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Sfiducia e disistima tra i sessi

 

Ogni elemento della coppia dovrebbe vivere in un clima culturale che lo porti ad avere una relazione di fiducia, stima, bisogno, desiderio e bramosia dell’altro sesso.

 

L’immaginario femminile.

La donna ama ed è istintivamente attratta da un uomo intelligente, forte, serio, maturo, responsabile, protettivo, autorevole, sicuro di sé, allegro, che le dia gioia e sicurezza, affidamento e protezione. E’ di quest’uomo che lei sogna, è di quest’uomo che lei è pronta ad innamorarsi.

Ma che fine ha fatto quest’uomo nel suo immaginario?

Da quando è iniziata la cosiddetta “liberazione femminile”, da quando il clima culturale ha iniziato a legiferare e a lottare per “l’eguaglianza tra i sessi”, l’immagine del maschio è stata sistematicamente deteriorata e svilita. Come avere fiducia e sognare degli uomini se questi sono continuamente descritti come “immaturi”, “bamboccioni”, “mammoni”, “inaffidabili” nella cura delle loro donne come dei figli, uomini sempre più frustrati e poco capaci dal punto di vista culturale, intellettivo e sessuale?

Come avere fiducia negli uomini se questi sono accusati continuamente delle più grandi nefandezze?

“Gli uomini hanno tenuto schiave le donne per millenni relegandole in casa, vicine ai fornelli, ai marmocchi da curare e ai panni da lavare e stirare”.

“Gli uomini, proprio perché tendenzialmente violenti, continuano ad aggredire e uccidere le donne che si ribellano al loro dominio: per tale motivo le donne più che cercarli devono associarsi ed organizzarsi per difendersi da questi violenti stupratori”.

La violenza, tra l’altro, è vista quasi esclusivamente in veste maschile. Non sono forse le donne ad aver bisogno di difendersi dal maschio autoritario mediante il Telefono rosa? Lo stesso vale per l’abuso e la violenza sessuale. Chi stupra, chi allunga le mani, chi fa proposte sessuali indecenti, se non gli uomini? D’altra parte, le statistiche sono là a dimostrarlo: quasi tutti i casi di violenza o di stupro denunciati all’autorità giudiziaria provengono da donne e non da uomini.

Per non parlare poi della pedofilia. Chi è l’orco pedofilo se non un uomo che mette le sue sporche mani di maschio, adulto e malato su un piccolo essere innocente?

Come succede quando si vuole accusare qualcuno. Il numero e le nefandezze del nemico sono facili da trovare e da provare e diventano con il tempo sempre più turpi e numerosi.

In questo gioco al massacro, sono rare le voci che si alzano in difesa degli uomini, in quanto queste voci dovrebbero mettere in forse tutto il castello di carte creato nell’ultimo secolo attorno a questo argomento dalle femministe. Inoltre bisognerebbe accettare molte realtà oggi quasi completamente dimenticate e cancellate, riguardanti la diversità di genere.

Quale uomo, infatti, potrebbe andare davanti ad un giudice per piangere e lamentarsi che la propria donna ha fatto violenza su di lui, sia fisicamente che moralmente? Quale uomo si sentirebbe di andare a lamentarsi utilizzando un ipotetico Telefono azzurro, della violenza perpetrata verso di lui dalla sua donna? Verrebbe subito squalificato come maschio incapace di difendersi di fronte ad una debole femminuccia. Eppure sappiamo che la violenza verbale e nei comportamenti è molto più presente e frequente nella donna che non nell’uomo.

Gli psichiatri e gli psicanalisti conoscono, inoltre, molto bene come la violenza verbale ferisca o uccida l’anima di chi la subisce quanto e più di quella fisica. Si tratta quindi non di maggiore aggressività e violenza maschile ma di modi diversi, anche se ugualmente gravi, di esprimere e manifestare l’animosità e lo scarso rispetto nei confronti dell’altro.

Si trascura, inoltre, di sottolineare quello che abbiamo detto in un capitolo precedente, e cioè che l’uomo diventa tanto più violento fisicamente quanto più il suo rapporto con le donne è conflittuale e non gratificante e quanto più bassa e la considerazione che le donne, ma anche la società nel suo complesso, ha verso di lui.

Pertanto si innesca un circolo vizioso: più le donne svalutano e accusano gli uomini, più questi diventano violenti, più diventano violenti, maggiore accuse vengono rivolte verso di loro e così via.

Per quanto riguarda le molestie sessuali, non si tiene in alcuna considerazione il fatto che per millenni l’approccio sessuale sia da parte della donna, ma soprattutto da parte dell’uomo, era ed è effettuato attraverso dei contatti corporei che accendono, se condivisi, il gioco della passione.

Pertanto se il maggior desiderio sessuale maschile porta i maschi ad accettare senza scandalizzarsi affatto o protestare gli approcci da qualunque donna vengano, lo stesso non avviene da parte delle donne. Inoltre, anche quando l’uomo provasse fastidio, irritazione o offesa, dagli approcci femminili, nessuno di loro sarebbe disposto a rinunciare alla propria dignità maschile, per andare ad accusare di molestie sessuali una donna in tribunale o presso un’ipotetica associazione per la difesa del maschio.

Sul problema della pedofilia, in ambito psicologico sappiamo che sono in maggioranza proprio i maschi quelli che nella loro vita si sono sentiti non rispettati sessualmente da parte di madri, sorelle, zie, amiche di famiglia, che hanno avuto nei loro riguardi atteggiamenti lascivi o provocanti. Ma sappiamo anche che, sebbene questi ragazzi o giovani siano disponibili a raccontare questi comportamenti allo psicologo e allo psicoanalista, gli stessi non sono affatto disposti a coinvolgere, degli abusi subiti, né la polizia, né i giudici d’un tribunale.

 

L’immaginario maschile.

Per quanto riguarda gli uomini ed il loro immaginario, il modo di vedere e di rapportarsi con le donne è molto vario.

Pur tuttavia, anche se per aderire al comune senso culturale, le accuse alle donne sono fatte in sordina, il passaparola presente tra i giovani ha ben altre valenze.

Questo passaparola nasce non solo da quello che viene osservato direttamente con i propri occhi, ma anche da quanto altri, attorno a loro, si affannano a sottolineare e dimostrare.

Esempi e frasi hanno spesso l’obiettivo di far conoscere al giovane che si affaccia alla vita, le manchevolezze o i difetti femminili. Tra queste persone vi è il padre, gli amici e i conoscenti maschi che si sono scottati con un rovinoso divorzio o con una vita a due turbinosa e traumatica ma, strano a dirsi, tra le persone pronte ad accusare o a far evidenziare i limiti delle ragazze e donne d’oggi, vi sono anche le madri e le zie affettuose. Queste, anche se da giovani avevano sposato il femminismo più radicale, nel momento in cui il loro figlio o nipote deve fare delle scelte delicate come quelle matrimoniali o d’un impegno “serio”, sono le prime a denunciare i difetti del loro stesso sesso nel nostro periodo storico, con la stessa acredine del più incallito maschilista.

I primi commenti su una possibile ragazza da sposare, riguardano il suo aspetto esteriore: molto spesso assolutamente trasandato, altre volte troppo sexy e provocante. Sia l’uno che l’altro non sono apprezzati dagli uomini, come non sono apprezzati dalle mamme e dalle zie dei giovani maschi, che vorrebbero giustamente vedere, in una donna d’amare e da sposare, una bellezza serena, pulita, nascosta, da scoprire. Una bellezza valorizzata da un vestito che evidenzi la femminilità e la grazia di chi l’indossa, senza lanciare messaggi provocanti. In questi commenti si sottolinea che i vestiti indossati dalle ragazze d’oggi sono o talmente informi, sporchi e sdruciti da farle somigliare più a degli scaricatori di porto che a delle leggiadre fanciulle, oppure sono indumenti che scoprono eccessivamente il corpo lasciando poco all’immaginazione.

Un’altra notazione riguarda la scarsa serietà nei comportamenti. L’uomo, ma anche i genitori e gli amici dell’uomo, si aspettano che la donna, in un gioco vecchio come il mondo, inizi con lui un cammino nel quale l’intimità sessuale proceda per piccoli graduali passi, insieme allo svolgersi d’un progetto di vita comune. Quando essi notano che le ragazze d’oggi si concedono troppo e con troppa facilità, o quando osservano con raccapriccio che addirittura sono loro stesse a fare i primi approcci e che le giovinette, per raccontare le loro “storie con altri uomini”, hanno bisogno d’una buona serata, hanno già pronto, per questo tipo di donne, un cartello con su scritto: ”Donna di facili costumi e forse un po’ stupida”. Mai sposare donne del genere, meglio farle sposare ad altri e poi approfittare delle loro grazie”.

Da mettere al bando sono pure le donne che manifestano, provocatoriamente, atteggiamenti di moderne femministe in quanto, questo tipo di donne, ha la caratteristica di mettere subito le mani avanti sul loro ruolo e sui loro compiti: “Non ti sognare che io faccia la casalinga. Non ho studiato vent’anni per fare la sguattera, la cuoca o la bambinaia”. “Non pensare di relegarmi in questa nostra noiosa città se il lavoro e lo studio dovessero richiedere di andare altrove. Né ti venga in mente che io possa seguirti, se il tuo lavoro dovesse portarti lontano. Dopo tanti sacrifici fatti per laurearmi e per specializzarmi io ci tengo al mio lavoro e non voglio essere ostacolata da nessuno”. Gli amici, i parenti ed i genitori sul busto impettito di queste donne consigliano di mettere in bella vista un cartello con su scritto:“Donna rampante dalla quale stare alla larga”. “Se mai dovessi sposare una di loro ti aspettano, oltre alla solitudine in una casa sporca, molti piatti da lavare, pavimenti da spazzare e sederini da pulire. Meglio lasciarle tranquille in compagnia del loro lavoro e dell’ufficio che tanto amano”!

Vi è poi l’esame delle qualità femminili, anzi delle loro carenze, in materie che per l’uomo sono essenziali per il benessere suo e dei suoi futuri figli. Ogni uomo vorrebbe sposare una donna ricca di virtù domestiche e materne, disposta a fare da sostenitrice affettiva e materiale della famiglia. Giacché molte donne, pur disposte verso il matrimonio, per preparare anche un semplice pasto hanno bisogno d’un buon catering o d’un veloce forno a microonde, poiché per molte di loro l’ago da cucire è uno strumento di tortura usato dalle donne d’altri tempi e giacché non sanno da che parte cominciare per stirare una camicia, anche in questo caso è consigliato al giovane di mettere su queste donne un cartello con su scritto “Donna incapace”. “Il tuo futuro sarà fatto di precotti, casa sporca, pantaloni gualciti e camice senza bottoni. Meglio cercare altrove”.

Vi è poi la “Donna lamento”. Questo tipo di donna, qualunque sia la sua condizione: non importa se ricca o povera, se sana o malata, se bella o brutta, se laureata o ignorante, utilizza buona parte del tempo trascorso in compagnia del marito per lagnarsi di tutto e di tutti, soprattutto di chi le sta più vicino. Si lamenta dei figli, sempre pronti a disordinare; delle angherie del datore di lavoro o della amiche e colleghe. Ma soprattutto, le lagnanze riguardano proprio i fidanzati, i mariti e gli uomini in generale: “Tu mi trascuri. Tu non mi porti mai a ballare”. “Tu non ti ricordi mai del mio compleanno”. “Tu sei un pantofolaio”. “Tu non mi fai sentire l’amore che dici di provare per me”. “Tu parli con le mie amiche e non con me ecc.”. Viene amorevolmente consigliato di sfuggire, più della peste, questo tipo di donne in quanto, con il loro vittimismo, sono in grado di rovinare anche le giornate più luminose, come sono capaci di rendere indigesto anche il pranzo più appetitoso.

E’ affettuosamente consigliato, inoltre, ai giovani maschi di non valutare nemmeno “La donna manager”...che guadagna quanto e più di te, che ha due lauree e qualche master mentre tu hai solo un diploma”. Sono queste donne che, già prima di mettere i piedi a terra la mattina, ti investono elencando le mille cose che hanno da fare durante la giornata. Il loro notes cartaceo, o peggio quello elettronico, è pieno di appuntamenti e d’impegni inderogabili. Correndo da un impegno all’altro, se proprio insisti, sono disponibili a trovare uno “spazietto” per te tra una colazione di lavoro e un meeting. I loro abiti ed i loro capelli acconciati in modo molto professionale e pratico, tradiscono la loro condizione di “donne in carriera”. Sono abiti, tra l’altro, che sono disposte a togliersi, ma non per farti piacere, solo la sera tardi, al rientro dall’ultima fatica. Il figlio di queste donne (spesso hanno un unico figlio), o è disposto a velocizzarsi come loro, collaborando in pieno a rendere produttivo ogni minuto della giornata, nel qual caso esse sono disposte anche ad accompagnarlo ed a riprenderlo dalla scuola, dalla palestra, dagli amichetti, dal canto, dalle lezioni di chitarra ecc. oppure, se il pargolo è indolente, sentono impellente l’obbligo di affidarlo a qualcuno che se ne occupi tutto il giorno: il marito, i nonni, le baby-sitter o l’asilo nido.

Vi è poi la “Donna angelo infangato”. Questo tipo di donna avrebbe potuto e dovuto essere puro ed immacolato ed invece ha perduto molto presto quelle caratteristiche di luminosità, purezza e candore. Data questa realtà attuale, il migliore degli atteggiamenti è quello di approfittare di ciò che ancora è in grado di offrire alle voglie maschili, come un corpo ben curato e disponibile, ma mai sposarle.

Vi sono infine “Le donne amiche e confidenti”. Molte di queste non vogliono o non sono in grado di coinvolgersi eccessivamente in rapporti amorosi e/o sessuali. I motivi sono numerosi. Spesso hanno alle spalle esperienze familiari molto traumatiche, sono figlie di genitori divorziati o di famiglie molto conflittuali. Alcune di loro sono stressate a causa dei troppi impegni lavorativi. Altre sono spaventate o fredde, nei confronti del genere maschile, a causa di problemi nevrotici o per il loro assetto ormonale. Con tutte queste donne è meglio che l’uomo si adatti ad intraprendere un rapporto fatto solo di amichevole, tenera e casta compagnia senza chiedere e senza dare nulla di più.

Le conseguenze.

Le conseguenze di questo tipo d’informazioni sui comportamenti maschili e femminili sono notevoli.

Se, per fortuna, vi è ancora un buon numero di uomini e donne che riesce a sfuggire agli stereotipi culturali vecchi e nuovi e quindi riesce a costruire, mediante il matrimonio, dei rapporti solidi e stabili fondati sulla fiducia, sul dono, sulla fedeltà e sulla comprensione reciproca, si allunga la lista dei giovani che non riescono a trovare o fanno fatica a percorrere la strada maestra, si perdono in vicoli bui e si confondono.

I comportamenti femminili.

Alcune donne, ad esempio, cercano e sperano che almeno gli uomini da loro scelti siano diversi da quelli che le madri, le sorelle e le amiche hanno sposato e che le femministe hanno descritto. Iniziano allora con questi uomini dei rapporti amorosi, con la speranza che questo iniziale legame le porti al matrimonio o almeno ad una stabile convivenza, ma, temendo di avere dai loro maschi risposte di segno negativo ai loro bisogni e alle loro aspettative, preferiscono non parlare degli argomenti tabù, come il matrimonio o la stabile convivenza. Quando poi queste donne, strette dai tempi biologici, si decidono a farlo, si accorgono che dall’altra parte non vi è alcuna intenzione di costruire una famiglia.

Altre ragazze, oggi molto numerose, vedono nella carriera, nelle affermazioni lavorative e nei rapporti amicali e sociali le gratificazioni primarie. Queste donne, pur non escludendo in un futuro, più o meno lontano, il matrimonio o un’unione stabile, nel caso dovessero incontrare, nel momento giusto e nel luogo giusto, un uomo davvero speciale che accetti tutte le loro regole ed i loro bisogni, tuttavia poco o nulla sono disposte a sacrificare: né un lavoro, né un avanzamento di carriera, né una promozione, né una routine ormai consolidata fatta di impegni lavorativi, studio, lezioni, viaggi, palestre, serate di ballo, centri benessere ecc..

Una minoranza di donne, anche questa sempre più numerosa, fin dall’inizio, stabilisce rapporti poco impegnativi che vanno dal puro sfogo sessuale, alla coppia aperta, all’amicizia speciale, alla convivenza momentanea, per sottolineare che non cercano e non vogliono essere coinvolte in un rapporto serio, stabile, con una progettualità chiara e ben definita. Queste donne si accontentano di rapporti molto labili e brevi. Rapporti che possono aver inizio dopo una serata in discoteca o dopo una cena con gli amici per poi chiudersi già nella serata o nella mattina successiva.

I comportamenti maschili.

Anche per quanto riguarda gli uomini, la gamma degli atteggiamenti e dei comportamenti è molto varia.

Intanto vi sono dei giovani uomini nei quali predomina l’immagine della donna martire dei soprusi maschili. Questi uomini, anche per fare ammenda dei comportamenti “schiavisti” dei loro progenitori, cercano in tutti i modi di avere un tipo di relazione la più possibile vicina alle richieste femminili. Essi sono disposti a cucinare, spazzare, pulire la casa, accudire i bambini, pur di far piacere alla propria donna. Sono allegri e spiritosi come le donne vogliono oggi gli uomini. Danno loro il massimo della libertà. Mai chiedono qualcosa. Mai le contrastano, per paura di essere accusati di sopraffazione e violenza. Ma questo comportamento e atteggiamento non sempre viene corrisposto adeguatamente. Molti di questi uomini soffrono per le molteplici accuse che, nonostante la grande loro disponibilità, sono loro rivolte. Alcuni, ancor peggio, si ritrovano a piangere, dopo essere stati traditi dalle consorti con uomini molto diversi da loro: rudi, aggressivi, insensibili, violenti e infedeli. E si chiedono dove hanno sbagliato.

Vi sono poi un buon numero di uomini che cercano di adattarsi, pur non credendoci, all’ineluttabilità dei cambiamenti, spinti dai mass media, dagli uomini di chiesa, dalle femministe, nonché dai sociologi. Questi, pur di trovare una soluzione possibile e praticabile, come dei bravi funamboli si barcamenano tra mille esigenze e infinite difficoltà. A volte riescono, con enormi sforzi e con immane fatica, a portare avanti un discreto progetto di famiglia, altre volte, nonostante tutti gli sforzi, anch’essi sono costretti a soccombere davanti a difficoltà insormontabili, allungando la già lunga lista delle coppie e delle famiglie che si sfaldano e si rompono.

Sono purtroppo in notevole aumento gli uomini nei quali prevale l’immagine della donna come un essere da temere, in quanto fonte di guai: legali, morali, economici, relazionali. Questi uomini cercano di avere con il genere femminile un rapporto il meno impegnativo possibile. Dalla loro bocca non uscirà mai, non dico una promessa d’eterno amore, ma neanche una richiesta di convivenza o d’un fine settimana da trascorrere insieme. Un caffè, un film, una pizza con gli amici sono il massimo per il quale sono disposti a rischiare. Questi stessi uomini, per evitare che la compagna si svegli un giorno chiedendo loro di sposarle, preferiscono intrattenere solo rapporti con donne già sposate, ma fedeli all’istituto matrimoniale e ai figli, in modo tale da essere al riparo da richieste inopportune.

Per non parlare di quegli uomini i quali, convinti che siano rare le donne che valga la pena sposare, in attesa di trovarne una che abbia i requisiti minimi per il matrimonio, dedicano le loro giornate e le loro notti al salutare ed eccitante sport della caccia. Questi uomini, per lo più giovani, ma ora anche abbastanza attempati, si armano di tutti gli accorgimenti per andare a scovare e abbattere la selvaggina femminile, utilizzando i consigli degli amici più fidati che già praticano questo sport. Poiché con le donne essi vogliono intrattenere lo stesso rapporto che vi può essere tra un cacciatore e la sua preda, essi imparano presto a riconoscere i luoghi dove questa è più numerosa e facile da catturare: piazzetta, pub, feste di amici, discoteche, navi da crociera. Questi uomini di tutte le età, conoscono a meraviglia gli strumenti di caccia più efficaci: una moto molto potente con gli accessori all’ultimo grido, un’auto sportiva unita ad un vestito particolare, qualche spinello e molto alcool per demolire le ultime difese e, per finire, un portafoglio ben fornito che permetta di elargire molti regali.

Purtroppo questi cacciatori si accorgono ben presto che l’attività venatoria non è più così entusiasmante come quella d’una volta. Spesso la vittima non solo è accondiscendente e va incontro al cacciatore ma è anch’essa amante dello stesso sport! Nonostante ciò i giovani così indottrinati, giacché la caccia è sempre aperta, sembrano avere come unico scopo di vita quello di mettere nel carniere quanta più preda possibile. Sono capaci di intrattenere rapporti amorosi e sessuali con una mezza dozzina di donne contemporaneamente e soltanto quando il tempo e le forze a disposizione non lo permettano, si fanno “scaricare” o “scaricano” qualcuna di loro per sostituirla con un’altra. Passano da una donna all’altra, come farfalle sui fiori di un prato in primavera, senza andare mai oltre un rapporto superficiale fatto di gioco, sesso, divertimento e piacere. Pertanto non si sentono affatto in colpa se, accanto alla fanciulla con la quale “stanno” in quel momento, vi è anche la loro migliore amica. Né si fanno scrupoli di uscire con Giovanna un giorno e con la sorella di questa, Luisa, il giorno dopo, mentre il giorno appresso è dedicato alla madre della ragazza appena lasciata. Alcuni riescono a fare anche meglio!

 

Risuona ancora nelle mie orecchie e nel mio cuore il drammatico racconto d’una ragazza diciottenne che da tre anni ”stava” con un giovane. Questi, mentre prima, come usano oggi i giovani, insisteva per restare nei fine settimana con lei fino al mattino, un bel giorno le chiese di tornare presto a casa in quanto lui doveva pur studiare, ogni tanto.

Qualche giorno dopo rinnovò la richiesta di tornare presto a casa ...“perché domani devo aiutare mio padre nel lavoro”, per poi, infine, rifiutare sistematicamente di ritornare all’alba, giacché i suoi non volevano più che egli tornasse a quell’ora tarda e quindi gli avevano dato un orario invalicabile: alle 22,30 doveva essere di ritorno a casa.

Mentre inizialmente lei vedeva con piacere questi comportamenti seri e responsabili, successivamente cominciò a dubitare dell’improvvisa disponibilità allo studio e all’impegno lavorativo del giovane, come cominciò a dubitare della sua onestà e correttezza. Troppo rapido era stato il cambiamento, troppo numerosi i giorni nei quali lui “sacrificava” le sue notti per studiare o per riposare ubbidendo alle intimazioni dei genitori.

Il dubbio che vi fosse un’altra o altre ragazze diventò assillante. Osservando il gruppo degli amici con i quali uscivano di solito, non trovò nulla di sospetto tranne nell’atteggiamento della sua sorellina minore, che scherzava troppo e troppo confidenzialmente con il baldo giovane. Il tarlo della gelosia cominciò a rodere ancora più dolorosamente il suo cuore. Da un lato rifiutava di credere a questo atroce sospetto, dall’altro se ne convinceva sempre più. Confidandosi con la madre, questa, dandole della “pazza gelosa”, la rassicurò al cento per cento della correttezza della sorella e del giovane, cercando di persuaderla che mai i due avrebbero fatto una cosa del genere. La ragazza però, non convinta, continuò la ricerca delle prove, fino a quando, dal cellulare della sorella, zeppo di messaggini amorosi, ebbe la certezza dell’orribile doppio tradimento: della sorella e del fidanzato. D’altronde non ci volle molto per ottenere, da entrambi, una piena confessione del misfatto. La sorella, infatti, con il probabile scopo di allontanare il più possibile la sua concorrente dal giovane, iniziò a descrivere la “loro storia”, senza tralasciare neanche i particolari più intimi: dall’amore che era sbocciato sei mesi prima tra lei e quello che avrebbe dovuto essere il futuro cognato, ai rapporti sessuali che avevano avuto e al fatto che lui accompagnava la sorella a casa alle dieci e trenta per uscire subito dopo con lei per restare fuori fino alle ore piccole.

 

Anche il giovane, messo alle strette, ammise le sue colpe sebbene, a suo dire, il rapporto con la sorella fosse da lui considerato poco importante e caratterizzato soltanto da attrazione fisica mentre i migliori e più alti sentimenti d’amore erano dedicati solo a lei. Dopo qualche settimana, poiché il risentimento verso l’ex fidanzato, verso la sorella, ma anche verso la madre accomodante, era diventato talmente intenso da sconvolgere ogni attimo della sua vita, decise di partire per il luogo più lontano possibile, per non più ritornare nella sua città, nella sua famiglia e nella sua casa. Pensò, infatti, che mai avrebbe più potuto vivere in una casa ed in una città accanto a delle persone che l’avevano tradita in modo così plateale, e che mai avrebbe potuto più guardare negli occhi la sorella con la quale, per anni, aveva intessuto un rapporto affettuoso, sapendo quello che aveva fatto e faceva con la persona a lei più cara

 

Tratto da "Uomini e donne al bivio - Quali strade per l'amore?" di E. Tribulato

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Le eccessive illusioni

 

Il matrimonio e i rapporti affettivi sono il luogo dove più ci si illude, dove più si cerca di realizzare miti, credenze e sogni che nulla hanno a che fare con la realtà.1 Stranamente l’uomo moderno, l’uomo del duemila, vive nella realtà ma ha la testa tra le nuvole e vive nei sogni e nelle illusioni molto di più dell’uomo primitivo.

Se le aspettative sono realistiche, ciò che il partner o la relazione coniugale potrà dare sembrerà prezioso. Se invece queste aspettative sono eccessive o nettamente illusorie, sarà facile che sorgano aggressività, livore, rabbia, nei confronti dell’altro, ma anche nei confronti dell’istituto matrimoniale.

Le aspettative non realistiche o totalmente illusorie possono essere numerose.

Ne elenchiamo solo alcune:

  • Credere che esista la donna o l’uomo perfetto.

La ricerca della perfezione nel partner è tra le prime e più diffuse illusioni. Se stiamo male con la persona che abbiamo accanto, ci si consola pensando di non aver ancora trovato la persona giusta o di aver trovato solo persone sbagliate e,2 pertanto, è giusto continuare a cercare la persona ideale. Certamente sarebbe bello trovare, anche in capo al mondo, un essere perfetto. Purtroppo sappiamo che la perfezione, almeno tra gli esseri umani, non esiste e che se proprio vogliamo cercarla dobbiamo guardare verso l’alto, verso Dio.

  • Credere che le cose rimarranno immutate.

Con il tempo le persone, tutte le persone cambiano, in conseguenza dei mutamenti dovuti all’età, all’esperienze belle o tristi della vita, alle variazioni del proprio ruolo o di quello degli altri, alle malattie, ai rapporti con i parenti, al lavoro ecc.. E’ necessario, allora, aspettarsi nell’altro un cambiamento e non una staticità. E’ importante, quindi, prepararsi alle nuove situazioni cercando, per quanto possibile, di adattarsi. In questo senso è più utile avere accanto una persona che sappia adeguarsi al cambiamento, piuttosto che una persona rigida e incapace di modellarsi.

  • Credere che esista il partner ideale.

Se non esiste l’uomo o la donna perfetta dovrebbe almeno esistere l’altra metà della mela. Una persona con la quale completarsi pienamente, che sappia ascoltarci e capirci fino in fondo, così da soddisfare tutte o quasi tutte le nostre esigenze e i bisogni più nascosti del nostro animo.

Anche questa, purtroppo, è un’utopia. Abbiamo detto che è corretto cercare di trovare un altro che abbia valori, idee, sentimenti, esperienze, religione, simili alle nostre. Ciò rende la vita di coppia notevolmente più semplice rispetto alla vita con un altro con il quale condividiamo soltanto il sentimento d’amore. Questo però non significa che vi sia la possibilità d’incontrare qualcuno che abbia i nostri stessi pensieri e bisogni; qualcuno che veda la realtà con i nostri stessi occhi; che ami ciò che noi amiamo e che si ponga di fronte ai problemi e agli avvenimenti allo stesso modo con il quale ci poniamo noi.

Già le differenze sessuali comportano modalità diverse nel modo di vivere e sentire la realtà. Vi è poi l’educazione che plasma e colora in modo diverso la visione della vita di ognuno di noi; e ancora, vi sono i tanti incontri e le tante esperienze che nel bene o nel male lasciano dei segni o dei solchi profondi nel nostro animo e che ci caratterizzano. Date queste premesse, è facile la delusione quando la realtà sostituisce l’idealizzazione della figura del coniuge.

La richiesta del partner ideale oggi è stata spinta oltre ogni immaginazione e ogni realtà. Spesso si vuole tutto e il contrario di tutto. Si vuole piena libertà nel vestire, nel corteggiare o nell’essere corteggiati; si vuole piena autonomia nella scelta del luogo e della città dove lavorare, ma si crede poi fermamente che un uomo e una donna che si rispettino, sapranno attraversare indenni tutte le privazioni, tutte le tentazioni e le relazioni senza mai tradire, senza mai lasciarsi andare ad altri amori o a semplici incontri sessuali.

Molte donne vogliono accanto a sé un uomo che abbia ed esprima al meglio tutte le caratteristiche maschili e, perché no? anche quelle femminili a seconda delle necessità del momento. E’ bene che un uomo sia forte e deciso, sicuro e determinato, lineare e coerente e che si faccia anche valere come un vero maschio ma, quando è il caso, si vuole, che lo stesso uomo sia tenero e delicato, dolce ed accondiscendente e scopra le sue emozioni e il suo lato femminile come una vera donna! Allo stesso modo molti uomini sono felici nel constatare che la loro donna è bella, cura la sua persona e soprattutto che porta a casa con il lavoro, un buon stipendio; l’importante è che sia anche fedele, devota, sempre presente a casa quando e se necessario, pronta a cucinare, lavare, stirare, riuscendo sempre ad avere una gran cura della casa, del partner e dei figli!

  • Credere che l’amore sia in grado di far capire e accettare tutto.

Altra illusione poco realistica è che... “siccome siamo una coppia affiatata che si ama molto, l’altro non può che pensarla sempre come me. L’altro capirà tutto e subito: ogni mia sensazione, emozione e desiderio anche non espresso in modo chiaro ed evidente”.3

I giornali rosa affermano, infatti, che “se lui/ lei ti ama capirà tutto quello che gli vuoi dire, accogliendo con gioia tutto quello che tu farai e dirai. Perché l’amore è capace di superare ogni ostacolo e ogni barriera”.

Purtroppo non è così. Anche l’amore ha dei limiti. Non sempre l’altro è in grado di capire tutto. A volte la sua difficoltà nella comprensione dipende dai nostri limiti nella comunicazione; in altri casi può non capire in quanto i suoi valori o i suoi punti di riferimento sono diversi dai nostri o perché l’ansia, lo stress e le preoccupazioni eccessive glielo impediscono.

Inoltre il sentimento amoroso, che noi immaginiamo sempre uguale nel tempo, come tutti i sentimenti non è mai vissuto con le stesse caratteristiche e con la stessa intensità. Esso subisce fisiologicamente frequenti e notevoli oscillazioni che non sempre dipendono dalla volontà della persona amata e che ci ama. Vi sono, quindi, nel nostro animo dei momenti di notevole apertura, disponibilità e accettazione ma vi sono anche dei momenti nei quali prevale la chiusura, il sospetto, lo stare sulla dufensiva.

  • Credere che l’altro sia sempre pronto ad esaudire ogni desiderio e a soddisfare ogni esigenza.

Anche questa è un’illusione. Ogni persona ha dei limiti. Il partner, se è maturo e se ci ama, cercherà di soddisfare i nostri bisogni fondamentali, se non contrastano molto con i suoi, ma è veramente difficile, e forse non ci piacerebbe neanche, incontrare una persona sempre ai nostri ordini, sempre disposta ad accontentarci in tutto ed in ogni occasione.

  • Credere che per amore nostro l’altro possa snaturare il proprio carattere fino ad adattarsi interamente a noi.4

Quando è presente questo tipo d’illusione noi sogniamo e immaginiamo un altro, che con il tempo o ancora meglio subito dopo il matrimonio, perderà i suoi difetti, o comunque correggerà quei comportamenti che ci danno fastidio o che non accettiamo, in modo tale da essere come noi lo vogliamo. Addirittura vi sono molte persone convinte di avere il potere, dopo il matrimonio o la convivenza, di cambiare l’altro.

La realtà ci dimostra che nel momento in cui s’instaura una convivenza o un matrimonio, i comportamenti e gli atteggiamenti che già ci danno fastidio, con molta probabilità si aggraveranno e si moltiplicheranno di molto. Il motivo è semplice: vivendo un rapporto intimo e vicino ( la quotidianità del vivere insieme) sarà facile che vengano alla luce molti comportamenti sgradevoli che non erano emersi durante il fidanzamento. Se è vero che, mediante la forza di volontà, questo adattamento, se non un vero cambiamento può in parte avvenire, è inutile illudersi di un cambiamento radicale.

I comportamenti sono legati a vissuti ed esperienze che risalgono all’infanzia o addirittura sono, almeno in parte, iscritti nei geni fin dalla fecondazione, pertanto è illusorio pensare che possano cambiare di molto anche mediante tanta buona volontà. L’importante sarebbe trovare una persona che cerchi di adattarsi a noi eliminando o smussando soltanto qualche piccolo elemento della sua personalità a noi sgradevole o poco proficuo nel rapporto di coppia.

Insomma, sarebbe bene trovare una persona abbastanza elastica e matura, che sia in grado di fare quello che facevano i maestri muratori esperti nel costruire quei meravigliosi muri a secco presenti in tutte le parti del mondo e di cui la Sicilia è ricca. Essi sceglievano bensì, tra le tante pietre a disposizione, quella che meglio si adattava all’altra che avevano già posizionato sul muro ma poi, e questa è la cosa più importante, la spostavano, la muovevano, la giravano in tutte le direzioni fino a quando non trovavano il miglior incastro possibile, pur rispettando la sua forma e la sua dimensione. Al massimo, con pochi colpi di martello, smussavano soltanto qualche sporgenza che impediva il buon incastro.

Pertanto è molto più produttivo, nel rispetto reciproco, utilizzare la personalità dell’altro e le idee dell’altro per un confronto sereno e positivo, senza illudersi di cambiarlo profondamente e senza utilizzare le inevitabili sue manchevolezze per sminuirlo o aggredirlo.

  • Credere che nel matrimonio si debba trattare, negoziare e contrattare.

Alcune persone trattano il partner come fosse un commerciante e il rapporto matrimoniale come fosse la bottega del salumiere. Sono disposte a dare all’altro, solo se questi può ricambiare con merce dello stesso valore o di valore equivalente. “Io esco con te se tu mi fai comprare il vestito che mi piace tanto”. “Io faccio all’amore con te se tu mi prometti di portarmi al teatro”. “Io vengo con te in crociera se tu vieni con me a Parigi”. I baratti, le contrattazioni o peggio i ricatti, così presenti e abituali nel mondo economico e dei servizi, non sono fatti per il mondo affettivo-relazionale. Non sono fatti per l’amore che, alla base, dovrebbe avere il piacere del dono gratuito. Il piacere di far piacere all’altro.

  • Credere che l’altro ci debba rendere felici.

Già sappiamo che la felicità è spesso una chimera irraggiungibile. Ma anche un semplice stato di benessere e di gioia è legato a numerose componenti che spesso nulla hanno a che fare con la persona che ci sta accanto e condivide la nostra vita. Lo stato di benessere può dipendere da molti fattori: dal patrimonio genetico; dallo stato di salute o di malattia; da quanto abbiamo ricevuto da piccoli; dalle attenzioni che ci sono state date. E ancora, uno stato di benessere o di malessere è condizionato dall’amore con il quale siamo stati circondati; dall’impegno e dall’equilibrio educativo che hanno profuso i nostri genitori; dalla ricchezza o dalla miseria morale dell’ambiente in cui siamo vissuti. Uno stato di benessere dipende dagli incontri che abbiamo avuto nella vita e da come abbiamo saputo o potuto gestire questi incontri; dai maestri, dagli adulti e dai familiari che con le loro parole, con il loro comportamento, con la loro presenza, hanno costruito dentro di noi una base e un supporto psicologico sereno o disturbato, ricco o povero, aperto o chiuso. E’ questo supporto psicologico che rappresenterà i fondamenti e il presupposto del nostro benessere o del nostro malessere.

Uno stato di benessere o di malessere dipende anche dal tipo di lavoro che facciamo e anche dal maggiore o minore stress con il quale siamo costretti a convivere quotidianamente.

La bontà del rapporto con nostra moglie o con nostro marito, le gratificazioni che l’altro dà a noi, le cure, le attenzioni, le carezze fisiche e affettive o al contrario, la freddezza che l’altro dimostra nei nostri confronti, la sua aggressività, la sua irritabilità, la sua freddezza, sono sicuramente importanti ma si inseriscono in contesti molto più numerosi e complessi, presenti nella nostra realtà psicologica.

In definitiva l’eccessiva ed ingiusta responsabilizzazione dell’altro, per quanto riguarda il nostro malessere, spesso non è né giusta, né corretta, né utile alla vita familiare e di coppia.

Purtroppo, spesso è proprio il malessere interiore di cui siamo portatori che ci fa desiderare un matrimonio che ci guarisca e che ci renda felici.

  • Credere che il giorno del matrimonio sarà il giorno più bello della nostra vita.

C’è, soprattutto nell’animo femminile, l’attesa dell’evento clou della propria vita: il giorno del matrimonio.

Fin da piccole le bambine lo sognano e l’aspettano. Attorno a questo giorno fatidico sono costruiti desideri ed emozioni fatti di gioia, luminosità, benessere, felicità, sicuramente superiori a quelli mai provati prima. Se, come a volte succede, queste attese non sono rispettate, la delusione è cocente. Basta un cielo coperto, un corpino che cede, uno strascico sul quale si impiglia il paggetto, un buffet poco saporito, per far crollare il luminoso castello costruito attorno al “giorno più felice della propria vita”.

  • Credere che la sessualità e l’amore siano sempre collegati l’uno all’altra.

L’altra aspettativa creata dalla letteratura romantica degli ultimi secoli afferma poi, abbastanza categoricamente, che se tu lo ami e lui ti ama vivrete una sessualità intensa, calda, splendida, senza mai alcun problema.

Se è vero che l’attrazione e l’amore reciproco influenzano positivamente la sessualità, ciò non significa che questi due elementi possano da soli rendere piena e soddisfacente la complessa realtà della vita sessuale. Nell’intesa sessuale hanno un ruolo notevole anche le componenti genetiche, le esperienze psicologiche infantili ed inoltre, hanno un ruolo i numerosi fattori organici come l’età, le malattie, l’inquinamento ormonale, le caratteristiche somatiche. Queste ed altre componenti possono limitare o rendere problematica l’intesa sessuale anche a persone innamoratissime.

  • Credere che con la persona amata saremo sempre due persone in un’anima sola.

Pertanto tutto si può fare, tutto si può dire, tutto si può manifestare e chiedere perché è come dirlo, chiederlo e manifestarlo a se stessi. Questo è vero ed è possibile ma solo in parte. Sia noi sia il partner abbiamo una sfera personale di cui bisogna tenere conto e che bisogna necessariamente rispettare. Questa sfera personale è ampia nel rapporto con gli amici, diminuisce nel rapporto di coppia, si riduce ancora con il matrimonio, ma non scompare, né si annulla.

Se questa sfera personale è troppo ampia vi è il rischio che i legami d’amore siano come dei fili sottili che da un momento all’altro possono spezzarsi; se invece questa sfera personale è troppo ridotta e il rapporto assume caratteristiche fusionali, il rischio è di sentirsi prigionieri di pesanti legami o di avere la sensazione di perdersi nell’altro.

Rispettare una giusta sfera personale è importante affinché il partner possa vivere meglio la componente che condivide con noi. Combatterla, cercando di annullarla, è controproducente proprio alla vita di coppia.

  • Credere che la coppia sia sufficiente a sé stessa.

Vi è poi l’altra illusione, anche questa molto diffusa, che dà importanza e valore solo alla coppia. Mentre gli altri: i familiari, i parenti e gli amici hanno poca o nessuna valenza. “Io ho sposato suo figlio/ sua figlia, non lei, non mia suocera”. Io ho deciso di vivere insieme a te, non con i tuoi amici”.

Se è vero che la coppia forma un’unità e che gli altri: genitori, parenti e, amici, dovranno rispettare quest’unità, è anche vero che questa nuova realtà si trova inserita in una rete familiare, amicale ed affettiva, alla quale non può e non deve prescindere. Le due famiglie, ma anche i parenti e gli amici, sia di lui sia di lei, non dovrebbero essere considerati un ostacolo alla vita di coppia, ma un aiuto ed un supporto fondamentale da alimentare e rispettare profondamente.

1 ALBISETTI, V., Terapia dell’amore coniugale, Paoline, Milano,1994, p. 17.

 

2 DACQUINO, G.,(1996), Che cos’è l’amore, Mondadori, Milano, p. 153.

 

3 ALBISETTI, V., (1994), Terapia dell’amore coniugale, Paoline, Milano, p. 34.

 

4 ALBISETTI, V., (1994), Terapia dell’amore coniugale, Paoline, Milano, p. 34.

 

Tratto da "Uomini e donne al bivio - Quali strade per l'amore?" di E. Tribulato

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Problematiche psicologiche e conflittualità

 

La personalità e le esperienze familiari degli sposi sono fondamentali per la riuscita d’un matrimonio. Per Albisetti “La personalità è una realtà molto complessa. E’ il risultato di migliaia di processi psichici per lo più legati a esperienze e ricordi infantili, a sensi di colpa e a sensi di inferiorità”.[1]

Quando la personalità è alterata si manifestano numerose patologie come il disturbo antisociale di personalità, le caratteropatie, le nevrosi o peggio, le psicosi. Aumentano notevolmente le dipendenze: da fumo, alcool, sostanze stupefacenti, gioco d’azzardo. Queste patologie non solo sono deleterie nei confronti della prole, ma spesso mettono in crisi o in serie difficoltà il rapporto di coppia.

Per quanto riguarda le nevrosi, la vecchia e abbandonata definizione indicava come persone nevrotiche quelle che soffrivano molto, ma che molto facevano soffrire anche gli altri. Questa doppia sofferenza interna ed esterna la si ritrova frequentemente nei soggetti che lamentano questo tipo di conflittualità interiore che porta ad una serie di sintomi i quali, non solo disturbano la persona interessata, ma alterano anche le relazioni, specialmente le relazioni intime e profonde come quelle di coppia e familiari.

La persona soffre perché non sta bene con se stessa; soffre a causa d’un amore materno o paterno mai avuto o avuto male; soffre perché turbata dall’ansia, da acuti ed intollerabili sentimenti di colpa o depressione; soffre torturata dalle paure o peggio, dalle ossessioni.

Vi è la fame del corpo ma anche quella del cuore, cioè dell’affetto. Questo tipo di fame riguarda i tossicodipendenti, i barboni, gli emarginati ma anche le persone che conducono una vita apparentemente “normale”.

Nessuno può, infatti, ridare ad un figlio o ad una figlia l’amore o il rispetto per i suoi bisogni ed esigenze che gli sono stati negati durante l’infanzia. Nessuno può ridare un padre o una madre assente. Nessuno è in grado di dare l’accoglienza e l’ascolto mai avuti. Si accentua l’insoddisfazione nella relazione di coppia anche perché, nei disturbi nevrotici, spesso è coinvolta la sessualità che può assumere elementi patologici: impotenza, frigidità, eiaculazione precoce, parafilie. Inoltre, non potendo dare ciò che non si è avuto, risultano alterate o diminuite le capacità di dialogo, cura e tenerezza.

A sua volta la nevrosi fa soffrire gli altri in quanto, i vissuti patologici hanno un impatto negativo sulle persone con le quali essi entrano in contatto. In particolar modo è alterata la relazione con le persone con le quali essi vorrebbero stabilire un rapporto intimo, pieno e profondo. Queste persone, volenti o nolenti, sono coinvolte da questa sofferenza e soffrono anch’esse.

Come non rimanere coinvolti dall’ansia che, come un vento impetuoso, agita e sconvolge l’animo di chi ci sta vicino? Ansia che si manifesta nella vita d’ogni giorno con immotivate paure per una molteplicità di eventi e situazioni che lasciano le persone sane assolutamente indifferenti?

 

Come non essere coinvolti quando la malinconia, la tristezza, l’apatia e l’astenia si allargano come un fiume vischioso e nero in una relazione affettiva o peggio in una famiglia che avrebbe bisogno, invece, di luce, calore, gioia e vivacità?

Come non essere coinvolti quando l’aggressività, la disforia, l’irritabilità e l'estrema variabilità d’umore, presenti nei soggetti con labilità psichica rendono difficile, se non impossibile, il dialogo, l’ascolto e la relazione?

Alcuni nevrotici non stanno bene con se stessi se non aggrediscono qualcuno. Essi trovano la loro identità nell’aggressione.[2] L’aggredire, il creare scompiglio, l’usare un tono polemico, esasperante, analitico, su ogni cosa che l’altro dice o fa, serve loro a scaricare e a ridurre la tensione interiore che risente dei problemi o delle carenze del passato ma che non ha alcuna relazione con la realtà attuale la quale, in definitiva, “ viene usata” per raggiungere lo scopo di cui sopra. Investiti dall’aggressività, a volte motivata solo da minimi appigli se non totalmente ingiustificata, è difficile essere indifferenti.

Questo tipo di comportamento non può non provocare una reazione negativa dell’altro, fatta di altrettanta aggressività, chiusura o allontanamento. Si instaura così una relazione conflittuale nella quale sono usati tutti i mezzi di difesa e di offesa, con esiti sicuramente poco costruttivi. In ogni caso vengono ad essere sconvolti la serena relazione ed il dialogo. Quest’ultimo molte volte si interrompe per breve tempo. Vi è però il rischio, nel caso in cui l’esasperazione diventi frequente e notevole, che il dialogo si interrompa per sempre.

Importante è, inoltre, l’autostima. Se una persona non si piace, non si stima, non ha fiducia in se stessa, non può amare e aver stima dell’altro.

Tutti i disturbi psichici rendono difficile il rapporto ed il dialogo con gli altri oltre che con se stessi, anche perché spesso accentuano i bisogni, che diventano infiniti, difficilmente comprensibili e quindi non possono in alcun modo essere soddisfatti. In questi casi è un continuo lamentarsi di ciò che l’altro dà o non dà; fa, non fa, o del modo con il quale l’altro si comporta.

Anche se litigare non vuol dire non amarsi e anche se, a volte, il litigare è liberatorio, il permanere d’un comportamento litigioso è, sicuramente, indice d’una patologia nel rapporto, ma il più spesso è indice della patologia d’una o di entrambe le persone che vivono questo rapporto.

 

Tutte le problematiche psichiche sono in netto aumento nell’attuale ambiente sociale, a causa delle notevoli carenze educative e a motivo del mancato rispetto della fisiologia del bambino durante la sua crescita. Queste problematiche psicologiche sono soprattutto in aumento nelle coppie in quanto, nel momento in cui si formano le unioni affettive, manca il filtro familiare e sociale che dovrebbe impedire ai soggetti affetti da problematiche psichiche di legarsi con altri, nel vincolo coniugale.

Questo filtro era presente ed agiva quando i matrimoni, in tutto o in parte, erano combinati, guidati o comunque controllati dai genitori o dall’ambiente sociale. Faceva da filtro la voce popolare che, conoscendo le caratteristiche di personalità dei giovani, indicava chi era in grado di gestire una famiglia e un rapporto di coppia e chi no. Fungevano da filtro i genitori e i parenti dei due giovani i quali, essendo ritenuti responsabili della riuscita del legame e delle caratteristiche dei figli che proponevano per il matrimonio, erano stimolati a selezionare chi, dei loro figli, era in grado di sposarsi e chi non era conveniente che facesse questo passo importante.

Questi due filtri, quello sociale e quello familiare, sono oggi totalmente assenti, in quanto sono i giovani che si cercano, si scelgono, decidono se avere o non rapporti sessuali ma anche quale tipo d’unione stabilire tra loro: se di convivenza, di matrimonio o di semplice affettuosa amicizia.

A volte si spera che la vita di coppia curi l’immaturità o i disturbi psicologici. Ciò è vero, ma solo in parte. Un buon rapporto amoroso può migliorare un lieve problema psicologico ma certamente non lo elimina, né lo risolve.



[1]  ALBISETTI, V., (1994), Terapia dell’amore coniugale, Paoline, Milano, p.38.

 

[2]  ALBISETTI, V., (1994), Terapia dell’amore coniugale, Paoline, Milano, p.112.

 

Tratto da "Uomini e donne al bivio - Quali strade per l'amore?" di E. Tribulato

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La conflittualità uomo - donna e differenze di genere

 

 La corretta gestione delle differenze di genere.

Le differenze di genere sono numerose. Esse, se comprese, accettate e ben gestite, sono di notevole aiuto sia nei rapporti di coppia che nell’educazione dei figli e nella vita familiare. Se invece, come spesso accade oggi, si cerca di negarle cercando inutilmente, ma anche erroneamente, un’uniformità nei comportamenti e nei vissuti, i problemi connessi a queste differenze non solo non scompaiono per miracolo ma si accentuano notevolmente.

Dice infatti Albisetti: “Rimango dell’idea che la psicologia femminile e la psicologia maschile siano molto diverse tra loro e che questa profonda differenza di vivere se stessi, l’altro e il mondo circostante sia la ragione vera della stragrande maggioranza dei conflitti coniugali.[1] E ancora lo stesso autore scrive: “Se si partisse dall’idea di non voler mai cambiare l’altro, rendendosi conto che il coniuge appartiene a un altro sesso, molto diverso dal proprio, con una psicologia molto diversa dalla propria, e si prendesse tutto ciò come assioma, forse molte crisi, molti conflitti coniugali non esisterebbero”.[2] Se invece, così com’è stato fatto negli ultimi decenni, si vuole un’uguaglianza negli stili, nei comportamenti, nel modo di sentire e vivere, inevitabilmente si fa un torto sia agli uomini sia alle donne, in quanto si rischia di violentare o mortificare sia la natura maschile sia l’essenza femminile nel vano ed inutile, oltre che dannoso, tentativo di modificarne e livellarne le caratteristiche peculiari.

Se non si riesce ad accettare, valorizzare ed amalgamare le due diverse realtà, i conflitti ed i problemi che possono nascere nella comprensione e nella comunione tra i due sessi sono molteplici e rischiano di diventare sempre più numerosi.

Elenchiamo, in maniera sintetica, soltanto alcune delle tante differenze di genere che ritroviamo negli uomini e nelle donne educati in senso maschile e, rispettivamente, femminile.

  • Gli uomini hanno più coraggio, linearità e fermezza; sono più agili; sono più amanti dei giochi violenti e corporei; hanno maggiore interesse per le auto, le moto, i giochi di costruzione, le armi e le invenzioni; sono più fedeli nelle amicizie ma si fanno meno coinvolgere affettivamente da queste; la loro aggressività viene espressa in modo fisico molto più che nelle delle donne; sono meno capaci di curare un bambino piccolo ma hanno più capacità di educare e seguire i figli nell’età adolescenziale e giovanile.
  • Le donne hanno maggior cura della propria persona; sono più ricercate nell’abbigliamento; esprimono più dolcezza, pazienza e capacità comunicative; sono più capaci nell’allevamento e nella cura dei figli piccoli; sono più tranquille dal punto di vista motorio ma hanno un’emotività più accentuata e quindi sono più facili all’ansia e alla depressione; la loro aggressività viene espressa in modo più sottile e diplomatico utilizzando soprattutto il linguaggio ed il comportamento; il loro umore è molto più variabile e sono meno ferme nelle loro decisioni.
  • La realizzazione di sé nella donna è legata all’instaurarsi di relazioni affettive positive con gli altri, mentre nell’uomo, la realizzazione di sé implica maggiore indipendenza, egocentrismo e riconoscimento sociale.[3]
  • L’intelligenza femminile sembra maggiormente legata a capire la vita e ciò che è vivente; le donne hanno, pertanto, più interesse per le persone ed i sentimenti. L’intelligenza maschile si lega di più alla materia inanimata[4]  e pertanto gli uomini sono più interessati agli oggetti soprattutto di tipo tecnologico.

  • Nella donna emotività, affettività e sensibilità sono legate assieme, nell’uomo, no.[5]
  • L’affettività femminile rende le donne più sensibili rispetto all’uomo, della qualità della relazione interpersonale.[6]
  • E’ diversa l’immagine che hanno l’uomo e la donna del matrimonio. Per la donna questa istituzione è una situazione vitale ed essenziale da cui spera la realizzazione di sé, è lo scopo e il mezzo della sua realizzazione. Per l’uomo il matrimonio è un’altra fonte di realizzazione, oltre il ruolo sociale o di gruppo.[7]
  • La psiche dell’uomo è orientata verso l’azione, verso la conquista, l’ordinamento, l’invenzione degli strumenti che gli servono, verso il dominio della società e della materia: costruire, fare la guerra, difendere, distruggere, edificare e pertanto l’uomo è essenzialmente atto, la donna è natura.[8]
  • Gli uomini sono più interessati alle attività all’aperto, le donne alle attività al chiuso.
  • Gli uomini vogliono raggiungere degli obiettivi che dimostrino le loro capacità, le donne voglio vivere delle situazioni e delle emozioni che le soddisfino.
  • Gli uomini sono più razionali, le donne più intuitive.
  • Gli uomini si gratificano per le loro abilità, le donne per l’interesse che gli altri hanno nei loro confronti.
  • Gli uomini, quando hanno un problema, tendono a concentrarsi su questo e quindi a chiudersi. Le donne manifestano più apertamente ed in modo esplicito tutte le emozioni, soprattutto quelle negative. Non temono, come l’uomo, di comunicarle apertamente e nel farlo non sempre cercano una soluzione ma piuttosto un momento di sfogo, in quanto sanno che, parlandone, la virulenza di certe emozioni negative a volte si attenua fino a scomparire. L’uomo, invece, è meno incline della sua compagna a parlare dei suoi problemi, se ritiene che gli altri non possano fornirgli una soluzione immediata e soddisfacente. Essi, pertanto, cercano meno l’aiuto da parte degli psicologi e dei medici.

 

Esaminiamo adesso solo alcune delle differenze di genere che, se non ben gestite e valorizzate, possono causare notevoli conflitti.

 

 

 La variabilità dell’umore femminile

L’umore femminile, a differenza di quello maschile, è molto variabile durante la giornata, durante il ciclo mensile, nel periodo della premenopausa e della menopausa. Questa variabilità mette a dura prova il proprio compagno che si ritrova a relazionarsi in alcuni giorni, in alcuni momenti della giornata o in alcuni periodi, con una persona affettuosa, sessualmente disponibile, paziente, tollerante, estremamente aperta; mentre in altri giorni, in altri momenti della giornata o in altri periodi, è costretto a convivere con una persona spigolosa, aggressiva, irritabile, sessualmente non disponibile, a volte depressa, insofferente o disforica. Questa variabilità è dovuta ai continui cambiamenti ormonali a cui sono sottoposti il corpo e la psiche femminile ma è causata anche da una maggiore sensibilità del cervello emotivo femminile alle variazioni metaboliche.

La variabilità dell’umore rappresenta in fondo il rovescio della medaglia delle maggiori capacità femminili di entrare in contatto con l’animo degli altri: marito, figli, familiari, persone sofferenti, persone bisognose o indigenti. Pertanto, se si ritengono utili, anzi preziose, queste qualità femminili, è giocoforza accettare di buon grado il rovescio della medaglia e cioè i problemi che la variabilità dell’umore procura al coniuge e alla vita familiare.

Il problema si evidenzia o s’ingigantisce quando gli uomini sono intrisi d’una cultura che vuole le donne con caratteristiche uguali alle loro. Da decenni ormai sulle riviste, nei film, come nei programmi televisivi è costantemente esaltato e valorizzato l’inserimento delle donne in tutti i lavori ed in tutte le attività anche le più rischiose.

Quasi ogni giorno quello che una volta era visto come il delicato, gentil sesso, è rappresentato da attrici che, senza battere ciglio, scazzottano, aggrediscono, sparano e uccidono, con il massimo della determinazione e della sicurezza. Difficilmente gli uomini, viste queste premesse, sono disposti ad accettare che le donne, tutte le donne, possano avere insieme a numerose e notevoli caratteristiche positive, anche dei limiti. Limiti dovuti non ad una particolare patologia, ma ad una fisiologica realtà femminile.

Ma anche molte donne, influenzate dai mass media, sono convinte ormai di essere come gli uomini, uguali agli uomini, in tutto e per tutto. Per tale motivo difficilmente sono disposte ad accettare le limitazioni imposte dalla costituzione genetica. Pertanto, se da una parte non si tirano indietro quando devono affrontare delle situazioni e dei lavori rischiosi, faticosi e stressanti, inadatti alla loro natura femminile, che mettono a dura prova o che sconvolgono il loro equilibrio psichico, cercano poi di nascondere o spostare la maggiore irritabilità, depressione e aggressività presente soprattutto nei giorni critici e nei periodi critici, dando la responsabilità del loro malessere alle persone più vicine e quindi, soprattutto ai figli e agli uomini che sono loro accanto: “Lui non capisce i miei bisogni, non collabora”. “Lui prima sporca, disordina e poi non mi aiuta come dovrebbe”. “Non mi accontenta mai”. “E’ un pantofolaio che non riesco a smuovere dalla poltrona quando è a casa”. “Non lo sopporto più, non fa altro che farmi arrabbiare”.

Per quanto riguarda la maggiore stabilità maschile le donne, esaltate dal concetto di liberazione e autonomia nei confronti dell’uomo, piuttosto che appoggiarsi ad essa, piuttosto che farsi aiutare da essa, accogliendone gli aspetti positivi e le opportunità, ne hanno paura, ne vedono i limiti e tendono pertanto a svilirla pur di non utilizzarla.

Per tale motivo, l’irritazione delle donne diventa furore, quando avvertono che “lui” non rimane coinvolto pienamente ed emotivamente di fronte ai problemi e ai bisogni dei figli, delle persone ammalate e degli altri. “Lui non capisce i problemi dei figli”. “Gli uomini si comportano come se avessero il ghiaccio in tasca”. “Sua madre potrebbe stare male, io potrei morire e lui non batterebbe ciglio”. Quella che dovrebbe essere una possibilità diventa un limite e può causare contrasti e accuse.

 

 

 

La comunicazione nei due generi

Anche le differenze nel modo di comunicare possono essere causa di conflitto. L’uomo comunica coi fatti piuttosto che con le parole. E quando usa le parole egli tende di più a comunicare sinteticamente ed in modo lineare gli avvenimenti, mentre la donna, accanto agli avvenimenti, inserisce il suo sentire e quindi infarcisce i fatti con un torrente di emozioni.

Può succedere allora che una donna si lamenti per sfogarsi o cercare comprensione e un appoggio affettuoso da parte del suo uomo, mentre questi si preoccupa e si attiva alla ricerca d’una soluzione al problema, pensando che le lamentele della donna abbiano il significato d’una perentoria e immediata richiesta d’intervento.

Inoltre il linguaggio maschile più lineare, asciutto, stringato, spesso contrasta con la cascata di parole, aggettivi, riflessioni, commenti, estrapolazioni, divagazioni, aggettivi e frasi subordinate, presenti nel linguaggio femminile.

Per tale motivo spesso le donne rimangono deluse e offese dai laconici commenti degli uomini quando questi sono interpellati nel dare un loro giudizio su una persona o una situazione o sono stimolati a raccontare un avvenimento. Altrettanto fastidio avvertono gli uomini sentendosi investiti da un fiume in piena di emozioni, parole e commenti da parte di donne che non danno spazio al ragionamento concreto.

Presi dal vortice di questo fiume di parole molti uomini non riescono ad individuare né il punto di partenza del problema, né la logica che sottostà alle parole e pertanto evitano di interloquire.

 

Ricordo a questo proposito una coppia che si era recata al consultorio familiare per una consulenza prematrimoniale. Dopo essersi accomodata, la ragazza mi riferì subito il motivo del loro conflitto: nella coppia era presente una comunicazione molto scarsa. Il ragazzo, a detta della donna, era troppo chiuso e non si apriva con lei. Dietro una piccola sollecitazione la giovane cominciò a parlarmi di sé, dei rapporti con i genitori, della sua vita familiare e sociale, del rapporto con il mondo delle amiche e con la rete familiare, della nascita del loro amore e delle difficoltà che attualmente avevano come coppia, a causa delle scarse capacità comunicative del giovane. Dopo quasi mezz’ora riuscii a fermarla per poter far parlare il ragazzo e così avere il quadro completo della situazione. Nel momento in cui chiesi all’uomo quale fosse la sua storia familiare, prima che potesse aprir bocca lei lo interruppe con: “Glielo dico io, dottore…” e giù a descrivere il carattere del ragazzo, la sua situazione familiare, la sua casa, i parenti; e poi ancora i suoi pregi, i suoi vizi e difetti, le sue aspirazioni.

Dopo essere riuscito, con molte difficoltà, a bloccare questo torrente in piena di parole, feci al ragazzo una seconda domanda riguardante il rapporto con la fidanzata. Anche questo tentativo fu infruttuoso in quanto, prima ancora che il ragazzo riuscisse ad aprire bocca, lei con un: “Glielo dico io, dottore…” mi aveva già informato su come lui la vedeva e vedeva il loro rapporto; su cosa lui desiderava e cosa lui cercava. E’ evidente che la diagnosi fatta dalla ragazza era esatta ma che il difetto nella comunicazione non era del giovane!

 

Non tutte le ragazze, per fortuna, sono così chiacchierine, ma questo divario esiste ed è spesso causa di conflitto.

A parte la quantità del dialogo, anche la struttura della comunicazione è diversa. La struttura del linguaggio maschile è ridotta all’essenziale, presenta pochi aggettivi, pochi collegamenti, frasi più brevi, concise, sintetiche e precise, con pochi particolari superflui. Essendo più lineare va subito al nodo del problema e ne cerca immediatamente la soluzione. Nella donna, invece, la comunicazione si arricchisce di mille commenti, perifrasi, infiniti particolari ed impressioni che rendono il suo racconto molto più ricco, ma anche, per la sensibilità dell’uomo, troppo dispersivo. Inoltre, mentre il dialogo maschile è povero d’emozioni, quello femminile scoppia d’emotività. Pertanto, le idee nelle donne sono solo uno degli elementi del dialogo, mentre per l’uomo sono il dialogo. Anche questo è motivo di contrasto in quanto l’uomo, investito da mille particolari ricchi d’emotività, non comprende esattamente qual è il bisogno della sua compagna, il suo desiderio o, semplicemente, il suo problema e se c’è un problema. Quando una moglie chiede al marito: “Cos’hai fatto oggi?” lui probabilmente risponderà con un “Sì, come al solito… in ufficio… tutto a posto”. Queste tipo di risposte lasciano la donna insoddisfatta, in quanto avrebbe voluto un ricco commento che le facesse rivivere la giornata di lavoro del suo uomo, in modo tale da gustare e partecipare ai suoi vissuti. La stessa domanda posta alla moglie avrebbe avuto una risposta molto più ampia ed articolata nella quale la donna, con ricchezza di particolari e commenti, avrebbe ricostruito non solo i contenuti essenziali della giornata ma anche le sue impressioni, i suoi sentimenti, le sue valutazioni. Un racconto ricco non solo di quanto detto e fatto da parte sua e da parte dei colleghi di lavoro ma anche di commenti: sulla ridicola cravatta del capoufficio, sulla gonna troppo corta della collega di stanza, sull’atteggiamento invadente dell’impiegata della scrivania accanto. Tutto o quasi sarebbe stato riportato, rivissuto e rivisitato senza tener conto che, per un ascoltatore uomo, molti di questi particolari sarebbero risultati non solo assolutamente inutili ed ininfluenti su quanto richiesto, ma avrebbero potuto, se non eccessivamente disponibile in quel momento, farlo sentire confuso e smarrito.

Questa diversità può portare a delle eclatanti sorprese.

 

Un giovane, raccontando la sua storia amorosa, si stupiva della notevole verbosità del genere femminile con la conseguenza che lui aveva assunto il ruolo di “ascoltatore” mentre la donna con la quale “stava” fino a qualche giorno prima, aveva il ruolo di “parlatore”. Avvenne allora che dopo sette mesi che stavano insieme, lei lo invitò a trascorre il fine settimana in un’amena località turistica. Quale fu la sorpresa della donna nel constatare che per lui non era possibile uscire nei fine settimana, per la semplice ragione che era sposato e che quei giorni canonici gli sembrava giusto dedicarli alla moglie e ai figli! L’uomo, accusato dall’inconsapevole amante di essere un uomo falso ed un emerito imbroglione, si giustificò candidamente dicendo che mai lei, durante quei sette mesi nei quali erano stati insieme, nel suo fiume di parole aveva inserito quella semplice ma essenziale domandina: “Sei libero o sposato?” .

 

Anche questa dimenticanza di lei fa parte della diversità di genere. La donna presume molto più di quanto faccia l’uomo. La donna immagina che un uomo che le piaccia, del quale è follemente innamorata, che sta con lei e che con lei ha rapporti sessuali e una vita intima, debba necessariamente essere libero come l’aria. Mentre per l’uomo non è sempre così. Se la domanda è diretta può essere facile che per salvare la propria immagine di “uomo d’onore e di parola” egli ammetta la sua condizione familiare ma, se non vi è una domanda diretta, gli uomini, da tempo immemorabile, preferiscono glissare sugli argomenti più spinosi riguardanti i legami sentimentali o peggio, matrimoniali.

 

Qualcosa di simile successe ad Elena, una ragazza la quale per otto anni era stata fidanzata con un giovane. Per lui aveva lasciato la sua città natia e si era trasferita nella parte opposta dell’Italia. Per lui cucinava ottimi pranzetti e profumate crostate di mele. Per far piacere a lui, quando andava a trovarlo, era felice di pulire e ordinare diligentemente la sua stanza di studente fuori sede, che appariva disordinata e puzzolente come una stalla.

Tutto era proceduto a meraviglia fino al momento in cui, avendo entrambi finito gli studi e trovato un lavoro e quindi potendo sposarsi, alla domanda diretta su quando avrebbero potuto convolare a giuste nozze, lui rispose che non poteva sposarla perché i suoi genitori non la vedevano di buon occhio. In realtà il giovane, ben edotto dai suoi genitori su come procedono oggi i matrimoni per i maschi, non aveva proprio alcuna intenzione di sposarsi. Egli si difendeva dicendo che mai lui, durante gli otto anni che erano stati insieme, aveva pronunciato la parola “matrimonio” e mai lei gli aveva fatto una domanda specifica a questo riguardo.

 

Anche in questo caso vi è una falsa presunzione da parte della donna. Se io faccio tutte queste cose per lui, se io gli do oltre alle crostate di mele, il mio corpo e tutto il mio cuore, è sottinteso che stiamo insieme con l’intento di sposarci appena avremo le condizioni minime per farlo.

Come abbiamo visto però, il modo di ragionare maschile non è esattamente uguale a quello femminile. Pertanto si possono avere gravi e sgradite sorprese, alla fine d’un percorso che può essere anche piacevole, ma che non porta spesso a nulla di quanto si era immaginato, desiderato, sognato ed atteso.

 

 Le dimostrazioni d'amore nei due sessi

Anche il modo di esprimere interesse e amore è diverso per uomini e donne.

La donna ama i gesti e le parole legate alle consuetudini, all’uso locale o alla moda del momento. I fiori sono sicuramente uno dei mezzi più antichi e tuttora efficaci per dimostrare l’amore. Ma anche gli inviti a cena, specialmente se a cucinare è lui o l’invito è per un elegante ed esclusivo locale, sono mezzi efficaci di seduzione. Allo stesso modo i regali, specie se hanno il colore dell’oro o contengono quelle piccole brillanti pietruzze chiamate diamanti, sono capaci di arrivare al cuore della donna più coriacea e contribuiscono a farle capire l’amore provato dall’uomo.

Purtroppo però, anche in questo caso vi è il rischio di vedere lucciole per lanterne. Il luccichio d’un solitario non sempre, a ben guardare, è così intenso e puro come quello d’un immaginario e desiderato diamante!

Per lei sono fondamentali gli anniversari. In queste date fatidiche vede dei punti fermi della sua vita e del suo rapporto con la persona amata. “Lui mi ama. Si è ricordato del nostro primo appuntamento, del nostro primo bacio, della festa di San Valentino, del mio compleanno, dell’anniversario del nostro matrimonio”.

Per l’uomo per il quale gli anniversari, ma in parte anche i regali, hanno un’importanza modesta, le cose stanno in modo totalmente diverso. Anche per lui esiste il ricordo ed esiste l’evento, ma questo ricordo e quest’evento non sono necessariamente inseriti in un contesto di anniversari. Il giudizio dell’uomo per quanto riguarda l’amore della sua donna si avvale di altri elementi: “Io so che lei mi ama perché in questo periodo è stata carina con me; mi ha fatto un buon pranzetto, abbiamo fatto spesso all’amore; mi ha guardato dolcemente negli occhi; non è stata sgarbata; non mi ha fatto ingelosire né è stata seccante e irritante; accetta i miei hobby ed i miei bisogni; ha cura di me, dei nostri figli e della nostra casa; non mi sommerge di richieste o di lamentele”.

Al contrario: “Poiché lei è stata sgarbata, nervosa, irritabile, aggressiva, scontrosa, poco attenta ai miei bisogni, sempre pronta a chiedere o ha lamentarsi, vuol dire che lei non mi ama”. Come si vede, i punti di vista e le prospettive sull’essere amati o non risultano sostanzialmente diversi. Per la donna le manifestazioni d’amore sono legate a date e a comportamenti rituali ben precisi; per l’uomo è importante e decisivo, nel sentirsi amato, l’attuale complessivo comportamento della donna nei riguardi del suo benessere fisico e psicologico.

 

Un uomo, venuto per consultazione a causa d’una grave crisi di coppia, si lamentava della moglie definendola “una pazza isterica”. A dimostrazione della follia della consorte portava il caso dell’ultima lite che aveva provocato la rottura. “Dopo una giornata di lavoro, tornato dall’ufficio, entro in casa e, come al solito do a Franca, mia moglie, il bacetto di benvenuto. Mi siedo sulla mia poltrona preferita e le chiedo semplicemente cosa aveva preparato da mangiare per la sera. Lei, inviperita, prima mi guarda con astio, dritto negli occhi, come a volermi incenerire, poi sbotta a gridare mentre contemporaneamente si torce le mani e butta i piatti in aria ripetendo come un’ossessa: Tu mi chiedi cosa si mangia questa sera! Tu hai il coraggio di chiedermi cosa si mangia questa sera, stravaccato sul divano! Tu non sei un uomo… tu sei un verme schifoso”. Investito da quel fiume di contumelie, non riuscivo proprio a capire quale terribile peccato avessi commesso. Finalmente, quando non c’erano nel lavabo più piatti da rompere, piangendo e singhiozzando come fosse morta la sua mammina adorata, mi rivelò la tragica verità: mi ero dimenticato che quel giorno era il nostro anniversario di matrimonio e che lei, come tutti gli anni, si aspettava una “serata speciale”, con invito a cena in un ristorantino appartato. Tra l’altro, proprio per festeggiare questo anniversario era andata dal parrucchiere e si era già preparata ed agghindata, cosa che io non avevo affatto notato. Si aspettava inoltre che, come al solito, le portassi un mazzo di rose rosse. Ma io, dottore, con tutte le cose che avevo quel giorno per la testa potevo mai ricordare anche queste cose dell’anniversario, della cena e delle rose rosse?”

 

 

 La diversità nell'affrontare i problemi

L’incomprensione tra uomo e donna spesso nasce dalla diversa valutazione degli stessi eventi. Se un figlio si è fatto male in quanto, guidando imprudentemente, la sua auto ha subito un incidente, la madre focalizza l’attenzione sul danno che ha sofferto il figlio e soprattutto sul dolore che questo figlio ha provato o prova. E, pertanto, straziata dalla pena, abbraccia il figlio, piange, si dispera e cerca un aiuto immediato, qualunque sia. Vive con tutta l’angoscia del suo cuore di mamma quella che immagina sia la drammatica realtà del giovane rampollo.

L’uomo, il padre, in una circostanza simile, si sofferma invece a valutare la quantità del danno accaduto al giovane e all’auto; riflette sul modo migliore per affrontare il problema; cerca di capire quale mezzo d’emergenza potrebbe fare al caso suo e, soprattutto, pensa quale atteggiamento educativo errato suo o della moglie, può aver causato tali drammatiche conseguenze.

Questo comportamento, considerato troppo razionale e “disumano” spesso dà fastidio alla moglie, la quale vorrebbe che il marito si coinvolgesse maggiormente sulla sofferenza del figlio e non sui problemi pratici da affrontare. D’altra parte l’uomo non riesce a comprendere come la moglie si fermi a coccolare il figlio ferito, piuttosto che cercare di risolvere i suoi problemi e prevenirli per il futuro.

Anche nel caso d’un figlio tossicodipendente, da una parte la madre, in pena per il giovane che si è incamminato su questa brutta strada, soffre, rimprovera il figlio, lo minaccia, cerca di fargli capire l’errore fatto e la sofferenza che questo tipo di comportamento arreca a lei e a tutta la famiglia ma poi non riesce a dimostrarsi nei fatti, abbastanza dura, lineare e decisa nell’affrontare e rimuovere le cause del problema. Il padre, invece, se sufficientemente maturo ed educato correttamente, cerca invece di attuare i necessari provvedimenti anche se dolorosi. Provvedimenti che spesso la madre non condivide perché vissuti come troppo drastici, penosi e limitanti per il figlio.

Come abbiamo visto, uno stesso evento è vissuto, affrontato e considerato in modo a volte totalmente diverso da parte maschile e da parte femminile.

L’uomo osserva il problema in maniera razionale: cos’è successo? Perché è successo? Cosa fare per risolvere il problema adesso? Come comportarsi per prevenire il problema nel futuro? Quali le cause e le responsabilità educative presenti e passate?

La donna lo avverte in senso affettivo – relazionale: chi soffre? Quanto soffre? Come lenire questa sofferenza in questo momento?

La discordanza nella valutazione dello stesso evento, nella prevenzione e nella soluzione del problema o dei problemi diverge sensibilmente.

Questo diverso atteggiamento e questa diversa valutazione, sono spesso causa di alterchi anche violenti tra l’uno e l’altro sesso, se non si accetta che possono, anzi debbono coesistere, ottiche e modi di sentire diversi e complementari tra l’uomo e la donna, tra il padre e la madre.

I conflitti che nascono da un modo diverso di vedere e affrontare i problemi si accentuano notevolmente in presenza di leggi, come quelle attuali sul nuovo diritto di famiglia, le quali con la responsabilità condivisa costringono gli uomini e le donne ad interminabili, estenuanti ed in definitiva fallimentari e sterili discussioni e trattative. Molte di queste discussioni e trattative sfociano spesso nella peggiore delle decisioni: non decidere nulla per non darla vinta all’altro.

 

 

 La volubilità nelle decisioni

Sia gli uomini che le donne hanno buone capacità nel prendere delle decisioni utili a se stessi, alla coppia, alla famiglia e alla società ma, mentre l’uomo messo di fronte ad un problema esamina rapidamente tutte le variabili e poi prende rapidamente e risolutamente la decisione che gli appare più opportuna e agisce di conseguenza, la donna, di fronte agli stessi problemi, ha un approccio diverso. Ella tende ad esaminare un numero di variabili molto superiori, non solo, ma include in queste variabili anche molti elementi di natura affettivo-relazionale.

Ciò comporta un tempo di riflessione più lungo di quello necessario ai maschi, ma soprattutto ha come conseguenza, a volte, un ingorgo nel trovare e attuare le decisioni più opportune. La donna sovente ritorna sulle decisioni prese, modificandole più volte tanto che i suoi sì diventano facilmente dei no, per poi ritornare ad essere sì, conditi però da molti “forse”, “vedremo”, “può darsi”, “non so!”.

Questa diversa modalità nell’esame e nelle soluzioni da dare ai problemi, mette l’uomo nella situazione d’un naufrago che cerca un appiglio ma si accorge che tutte le tavole e gli oggetti che galleggiano sul mare non offrono alcuna presa stabile.

In queste situazioni, mentre l’uomo tende ad accusare la donna di non decidere rapidamente, come egli vorrebbe, lasciando lui e la famiglia in una situazione di stallo, la donna, invece, tende ad accusare l’uomo di prendere delle decisioni affrettate che non sempre sono le migliori. Pertanto, l’addebito più frequente da parte dell’uomo verso la donna è di volubilità e immobilismo, mentre l’accusa più consueta da parte della donna verso l’uomo è di faciloneria.

La soluzione non sta sicuramente in una maggiore arrendevolezza maschile. Spesso le donne avvertono il bisogno d’una sponda maschile determinata, lineare e forte che permetta loro di confrontare più opinioni, così da fare delle scelte con maggiore sicurezza.

Il caso che riferiamo può meglio far comprendere questo concetto.

 

Dario si lamentava della moglie Teresa accusandola di non sapere mai quello che voleva, mentre lei si lamentava di lui incolpandolo di non essere capita ed aiutata nelle decisioni, che era costretta a prendere sempre da sola.

Spesso succedeva che lei, mentre lui sonnecchiava sul divano, coinvolgesse il marito nelle decisioni da prendere. Ad esempio, di come trascorrere il fine settimana. “Ho pensato che potremmo andare nella villetta che i miei hanno a Taormina, così i bambini possono liberamente scorrazzare sul prato, tu puoi aiutare mio padre in qualche suo lavoretto in giardino, mentre io mi faccio spiegare bene da mia madre come si fa la parmigiana; cosa ne pensi? A questa domanda diretta da parte della consorte, lui rispondeva spesso con un:“Sì cara, sono d’accordo”.

Tuttavia lei, stranamente insoddisfatta, continuava:“Oppure, se a te fa piacere, potremmo far visita ai nostri amici Francesco ed Agata che hanno avuto un bambino e così ci liberiamo di questa incombenza. Mi sembra giusto ricambiare dopo che loro ci hanno fatto sempre dei regali per la nascita dei nostri figli. Tu cosa ne pensi?” Anche a questa sensata proposta lui rispondeva: “Benissimo, se vuoi, andiamo da Francesco e Agata”.

Ma la cosa non finiva qui. A questo punto lei tirava fuori un’altra ipotesi su come trascorrere il fine settimana: “Sai, però che è da tanto tempo che non passiamo un fine settimana per conto nostro? Ti piacerebbe essere liberi di alzarci tardi e andare dove ci pare?

Anche a questa proposta Dario, per evitare possibili scontri, rispondeva invariabilmente d’essere d’accordo.

Stranamente però, nonostante questa notevole condiscendenza, la moglie non sembrava affatto soddisfatta delle sue risposte, tanto che sbottava spesso con parole aggressive e pianto dirotto, accusandolo di non capirla e di non aiutarla nelle scelte. Per il pover’uomo, questo comportamento femminile era e rischiava di rimanere, un mistero insondabile!

Si ripeteva spesso in che cosa sbagliasse se, a differenza di tanti uomini accusati dalle consorti di non accontentarle mai nei loro desideri, lui era disposto a fare esattamente quanto proposto.

 

Il povero Dario non aveva ancora compreso che le donne non vivono le situazioni di scelta come gli uomini e che il bisogno della moglie non era di avere l’assenso del marito alle sue proposte, ma desiderava un serio e impegnato contraddittorio che le permettesse di chiarirsi fino in fondo qual era il desiderio più forte o la cosa più giusta da fare, in modo tale da prendere con più sicurezza la decisione definitiva. Cosa che, da sola, non riusciva a fare. Pertanto si aspettava che il marito fosse decisamente a favore d’una soluzione, escludendo tutte le altre, in modo tale da spingerla ad uscire dal blocco mentale nella quale si cacciava quando era incerta sulla scelta migliore da praticare.

 

 

Il diverso modo di vivere e gestire la sessualità

Una donna nell’abbigliarsi, per seguire la moda, utilizza solo dei parametri femminili scoprendo delle zone del suo corpo esteticamente gradevoli come le gambe, i fianchi o il seno, che, per la sensibilità maschile sono fonte di eccitazione sessuale, mentre lei avverte solo un lieve imbarazzo, compensato dal fatto di sentirsi bella, desiderabile e adeguata alla moda del momento. Giacché nell’uomo l’eccitazione sessuale nasce soprattutto dalla vista, la donna che scopre il suo corpo, difficilmente potrà percepire e capire il tumulto d’emozioni, desideri e pulsioni che nascono nella mente e nel corpo maschile alla presenza anche d’un parziale nudo femminile. Inoltre, poiché l’uomo ha molte difficoltà a tenere a freno e incanalare correttamente questi desideri ed emozioni, è facile che ai suoi occhi e alla sua sensibilità, questo tipo d’atteggiamento possa essere considerato un esplicito messaggio sessuale, un’immorale provocazione, una spudorata o incosciente esibizione e così via.

Come conseguenza di ciò, se la parte più istintiva e carnale del maschio godrà dell’eccitamento dovuto alla visione del nudo femminile, l’altra componente maschile, quella legata alle norme e alle regole, tenderà ad incasellare questo comportamento utilizzando dei giudizi quasi sempre poco lusinghieri per la donna. Il comportamento successivo del maschio sarà inevitabilmente consequenziale a queste emozioni e considerazioni: da una parte egli avrà una forte e violenta attrazione sessuale verso quel corpo esposto, dall’altra, l’immediato giudizio negativo lo spingerà ad avere nei confronti di quella donna, che in modo impudico espone il proprio corpo ai suoi sguardi ed ai suoi desideri, solo una relazione di tipo epidermico.

Se a quel punto i comportamenti maschili saranno sboccati o eccessivi, è difficile che l’uomo non sia giudicato in modo negativo dalla donna, in quanto questa avrebbe desiderato un interesse diverso: più serio, stabile, concreto, più aperto ai sentimenti, più rispettoso della globalità della sua persona. Se poi i comportamenti dell’uomo diventeranno offensivi o peggio, sessualmente aggressivi, anche i mass media, oltre che la legge e le istituzioni, giudicheranno quest’uomo un poco di buono, un approfittatore, se non un violentatore.

Come conseguenza di tutto ciò l’immagine del “maschio”, in generale, peggiorerà e si deteriorerà non solo agli occhi della donna importunata o vittima ma anche, il che è peggio, agli occhi delle donne in genere. Queste tenderanno a giudicare, non solo quell’uomo che ha avuto quel comportamento ma tutti gli uomini come degli sporcaccioni, se non degli aggressivi violentatori. Le associazioni femminili, nate per proteggere le donne, in questi casi cercheranno ancor più di alimentare un’immagine maschile deteriore, mettendo in guardia e sottolineando gli aspetti peggiori di quei comportamenti.

Da parte degli uomini le cose non andranno meglio. Essi, pur comprendendo il comportamento istintivo del maschio interessato all’avvenimento, tenderanno o a giudicare negativamente se stessi come appartenenti al genere maschile o le donne che, se da una parte provocano i maschi, dall’altra sono poi pronte ad accusarli di volgarità e violenza. Il rapporto uomo-donna rischia, in questi casi, di deteriorarsi in quanto minato da pregiudizi e da fantasie abnormi, che nulla hanno a che fare con l’amore, con il dialogo, con il dono e con il reciproco rispetto e ammirazione.

Vi è un’altra strada ancora più deleteria che la psiche maschile potrà seguire ed è quella di sterilizzare, per quanto possibile, l’impatto di quelle immagini, nei confronti della sua sensibilità e del suo desiderio. Questa seconda strada porterà il maschio ad innalzare al massimo la sua soglia di eccitazione, con la consequenziale diminuzione del desiderio sessuale che, nei casi più gravi, potrebbe causare impotenza o eiaculazione precoce.

La non accettazione delle differenze nel modo con il quale gli uomini e le donne vivono la sessualità può causare altri conflitti. Molti autori di libri dedicati alle coppie, pur di non ammettere che esistono realtà diverse, per molti anni hanno continuato a descrivere il desiderio femminile per nulla inferiore o diverso da quello maschile; pertanto, se problemi vi sono, questi sono causati dall’uomo troppo frettoloso, egoista, immaturo, che non tiene nel giusto conto le necessità della donna, per cui secondo le teorie di questi autori, “non esistono donne sessualmente tiepide, frigide o anorgasmiche ma uomini impreparati”. Ancora una volta il colpevolizzare l’uomo, il maschio, è lo sport preferito dagli studiosi di entrambi i sessi.

In realtà tra uomo e donna vi è una netta diversità nella quantità del desiderio che risulta, globalmente, molto più intenso nell’uomo rispetto a quello avvertito dalla donna. I segnali di questa maggiore intensità della sessualità maschile sono numerosi: la masturbazione è molto più frequente nei maschi che nelle donne; i maschi pensano al rapporto sessuale più frequentemente delle femmine; prendono più iniziative in questo campo; nei loro sogni, a differenza che nelle donne, la sessualità è molto più presente.

D’altra parte questa diversità, nell’ambito della selezione naturale, ha una sua logica: la donna per curare al meglio il prodotto del concepimento, che rappresenta poi il futuro dell’umanità, non deve essere eccessivamente interessata all’attività sessuale in quanto ciò potrebbe comportare una scarsa attenzione alla prole già nata, ma anche un numero eccessivo di gravidanze rispetto alle sue possibilità di cura ed educazione.

Il voler coprire la verità a qualunque costo, per una spasmodica ricerca dell’uguaglianza, non ha fatto altro che complicare il rapporto delle donne con se stesse e con il proprio uomo. “Se io non sono una donna ardente vuol dire che c’è qualcosa che non va in me oppure in mio marito o nell’amore che sentiamo l’uno per l’altro”.

In ogni caso incolpare sé stessi, l’altro o il sentimento provato, non risolve i problemi ma li complica. La maggiore aggressività verso il marito giudicato incapace o egoista, non migliora di certo il rapporto. Tradirlo alla ricerca dell’uomo capace di suscitare “scintille”, non fa altro che peggiorare il legame coniugale mettendolo in crisi. Ancora peggio è svalutare se stessi.

Crediamo sia più saggio aiutare le coppie ad accettare la diversa realtà, in modo tale da viverla insieme con amore e comprensione reciproca, aiutandosi e sostenendosi a vicenda. Tra l’altro è una sciocca illusione che la frequenza dei rapporti sessuali completi rappresenti il grado d’amore, di passione o d’intimità della coppia.[9]

Per quanto riguarda l’uomo, anche lui fisiologicamente, con l’avanzare dell’età, ha un calo del desiderio anche se questo calo è più lento e graduale di quello femminile. Il considerare in questo caso l’uomo malato pur di vendergli le costose pillole azzurre, procura sicuramente lauti guadagni alle case farmaceutiche, ma ciò non migliora certamente il rapporto con se stessi e soprattutto non migliora la vita di coppia. Questa dovrebbe vivere l’autunno della vita con la stessa serenità e gioia con la quale ha vissuto le altre stagioni, senza cercare comportamenti e prestazioni non fisiologiche.

La diversa prospettiva storica

Altri motivi di contrasto tra uomo e donna nascono spesso dalla diversa prospettiva storica.

La donna è più legata alla realtà presente, alla moda del momento, ai valori attuali, al modo con il quale gli altri vedono, vivono e affrontano gli avvenimenti in un dato momento storico. In questo si ritrova più in sintonia dell’uomo con l’attuale società dei consumi, tutta proiettata sul “qui e ora”. “Compra, spendi, prendi, serviti, ora, in questo momento”.

La visione maschile della realtà copre un arco di tempo più vasto di quello femminile in quanto tende a spaziare, più della donna, su temi e realtà non solo del presente ma anche del passato e del futuro. Temi ai quali il genere femminile pone scarsa attenzione. In definitiva l’uomo, se sufficientemente maturo e responsabile, è molto più tradizionalista delle donne e, nell’affrontare i problemi, tiene maggiormente conto delle tradizioni, della cultura del passato e dei bisogni futuri. Nella ricerca delle soluzioni tende a costruire con passione ed impegno le premesse per qualcosa che possa proiettare effetti positivi in anni e periodi anche molto distanti e lontani. Tanto che, a volte, addirittura lega i suoi comportamenti ad un futuro che scavalca le generazioni.

Questa predisposizione genetica è probabilmente il frutto dei diversi ruoli che uomo e donna hanno avuto nella società e nella famiglia. La donna-madre era costretta a risolvere le impellenti necessità del momento. “Cosa ora posso dar da mangiare ai miei figli e a mio marito”?  “Come posso oggi risolvere il problema dell’acqua”? “Dove trovare questa sera un riparo per la notte”?

L’uomo, più impegnato nel campo politico e sociale, nell’affrontare e risolvere problemi più a lunga scadenza aveva la necessità di guardare molto più lontano verso il futuro e nello stesso tempo doveva tener conto delle preziose esperienze del passato. “Costruisco una strada affinché possa essere utile per trasportare più facilmente le mie merci, quelle dei miei figli e nipoti, ma anche quelle degli altri, se mi pagano un giusto pedaggio”.

Questa diversa prospettiva temporale è spesso motivo di scontro, sia quando bisogna prendere delle decisioni di tipo economico, sia nelle scelte di tipo educativo. E’ meglio rimodernare la casa e il guardaroba o investire per mettere da parte un gruzzoletto per il futuro? E’ meglio punire i comportamenti poco ubbidienti del bambino oggi o aspettare che questi comportamenti diventino molto più gravi domani? E’ meglio, per la figlia che si sposa, programmare un matrimonio da favola o utilizzare gli stessi soldi per dare l’anticipo per il mutuo della casa, dove dovrà abitare insieme al marito?

Anche in questo caso non vi sono modi corretti e modi errati, ma prospettive diverse. Se entrambi riescono a tenere nella giusta considerazione e a valorizzare le due prospettive, quella maschile e quella femminile, dalle quali viene osservata la realtà con i problemi ad essa connessi, non solo queste differenze non sono di ostacolo alla vita della coppia e della famiglia ma possono essere di grande aiuto nella conduzione familiare, in quanto si completano a vicenda. Anche in questo caso, però, è necessario che vi sia un’accettazione reciproca in modo tale che ogni componente della coppia possa dare il suo apporto e svolgere pienamente e liberamente il ruolo per il quale la natura lo ha preparato.

Il diverso modo di gestire le attività lavorative

Vi è poi il diverso modo di affrontare gli impegni e le attività lavorative. Mentre la donna è capace di gestire le sue energie centellinandole, anche per un tempo molto lungo, in lavori ripetitivi senza stancarsi eccessivamente, l’uomo svolge i suoi impegni lavorativi “a strappo”. Mette cioè una grande quantità d’impegno, energia fisica e psichica in quello che fa, tanto che in poco tempo riesce ad effettuare una gran mole di lavoro ma, subito dopo, ha bisogno di qualche minuto di pieno relax per recuperare le abbondanti energie spese.

Questo impegnarsi in modo altalenante è spesso malvisto dalla donna che gli rimprovera di poltrire mentre lei sfaccenda in casa. Non si tratta d’invincibile pigrizia del genere maschile, ma d’un modo diverso di affrontare l’impegno e la fatica.

D’altra parte il senso della casa è diverso per l’uomo e per la donna. Per l’uomo, da tempo immemorabile, la casa rappresenta il rifugio, la serenità, il luogo dove lui può recuperare le energie abbondantemente spese all’esterno. Per la donna la casa rappresenta, invece, il luogo di lavoro. Lavoro come massaia e lavoro relazionale e dialogante come madre e moglie. Per tale motivo la donna, al contrario dell’uomo, vede l’uscire di casa come un momento di relax.

Sempre nel campo del lavoro l’uomo, per impegnarsi, ha bisogno di motivazioni profonde. Quando queste motivazioni non sono presenti il suo impegno scade molto.

Inoltre egli ha l’istinto a costruire, inventare, creare, qualcosa di nuovo e di diverso ma anche di valido mettendo a frutto il suo ingegno, la sua fantasia, la sua abilità manuali, la sua forza. Pertanto, non ama i lavori ripetitivi o troppo semplici.

Anche questo contrasta con i desideri di molte mogli che, se accettano a volte di malavoglia, che il loro marito si sbizzarrisca in un piatto o un menù prelibato, non sopportano che, finita l’attività “creativa”, il loro uomo non voglia rigovernare la cucina e lavare i piatti. In realtà i lavori casalinghi, tranne che non si tratti di riparare un impianto elettrico, ridipingere le pareti o ristrutturare una stanza, spesso non entusiasmano affatto gli uomini.

 

 

Il diverso approccio nelle attività educative

Per quanto riguarda le attività educative i contrasti maggiori nascono dal modo diverso di educare e dai differenti obiettivi. Per la madre l’attività educativa è fatta di relazione e dialogo, di comprensione e ascolto, di accettazione e partecipazione. L’obiettivo prioritario è quello di dare ai figli, in quel momento e in quella situazione, il maggiore e migliore benessere fisico e psicologico; la migliore protezione dai pericoli; la più grande accettazione e accoglienza.

Per il padre, giacché i suoi obiettivi sono quelli di stimolare nel figlio: forza, linearità, coraggio, sicurezza, coerenza, fermezza e rispetto delle norme sociali, in modo tale che, in un futuro, sappia inserirsi con responsabilità, correttamente e bene nei ruoli da lui scelti o assegnati dalla società, l’attività educativa è fatta sì di dialogo, comprensione, ascolto e partecipazione ma è fatta soprattutto di regole e norme da rispettare e da far rispettare. L’attività educativa e formativa è fatta di stimoli a migliorarsi, affrontando il futuro e gli ostacoli con coraggio e determinazione, senza tentennamenti e senza ripensamenti, con la grinta e la sicurezza necessarie per affrontare persone, avvenimenti e situazioni anche molto difficili.

Come conseguenza di ciò la madre raramente mette dei limiti e dei divieti assoluti in quanto, la sofferenza del figlio che spesso diventa la sua sofferenza, le impedisce una linea di condotta troppo drastica e lineare. Per il padre, che meno e più difficilmente si coinvolge nella situazione emotiva dei figli, è più facile porre dei paletti ben definiti entro i quali, a seconda dell’età, essi possano muoversi liberamente. Per lo stesso motivo è, in genere, più fermo e risoluto nel far rispettare regole e norme.

Anche la madre mette, soprattutto quando i figli sono piccoli, dei paletti, ma questi sono molto più elastici in quanto più legati alle ansie e paure del momento che non a degli obiettivi molto ampi e precisi o ai bisogni dei figli proiettati nel loro avvenire di futuri cittadini, di futuri uomini e donne, di futuri genitori. Pertanto, soprattutto quando i figli si avvicinano all’età adolescenziale e non sono più sensibili ai ricatti affettivi, le difficoltà educative della madre si evidenziano maggiormente.

Anche in questo caso, se la coppia agisce come una squadra con diversità di ruoli e funzioni, non solo viene raggiunto più facilmente l’obiettivo o gli obiettivi che entrambi si erano proposti, ma si evitano contrasti dolorosi. Al contrario, se ogni elemento della coppia o della famiglia agisce senza un ruolo specifico, non solo sono compromessi gli obiettivi ma, soprattutto, si accentua enormemente il contrasto tra i coniugi.

La cura della persona

Sappiamo che le donne, nella cura della persona, sia per quanto riguarda la pulizia sia per l’aspetto estetico, utilizzano molto più tempo, energie e denaro dell’uomo. Ciò può provocare piccoli ma ripetuti screzi quando, ad esempio, l’uomo è costretto a stare, per un tempo che a lui appare interminabile, davanti alla porta del bagno nel quale si è chiusa la sua dolce metà. O quando, davanti alla porta della scala, egli attende impaziente che ella sbrighi tutte le sue “cosette” prima di decidersi ad uscire di casa.

L’uomo, invece, è spesso accusato di non prestare la giusta attenzione alla cura del corpo ed al suo vestiario. “Quella cravatta fa a pugni con il colore della giacca”. È la classica notazione femminile. “Il nocciola della camicia che stona con il nero delle scarpe mi fa disperare”. Dice sconfortata la moglie al marito.

Oggi che le cure estetiche hanno un costo considerevole, il conflitto si è spostato sul piano economico. “Non ci possiamo permettere che ti rifaccia il seno”. “Non ci possiamo permettere l’abbonamento al centro estetico” dice l’uomo alla donna mentre questa ribatte: “Sei un tirchio, il marito di Maria, per il suo compleanno le ha regalato un bellissimo naso!”

L’educazione egualitaria degli ultimi decenni ha fatto aumentare il numero degli uomini che hanno del tempo e della cura del corpo una concezione molto vicina a quella della donna, ma ciò non ha fatto diminuire i conflitti in quanto le accuse reciproche sono sempre ben presenti e attuali.

Il diverso uso del tempo

Anche il modo di gestire il tempo è motivo di frequenti crisi. Il tempo o l’orario degli appuntamenti ha per molte donne una valenza molto relativa. Se una donna dice: “Usciamo alle quattro pomeridiane”, non significa che alle sedici in punto la donna sarà davanti alla porta di casa, pronta per uscire. Significa soltanto che verso quell’ora “potrebbe” essere pronta per uscire. L’uomo, più metodico e più attento alle regole, sente questi comportamenti come una mancanza di puntualità e rispetto, pertanto, come un animale in gabbia, all’ora stabilita cammina indispettito avanti e indietro tra la stanza della consorte, la porta di casa e l’ascensore. Sa che non può fare troppa premura alla donna, perché lei si arrabbierebbe, d’altra parte non riesce a comprendere il perché non riesca ad essere puntuale all’ora da lei stessa indicata.

 

La diversità nei gusti e nelle scelte

Anche i gusti e le scelte nell’utilizzo delle risorse economiche sono notevolmente diverse. Le donne amano utilizzarle per migliorare il benessere affettivo, individuale e familiare comprando oggetti per la persona o per la casa: vestiti, biancheria, mobili, quadri, tappeti; mentre l’uomo preferisce oggetti elettronici e meccanici: un nuovo televisore, il più recente tipo di DVD, un’auto o una moto più potente e grintosa.

Purtroppo, il maggior benessere economico e la pubblicità stimolano gli uni e gli altri a comprare e utilizzare cose che li dividono e non li uniscono.



[1]  ALBISETTI, V., (1994), Terapia dell’amore coniugale, Paoline, Milano, p.71.

[2]  ALBISETTI, V., (1994), Terapia dell’amore coniugale, Paoline, Milano, p.138.

[3]  MUCCHIELLI, R., (1993), Psicologia della vita coniugale, Città Nuova Editrice, Roma, p 42.

[4]  MUCCHIELLI, R., (1993), Psicologia della vita coniugale. Città Nuova Editrice, Roma, p42.

[5]  MUCCHIELLI, R., (1993), Psicologia della vita coniugale, Città Nuova Editrice, Roma, p 43.

[6]  MUCCHIELLI, R., (1993), Psicologia della vita coniugale, Città Nuova Editrice, Roma, p 42.

[7]  MUCCHIELLI, R.,(1993), Psicologia della vita coniugale, Città Nuova Editrice, Roma, p 42.

[8]  MUCCHIELLI, R., (1993), Psicologia della vita coniugale, Città Nuova Editrice, Roma, p 46.

[9]  ALBISETTI, V., (1994), Terapia dell’amore coniugale, Paoline, Milano, p.42.

 

Tratto da "Uomini e donne al bivio - Quali strade per l'amore?" di E. Tribulato

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Conflittualità e differenze tra i coniugi

Conflittualità e differenza tra i coniugi

 

Le differenze eccessive nelle caratteristiche di personalità ma anche le differenze dovute a diversità negli stili educativi, valori, religione o cultura sono stati da sempre giudicati come nemici della stabilità della relazione. Non per nulla il vecchio detto: “Moglie e buoi dei paesi tuoi”, invitava ad una scelta nell’ambito del proprio ambiente, così da evitare nella coppia differenze eccessive o troppo numerose. Oggi quest’invito spesso cade nel vuoto, per vari motivi.

  1. Intanto i mezzi di comunicazione permettono il contatto scritto, verbale e visivo tra persone molto lontane tra loro, sia dal punto di vista fisico, sia per religione, abitudini di vita, valori, lingua, ecc..

  2. La globalizzazione dei mercati e delle persone, il modesto costo del trasporto aereo e il maggior benessere economico che favorisce il turismo, l’emigrazione, gli scambi culturali e professionali, permettono un frequente e continuo contatto, anche fisico, tra persone che si trovano in luoghi molto lontani tra loro.

  3. La formazione di coppie con pochi elementi in comune è favorita, inoltre, dall’aumentata disponibilità alla relazione amicale, sentimentale ma anche sessuale tra i giovani, poco o nulla limitata e guidata da parte dei genitori e degli adulti.

  4. Infine, manca o è notevolmente diminuita l’influenza familiare nelle scelte sentimentali e sessuali.

Da quanto abbiamo detto si comprende bene come il numero di coppie che intraprendono un cammino comune, nonostante siano portatori di differenze eccessive, sia diventato molto numeroso e aumenti ogni anno di più.

 

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Conflittualità uomo - donna e desiderio di predominio

 

 

Il desiderio di predominio di un sesso sull'altro

Nella specie umana, come in molti animali, è ben presente l’istinto e il desiderio di predominio dell’uno sull’altro, il bisogno di primeggiare o la gioia della rivincita dell’uno sull’altro.

L’uomo però, a differenza degli animali i quali usano solo una parte dell’ambiente esterno per proteggersi o per alimentarsi, non si è creato una nicchia di supremazia e sicurezza in un territorio più o meno vasto, ma ha cercato, quando e se possibile, di conquistare in tutti i modi e con tutti i mezzi nuovi spazi e nuove terre, sottomettendo, sfruttando o uccidendo altri uomini e popoli.

Il desiderio di conquista e di supremazia è una caratteristica insita nella specie umana. Questo desiderio è legato alle sue notevoli capacità intellettive che gli permettono di vedere oltre. Oltre le siepi e le colline; oltre i fiumi e le montagne; oltre le immense pianure e le foreste. Così com’è infinita la sua brama di spazio è infinita la sua brama di potere. Molti grandi condottieri: da Giulio Cesare a Carlo Magno, da Napoleone a Hitler, non riuscivano ad accontentarsi di quanto erano riusciti a conquistare. Nonostante avessero portato le loro armi vittoriose su terre sconfinate, nonostante avessero sottomesso moltitudini di gente e conquistato enormi ricchezze, continuavano a sentire insoddisfatta la loro brama di potere.

Come spinti da una sete insaziabile questi e molti altri condottieri, si impegnavano in guerre di conquista sempre più lontane dai loro territori d’origine, cercando qualcosa di più, qualcosa di meglio, da aggiungere a quanto conquistato. Non riuscivano ad essere consapevoli del fatto che la brama smodata di potere porta alla rovina le singole persone, come porta alla rovina interi popoli e splendide civiltà.

Perché meravigliarsi allora se uomini e donne nel corso della storia hanno cercato di sottomettersi a vicenda? Perché stupirsi se uomini e donne hanno cercato e cercano sempre qualcosa di più per il proprio sesso, a scapito dell’altro?

Quest’istinto è però molto maggiore, più evidente e distruttivo, quanto gli uomini e le donne si attivano sullo stesso piano.

Se i due sessi si impegnano su piani diversi, così com’è avvenuto per millenni in moltissime civiltà: la donna nel “mondo affettivo relazionale” e l’uomo nel “mondo economico e dei servizi”,[1] l’aggressività reciproca, il bisogno di possesso e il desiderio di schiacciare e sottomettere l’altro, si riducono notevolmente, mentre si accentua l’interesse e la cura per il benessere del partner.

Se, invece, uomini e donne si attivano, come avviene oggi nel mondo occidentale, sullo stesso piano, aumenta la conflittualità sia quella nascosta che quella manifesta.

In questa, come in tutte le situazioni concorrenziali, l’uno cerca di banalizzare, di colpevolizzare e quindi di rallentare o impedire il successo dell’altro in una competizione tanto più insidiosa quanto più sotterranea, irrazionale e istintiva.

Se ad affermarsi nel campo del mondo economico e dei servizi è la donna, se è lei che guadagna più di lui, se è lei che nell’ambiente sociale ed istituzionale è più valutata e rispettata, è molto facile che l’uomo senta questo successo come una minaccia e quindi diventi più aggressivo, esigente e sfuggente nei confronti dell’altro sesso.

 

Vi è una realtà ancora peggiore di quanto abbiamo descritto, che è quella di sentirsi talmente umiliati nel proprio orgoglio maschile da rinunciare e rifiutare ogni impegno, ogni aiuto e ogni disponibilità nei confronti dell’altro sesso, come nei confronti della famiglia e della società.

E’ quello che succede presso i popoli nei quali le donne, a detta dei mass media, hanno raggiunto nel campo professionale progressi considerati mirabili, tanto da superare gli uomini.

 

In un mio recente viaggio in Russia avevo notato, protagoniste quasi assolute nel campo del lavoro, le donne: donne che guidavano i convogli ferroviari, donne carpentieri, donne per la pulizia delle strade, donne nei musei, donne a guardia dei supermercati e naturalmente donne nei lavori di segreteria e negli alberghi. Donne ovunque c’era da lavorare ed impegnarsi. Avendo anche come guida una donna, giovane, bella ma triste, mi è venuto spontaneo chiedere: “Katia, mi scusi, abbiamo visto nel nostro giro turistico sempre donne che lavoravano dappertutto, ma gli uomini dove stanno?” Mi colpì molto la sua risposta, data con un’espressione del viso e con un tono malinconico e sfiduciato: ”Gli uomini sono a casa e dormono perché hanno da smaltire la sbornia della sera, mentre le loro donne lavorano anche per loro”.

 

Non credo che fosse proprio così, rifiuto di credere che in Russia non vi siano uomini operosi, però Katia aveva evidenziato una verità misconosciuta a molti ma che i sociologi hanno notato anche in altre società: quando le donne si impegnano nei settori prettamente maschili in modo sostanziale e quindi a tempo pieno, guadagnando in denaro ed in stima sociale quanto e più degli uomini, questi ultimi, umiliati e depressi per aver perduto il piacere e l’orgoglio di provvedere loro alla moglie e alla famiglia, non solo perdono il gusto del lavoro, in quanto lo ritengono superfluo, ma si chiudono in un bozzolo di apatia, di auto - ed etero- aggressività e distruttività, utilizzando gratificazioni molto povere e scadenti.

Questa reazione depressiva auto ed etero distruttiva è anche un modo per inviare un messaggio che difficilmente è compreso ed accettato: “Se le mie capacità e possibilità non sono adeguatamente valorizzate, non solo non le utilizzo al massimo ma volontariamente le limito e le distruggo per vendicarmi della castrazione che su di me è stata operata”.

 

 

Nelle donne invece, la conquista di maggior potere comporta qualcosa di diverso ma di altrettanto grave. Esse, attualmente, si attivano, si preparano, sognano, aspirano ad entrare nel mondo del lavoro e dei servizi come gli ebrei si preparavano, sognavano e aspiravano a raggiungere la terra promessa dal Signore. Per questo ruolo bramato, desiderato e atteso sacrificano i loro anni migliori e più fecondi, dal punto di vista biologico ed affettivo, sui banchi di scuola e sui libri. Frequentano le scuole, le università, i corsi di aggiornamento e i master con buoni risultati, ma sempre più spesso sono costrette a rinunciare ad un amore profondo, al matrimonio e alla famiglia. E anche quando questo non avviene, per cui molte donne riescono, anche se tardi, a sposarsi e ad avere dei figli, spesso sono costrette a mettere in secondo piano o ad abdicare al loro ruolo materno, delegando gli altri negli specifici compiti di cura, educazione e assistenza, in quanto hanno acquisito le qualità e i valori caratteristici del mondo economico e dei servizi ma hanno perduto le competenze necessarie a gestire correttamente e bene il mondo affettivo-relazionale. Di questa perdita ne sono consapevoli gli operatori del campo medico, pedagogico e sociale i quali si ritrovano spesso a relazionarsi con donne e madri scarsamente consapevoli di quanto avviene nell’animo dei loro figli ma anche poco disponibili ad impegnare il loro tempo e le loro migliori energie nella cura e nell’allevamento della prole.

 

 


[1]  TRIBULATO, E., (2008), Mondo affettivo e Mondo economico, Centro Studi Logos, Messina.

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Conflittualità ed adulterio

 

Così come vi sono delle forze centripete che tendono ad unire e rendere più coesa la coppia, vi sono delle forze centrifughe che tendono ad allontanare uomo e donna dal percorso amoroso che avevano intrapreso.

La maggiore conflittualità presente oggi nelle coppie del mondo occidentale, sia prima sia dopo il matrimonio, è facilmente avvertibile in molte occasioni.

Basta aprire il giornale o accendere la TV per ascoltare con raccapriccio che cosa può succedere quando l’amore si trasforma in odio, quando tenere parole diventano insulti, quanto affettuose carezze si trasformano in pugni, schiaffi o peggio. Le pagine dei quotidiani grondano di storie truci e macabre fatte di violenze nell’ambito familiare.[1] Questi tragici eventi sono diventati il pane quotidiano al quale attingono numerose e molto seguite trasmissioni televisive, nonché film di successo. I mass media utilizzano la tensione presente in questi avvenimenti per alimentare o migliorare gli incassi.

Le aggressioni verbali e/o fisiche, le violenze sessuali, le uccisioni tra uomini e donne, tra mariti e mogli, o tra ex mariti, mogli, amanti o conviventi sono sempre più frequenti.

Si dirà che oggi i mass media pur di cercare il massimo di audience fanno da grancassa a tutte le notizie più turpi e violente che sono sempre state presenti in ogni epoca e in ogni tempo. Purtroppo le statistiche dimostrano il contrario: le aggressioni non sono solo più esposte al lubrico piacere del pubblico, ma sono realmente in continuo, costante aumento.

D’altra parte basta, a volte, trovarsi tra amici con l’intento di trascorrere una piacevole serata per essere costretti a vivere, subire e spesso anche a partecipare, volenti o nolenti, a tutta una serie di punzecchiature tra mariti e mogli, tra conviventi o tra fidanzati. Punzecchiature tra persone, insomma, che dovrebbero vivere un rapporto d’amore e che invece manifestano apertamente e reciprocamente aggressività e livore.

In queste occasioni lo scopo che si avverte è chiaro ed evidente: per fare più male all’altro lo si punzecchia davanti a tutti. In alcuni casi è palese la speranza di avere dagli altri man forte contro il partner: “Hai visto come mi tratta? Hai visto come la pensa mio marito?”

In questi casi è difficile se non impossibile intervenire, sia perché “tra moglie e marito è meglio non mettere il dito”, sia perché l’intervento, anche se esplicitamente richiesto, non contribuisce spesso a portare alcuna serenità nella coppia. Non si sa bene, infatti, cosa dire e come dirlo, senza offendere l’uno o l’altro o senza inimicarsi l’uno o l’altro. Si preferisce tacere o fare qualche battuta di spirito, per evitare d’impegnarsi o compromettersi con i propri pareri e giudizi.

L’aumento dell’aggressività di genere è documentato da molte altre fonti: aumentano le separazioni, i divorzi e le azioni legali tra uomini e donne. I processi per violenza, abusi e ferimenti intasano le aule dei tribunali e i computer delle associazioni che proteggono le donne.

Un altro indice è dato dall’aumentata sfiducia nei confronti dell’altro sesso, espressa sia verbalmente sia nei comportamenti: “Gli uomini sono tutti uguali”. “Se ne hai conosciuto uno li hai conosciuti tutti”. “Tutte le donne sono…” Tutti gli uomini sono…” e giù una serie di commenti spesso irripetibili”.

Diminuiscono nel contempo i comportamenti cortesi e cavallereschi. Chi si alza più per cedere il posto ad una donna sull’autobus? Quale ragazzo è pronto e felice di portare oltre al suo anche lo zaino dei libri della sua amica o compagna di scuola? Quale ragazza è disposta a non uscire il sabato sera con gli amici per tenere compagnia al ragazzo ricoverato in ospedale o ammalato?

Chi è quel ragazzo che in trattoria è disposto a pagare il conto anche per la sua amichetta?

La disponibilità al sacrificio, pur di essere vicini e aver cura del partner, è considerata retaggio di lontani periodi storici quando uomini e donne, erano schiavi di questi comportamenti ed atteggiamenti altruistici e cavallereschi. Sono diminuite anche le esplicite e nette dichiarazioni d’amore. Non più le impegnative frasi come: “Ti amo”. “Vorrei sposarti”. “Vorrei stare con te tutta la vita”. Tali espressioni sono state sostituite da altre di tenore molto diverso, come: “Mi piaci”. “Sto bene con te”. “Mi ecciti”. “Mi sei simpatica”. “Non sei male!”.

Le proposte fatte all’altro sono, inoltre, estremamente limitate nel tempo, nello spazio e nel contenuto. “Se ti va possiamo andare a cena fuori e poi a casa mia o a casa tua”. “Se vuoi possiamo trascorrere un fine settimana nella mia casa al mare con i nostri amici”. E’ già tanto se la proposta si spinge fino a proporre di trascorrere una settimana di vacanze insieme.

 

La maggiore conflittualità nella coppia oggi nel mondo occidentale ha varie cause:

1.      La maggiore frequenza dell’adulterio.

2.      Il maggior desiderio di predominio di un sesso sull’altro.

3.      Le differenze eccessive nei rapporti di coppia.

4.      Il diverso approccio alle situazioni e ai problemi dovute alle differenze di genere.

5.      La maggiore presenza di problematiche psicologiche.

6.      La presenza di più numerose illusioni e di maggiori aspettative.

7.      Il nuovo clima culturale e sociale.

6.1 La maggiore frequenza dell’adulterio.

Le cause tradizionali dell’infedeltà le conosciamo bene.

  • ·        La difficoltà nel dialogo e nella comprensione reciproca. E quindi un dialogo che si interrompe, che non cresce, che non dà gli apporti sperati fatti di intesa, conoscenza reciproca, intimità, benessere interiore.
  • ·        L’impoverimento o la stanchezza della vita a due. Una vita di coppia che impoverendosi si sclerotizza, non solo non dà più frutti positivi ad entrambi ma diventa causa continua di sofferenza e tristezza.
  • ·        L’inserimento nella vita della coppia di atteggiamenti malevoli e distruttivi. Atteggiamenti fatti di gelosie morbose, aggressività e ripicche reciproche, rendono la casa luogo di scontro e non d’incontro; la vita a due non una modalità per aiutarsi a vicenda ma per farsi del male a vicenda con continui assalti nei confronti dell’altro, senza esclusioni di colpi, mentre anche i figli diventano strumento per togliere qualcosa all’altro, per mortificare e aggredire l’altro.
  • ·        Le eccessive limitazioni della propria libertà e autonomia personale.
  • ·        Il bisogno nevrotico di dimostrare a sé stessi, prima che agli altri le proprie capacità di fascino, di seduzione o di virilità.
  • ·        La ricerca continua d’una persona perfetta che possa soddisfare pienamente tutti i nostri bisogni: sociali, economici, sessuali, sentimentali. In questa ricerca, poiché ogni giorno frequentiamo molte persone diverse, spesso vorremmo unire il corpo di uno, l’intelligenza dell’altro, l’amabilità e l’interesse sessuale di un altro ancora.
  • ·        Il bisogno di vivere, anche da adulti, in uno stato di perenne innamoramento adolescenziale. Questo bisogno nevrotico si traduce nella continua ricerca di nuovi stimoli sessuali ed amorosi.

A queste cause tradizionali, nelle moderne società occidentali se ne sono aggiunte molte altre.

  • ·        Intanto un’educazione e formazione umana poco attenta ai bisogni e alle necessità più profonde del bambino con un consequenziale aumento di giovani che si affacciano alla vita adulta portatori d’una personalità disturbata che li rende immaturi e preda dei facili e immediati bisogni infantili o adolescenziali, ma anche con un bagaglio formativo scarso o privo di valori fondamentali come l’onore, la lealtà, la responsabilità, la correttezza, l’impegno verso l’altro e verso la società.
  • ·        I messaggi inviati ogni giorno dal consumismo imperante che stimolano a sostituire e cambiare tutto ciò che non risponde ai nostri desideri del momento. Pertanto, “se quella donna o quell’uomo non mi dà quello che mi aspetto da lei/lui, è giusto cercare un’altra donna o un altro uomo che mi dia quanto da me desiderato in questo momento”.
  • ·        La presenza d’uno psicologismo spicciolo diffuso nei giornali patinati, che lega il malessere individuale alle persone con le quali allo stato attuale ci rapportiamo. Queste superficiali e fondamentalmente errate teorie psicologiche indicano come cura dello stress, dell’ansia, della depressione, dei disturbi psicosomatici, non un attento esame e cura fisica o psicologica della persona, ma la necessità d’un cambiamento nel proprio stile di vita e soprattutto delle persone più vicine, in modo tale da prendere al di fuori della coppia o della famiglia quanto serve per stare meglio. “Se ad una certa età ho timore della vecchiaia e della morte, sarà sicuramente un toccasana un rapporto amoroso con una giovane/ un giovane che darà nuova linfa, gioia e luce alle mie giornate”. “Se soffro di disturbi digestivi è perché somatizzo nell’addome la mia insoddisfazione sessuale o coniugale”. “Se sono triste, non devo fare altro che scegliermi un nuovo compagno o una nuova relazione che porti allegria, buon umore e gioia nella mia vita”. Per Salonia “Sembra che il tradimento nella coppia sia passato da possibilità a necessità”.[2]
  • ·        Una società fondata sui sentimenti e sulle emozioni insegna poi a gettare via ogni rapporto stanco, deludente, privo di quella passione e di quel mordente che possedeva nel periodo dell’innamoramento.
  • ·        Sempre più spesso oggi, uomini ma anche donne d’una certa età, lasciano la moglie o il marito per risposarsi o convivere con una giovinetta. In questi comportamenti vi è l’intento di verificare le proprie capacità di seduzione ma anche il bisogno di risvegliare, nell’incontro con un corpo giovane, la sessualità sopita. Spesso però queste persone passano dall’esaltazione alla depressione, nel momento in cui l’entusiasmo, ancora una volta, si sgonfia e la novità perde di mordente.[3]
  • ·        Giacché, nelle società occidentali, le norme morali hanno perduto la capacità di indirizzare i comportamenti privati, la bontà di un’azione viene giudicata da quello che io mi aspetto di ottenere da quell’azione nel breve o medio periodo e non dal fatto che quell’azione sia giusta per me o per gli altri o sia conforme ai dettati della coscienza.
  • ·        Il facile tradimento è dovuto anche alla frattura di quel gioco delle parti legato ai ruoli sessuali. Non più gli uomini che “ci provano” con le donne, le quali, invece, con corretto criterio e sano discernimento selezionano e giudicano e per lo più negano di lasciarsi trasportare da avventure inconcludenti o negative, ma “tutti insieme appassionatamente”, uomini e donne alla ricerca di “storie” che siano apportatrici anche se per pochi giorni o poche ore, di emozione e di piacere. Il tutto senza neanche riflettere se si fa del male, a chi si fa del male, e quali saranno le conseguenze personali, familiari e sociali di tutti questi rapporti “mordi e fuggi”.
  • ·        Vi è poi la gestione della coppia e della famiglia notevolmente più aperta che in passato. Spesso i due partner, per motivi di lavoro o di studio, si ritrovano, per lunghi periodi soli, in ambienti diversi e in città diverse, a relazionarsi con persone diverse. E questo non può che favorire il tradimento consolatorio od occasionale che però può trasformarsi, nel tempo, in frattura insanabile della coppia.
  • ·        Manca, inoltre, nella nostra società un attento controllo delle comunicazioni verbali e non verbali nei confronti dell’altro sesso. Spesso si sprecano, in un clima di piena libertà e amicizia, nel rapporto tra uomini e donne, sorrisi, atteggiamenti e ammiccamenti che trasmettono segnali ambigui, i quali possono essere interpretati dall’altro come segnali di disponibilità affettiva, amorosa o sessuale. Allo stesso modo è accettato, perché così fan tutti, il portare degli indumenti i quali, più che coprire scoprono, più che nascondere mettono in evidenza parti del corpo capaci di intensa stimolazione sessuale, senza preoccuparsi minimamente di proteggere il pudore ma anche senza preoccuparsi dei messaggi che questo tipo di indumenti comunica all’altro sesso.
  • ·        Se poi a tutto questo aggiungiamo il notevole aumento della frequenza tra i due sessi in tutti gli ambiti ed in tutti i luoghi, non è difficile scoprire i motivi che hanno portato ad un aumento vertiginoso del tradimento tra i coniugi come tra i fidanzati.

6.1.1 LA PREVENZIONE DELL’ADULTERIO

Da quanto abbiamo detto non è difficile evidenziare gli elementi e gli atteggiamenti che possono prevenire l’adulterio.

1.      Intanto è fondamentale assicurare all’altro la fedeltà a tutti gli impegni assunti con il matrimonio. Impegni che possiamo così riassumere:

  • ·        Impegno all’aiuto e alla protezione.
  • ·        Impegno ad un dialogo intimo e profondo.
  • ·        Impegno ad uno scambio affettivo e sessuale ricco e intenso.
  • ·        Impegno al rispetto dell’altro. Rispetto dei suoi bisogni, della sua individualità, del suo ruolo.
  • ·        Impegno alle cure. Cure indirizzate al suo conforto, alla sua sicurezza, al sostegno fisico e psicologico, ma anche impegno alle cure familiari come padre e madre, come nuora e genero verso i genitori e familiari dell’altro.
  • ·        Impegno alla procreazione e all’educazione dei figli.

2.      La prudenza, il dovere e la responsabilità dovrebbero anche spingere gli Stati, le società e le religioni a dare un grande valore alla fedeltà, scoraggiando al massimo l’adulterio mediante opportune norme. Quando ciò non avviene, perché la pietà, la comprensione, l’accettazione e l’indifferenza sono spinte al massimo grado o quando l’attenzione per la persona che tradisce o che induce al tradimento è quasi nulla, allora è difficile aspettarsi da uomini e donne dei comportamenti irreprensibili e coerenti con le promesse fatte ma anche con i sentimenti d’amore.

3.      E’ necessario evitare ogni eccessiva sfiducia nelle capacità dell’altro di resistere alle tentazioni e quindi è importante evitare una gelosia eccessiva e immotivata. E’ però necessario evitare anche una eccessiva fiducia per cui “l’altro, se mi ama, sarà sempre capace di resistere a tutti gli allettamenti che possono venire dal mondo esterno”. Mentre presso alcuni popoli, come quelli di religione musulmana, prevale un comportamento improntato ad eccessiva sfiducia e quindi questi popoli si attivano nei confronti dei rapporti tra i sessi con eccessiva prudenza, presso altre società, come la nostra, prevale nettamente un’eccessiva fiducia nelle capacità dell’altro, con consequenziali atteggiamenti improntati ad una notevole imprudenza. Spesso accettiamo situazioni e comportamenti, di per sè leciti, ma che obiettivamente hanno poche possibilità di essere gestiti correttamente per lunghi periodi. Ci comportiamo, nel campo amoroso e sentimentale, allo stesso modo con il quale ci comportiamo nel campo educativo. Mettiamo i nostri adolescenti ed i nostri giovani in situazioni ad alto rischio per quanto riguarda l’abuso di alcool, di droghe o di comportamenti incongrui e asociali e, per giustificarci, non abbiamo di meglio che affermare con estrema sicurezza che “se si vuole si può resistere a qualunque influenza negativa che provenga dall’esterno”. Se è vero che non tutti gli uomini e le donne messi in una condizione di rischio tradiranno il partner, è anche vero che certe condizioni sono collegate ad un rischio reale che è doveroso prevenire se si vogliono evitare gravi e importanti traumi personali, familiari e sociali.



[1]  Nel 2003 vi sono stati 165 omicidi in famiglia. Uno ogni due giorni.

[2]  SALONIA, G., (2006), “La coppia di fronte ai drammi della gelosia, del tradimento e della separazione”, in Trentacoste N., a cura di, Strappare un abbraccio difficile, Cittadella Editrice, Assisi, p. 158.

[3]  DACQUINO, G.,(1996), Che cos’è l’amore, Mondadori, Milano, p. 221.

 

Tratto da "Uomini e donne al bivio - Quali strade per l'amore?" di E. Tribulato

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Le strategie per sfuggire al matrimonio

 

Il matrimonio e la costruzione d’una famiglia sono sicuramente gli impegni più importanti e gravosi nell’ambito d’un rapporto d’amore.

Impegni tanto gravosi che molte coppie oggi cercano di sfuggire utilizzando mille trucchi.

  • Il primo di questi sotterfugi è quello di non dare ufficialità al rapporto sentimentale. Termini come “il mio ragazzo, la mia ragazza”, il mio amore”, “Giovanni, il ragazzo con cui ho una storia”, sostituiscono “il mio fidanzato o la mia fidanzata” o peggio “la mia promessa sposa, il mio promesso sposo”, come si usava un tempo. I nuovi termini sono utilizzati per evitare in tutti i modi di ufficializzare o di dare importanza ad una relazione. Il nostro “stare insieme” non significa che abbiamo preso un impegno stabile e perenne. Il nostro “stare insieme” non significa che tra di noi vi sia stata una promessa di matrimonio.

  • Il secondo escamotage, quando la promessa di matrimonio c’è, è quello di prolungare per anni il periodo del fidanzamento, utilizzando tutti i mezzi possibili: “Non siamo ancora entrambi laureati”. “Non abbiamo ancora un lavoro”. “Non abbiamo ancora un lavoro stabile”. “ Sì, è vero, abbiamo un lavoro stabile ma non abbiamo ancora i mezzi per comprare una casa e arredarla”.

  • Il terzo espediente utilizzato è quello delle unioni alternative: “Sì, d’accordo, stiamo insieme, usciamo e facciamo le vacanza insieme, facciamo sesso, ma ognuno resta legato alla sua famiglia d’origine che provvede a tutto”. Oppure: “Sì, stiamo insieme, conviviamo nella casa che le famiglie o una delle due famiglie hanno messo a nostra disposizione, ma i nostri genitori continuano a pagare tutto quello di cui abbiamo bisogno: cibo, assistenza, abitazione, scheda telefonica, luce, acqua e bollette varie”.O ancora: “Sì, conviviamo, ci paghiamo noi tutte le spese necessarie, ma per ora non intendiamo sposarci”. E infine: “Si, ci siamo sposati, stiamo nella stessa casa ma ognuno è giusto che abbia la massima libertà. Ci si incontra per dei momenti di intimità sessuale e per fare qualcosa in comune ma senza avere figli che comporterebbero gravi problemi”.

 

La fuga da una vera famiglia e da un autentico matrimonio ha portato alla nascita o alla proposta d’una tipologia di legami fra i più disparati, come il matrimonio a termine, le coppie di fatto, le amicizie particolari, i vari tipi di convivenza e l’amore libero. Tutti questi parziali o momentanei legami, se permettono di sfuggire ad alcuni o a tutti i patti matrimoniali, limitano notevolmente i doni di un’unione stabile. Le limitazioni riguardano i singoli individui, le famiglie d’origine e la società nel suo insieme. Quest’ultima dovrà giornalmente affrontare non solo un calo massiccio delle nascite ma soprattutto sarà costretta a confrontarsi e a gestire una nuova popolazione giovanile psicologicamente disturbata, violenta, povera di valori, immatura, notevolmente dipendente e con gravi difficoltà e limiti nel mondo del lavoro e della produzione di beni e servizi.

 

 

Tratto da "Uomini e donne al bivio - Quali strade per l'amore?" di E. Tribulato

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