I disturbi del sonno nei bambini

I disturbi del sonno nei bambini

 

 

 

 

Questo capitolo ci fa comprendere bene come sia difficile, nell’ambito della neuropsichiatria infantile, la distinzione tra normalità e patologia. “Mia figlia, di cinque anni, ha difficoltà ad andare a letto. Spesso mi chiama dopo averle raccontata la favoletta e vuole che io le stia vicina fin quando si sarà addormentata. È normale o patologica questa sua richiesta?” “Mio figlio qualche volta si sveglia di soprassalto gridando e piangendo. Che significa?” “Nella stanza dove dormono i miei figli vi è sempre uno stridore di denti. Perché fanno questo? “ “Mia figlia, di dodici anni, non si addormenta se non ha accanto a sé un pupazzetto che negli anni è diventato lercio. Glielo devo lasciare o almeno posso imporle di sostituirlo con uno nuovo?”

 

Per potere rispondere correttamente a queste domande, sicuramente ci potrebbero essere di aiuto alcuni dati: come l’età del bambino o della bambina, la durata e l’intensità del disturbo, la frequenza con il quale questo sintomo si manifesta e, soprattutto, la presenza o non di altri sintomi concomitanti che rendano penosa la vita del bambino. Tuttavia sarebbe lo stesso molto difficile distinguere quale disordine del sonno dovrebbe essere giudicato patologico e quale fisiologico, senza prima avere esaminato l’intera vita affettivo-relazionale del bambino per cogliere tutti i movimenti del suo animo, in rapporto alla realtà interna e all’ambiente esterno.

 

Conosciamo bene l’importanza che ha il sonno sulla salute fisica e psichica di tutti gli animali e, in particolare, degli esseri umani. Tutte le ricerche, anche le più recenti, confermano la necessità in tutte l’età dell’uomo, ma soprattutto nell’età infantile, di molte ore di riposo e sonno, soprattutto durante la notte. Il sonno è un fenomeno fisiologico fondamentale per la vita. Quando si dorme vi è un’interruzione dei rapporti sensoriali e motori che legano l’organismo all’ambiente esterno. Questa interruzione momentanea permette sia al corpo e sia alla mente, l’indispensabile, necessario riposo. Non solo ma durante il sonno le tracce mnestiche date dall’esperienza diurna sono selezionate, integrate, collegate e programmate, in modo tale da essere in seguito ben utilizzate.

Un buon sonno “ristora” nel senso che fa sentire bene e scaccia ansia e tristi pensieri. Un buon sonno migliora le difese immunitarie, le capacità di memorizzazione e aiuta ad avere rapporti sociali più sani e sereni. Pertanto nel bambino il sonno è importante per la sua salute fisica e psicologica, così come per la memorizzazione e per l’apprendimento.

La durata del sonno è maggiore nel neonato, mentre diminuisce progressivamente durante la crescita, fino a ridursi molto nella vecchiaia. Ma anche a quest’età un buon sonno è fondamentale. Si è constatato che gli anziani che dormono sufficientemente hanno migliori capacità nella memorizzazione e nella gestione delle relazionali interpersonali.

Poiché ogni bambino è diverso dall’altro, alcuni di essi dormono, anche se neonati, tutta la notte, cosicché fanno dormire tranquillamente anche i loro genitori; mentre ve ne sono altri che fanno disperare mamma e papà per anni. In ogni caso sono sempre molti i genitori i quali, prima o poi, hanno dovuto affrontare, durante gli anni della crescita del loro figlio, qualche problema legato all’addormentamento o ad alcuni disturbi del sonno. Questi problemi si presentano fisiologicamente molto più intensamente nel primo anno di vita del bambino, per poi diminuire progressivamente.

Nonostante i benefici che il sonno apporta siano numerosi, sono molte le difficoltà che hanno i bambini nell’accettare di lasciarsi andare tra le braccia di Morfeo. Queste difficoltà risultano comprensibili solo se si coglie qual è la condizione particolare del bambino in questi momenti.

Addormentarsi significa lasciare i genitori, gli oggetti ed i luoghi conosciuti, per entrare in un mondo ignoto nel quale, mediante i sogni, possono verificarsi tutti i tipi di eventi: alcuni belli, come il sognare di volare o di poter realizzare cose impossibili nella vita reale; altri brutti, come sognare di cadere e farsi male; altri ancora terrifici, così descritti da un bambino da noi seguito: “Come quando l’uomo nero sembra avvolgerti con il suo mantello o come quando i cattivi robot avanzano con i loro potenti disintegratori, ma tu non puoi fare nulla per controbattere e non puoi neanche scappare, perché le gambe non ti ubbidiscono”.

 

Durante la veglia mamma e papà sono sempre pronti ad affrontare e risolvere i problemi del figlio, mentre, durante la notte, egli si sente solo, in quanto non può portare con sé le persone che potrebbero difenderlo o che gli procurano, già con la sola loro presenza, una sensazione di sicurezza. Il bambino si sente solo nell’affrontare la paura del buio e dei ladri; solo di fronte alle illusioni terrifiche che le tenebre attorno a lui possono creare negli angoli della sua stanzetta; solo nel momento in cui deve affrontare gli incubi; solo contro l’”uomo nero”.

 

La frequenza e la numerosa tipologia delle alterazioni o delle difficoltà dell’addormentamento dei bambini è la migliore dimostrazione delle fragilità di quest’area.[1] Si può avere pertanto:

 

  1. Irregolarità del ritmo sonno-veglia.
  2. Difficoltà nell’addormentamento.
  3. Sogni ansiosi o angosciosi.
  4. Pavor nocturnus (terrore notturno).
  5. Incubi notturni.
  6. Sindrome allucinatoria acuta.
  7. Paralisi del sonno.
  8. Sonnambulismo.
  9. Bruxismo.
  10. L’eccesso di sonno (ipersonnia).

 

 

 

1.      Irregolarità del ritmo sonno veglia

 

Si parla di irregolarità del ritmo sonno-veglia quando il bambino, in alcuni periodi, dorme complessivamente poco: perché tarda ad addormentarsi; perché si sveglia presto;  perché ha dei risvegli notturni. Questi bambini non si addormentano nelle ore e con le modalità richieste; non accettano di restare nel loro letto, né tanto meno accettano di dormire nella loro stanzetta. Al primo risveglio notturno spesso vanno nel lettone dei genitori e rifiutano di ritornare nel loro letto.

 

2.      Difficoltà nell’addormentamento

 

Per quanto riguarda le difficoltà nell’addormentamento, De Ajuriaguerra e Marcelli[2] descrivono così questo disturbo : “Il bambino si oppone all’andare a letto, instaura dei rituali sempre più lunghi e complessi, richiede un conforto controfobico (luce, oggetto transizionale, pollice), ha bisogno di una storia narrata da uno dei suoi genitori…” Queste difficoltà possono arrivare fino alla fobia dell’andare a letto, nella quale il piccolo “è preso dal panico quando sente di stare per addormentarsi, vuole che gli si tenga una mano, vuole addormentarsi tra i genitori”.

 

Nel primo anno di vita può essere presente l’insonnia precoce severa. Questo tipo di insonnia si può presentare sia nella sua forma agitata sia nella forma calma. Nella forma agitata il bambino grida, urla, si agita fino allo sfinimento, per poi ricominciare a piangere e gridare. Talvolta questa insonnia si accompagna a movimento ritmati e a violenti dondolamenti o condotte auto-aggressive. Nella forma calma, invece, “…il bambino resta nel suo letto, con gli occhi spalancati, silenzioso sia di giorno sia di notte. Sembra non chiedere nulla, e non attendersi nulla” [3].

 

3.      I sogni ansiosi e angosciosi

 

Durante il sonno il bambino può soffrire di sogni che gli procurano ansia o, peggio ancora, angoscia. Per tale motivo, mentre dorme geme, grida, piange, chiama aiuto, a causa dei “sogni cattivi” che fa. Anche in questi casi è naturale per lui cercare tranquillità, accoglienza e sicurezza nel lettone dei genitori.

 

4.      Pavor nocturnus (terrore notturno)

 

Il piccolo può essere vittima anche del terrore notturno per cui, durante il sonno REM, appare agitato, presenta fenomeni neurovegetativi (sudorazione). Le cose che lo terrorizzano non sono solo sogni cattivi ma improvvise e terrificanti sensazioni che accompagnano immagini mentali fugaci. A causa di tali sensazioni il bambino si sveglia angosciato, con gli occhi spalancati verso qualche oggetto immaginario, “urla nel suo letto, con gli occhi stravolti, col viso atterrito. È confuso, disorientato, non riconosce chi gli sta attorno, neppure sua madre; sembra inaccessibile a qualsiasi ragionamento”[4]. Mentre al risveglio non ricorda nulla. In queste occasioni è meglio non svegliare né toccare il bambino. Mamma e papà possono eventualmente stare vicino a lui e con voce calma e tranquilla cercare di rassicurarlo. Per fortuna i terrori notturni sono rari e colpiscono i bambini tra i quattro e i sette anni.

 

5.      Incubi notturni

 

Mentre dorme, il bambino è preda degli incubi, si sveglia improvvisamente, fa qualche movimento, geme pieno di terrore per ciò che ha visto nel sonno, ma riesce a esprimere la sua angoscia, ricordando il sogno che lo ha turbato. Gli incubi, a differenza dei terrori notturni, sono frequenti e si manifestano in bambini tra gli 8 e i 10 anni. In questo caso, a differenza che nel pavor nocturnus, il piccolo ha bisogno di essere rassicurato dai suoi genitori e, mediante delle coccole, accompagnato a riaddormentarsi.

 

6.      Sindrome allucinatoria acuta

 

Colpisce sia i maschietti che le femminucce di età compresa tra i due e i tredici anni. È una sindrome rara (un caso su 56.000). L’esordio è sempre acuto e si manifesta durante il sonno notturno con un’improvvisa visione di piccoli animali terrificanti, voraci, immondi, ripugnanti, brulicanti per ogni dove (microdermozoopsie), per cui il bambino manifesta un brusco risveglio con grande agitazione psicomotoria, con tremore, ipersudorazione, pallore, tachicardia, angoscia profonda. A questi episodi seguono dei periodi di insonnia prolungata, in quanto il bambino fa di tutto per non addormentarsi, per evitare che queste allucinazioni si ripresentino.

 

7.      Paralisi nel sonno

 

Alcuni bambini, svegliandosi improvvisamente da un incubo, per qualche secondo o qualche minuto, scoprono di non potersi muovere o di non potere chiamare ad alta voce i propri genitori. Possono soltanto gemere e muovere gli occhi.

 

8.      Sonnambulismo

 

Nel sonnambulismoil bambino attua dei comportamenti psicomotori complessi: come alzarsi dal letto, camminare, aprire e chiudere le porte ecc. In questi casi il piccolo riesce, almeno in parte, a percepire la realtà esterna ma non è interessato a ciò che lo circonda. Egli appare come immerso nei propri pensieri, per cui si comporta come un automa con dei movimenti limitati e con un’andatura incerta, mentre lo sguardo è fisso. Dopo un periodo di deambulazione che può essere molto variabile (dai cinque ai trenta minuti) il bambino torna nel suo letto o vi si lascia condurre docilmente. Il giorno dopo egli non ricorderà più niente di ciò che è accaduto. Nella forma lieve di sonnambulismo il bambino cerca di alzarsi ma rimane seduto sul suo letto.

 

Questi comportamenti si attuano mentre il bambino continua a dormire, tanto che al risveglio non ricorda nulla di quanto ha fatto durante il periodo del sonnambulismo. Anche in questo caso non bisogna cercare di svegliare il bambino. Le crisi di sonnambulismo raggiungono l’acme durante l’adolescenza, per declinare intorno ai diciassette-diciotto anni.

 

Anche per questi sintomi sono stati imputati l’ansia e i conflitti interiori. Nel sonniloquio, invece, il bambino parla durante il sonno, ma non ricorda nulla di quanto ha detto.

 

9.      Bruxismo

 

I bambini che soffrono di questo automatismo motorio digrignano i denti durante il sonno.

 

Le cause dei disturbi del sonno

 

Le cause dei disturbi del sonno possono essere molto varie:

 

Cause organiche. Numerose patologie mediche, soprattutto a carico delle vie respiratorie e dell’apparato gastro enterico, possono provocare disturbi del sonno.

 

Cause ambientali. Queste possono essere molto banali come una rigidità eccessiva degli orari dei pasti, un’abbondante o non idonea alimentazione, un cattivo isolamento acustico; abitudini non confacenti con i bisogni del minore, come l’andare a letto in orari sempre diversi.

 

Il sonno può essere disturbato da cause psicologiche e ambientali:

 

  • quando è presente un difficile rapporto tra il bambino e le persone che hanno cura di lui, a causa di difficoltà educative dei genitori;[5]  
  • quando le figure di accudimento soffrono di disturbi psicologici, per cui comunicano al bambino le loro ansie e paure ed hanno difficoltà a comprendere e a soddisfare i suoi bisogni;
  • quando il piccolo è coinvolto in situazioni stressanti o frustranti;
  • quando vi è ansia eccessiva da parte dei genitori proprio nei riguardi del sonno del bimbo;
  • quando il piccolo è preda di dinamiche conflittuali e disordini emozionali connessi al processo di crescita, con conseguenti disturbi pervasivi dello sviluppo, depressione, attaccamento ansioso, ansia di separazione, iperattività motoria e/o mentale ecc.

 

Interventi

 

Senza voler dare delle ricette, in genere poco utili in quanto ogni bambino è un caso a sé, ci sembra doveroso suggerire almeno qualche utile accorgimento:

 

  1. I bambini amano che le cose si svolgano secondo determinati orari, regole e ritmi. È bene quindi dar loro un orario ben preciso, dopo il quale invariabilmente i genitori inizieranno ad effettuare, in modo allegro e affettuoso, tutti i rituali per andare a letto: lavarsi i denti, andare in bagno, mettersi il pigiamino, dare il bacio della buona notte ecc. Sull’orario si possono certamente fare delle eccezioni, purché queste siano veramente delle eccezioni e, pertanto, siano rare.
  2. Quando il bambino ha delle paure e ha bisogno di maggior accompagnamento al sonno, è sicuramente utile stargli accanto così da rassicurarlo con la nostra presenza. È però altrettanto importante fare in modo che il bambino trascorra tutta la giornata in modo sereno e gioioso. Perché “una buona giornata prepara una buona nottata”.
  3. Per fare in modo che il passaggio dalla veglia al sonno sia il meno traumatico è importante il racconto di una favoletta o la lettura di un capitolo di un libro. Oggi, purtroppo, il numero dei bambini che si addormenta con le favole dei genitori è in notevole diminuzione.[6] L’abitudine ad ascoltare una favola è importante, in quanto le favole, oltre a favorire il sonno, fanno correre la fantasia, sviluppano la memoria uditiva, l’immaginazione e l’intelligenza, migliorano le capacità linguistiche del bambino, permettono una maggiore vicinanza affettiva e un miglior dialogo con i genitori. Questo momento di intimità aiuta il bambino a vincere le sue paure e a risolvere alcuni suoi problemi psicologici in quanto la serenità dei genitori, il loro amore, la loro solida e sicura presenza, si trasmettono all’animo del piccolo, tranquillizzandolo, mentre nel contempo gli offrono maggiore sicurezza. Il racconto può essere l’occasione per apprendere, oltre che numerose nuove parole ed espressioni letterarie, alcune cognizioni di base: come utilizzare il coraggio unendolo alla prudenza, come unire la furbizia alla generosità, come contemperare la fantasia con la realtà. Anche il ripetere la stessa storia può essere utile per aiutare il bambino a scoprire nuove espressioni e modi di dire, nuovi sinonimi, nuovi aspetti e particolari della storia che gli è stata raccontata e che gli sono sfuggiti.
  4. È bene che l’orario per andare a letto sia compatibile con la necessità che hanno i bambini di un congruo numero di ore di sonno. Se i bambini non dormono sufficientemente non solo saranno minori le loro capacità di memorizzazione, attenzione e comprensione, ma vi è il grave rischio di un peggioramento globale della loro vita psichica e relazionale, in quanto è più facile che insorgano ansie, paure, nervosismo, irritabilità e momenti di tristezza. Sintomi questi che potranno incidere negativamente sul rapporto sia con i coetanei, sia con i genitori e gli adulti in genere. D’altronde i genitori, dopo una giornata trascorsa per assolvere i vari impegni domestici, educativi o di lavoro, hanno il bisogno ed il diritto di avere qualche ora per ritrovarsi come coppia.
  5. Evitiamo assolutamente di lasciare nella camera del bambino la Tv, il computer, i videogiochi, i Tablet, i cellulari, in quanto questi strumenti apportano nell’animo del piccolo una notevole quantità di stimoli eccitanti, ansiosi e, spesso, anche paurosi. Stimoli questi che per quantità e per qualità sono esattamente il contrario di quelli necessari a favorire il sonno, come la tranquillità, la serenità, il rilassamento, la distensione, la dolcezza, il sentirsi protetti. Quest’abitudine di lasciare vari strumenti elettronici nella stanza dei bambini , purtroppo, sta diventando sempre più diffusa in quanto, il maggior benessere permette di avere molti di questi oggetti distribuiti per tutta la casa. Spesso i genitori sono lieti che i figli usino anche la sera e la notte i vari strumenti elettronici: “Così restano tranquilli nel loro letto”. Le cose purtroppo non stanno in questi termini. Il danno che il bambino  ne subisce sulla quantità e qualità del sonno, ma anche su molti altri aspetti della sua vita psichica e intellettiva, è tale da sconsigliare nettamente questo tipo di comportamento.
  6. A differenza della tv e dei video giochi che è bene evitare, si può tranquillamente lasciare al bambino il suo oggetto transizionale, qualunque esso sua: la bambolina, il pupazzetto, il peluche, la madonnina fluorescente, la spada che lo difende dai “mostri” e così via, in quanto questi oggetti l’aiutano ad acquisire una maggiore tranquillità e sicurezza. Quando questi oggetti, a causa del tempo e del continuo uso, sono diventati vecchi e degradati, è bene non cambiarli con altri nuovi e smaglianti, in quanto il legame che si stabilisce tra il bambino e il suo oggetto transizionale, al quale il piccolo attribuisce notevoli valenze affettive, è talmente unico che difficilmente può essere sostituito.
  7. È bene che il bambino si abitui ad avere un posto tutto suo per dormire: la sua culla o il suo lettino, da sistemare prima accanto al lettone dei genitori e poi in una stanza vicina alla loro. Nel caso però che il bambino, per qualunque motivo: malattie, malesseri momentanei, paure, incubi, apnee notturne, ecc. dovesse avere bisogno dell’intervento rassicurante e protettivo da parte dei genitori, è utile provare a rassicurarlo, stando per qualche momento accanto al suo lettino. Se ciò non dovesse bastare si può tranquillamente accoglierlo nel lettone, in modo tale che si senta più sicuro e protetto, tranne poi a riportarlo nel suo giaciglio, nel momento in cui la crisi sia cessata ed il bambino si sia riaddormentato. Altra eccezione sull’uso del lettone è quando tutta la famiglia vuole stare vicina per ridere e giocare insieme, come durante la mattina dei giorni di festa, nei quali si è liberi dagli impegni e si può oziare tutti insieme.
  8. Se il bambino li richiede, è senza dubbio utile mettere nel suo comodino tutto quello che gli può servire durante la notte: il fazzoletto, la lucetta, il bicchiere con l’acqua, il vasino per la pipì, un giocattolo, un libro da leggere e così via.

Abbiamo detto dell’importanza del sonno per lo sviluppo sereno ed armonico del bambino. Tuttavia anche in questo non bisogna eccedere. Alcuni genitori e familiari, pur di poter essere liberi di espletare le loro faccende o comunque di non doversi occupare del bambino per qualche tempo, fanno di tutto per far dormire il bambino anche quando questi non ne ha alcun bisogno e non ne ha alcuna voglia. Ciò non è affatto utile in quanto rischia di far regredire il piccolo e impedisce tutte quelle esperienze di motricità, linguaggio e socialità, che solo da sveglio egli potrebbe effettuare.

 

Tratto dal libro di Emidio Tribulato "Il bambino e l'ambiente" 

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[1] De Ajuriaguerra J.,  Marcelli D., (1986), Psicopatologia del bambino, Milano, Masson Italia  Editori, p. 73.

[2] De Ajuriaguerra J.,  Marcelli D., (1986), Psicopatologia del bambino, Milano, Masson Italia  Editori, p. 75.

[3] De Ajuriaguerra J.,  Marcelli D., (1986), Psicopatologia del bambino, Milano, Masson Italia  Editori, p. 76.

[4] De Ajuriaguerra J.,  Marcelli D., (1986), Psicopatologia del bambino, Milano, Masson Italia  Editori, p. 77.

De Ajuriaguerra J.,  Marcelli D., (1986), Psicopatologia del bambino, Milano, Masson Italia  Editori.

 

[5] De Ajuriaguerra J.,  Marcelli D., (1986), Psicopatologia del bambino, Milano, Masson Italia  Editori, p. 74.

[6] Oliverio Ferraris A., (2005), Non solo Amore, Firenze, Giunti Demetra, p. 107.

 

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