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	<title>#autismo Archivi | CS Logos</title>
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	<description>Organizzazione di Volontariato volta alla ricerca psicopedagogica</description>
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	<title>#autismo Archivi | CS Logos</title>
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	<item>
		<title>Le difficoltà di parlare di prevenzione della chiusura autistica</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2025/06/27/le-difficolta-di-parlare-di-prevenzione-della-chiusura-autistica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jun 2025 08:57:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Autismo]]></category>
		<category><![CDATA[#autismo]]></category>
		<category><![CDATA[#politica]]></category>
		<category><![CDATA[#prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[#società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le difficoltà a parlare di prevenzione della chiusura autistica si ritrovano sia nelle famiglie sia nell'ambiente politico, sociale ed economico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cslogos.it/2025/06/27/le-difficolta-di-parlare-di-prevenzione-della-chiusura-autistica/">Le difficoltà di parlare di prevenzione della chiusura autistica</a> proviene da <a href="https://www.cslogos.it">CS Logos</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Non è affatto facile parlare della prevenzione della chiusura autistica.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Vi è come un pressante bisogno di far dipendere questa patologia da ipotetiche e non dimostrate cause genetiche od organiche oppure da eventi occasionali prenatali e postnatali, per cui si si continua a parlare di <em>neuro-diversità e neuro-atipicità</em>.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Questo bisogno sociale non riguarda soltanto l’autismo, ma anche molte altre problematiche psicologiche dei minori. Pertanto, se un bambino manifesta la sua sofferenza mediante comportamenti impulsivi, irrequietezza fisica, difficoltà a prestare sufficiente attenzione sui compiti assegnati, gli si dà una sigla ADHD e lo si fa rientrare nei <em>disturbi del neuro sviluppo. </em></p>

<p class="wp-block-paragraph">Per soddisfare questo bisogno di difendersi dalle possibili cause legate all’ambiente psicologico poco idoneo, nel quale vive il bambino, va bene tutto: le alterazioni genetiche, l’inquinamento atmosferico, la mancanza di vitamine nella dieta materna, la prematurità, le infezioni virali, e così via. Quando non è possibile fare ciò, è facile leggere di <em>cause multifattoriali</em>, di solito non specificate, oppure semplicemente di <em>cause attualmente sconosciute.</em></p>
<h4><span style="color: #ff6600;">L&#8217;accusa!</span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">L’accusa, ripetuta come un mantra nei confronti di chi mette in risalto l’importanza che hanno i vissuti stressanti o traumatici presenti nell’ambiente di vita di un bambino molto piccolo, è di voler colpevolizzare le madri, i genitori o le famiglie. Pertanto, la possibilità che un bambino si possa chiudere in sé stesso, poiché l’ambiente di vita, anche solo per un certo periodo e senza una specifica responsabilità genitoriale e familiare, non è stato adatto ai suoi bisogni affettivo-relazionali e al suo sviluppo, è sistematicamente omessa o è relegata come una delle tante possibili cause accessorie. </p>
<h4><span style="color: #ff6600;">I motivi di questa scelta</span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">I motivi di questa scelta così poco scientifica sono tanti e sono nettamente legati alle varie ideologie affermatesi nella seconda metà del novecento, come il femminismo, l’estremo liberalismo in campo sentimentale e sessuale, nonché la sempre maggiore ingerenza, sul piano individuale, familiare, politico e sociale dei tanti interessi legati al mondo dell’economia e della finanza.</p>
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<h4 class="wp-block-heading"><span style="color: #008000;"><a style="color: #008000;">Le difficoltà nell’ambito familiare</a></span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">Certamente è comprensibile che da parte dei genitori e dei familiari vi siano delle difficoltà ad accogliere le cause legate all’ambiente di vita del bambino.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Accettare queste cause significherebbe accettare che il rapporto con i propri figli, almeno per un certo periodo di tempo, non è stato tra i più felici, giacché a questi piccoli è stato fatto mancare, anche senza volerlo, qualcosa di cui avevano assolutamente bisogno, affinché la loro personalità potesse svilupparsi in modo pieno ed adeguato.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, per dei genitori e familiari è molto difficile accogliere le cause psicologiche legate all’ambiente di vita del bambino, poiché ciò potrebbe significare non essere stati sufficientemente attenti nell’interpretare in modo corretto i primi segnali di sofferenza del bambino, ponendovi rapidamente rimedio.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Sempre per dei genitori e familiari, accettare quest’approccio significa doversi impegnare nel modificare profondamente in senso positivo l’ambiente di vita poco idoneo. Ad esempio, significa dover affrontare e risolvere con decisione e impegno i possibili conflitti coniugali o sentimentali, oppure relazionarsi con il figlio per un tempo molto maggiore e, soprattutto, molto meglio di quanto non sia stato fatto in precedenza, riuscendo ad ascoltare e soddisfare i bisogni del piccolo con la necessaria affettuosità, dolcezza e disponibilità interiore.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Accogliere quest’orientamento può significare, inoltre, doversi impegnare ad affrontare e modificare in meglio, se non tutte, buona parte delle proprie problematiche psicologiche, se si pensa che queste possano influire negativamente sull’educazione e sulla relazione con il proprio bambino.<a id="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a></p>
<p><img decoding="async" class="size-full wp-image-7899 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/RIUNIONE6.jpg" alt="" width="275" height="183" /></p>

<h4 class="wp-block-heading"><span style="color: #008000;"><a style="color: #008000;">Le difficoltà dell’ambiente politico e sociale</a></span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda l’ambiente politico e sociale, accettare che buona parte delle cause dell’autismo nascano dal non essere riusciti a dare a ogni piccolo essere umano che viene al mondo le condizioni affettivo-relazionali idonee al suo sano sviluppo psicologico, significa ammettere che la società, nel suo complesso, ha fallito il suo compito principale. Ad esempio, non è riuscita a formare delle <em>famiglie funzionali</em>, nelle quali la collaborazione e l’intesa reciproca, il dialogo e l’ascolto, fossero state in grado di creare, attorno a ogni piccolo essere umano che viene al mondo, quel nido caldo, sicuro, accogliente e sereno, indispensabile per una serena, normale crescita. Famiglie in grado di privilegiare le funzioni educative e formative, piuttosto che le necessità individuali e gli impegni lavorativi e professionali.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Per i politici e gli amministratori, impegnati a vari livelli, è difficile ammettere che la società da loro gestita e governata per tanti anni, non è riuscita ad eliminare nella vita di molte famiglie numerose situazioni stressanti e traumatiche. Ad esempio, non è riuscita a evitare che uomini e donne siano costretti a correre da un posto all’altro, da un’occupazione all’altra, da un impegno all’altro, a volte nel cuore della notte e durante le festività più care alle famiglie, pur di avere il necessario per vivere dignitosamente. Né questa società è riuscita a fronteggiare e porre un freno a tutte le false necessità che sono state indotte, se non proprio dettate, dal mondo economico e industriale, utilizzando l’attuale consumismo imperante.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Accettare questa tesi rende, inoltre, evidenti tutte le carenze di una società che non riesce a creare delle condizioni tali da permettere ai genitori di avere sufficiente tempo, pazienza, serenità e disponibilità nell’ascoltare, dialogare e giocare con i propri figli, così da garantire a ogni bambino che viene al mondo, almeno fino ai tre-quattro anni, la vicinanza fisica ed emotiva di almeno uno dei genitori.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Altrettanto importante ci sembra anche il tema della preparazione al compito specifico di padre e madre. Accettare l’importanza dell’ambiente affettivo-relazionale per il sano sviluppo di un essere umano, significa che la società nel suo complesso non è riuscita a formare e preparare uomini e donne che possiedano le qualità necessarie per affrontare, nel modo più opportuno, il difficile e delicato compito materno e paterno. Per cui, l’ambiente politico e sociale non ha aiutato i genitori, e soprattutto le madri, che sono le figure più importanti nella crescita affettivo-relazionale dei piccoli esseri umani, a far maturare e sviluppare quelle attitudini che sono indispensabili per dare risposte efficaci e corrette ai loro piccoli, specie nei primi anni di vita. Periodo questo notevolmente delicato e fondamentale al fine di una normale crescita psicologica.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Infine, l’approccio ambientale ai problemi dell’autismo, e anche dei tanti altri disturbi psicologici, in questo periodo storico, è contrastato, se non chiaramente rifiutato, poiché questa società, che mette in primo piano il profitto, il consumo e una spietata concorrenza, ha bisogno d’individui efficienti e tesi allo spasimo nel produrre e consumare, piuttosto che persone che abbiano tempo e disponibilità nella cura, nel dialogo e nell’attenzione nei confronti dei loro piccoli. </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><a href="https://www.cslogos.it/2025/06/09/prevenire-la-chiusura-autistica/"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-7825 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1-194x300.jpg 194w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1.jpg 207w" sizes="(max-width: 194px) 100vw, 194px" /></a></p>
<h5 style="text-align: center;">Tratto dal libro di Emidio Tribulato &#8220;Prevenire la chiusura autistica&#8221;. </h5>
<h5 style="text-align: center;"><a href="https://www.cslogos.it/2025/06/09/prevenire-la-chiusura-autistica/"><span style="color: #008000;">Per scaricare gratuitamente questo libro clicca qui.</span></a></h5>
<h5><span style="color: #ff6600;">P<a href="https://www.amazon.it/Prevenire-chiusura-autistica-Emidio-Tribulato/dp/B0FCCXPFD8">er comprare su Amazon questo libro clicca qui. </a></span></h5>
<p><a href="https://www.cslogos.it/2025/06/09/prevenire-la-chiusura-autistica/"> </a></p>
<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" />
<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> Tribulato E., (2020), <em>Bambini da liberare- Una sfida all’autismo</em>, Messina, Ed. Centro Studi Logos.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Tre libri per la prevenzione e la terapia della chiusura autistica</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2025/06/21/tre-libri-per-lautismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Jun 2025 16:05:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Autismo]]></category>
		<category><![CDATA[#autismo]]></category>
		<category><![CDATA[#terapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'autore riassume nei suoi tre libri il percorso per la prevenzione e la terapia della chiusura autistica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cslogos.it/2025/06/21/tre-libri-per-lautismo/">Tre libri per la prevenzione e la terapia della chiusura autistica</a> proviene da <a href="https://www.cslogos.it">CS Logos</a>.</p>
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									<h4><a href="https://www.cslogos.it/2025/03/26/autismo-e-gioco-libero-autogestito/"><span style="color: #ff6600;">Autismo e Gioco libero Autogestito</span></a></h4>
<p><!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph --></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7823 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/31MN3s8CbYL._AC_UL320_-202x300.jpg" alt="" width="202" height="300" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/31MN3s8CbYL._AC_UL320_-202x300.jpg 202w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/31MN3s8CbYL._AC_UL320_.jpg 215w" sizes="(max-width: 202px) 100vw, 202px" /></p>
<p> </p>
<p>Nel primo, del 2013: <span style="color: #33cccc;"><em>‹‹Autismo e Gioco Libero Autogestito – Una nuova prospettiva per comprendere e aiutare il bambino autistico››,</em></span> avevamo descritto com’era nata, mediante l’osservazione dei bambini che erano portati alla nostra attenzione, la convinzione, suffragata dai casi in seguito osservati, che non bastava limitarsi a focalizzare l’attenzione e ad elencare tutti i diversi e a volte contrastanti sintomi presenti in questi pazienti e provare a contrastarli o eliminarli mediante una serie di terapie. </p>
<p>Era indispensabile andare oltre.<a id="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a></p>
<h4><span style="color: #33cccc;">Avvicinarsi al loro mondo interiore</span></h4>
<p><!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph --></p>
<p>Andare oltre, con lo scopo di avvicinarsi quanto più possibile alla comprensione del mondo interiore dei bambini, adolescenti o adulti, affetti da questo disturbo.</p>
<p>Andare oltre, al fine di capire i loro pensieri, i loro sentimenti ed emozioni e le loro paure e ansie, e soprattutto la notevole sfiducia e ansia che essi provano nei confronti degli altri e del mondo che li circonda.</p>
<p>Andare oltre per conoscere e scoprire i loro desideri e i loro bisogni più veri e profondi, in modo da rispettarli e soddisfarli pienamente.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7806 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/people-2585733_640-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/people-2585733_640-300x200.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/people-2585733_640.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h4><span style="color: #33cccc;">La presunta inaccessibilità</span></h4>
<p><!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph --></p>
<p>Se si riesce a fare ciò, si può facilmente constatare che i bambini definiti oggi con <em>disturbo dello spettro autistico</em> non sono affatto inaccessibili da parte degli adulti e dei terapeuti. Anzi, avere un contatto e un rapporto con questi pazienti, piccoli o grandi che siano, non solo è possibile, ma è anche relativamente facile, se gli adulti e i terapeuti, nella relazione che instaurano con questi soggetti, si impegnano e riescono a mettere in atto, in ogni momento, un approccio e un atteggiamento particolarmente piacevole, allegro, attento e rispettoso dei loro bisogni più profondi, ma anche delle loro necessità del momento, al fine di poter poi accogliere, senza alcuna remora, il loro modo di comunicare e di relazionarsi.</p>
<h4><span style="color: #33cccc;">La disponibilità ad instaurare dei profondi legami affettivi </span></h4>
<p><!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph --></p>
<p>Avevamo inoltre sistematicamente notato che questi pazienti riuscivano ad instaurare un legame molto ricco e intenso, tanto da aprirsi e diventare attenti, disponibili ed affettuosi, verso tutte le persone che si sforzavano di comprendere e rispettare i loro bisogni e le loro esigenze, che poi erano i bisogni e le esigenze del loro mondo interiore.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph --></p>
<p>In particolare, avevamo osservato che essi dimostravano affetto, stima e fiducia verso tutti gli adulti che riuscivano a comprendere e accettare le loro necessità, come quelle di mettere in atto alcune difese atte a evitare di essere travolti dall’ansia e dalle paure che provenivano dal loro mondo interiore e da quello esterno.</p>
<p>Allo stesso tempo era evidente il rispetto che essi provavano nei confronti di tutti gli adulti che riuscivano a evitare di esercitare nei loro confronti quelle forzature di tipo educativo e normativo che erano, e ancora oggi sono spesso attuate quando essi manifestano i cosiddetti “<em>comportamenti problema”</em>: stereotipie, ecolalie, comportamenti oppositivi, irrequietezza psicomotoria e così via.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7803 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/mamam-bimbo-piccolo-300x200.webp" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/mamam-bimbo-piccolo-300x200.webp 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/mamam-bimbo-piccolo.webp 509w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h4><span style="color: #33cccc;">&#8220;I comportamenti problema&#8221;</span></h4>
<p><!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph --></p>
<p>In quel saggio avevamo potuto constatare come questi comportamenti non dovevano essere annoverati nell’ambito dei “capricci” infantili, né potevano essere considerati la conseguenza di carenze o deficit presenti in varie aree cerebrali, ma costituivano semplicemente la logica conseguenza della presenza, nel loro mondo interiore, di una grave sofferenza emotiva.</p>
<p>Pertanto, non aveva senso impegnarsi testardamente nel cercare di estinguere questi comportamenti ma era, invece, necessario attivarsi per migliorare il loro mondo interiore, notevolmente disturbato.</p>
<h4><span style="color: #33cccc;">Desiderio di aprirsi agli altri e al mondo</span></h4>
<p><!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph --></p>
<p>Infine, avevamo potuto descrivere quanto queste persone, qualunque fosse la loro età e gravità, fossero desiderose e pronte ad abbattere, anche se con gradualità, le difese da loro elevate, nel momento in cui verso di loro si attuavano dei comportamenti e atteggiamenti ricchi di ascolto, accoglienza, comprensione e accettazione.</p>
<p>Tale abbattimento delle difese, anche quando non era completo e totale, permetteva un miglioramento della funzionalità psichica e una crescita emotiva e affettiva, con conseguente maggiore serenità e maturità in tutti i campi.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph --></p>
<p>Al contrario, era palese il loro disappunto, che spesso veniva espresso con comportamenti oppositivi o crisi nervose, ogni qualvolta questi pazienti erano costretti a relazionarsi con adulti, non importa se genitori, insegnanti od operatori, che si ponevano nei loro confronti con un atteggiamento non confacente ai loro bisogni e desideri, come ad esempio, mediante dei comportamenti educativi ed istruttivi, al fine di stimolarli a effettuare determinate attività o, al contrario, a non attuare determinati comportamenti, ritenuti poco idonei al buon vivere civile. Verso questi adulti, chiaramente mal sopportati e per nulla accettati e amati, essi reagivano aumentando, e alzando ancora di più, una istintiva difesa di chiusura e rifiuto. </p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7805 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/father-2457347_640-300x251.jpg" alt="" width="300" height="251" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/father-2457347_640-300x251.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/father-2457347_640.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h4><span style="color: #33cccc;">La possibilità di costruire una buona relazione</span></h4>
<p><!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph --></p>
<p>L’utilizzo della tecnica del Gioco Libero Autogestito, e quindi di un gioco totalmente diretto da questi pazienti, ci aveva, inoltre, permesso di comprendere che era possibile costruire una buona relazione, ogni qualvolta venivano accolti e valorizzati i loro giochi, le loro attività e le modalità con le quali essi volevano condurli, senza mai mettere in discussione l’utilità o la bontà di questi giochi o di queste attività. In questi casi, sia le attività, sia i giochi da loro intrapresi, diventavano notevolmente numerosi, ricchi, vari e mutevoli nel tempo, mentre si assisteva a una diminuzione delle ansie, delle paure e della sfiducia verso gli altri e il mondo fuori di loro.</p>
<p>In tal modo, liberati dai condizionamenti negativi presenti nella loro mente, essi erano in grado di effettuare quanto voluto e desiderato.</p>
<h4><span style="color: #33cccc;">Una migliore accettazione e accoglienza</span></h4>
<p><!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph --></p>
<p>Avevamo, infine, potuto constatare come i miglioramenti ottenuti con questo tipo di psicoterapia, fossero capaci di innescare una maggiore accettazione e una migliore accoglienza da parte dell’ambiente di vita del bambino: famiglia, scuola e gruppo dei pari.</p>
<p>Ciò innescava un circolo virtuoso che si traduceva in una più rapida conquista di un maggiore benessere mentale e, di conseguenza, anche il loro comportamento migliorava notevolmente.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph --></p>
<p>La conclusione del libro sottolineava che, in definitiva, questi bambini non erano bambini da educare ma da liberare: dalle intense paure, dalle angosce opprimenti, dalle tante confuse emozioni che attanagliavano e sconvolgevano il loro mondo interiore, creando notevole sfiducia verso gli altri e il mondo esterno. </p>
<p>Pertanto, non erano pazienti disabili con disturbi cronici e irreversibili, come di solito venivano considerati. </p>
<h3><span style="color: #993300;">&#8220;Bambini da liberare &#8211; Una sfida all&#8217;autismo&#8221;</span></h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7824" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/bambini-da-liberare-195x300.jpg" alt="" width="195" height="300" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/bambini-da-liberare-195x300.jpg 195w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/bambini-da-liberare.jpg 324w" sizes="(max-width: 195px) 100vw, 195px" /></p>
<h4><span style="color: #0000ff;">La chiusura in se stessi: chiusura autistica</span></h4>
<p>Nel secondo libro: <em>‹‹Bambini da liberare – Una sfida all’autismo››<a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><strong>[1]</strong></a></em> del 2020, utilizzando le esperienze acquisite degli ultimi  anni e  quelle degli adulti con questa patologia che avevano avuto la possibilità di descrivere i loro vissuti interiori, avevamo potuto constatare e dedurre che il nucleo causale di questa condizione patologica non bisognava cercarlo nei geni o nella compromissione di qualche area cerebrale lesa o scarsamente funzionale, ma nell’utilizzo, da parte di queste persone, della difesa più arcaica e primitiva di un <em>Io</em> estremamente fragile ed immaturo: la chiusura, parziale o totale, nei confronti degli altri e del mondo fuori di loro.</p>
<p>Chiusura attuata in un’età e in un momento della loro vita: la prima infanzia, a causa di uno, ma di solito più eventi o situazioni, eccessivamente stressanti o traumatici vissuti da questi bambini.</p>
<h4><span style="color: #0000ff;">Conseguenze dalla chiusura in se stessi</span></h4>
<p>Chiusura che, proprio perché effettuata in un momento molto precoce del loro sviluppo, impediva e alterava in maniera a volte lieve, il più delle volte in modo grave, il normale sviluppo evolutivo.</p>
<p>La conseguenza di ciò era che tutte le potenzialità insite nei piccoli venivano a essere gravemente alterate o ridotte, come fossero momentaneamente congelate, in attesa che gli adulti, e soprattutto i loro genitori, consapevoli di questa condizione, si attivassero nei loro confronti, nei modi dovuti. </p>
<h4><span style="color: #0000ff;">I genitori sono i migliori terapeuti</span></h4>
<p>Poiché durante gli anni di utilizzo della tecnica del Gioco Libero Autogestito avevamo notato che questo tipo di terapia era molto più efficace e si ottenevano dei risultati migliori, in tempi molto più brevi e, soprattutto, più stabili nel tempo, se era effettuata direttamente dai genitori, lasciando all’operatore il compito di fare da tutor nei confronti di mamma e papà, abbiamo modificato la strategia d’intervento.</p>
<p>Non più e non solo lo specialista terapeuta che effettua la psicoterapia direttamente al bambino, ma un operatore che aiuta i genitori a comprendere e venire incontro ai bisogni del figlio che presentava questa problematica.</p>
<p>Operatore che aveva il compito di sostenere questi genitori aiutandoli a creare tra loro e il figlio una relazione particolarmente ricca, empatica, vicina, affettuosa, allegra e piacevole. In definitiva, una relazione capace di far avvertire al figlio con problemi, le capacità di accoglienza, ascolto, dolcezza e disponibilità del mondo fuori di lui. In tal modo il bambino, l’adolescente o adulto con chiusura autistica poteva diminuire e in tanti casi abbandonare l’arcaica difesa messa in atto per proteggersi.  Evento questo indispensabile affinché tutte le potenzialità potessero ritornare a scongelarsi, crescere e maturare.</p>
<h4><span style="color: #0000ff;">La reversibilità delle patologia</span></h4>
<p>Sappiamo, infatti, che la mente umana è capace di modificarsi in senso positivo o negativo in base ai vissuti presenti nell’ambiente di vita.<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a></p>
<p>Per sottolineare la condizione di reversibilità di questa patologia, in questo secondo saggio avevamo proposto di utilizzare non più il termine <em>‹‹bambino autistico o bambino con disturbi dello spettro autistico››,</em> ma <em>‹‹bambino con sintomi di autismo››,</em> o ancor meglio <em>‹‹bambino che attualmente è chiuso in sé stesso››.</em></p>
<h3><span style="color: #008000;">Prevenire la chiusura autistica</span></h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7825" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1-194x300.jpg 194w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1.jpg 207w" sizes="(max-width: 194px) 100vw, 194px" /></p>
<h4><span style="color: #0000ff;">Gli obiettivi</span></h4>
<p>Quest’ultimo libro: <em>‹‹Prevenire la chiusura autistica››</em> vuole andare oltre. Esso mira a comprendere quali eventi negativi presenti nell’ambiente di vita del bambino possono creare in lui uno stress e una sofferenza tale da indurlo ad allontanarsi psicologicamente dalla realtà esterna, chiudendosi in sé stesso, provocando in tal modo, a cascata, quella serie di sintomi che conosciamo molto bene e che sappiamo possono compromettere, in maniera spesso grave, il suo benessere cognitivo, psichico, relazionale e sociale. Come dice Shapiro Lawrence E.,</p>
<blockquote>
<p><em>&#8220;Tutelare la salute emotiva dei nostri bambini non dovrebbe essere un compito occasionale, più di quanto non lo siano una dieta equilibrata, una buona igiene orale o l’abitudine di lavarsi le mani prima di mangiare.&#8221;<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a></em></p>
</blockquote>
<p>Ciò non dovrebbe portare a dei sensi di colpa, poiché, come dice Maté G.:<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a></p>
<blockquote>
<p><em>“Noi genitori facciamo del nostro meglio per crescere i figli facendoli sentire amati e sicuri. Non abbiamo certo bisogno che qualcuno ci colpevolizzi più di quanto già facciamo noi stessi. Il senso di colpa è controproducente, mentre è utile acquisire una maggiore consapevolezza delle modalità con le quali la relazione genitore-bambino può essere utilizzata per promuovere lo sviluppo emotivo e cognitivo dei nostri figli”.</em></p>
</blockquote>
<p>In definitiva, lo scopo di quest&#8217;ultimo saggio è quello di aiutare i genitori, gli operatori e gli organi istituzionali a promuovere ed attuare i comportamenti più idonei, al fine di prevenire questi eventi negativi, impegnandosi invece nel creare, accanto e attorno a ogni bambino che viene al mondo, l’ambiente più idoneo al suo sviluppo emotivo ed affettivo.</p>
<p><a href="https://www.cslogos.it/2025/06/09/prevenire-la-chiusura-autistica/"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-7825 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1-194x300.jpg 194w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1.jpg 207w" sizes="(max-width: 194px) 100vw, 194px" /></a></p>
<h5 style="text-align: center;">Tratto dal libro di Emidio Tribulato &#8220;Prevenire la chiusura autistica&#8221;. </h5>
<h5 style="text-align: center;"><span style="color: #008000;">Per scaricare gratuitamente questo libro clicca qui.</span></h5>
<h5><span style="color: #ff6600;">P<a href="https://www.amazon.it/Prevenire-chiusura-autistica-Emidio-Tribulato/dp/B0FCCXPFD8">er comprare su Amazon questo libro clicca qui. </a></span></h5>
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<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" />
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<p><a id="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> Tribulato E., (2013),<em> Autismo e Gioco Libero Autogestito – Una nuova prospettiva per comprendere e aiutare il bambino autistico</em>, Milano, Franco Angeli.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph --></p>
<p><a id="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> Tribulato E., (2020), <em>Bambini da liberare- Una sfida all’autismo</em>, Messina, Ed. Centro Studi Logos.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph --></p>
<p><a id="_ftn3" href="#_ftnref3">[3]</a> Wolff S., (1969), <em>Paure e conflitti nell’infanzia</em>, Armando Armando Editore, Roma.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph --></p>
<p><a id="_ftn4" href="#_ftnref4">[4]</a> Shapiro Lawrence E., (2003), <em>Il linguaggio segreto dei bambini,</em> Milano, Fabbri editori, p.15.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph --></p>
<p><a id="_ftn5" href="#_ftnref5">[5]</a> Maté G., (2024), <em>Una mente in frammenti,</em> Roma, Astrolabio, p.10.</p>
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