Il calo delle nascite

Il calo delle nascite





http://www.cslogos.it/uploads/images/BAMBINI/Diapositiva12.JPG

Nonostante l’istinto materno sia molto forte, le cause principali del calo, o meglio del crollo delle nascite coinvolgono entrambi i sessi: uomini e donne,  mariti e mogli, ma anche nonni, familiari e amici spesso concorrono in modo negativo, non incoraggiando o chiaramente sconsigliando la procreazione.

I motivi sono tanti e tutti concorrono ad allontanare nel tempo o a limitare al massimo, se non ad escludere, nelle famiglie, l’arrivo di nuove vite umane.

La consapevolezza di non poter garantire un ambiente sereno. 

Sia istintivamente che razionalmente noi avvertiamo che un bambino dovrebbe essere concepito e nascere in un ambiente stabile, sereno, ricco di tenerezza, pace e amore. Come pensare di mettere al mondo dei figli quando le incomprensioni, le accuse, i dissidi, o i conflitti sono frequenti e gravi e sconvolgono e straziano quasi ogni giorno le coppie e le famiglie? Come pensare di mettere al mondo dei figli quando i litigi tra i coniugi non sono un fatto eccezionale ma il velenoso pane quotidiano; quando i padri fanno di tutto per mettere in cattiva luce le madri e viceversa; quando i nonni sputano veleno contro nuore e generi; quando gli “amici” si dividono per difendere a spada tratta o incolpare ora l’uno ora l’altro? Difficile pensare di mettere al mondo dei figli quando l’ambiente extra-familiare non brilla per armonia e serenità. Non solo per le tante guerre sparse per il mondo, ma anche e soprattutto per le atrocità in parte vere, in parte frutto di finzione, riversate nelle case in ogni ora del giorno e della notte da una televisione che cerca di attirare spettatori sollecitando emozioni e bassa istintività.

La consapevolezza di non poter garantire la soddisfazione dei bisogni essenziali di un bambino.

Quali probabilità vi sono che questo bambino possa continuare ad avere due genitori quando le separazioni ed i divorzi sono così frequenti? E poi come garantire a questo bambino l’educazione necessaria quando i “bisogni” che la società dei consumi propone sono sempre più numerosi, costosi e sofisticati?

Come garantire una corretta educazione quando, con l’avallo dello Stato , entrano fin dentro le case e quindi fin dentro l’animo dei bambini, mediante la TV, la radio, Internet e ora anche con i telefonini,  scene, pensieri, situazioni altamente diseducativi, nei quali la fanno da padroni il sesso, la violenza, la volgarità, la menzogna, l’aggressività? Elementi diseducativi e distruttivi dai quali è oltremodo difficile, se non impossibile, poter difendere la propria famiglia ma soprattutto i propri figli.

La mancanza o la scarsa quantità di gratificazioni.

Un figlio per essere desiderato dovrebbe essere fonte anche di gioia e gratificazioni. In una situazione di normalità il tempo, le energie, la fatica, la pazienza e i sacrifici necessari per la crescita di un nuovo essere umano dovrebbero essere, almeno in parte, ricompensati dal piacere e dalle gratificazioni. Dovrebbe essere fonte di gioia il neonato, per la dolcezza del suo visino, per le buffe espressioni con le quali accoglie le nuove esperienze, per i teneri sorrisi che dispensa. Dovrebbe essere fonte di gioia il bambino, quando comincia a conquistare il mondo con la sua infantile ma ricca personalità. Dovrebbero essere fonte di gratificazione per i genitori l’adolescente, che si affaccia alla maturità con la caratteristica esuberanza, forza e determinazione e poi il giovane che infonde con il suo lavoro e la sua nuova famiglia, nuova linfa nella storia dell’umanità.

Il giovane figlio dovrebbe essere in grado di prendere presto il testimone dalle mani dei genitori per portarlo sempre più lontano, ma nello stesso tempo, dovrebbe essere a loro vicino per aiutarli e assisterli negli anni difficili della vecchiaia, cercando di lenire problemi e limiti causati dall’età. Purtroppo molte di queste gratificazioni, piaceri e gioie non sono più appannaggio dei genitori.

Papà e mamma, quando il bambino è piccolo, inseguiti dalla fretta, dagli impegni e dalle necessità lavorative, sociali ed economiche, molto spesso non riescono ad apprezzare e gustare il dialogo, l’amore e la presenza dei loro figli. Quando poi questi figli si affacciano nel burrascoso periodo adolescenziale, spesso i genitori li sentono allontanarsi ogni giorno di più, mentre l’incontro e l’intesa rischiano di trasformarsi in scontri o in rapporti freddi, distaccati e superficiali.

Infine, pensare di essere accompagnati, sostenuti, assistiti, sollevati dai pesi e dalle limitazioni degli anni e della vecchiaia diventa sempre più frequentemente pura illusione in quanto, accanto ai vecchi genitori, per ascoltarli, assisterli e curarli, è molto più facile che vi siano braccia, volti, orecchie e occhi sconosciuti e stranieri provenienti da lontani paesi, che non occhi, braccia e volti da sempre conosciuti e amati come quelli dei loro figli.

In definitiva, si avverte nettamente che questo rapporto di dare e avere tra le generazioni si concluderà con una netta perdita per i genitori. Questa consapevolezza non fa che accentuare la frustrazione ed il rifiuto verso la maternità e la paternità.

La scarsa presenza di un sicuro e valido spazio affettivo.

Lo spazio affettivo sicuro e valido è quello spazio fatto di dialogo, attenzioni, ascolto, disponibilità, nel quale il bambino da una parte può muoversi in piena sicurezza, mentre dall’altra, in questo spazio, può ricevere e far propri preziosi apporti educativi e formativi. Lo spazio affettivo può essere ampio, come nelle famiglie allargate, nelle quali molte persone, sia adulti che minori, unite da legami di sangue o di parentela vivono insieme in armonia e collaborazione reciproca, oppure può essere limitato e ristretto soltanto ai due genitori o addirittura ad un solo genitore e a qualche sporadico amico di famiglia. Sappiamo che quanto più ampio è lo spazio affettivo e relazionale con caratteristiche positive nel quale il bambino può liberamente ed in sicurezza scambiare, tanto più facile è la sua gestione, in quanto i molteplici punti di riferimento positivi, diminuiscono l’impegno diretto e personale dei genitori. Al contrario, quanto più ristretta è la rete affettiva e familiare, tanto più difficile, penosa e snervante è la gestione della crescita dei minori. Quanto più rischioso e pericoloso è lo spazio delle relazioni, tanto più attenzioni sono necessarie per farlo vivere ai figli senza troppi rischi. Quando il mondo economico e le politiche familiari, non solo non favoriscono ma anzi rendono difficile o ostacolano una ricca, positiva ed efficace rete familiare, si vengono a strutturare le attuali mini famiglie, le quali da una parte non sono in grado di gestire correttamente l’educazione del minore, dall’altra rendono oltremodo difficoltoso l’impegno per il suo sviluppo.

La insufficiente presenza di uno spazio fisico.

Oltre allo spazio affettivo è importante anche lo spazio fisico. Se il bambino ha attorno a sé un ampio spazio strutturato in modo tale da potersi muovere liberamente senza rischio per la sua incolumità fisica e morale, come potrebbero essere cortili, giardinetti e altri spazi verdi attorno o vicino alle case, l’impegno diretto della famiglia diminuisce notevolmente, mentre nel contempo migliora l’umore ed il benessere psicologico del minore. Quando invece il bambino è costretto in spazi limitati e ristretti, come quelli presenti nei normali appartamenti in condominio, le limitazioni, i divieti, ma anche i rischi sono notevolmente maggiori, con conseguente aggravio dell’impegno e del controllo da parte dei genitori e maggiore frustrazione e tensione emotiva da parte del bambino.

I notevoli costi economici.

Un figlio, “una nuova bocca da sfamare”, come si diceva nelle società contadine di una volta, ha avuto sempre un costo economico, ma mai nella storia umana il costo economico della cura, allevamento, formazione ed educazione di un essere umano è stato così alto, com’è attualmente nelle società occidentali.  E ciò essenzialmente per due motivi.

Il primo riguarda gli stili di vita imposti dalla pubblicità e dalla società dei consumi, che condizionano pesantemente le scelte dei genitori i quali, non si sentono buoni genitori, se non si allineano a certi standard. Per sentirsi “un buon genitore” non basta comprare delle scarpe al proprio figlio ma, è necessario che queste siano di moda e, se possibile, griffate. Lo stesso vale per la cartella, il diario, i quaderni, i vestiti, i mobili della sua stanzetta ecc.. Non basta un telefono in casa ma ogni componente della famiglia ne deve avere almeno uno, se non due o tre. Come non basta in casa un televisore o una radio, ma è necessario che vi sia un televisore in ogni stanza. Per sviluppare normalmente il corpo di un bambino, non è sufficiente camminare, correre e giocare liberamente, ma un buon sviluppo fisico deve passare attraverso palestre o attività sportive da frequentare, naturalmente, a pagamento. Vi è poi la formazione culturale e scolastica che si associa al divieto di lavorare. Non viene considerata assolutamente sufficiente l’istruzione familiare, come non viene considerato sufficiente neanche qualche anno di istruzione nelle scuole pubbliche o private. Sono obbligatoriamente necessari molti, molti anni da trascorre sui libri e nei banchi di scuola. Perché lo Stato  lo impone e perché, per trovare un lavoro prestigioso, sono necessari certi standard formativi. Il fatto che lo Stato  imponga, con l’obbligo scolastico, una certa istruzione di base, attualmente in Italia fino a sedici anni, potrebbe essere un fatto positivo soltanto se la società civile potesse assumerne tutti gli oneri. Ci si aspetterebbe allora che fosse completamente gratuita la frequenza delle lezioni, ma anche completamente gratuiti dovrebbero essere i libri. Ma non solo.

Se lo Stato  impone alle famiglie per i minori lo studio, piuttosto che il lavoro con il quale questi potrebbero essere rapidamente indipendenti, questa operazione dovrebbe essere a costo zero per le famiglie, in quanto è la società civile che dovrebbe farsi carico del necessario mantenimento dei minori fino all’età nella quale persiste l’obbligo scolastico ed il divieto di lavorare. Per un minimo di correttezza e di giustizia, delle due una: o lo Stato  lascia libere le famiglie di regolarsi come meglio credono nelle loro scelte educative e formative o, se la società è consapevole che è un bene per la comunità civile che i propri concittadini abbiano un alto livello d’istruzione, se ne assuma tutti gli oneri che ne conseguono. In caso contrario? In caso contrario non può che accettare, senza incolpare i genitori di egoismo, quello che milioni di famiglie già fanno e cioè limitare al massimo il numero dei figli o escluderli del tutto, per evitare di affrontare spese ingenti per numerosi anni. 

Le limitazioni nella carriera professionale, politica o sociale.

Se la carriera professionale o politica è considerata importante, e messa al primo posto, non vi è dubbio che questa sarà limitata dalla nascita di uno o più figli. Come pensare alla carriera e seguire efficacemente e contemporaneamente un figlio? Com’è possibile, se richiesto dal datore di lavoro, spostarsi da una città all’altra e seguire un figlio? Stabilità nel lavoro, licenziamento, avanzamento di carriera e maggior stipendio spesso dipendono da quanto si riesce a dare nel lavoro, non da quanto si riesce a dare come genitori.

Le limitazioni nel tempo libero e nelle gratificazioni personali.

Un figlio o peggio, più figli limitano e condizionano molte scelte e necessità personali. Limitano la possibilità di utilizzare il tempo libero.  Limitano la possibilità di accedere alle cure del corpo. Limitano la possibilità di impegnarsi nell’agone politico e sociale. Limitano la vita di coppia. Se l’educazione delle nuove generazioni è stata impostata sulla valorizzazione dell’individuo e sulla conquista del massimo piacere e gratificazione personale e non sulla gioia della conquista e del dono queste, ed altre limitazioni della libertà individuale, saranno vissute con un senso di penoso sacrificio, che si cercherà di evitare sfuggendo o limitando al massimo le gravidanze.

L’inadeguatezza.

Vi è poi il problema dell’inadeguatezza. Nelle società avanzate del ricco e tecnologico occidente tutti i genitori dovrebbero avere caratteristiche da Superman. Essi dovrebbero contemporaneamente essere impegnati in una o più attività lavorative, “perché i soldi non bastano mai”; dovrebbero poi riuscire ad affrontare tutti gli impegni burocratici dettati ed imposti da una società avanzata e, contemporaneamente, dovrebbero riuscire ad impegnarsi ad educare e curare i figli.

La cosa detta così non sembra troppo difficile ma lo diventa a causa di una macchina burocratica e tecnologica sempre più complessa ed esigente. Non basta, infatti, essere disponibili a pagare le tasse ma bisogna avere una laurea in economia e commercio per poter assolvere, senza errori, a tutti gli impegni fiscali. Errori che tra l’altro sono poi puniti severamente come fossero dei crimini.

Per spedire un pacco non basta confezionarlo e portarlo all’ufficio postale, ma bisogna saper compilare i moduli giusti nel modo giusto. Per telefonare non è sufficiente alzare una cornetta e comporre il numero, ma bisogna fare un corso sulla comunicazione per poter capire come funzionano le mille diavolerie presenti nei normali cellulari.

Alte capacità e cultura tecnologica e fiscale sono solo due dei tanti requisiti che dovrebbero avere dei buoni genitori. Questi, come Sant’Antonio, dovrebbero poi possedere ampi poteri di bi o tri locazione per essere contemporaneamente presenti al primo e secondo lavoro; per essere pronti ad accompagnare i figli nelle varie attività sportive, musicali e scolastiche “indispensabili per farli crescere bene”; dovrebbero moltiplicarsi per essere sempre disponibili ad accompagnarli alle visite dei vari medici e specialisti per non trascurare problemi, una volta considerati assolutamente accettabili ma che vengono oggi presentati come importanti e fondamentali per la futura salute dei giovani rampolli.

Nel contempo i genitori dovrebbero essere attenti nel controllare che i figli non si mettano in situazioni di rischio con radio, Tv, Internet e telefonini tutto fare. Strumenti i quali, nonostante venga ripetuto costantemente che “di per sé non sono buoni o cattivi ma tutto dipende dall’uso che se ne fa”, costringono i genitori ad essere sempre disponibili e presenti mentre il figlio si collega in Internet e i pedofili ed i siti pornografici sono là pronti a ghermirlo appena si distrae un attimo.

E ancora i genitori devono essere presenti e disponibili, come viene giustamente consigliato dai buoni psicologi, a sedersi accanto ai giovani virgulti che assistono ai programmi TV per selezionare, con loro, i programmi più adatti e contemporaneamente dialogare su quanto visto o ascoltato.

Naturalmente gli stessi genitori non possono mancare al loro ruolo di tassisti pronti ad accompagnare i figli nelle varie festicciole, ma anche alla danza, al teatro, al cinema “perché i figli hanno la necessità di migliorare la loro cultura e contemporaneamente relazionarsi con i loro coetanei.” Quando i figli sono più grandetti il loro servizio di accompagnatori si prolunga anche durante la notte. È normale che durante l’adolescenza, ma anche nei lunghi anni della giovinezza dei figli trascorsa in famiglia, la notte per i genitori non sia più fatta per riposare. Durante tutti questi anni il lavoro notturno dei genitori, infatti, consiste nell’accompagnare i giovani rampolli o le giovinette nelle varie discoteche o nelle case poste spesso in località fuori mano, come le ville in campagna e al mare, “dove è giusto che si divertano con i coetanei”, per poi aspettarli per ore in macchina, oppure rientrare in casa e dormicchiare sul sofà in attesa di andarli a riprendere. Se poi hanno raggiunto il traguardo dei diciotto anni e quindi della patente e hanno diritto alle chiavi e all’auto propria o di papà, le cose non migliorano affatto perché non è fino a mezzanotte che bisogna aspettare i figli, ma fino alle cinque - sei del mattino. E’ solo mentre albeggia che si avrebbe il diritto di riposare e ritrovare un po’ di pace e tranquillità, dopo aver sentito il rumore della macchina posteggiata nel condominio e il tonfo della porta di casa che, finalmente, indica il ritorno tra le mura domestiche dei giovani nottambuli. Questi due segnali sono essenziali per capire che, almeno per quella notte, i propri figli e la preziosa auto non sono andati a sbattere contro un albero o un muro, né si sono fracassati scontrandosi contro un’altra macchina. A quel punto, però, bisogna essere pronti e pimpanti per iniziare un’altra giornata di lavoro.

L’inadeguatezza si presenta anche nel momento della relazione. Uomini e donne educati ed istruiti entrambi allo stesso modo nella prospettiva e nell’attesa di un comune futuro impegno professionale e di carriera, con scarsa o senza alcuna preparazione alla vita genitoriale e familiare, dovrebbero essere capaci di atteggiamenti e comportamenti difficilmente compatibili. Ad esempio, se hanno scelto la carriera militare, dovrebbero andare per qualche mese in “missione di pace” per sganciare bombe e mitragliare senza pietà i ribelli che non vogliono accettare la nostra democrazia, dimostrando virilità, grinta, dinamismo, aggressività e sicurezza in questo loro quotidiano “lavoro”, per poi tornare a casa ad accudire amorevolmente il nuovo nato, preparandogli ottime pappine prima di cantare al suo capezzale dolci e tenere ninnenanne!

Nonostante l’inadeguatezza tra ciò che si richiede ai genitori e le loro reali possibilità sia notevole ed evidente, pochi si pongono il problema sia di preparare questi genitori, sia di facilitare e rendere possibile il loro compito. Si fa invece a gara nel complicarlo sempre più riversando ed inserendo, all’interno delle famiglie, bisogni, esigenze e strumenti sempre più difficili da governare e controllare.

Si vuole ad esempio che la famiglia educhi i figli all’amore, alla legalità, al rispetto e alle buone maniere ma poi si lascia, si dice per amore della libertà, che i mass media invadano le case, i cuori e le menti di ogni membro della famiglia con immagini e contenuti grondanti violenza, volgarità, superficialità, aggressività, opportunismo.

 

Tratto dal libro: "MONDO AFFETTIVO E MONDO ECONOMICO" DI Emidio Tribulato

Per scaricare gratuitamente questo libro clicca qui.

 

Per avere in forma cartacea il libro "Mondo affettivo e mondo economico- Conflitto o collaborazione?" Clicca qui.

 

Centro Studi Logos

Diamo ai bambini un grande impulso all'apprendimento, per tutta la vita!

Entra a far parte del nostro Centro per dare sostegno ai bambini e le loro famiglie.
© 2024 Centro Studi Logos. Tutti i diritti riservati. Realizzato da IWS

Seguici

Image