Racconti riguardanti la terapia e i terapeuti

Racconti riguardanti la terapia e i terapeuti

 

 

A volte possiamo ritrovare nei disegni e nei racconti dei minori qualche accenno alla terapia che effettuano e agli specialisti con i quali entrano in rapporto. Nei loro disegni e commenti, a volte affettuosi, altre volte pungenti e ironici, spesso sono presenti i nomi degli stessi terapeuti.

 

 

In alcuni casi come quello della giraffa disegnata da Federica, si tratta di regali che sono offerti ai terapeuti. In altri casi, come nel disegno sovrastante, mediante il disegno la piccola Katia dà la sua valutazione sia sullo scopo, sia sull’efficacia della terapia. In questo disegno la bambina, mediante i quattro cuori, uno per ogni specialista, vede la terapia come un gesto d’amore nei suoi confronti. Ed è questo amore che riesce ad allontanare le fosche nuvole. Katia, mediante questo disegno, ci vuole comunicare anche qualcosa di più: la terapia è certamente riuscita a scacciare la sofferenza maggiore (i nuvoloni che stanno in basso), tuttavia rimangono ancora dei problemi psicologici nel suo animo (la piccola nuvoletta vicina ai cuori).

 

 

Tre specialisti per curare Gianluca

C’era una volta un ragazzino di nome Gianluca. Era discolo. Però faceva di tutto per cambiare carattere. Ogni giorno ci provava ma non ci riusciva mai. Era proprio fatto così. I suoi genitori lo mandarono da uno specialista e lui (lo specialista) disse loro che nel giro di qualche giorno gli avrebbe fatto cambiare carattere. Questo specialista fallì nella sua impresa. La stessa cosa fu con un altro. Però questa volta andarono in città grosse e conosciute. Anche quest’altro fallì. Però disse che non c’era la forza di volontà di Gianluca.

Allora andarono da un altro, dicendo a Gianluca di mettercela tutta. Questo ci riuscì. Però i genitori, che in un primo momento avevano giudicato male il secondo specialista, perché aveva detto che ci voleva forza di volontà, era quello che i genitori volevano sentirsi dire, al terzo non gli diedero niente, mentre al secondo lo ringraziarono. Così Gianluca cambiò carattere.

Ivan invece racconta, in modo critico verso i suoi genitori, i vari incontri con gli specialisti che avevano cercato di curarlo. Intanto riprende dai genitori il giudizio su sé stesso (C’era una volta un ragazzino di nome Gianluca. Era discolo). Egli vorrebbe modificare il suo comportamento “discolo”, ma comprende pure che utilizzando la sua volontà non poteva riuscire a fare ciò (Però faceva di tutto per cambiare carattere. Ogni giorno ci provava ma non ci riusciva mai. Era proprio fatto così).

Il parere sul primo specialista è netto: non riesce a modificare i suoi comportamenti problematici (I suoi genitori lo mandarono da uno specialista e lui (lo specialista) disse loro che nel giro di qualche giorno gli avrebbe fatto cambiare carattere. Questo specialista fallì nella sua impresa). Ma anche il secondo specialista, di un’importante città, non riesce nel suo intento (Anche quest’altro fallì. Però disse che non c’era la forza di volontà di Gianluca). Vi riesce il terzo.

Sono interessanti in questo racconto le varie osservazioni che il bambino fa su sé stesso e sui suoi genitori. Egli accetta di essere un bambino discolo, accetta la necessità di modificare i suoi comportamenti problematici, ma comprende bene che ciò non dipende soltanto dalla sua volontà. Cosa che invece vogliono credere i suoi genitori e il secondo specialista.

Spesso, quando sono presenti dei problemi psicologici, si vorrebbe fare affidamento solo sulla volontà del minore. Purtroppo, molto spesso, la cosiddetta “buona volontà del bambino” non è affatto sufficiente, quando le problematiche psicologiche sono di una certa gravità.  Ci vuole ben altro: è necessario che l’ambiente, nel quale il minore vive, si adegui pienamente alle necessità affettivo-relazionali del minore e non viceversa.

È necessario quindi che, soprattutto i genitori, cambino il tipo di relazione che avevano con il figlio con un altro più efficace. Purtroppo, da parte dei genitori e familiari non sempre è compresa e accettata la necessità di mettersi in gioco direttamente nella costruzione di una relazione adeguata.  È molto più facile pretendere che siano i bambini da soli, o mediante l’aiuto degli specialisti, a impegnarsi ad attuare dei positivi cambiamenti.  

Il disegno che accompagna il racconto, nel quale una grossa nuvola nera copre buona parte della luce e del calore del sole, evidenzia molto bene l’ambiente triste, freddo e difficile nel quale viveva il bambino. Da ciò si può comprendere molto bene che soltanto quando questa grossa nuvola nera presente nel suo ambiente[1] sarà scomparsa, si potrà ottenere, come in realtà avvenne, un miglioramento delle condizioni psichiche di Gianluca.

Un vecchio medico come amico

C’era una volta un vecchio cellulare di nome Doc. Aveva problemi ad accendersi perché la batteria era malandata. Un ragazzo di venti - venticinque anni lo trovò ed iniziò a ripararlo e poi iniziò a programmarlo. Solo che poi il ragazzo scordò dove lo aveva messo. Non lo trovò, ma alla fine lo trovò, ma non era più funzionante, perché la carica era finita. Visto che era l’ultimo telefono al mondo di quel tipo e tutti i caricabatteria erano distrutti, ad un certo punto ricordò ciò che gli aveva insegnato un suo caro amico, prima di essere esiliato, ovvero, che poteva recuperare cpu e ram da un altro telefono. Quel telefono si risvegliò ed era più veloce e disse: “Cosa mi hai fatto?›› e lui: “Ti ho modificato per salvarti la vita”. Ed il telefono rispose: “Grazie mille, finalmente”. E vissero per sempre felici e contenti.

Il rapporto dei bambini con il personale che ha cura di loro, può essere più o meno buono, intenso e dialogico.

Nel caso di bambini con sintomi di autismo si tende a pensare che questi siano distanti e freddi con le persone che li seguono. Ciò è possibile che avvenga quando il soggetto è particolarmente grave o all’inizio della relazione bambino - operatore. Tuttavia, quando il rapporto tra il minore e il terapeuta diventa ricco, intenso e profondo, anche questi bambini molto disturbati si legano intensamente alle persone che li seguono, tanto che riescono a manifestare, verso chi si adopera per capirli, accettarli e aiutarli, notevole attenzione, affetto, gratitudine e rispetto.

L’interpretazione di questo racconto non è difficile. Il ragazzo avverte il vecchio medico che lo segue come una delle poche persone che lo comprendono e lo mettono a proprio agio. Pertanto, per lui questa persona è diventata importante, tanto importante che egli vorrebbe ringiovanirla, così come si potrebbe fare con un vecchio cellulare, aggiornando le sue componenti essenziali, per poter continuare a vivere insieme “felici e contenti”.

 

 

Una piacevole terapia

C’era una volta una terapia ed era molto simpatica, perché certe volte le dottoresse mi facevano ridere e allora un giorno sono andata a terapia. Quando sono arrivata ho giocato a moscacieca con due dottoresse di nome Anita e Martina, poi il dottore mi ha chiamato e ho fatto il ritratto di una dottoressa che si chiama Cristina. In terapia c’era anche una dottoressa insieme a Cristina che si chiama Giulia. Ho fatto “Ambarabà ciccì coccò” per scegliere a chi fare il ritratto ed è uscita Giulia, quindi ho fatto il ritratto a Cristina. Quindi ora sto raccontando questa storia che è molto bella.

Anche nel racconto di Katia è presente gioia e piacere per la terapia che effettua, nonché gratitudine verso le terapiste, che non solo comprendono i suoi bisogni ma li sanno affrontare mediante il sorriso, lo scherzo, i giochi e altre attività piacevoli. Da notare come la bambina, in preda all’ansia e alle paure confonda i nomi (Ho fatto “Ambarabà ciccì occò” per scegliere a chi fare il ritratto ed è uscita Giulia, quindi ho fatto il ritratto a Cristina).



[1] Tribulato E. (2017), Il bambino e l’ambiente, Messina, Centro Studi Logos.

Tratto dal libro di Emidio Tribulato: "I bambini raccontano - Interpretazione

dei racconti infantili".


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