Le reti affettive

LE RETI AFFETTIVE

 Emidio Tribulato - LE RETI AFFETTIVE E RELAZIONALI

 

 

 

La rete affettiva

 

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Come ogni filo è importante per la tela, a sua volta questa sostiene e dà senso ad ogni filo.

Giacché l’uomo è un animale socievole difficilmente potrà vivere senza il contatto, il dialogo e l’apporto con gli altri. Egli conquista ed esprime la sua umanità attraverso gli altri, egli vive la realtà d’essere umano nel rapporto continuo e vivificante con gli altri.

Le reti relazionali in cui si trova a vivere e operare possono essere numerose: rete familiare, rete interfamiliare, rete amicale, rete sociale, rete lavorativa ecc.. La più importante, perché è la più vicina al suo animo, è la rete affettiva.

Nella rete affettiva ognuno di noi occupa il suo posto già prima della nascita.

Quando la madre si accorge di aspettare un bambino, se il suo cuore è aperto alla vita e all’accoglienza, con gioia ella schiude il suo animo al nuovo essere in un rapporto d’amore; ma, subito dopo, si attiva incessantemente affinché il figlio che nascerà sia accolto nel cuore e nella vita di tutti gli altri esseri umani con cui ella ha già stabilito un rapporto affettivamente valido: con il marito ed il padre innanzi tutto, con gli altri figli, con i genitori e suoceri, con gli altri parenti, con gli amici più cari. La madre sa che non può avere con quel bambino che si sta formando, un rapporto ed un amore esclusivo; sa che quel bambino che nascerà ha bisogno del calore, dell’affetto, dell’aiuto, del consiglio, degli apporti degli altri, ma sa anche che per gli altri egli sarà altrettanto importante; infatti, nel momento in cui la madre comunica lo sbocciare di questa nuova vita umana ella chiede accoglienza, aiuto, protezione, affetto per se stessa e per quel bambino ma, contemporaneamente, si attiva affinché questo nuovo essere possa integrarsi, in un rapporto d’aiuto reciproco, soprattutto con le persone più care, ma anche, in generale con l’intera umanità. 

Ma la tela e la rete fatta dai fili dell’umanità non bastano. I genitori, i parenti e gli altri educatori preparano e prospettano per ogni bambino che nasce rapporti molto vasti e numerosi; preparano e si attivano affinché il contatto con la divinità sia altrettanto solido, stretto ed importante e poi lavorano affinché anche con tutte le altre creature viventi e con la natura in generale il bambino viva in pace ed in armonia.

Il loro è un lavoro molto difficile e delicato perché la mamma, il papà, i fratelli, gli zii, gli altri parenti, gli amici e gli educatori, da una parte sono tessitori e dall’altra sono i fili della tela degli affetti.

La rete familiare e interfamiliare.

 

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Accanto alla rete affettiva è fondamentale la rete familiare e interfamiliare. La prima è fatta dei legami tra i vari membri della stessa famiglia, l’altra è costituita dai rapporti e legami che intercorrono tra le varie famiglie con le quali si stabiliscono rapporti ed intese che hanno come fondamento il rispetto, l’attenzione, l’affetto ed il sostegno reciproco. La scelta cade il più spesso sulle famiglie con le quali vi sono legami di sangue o d’affettuosa amicizia.

Lo scopo è chiaro: l’esperienza millenaria ha evidenziato come ogni famiglia, se isolata e non sostenuta dalle altre con cui vi è un rapporto di parentela, o di calda vera amicizia, avrà grandi difficoltà sia a vivere con pienezza i momenti di gioia sia a superare i momenti difficili, al contrario di quella che ha stabilito e vive positivamente questi rapporti interfamiliari. Gli altri nuclei che costituiscono i nodi della rete sono, infatti, in grado di confortare, supportare, consigliare, diventando linfa vitale per ogni membro e collante per l’unità d’ogni famiglia.

Alla strutturazione della rete affettiva, familiare e interfamiliare debbono concorrere tutti, ma ognuno può e deve dare il suo apporto specifico. Nelle famiglie tradizionali al pater familias toccavano alcune scelte ed indirizzi di base, mentre le donne avevano il compito di tessere giorno dopo giorno la tela che rendeva vivi, vitali e armoniosi i rapporti mediante una serie di piccoli significativi gesti: il dialogo, le visite, i regali, le lettere, le telefonate, gli inviti, la partecipazione alle feste familiari ecc..

 Quando queste reti non si strutturano o si strutturano male, per cui piuttosto che unione vi è disunione, piuttosto che amore vi è risentimento, invidia o peggio odio, piuttosto che calore vi è freddezza e diffidenza, ne soffrono tutti: i giovani che non hanno accanto a loro altri giovani, adulti e anziani che possano essere loro guida, sostegno ed esempio, gli anziani che sono privati dalla piacevole e gratificante presenza e affetto dei familiari più giovani. Può succedere allora che, in Giappone, un’agenzia affitti attori ed attrici per interpretare finti familiari come figlie e figli, nonni e nonne, con il compito di ascoltare e coccolare le persone sole, gli anziani e i bambini.

I motivi per i quali queste reti non si formano o sono strutturate in modo patologico per cui risultano inefficaci se non dannose per i singoli e per l’unità delle famiglie sono diversi.

 

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1.    L’egocentrismo e l’individualismo sempre più evidenti negli ultimi decenni vorrebbero che ogni persona trovi compimento e pienezza in se stessa, senza dover chiedere nulla agli altri, senza dover dipendere dagli altri. Per le persone e le famiglie che hanno fatto proprie queste teorie il chiedere è umiliante e faticoso. Umiliante, perché aver bisogno delle altre persone evidenzia i nostri limiti, faticoso perché ci costringe ad un dialogo e ad uno scambio. Con gli altri con cui è presente un forte legame affettivo, siamo, infatti, costretti a confrontarci; e gli altri, a loro volta, in cambio di quello che ci danno, s’inseriscono ed in parte condizionano le nostre scelte poiché si aspettano da noi qualcosa. In questi casi si comincia con il chiudersi nel proprio appartamento condominiale escludendo i vicini “Meglio farsi gli affari propri”; si continua su questa strada sottovalutando o non coltivando le relazioni con i parenti più prossimi “ E’ meglio non avere a che fare con quelle zie così boriose”, per arrivare fino alla situazione estrema, “Perché chiedere dei soldi al marito se, noi mogli, possiamo guadagnare ed essere autonome? “Perché chiedere ad una moglie che cucini o lavi la biancheria se noi uomini possiamo fare benissimo le stesse cose senza molta fatica e senza dover dire poi grazie alle donne?”

2.    Altre volte invece crediamo nella necessità delle reti affettive e familiari ma, a causa dei nostri impegni quotidiani, le trascuriamo. “Che seccatura dover comprare un regalo che piaccia alla zia, che fatica e stress farle una visita per portarglielo, e poi quanto tempo perduto inutilmente mentre lei racconta dei suoi acciacchi e dei suoi problemi, le faccio una telefonata e via, oppure, ancora meglio, per quest’anno faccio finta di dimenticarmi del suo compleanno.”

3.    In altre situazioni è l’influenza che gli altri potrebbero avere nella nostra vita che sentiamo insopportabile. Se vado dalla vecchia zia con il mio ragazzo lei, che è all’antica, mi chiederà sicuramente se questi è il mio fidanzato e quando intendiamo sposarci. Queste domande ci potrebbe mettere a disagio, meglio, molto meglio, farle una telefonata e basta. I limiti alla libertà di dire, pensare, fare ciò che più ci aggrada senza dar conto ad alcuno, diventano pesanti catene di cui ci sembra più conveniente liberarci.

4.    L’altro handicap presente nella nostra attuale società è dato dalla distanza fisica che separa le persone che dovrebbero essere unite affettivamente. Spesso genitori e figli sposati abitano nella parte opposta della città, se non in città e regioni diverse. Questo rende difficile, ma non impossibile, una frequenza stabile e continua.

Come conseguenza di questo modo di vivere il rapporto con gli altri, le reti relazionali diventano sempre più piccole, fragili e malate, o sono abbandonate del tutto per essere sostituite da rapporti con un minimo di scambio e di coinvolgimento affettivo. In definitiva i rapporti amicali semplici e banali occupano il posto di quelli affettivi. Con i cosiddetti “amici” con cui non vi è un forte legame affettivo, è tutto più semplice, ci s’incontra o si esce quando si vuole e si ha tempo, ci si diverte di più: “Vuoi mettere le barzellette di Mario rispetto alle lagne della vecchia zia!” Gli obblighi reciproci sono minimi, basta divedere bene il conto al ristorante e non cercare di sedurre la donna degli altri per andare d’accordo.

Peccato però che questi incontri superficiali oltre che risate e divertimento non portino altro, per cui il vuoto interiore diventa sempre più grande e profondo.  Peccato che i consigli degli “amici” siano spesso interessati. Abbiamo dimenticato, infatti, che: “Quando si dà poco, poco si riceverà” e che le cose più facili da gestire sono anche le più futili e vuote.

 

Tratto dal libro di E. Tribulato "L'educazione negata" Edizioni E.D.A.S.

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