Racconti chiari e coerenti - Racconti poco chiari o incoerenti

Racconti chiari e coerenti - Racconti poco chiari o incoerenti

Racconti chiari e coerenti - Racconti poco chiari o incoerenti

 

Racconti chiari e coerenti

Thomas, un bambino di otto anni, ci offre un esempio di racconto abbastanza ben organizzato e strutturato.

 

Una partita di calcio

C’era una volta una partita di calcio e giocavano Juventus contro Real Madrid. La Juve ha segnato un super goal di rovesciata, per il Real ha segnato pure un altro goal, successivamente. Erano pari finché Isco ha fatto il secondo goal. Subito dopo Higuain andò nella zona tiro, ma non ci riuscì, gli prese la palla Ronaldo e fece il terzo goal. Passava il tempo ed erano sempre 1 a 3, fino a che, negli ultimi minuti, Ronaldo fece il quarto goal. Infine, il Real Madrid vinse la coppa Champions.

Come si può notare, sia il disegno, che il racconto sono organizzati in maniera chiara e lineare. Tuttavia, disegno e racconto non descrivono gli stessi avvenimenti. Mentre nel disegno egli rappresenta una partita di calcio tra lui e una bambina. Naturalmente è lui che vince. Nel punteggio, o piuttosto voto, lui prende 10 + mentre la sua compagnetta prende 4 ed è bocciata. Il racconto descrive invece, con molti particolari, una partita di calcio tra la Juventus e il Real Madrid, con la vittoria di quest’ultima squadra.

Ci potremmo chiedere come mai non ha descritto la gara con la sua compagnetta che aveva appena disegnato. Il motivo è semplice da comprendere: quella gara non si riferiva al calcio ma alle attività scolastiche, nelle quali lui ottiene o spera di ottenere, un voto migliore rispetto alla sua compagnetta, probabilmente poco amata. 

Lo stesso possiamo ritrovare in Serena una bambina di nove anni.

 

Una piccola spiaggia

C’era una volta una spiaggia, che era piccola. C’erano dei bambini con i loro genitori, che giocavano. Poi i bambini mangiarono, ma prima di mangiare si fecero il bagno. Dopo si fecero di nuovo il bagno. Erano due bambini: un maschio e una femmina. E poi tornarono a casa. Il giorno dopo ritornarono e fecero una cosa nuova: invece di mangiare cibo portato da casa, andarono a mangiare al ristorante.

Sia il disegno che il racconto sono ben organizzati e chiari. Possiamo allora dedurre che i lievi problemi psicologici della bambina non hanno inciso pesantemente sulle sue capacità di gestire ricordi, pensieri e idee.

 Racconti poco chiari o incoerenti

Vi sono, invece, dei racconti nei quali sono presenti degli elementi poco chiari, incomprensibili o poco coerenti tra loro.

Le alterazioni nel racconto sono presenti ogni qualvolta la patologia psichica del minore si presenta in modo particolarmente importante. In questi casi vi è spesso difficoltà, se non proprio incapacità, nel costruire frasi ben strutturate, complete e, soprattutto, coerenti e ben collegate tra loro.

Queste alterazioni sono soprattutto presenti nei soggetti con gravi disturbi autistici. Nei loro racconti possiamo trovare strani e inusuali collegamenti tra le parole e le frasi del loro discorso. Nei casi più gravi questi bambini riescono solo a scrivere o dettare parole e frasi ripetitive, senza alcun collegamento tra loro, se non solo per assonanza.

Ciò è dovuto alle numerose paure e agli intensi stati d’ansia che opprimono e sconvolgono la mente di questi minori i quali, vivendo costantemente in uno stato di notevole paura, sospetto, apprensione e allerta, se non di piena confusione mentale, hanno notevoli difficoltà nel controllare le emozioni interiori e la realtà esterna, così da dare alle parole, alle sensazioni e agli avvenimenti della vita, il giusto peso e il corretto significato. Inoltre, non riuscendo a mettere ordine nei loro pensieri, le loro frasi sono costruite in modo contorto e spezzato, cosicché i loro racconti risultano a volte incomprensibili.

Questo stato confuso e disorganizzato può essere molto breve o può perdurare nel tempo, con conseguente destrutturazione più o meno grave della coscienza stessa.[1]

 L’interpretazione di questi racconti e disegni diventa ancora più ardua. Tuttavia, sia le loro parole che i disegni sono per noi lo stesso preziosi, poiché possono farci comprendere: la gravità della patologia in un determinato momento; la sua evoluzione nel tempo ma anche quali pulsioni ed emozioni sono prevalenti in quel momento nella psiche del soggetto.

Vediamo alcuni esempi: 

Luca, un bambino che si trovava in una famiglia affidataria, a causa di gravi problemi presenti nella famiglia d’origine, presentava numerosi sintomi di disagio psicologico: disturbi nell’orientamento temporale; difficoltà nel linguaggio e nella comunicazione; disturbi del comportamento con iperattività e deficit nelle capacità di attenzione.

 

Una fontana dalla quale sgorgava oro

C’era una volta una fontana che faceva oro. Un giorno tutto il mare è diventato d’oro ed è caduto sulla città. Tutte le persone erano contente, poi sono diventate cattive, hanno rubato l’oro e sono scappati a Parigi. A Parigi hanno rubato tutte le monete, un camion. Poi sono scappati a Roma, hanno rubato un camion, sono scappati, sono andati a Milano ed hanno rubato monete d’oro. Hanno rubato un camion di 1000 metri e 1688 monete. Queste persone erano cinque maschi adulti: Gianluca, Marco, Filippo, Luca e Alberto.

D. Erano sposati?

R. Non erano sposati.

D. Perché rubavano?

R. Rubavano perché erano ladri. Poi sono andati a Palermo, hanno rubato un camion e altre 1688 monete. La polizia non li ha presi perché scappavano sempre.

Nel racconto di Luca, nonostante la trama sia abbastanza comprensibile, possiamo notare non solo una certa ripetitività nei contenuti ma, soprattutto, è evidente la scarsa aderenza alla realtà (C’era una volta una fontana che faceva oro- Hanno rubato un camion di 1000 metri).

Anche il disegno, sebbene sia ben chiaro nella parte sinistra del foglio, è scarsamente comprensibile nella parte destra. Possiamo notare, inoltre, come il colore dell’acqua della fontana dalla quale, a suo dire, doveva sgorgare oro, non abbia proprio il colore giallo che ci si aspetterebbe. 

Filippo, un ragazzo di undici anni che era vissuto in istituto dai due anni fino all’adozione avvenuta quando aveva sei anni, nonostante le terapie alle quali era stato sottoposto, presentava gravi problemi psicologici che si manifestavano con parziale distacco dalla realtà, disturbi del comportamento, ritardo scolastico, enuresi notturna, paure e scarse capacità nell’attenzione; anche l’autostima era notevolmente ridotta.

 

Un orecchio con i peli

C’era una volta un orecchio con i peli, poi è morto, si è fatto male, perché un cane l’ha morso.

 Sono rari i disegni e i racconti che riguardano la storia di un unico particolare del volto. In questo caso il bambino racconta di un orecchio il quale, aggredito dal morso di un cane, muore. Di solito i bambini tendono a vedere l’unicità della persona umana: sia nei disegni, sia nei racconti. Questo tipo di racconto e di disegno conferma la gravità della patologia di Filippo. 

Una donna viziata

C’era una volta una donna viziata di nome Giuseppina e stava a Casapia. Era viziata perché diceva che una volta è andata in giro con le sue amiche e picchiava le bambine piccole. Poi sua sorella Flaviella diceva brutte parole e suo padre non gli ha detto niente, perché era menefreghista e la gente un giorno ha protestato, perché volevano cacciare tutta la famiglia dalla città. Poi c’era un donnaiolo. Poi un giorno c’era una persona molto affettuosa di nome Nino, si faceva in quattro da solo. E quando c’erano gli amici di questa Giusy picchiavano, mandava il suo fidanzato. Poi è intervenuto Nino e li ha picchiati a Giusy e al suo amico.

È evidente come Gabriele, un giovane che soffriva di disturbo dello spettro autistico, abbia difficoltà nel mettere ordine nei suoi pensieri. Le frasi sono costruite in modo poco chiaro e corretto (Era viziata perché diceva che una volta è andata in giro con le sue amiche e picchiava le bambine piccole). Inoltre, in alcuni tratti, il suo discorso si interrompe o non arriva ad alcuna conclusione logica (Poi c’era un donnaiolo. Poi un giorno c’era una persona molto affettuosa di nome Nino, si faceva in quattro da solo).

Nonostante ciò le sue parole sono per noi importanti, poiché ci fanno capire, oltre alla gravità della patologia, il suo intenso bisogno di criticare tutte le persone del suo quartiere che, a suo dire, si comportavano male. Una visione, quindi, sospettosa e giudicante dell’ambiente attorno a lui. 

Quest’altro racconto che vi proponiamo, ricco di notevoli e numerose incongruenze, nasce dalla mente molto turbata di Mario, un bambino di quattro anni e mezzo, il quale manifestava sintomi particolarmente gravi: leccava ogni cosa e diceva frasi strane, come quella di essere un cane. Presentava, inoltre, molte fantasie con contenuti aggressivi e sessuali; soffriva di incubi notturni e lamentava una regressione nel controllo degli sfinteri.

Il dottore si è preso il sole

C’era una volta un dottore che si è preso il sole, poi è andato a casa con il suo amico Francesco. Assieme hanno fatto passeggiare il cane, poi sono andati dalla nonna, che dice di andare dalla mamma, ma non ci vuole andare. Il mio amico Francesco è buono ma sta male; anche la nonna è buona. Il papà è cattivo, perché dà le botte al dottore e io piango. Mi difende la nonna. Il nonno è cattivo, perché dà le botte in testa. La nonna dà schiaffi a papà e a mamma, perché hanno dato botte al dottore e mi chiedono scusa.

Nonostante tutte le sue incongruenze, è facile cogliere in questo racconto, da parte del bambino, una visione molto aggressiva e violenta delle persone che si rapportavano con lui. 

Davide e il cane

È Davide che ha fatto il monello e un cane gli ha tirato un amo nell’occhio. Si è fatto male e gli è uscito tanto sangue. Aveva la pancia rotta. Sua mamma è morta e lui è contento e se ne è andato a ballare.

Anche nel racconto di Riccardo, un bambino di otto anni che presentava disturbi autistici, non è difficile cogliere, oltre le incongruenze, una visione aggressiva nei suoi confronti, da parte del mondo che lo circondava. Anche il legame con la madre appare dalle sue parole come assolutamente inesistente (Sua mamma è morta e lui è contento e se n’è andato a ballare). 

 

 

Davide, un uomo di trentotto anni, anche lui con disturbo dello spettro autistico raccontava:

Davide – Primo racconto

L’albero e il muro

C’era una volta un albero e un muro. L’albero era con le foglie, era piantato sottoterra. L’avevano piantato gli agricoltori. Faceva i fiori; c’erano persone che avevano piantato l’albero e fatto il muro.

D. Perché avevano costruito il muro?

R. Le persone avevano fatto il muro per fare bello l’albero. Erano muratori.

Un giorno l’albero non c’era più e si era appassito e avevano buttato le foglie. Le persone erano tristi perché non c’era più l’albero, mentre il muro c’era ancora.

Se proviamo a interpretare questo strano e insolito racconto di Davide, ci accorgiamo che vi sono alcuni elementi interessanti che ci permettono di scoprire le emozioni, i pensieri e i sentimenti presenti in alcuni soggetti con disturbo dello spettro autistico.

v  Il primo elemento è simbolizzato dall’albero piantato sottoterra. Questa condizione dell’albero che sta sottoterra fa pensare a ciò che avviene quando i piccoli instaurano una chiusura estrema di tipo autistico. Naturalmente quest’albero dapprima è vitale e pieno di fiori, ma poi muore. Che è poi la condizione nella quale si trova il bambino nel momento in cui permane in una condizione di autismo: una morte sociale e relazionale.

v  Il secondo elemento è il muro costruito dalle persone (per fare bello l’albero), quindi messo lì come a proteggerlo da elementi negativi. Questa condizione somiglia molto a ciò che succede ai bambini con disturbi autistici, nei quali il loro Io (l’albero ben vitale che faceva fiori) gradualmente tende a deperire e morire, mentre le difese che erano state erette (il muro) rimangono ben salde.

v  Il terzo elemento è altrettanto interessante: la tristezza (Le persone erano tristi perché non c’era più l’albero). Questa tristezza è in fondo quella che ritroviamo nei genitori e nelle persone che si relazionano con questi bambini, ma è anche quella che troviamo nello stesso bambino che si scopre isolato ed escluso dalla società civile e da quella condizione psicologica che procura agli esseri umani sviluppo, crescita, vitalità e gioia.

L’albero disegnato da Davide non ha radici, per cui non ha stabilità e potrebbe cadere da un momento all’altro. Questo ci suggerisce la presenza in quest’uomo di una notevole instabilità e fragilità emotiva.  La chioma, molto piccola, ci indica la sua notevole difficoltà nell’integrarsi nell’ambito sociale. Il disegno del muro, dal quale nascono delle ciliegie, ci conferma la presenza di una notevole confusione presente nella mente del giovane.  

Davide - Secondo racconto.

Un albero nel cielo

C’era una volta un albero, con le piantine e con i fiori; stava nel cielo, perché era fiorito. Il muro stava sottoterra, poi sempre sottoterra c’erano i fiori e le margherite. Un giorno successe che l’albero è sfiorito e poi non c’era più, perché si era appassito, in quanto si staccavano i rami. Insieme all’albero c’erano altri alberi fioriti, che erano anche loro appassiti, e poi successe che non c’era più l’albero. E basta!

Sul piano del pensiero questi due racconti di Davide rivelano sicuramente la scarsa coerenza presente nella sua mente: l’albero e il muro nel primo racconto stanno sottoterra, mentre nel secondo racconto l’albero è nel cielo perché è fiorito, mentre il muro è sottoterra insieme ai fiori e alle margherite! Per non parlare della presenza di un muro con le ciliegie, che poi appassisce!

In entrambi i racconti è evidente la presenza della chiusura autistica: il muro, l’albero i fiori e le margherite che stanno sottoterra. Altrettanto evidente e preminente è la tristezza: è autunno, c’è freddo, non ci sono persone o animali; ogni cosa, anche se inizialmente è bella e vitale, perché piena di fiori, subito dopo appassisce, diventa secca, fino a scomparire. 

Un altro esempio di racconto poco coerente lo troviamo in Giulia, una bambina di quasi cinque anni.

Giulia – Primo racconto

Un cane va a vedere la partita

Un giorno il cane era andato a vedere una partita, ma uno l’ha fermato. La foca era al mare e il coniglio era nel bosco. Il coniglietto va a cercare la foca e gli dice: “Tu eri andato a Gioia”. E lui risponde: “Tu eri andato a Colla”. Un giorno il cane va a vedere la partita. Il padre gli ha detto di non andare. Un giorno l’amico dell’orso è andato alla partita, ma l’ha lasciato indietro. Una mamma aveva una bimba, era cresciuta, gli ha fatto il bagnetto. Un’altra mamma l’ha fatta mettere a letto. Dormiva sempre.

 La stessa bambina fece un altro racconto ancora più confuso e scarsamente organizzato.

Giulia – Secondo racconto

Una barca d’argento

Un giorno un monopattino andò con la sua barca d’argento e s’imbarcò. Dopo un giro ritornò a casa e ritornò a giocare insieme alle campanelline. Ma un giorno il cappello malvagio di cristallo fece navigare a Los Angeles. Agitò la sua sfera e navigò fino a quando si sono imbarcati. C’era un piccolo problema: la neve era troppo forte. Ha deciso di farlo scomparire tuffandosi nel mare. Suonava una chitarra preziosissima. E la neve continuò a cadere. Suonò forte. Provò e provò e la neve scomparve. Il povero cappello scomparì e le campanelle suonarono. 

Ancora un racconto poco coerente lo abbiamo registrato da Vincenzo, un bambino di sette anni con disturbi autistici. La confusa realtà interiore presente nella sua mente si trasferiva anche nei suoi disegni.

 

Un palo a Messina Centro

C’era una volta un palo. Si trovava a Messina Centro. L’aveva messo un signore. Il palo era alto, con la lampadina piccola. Vicino al palo è successo che (qualcuno) ha preso a calci il palo e non è caduto. Lo stesso mese che è nato il mondo è nato il palo. Si metteva a sparare le bombette sul palo, ma esso è rimasto intatto. Il palo vedeva tutto ciò che succedeva. Le persone che passavano lo vedevano bello e lo volevano disegnare.

Questo bambino, affetto da disturbo dello spettro autistico, descrive in modo confuso la storia di un palo (Vicino al palo è successo che (qualcuno) ha preso a calci il palo e non è caduto. Lo stesso mese che è nato il mondo è nato il palo. Si metteva a sparare le bombette sul palo, ma esso è rimasto intatto. Il palo vedeva tutto ciò che succedeva).

Questo bambino che era affascinato dai pali, anche nel disegno esprime le emozioni e i pensieri presenti nel suo animo in quel momento, ma lo fa in modo confuso e ripetitivo: tanti pali, piegati in vari modi, tante frecce. Da notare che, mentre nel racconto vi sono delle persone che prendono a calci il palo o vi sparano sopra le bombette, nel disegno  queste persone sono assenti, forse a causa della sfiducia che egli provava nei loro confronti. 

 

Tratto dal libro di Emidio Tribulato: "I bambini raccontano - Interpretazione

dei racconti infantili".

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