bisogno di scacciare da sé il peso terribile che opprime i bambini affetti da carenze affettive!</span></p><p><span style="font-size: medium;"><strong><em> <strong><em><img loading="lazy" decoding="async" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/Diapositiva82-1.jpg" alt="" width="100" height="75" border="0" /></em></strong></em></strong></span></p><p><span style="font-size: large; color: #008000;"><strong>I racconti di Luigi</strong></span></p><p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: medium;">Un figlio chiamato Gesù</span></strong></p><p style="text-align: justify;"><em><span style="font-size: medium;">C&#8217;erano una volta  due contadini che vivevano in una caverna perché non avevano una casa, perché erano poveri. Quando pioveva erano contenti così  maturavano i frutti. Un giorno sono arrivati i soldati e hanno ucciso il marito: l&#8217;anno messo in croce perché sono malvagi. La ragazza piangeva, non si è mossa più di casa e ha fatto un figlio di nome Gesù  E vissero non sempre felici e contenti. Giuseppe è morto. Gesù l&#8217;anno messo pure lui in croce. La mamma piange e nel mondo non si sente più parlare di loro, tranne che in chiesa.</span></em></p><p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: medium;"> Il cane e la pecorella</span></strong></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><em>Mio zio che ha le galline, le mucche e le pecore. Un giorno la pecorella scappò e fu mangiata dal cane. Mio zio non trovò la pecorella e chiese al cane: &#8216;Dov&#8217;? la pecorella?&#8217;. Il cane disse: &#8216;Me la sono mangiata&#8217;. Lo zio lo legò  e tutte le pecorelle non furono più mangiate e vissero felici e contenti</em>.</span></p><p> </p><p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: medium;">L&#8217;albero morente</span></strong></p><p style="text-align: justify;"><em><span style="font-size: medium;">C&#8217;era una volta un albero bello che stava per morire perché non aveva acqua. Un giorno un contadino lo vide un po&#8217; appassito e gli mise dell&#8217;acqua. E così rivisse e fece tanti frutti: le mele.</span></em></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Questo ragazzo di dieci anni veniva descritto sia dai genitori sia dagli insegnanti come un ragazzo con gravi disturbi del comportamento con la presenza di negativismo, litigiosità, suscettibilità, facile perdita del controllo, bugie, linguaggio scurrile, atteggiamenti provocatori, ostili, furti ecc.</span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Tuttavia solo i suoi racconti ci permettono di cogliere quel qualcosa in più che è fondamentale per una buona e corretta comprensione del caso. </span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Questi racconti ci permettono di entrare nel suo mondo interiore nel quale è sicuramente presente tanta violenza ma vi è anche tanta povertà affettiva </span><em><span style="font-size: medium;">(Un giorno sono arrivati i soldati e hanno ucciso il marito: l&#8217;anno messo in croce perché sono malvagi). </span><span style="font-size: medium;">(vivevano in una caverna perché non avevano una casa, perché erano poveri.)  </span></em></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Inoltre, come si può evidenziare dalla storia dell&#8217;albero morente, è presente in questo ragazzo anche una chiara e forte richiesta di amore, che egli sente essere indispensabile per la sua serenità e per il suo buon equilibrio interiore. <em>(C&#8217;era una volta un albero bello che stava per morire perché non aveva acqua.)</em>  Egli sa che questo amore gli potrà permettere di </span><span style="font-size: medium;">acquisire tutta la serenità e la maturità che attualmente egli non ha, così da &#8220;</span><span style="font-size: medium;">resuscitare&#8221; psicologicamente e socialmente. </span></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">A sua volta lo stare psicologicamente meglio gli potrà permettere di offrire alla  sua famiglia e alla società  tutto ciò che questa si aspetta da lui. </span><em style="font-size: medium;">(E così rivisse e fece tanti frutti: le mele).</em></p><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong><em> </em></strong></span></p><h4><span style="color: #ff6600;">Tratto dal libro di Emidio Tribulato: “I bambini raccontano – Interpretazione dei</span></h4><h4><span style="color: #ff6600;">racconti infantili”.</span></h4><h4><span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/I-BAMBINI-RACCONTANO-INTERPRETAZIONE-DEI-RACCONTI-INFANTILI.pdf">Per scaricare gratuitamente questo libro clicca qui.</a></span></h4><p><span style="font-size: x-large;"><a href="index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=493:i-bambini-raccontano-interpretazione-dei-racconti-infantili&amp;catid=42&amp;Itemid=209"> </a></span></p><p><span style="font-size: medium;"><strong><em> </em></strong></span></p><p><span style="font-size: medium;"><strong><em> </em></strong></span></p><p><span style="font-size: medium;"><strong><em> </em></strong></span></p>								</div>
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		<title>L&#8217;età dei personaggi nei racconti infantili</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2025/04/01/leta-dei-personaggi-nei-racconti-infantili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Apr 2025 17:32:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti Infantili]]></category>
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									<p><audio class="audio-for-speech" src="https://www.cslogos.it/cslogos/images/j2xml/82babcec1567df018435c94f6a9c3641"></audio></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il minore, spontaneamente, o su richiesta, facilmente accetta di assegnare ai suoi personaggi una determinata età. Questa può indicare: l&#8217;età che il soggetto ha; quella che vorrebbe avere, oppure l&#8217;età dei coetanei con i quali egli si identifica e con i quali vorrebbe socializzare. In alcuni casi possiamo riuscire a rilevare la maturità emotiva ed affettiva del soggetto, dall&#8217;età del personaggio con il quale egli si identifica.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Un esempio di personaggio nel quale il bambino si identifica, che ha un&#8217;età maggiore della propria, lo troviamo in Maria (nome di fantasia) Questa bambina, di quasi sei anni, viveva in una famiglia nella quale vi erano, tra i genitori, frequenti e intensi conflitti. La bambina soffriva di disturbi psicologici di media gravità, che si manifestavano con varie paure: della morte del papà o della mamma; degli insetti; della scuola e del buio. Inoltre, venivano riferiti dai genitori frequenti crisi di pianto; rifiuto della scuola; ansia di separazione; difficoltà ad allontanarsi dalla propria abitazione; notevole suscettibilità ai rimproveri e ai propri errori; persistenza di abitudini infantili e fame nervosa.</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: medium;"><em><img decoding="async" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/91a150c0456921d5a54528d903a379ef.png" alt="" border="0" /></em></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><span style="font-size: medium;"><em> </em></span></p>
<p style="text-align: center;" align="center"><span style="font-size: medium;"><strong>Una pizza con gli amici</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">C&#8217;era una volta una ragazzina di diciotto anni e un giorno andò a casa a mangiare una pizza con gli amici, ma lei non era contenta, perché pensava che gli amici gli creavano disordine in casa. Dunque, lei mangiava, ma non era felice. Guardò l&#8217;orologio e disse: &#8216;Sono le sette di sera, andate tutti via da casa mia&#8217;. Gli amici, alcuni restarono, altri se ne andarono e così si sentì un po&#8217; sola e disse: &#8216;Ma comunque se ne dovevano andare prima o poi, perché era quasi mezzanotte&#8217;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Dopo tornò a casa la madre e trovò tutto il disordine e disse: &#8216;Cosa è successo a questa casa?&#8217; Voleva cercare un orologio e poi le chiese chi le aveva comprato la pizza. La madre disse: &#8216;Tu mi sospetti qualcosa!&#8217; Ma la ragazza continuò a fare finta di niente, perché nascondeva tutto alla mamma. La madre voleva scoprire questo mistero e si infuri? e disse: &#8216;Ora io a questa ragazza gli toglier? la macchina, per punizione!&#8217; Tuttavia, la madre trovò il suo segreto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">In questo racconto la protagonista nella quale la piccola Maria si identifica ha diciotto anni. La ragazza invita gli amici a casa per mangiare una pizza. Non avendo fiducia nella madre, non si confida con questa <em>(Ma la ragazza continuò a fare finta di niente, perché nascondeva tutto alla mamma).</em> Tuttavia, Maria, nonostante il suo sogno di essere tanto grande da invitare gli amici per mangiare una pizza in casa, come vedeva fare alle ragazze grandi e non certo alle bambine come lei, non riesce a nascondere le sue difficoltà relazionali <em>(&#8230;ma lei non era contenta perché pensava che gli amici gli creavano disordine in casa. Dunque, lei mangiava ma non era felice). </em>Queste difficoltà sono tanto intense da spingerla a mandare via da casa gli ospiti, perché &#8216;<em>gli creavano disordine&#8217;.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Da notare, nel racconto, alcune incongruenze sugli orari: <em>&#8216;Sono le sette di sera, andate tutti via da casa mia&#8217;</em> e subito dopo: <em>&#8216;Ma comunque se ne dovevano andare prima o poi, perché era quasi mezzanotte&#8217;.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il disegno da lei prodotto, (figura 2) non si collega al racconto, tuttavia può darci alcune indicazioni sui suoi vissuti interiori. Le braccia che sono gli elementi principali della comunicazione, poiché permettono il contatto e il rapporto diretto con il mondo esterno,<a title="" href="file:///C:/Users/emidio%20tribulato/Desktop/libro%20disegni%20e%20racconti/LIBRO%20RACCONTI%20E%20DISEGNI%204.docx#_ftn1">[1]</a>sono in questo suo disegno appena accennate. Ciò ci suggerisce che la bambina aveva delle difficoltà proprio nella comunicazione, cosa che d&#8217;altronde avevamo notato nel racconto. La bambina, inoltre, come per cercare di proteggere sé stessa e il suo ambiente di vita, ha bisogno di inserire sopra la scena un arcobaleno, segno di speranza protezione e gioia. </span></p>
<div><br clear="all" /><hr size="1" width="33%" />
<div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><a title="" href="file:///C:/Users/emidio%20tribulato/Desktop/libro%20disegni%20e%20racconti/LIBRO%20RACCONTI%20E%20DISEGNI%204.docx#_ftnref1">[1]</a> Crotti E., Magni A. (2006), <em>Come interpretare gli scarabocchi, </em>Como, Edizioni Red, p. 89.</span></p>
</div>
</div>
<h4><span style="color: #ff6600;">Tratto dal libro di Emidio Tribulato: “I bambini raccontano – Interpretazione dei</span></h4>
<h4><span style="color: #ff6600;">racconti infantili”.</span></h4>
<h4><span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/I-BAMBINI-RACCONTANO-INTERPRETAZIONE-DEI-RACCONTI-INFANTILI.pdf">Per scaricare gratuitamente questo libro clicca qui.</a></span></h4>
<p><span style="font-size: xx-large; color: #0000ff;"> </span></p>

<p class="wp-block-paragraph"> </p>
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		<title>Bisogno di gioia</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2025/04/01/bisogno-di-gioia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Apr 2025 17:32:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti Infantili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>﻿   Bisogno di gioia &#8216;C&#8217;era una volta una bambina che andò in una casa nel bosco a prendere dei fiori. Quando il proprietario della casa vide che la bambina aveva preso i suoi fiori si arrabbi? tantissimo e la cacciò via. La bambina aveva...</p>
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La bambina accettò l&#8217;invito, ma non riusciva a passare in mezzo ai fiori. Il proprietario disse alla bambina di cogliere tutti i fiori per poter passare, tuttavia c&#8217;era anche un albero che ostruiva il passaggio. Il signore prende allora un coltello e lo dà alla bambina per tagliare l&#8217;albero. Tagliato l&#8217;albero la bambina decise, in un primo momento, di entrare in quella casa, poi però, avendo smesso di piovere, se ne ritornò a casa sua, cantando una canzoncina. Ritornata a casa la mamma le chiese dov&#8217;era stata per tutto quel tempo, e lei rispose che era a casa di una persona. Dopodiché la bambina Serena si preparò la borsa e andò a scuola&#8217;.</em></p><p class="MsoNormal">Da questo racconto possiamo cogliere alcuni elementi molto interessanti per comprendere meglio i vissuti dei bambini che vivono con genitori depressi. Intanto il nome della bambina, Serena, evoca immediatamente il suo più grande desiderio: la serenità dentro e fuori di sé. Inoltre, poiché avverte la tristezza attorno a sé rappresentata dalla pioggia, per sfuggire a questa e per ricercare un minimo di calore e di gioia cerca di prendere dalla vita qualcosa di bello (<em>andò in una casa nel bosco a prendere dei fiori)</em>. Purtroppo a lei non è permessa alcuna gioia (<em>Quando il proprietario della casa vide che la bambina aveva preso i suoi fiori si arrabbi? tantissimo e la cacciò via.)</em></p><p class="MsoNormal">Ma anche quando gli altri sono gentili con lei le difficoltà non cessano e così qualcosa di piacevole come sono dei fiori o degli alberi, diventano degli ostacoli, quasi insormontabili, che è necessario recidere, strappare e tagliare, per potersi fare strada così da raggiungere l&#8217;obiettivo. Ma a questo punto quel desiderio di aprirsi agli altri e di socializzare svanisce e alla bambina non resta altro che tornare nella sua casa, dove l&#8217;aspetta una madre particolarmente sofferente. Una madre che, presentando le caratteristiche psicologiche sopra descritte, non riesce a dare l&#8217;ascolto e, soprattutto, l&#8217;aiuto ed il supporto indispensabile (<em>Ritornata a casa la mamma le chiese dove era stata per tutto quel tempo, e lei rispose che era a casa di una persona</em>.) Impossibile dire tutto a questo tipo di madri. Impossibile dire le proprie difficoltà, i propri desideri e bisogni perché non potrebbero dare l&#8217;aiuto necessario per superarle. Meglio comunicare solo gli elementi essenziali e superficiali della propria esistenza, e basta.</p><p class="MsoNormal">La stessa bambina raccontò un&#8217;altra storia:</p><p class="MsoNormal"><span style="font-size: x-large;"><strong>&#8220;L&#8217;arcobaleno rovinato&#8221;</strong></span></p><p class="MsoNormal"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-7443 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/arcobaleno-300x225.jpg" alt="" width="379" height="284" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/arcobaleno-300x225.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/arcobaleno-768x576.jpg 768w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/arcobaleno-800x600.jpg 800w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/arcobaleno-700x525.jpg 700w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/arcobaleno.jpg 960w" sizes="(max-width: 379px) 100vw, 379px" /></p><p class="MsoNormal"><!--[endif]--></p><p class="MsoNormal"><em><span style="color: black;">&#8216;C&#8217;era un arcobaleno e brillava tanto. Una volta c&#8217;erano dei bambini che andavano a vederlo, e al tramonto loro sono andati a casa. Andavano perché brillava e ci giocavano sotto.</span></em></p><p class="MsoNormal"><em><span style="color: black;">L&#8217;altra mattina si mise a piovere e i bambini si preoccupavano perché l&#8217;arcobaleno era sparito. Sono andati a vederlo un&#8217;altra volta e dissero: &#8216;Dov&#8217;? l&#8217;arcobaleno?&#8217; E si accorsero che la pioggia lo aveva rovinato. Questi bambini erano tristi perché non potevano più giocare alla luce dell&#8217;arcobaleno. Così andarono dalla mamma e le dissero: &#8216;Mamma, perché l&#8217;arcobaleno è rovinato?&#8217; E la mamma rispose: &#8216;Perché la pioggia l&#8217;ha spazzato via&#8217;. I bambini si preoccuparono, ma il mattino seguente era ricomparso l&#8217;arcobaleno e i bambini erano felici che era ritornato: la pioggia non l&#8217;aveva spazzato via, ma solo non l&#8217;aveva fatto vedere.</span></em></p><p class="MsoNormal"><em><span style="color: black;">Erano così felici che hanno chiamato la mamma e hanno giocato, e si sono accorti che non si deve piangere per una cosa, perché tanto, viene subito&#8217;.</span></em></p><p><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; letter-spacing: -.15pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">In questo secondo racconto effettuato sei mesi dopo, quando già la bambina era in terapia e mostrava segni di miglioramento, si evidenzia ancora una volta quella spinta propulsiva vitale verso la gioia, presente nel DNA di ogni bambino. è bello vivere e giocare alla luce brillante di questa gioia interiore, per poi ritornare carichi di energie positive alla vita di sempre. Ma anche in questo racconto è presente l&#8217;atteggiamento pessimistico e distruttivo della madre sofferente di depressione (&#8216;<em>Mamma perché l&#8217;arcobaleno è rovinato?&#8217; E la mamma rispose: &#8216;Perché la pioggia l&#8217;ha spazzato via&#8217;.)</em> Per fortuna, dopo le iniziali preoccupazioni, l&#8217;arcobaleno ritorna e cioè gli elementi positivi e gioiosi della vita bussano di nuovo all&#8217;animo della bambina, pertanto le è possibile dare al racconto una conclusione ricca di luce e ottimismo (&#8216;<em>Erano così felici che hanno chiamato la mamma e hanno giocato, e si sono accorti che non si deve piangere per una cosa (</em>che si immagina perduta<em>), perché tanto viene subito&#8217;). </em>Da notare, infine, che alla partecipazione ai momenti di gioia che adesso ella riesce a vivere (<em>l&#8217;arcobaleno</em>), la bambina fa di tutto per coinvolgere anche la madre. Si invertono i ruoli: non sono i genitori a scacciare le ombre nere dall&#8217;animo dei bambini ma in questo, come in tanti altri casi simili, può avvenire anche il contrario. </span></p><p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12.16px;"> </span></p><p><span style="font-size: x-large;"><a href="index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=493:i-bambini-raccontano-interpretazione-dei-racconti-infantili&amp;catid=42&amp;Itemid=209">Tratto dal libro di Emidio Tribulato:</a></span></p><h4><span style="color: #ff6600;">Tratto dal libro di Emidio Tribulato: “I bambini raccontano – Interpretazione dei</span></h4><h4><span style="color: #ff6600;">racconti infantili”.</span></h4><h4><span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/I-BAMBINI-RACCONTANO-INTERPRETAZIONE-DEI-RACCONTI-INFANTILI.pdf">Per scaricare gratuitamente questo libro clicca qui.</a></span></h4><p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12.16px;"> </span></p>								</div>
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