Lo sviluppo dell'identità di genere

Lo sviluppo dell'identità di genere

 

Dr. Emidio Tribulato

 L’identità di genere è il vissuto che la persona ha di sé come maschio o come femmina. Quando l’individuo avverte una costante, chiara e netta consapevolezza di appartenere ad uno specifico genere sessuale, per cui può dire a se stesso e agli altri: “Io sono maschio”.  Oppure “Io sono femmina”,  noi diciamo che la sua identità sessuale è chiaramente ben definita. Al contrario quando la persona, qualunque siano le sue scelte sessuali, qualunque siano le sue caratteristiche anatomiche, non riesce a collocarsi in un sesso specifico noi diciamo che non ha una chiara identità sessuale.

L’identità sessuale va quindi nettamente distinta dal ruolo sessuale che è dato dal comportamento che l’individuo attua esprimendo le sue caratteristiche sessuali.

   

 Pertanto, come nel caso dell’omosessualità, si può avere un’identità correttamente aderente alle proprie caratteristiche anatomiche, ma al tempo stesso possono essere presenti dei comportamenti e delle scelte sessuali caratteristiche del sesso opposto.

Cosa concorre all’identità di genere?

Gli elementi che concorrono a rendere chiara, concreta e stabile l’identità di genere sono numerosi e si attivano durante tutta la vita dell’individuo. 

L’essere umano diventa maschio o femmina attraverso una lunga e complessa strada. Una strada che inizia dal ventre materno, più precisamente dall’incontro dello spermatozoo del padre con l’ovulo materno, continua poi durante la gestazione fino e oltre la fase puberale.

Gli apporti genetici

Il primo sostanziale apporto è dato dai geni. Se uno degli ovuli materni, che sono portatori sempre di cromosomi X, incontra uno spermatozoo  paterno X l’embrione sarà indirizzato verso il sesso femminile.

Se invece l’ovulo materno, che è sempre portatore di cromosomi X, incontrerà uno spermatozoo con corredo cromosomico Y, l’embrione tenderà a diventare un maschio.

Abbiamo detto tenderà, perché la strada per la completa differenziazione sessuale è lunga e complessa. Basta una qualunque alterazione ormonale, fisica, educativa o psicologica perché questa differenziazione non avvenga, resti incompleta o si alteri. Altri elementi, come gli apporti ormonali specifici, si aggiungeranno, infatti, ben presto e accompagneranno ogni individuo durante tutta la vita. Questi apporti ormonali specifici saranno, a loro volta, completati dagli elementi educativi e psicologici.

Gli apporti ormonali

Prima della nascita.

Per quanto riguarda gli apporti ormonali, questi già si attivano nella fase embrionale. Se l’embrione è portatore di cromosomi maschili XY, questi cromosomi stimoleranno la formazione della proteina HY. Questa proteina, a sua volta, avrà il compito di indirizzare la formazione del testicolo primitivo il quale, pur non producendo ancora spermatozoi, è capace di produrre ormoni maschili come il testosterone. Questo ormone maschile diffondendosi in tutto il corpo e collegandosi ai vari recettori: genitali – ossei – muscolari – cerebrali ecc., cercherà di indirizzare tutti gli organi verso il genere maschile. Anche il cervello subirà l’effetto ormonale per cui sarà mascolinizzato.

 

 

 

 

 

 

 

 

  Nel contempo lo stesso ormone lancerà un messaggio che tenderà a inibire la formazione degli organi interni ed esterni caratteristici del sesso femminile. Qualcosa di simile avverrà per  i cromosomi femminili XX i quali stimoleranno la formazione delle ovaie primitive, dalle quali sarà riversato in tutto il corpo l’estradiolo con il compito di indirizzare la formazione delle ovaie, dell’utero, delle tube, della vagina ma anche di femminilizzare il cervello e gli altri organi e apparati interni ed esterni.

  

 

 

 

Sappiamo però che gli ormoni sono solo dei messaggeri. E, come tutti i messaggeri, hanno un compito ingrato che può anche fallire in modo parziale o totale, per cui: il messaggio può non essere sufficiente e chiaro già in partenza; può non arrivare in tempo; può non essere accettato in uno o più organi ed apparati; può, pur essendo stato accettato, non essere interpretato ed eseguito correttamente. Ciò comporta che alcuni organi possono indirizzarsi in maniera coerente con il messaggio mentre altri possono, per motivi vari, non farlo. Si possono avere allora degli organi genitali maschili in un cervello femminile o al contrario un cervello maschile  in concomitanza con organi genitali interni ed esterni di tipo femminile. Come vi possono essere dei cromosomi di un sesso e organi genitali del sesso opposto. Infatti 1/20.000 maschi nasce con cromosomi sessuali femminili (XX). 1/100.000 femmine nasce con cromosomi sessuali maschili (XY). In 1/30.000 nascite vi è un individuo con cromosoma XX e genitali interni sia maschili che femminili. Inoltre 1/700 maschi ha un cromosoma XXY. Queste eccezioni ci confermano che la formazione di un essere umano, maschio o femmina che sia, è molto più complessa di quanto noi non pensiamo.

Dopo la nascita.

Dopo la nascita gli apporti ormonali continueranno ad esercitare la loro funzione durante tutta la vita dell’individuo. Per l’uomo saranno fondamentali gli ormoni provenienti dai testicoli, dalla prostata, dai surreni, dall’ipofisi. Per la donna saranno importanti gli ormoni provenienti dalle ovaie, dai surreni e dall’ipofisi.

 

 

Per quanto riguarda la pubertà questa, dal punto di vista ormonale, è una tappa fondamentale. Basti pensare che il peso dei testicoli che è di appena 2 grammi nel bambino aumenta a venti anni fino a 12 grammi, per arrivare a 34 grammi nell’adulto. Ciò comporta quella doccia ormonale che tende tra l’altro a stabilizzare e completare l’identità sessuale degli adolescenti. Notevoli modificazioni fisiologiche si hanno nella donna nella menopausa a causa del notevole calo degli estrogeni, della scomparsa della produzione ciclica di progesterone e dell’aumento delle gonadotropine FSH e LH. Nell’uomo con l’avanzare dell’età, il calo del testosterone è lieve ( solo dello 0,5% l’anno) ma costante. Da non dimenticare inoltre che variazioni del quadro ormonale si possono avere in seguito a malattie ed interventi chirurgici.

L’inquinamento ormonale.

 

 

 Purtroppo, a causa del notevole inquinamento ormonale presente nelle società più ricche, a questi ormoni provenienti dall’interno del nostro corpo (endogeni), bisogna aggiungere l’incidenza perturbatrice delle sostanze ormonali assunti dall’esterno (esogeni). Ogni giorno con i farmaci, con l’acqua, con le carni e con il latte, senza volerlo e senza saperlo assumiamo sostanze ormonali o che hanno funzione di stimolo ormonale che incidono negativamente sia sullo sviluppo dell’embrione e poi del feto, sia sul normale assetto ormonale del bambino, dell’adolescente e poi del giovane e dell’adulto.

Anche gli stili di vita, ad esempio attività sportive o lavorative poco idonee al genere femminile o maschile concorrono a modificare in senso femminile o maschile la normale fisiologia ormonale dell’individuo.

Le esperienze educative, psicoaffettive e relazionali

Alle componenti genetiche, anatomiche e ormonali si aggiungeranno nello sviluppo della sessualità e dell’identità di genere, le esperienze psicologiche, ambientali e gli atteggiamenti educativi che i genitori e gli educatori porranno in essere nel rapporto con il bambino. Sono importanti: l’accoglienza, l’accettazione, la valorizzazione, l’educazione.

Accoglienza e accettazione.

L’accoglienza e l’accettazione di un figlio dovrebbero prescindere dal sesso. I genitori, ma anche tutte le persone che formano l’ambiente familiare ed amicale che circonda il bambino, dopo lo splendido momento dell’incontro, dovrebbero con gioia accettarlo e valorizzarlo per le sue caratteristiche umane e personali, attivandosi solo per migliorarle, senza preferenze e senza idee di superiorità o inferiorità di un sesso rispetto all’altro.

Spesse volte invece, la realtà sessuale di un figlio è avvertita in modo diverso sia per motivi ideologici, che per cause economiche o per tradizioni locali. A volte, anche solo per motivazioni personali, vi è una maggiore accoglienza di un figlio maschio rispetto ad una femmina o viceversa. Ciò chiaramente può alterare il primitivo rapporto genitore-figlio ma può avere anche degli sviluppi negativi sulla sua identità sessuale, per tale motivo se, ad esempio, i genitori sono felici del fatto che il figlio sia maschio e valorizzano e stimolano le sue caratteristiche sessuali, l’identità ed il ruolo di genere avranno un valido supporto e complemento, se, al contrario quel bambino troverà un genitore che desiderava ardentemente un figlio di sesso opposto, lo stimolo ed il supporto verso una corretta identità sessuale sarà modesto.

Valorizzazione delle caratteristiche sessuali specifiche

Vi possono essere inoltre, dei genitori o degli atteggiamenti sociali che tendono a valorizzare e stimolare le differenze sessuali ed altri che, come avviene spesso oggi nella nostra società occidentale, tendono, mediante l’educazione, a sminuire e sfumare le differenze sessuali, in modo tale che di fronte alle scelte di vita vi sia un atteggiamento simile. 

Negli ultimi decenni è andata sempre più diffondendosi l’idea che le differenze d’atteggiamento e comportamento sessuale non siano utili alla società, giacché questa, specie nel campo lavorativo, richiede uguali prestazioni ad uomini e donne. Queste ultime d’altronde, volendo e sognando di conquistare gli ultimi baluardi di attività lavorative che una volta erano appannaggio maschile, come la difesa, la polizia o le attività imprenditoriali, fanno di tutto per incrementare le capacità muscolari e gli atteggiamenti aggressivi propri dei maschi.

Ma anche i rapporti tra i sessi sono visti più facili e meno problematici se tra loro non sono evidenti elementi di differenza sessuale. Ragazzi e ragazze, secondo queste teorie fraternizzerebbero più facilmente avendo non solo indumenti, linguaggio e comportamenti simili, ma anche vissuti comuni nei confronti di se stessi, della politica, dell’ambiente, dell’amore, del sesso.

Da ciò discende tutta una serie d’atteggiamenti e comportamenti dei genitori e degli educatori, tendenti a sminuire e svalutare le caratteristiche che tradizionalmente sono tipiche del proprio sesso, mentre d’altra parte è vista come importante conquista ed arricchimento l’appropriarsi di caratteristiche del sesso opposto.

I modelli educativi tendono, inoltre, ad accentuare la vicinanza sessuale: “E’ meglio che femminucce e maschietti stiano assieme il più possibile per capirsi ed intendersi meglio.” Tendono a dare gli stessi stimoli: “E’ meglio che utilizzino gli stessi giocattoli, gli stessi giochi e lo stesso linguaggio; svolgano le stesse materie scolastiche; facciano attività di tempo libero uguali.”

Vi è, inoltre, attualmente la tendenza a frustrare le caratteristiche salienti legate alle differenze sessuali “Non essere maschilista”, è l’accusa più facilmente rivolta ai maschietti esuberanti; “Non comportarti come una femminuccia”, è l’accusa rivolta alle bambine che esprimono con il pianto le loro emozioni.

La frequenza e la presenza attiva con dei genitori e degli educatori di entrambi i sessi.

Questo concetto dovrebbe essere scontato. Un bambino e una bambina per una corretta identità sessuale hanno la necessità di avere accanto a sé due genitori di sesso diverso così come hanno bisogno di rapportarsi con educatori di sesso diverso.

I genitori, ma anche gli altri adulti significativi come gli insegnanti, hanno infatti lo specifico  compito di aiutare lo sviluppo di una corretta identità e ruolo sessuale nei minori,

Per LIDZ: “Il mantenimento del corretto ruolo sessuale da parte dei genitori nel corso della loro unione ha un’importanza decisiva nel guidare il fanciullo a svilupparsi positivamente come uomo o come donna”;[1] se questo manca per cui i ruoli risultano confusi, sfumati o peggio ribaltati, il fanciullo mancherà di un modello valido di riferimento.

Gli stimoli specifici.

Oltre a proporre il proprio corretto stile di vita maschile o femminile, i genitori si dovranno impegnare nel dare ai figli stimoli specifici per meglio indirizzare l’identità e i ruoli sessuali. Questo compito la madre svolge già prima che il bambino nasca, preparando il corredino più adatto ma, soprattutto, preparando, nel proprio intimo, quegli atteggiamenti e quei comportamenti più idonei ad aiutare e rendere concreta una corretta identità e ruolo sessuale.

Questa preparazione interiore oggi è resa più facile dalla conoscenza prematura del sesso, ma anche quando ciò non era possibile, i genitori predisponevano il loro animo ad aiutare la natura nella definizione di una corretta identità. La scelta dei colori, nella nostra società occidentale: rosa per le femminucce e azzurro per i maschietti; la scelta delle fogge del vestiario: vestitini, pizzi, merletti per le femminucce, vestiti più sobri e pantaloncini per i maschietti, avevano e hanno lo scopo di far individuare facilmente il rispettivo sesso in una fase dello sviluppo nella quale i due sessi potrebbero confondersi.

E’ un messaggio per il neonato e successivamente per il bambino, ma è anche un messaggio per la comunità dei parenti e amici. Come dire e chiedere a tutti: “Mi raccomando, trattate questo bambino come femmina o, al contrario. come maschio.”

Noi siamo ciò che portiamo dentro il nostro corpo, noi siamo ciò che portiamo nella nostra mente e nel nostro cuore, ma noi siamo anche come gli altri ci vedono e come noi ci vediamo.

Se avere degli organi genitali di un determinato sesso contribuisce notevolmente allo sviluppo di una corretta identità sessuale, altrettanto importante è l’immagine che gli altri hanno di noi. Pertanto il nome, i vestitini, i colori, sono messaggi di identificazione per sé stessi e per gli altri, affinché si costruisca un vissuto interiore coerente e quindi ci si comporti di conseguenza e vada in porto, in modo corretto, il progetto di differenziazione sessuale già presente nei geni fin dal concepimento.

L’educazione.

Questo impegno per una corretta differenziazione sessuale continua mediante gli atteggiamenti ed i comportamenti familiari.

Entrambi i genitori ma soprattutto la madre si dedicheranno ad educare e sviluppare nelle femminucce un’intensa sensibilità, una calda emotività, atteggiamenti comprensivi, dolci e teneri. Si impegneranno a sviluppare nelle figlie ottime capacità nella cura e nella comunicazione, sia verbale, sia non verbale. Un linguaggio per ascoltare. Un linguaggio per capire e rispondere adeguatamente ai bisogni più immediati ed istintivi. Qualità queste indispensabili per capire, amare e accudire i bambini piccoli, ma anche i ragazzi e i giovani adolescenti.

L’attività di differenziazione continuerà, giorno dopo giorno, mediante una serie di messaggi ed elementi culturali propri dello stile femminile. Uno stile che si evidenzierà nel modo di vestire, nel modo di relazionarsi con le altre donne e con gli altri uomini, con i vicini, con la rete parentale ed affettiva.

Uno stile che mette al primo posto i valori della famiglia, dei sentimenti e il mondo affettivo relazionale.

Nel contempo, entrambi i genitori ma soprattutto il padre si impegneranno per rendere chiara e definita l’identità ed il ruolo sessuale maschile valorizzando e stimolando varie funzioni.

Intanto una motilità più agile, impetuosa e forte. Il massimo della coerenza nelle azioni. La linearità e la determinazione nelle decisioni. Il coraggio e la sicurezza nell’affrontare i pericoli ed i compiti che si dovessero presentare. Il piacere nella cura e protezione delle donne e dei bambini. L’uso di un linguaggio più asciutto e scarno che vada dritto al nocciolo del problema. Un controllo dell’emotività, affinché le decisioni e le scelte di vita non siano influenzate eccessivamente dalle emozioni e dai sentimenti del momento. Stimoli all’avventura e all’azione. Stimoli ad osare per raggiungere obiettivi sempre più avanzati e importanti per il bene familiare e sociale.

Nello stile maschile che entrambi i genitori comunicheranno al figlio vi saranno inoltre: la necessità della sobrietà negli indumenti, nel cibo, nell’uso degli oggetti; l’importanza di uno spiccato senso dell’onore, per evitare di essere banderuola e voltagabbana nei confronti della propria famiglia e della società; stimoli ad una visione molto ampia della realtà interna ed esterna che tenga conto non solo della situazione attuale ma valuti correttamente le indicazioni del passato e i possibili sviluppi futuri.

I genitori hanno quindi il compito di dare ad entrambi i figli quei vissuti ed esperienze specifiche di cui sono portatori.

Se tutta la vita relazionale tra i genitori ed i figli dovrebbe essere attenta allo sviluppo di una corretta identità sessuale, vi sono dei momenti particolarmente importanti che la psicologia ha individuato: i primi due - tre anni di vita, la fase edipica, l’adolescenza.

La fase edipica.

Nella fase edipica che inizia verso i tre - quattro anni, si sviluppa quell’amore e quella preferenza verso il genitore di sesso opposto che Freud chiamò amore edipico. Un amore vero, reale, anche se vissuto in un contesto molto diverso: più protetto, meno intenso e coinvolgente, rispetto a quello che sarà vissuto da adulto.

Un amore esclusivo, un amore geloso, un amore possessivo, un amore seduttivo verso il genitore dell’altro sesso. Questo sentimento sarà una palestra protetta e sicura per imparare a gestire le future emozioni, come quelle date dall’innamoramento ed i futuri intensi ed esclusivi sentimenti affettivi, ma sarà anche uno strumento per migliorare l’identità sessuale. Dirà la bambina: “Se papà è un uomo e io sono una donna, per farmi amare da papà dovrò cercare di essere come la mamma”. Introiterà allora, così, tutte le caratteristiche femminili della madre, la sua dolcezza, la sua tenerezza, le sue capacità di donare e curare i più piccoli, i suoi modi per ottenere quanto desiderato attraverso atteggiamenti non diretti ecc.. Al contrario avverrà per il maschietto.

Affinché “l’amore edipico” svolga correttamente il proprio compito sono, però, necessarie alcune condizioni: vi devono essere due genitori di sesso opposto, che vivano con pienezza e rispetto reciproco il loro ruolo ed il loro rapporto d’amore, ma anche due genitori presenti ed attivi nell’educazione e nel dialogo con i figli.

Le amicizie ed i rapporti sociali.

Anche le amicizie ed i rapporti sociali sono importanti. Mentre le amicizie nell’ambito dello stesso sesso migliorano l’identità sessuale, attraverso lo scambio e la comunicazione di sentimenti, pensieri, sogni, esperienze con il gruppo dei pari, le amicizie con il sesso opposto permettono di capire meglio gli elementi caratteristici dell’altro sesso e quindi preparano all’intesa e all’incontro amoroso. Pur essendo utili entrambi, nel periodo dell’infanzia e della fanciullezza sono da favorire nettamente le prime, perché è da una buona e corretta identità sessuale che può nascere la possibilità di una migliore intesa. L’eccessiva frequenza con il sesso opposto, così come avviene oggi nella nostra società, sia a livello scolastico sia durante il tempo libero, rischia di confondere il corretto sviluppo dell’identità sessuale, toglie mistero e incanto all’incontro, mentre nel contempo banalizza i rapporti con l’altro sesso.

La scuola.

Anche la scuola dovrebbe contribuire alla costruzione di una corretta identità valorizzando le singole peculiarità di genere nell’ambito della formazione degli alunni e non, come avviene oggi, livellando gli apprendimenti. Il programmare e poi attuare stili educativi come se l’umanità fosse caratterizzata da un unico sesso, costringe, limita e soffoca le caratteristiche specifiche, con notevole danno per la donna e per l’uomo che si stanno formando. Se a questo si aggiunge la netta e prevalente presenza di insegnanti donne il contributo della scuola per il corretto raggiungimento dell’identità sessuale non solo si azzera, ma rischia di essere di segno negativo sia per i maschietti che per le femminucce.

Sappiamo infatti che l’identità sessuale non è qualcosa di fermamente e definitivamente concluso, né al momento della nascita, né dopo i primi anni di esistenza; essa ha bisogno in ogni fase della vita di continui, incessanti apporti. In caso contrario può confondersi o deviare in qualunque momento.

L’importanza di una corretta identità sessuale.

A questo punto dobbiamo chiederci se all’individuo, alla famiglia e alla società sia più utile e funzionale una differenziazione sessuale importante e sostanziale, oppure no.

Per quanto riguarda l’individuo quando l’identità non è chiara e definita ritroviamo spesso insoddisfazione, ansia, depressione, in quanto come dice LIDZ: “La sicurezza della propria identità sessuale è un fattore d’importanza fondamentale per conseguire una stabile identità delI’Io. Fra tutti i fattori che contribuiscono a formare le caratteristiche della personalità, il sesso è il più decisivo. Le incertezze e le insoddisfazioni relative alla propria identità sessuale possono contribuire all’eziologia di molte nevrosi, deficienze del carattere e perversioni.”[2] E DI PIETRO aggiunge: “In chiave antropologica la sessualità è propriamente una condizione di esistenza; infatti, prima ancora di essere funzione procreativa e pulsionale profonda, essa è dimensione strutturale della persona che segna in profondità tutta l’esperienza e l’autocoscienza dell’individuo...”[3]

Ciò nasce dal fatto che in questi casi nell’Io albergano emozioni e sentimenti diversi ed, a volte, contrastanti. L’Io si ritrova spesso diviso tra pulsioni non omogenee, tra modi di comportamento, tra scelte e doveri diversi e antitetici; da ciò ansia e confusione. Se una donna avverte che la femminilità che sgorga spontanea dal suo animo e che le appartiene è accettata dagli altri e dalla società, può liberamente manifestare la sua accentuata sensibilità, il suo senso di fragilità, il suo bisogno di tenerezza e di sicurezza, mentre nel frattempo può offrire accoglienza, cura e disponibilità, senza porsi alcun problema, sicura dell’accettazione e della valorizzazione degli altri.  Se al contrario questo suo sentire e di conseguenza questo suo approccio alla relazione le è proibito, ridicolizzato, messo in dubbio o criticato, le verrà difficile e spesso penoso ogni atteggiamento, ogni scelta, ogni gesto.

Lo stesso dicasi per il maschio. Se il suo essere forte, coraggioso, lineare, coerente, deciso, sicuro di se, è apprezzato, valorizzato, accettato e accolto dalla società, egli potrà viverlo pienamente e manifestarlo senza problemi, senza tentennamenti, senza dubbi, senza rimpianti. Se al contrario il suo sentire è colpevolizzato, svilito, criticato, limitato, c’è il rischio che in lui venga a crearsi  un senso di colpa, d’impotenza, di frustrazione. Vi è soprattutto il rischio che il suo atteggiamento oscilli continuamente da un estremo all’altro senza riuscire ad avere quella stabilità necessaria per un buon equilibrio psichico e per un buon rapporto interpersonale.

Anche l’approccio verso l’altro sesso è notevolmente compromesso se il modo di rapportarsi è simile o confuso. Se la sensibilità, la fragilità, la dolcezza, la capacità di tenerezze e cure, più squisitamente femminili sono accolte, valorizzate e controbilanciate dalla forza, dalla decisione, dalla linearità del maschio, le possibilità d’intesa, d’unione, di dialogo, di complicità sono notevolmente maggiori, rispetto ad una situazione in cui nella relazione vengono ad essere portate caratteristiche similari.

I deficit sull’identità sessuale influenzano inoltre la fertilità, poiché il grado di fertilità è influenzato dal modo di sentire e vivere il proprio essere sessuato.

C’è poi un problema ancora più importante che è notevolmente sottovalutato. L’uomo è un essere molto complesso e questa complessità si evidenzia sia nella sua vita interiore, sia nella gestione delle relazioni sociali. Per questo motivo l’umanità, nella sua accezione più vasta, ha bisogno sia delle caratteristiche maschili sia di quelle femminili. L’umanità ha bisogno di forza e di dolcezza, di sensibilità e di sicurezza, d’intraprendenza e di condiscendenza, di duttilità e di fermezza. Se questi due assi ereditari sono portati in maniera chiara, netta e piena, tutta l’umanità sarà più ricca; se invece sono trasmessi in maniera limitata, confusa, contraddittoria, sfumata, instabile, tutta l’umanità diventerà più povera.

Pertanto dovrebbe essere dovere basilare d’ogni società educante, attivare tutta una serie d’atteggiamenti che tendano a stimolare e valorizzare sia la mascolinità che la femminilità, senza appiattimenti e confusione, in modo tale da dare ad entrambi i sessi tutti gli elementi specifici caratteristici delle loro rispettive identità.

Identità di genere non  perfettamente chiare e definite possono presentarsi in molti individui e in molte situazioni. La più caratteristica è quella che porta il nome di transessualismo.

  Il transessualismo o DIG (disturbo dell’identità di genere).

In questo caratteristico disturbo dell’identità di genere vi è la coscienza di avere una identità di genere sessuale diversa da quella presente nel proprio corpo e soprattutto nei propri genitali. Spesso infatti in questo disturbo vi è il forte desiderio di modificare il proprio corpo al fine di renderlo aderente al sesso vissuto interiormente.

 Per il DSM IV I criteri diagnostici per identificare il transessualismo sono i seguenti:

1.      Una forte e persistente identificazione col sesso opposto.

2.      Un persistente malessere riguardo al proprio sesso o senso di estraneità riguardo al ruolo sessuale del proprio sesso.

3.      Il disagio non è concomitante con una condizione fisica intersessuale.

4.      Questa problematica causa disagio clinicamente significativo o una compromissione dell’area sociale, lavorativa o di altre aree importanti del funzionamento.

Ad esempio nei ragazzi “Male– o-female” (M-F)

vi è :

1.      Il desiderio di essere donna.

5.      Il bisogno di indossare abbigliamento femminile in modo costante.

6.      Forte ammirazione per le donne, con una intensa identificazione.

7.      Amicizie prevalentemente femminili nei giochi.

8.      Avversione per i giochi tipicamente maschili, rudi, competitivi e fisici.

9.      Avversione per le caratteristiche del corpo maschile e quindi del proprio corpo.

10.  Cambiamento di impostazione vocale.

11.  Modo di comportarsi, di camminare, di sorridere, di muoversi di tipo femminile.

 Non bisogna confondere i soggetti DIG con i  travestiti i quali si identificano con il proprio sesso anatomico. Per questi l’indossare abiti del sesso opposto è indice di una componente feticistica e quindi è sessualmente stimolante.

Il transessualismo va distinto anche dalle forme di intersessualità biologica nelle quali sono presenti contemporaneamente caratteristiche anatomiche ma anche a volte ormonali sia maschili sia femminili (Sindrome di Klinefelter – Sindrome di Turner).

 Un grave disturbo dell’identità di genere si ha anche nel transgenderismo.  A questa categoria appartengono persone che hanno un’identità sessuale diversa da quella presente nei loro organi genitali ma li accettano e non intendono modificarli.  

 

Si distingue un Transessualismo primario nel quale la consapevolezza della diversa identità sessuale risale già alla fanciullezza e un Transessualismo secondario nel quale il disagio nei confronti del proprio corpo avviene in epoca post puberale, sebbene spesso vi sia un’alternanza di periodi nei quali queste persone stanno bene con il proprio corpo e altri nei quali lo rifiutano e vorrebbero modificarne le caratteristiche sessuali. Accanto a questi due tipi di transessualismo è presente anche un Transessualismo reattivo nel quale viene individuata la causa psicologica scatenante (ad esempio una situazione di persistente e continuo abuso sessuale).

Dei bambini DIG che diventano da adulti transessuali gli studiosi presentano varie percentuali che vanno dal  2 al 25% . In Olanda le donne con identità di genere maschile sono 1: 30.000, mentre gli uomini con identità di genere femminile sono 1:10.000

Nei transessuali maschi il nucleo basale dell’ipotalamo denominato BSTc è di dimensioni identiche al nucleo basale delle donne eterosessuali.

In Italia già dal 1982 (legge n° 164/82) il legislatore ha dettato delle norme per la rettifica nell’attribuzione del sesso. In questo percorso notevolmente lungo e complesso sono coinvolti a vario titolo varie figure professionali: andrologi, ginecologi, chirurghi plastici, endocrinologi, psicologi specialisti in problemi sessuali, psichiatri, avvocati e giudici. Sono infatti necessari, in una prima fase, accertamenti di carattere psicologico, psichiatrico, cromosomico e ormonale mentre nella seconda fase sono necessari tutta una serie di interventi di tipo ormonale, chirurgico e psicoterapico. Ciò al fine di evitare pentimenti, disfunzioni e squilibri nella personalità. Solo nell’ultima fase saranno affrontati i problemi legali. Nonostante ciò i casi di pentimento riguardano 1-3% degli interventi.

Dopo la transizione si è notato che i soggetti tendono ad accentuare ed esaltare gli elementi caratteristici del sesso di elezione.

 

In sintesi, per lo sviluppo di una corretta identità sessuale, sarebbe opportuno:

•         Evitare terapie ormonali non indispensabili durante la gravidanza, l’allattamento ma anche successivamente.

•         Utilizzare cibi privi di sostanze ormonali.

•         Aiutare la formazione dell’identità e del ruolo di genere sottolineando e valorizzando le caratteristiche specifiche di ogni genere.

•         Stimolare attività, interessi e comportamenti caratteristici  dei due sessi.

•         Effettuare percorsi educativi per maschietti e femminucce differenziati in alcuni settori caratteristici.

•         Evitare una promiscuità eccessiva e forzata soprattutto durante la fase di latenza.

•         Evitare allo stesso modo un’eccessiva separazione tra i due sessi.

•         Evitare rapporti omosessuali continui e frequenti.

•         Evitare sport e attività lavorative nei quali sono messi in risalto e valorizzate le qualità e le capacità del sesso opposto.

•         Non favorire atteggiamenti e comportamenti del sesso opposto.

•         Evitare un’intensa e frequente conflittualità tra i genitori.

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