Gli elementi educativi

Gli elementi educativi

 

Gli elementi educativi sono in parte mutevoli e in parte stabili e perenni.

Gli elementi educativi mutevoli sono quelli che devono adattarsi ai cambiamenti lavorativi, sociali, politici, religiosi, economici in cui l’individuo ed il gruppo vivono. Sono tali gli elementi educativi di tipo culturale e gli apprendimenti legati alla realtà sociale in cui la persona vive ed opera. Nella nostra società tecnologica, ad esempio, l’apprendimento all’uso del computer è diventato importante elemento educativo, così com’è diventata fondamentale la capacità di gestione dei mass - media e la conoscenza di più lingue straniere.

 

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Gli elementi educativi stabili e perenni non cambiano nei secoli, né nelle popolazioni, se non in maniera molto limitata, in quanto sono strettamente legati ai bisogni, alle caratteristiche e alle necessità primarie della specie. Essi riguardano nell’uomo tutto ciò che concorre allo sviluppo armonico e sereno dell’Io, ciò che è indispensabile alla formazione della personalità, del carattere e ogni elemento educativo che aiuta e stimola lo sviluppo dell’affettività, della sessualità e della socialità. Quando il Collodi inizia a descrivere le malefatte del suo Pinocchio, utilizzando la saggezza popolare, descrive mediante la figura di Geppetto, come non dovrebbe  essere una famiglia che vuole educare correttamente un bambino: non dovrebbe essere composta da un solo genitore; i genitori non dovrebbero essere troppo al di là negli anni, non dovrebbero essere permissivi, non dovrebbero volere un bambino per soddisfare le proprie esigenze.

 Purtroppo spesso, trascurando la saggezza popolare, ci sfuggono proprio gli elementi educativi stabili e perenni e quindi facciamo errori che poi siamo costretti a pagare con la stessa disperazione di Geppetto che va in cerca per mari e per monti del suo figliolo birbante e scapestrato nel tentativo di ricondurlo alla retta via.

L’ADATTAMENTO

Non è l’adattamento la soluzione ai problemi educativi.

Ogni essere vivente cerca di adattarsi, e cioè fa di tutto per modificare se stesso, così da mettersi in armonia con la realtà ambientale in cui è costretto a vivere ed operare.

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Se abbiamo una pianta e la mettiamo in una buona terra, illuminata dal sole, le diamo l’acqua di cui necessita, la inseriamo, in definitiva, in un clima favorevole e le diamo gli elementi essenziali al suo sviluppo, avremo buone probabilità che cresca bene e dia buoni frutti.

Se per esigenze varie, che a volte possono essere solo di arredamento o estetiche, vogliamo costringere questa pianta a vivere in un angolo in cui i raggi del sole non la illuminano sufficientemente, non la riscaldano, non la rendono vigorosa, non l’aiutano a crescere o non le diamo gli elementi nutritivi essenziali, sarà inutile oltre che sciocco pretendere che si adatti a quelle condizioni se non per un tempo molto limitato. L’adattamento porterà la pianta a fare delle foglie più grandi, per raccogliere più luce, si allungherà in cerca di questa, ma se le condizioni sfavorevoli persisteranno, a poco a poco diventerà sempre più esile, più malata e infine morirà.    

Lo stesso avviene nel bambino, nell’adolescente, nell’uomo. Se vengono modificate in maniera grossolana le condizioni in cui è costretto a vivere ed a crescere, cercherà di trovare dei sistemi di adattamento, che hanno però dei limiti al di la dei quali c’è il disagio, la malattia, il disturbo, la disfunzione ed in casi estremi, la sua morte. Morte vera reale concreta come quelle dei mille e mille suicidi, o come la morte per anoressia o bulimia. Oppure sarà una morte sociale, un lasciarsi andare e far sfuggire la vita attraverso l'apatia, l'abulia, la melanconia, la droga, l’indifferenza.

Conoscere questi limiti e accettarli, significa avere quel minimo di buon senso che si richiede ad ogni educatore ed ad una società civile, che vuole essere tale. Ricordiamo, inoltre, che ogni adattamento non solo ha dei limiti, ma richiede sempre un grande sforzo e un dispendio notevole di energia, che tende a compromettere ed a rendere più fragile la vita dell’essere che è costretto a adattarsi.

Negare questi limiti, scioccamente rifiutarli o sottovalutarli, può portare ad un mancato o alterato sviluppo e quindi alla patologia e alla fragilità di intere popolazioni e civiltà, con conseguenze che possono arrivare fino alla loro scomparsa. Cosa avvenuta già in passato, cosa che sta succedendo sotto i nostri occhi, senza che noi riusciamo a capirne la portata.

 

Tratto dal libro "L'educazione negata" di Emidio Tribulato. Per richiedere questo libro clicca qui. 

 

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