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	<description>Organizzazione di Volontariato volta alla ricerca psicopedagogica</description>
	<lastBuildDate>Sun, 02 Aug 2026 11:16:58 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Relazione Laura e Daniela</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2026/08/02/relazione-laura-e-daniela/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 11:08:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Relazioni casi clinici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una madre racconta l'evoluzione delle due figlie gemelle, mediante l'uso della terapia affettivo - relazionale che utilizza il Gioco Libero Autogestito.</p>
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<h1 class="wp-block-heading">Relazione Laura e Daniela</h1>

<p class="wp-block-paragraph">Sono la mamma di due gemelline di 4 anni e mezzo, Laura e Daniela 1). Le mie bambine sono state sottoposte a forte stress fin dalla nascita, a causa dei vari trasferimenti di lavoro, ma, soprattutto, da un costante ed estenuante rapporto conflittuale tra me e mio marito e, anche, con le famiglie d’origine. Queste ultime, oltretutto, non sono molto presenti nella nostra vita, soprattutto in quella delle piccole.</p>

<p class="wp-block-paragraph">A circa 14 mesi ci accorgiamo che le mie bimbe hanno subito una regressione e ci siamo allarmati. Da lì ha avuto inizio il nostro incubo.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Ci siamo trasferiti da Roma al nostro paese di origine per avere sostegno dalle nostre famiglie, ma non lo abbiamo ottenuto. Intanto iniziamo con le varie visite prescritte, nelle quali mi viene consigliato di iscrivere le bambine all&#8217;asilo nido e avviare un percorso di psicomotricità, così iniziamo con quest&#8217;ultima. Dopo 5 mesi, non noto alcun cambiamento, perciò le iscrivo al nido, ma dopo circa sei mesi, noto che le bimbe si andavano spegnendo sempre di più con gli altri, anche se con me e il papà erano sempre felici e sorridenti mentre giocavamo con loro.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-4346" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/baby-g93123159f_1280-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/baby-g93123159f_1280-300x223.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/baby-g93123159f_1280-1024x762.jpg 1024w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/baby-g93123159f_1280-768x571.jpg 768w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/baby-g93123159f_1280-700x521.jpg 700w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/baby-g93123159f_1280.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>

<p class="wp-block-paragraph">Sempre più disperata, ho iniziato a cercare e leggere su Internet notizie varie che mi potessero aiutare e sono venuta a conoscenza del Dottor Benedetti, il quale, dopo varie videochiamate, mi ha tranquillizzata dicendomi che non vede assolutamente nelle mie bambine alcuna patologia. Abbiamo avviato, nel frattempo un altro percorso di psicomotricità, con terapiste diverse e le bambine inizialmente frequentavano felici, fino a quando, a dire delle terapiste, vi è stata una nuova regressione e ci chiedono la 104, necessaria per richiedere un&#8217;altra figura professionale che le segua anche a casa, “l&#8217;assistente all&#8217;autonomia”.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Da lì ho perso fiducia nelle terapiste e non volevo assolutamente avviare questo iter. Così, di comune accordo con il Dottor Benedetti, interrompo questo ciclo di terapie che era diventato estenuante per le bimbe, dato che piangevano ad ogni seduta. Nel frattempo, le bambine avevano cambiato asilo nido, quando inizio a capire che le bambine non volevano nemmeno andare a scuola. A quel punto, il Dottor Benedetti mi consiglia di contattare il Dottor Tribulato, così prendo un appuntamento.</p>

<p class="wp-block-paragraph">In quel periodo (aprile 2025) le bambine avevano 3 anni e 3 mesi circa e non rispondevano assolutamente al nome, indicavano ma non pronunciavano nessuna parolina, giocavano in maniera disfunzionale, presentavano ecolalie e correvano avanti e indietro senza nessuna meta, stringendo un giochino in mano, avevano tante crisi di rabbia e, quando le avevano, si battevano la testa a terra o al muro, si mordevano le braccia e/o le mani al punto da farle diventare nere.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Il Dottor Tribulato e la sua equipe, dopo un lungo colloquio e aver visto come le bambine si approcciavano tra di loro, con noi genitori e con gli altri e come maneggiavano i giochi, ci consigliano di interrompere immediatamente l&#8217;asilo e non procedere con nessuna terapia, bensì di praticare il gioco libero autogestito e dedicarmi completamente a loro.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Così a luglio dello stesso anno ho preso l&#8217;astensione dal lavoro e mi sono dedicata alle mie bambine, così come consigliato dal Dottore. Già dopo due mesi le bambine hanno iniziato a mangiare sedute a tavola per i pasti principali e a variegare l&#8217;alimentazione. Rispetto a prima che mangiavano solamente pasta in bianco, con sugo, con formaggino o con omogeneizzato, hanno iniziato a mangiare qualsiasi tipo di pasta, amando la pasta con le verdure (cosa inimmaginabile per me).</p>

<p class="wp-block-paragraph">Mi rendo conto che Daniela ama essere rincorsa, mentre Laura ama giocare con l&#8217;acqua, così ho iniziato a proporre sempre questi giochi così tanto amati da loro. Le crisi hanno iniziato a diminuire con il passare del tempo, soprattutto per Laura. Inoltre, uscivamo spesso per andare al parco giochi o al mare, dove giocavano liberamente e si divertivano. Tuttavia, ogni volta che erano stanche, si innervosivano e iniziavano a urlare e a piangere, diventando ingestibili.</p>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-4623" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/madrebambina2-300x200.webp" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/madrebambina2-300x200.webp 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/madrebambina2.webp 510w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>

<p class="wp-block-paragraph">Rispetto a prima, ho iniziato ad uscire da sola con loro, notando un netto miglioramento nell&#8217;ascolto, infatti, ho notato che mentre prima tentavano di scappare quando scendevamo dalla macchina, adesso mi aspettano e ci rechiamo insieme nella nostra destinazione.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Ho notato un netto miglioramento nei loro comportamenti quando siamo fuori, mentre prima correvano avanti e indietro, adesso stanno sedute al tavolo, mangiano e poi escono a giocare, a volte anche con altri bimbi. Ho notato, però, che quando non sono libere di giocare come vogliono, si intristiscono, mentre quando io e il papà giochiamo con loro saltando sul letto o a rincorrerci, loro sono sorridenti e felici e i loro occhi sembrano brillare. Così ho scelto di evitare eventi che le potrebbero fare innervosire o limitare la loro libertà di gioco.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Già a dicembre (dopo circa 5 mesi) le bambine hanno iniziato a giocare tra di loro, a bagnarsi con l&#8217;acqua o a saltare insieme sul letto e ridere, anche senza la mia presenza. Nel frattempo, hanno migliorato anche l&#8217;alimentazione, mangiando quasi tutto e introducendo alimenti che fino a quel momento non assaggiavano nemmeno, come la banana che fino a quel periodo avevano rifiutato e altri frutti.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Laura ha legato particolarmente con il papà, eliminando completamente le crisi nervose e le reazioni negative alle stesse, perciò quando si innervosisce, piange normalmente e cerca consolazione in me o nel papà. Daniela ha iniziato pure a giocare con il papà o con le cuginette se le propongono un gioco che a lei interessa, ma resta maggiormente legata a me.</p>

<p class="wp-block-paragraph">A maggio 2026 Laura ha iniziato a dire qualche parolina di uso comune, incrementando sempre di più il linguaggio fino a ripetere qualsiasi cosa le viene detto e, adesso, a volte risponde alle cose che le vengono chieste. Sta iniziando ad aprirsi anche agli altri, si avvicina ad altri bambini per giocare, anche se non li conosce, e dopo un po’ si allontana, risponde se le viene chiesto come si chiama e dice il nome del cartone che vuole guardare in TV. Gioca con la casa di Barbie nominando quasi ogni oggetto e stanza e quando vede la pasta mi dice: &#8220;Mamma la pasta&#8221;.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Dice quasi tutto quello che vede e se non sa la parola dell&#8217;oggetto a cui è interessata me la indica affinché io le dico il nome dell&#8217;oggetto, lei lo memorizza e lo ripete. Daniela, invece, dice qualche parolina di uso comune, a bassa voce, ma si spegne ogni volta che sente qualche lite tra me e il papà, restando nervosa per un po’. Tuttavia, anche lei è molto più aperta, se le chiedo di indicare l&#8217;oggetto che nomino lo indica e indica pure a distanza a volte e, anche se ancora non mi ascolta al 100, esegue quasi tutti i comandi ed è molto più presente nel nostro ambiente. Le crisi stanno sparendo anche per lei e, quando si arrabbia, si butta a terra e aspetta che la prendo e mi chiede, con un gesto, di cantarle la ninna nanna. Io gliela canto e lei si calma. Quando si arrabbia molto, la metto a letto e le canto la ninna nanna e lei, toccandomi, si calma.</p>

<p class="wp-block-paragraph">A volte, sentendo la parola lei la ripete a bassa voce, ma ancora non parla, ad eccezione di qualche parolina che le esce perché la sente dire a me, alla sorella o al papà. Tuttavia, a volte mi nomina il cartone che vuole messo e ama tanto la musica. Adesso balla quando sente la musica e canta tante canzoni.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Entrambe hanno tolto il pannolino, giocano con i giochi in maniera funzionale e, spesso, giocano insieme ridendo e stuzzicandosi a vicenda, oltre a giocare anche con noi. Si amano tanto, si abbracciano e si baciano e Laura non fa nulla se non c&#8217;è la sorella. Quando usciamo non corrono più avanti e indietro senza motivo e non mettono più in fila i pupazzetti, ma giocano in maniera funzionale con le bambole: le mettono dentro le macchine, le imboccano, fanno la doccia al loro orsacchiotto preferito, gli asciugano i capelli, lo mettono a letto. A volte si fanno i dispetti e ridono divertite, fanno tantissime marachelle e, anche se ancora usano il pianto per farmi capire che una cosa non va bene, si fanno capire molto di più rispetto a prima.</p>

<ol class="wp-block-list">
<li>Nomi di fantasia.</li>
</ol>

<p class="wp-block-paragraph"> </p>
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		<item>
		<title>I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA)</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2026/07/19/i-disturbi-specifici-dellapprendimento-dsa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 17:41:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Educazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) Questi disturbi sono collegati a una condizione neurologica innata e permanente che ostacola in modo significativo l&#8217;acquisizione e l&#8217;uso di abilità scolastiche specifiche, come la lettura, la scrittura o il calcolo. Si presume, quindi, che a livello organico vi siamo...</p>
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<h1 class="wp-block-heading">I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA)</h1>

<p class="wp-block-paragraph">Questi disturbi sono collegati a una condizione neurologica innata e permanente che ostacola in modo significativo l&#8217;acquisizione e l&#8217;uso di abilità scolastiche specifiche, come la lettura, la scrittura o il calcolo. Si presume, quindi, che a livello organico vi siamo dei deficit permanenti in uno o più nuclei e aree cerebrali. Nuclei e aree che l’essere umano utilizza per l’apprendimento della lettura, della scrittura o del calcolo.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Negli anni vi è stato un aumento notevole dei bambini ai quali è stata fatta questo tipo di diagnosi. Si è passati dallo 0.9% nell’anno scolastico 2010/2011, al 5,8% nell’anno scolastico 2022/2023. La diagnosi di DSA riguarderebbe circa 326.000 studenti. Abbiamo parlato al condizionale poiché, come vedremo, non tutte le diagnosi, a nostro giudizio, corrispondono alla realtà.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Questa diagnosi, infatti, viene fatta per esclusione. I test che sono utilizzati evidenziano le difficoltà del bambino nei vari apprendimenti ma non le cause di queste difficoltà. Pertanto, se vi è anche una sola situazione, di seguito descritte, che potrebbe inficiare l’apprendimento non è corretto fare questo tipo di diagnosi.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Quali sono le condizioni che dovrebbero farci escludere una diagnosi di DSA?</p>
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<ol class="wp-block-list">
<li><strong><em>Intanto l’età.</em></strong></li>
</ol>

<p class="wp-block-paragraph">Il bambino deve avere almeno sette anni per poter fare diagnosi di dislessia e disortografia e, almeno otto anni, per la diagnosi di discalculia e disgrafia.</p>

<ul class="wp-block-list">
<li><strong><em>Il curriculum scolastico.</em></strong></li>
</ul>

<p class="wp-block-paragraph"> L’alunno deve aver fatto <em><u>bene e correttamente</u></em> almeno due classi della scuola primaria, per fare diagnosi di dislessia e disortografia e almeno tre anni di scuola primaria per poter fare diagnosi di discalculia e disgrafia.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Questa condizione include varie realtà. È evidente che gli insegnanti devono avere avuto delle buone capacità d’insegnamento e pertanto si presume che abbiano usato delle metodologie e degli strumenti adeguati all’apprendimento della lettura, della scrittura, dei numeri o della matematica. Lo stesso vale per i genitori che devono essersi impegnati in modo adeguato e funzionale nel seguire il proprio figlio durante questi anni.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, se il bambino ha delle capacità intellettive molto inferiori alla media, e pertanto potrebbe avere delle difficoltà nell’analisi e nella sintesi uditiva, oltre che nel riconoscimento spaziale di alcuni grafemi, sia gli insegnanti che i genitori non dovrebbero utilizzare la lettura analitica, che è il tipo di lettura più complesso, ma una metodologia più semplice e immediata come  la lettura sillabica. </p>
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<ul class="wp-block-list">
<li><strong><em>Le capacità intellettive del bambino.</em></strong></li>
</ul>

<p class="wp-block-paragraph">Da questa diagnosi devono essere esclusi tutti i bambini con ritardo mentale, ma anche quelli con capacità intellettive ai limiti della norma. In definitiva il quoziente intellettive deve essere di almeno 80 – 85. Non solo ma vi deve essere una notevole discrepanza tra prestazioni e livello intellettivo.</p>

<ul class="wp-block-list">
<li><strong><em>La presenza di deficit sensoriali.</em></strong></li>
</ul>

<p class="wp-block-paragraph"> L’alunno deve avere normali capacità visive e uditive. Se vi sono dei deficit sensoriali significativi non possiamo effettuare diagnosi di DSA.</p>

<ul class="wp-block-list">
<li>La presenza di problematiche psicologiche, traumi fisici o psichici, malattie organiche, uso di farmaci o psicofarmaci che, in qualche modo, possono turbare o alterare l’interesse, l’attenzione e la memorizzazione di quanto letto, ascoltato e proposto dagli insegnanti e dai genitori.</li>
</ul>

<p class="wp-block-paragraph"> Questa condizione è forse la più frequente e importante. Se la mente del bambino è disturbata da ansie, paure, sfiducia, chiusura, tensione interiore, irrequietezza, disistima, necessità o impossibilità a volte di scelte difficili, come quando ad esempio, sono presenti dei conflitti nell’ambito genitoriale o familiare, è evidente che il suo interesse per l’apprendimento possa scadere notevolmente o essere del tutto assente. Inoltre, in casi come questi sono anche gravemente compromesse l’attenzione e le capacità di memorizzazione.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Un esempio di ciò l’avemmo qualche anno fa quando fu inviata al nostro Centro Studi Logos, per effettuare una terapia specifica, Luisa, una bambina di nove anni con diagnosi di dislessia. La madre era separata dal marito e impediva alla figlia di vedere il padre, poiché giudicava questi “un poco di buono”. Tuttavia, la bambina aveva un grande desiderio di incontrare ed essere vicina al proprio genitore che rispettava e amava. Luisa presentava, oltre che notevoli difficoltà nella lettura e nella scrittura, anche importanti disturbi psicologici che si manifestavano con manierismi verbali e nel comportamento, chiusura, timidezza, paure e fobie, presenza di comportamenti infantili, incubi notturni.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Dopo qualche mese, la madre ci riferì della soddisfazione delle insegnanti del doposcuola, le quali avevano notato con gioia e stupore che la bambina, finalmente, aveva iniziato a leggere e a scrivere. Visto il successo che avevamo ottenuto con Luisa, nei mesi successivi le stesse insegnanti inviarono al Centro altri bambini con la stessa diagnosi, fidando sui nostri strumenti didattici e sulla nostra particolare metodologia nella cura dei disturbi dell’apprendimento.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Ebbene, nel programma rivolto a Luisa con successo, e in seguito anche ai suoi compagni,  non avevamo usato alcun sussidio didattico, né vi era stato alcun momento dedicato all’apprendimento della lettura, della scrittura o dei numeri! Le uniche attività nelle quali la bambina e gli altri coetanei erano stati coinvolti consistevano nel partecipare con piacere e gioia ai giochi che essi stessi proponevano (Gioco Libero Autogestito). Inoltre, cercavamo di metterci in ascolto dei loro problemi e ci impegnavamo a sensibilizzare i genitori affinché riuscissero a soddisfare i bisogni più veri e profondi dei loro figli.  </p>

<p class="wp-block-paragraph"><strong>Conclusioni.</strong></p>

<p class="wp-block-paragraph">Per concludere, la nostra lunga esperienza ci ha sempre stimolati ad essere molto attenti e scrupolosi nel fare diagnosi di DSA. Tanto che nella nostra esperienza li riteniamo rari. Di fatto, questo tipo di diagnosi, è valutata come un deficit neurologico permanente e irreversibile, che marchia indelebilmente la vita del minore e poi dell’adulto. Ci è sempre sembrato più corretto analizzare e studiare approfonditamente ogni aspetto dell’ambiente di vita del bambino, al fine di modificare tutte quelle componenti ambientali ritenute capaci di rendere difficoltosi i vari apprendimenti. Procedendo in tal senso il numero di tali diagnosi si riduce notevolmente, così come si riduce il malessere del bambino e della sua famiglia.  </p>
								</div>
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		</section>
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			</item>
		<item>
		<title>Il percorso di Stefania</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2026/03/13/il-percorso-di-stefania/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 10:27:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Relazioni casi clinici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anna Curcuruto: psicologa IL PERCORSO DI STEFANIA Stefania è una bambina con chiusura autistica. Questa chiusura, nella prime osservazioni, si manifestava con linguaggio molto ridotto, disturbi nella socializzazione ed integrazione con gli adulti e i coetanei, presenza di stereotipie motorie, crisi nervose, aggressività, estraniamento dalla...</p>
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<h4><strong>Anna Curcuruto: psicologa</strong></h4>

<p><span style="color: #008000;">IL PERCORSO DI STEFANIA</span></p>

<p class="wp-block-paragraph">Stefania è una bambina con chiusura autistica. Questa chiusura, nella prime osservazioni, si manifestava con linguaggio molto ridotto, disturbi nella socializzazione ed integrazione con gli adulti e i coetanei, presenza di stereotipie motorie, crisi nervose, aggressività, estraniamento dalla realtà, uso non consueto dei giocattoli e terrore notturno.</p>

<p class="wp-block-paragraph">I genitori avevano richiesto un primo colloquio quando la bambina aveva tre anni e sei mesi. Avevano notato, come primo sintomo, un linguaggio ridotto alla sola lallazione. Nel tempo erano emersi episodi di rabbia e pianto apparentemente immotivati, oltre a comportamenti aggressivi. Presentava, inoltre, delle stereotipie motorie: batteva violentemente le mani e correva in maniera caotica. A volte si isolava e prediligeva il gioco solitario.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Dall’osservazione effettuata nel Centro Studi Logos di Messina emergeva uno sguardo assente e vuoto, uno scarso contatto oculare, frequente estraneamento dalla realtà, attenzione scarsa verso gli oggetti e le persone, presenza di ecolalie, utilizzo non consueto dei giocattoli.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Stefania aveva frequentato l’asilo nido per circa un anno e mezzo. L’inserimento iniziale era stato difficile, ma, dopo le prime settimane, la bambina aveva mostrato una maggiore accettazione del contesto scolastico.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Nel valutare il quadro complessivo, è importante considerare che diversi fattori ambientali potevano aver  inciso sul benessere e sullo sviluppo emotivo di questa bambina. Potevano aver rappresentato elementi di stress il periodo della pandemia da Covid-19, l’eventuale clima di ansia vissuto in famiglia, un inserimento precoce fuori dal contesto domestico e un’esposizione prolungata agli strumenti elettronici.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Dagli operatori del centro viene suggerito ai genitori di avviare una terapia affettivo-relazionale con l’utilizzo del Gioco libero autogestito. Questa modalità di gioco è caratterizzata da autonomia e piena libertà del bambino, che può scegliere il gioco che più preferisce. In questo quadro di gioco il genitore deve riuscire a inserirsi in modo delicato e spontaneo nell’attività del figlio, aiutandolo e non forzandolo.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Viene, inoltre, consigliato ai genitori di creare, attorno alla bambina, un ambiente sereno, evitando per il momento di assumere un ruolo educativo nei suoi confronti, almeno finché non la figlia non sarà uscita dalla chiusura autistica. Inoltre, viene raccomandato di evitare i luoghi che possano creare stress o ansia alla bambina e di evitare completamente l’esposizione agli strumenti elettronici.</p>

<h4><span style="color: #008000;"><strong>UN MESE DOPO LA PRESA IN CARICO</strong></span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">La madre racconta che la bambina presenta ancora crisi di rabbia frequenti senza un apparente motivo. Adesso non frequenta più l’asilo. I genitori sostengono di passare del tempo piacevole con Stefania e di non ricorrere più ai rimproveri. Nonostante gli episodi di rabbia, la bambina sembra nel complesso più vivace e serena. Presenta meno aggressività e meno stereotipie motorie.</p>

<p class="wp-block-paragraph">I genitori appaiono molto motivati ad aiutare la bambina e fiduciosi del tipo di terapia intrapresa.</p>

<h4><span style="color: #008000;"><strong>DUE MESI DOPO LA PRESA IN CARICO</strong></span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">La bambina è migliorata rispetto ai precedenti incontri. I genitori la vedono più serena. I comportamenti stereotipati tendono a diminuire sempre più. Ultimamente dorme tranquilla e non sono più presenti episodi di paure notturne. Il linguaggio verbale è ancora assente, ma la bambina sembra desiderosa di comunicare. Una novità importante è riportata dai genitori: Stefania è stata al ristorante ed è riuscita a mantenere la calma in un contesto non familiare.  </p>

<h4><span style="color: #008000;"><strong>TRE MESI DOPO LA PRESA IN CARICO</strong></span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">Stefania appare ancora più tranquilla. È descritta come una bambina vivace, che interagisce con gli altri. Ama giocare con il papà, le piace stare sulle sue spalle e fare le giravolte.  Il coinvolgimento emotivo con entrambi i genitori è più presente. Il livello di linguaggio è rimasto invariato ma utilizza il contatto visivo in modo più efficace.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Le stereotipie sono quasi totalmente scomparse. Le crisi nervose avvengono raramente, di solito quando a Stefania non è concesso di fare qualcosa che desidera.</p>

<p class="wp-block-paragraph">La bambina appare presente e partecipe, non si assenta più dalla realtà. Mostra un aumento dell’espressività emotiva. L’alimentazione adesso è molto più varia. La notte dorme tranquilla.</p>

<h4><span style="color: #008000;"><strong>CINQUE MESI DOPO LA PRESA IN CARICO</strong></span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi mesi i genitori hanno osservato cambiamenti significativi. Durante un recente episodio influenzale, la bambina si è mostrata insolitamente tranquilla; in passato, invece, in queste occasioni, presentava una tolleranza alla frustrazione molto bassa.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Si registrano progressi anche sul piano comunicativo. Mentre la madre cantava <em>“Nella vecchia fattoria”</em>, Stefania ha riprodotto spontaneamente i versi degli animali. In un’altra occasione ha preso il telefono giocattolo dicendo “pronto”. Sta iniziando a pronunciare diverse parole, seppur ancora con articolazione poco chiara, segnale comunque di un’evoluzione nel linguaggio espressivo.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Rispetto al passato sono scomparse le stereotipie, le paure notturne, le crisi nervose e l’aggressività.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista relazionale, i genitori riferiscono che la bambina appare più aperta e coinvolta nei loro confronti. La famiglia riferisce di trascorrere molto tempo insieme all’aperto, dedicandosi ad attività condivise come il gioco sul trampolino, il monopattino e il gioco con la palla. Questo clima più disteso e partecipativo viene percepito dai genitori come un cambiamento importante.  Descrivono Stefania come “un’altra bambina”, esprimendo gratitudine e riconoscendo i benefici del percorso terapeutico intrapreso.</p>

<h4><span style="color: #008000;"><strong>SEI MESI DOPO LA PRESA IN CARICO</strong></span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">Tra i progressi più significativi si evidenzia un’evoluzione importante nell’area del linguaggio: Stefania mostra un crescente desiderio di comunicare, prova a parlare e ha iniziato a nominare gli oggetti di uso quotidiano. Anche nei momenti di pianto riesce ora a rendere più comprensibili ai genitori le motivazioni del proprio disagio. Segnale questo di una maggiore intenzionalità comunicativa.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Sul piano relazionale, frequenta la ludoteca senza particolari difficoltà. Si avvicina spontaneamente agli altri bambini e ricerca il loro contatto, anche se l’interazione non è ancora strutturata in uno scambio reciproco.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Si registrano inoltre progressi nell’autonomia: dorme da sola nella sua stanza e nel proprio lettino,  e risponde più facilmente in modo affermativo alle richieste dei genitori.</p>

<h4><span style="color: #008000;"><strong>NOVE MESI DOPO LA PRESA IN CARICO (osservazione presso il Centro Studi Logos)</strong></span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">L’osservazione è stata condotta in modalità non strutturata, lasciando alla bambina la massima libertà di esplorazione.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Fin dall’inizio la piccola è apparsa disorganizzata nei movimenti e nella scelta delle attività, con difficoltà a strutturare un gioco in autonomia. Durante la seduta ha alternato momenti di corsa e vocalizzi, a brevi fasi di coinvolgimento nei giochi, soprattutto quando affiancata in modo non direttivo. L’uso del linguaggio verbale è risultato assente nella relazione con l’adulto, mentre erano presenti vocalizzi. L’attenzione è apparsa discontinua, con facile distraibilità e irrequietezza motoria.</p>

<p class="wp-block-paragraph">In presenza dei genitori ha mostrato maggiore coinvolgimento e sicurezza, pronunciando alcune parole isolate (“papà”, “colori”), pur continuando a comunicare soprattutto tramite vocalizzi. Dopo circa 45 minuti sono emersi segni di affaticamento, con aumento dei vocalizzi e minore regolazione comportamentale.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Nel complesso, l’osservazione evidenzia un funzionamento caratterizzato da esplorazione inizialmente disorganizzata, gioco poco simbolico e linguaggio verbale limitato, ma anche la presenza di segnali relazionali positivi, apertura al contatto e maggiore partecipazione in un contesto percepito come sicuro, soprattutto accanto ai genitori.</p>

<h4><span style="color: #008000;"><strong>CINQUE MESI DOPO L’ULTIMO INCONTRO</strong></span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">Dopo cinque mesi, i genitori decidono di fissare un nuovo incontro online. La madre racconta dei progressi della figlia durante il periodo estivo. La bambina si era mostrata molto più aperta, socievole giocando con gli altri bambini al parco e in ludoteca. Proprio per questo i genitori avevano deciso di inserirla alla scuola materna. Inizialmente sembrava procedere bene, la bambina non mostrava segnali di disagio. Tuttavia, dopo circa tre settimane la madre aveva notato dei cambiamenti negativi molto significativi: la bambina appariva più nervosa, meno sorridente e si estraniava spesso dalla realtà.  Presentava, inoltre, crisi di pianto immotivato, difficili da calmare. Dal punto di vista comunicativo, la bambina aveva smesso di pronunciare le parole che aveva acquisito nell’ultimo periodo. La bambina mostrava un eccessivo bisogno di vicinanza nei confronti della figura materna, desiderando dormire con quest’ultima e non volendo accettare, accanto a sé, la presenza di nessun altro, compreso il padre.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Per tali motivi i genitori avevano deciso di interrompere la frequenza scolastica. Già dopo una decina di giorni dalla sospensione della frequenza dell’asilo la bambina risultava più tranquilla.</p>

<h4><span style="color: #008000;"><strong>UN MESE DOPO LA RIPRESA DELLA TERAPIA</strong></span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">Dopo aver sospeso la frequenza dell’asilo e dopo aver ripreso la terapia affettivo – relazionale che utilizza il Gioco Libero Autogestito, i genitori hanno notato significativi miglioramenti nei comportamenti e nelle competenze della bambina. Il linguaggio sta progressivamente comparendo nuovamente. La bambina tende ad utilizzare un tipo di linguaggio personale, ma che è comprensibile per la madre. Ora pronuncia la parola “nonna” e riesce a stare con lei anche senza la mamma. Adesso ha iniziato a mangiare da sola, prima veniva imboccata dalla madre. Ora le crisi di rabbia sono molto più brevi e più facili da gestire. Tuttavia la bambina si sveglia spesso durante le ore notturne con difficoltà a riaddormentarsi.</p>

<h4><span style="color: #008000;"><strong>DUE MESI DOPO LA RIPRESA DELLA TERAPIA</strong></span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">I genitori riferiscono un andamento generale positivo rispetto all’ultimo incontro. In particolare, la madre riporta che i problemi del sonno della figlia sono scomparsi.</p>

<p class="wp-block-paragraph">A casa vengono proposte attività condivise con entrambi i genitori. In un video mostrato durante il colloquio si osserva Stefania impegnata in un gioco con schiuma e acqua, durante il quale appare coinvolta e divertita. Si evidenzia un significativo progresso nell’area del gioco, in quanto la bambina utilizza il gioco simbolico prendendo le bambole e simulando di farle mangiare. Coinvolge attivamente i genitori nelle sue attività ludiche e mostra una preferenza per il gioco condiviso rispetto a quello solitario che, in passato, risultava prevalente. Con il padre svolge frequentemente giochi fisici.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Le stereotipie risultano quasi completamente scomparse. Sul piano comunicativo e relazionale si rilevano ulteriori progressi: il contatto oculare è presente in modo stabile. Stefania indica con il dito per esprimere richieste, è presente la triangolazione e produce alcune parole, sebbene ancora poco chiare. Utilizza la parola “mamma” in modo contestualizzato per richiamare l’attenzione e dimostra una buona comprensione di quanto le viene detto.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Il quadro clinico attuale evidenzia un’evoluzione positiva della bambina. La maggiore serenità, la stabilizzazione del sonno e la quasi totale scomparsa delle stereotipie indicano un miglioramento nella regolazione interna della bambina.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Particolarmente significativo risulta l’incremento del gioco simbolico e del gioco condiviso, che mostrano un avanzamento nelle competenze rappresentative e nella capacità di coinvolgere l’altro in modo intenzionale. La presenza stabile del contatto oculare e dell’indicazione confermano un progresso nell’area comunicativa e nell’intenzionalità relazionale.</p>

<h4><span style="color: #008000;"><strong>CONSIDERAZIONI FINALI</strong></span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">Nel corso dei mesi, seguendo il percorso di Stefania, si osserva una riduzione significativa dei comportamenti disfunzionali inizialmente presenti, come le stereotipie motorie, le crisi nervose frequenti, l’aggressività e le paure notturne. Parallelamente si evidenzia una progressiva apertura sul piano relazionale e comunicativo. Anche l’area del gioco ha mostrato un’evoluzione significativa: dal gioco solitario si è passati a forme di gioco condiviso con i genitori e alla comparsa del gioco simbolico.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Il percorso non è stato lineare, come dimostra la regressione temporanea osservata in seguito all’inserimento scolastico, evento che ha evidenziato quanto Stefania sia ancora sensibile ai cambiamenti e ai contesti poco familiari. Tuttavia, la capacità della bambina di recuperare progressivamente le competenze precedentemente acquisite, dopo il ritorno a un ambiente più rassicurante, rappresenta un indicatore positivo.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Nel complesso, il quadro attuale mostra una bambina più presente, più coinvolta nella relazione e più capace di esprimere bisogni e interessi. Il percorso di Stefania evidenzia come, attraverso la relazione affettiva, la disponibilità dei genitori e un contesto emotivo stabile, possano emergere gradualmente nuove competenze, ma anche come l’inserimento precoce in un ambiente non idoneo a bambini con problematiche importanti sia negativo per il loro sviluppo.</p>
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		<title>Le difficoltà degli adulti nella gestione dei soggetti con autismo</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2025/10/06/le-difficolta-degli-adulti-nella-gestione-dei-soggetti-con-autismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Oct 2025 09:42:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Autismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Purtroppo nell’ambito delle relazioni ed interazioni sociali, nell’elencare le carenze e i limiti presenti nei soggetti con sintomi di autismo ci si dimentica spesso di evidenziare i limiti, le incapacità, le gravi difficoltà e carenze, nella comprensione e nel sostegno dei loro problemi, presenti negli...</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo nell’ambito delle relazioni ed interazioni sociali, nell’elencare le carenze e i limiti presenti nei soggetti con sintomi di autismo ci si dimentica spesso di evidenziare i limiti, le incapacità, le gravi difficoltà e carenze, nella comprensione e nel sostegno dei loro problemi, presenti negli adulti che di loro si occupano e che con loro si relazionano. Le carenze e i limiti di noi adulti ‘normali’ sono numerosi e, purtroppo, rendono difficile e, in alcuni casi, impediscono, un percorso relazionale adeguato ai bisogni e ai vissuti interiori dei soggetti con disturbi autistici. è bene pertanto conoscerli, per poterli affrontare e superare.</p>

<h5><span style="color: #ff6600;"><strong><em>1) è difficile essere consapevoli del loro mondo interiore.</em></strong></span></h5>

<p class="wp-block-paragraph">Non sempre, sia i genitori sia gli insegnanti o gli altri adulti che si relazionano con soggetti con disturbi autistici sono consapevoli del loro mondo interiore, gravemente alterato, disturbato, instabile e spesso colmo d’angoscia, che rende loro arduo, se non impossibile, attuare in maniera armonica, nei giusti tempi e nelle modalità corrette, quei comportamenti che rendono la relazione adatta ed efficace.<a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/User/Documenti/LIBRI/AUTISMO/autismo%20la%20sfida/bambini%20da%20liberareNOTE.docx#_ftn15">[15]</a> Questo loro mondo particolarmente turbato ci dovrebbe consigliare di instaurare nei loro confronti delle modalità relazionali particolari e specifiche. Invece li sottoponiamo a degli interventi di tipo educativo, niente affatto idonei ai loro particolari bisogni. Ad esempio, li rimproveriamo e li richiamiamo senza che ciò sia assolutamente utile oppure pretendiamo da loro, quando ancora la loro chiusura e l’immaturità sono gravi, parole, atteggiamenti e comportamenti che non possono assolutamente mostrare.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/father-2457347_640-300x251.jpg" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/father-2457347_640-300x251.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/father-2457347_640.jpg 640w" alt="" width="300" height="251" /></p>

<p class="wp-block-paragraph" id="caption-attachment-7805">padri</p>

<h5><span style="color: #ff6600;"><strong><em>2) è difficile accettare le difese da loro messe in campo.</em></strong></span></h5>

<p class="wp-block-paragraph">Nei bambini normali o con problemi psicologici non gravi, le difese utilizzate per comunicare la propria sofferenza o per cercare di allontanarla, attenuarla o superarla, sono ben note ma anche in qualche modo previste, comprese e accettate. Ad esempio, quando i bambini normali o con disturbi psicologici non gravi, comunicano le loro emozioni negative, come la tristezza, l’ansia, l’aggressività e la rabbia, utilizzando delle parole, delle espressioni e dei comportamenti adatti ai loro vissuti interiori, queste emozioni sono correttamente capite e interpretate dagli adulti, che cercheranno di rispondere con atteggiamenti adeguati.</p>

<p><strong><span style="color: #ff6600;">3) Difficoltà a comprendere le manifestazioni emotive di questi bambini</span></strong></p>

<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo quando a soffrire sono dei soggetti con disturbi dello spettro autistico, le loro manifestazioni di dolore o di gioia, nonché i loro desideri difficilmente sono compresi e accolti. Di fatto è difficile che siano comprese e accettate le loro difese e i metodi da essi utilizzati per lottare contro le ansie, le paure, le insicurezze che li fanno soffrire, poiché queste difese sono molto diverse, più povere e primitive, rispetto a quelle espresse dai bambini normali, con i quali siamo abituati a trattare.</p>

<p class="wp-block-paragraph">E’ difficile, ad esempio, che siano accolti e compresi sintomi strani e inconsueti come l’immobilità, l’estraniamento parziale o totale dalla realtà, le gravi reazioni o le crisi in concomitanza con avvenimenti che sembrano del tutto normali ai nostri occhi e al nostro giudizio. Allo stesso modo è difficile accettare il loro rifiuto di ogni minimo cambiamento, le stereotipie verbali e motorie e i comportamenti autolesionistici.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Questi atteggiamenti sono subito etichettati come gravi<em> “comportamenti problema”</em> da eliminare il più presto possibile e non certo da comprendere e accettare per quello che sono: dei segnali di sofferenza o delle difese messe in atto per contenere e gestire dei vissuti emotivi gravi e disturbanti.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Scrive De Rosa:</p>

<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>Se io e voi ci trovassimo nella stessa stanza, seduti attorno a un tavolo per un incontro, dopo un po’ mi vedreste alzarmi, ridere, fare piccole corsette qua e l? per la stanza e, con una mano stesa tra la mia bocca e il mio orecchio, raccontare storie tra me e me. è solo un modo inoffensivo per gestire le mie emozioni, ma vi assicuro che la maggioranza di voi neurotipici entra in ansia per un comportamento ritenuto insolito, se non addirittura sconveniente.<a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/User/Documenti/LIBRI/AUTISMO/autismo%20la%20sfida/bambini%20da%20liberareNOTE.docx#_ftn16"><sup><strong><sup>[16]</sup></strong></sup></a></em></p>
</blockquote>

<h4 class="wp-block-heading"><span style="color: #008080;">Una visione distorta</span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">Pertanto i bambini con sintomi di autismo non sono visti come bambini che lottano in ogni momento per allontanare o diminuire la sofferenza o i timori che li opprimono, ma come soggetti a volte gravemente ritardati, altre volte come bambini o adulti strani, bizzarri, testardi, capricciosi e, in alcuni casi, anche aggressivi. Sono stimati come persone impossibili da gestire, poiché possono andare in crisi, gridare e lanciare gli oggetti che hanno in mano per un nonnulla.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Sono visti come bambini e adulti che presentano frequentemente comportamenti disturbanti, che amano opporsi a ogni richiesta che viene loro fatta. Il tutto, tra l’altro, senza che vi sia, almeno in apparenza, un valido motivo.</p>

<h4 class="wp-block-heading"><span style="color: #008080;">Le lagnanze dei genitori</span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">I genitori, quando raccontano del loro bambino agli specialisti, sono pronti a riferire non una ma mille lamentele nei riguardi del figlio: “Non riusciamo più ad andare a prendere una pizza, perché Marco va in giro per tutto il locale con una forchetta o un coltello in mano che batte sulle sue guance o sui tavoli delle persone e ci fa vergognare da morire.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Non possiamo far visita a qualche amico o parente perché si mette a toccare e annusare i vestiti e le mani delle persone presenti, mettendoci in forte imbarazzo. Dottore, è impossibile per noi andare al cinema o a teatro con lui; ci farebbe cacciare fuori dopo cinque minuti! Per quanto riguarda poi le cure dal dentista, Marco non vuole neanche scendere dall’auto, quando capisce che lo portiamo da questo specialista.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Non parliamo poi della pulizia, dottore! Nostro figlio non accetta di lavarsi le mani prima di pranzare. Cosa dobbiamo fare? Inoltre non vuole che gli si tocchino i capelli quando gli facciamo la doccia, possiamo mai lasciarlo con i capelli sporchi?”.</p>

<p class="wp-block-paragraph">A questo riguardo vi sono tuttavia dei genitori che, all’opposto, si lamentano perché il figlio non vuole proprio uscire dalla doccia. Due nostri ragazzi che seguivamo, avevano scoperto che l’acqua tiepida che scivolava e accarezzava il loro corpo riusciva a diminuire, come fosse un naturale ansiolitico, la grave tensione interiore che pervadeva la loro mente. Anche in questo caso nulla di veramente strano: questa piacevole esperienza tra l’altro è ciò che stimola tanti giovani e adulti, perfettamente normali, a moltiplicare la frequenza e allungare il tempo nel quale restare sotto la doccia, pur di provare la piacevole sensazione dell’acqua tiepida che scivola e avvolge il corpo come una carezza. Tuttavia questo comportamento non era per nulla compreso, e quindi accettato, dai rispettivi genitori che li sgridavano continuamente, lamentando il gran consumo di acqua calda e la perdita di tempo che queste docce prolungate procuravano al loro ménage familiare.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="200" class="wp-image-7053" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/05/baby-1399332_640-300x200.jpg" alt="" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/05/baby-1399332_640-300x200.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/05/baby-1399332_640.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></figure>
</div>
<h5><span style="color: #ff6600;"><strong><em>4) è difficile capire i motivi dei loro atteggiamenti oppositivi.</em></strong></span></h5>

<p class="wp-block-paragraph">Una dei motivi di scontro tra gli adulti e questi soggetti riguarda il loro comportamento oppositivo.</p>

<p class="wp-block-paragraph">A ben guardare, questa tendenza a opporsi e quindi a rifiutare le richieste degli altri, non è caratteristica soltanto dei bambini che presentano disturbi autistici. Tale comportamento è comune a molti piccoli che presentano problematiche psicologiche anche molto meno gravi, così com’è presente anche in bambini che hanno un cattivo rapporto con i loro genitori o familiari. Pertanto è un atteggiamento presente anche nei minori che vengono repressi, eccessivamente rimproverati o coartati nei loro bisogni e desideri ed è evidente nei bambini che presentano un Disturbo Oppositivo Provocatorio.</p>

<p class="wp-block-paragraph">In questi casi i minori, oltre ad opporsi alle richieste degli adulti, si ribellano, poiché le avvertono come fossero delle imposizioni: pertanto rispondono e reagiscono con parolacce, minacce, insulti o comportamenti aggressivi. Lo stesso avviene anche nei bambini che presentano facile irritabilità o instabilità psicomotoria. Questi è come se non riuscissero proprio a percepire i bisogni e le richieste degli altri, per cui, nonostante siano richiamati insistentemente dai genitori o dagli insegnanti, continuano a fare quello che più aggrada loro in quel momento.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Il fatto che i bambini con disturbi autistici non obbediscano, non accettino o semplicemente sembra che non ascoltino le richieste degli adulti, provoca nell’ambito scolastico la stizza degli insegnanti i quali, quando parlano con i genitori, si lamentano dei comportamenti e atteggiamenti dei loro figli con frasi come queste: “In fondo che cosa gli ho chiesto? Non l’ho costretto a scrivere o leggere, non l’ho mai interrogato per timore che vada in ansia, l’ho pregato soltanto di restare seduto nel suo banco e non disturbare. E invece? Invece me lo ritrovo sempre in piedi tra i banchi o in mezzo alla classe, che canticchia, mormora parole incomprensibili e gioca con il suo fazzolettino di carta, mentre la sua insegnante di sostegno non sa cosa fare. Se poi, anche se raramente, questa riesce a farlo stare seduto nel suo banco, non fa che tamburellare con le dita, esce la lingua in modo disgustoso, emette quei suoi strani versi per ore, disturbando la lezione e dando un pessimo esempio anche agli altri alunni”.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Di loro si lamentano anche i terapisti: “Come devo riuscire a fargli apprendere il linguaggio verbale o mimico se non mi guarda nemmeno e si arrabbia, urla e lancia quello che ha in mano sul muro, quando gli giro dolcemente il capo verso di me, per fargli vedere come pronunciare le parole o quando gli chiedo di guardarmi negli occhi e di aprire la bocca in un certo modo?”.</p>

<h5 class="wp-block-heading">La volontà e l’impossibilità</h5>

<p class="wp-block-paragraph">Per noi adulti è difficile riuscire a distinguere e capire quello che è il prodotto della volontà di questi bambini, da ciò che invece è causato dal grave disturbo psicologico che condiziona e costringe la loro volontà. In definitiva spesso il primo e più importante problema di molti genitori, insegnanti e terapisti è il non riuscire a capire: “Perché il bambino non parla? Perché si oppone testardamente a ogni richiesta? Perché va in crisi, grida e si agita per delle sciocchezze? Perché non vuole essere, non dico abbracciato, ma neanche toccato?”. E così via. Dice Morello:</p>

<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>“Posso connettere volontà e azione solo quando mi sento sicuro. Il possibile veleggia in concreto mare se trovo la serena rotta al sicuro da tempeste emotive, ma la paura è sempre presente”.<a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/User/Documenti/LIBRI/AUTISMO/autismo%20la%20sfida/bambini%20da%20liberareNOTE.docx#_ftn17">[17]</a></em></p>
</blockquote>

<p class="wp-block-paragraph">Genitori, familiari, insegnanti e terapisti spesso parlano di questi bambini come se fossero perfettamente liberi di fare o non fare quanto richiesto o desiderato. In realtà quasi tutto quello che essi fanno o non fanno, ma anche quello che rifiutano o accettano, non dipende da loro, ma è fortemente influenzato dalla loro patologia e da come questa si manifesta in quel momento e in quella particolare situazione emotiva. Come dice Notbohm, madre di un bambino con autismo: ‘Non volere’ o ‘non potere’ non sono intercambiabili. Il ‘non volere’ implica premeditazione, intenzionalità e pertanto fa pensare a un comportamento deliberato. Il ‘non potere’ esclude la possibilità di scelta e prende atto dell’incapacità del bambino nel compiere o nel non compiere una determinata azione.<a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/User/Documenti/LIBRI/AUTISMO/autismo%20la%20sfida/bambini%20da%20liberareNOTE.docx#_ftn18"><sup>[18]</sup></a></p>

<p class="wp-block-paragraph"> De Rosa scrive:</p>

<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>Per capire il mio percorso e l’autismo mi sembra che sia centrale il tema della volontà. Vedo che per voi neurotipici la volontà è una risorsa sempre disponibile. Pensate a una cosa, decidete di farla subito, incominciate a farla. Per me non è così. A volte la mia volontà rimane imprigionata in un blocco e non riesce a venire fuori. (…) Quando qualcuno, per esempio, usa con me una di quelle parole convenzionali e sintetiche come ‘grazie’, ‘prego’ o ‘bravo’, si determina in me un blocco della volontà. Inizio a ripetere la parola che mi è stata detta, la ripeto più volte come preso da un ‘loop’ in una sequenza che si ripete in cui mi sento prigioniero, da cui non riesco quasi mai a uscire da solo, se non c’è qualcuno che mi aiuta.<a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/User/Documenti/LIBRI/AUTISMO/autismo%20la%20sfida/bambini%20da%20liberareNOTE.docx#_ftn19"><sup><strong><sup>[19]</sup></strong></sup></a></em></p>
</blockquote>

<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="200" class="wp-image-7066" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/girls-6174061__340-300x200.jpg" alt="" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/girls-6174061__340-300x200.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/girls-6174061__340.jpg 510w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></figure>

<p class="wp-block-paragraph">Ancora peggio, alcuni genitori e operatori vedono in questi comportamenti delle ripicche e dei capricci da parte del bambino, ripicche e capricci non solo da non assecondare ma da punire.</p>

<p class="wp-block-paragraph">É bene quindi prendere coscienza  dei motivi che rendono difficile a questi bambini accogliere le richieste, da qualunque parte esse provengano, in modo tale da rendere adeguato e funzionale il nostro comportamento. </p>

<h5><span style="color: #ff6600;"><strong><em>5) In molti casi è presente una scarsa stima e fiducia negli esseri umani, ritenuti, a torto o a ragione, causa del loro grave malessere.</em></strong></span></h5>

<p class="wp-block-paragraph">La loro sfiducia negli esseri umani è talmente intensa e globale da coinvolgere anche i genitori. Come si può ben vedere da questi due racconti.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Michele, un bambino con autismo ad alto funzionamento di otto anni, disegna un delfino che gioca con la palla, che poi commenta con un racconto:</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="158" class="wp-image-7154" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/05/santoro-giacomo-delfino-300x158.jpg" alt="" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/05/santoro-giacomo-delfino-300x158.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/05/santoro-giacomo-delfino-1024x541.jpg 1024w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/05/santoro-giacomo-delfino-768x405.jpg 768w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/05/santoro-giacomo-delfino-1536x811.jpg 1536w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/05/santoro-giacomo-delfino-2048x1081.jpg 2048w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/05/santoro-giacomo-delfino-700x370.jpg 700w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></figure>
</div>
<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Un delfino che gioca con la palla</em></strong></p>

<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>Vi è un delfino blu che gioca sempre con la palla. Si diverte giocando con i cerchi. Non ha un’istruttrice, è in pieno mare. è solo, perché non ha nessuno che gioca con lui, ma è felice lo stesso. Gli altri non vogliono giocare con lui perché pensano che sia molto giocherellone. Gli altri sono seri. Gioca sempre lui! Se gli rubano qualcosa, è triste. Quando non gioca, è poco felice. Vuole essere sempre a casa sua. Non ha nessuno. Papà e mamma sono morti. Uno squalo li ha mangiati. Lui dopo che loro sono morti, si divertiva ancora di più, perché era più felice.</em></p>
</blockquote>

<p class="wp-block-paragraph">Se proviamo a interpretare questo racconto, notiamo una serie di elementi molto interessanti e soprattutto illuminanti, su cosa provano i bambini con disturbi autistici nel loro animo.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Intanto vi è in loro un gran desiderio di completa libertà. Il delfino, nel quale s’identifica Michele, non ha alcuna istruttrice e quindi può fare ciò che vuole. Questa piena libertà l’ha ottenuta anche dal fatto che i suoi genitori sono morti. Questa disgrazia tuttavia non gli crea problemi, anzi gli dà la possibilità di divertirsi ancora di più ed essere più felice, perché completamente libero.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda il rapporto con i coetanei, anche con loro le cose non vanno per nulla bene: loro non vogliono giocare con lui e anzi gli rubano le sue cose. Una nota a parte merita il motivo per cui i suoi compagni non vogliono giocare con lui. Michele dice: <em>“Gli altri non vogliono giocare con lui perché pensano che sia molto giocherellone. Gli altri sono seri”</em>. Di solito i bambini amano giocare e divertirsi per cui questa esclusione fa riferimento alle modalità di gioco di Michele. Modalità rifiutata dai compagni poiché è accentrata sui suoi bisogni del momento, come avviene nei bambini piccoli, i quali non tengono in alcun conto i desideri e le necessità degli altri.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Anche per Pietro di otto anni, gli esseri umani, compresi i genitori, rappresentavano un limite e non una risorsa.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Commentando un disegno effettuato racconta:</p>

<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Un amo nell’occhio</em></strong></p>

<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>E’ Davide che ha fatto il monello e un cane gli ha tirato un amo nell’occhio. Si è fatto male e gli è uscito tanto sangue. Aveva la pancia rotta. Sua mamma è morta e lui è contento e se ne è andato a ballare</em>.</p>
</blockquote>

<ul class="wp-block-list">
<li><em>In altri casi non si tratta di sfiducia ma d’impossibilità.</em></li>
</ul>

<p class="wp-block-paragraph">I vissuti interiori dei bambini psicologicamente disturbati in maniera grave, come sono quelli nei quali sono presenti dei disturbi autistici, sono talmente confusi, instabili e tesi, che spesso impediscono di capire esattamente la richiesta che è loro fatta ma anche il motivo e la necessità di accogliere questa richiesta.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Può succedere quindi che trascinati e immersi nel loro mondo, angosciati dalle paure e dall’eccitazione e tensione che pervade la loro mente, non abbiano avuto la possibilità di ascoltare e valutare correttamente le nostre istanze oppure che abbiano filtrato di queste soltanto alcune parti, senza riuscire a capirne tutto il contesto.</p>

<ul class="wp-block-list">
<li><em>In altri momenti questi bambini non compiono quanto richiesto poiché ciò che chiediamo potrebbe aumentare i loro problemi e la loro sofferenza.</em></li>
</ul>

<p class="wp-block-paragraph"><em> </em>Le paure, l’ansia e la sofferenza sono sempre in agguato. A volte basta poco perché da uno stato di momentaneo e parziale benessere, che essi si creano estraniandosi dalla realtà, siano nuovamente invasi dall’ansia e dalla tristezza. Può darsi allora che le nostre richieste non facciano altro che aumentare la loro ansia e la loro sofferenza<em>,</em> causando un’accentuazione del disagio fisico e psicologico, che sono già a dei livelli molto alti.<a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/User/Documenti/LIBRI/AUTISMO/autismo%20la%20sfida/bambini%20da%20liberareNOTE.docx#_ftn20">[20]</a></p>

<ul class="wp-block-list">
<li><em>Può accadere inoltre che questi bambini non conoscano i vari passaggi del procedimento per poter eseguire ciò che chiediamo.</em></li>
</ul>

<p class="wp-block-paragraph">Non sono infrequenti i casi in cui le nostre aspettative sono troppo alte, rispetto alle loro capacità presenti in quel determinato momento. <a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/User/Documenti/LIBRI/AUTISMO/autismo%20la%20sfida/bambini%20da%20liberareNOTE.docx#_ftn21">[21]</a></p>

<ul class="wp-block-list">
<li><em>La loro opposizione può nascere dal fatto che la nostra richiesta è giunta in un momento particolarmente difficile per loro.</em><a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/User/Documenti/LIBRI/AUTISMO/autismo%20la%20sfida/bambini%20da%20liberareNOTE.docx#_ftn22">[22]</a></li>
</ul>

<p class="wp-block-paragraph">Ad esempio, in un momento in cui sono particolarmente turbati o angosciati da qualcosa, oppure hanno fame, sete o sono troppo stanchi e stressati, per riuscire a ubbidire.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Quando, nonostante il loro rifiuto, insistiamo, li minacciamo o peggio ancora li puniamo, con la speranza che si decidano a ubbidirci ‘senza fare troppe storie’, senza volerlo stiamo peggiorando il loro mondo interiore e, insieme con questo, stiamo peggiorando il difficile rapporto che essi hanno con noi e in generale con gli esseri umani e la realtà interna ed esterna a loro.</p>

<p class="wp-block-paragraph">In parole povere il non tener conto del loro mondo interiore peggiora il nostro rapporto con loro, ma anche la loro condizione psichica, poiché questi nostri comportamenti costringono i bambini con sintomi di autismo a chiudersi ancor più nel loro mondo. Sarebbe più saggio aspettare pazientemente che essi si decidano ad agire in base alla nostra richiesta, senza mai spingerli in modo brusco e insofferente a compiere o a non compiere una determinata azione.</p>

<h5><span style="color: #ff6600;"><strong>6) è <em>difficile non reagire in modo consueto.</em></strong></span></h5>

<p class="wp-block-paragraph">Altrettanto arduo è per noi adulti resistere e tenere sotto controllo alcuni comportamenti che attuiamo quasi in modo automatico. Se ad esempio il bambino con disturbi autistici non parla, cosa fare se non sommergerlo di parole e di stimoli verbali affinché acquisisca il più presto possibile il linguaggio, che è anche il simbolo della conquista della normalità?</p>

<p class="wp-block-paragraph">É difficile per noi poter immaginare che invece l’ideale per lui sarebbe quello di avvertire, mediante il silenzio, la nostra presenza attenta e affettuosa, fatta di ascolto della sua sofferenza, dei suoi desideri e dei suoi bisogni. è difficile, in definitiva, accettare e imporci quel silenzio, che può permettere più facilmente l’ascolto e la comunione con lui.</p>

<p class="wp-block-paragraph">De Rosa  a questo riguardo, ricorda il valore del silenzio tra lui e il padre:</p>

<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>In realtà, il silenzio tra due esseri umani brulica di tanti piccoli elementi di una comunicazione non verbale che io direi spirituale. L’ho capito nelle lunghe giornate passate con mio padre a passeggiare in montagna. Lui, sapendo quanto il dialogo verbale sia impegnativo per me, stava in silenzio, diventava autistico come me. Così per ore camminavamo soli noi due e in silenzio, circondati dalla natura, ora tra panorami grandiosi, ora immersi nei boschi, a volte camminando uno dietro l’altro e a volte affiancati, quando il percorso lo permetteva.</em></p>

<p class="wp-block-paragraph"><em>All’inizio, il silenzio sembrava creare separazione, come se ciascuno di noi due camminasse per proprio conto, ma questa era solo una condizione iniziale, direi esterna, superficiale. Con il tempo cominciavo a percepire che ciò che io provavo di fronte alla bellezza della natura anche mio padre lo stava provando dentro di sé. Non provavamo in due lo stesso sentimento, ma un unico sentimento, che è cosa ben diversa. Stavamo entrando nella dimensione della vera empatia.<a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/User/Documenti/LIBRI/AUTISMO/autismo%20la%20sfida/bambini%20da%20liberareNOTE.docx#_ftn23"><sup>[23]</sup></a></em></p>
</blockquote>

<p class="wp-block-paragraph">Anche per Morello:</p>

<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>Immersione nella natura rasserena l’ansia: prato verde, conigli dallo sguardo buono, mano operatore che indica lenta i lavori da fare. L’ansia si scioglie.<strong><a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/User/Documenti/LIBRI/AUTISMO/autismo%20la%20sfida/bambini%20da%20liberareNOTE.docx#_ftn24">[24]</a></strong></em></p>
</blockquote>

<h5><span style="color: #ff6600;"><strong><em>7) è difficile da parte dei genitori gestire lo stress che questi bambini provocano.</em></strong></span></h5>

<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo molti genitori di bambini con sintomi di autismo sono notevolmente stressati, poiché devono da una parte elaborare il lutto per la presenza del loro figlio con problemi, e dall’altra devono anche affrontare non una ma mille difficoltà legate alla gestione di questi, sia nel periodo in cui sono impegnati nel lavoro esterno alla famiglia, sia durante le vacanze e, soprattutto, nelle occasioni nelle quali sono costretti a presentarsi in pubblico. In questi casi, quando non riescono proprio ad evitare la presenza del loro figlio insieme a degli estranei, sono costretti a subire i rimbrotti di questi ultimi, che li giudicano genitori poco attenti e responsabili, incapaci di ben educare.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Tutto ciò comporta spesso un isolamento sociale della famiglia. Tra l’altro possono anche nascere tra papà e mamma delle accuse reciproche di questo tenore: “Questo succede perché sei troppo permissivo”. O al contrario: “Nostro figlio si comporta così perché sei troppo rigido e autoritario. Hai rovinato Marco perché non hai saputo capirlo ed accettarlo”. E così via.</p>

<h5><span style="color: #ff6600;"><em><strong>8) è oltremodo difficile accettare che questi sono bambini da liberare e non da educare.</strong></em></span></h5>

<p class="wp-block-paragraph">Per non parlare di quando gli operatori ma anche i familiari si rapportano con loro in modo frequentemente educativo. Questo comportamento che è spontaneo e naturale negli adulti, nel momento in cui si relazionano con i minori, per quanto riguarda il rapporto con bambini nei quali sono presenti sintomi di autismo viene ancor più stimolato dai loro comportamenti strani e inusuali. Come si fa a non chiedere di ascoltare ciò che diciamo a un bambino che non ci ascolta e si gira dall’altra parte? Come si fa a non rimproverare un bambino che provoca verso di noi le critiche dei parenti, degli amici o degli insegnanti?</p>

<p class="wp-block-paragraph">In queste e in tante altre occasioni questi bambini avvertono chiaramente di essere ‘sbagliati’ o come dice Morello essere come delle ‘macchie’<em>,<a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/User/Documenti/LIBRI/AUTISMO/autismo%20la%20sfida/bambini%20da%20liberareNOTE.docx#_ftn25"><strong>[25]</strong></a> </em>assolutamente non adeguati al cosiddetto ‘vivere civile’. Non vi è cosa che essi facciano o non facciano, che non sia notata o aspramente criticata dagli adulti, che si sentono in dovere di cercare di correggerla, dando continui suggerimenti, indicazioni, giudizi e, a volte, anche punizioni con intenti educativi.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Questi comportamenti degli adulti, se da una parte peggiorano la scarsa stima che questi minori hanno verso se stessi, nello stesso tempo confermano il loro pregiudizio verso il genere umano, del quale hanno paura e dal quale non si aspettano attenzione e comprensione. Ciò li costringe ancor più a chiudersi e difendersi da ogni sensazione, emozione o comunicazione che proviene dal mondo esterno.</p>

<h5><span style="color: #ff6600;"><strong><em>9) Molti adulti hanno notevoli difficoltà nel proteggere i bambini con disturbi autistici da situazioni che li fanno soffrire.</em></strong></span></h5>

<p class="wp-block-paragraph">Sono molti gli oggetti, i comportamenti, i luoghi e le situazioni, che possono provocare a questi bambini fastidio, sofferenza, ansia e paura. Tuttavia non sempre tali situazioni sono fatte segno di attenzione, sia dai genitori sia da parte di alcuni operatori che di questi bambini si occupano. Gli uni e gli altri, consciamente o inconsciamente, vorrebbero che in ogni momento questi minori riuscissero a comportarsi in base ai loro bisogni e desideri ma anche alle comuni convenienze sociali. Costoro insomma, vorrebbero che i comportamenti di questi bambini fossero adeguati agli ambienti da essi frequentati: la scuola, i gruppi sportivi, le associazioni, i ristoranti, le feste, i locali dei centri riabilitativi, senza tener conto delle loro capacità e possibilità.</p>

<h5 class="wp-block-heading">La lotta per eliminare i sintomi</h5>

<p class="wp-block-paragraph">Per tali motivi, di solito molti adulti preferiscono lottare fino allo spasimo per cercare di eliminare i loro sintomi più evidenti e disturbanti, piuttosto che ascoltare pazientemente i loro bisogni più veri e profondi, mettendosi direttamente e personalmente in gioco, nell’intraprendere nuovi e diversi percorsi che riescano a venire incontro ai reali bisogni di questi bambini.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Quando noi adulti: genitori, insegnanti e operatori, li costringiamo a fare delle attività non desiderate o a reprimere dei comportamenti considerati socialmente disturbanti, senza tener conto delle enormi difficoltà che essi hanno nel gestire il loro angoscioso e instabile mondo interiore, il più delle volte, senza volerlo e certamente senza che ce ne rendiamo conto, li obliquiamo a rimanere costantemente in uno stato di continuo allarme e difesa, il che aggrava le loro ansie, le loro fobie e la loro sofferenza.</p>

<h5 class="wp-block-heading">Aumento della diffidenza e della sfiducia</h5>

<p class="wp-block-paragraph">La naturale conseguenza di ciò è che la diffidenza, il sospetto e il rifiuto nei confronti degli esseri umani, invece di diminuire, come si vorrebbe, si accentua. E ciò comporta un effetto ancora più grave: in realtà con il nostro incongruo comportamento rischiamo di rendere inguaribile una patologia la quale, se fosse stata affrontata nei modi opportuni, si sarebbe potuta risolvere e avrebbe perduto quell’alone di cronicità che ancora la segna con un marchio indelebile.</p>

<h5><span style="color: #ff6600;"><strong><em>10)  </em><em>Per i genitori è difficile vederli come bambini che essi potrebbero curare direttamente.</em></strong></span></h5>

<p class="wp-block-paragraph">In alcuni casi i genitori, avvertono questi bambini come degli esseri umani diversi, con i quali sarebbe troppo difficile o impossibile intraprendere delle relazioni efficaci.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Il seguente episodio può meglio spiegare questo tipo di sensazione che porta a dei comportamenti non idonei.</p>

<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em> Il piccolo Paolo di tre anni, dopo aver giocato a lungo con noi, uscì di corsa dalla stanza dei giochi e corse lungo il corridoio fino alla sala d’aspetto, dove il padre, seduto sul divano, attendeva la fine della terapia leggendo una rivista. Il bambino per manifestare con gioia la serenità momentaneamente riacquistata, prese a battere ridendo le braccia sul divano proprio accanto al genitore che lì era seduto. Mi colpì la reazione di questo padre il quale, imbarazzato e quasi spaventato da tale particolare approccio, si alzò di scatto, allontanandosi da lui mentre, nello stesso tempo mi guardava, come per dire: ‘Come mai Dario è qui, mentre dovrebbe essere con lei ad effettuare la terapia? E soprattutto: ‘Io, in questa situazione, cosa dovrei fare?’ Il bambino, non pienamente soddisfatto, prese a fare il girotondo nella stanza, ancora una volta per manifestare la sua presenza e la sua gioia. Anche a questo suo gesto di allegra ricerca di una relazione il padre, non sapendo cosa fare, dapprima dolcemente e poi sempre con più foga cercò di spingerlo ad allontanarsi dalla sala d’aspetto per ritornare da me, dicendo: “Vai dal dottore, cosa ci fai qui? Vai! Vai!”.</em></p>

<p class="wp-block-paragraph"><em> Quell’uomo non era un cattivo padre, ma purtroppo, come spesso succede a molti genitori, avvertiva quel figlio come un bambino diverso da qualunque altro. Pertanto solo uno specialista, com’ero io in quel momento, poteva avere a che fare con lui. D’altra parte come vivere un figlio che normalmente non corre felice tra le tue braccia, che non ti saluta quando ritorni dal lavoro, non si lascia abbracciare, non ti parla, forse non capisce neanche quello che tu gli dici, grida per un nonnulla e non manifesta alcun segnale d’amore per te?</em></p>
</blockquote>

<h5 class="wp-block-heading">La cultura della diversità</h5>

<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo questa immagine dei bambini con sintomi di autismo come degli esseri troppo diversi dai loro genitori, per cui questi non potrebbero riuscire a prestare le cure necessarie, nasce non solo dal tipo di sintomi che quelli presentano, ma anche da una certa cultura che si è sviluppata attorno a questa patologia. Una cultura che tende a porre l’accento sulla loro diversità e pertanto distingue i cosiddetti soggetti ‘normali’ o ‘neurotipici’ come oggi si tende a definirli, da loro: gli ‘autistici’ neurologicamente o geneticamente molto diversi da noi. Per tale motivo, in questo nostro libro abbiamo cercato di usare la denominazione di ‘bambini con disturbi autistici ‘o ‘bambini con sintomi di autismo’ per rimarcare che questi soggetti non sono diversi da noi, cosiddetti ‘normali’, tranne che per la gravità dei loro disturbi psicologici.</p>

<h5 class="wp-block-heading">I messaggi errati degli operatori</h5>

<p class="wp-block-paragraph">Per non parlare dei tanti operatori che di loro si occupano i quali, a volte, sia con le parole sia con il loro comportamento, inviano ai genitori messaggi devianti di questo tipo: “Noi siamo quelli che sanno e possono fare qualcosa per codesto vostro figlio così particolare, pertanto affidatevi alla nostra competenza, dandoci piena e totale fiducia. Ricordatevi soltanto che le terapie che eseguiamo sul bambino iniziano alle otto e trenta e terminano alle dodici. Siate, quindi, puntuali nel portarlo da noi e poi nel riprenderlo”. Oppure ancora peggio: “Il pulmino del nostro Centro di riabilitazione passa sotto casa vostra alle otto per prelevare il vostro bambino e lo riaccompagnerà alle dodici. Mi raccomando che ci sia qualcuno, all’ora stabilita, che lo accompagni al pulmino la mattina e lo riprenda a mezzogiorno”.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Questo tipo di messaggi inserisce nell’immaginario dei genitori un concetto fondamentalmente errato e cioè che nei confronti di quel figlio i genitori possono avere solo un ruolo marginale, mentre il compito fondamentale deve essere lasciato agli operatori specializzati. Ciò come vedremo non è per nulla vero.</p>

<h5 class="wp-block-heading">Una fiammella di speranza</h5>

<p class="wp-block-paragraph">Per fortuna, nonostante tutto ciò che abbiamo detto, abbiamo potuto costantemente notare che, in fondo al cuore di questi bambini, brilla e rimane sempre accesa una fiammella di speranza e di desiderio, che li predispone a dare fiducia, stima e affetto a chi riesce ad instaurare con loro una relazione calda, vera, profonda, fatta di ascolto e attenzione ai loro bisogni più veri e profondi.</p>

<h4 class="wp-block-heading">Le difficoltà da parte dei soggetti con autismo</h4>

<p class="wp-block-paragraph">Le persone con disturbi dello spettro autistico, quando hanno avuto la possibilità di esprimere il loro pensiero, ci hanno dato degli apporti preziosi sulle difficoltà che essi incontrano nel rapporto con gli altri.</p>

<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/03/CH102084.jpg" alt="" /></figure>

<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>1) Essi lamentano la perdita del senso di pace e sicurezza, quando sono costretti a rimanere in contatto con gli altri esseri umani.</em></strong></p>

<p class="wp-block-paragraph">La Williams riferisce che lei rifiutava ogni forma di contatto poiché, nel rapportarsi con gli altri, si sentiva defraudava del senso di sicurezza che riusciva ad ottenere perdendosi ed estraniandosi nel suo mondo autistico, capace di escludere tutto e tutti. Un mondo fatto di colori, suoni, schemi e ritmi che le davano calma e tranquillità, al contrario del mondo reale nel quale, il contatto con le persone le procurava insicurezza, ansia e terrore.<a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/User/Documenti/LIBRI/AUTISMO/autismo%20la%20sfida/bambini%20da%20liberareNOTE.docx#_ftn26">[26]</a> Inoltre l’autrice si era accorta di come le sue necessità e i suoi bisogni fossero incompatibili con quelli degli altri esseri umani.<a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/User/Documenti/LIBRI/AUTISMO/autismo%20la%20sfida/bambini%20da%20liberareNOTE.docx#_ftn27">[27]</a></p>

<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Anche per Morello la solitudine è importante perché dà serenità: <em>“Fluttuo tra voci suadenti e ritmi che avvolgono. Scavo dentro l’emozione e le mie nebbie si dissolvono. Mi scopro magico. Sereno. C’è molto in comune tra solitudine e magia”.<a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/User/Documenti/LIBRI/AUTISMO/autismo%20la%20sfida/bambini%20da%20liberareNOTE.docx#_ftn28">[28]</a> E ancora lo stesso autore: “Poi quando di nuovo resto solo, torno a richiudermi nel mio spazio a volare dentro una cupola di pace”.<a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/User/Documenti/LIBRI/AUTISMO/autismo%20la%20sfida/bambini%20da%20liberareNOTE.docx#_ftn29">[29]</a></em></p>
</blockquote>

<p class="wp-block-paragraph">Per quest’autore, un angolo della sua casa, senza rumori e senza persone, diventava un luogo incantato di pace e serenità:</p>

<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>Torno a galla. Esco dalla cuna e mi sdraio sul divano avvolto sui cuscini. Guardo la tv muta, dello scafandro mi libero e nel divano, mia soffice cella di casa, si spiana la calma. Nell’avido susseguirsi d’immagini narrate spariscono le macchie. A casa le macchie d’autismo si stingono e non esistono. Segue pace.<a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/User/Documenti/LIBRI/AUTISMO/autismo%20la%20sfida/bambini%20da%20liberareNOTE.docx#_ftn30"><strong>[30]</strong></a></em></p>
</blockquote>

<p class="wp-block-paragraph"> Sebbene vi fosse un buon rapporto con il padre, anche la presenza di questi gli creava ansia e disagio poiché, come tutti gli adulti, lo stimolava a fare qualcosa che pensava fosse utile per lui o per la famiglia.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>2) Le proposte e le scelte, che gli altri propongono, provocano o aggiungono ansia nella loro mente.</em></strong></p>

<p class="wp-block-paragraph">Per questi soggetti è molto difficile e problematico scegliere qualcosa, tra le varie proposte che facciamo. E questa difficoltà li mette in ansia.</p>

<p class="wp-block-paragraph"> Dice Morello:</p>

<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>Anche scegliere cosa mangiare a pranzo è difficile. Mamma mi chiede, ma la richiesta mi confonde. Difficile dare risposta immediata da dentro mio lago d’autismo. Molto tempo non mi danno le persone per effettuare la mia scelta. Veloci preconfezionate risposte allora do. <a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/User/Documenti/LIBRI/AUTISMO/autismo%20la%20sfida/bambini%20da%20liberareNOTE.docx#_ftn31"><strong>[31]</strong></a></em></p>
</blockquote>

<p class="wp-block-paragraph">In questo caso, a causa delle emozioni eccessive, che ogni scelta provoca in questi bambini, uno dei motivi del loro notevole disagio sta nella difficoltà nell’elaborare rapidamente, tra le varie proposte, quella più appetibile. D’altra parte questa difficoltà è presente anche in tutte le persone ansiose le quali, quando sono costrette a scegliere tra varie opzioni, a volte si bloccano.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>3) Provano disagio per ogni contatto fisico.</em></strong></p>

<p class="wp-block-paragraph">Un altro motivo di disagio nasce in questi bambini dai frequenti bisogni di contatti fisici che hanno i soggetti normali, i quali amano baciarsi, abbracciarsi, accarezzarsi. Contatti che invece questi bambini non desiderano, poiché procurano loro una notevole ansia:</p>

<p class="wp-block-paragraph">Dice Morello:</p>

<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>Ancora per me è mistero il perché si stringono le mani quando ci si incontra. Saluto pragmatico, nella mia idea, non con estranei farei, ma solo con persone che mi piacciono. Mani e ansia per me si collegano, perché quando mi agito, le mie mani tremano di più.<strong><a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/User/Documenti/LIBRI/AUTISMO/autismo%20la%20sfida/bambini%20da%20liberareNOTE.docx#_ftn32">[32]</a></strong></em></p>
</blockquote>

<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>4) Hanno difficoltà ad affrontare gli imprevisti.</em></strong></p>

<p class="wp-block-paragraph">Un altro motivo di disagio che questi bambini devono affrontare, nel rapporto con gli altri, nasce dalla notevole difficoltà che essi hanno a sostenere gli imprevisti, i quali, in realtà, sono difficili per tutti, ma lo sono maggiormente per le persone anziane, per i bambini piccoli, per le persone poco mature o che presentano problematiche psicologiche. Tale difficoltà è accentuata e procura molta sofferenza ai bambini con disturbi autistici. è allora necessario che i genitori e gli altri adulti che seguono questi bambini evitino per quanto possibile di metterli in situazioni per loro molto difficili da affrontare.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>5) Provano ansia nel comunicare verbalmente.</em></strong></p>

<p class="wp-block-paragraph">Un altro motivo di malessere nel rapporto con gli altri deriva dalla difficoltà che questi bambini presentano, quando sono costretti a dialogare. In siffatti casi l’ansia e le paure aumentano notevolmente, tanto che le loro risposte non sempre sono adeguate e coerenti. La conseguenza di ciò è che il dialogo verbale, piuttosto che procurare reciproco piacere e gioia, diventa frustrante per entrambi gli interlocutori, ma soprattutto per i bambini con sintomi di autismo, poiché nel dialogare con gli altri essi sono investiti da forti e dolorose emozioni dovute, a volte, alla presenza di un intenso timore del giudizio altrui, probabilmente a causa dell’immaturità e fragilità della propria personalità.<a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/User/Documenti/LIBRI/AUTISMO/autismo%20la%20sfida/bambini%20da%20liberareNOTE.docx#_ftn33">[33]</a></p>

<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>6) Non sopportano le continue ed incessanti richieste da parte degli altri.</em></strong></p>

<p class="wp-block-paragraph">Questi bambini non sopportano le continue richieste che provengono dagli adulti. Questi, proprio per il ruolo che rappresentano, non smetterebbero mai di consigliare, incoraggiare, ma anche richiamare e rimproverare, allo scopo di educare questi bambini ad avere degli atteggiamenti e dei comportamenti più civili, educati ed adeguati alle varie circostanze. In altri casi gli interventi degli adulti sono motivati dalla necessità di strappare questi minori dalla condizione di chiusura nella quale essi s’immergono per farli rientrare nella realtà. Purtroppo questi e altri simili interventi, mettono in difficoltà questi bambini e li stimolano a chiudersi ancor più in se stessi. Come dice Morello:</p>

<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>“In giro sto sempre bene nessuno dice comandi da fare, da dire; (…) cammino assieme tra gente sospesa su se stessa che a me non bada”.<a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/User/Documenti/LIBRI/AUTISMO/autismo%20la%20sfida/bambini%20da%20liberareNOTE.docx#_ftn34">[34]</a></em></p>

<p class="wp-block-paragraph">E poi:</p>

<p class="wp-block-paragraph"><em>“Non chiedetemi di fare, non chiedetemi di dire, non guardatemi strano, io crollo dentro il mio hotel di niente”.<a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/User/Documenti/LIBRI/AUTISMO/autismo%20la%20sfida/bambini%20da%20liberareNOTE.docx#_ftn35">[35]</a></em></p>
</blockquote>

<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>7) Per questi bambini è arduo capire i pensieri e le emozioni degli altri.</em></strong></p>

<p class="wp-block-paragraph">Un altro problema nasce in loro quando provano, senza riuscirci, a capire i pensieri degli altri, ma soprattutto quello che sta dietro i pensieri: le emozioni.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Dice la Williams:</p>

<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>Potevo capire le azioni di un’altra persona, particolarmente quand’erano ‘estreme’ ma mi trovavo in difficoltà ad interagire con ‘tutta la gente’ con le loro motivazioni e le loro aspettative, particolarmente se avevano a che fare col dare e col ricevere.<a href="file:///C:/Documents%20and%20Settings/User/Documenti/LIBRI/AUTISMO/autismo%20la%20sfida/bambini%20da%20liberareNOTE.docx#_ftn36"><strong>[36]</strong></a></em></p>
</blockquote>

<p class="wp-block-paragraph">In sintesi possiamo dire che il tenersi lontani dai soggetti normali è causato non solo da una loro difficoltà empatica ma anche e soprattutto dal notevole disagio, che essi provano ogni qualvolta sono costretti a rapportarsi con gli altri esseri umani, siano essi minori o adulti. In definitiva, ai loro occhi, uno dei loro principali problemi siamo noi ‘normali’.</p>

<h3 class="wp-block-heading"> </h3>

<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/03/bambini-da-liberare.jpg" alt="" /></figure>

<h5 class="wp-block-heading"><a href="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/bambino-liberare.pdf">Per scaricare sul tuo computer l’intero libro clicca qui.</a></h5>

<p class="wp-block-paragraph">Seguici sulla pagina del gruppo “Autismo” relazione – affettività – ambiente</p>

<p class="wp-block-paragraph"> </p>
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		<title>EMMA HA RITROVATO IL SORRISO</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2025/09/15/emma-ha-ritrovato-il-sorriso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Sep 2025 08:19:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Autismo]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni casi clinici]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cslogos.it/?p=8655</guid>

					<description><![CDATA[<p>  Autrice: Dottoressa Anna Curcuruto &#8211; Psicologa Attualmente Emma ha circa otto anni.   I genitori richiesero il primo colloquio nel 2023 quando la bambina aveva cinque anni e nove mesi. Durante le prime osservazioni si evidenziarono vari sintomi di chiusura autistica: linguaggio molto ridotto,...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cslogos.it/2025/09/15/emma-ha-ritrovato-il-sorriso/">EMMA HA RITROVATO IL SORRISO</a> proviene da <a href="https://www.cslogos.it">CS Logos</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="8655" class="elementor elementor-8655">
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<p class="wp-block-paragraph"> </p>

<h4><span style="color: #ff6600;">Autrice: Dottoressa Anna Curcuruto &#8211; Psicologa</span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">Attualmente Emma ha circa otto anni.  </p>

<p class="wp-block-paragraph">I genitori richiesero il primo colloquio nel 2023 quando la bambina aveva cinque anni e nove mesi. Durante le prime osservazioni si evidenziarono vari sintomi di chiusura autistica: linguaggio molto ridotto, presenza di stereotipie, labile emotività, paure, rifiuto scolastico, ansia, disturbi dell’attenzione, estraneamento dalla realtà, disturbi della socializzazione e dell’integrazione con i coetanei, comportamenti rituali.</p>

<p class="wp-block-paragraph">I primi sintomi della sua grave chiusura interiore erano stati osservati intorno agli otto mesi. Emma, a quell’età appariva una bambina molto seria, che sorrideva poco e non riusciva a esprimere i suoi bisogni e i motivi delle sue frustrazioni. Non interagiva e non mostrava ansia da separazione quando si distaccava dalla madre. A un anno e mezzo il linguaggio invece di progredire, era iniziato a regredire. Parlava pochissimo e tendeva a ripetere spesso delle stesse frasi molto semplici. Urlava quando le venivano imposte delle regole.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Emma aveva iniziato a frequentare la scuola dell’infanzia a tre anni. L’inserimento era stato problematico. Restava a scuola ogni giorno fino alle 16, mostrando chiari segni di disagio e difficoltà a interagire con i pari. La madre di Emma riferiva che la bambina passava giornate intere davanti alla televisione.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Venne proposto ai genitori di Emma di essere seguiti online, mettendo in pratica un approccio terapeutico di tipo affettivo-relazionale che utilizza il Gioco Libero Autogestito, allo scopo di migliorare il rapporto tra la bambina e i genitori, così da stimolare la bambina ad abbandonare progressivamente la chiusura in se stessa, potendosi poi integrare con i genitori e con l’ambiente sociale. Venne consigliato ai genitori di eliminare l’uso della televisione e l’utilizzo di tutti gli altri strumenti elettronici, di evitare la frequenza dell’asilo fino a quando la bambina non avesse acquisito una buona serenità e apertura nei confronti degli altri. Inoltre i genitori furono invitati a trascorrere con la figlia del tempo di qualità, giocando insieme a lei ai giochi da lei proposti o desiderati.  </p>
<div id="attachment_4997" style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-4997" class="size-medium wp-image-4997" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/4-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/4-300x300.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/4-150x150.jpg 150w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/4-570x570.jpg 570w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/4-500x500.jpg 500w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/4.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-4997" class="wp-caption-text">bambini giochi</p></div>

<p class="wp-block-paragraph">Il Gioco Libero Autogestito dà la possibilità di instaurare un rapporto positivo tra i genitori e la bambina, per creare un luogo sicuro in cui può sviluppare maggiore fiducia verso le figure genitoriali.</p>

<p class="wp-block-paragraph">In questa modalità di gioco è il bambino a scegliere e guidare l’attività, a decidere quanto questa duri, se e quando vuole la partecipazione di altre persone. L’adulto, infatti, si limiterà ad aiutare e sostenere il bambino nel suo gioco. Attraverso il gioco i bambini allargano il proprio contesto sociale, apprendono la comunicazione, sviluppano creatività e fantasia, acquistano fiducia in sé stessi e negli altri. In particolare, nel Gioco Libero Autogestito, il bambino diventa leader e il gioco è libero da ogni tipo di condizionamento esterno.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Spesso i bambini con chiusura autistica rifiutano il contatto con il mondo esterno e può essere difficile per loro entrare in relazione con gli altri. Ma con la giusta delicatezza ed entrando piano piano noi nel loro mondo, questa distanza può diminuire sempre di più. I controlli delle bambina venivano effettuati online ogni quindici giorni circa.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><span style="color: #008000;"><strong>INCONTRO A DISTANZA DI TRE MESI DALLA PRESA IN CARICO</strong></span></p>

<p class="wp-block-paragraph">Durante l’incontro online a distanza di tre mesi la madre racconta con gioia che la bambina si mostra meno aggressiva. Trascorrono insieme più tempo a giocare insieme.  Emma con il padre preferisce fare lunghe passeggiate, andare al parco, in piscina, e fare giri in macchina. La notte dorme più serena. Tuttavia, ancora mostra segni di disagio soprattutto nei contesti sociali. Ad una festa di compleanno, infatti, ha mostrato chiari segni di chiusura e sofferenza, poiché l’ambiente era particolarmente affollato e caotico. La bambina presenta ancora molte paure, e a casa preferisce che non ci sia troppa luce, chiedendo alla madre di chiudere tutte le tapparelle, probabilmente come difesa dal mondo esterno.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><strong><span style="color: #008000;">INCONTRO A DISTANZA DI CINQUE MESI DALLA PRESA IN CARICO</span></strong></p>

<p class="wp-block-paragraph">Due mesi dopo l’ultimo incontro la madre di Emma riferisce che tra lei e la figlia il rapporto è migliorato tanto, grazie all’utilizzo del Gioco Libero Autogestito. Infatti, è la bambina a cercare la madre e a richiedere la sua presenza nell’attività ludica. Inoltre la donna segnala che il linguaggio della bambina, nel suo complesso è notevolmente migliorato: ora riesce a instaurare brevi e semplici conversazioni con lei, comprende quello che le viene detto, utilizza meno ripetizioni ed è più fluente. Anche il rapporto con il padre risulta migliorato.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia Emma fatica ancora a relazionarsi con i coetanei, anche se, nel complesso, ha meno paure   dei pari, cerca, infatti, spontaneamente i luoghi in cui sono presenti altri bambini, anche se si limita a osservarli da lontano.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Non mostra più segni di estraneamento dalla realtà, per cui la madre si sente maggiormente connessa alle esigenze della figlia, sa ascoltarla maggiormente e asseconda le sue richieste, riuscendo a creare in tal modo un rapporto di fiducia reciproca.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-8223" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/girl-3194977_640-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/girl-3194977_640-300x200.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/girl-3194977_640.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>

<p class="wp-block-paragraph"><strong><span style="color: #008000;">INCONTRO A DISTANZA DI SETTE MESI DALLA PRESA IN CARICO</span></strong></p>

<p class="wp-block-paragraph">Dopo due mesi dall’ultimo incontro, Emma sembra molto più serena. La madre, infatti, esprime la sua contentezza perché la bambina riesce a giocare in modo più collaborativo con entrambi i genitori. Spesso la bambina pronuncia la parola “felicità”, soprattutto quando giocano tutti insieme. Ha iniziato a indicare gli oggetti con più frequenza, e risponde alle domande con prontezza. Inizia a utilizzare la prima persona quando parla e i suoi momenti di aggressività sono sempre meno frequenti.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Quando va al parco cerca i suoi coetanei, ma si limita ancora a osservarli. Inoltre, inizia ad imitare i comportamenti osservati.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><strong><span style="color: #008000;">INCONTRO A DISTANZA DI NOVE MESI DALLA PRESA IN CARICO</span></strong></p>

<p class="wp-block-paragraph">Due mesi dopo Emma mostra ancora dei miglioramenti. La madre afferma che la bambina mostra progressi ogni giorno. Ha iniziato a dire “sì”, parla molto ed esprime le sue richieste in modo esplicito. Ama stare all’aria aperta, spesso non vuole tornare a casa perché vuole stare al parco. Cerca sempre più spesso i bambini, e fa giochi di finzione.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Le ecolalie e le stereotipie stanno diminuendo notevolmente. Invece, le paure sono ancora presenti, ma adesso riesce a comunicarle verbalmente. Inoltre, riesce ad esprimere verbalmente quando si sente triste o le viene da piangere.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Gioca volentieri anche con il papà, prediligendo giochi come la palla, le bolle e le costruzioni.</p>

<p class="wp-block-paragraph">A volte, mostra un’eccitazione eccessiva e la madre ha difficoltà a gestirla. I comportamenti aggressivi sono ormai quasi assenti. La bambina ha trovato il modo per tranquillizzarsi colorando dei disegni.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7100" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/05/BAMBINA-ALBERO-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/05/BAMBINA-ALBERO-300x200.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/05/BAMBINA-ALBERO.jpg 510w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>

<p class="wp-block-paragraph"><strong><span style="color: #008000;">INCONTRO A DISTANZA DI UN ANNO DALLA PRESA IN CARICO</span></strong></p>

<p class="wp-block-paragraph">La madre riferisce che Emma ha migliorato significativamente il rapporto con il padre. Passano insieme molto tempo, giocano insieme e lei lo cerca spesso. Vanno insieme in giro per la città. La sera guardano le stelle insieme. Da quado ha eliminato la televisione la bambina mostra molta più tranquillità. Ci sono vari momenti in cui richiede la presenza di entrambi i genitori.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Si avvicina spontaneamente ai bambini, non ha più paura di loro. Ma spesso sono gli altri a evitarla. Si rapporta bene con gli adulti. Inoltre, mostra attenzione verso ciò che la circonda. Ha mostrato anche senso dell’umorismo.</p>

<p class="wp-block-paragraph"> Parla molto, e fa discorsi molto più funzionali. La madre è contenta di ciò e sostiene di vederla uscita dalla chiusura autistica.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><strong><span style="color: #008000;">INCONTRO A DISTANZA DI UN ANNO E TRE MESI</span></strong></p>

<p class="wp-block-paragraph">Emma è stata inserita a scuola. Ciò ha creato un po&#8217; di disagio nella bambina. Infatti, dice di aver paura degli altri bambini e non vorrebbe andare a scuola. Si sono ripresentati alcuni blocchi: urla quando qualcosa le dà fastidio, non accetta i “no”, mostra irritazione. Ha una nuova fissazione, cioè osservare la lavatrice mentre gira. Spesso, tornata a casa da scuola, la osserva per lunghi momenti. Questo è un segnale negativo, che indica una tendenza alla regressione allo stato di chiusura della bambina, probabilmente a causa dello stress dato dall’inserimento scolastico.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><strong><span style="color: #008000;">INCONTRO A DISTANZA DI UN ANNO E CINQUE MESI</span></strong></p>

<p class="wp-block-paragraph">Emma frequenta la scuola ogni giorno fino a mezzogiorno. La madre accompagna la bambina fino all’ingresso e la saluta. La bambina è molto più tranquilla e gestisce il distacco dalla madre serenamente. Riesce a rimanere in classe insieme agli altri bambini un’ora e questo rappresenta un importante progresso. Emma si trova bene con i compagni di classe. I compagni con il tempo hanno accettato Emma: tanto che hanno imitato il suo movimento con le mani (sfarfallio) e lo hanno trasformato in un gioco condiviso.</p>

<p class="wp-block-paragraph">La madre sta insegnando a Emma a leggere, senza mai forzarla, seguendo i suoi ritmi.</p>

<p class="wp-block-paragraph">La bambina ha instaurato un ottimo rapporto con l’insegnante di sostegno. Si sente sicura e segue alcune attività con piacere. Riesce a scrivere alcune parole, se le vengono dettate sillaba per sillaba, dimostrando capacità di attenzione e apprendimento se è guidata.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Le paure sono diminuite, riesce a esprimere verbalmente quando prova fastidio, ad esempio, per i rumori forti. Ma sta sviluppando nuove strategie per affrontarle. Mostra una migliore regolazione emotiva e ha istaurato un ottimo rapporto anche con la sorella, giocando con lei.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7109" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/bima-fiori-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/bima-fiori-300x200.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/04/bima-fiori.jpg 510w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>

<p class="wp-block-paragraph"><strong><span style="color: #008000;">INCONTRO A DISTANZA DI UN ANNO E SETTE MESI</span></strong></p>

<p class="wp-block-paragraph">La madre racconta con entusiasmo che Emma e il papà vanno spesso a vedere e a giocare con i cavalli. La bambina è contenta di questa esperienza. Utilizza l’aggettivo “bello” con molta frequenza, e questo riflette uno stato dell’animo positivo.</p>

<p class="wp-block-paragraph">La madre ha notato che la bambina ha paura dei rimproveri, ed è per tale motivo che i genitori fanno più attenzione a non sgridarla e utilizzano toni tranquilli in sua presenza. Attraverso il gioco e i modi gentili, i genitori ottengono risposte più immediate e una collaborazione maggiore da parte della bambina. Ad esempio, trasformando in gioco l’attività di lavarsi le mani, riesce a svolgerla in maniera piacevole.</p>

<p class="wp-block-paragraph">A volte si mostra contrariata prima di andare a scuola, ma la madre la sveglia prima la mattina per passare un po&#8217; di tempo insieme giocando e questo la tranquillizza.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><strong><span style="color: #008000;">INCONTRO A DISTANZA DI UN ANNO E NOVE MESI DALLA PRESA IN CARICO</span></strong></p>

<p class="wp-block-paragraph">Emma riesce a stare a scuola serena e collabora in diverse attività: colora, ritaglia, incolla, tratteggia e scrive sul suo quaderno. Si è mostrata negli ultimi giorni contenta di andarci. Sembra andare d’accordo con gli altri bambini. Con la mamma svolge varie attività, come leggere, contare, fare esercizi con i numeri. Con la sorella vi è una buona intesa, spesso dipingono insieme e svolgono il gioco libero. Poi mostra con piacere quello che crea alla mamma. Con il padre ha un bellissimo rapporto e quando lui torna dal lavoro la bambina vuole trascorrere del tempo con lui, spesso fuori casa.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><strong><span style="color: #008000;">ATTUALMENTE</span></strong></p>

<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi incontri la madre di Emma racconta degli episodi positivi ed esprime contentezza per i miglioramenti della figlia. Durante l’estate sono state a un campo estivo, dove Emma è stata bene e ha imparato ad andare a cavallo, superando le sue paure.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Adesso parla in maniera più fluida e pronuncia frasi adeguate al contesto. Si mostra molto più collaborativa. Gli scatti di rabbia sono sempre più rari e scaturiscono da motivazioni comprensibili. Gioca con i coetanei, soprattutto con i maschi perché preferisce i giochi di movimento</p>

<p class="wp-block-paragraph">Quando non riesce a ottenere qualcosa urla e si morde. Ma la madre la rassicura e la bambina si tranquillizza.</p>

<p class="wp-block-paragraph">La madre passa del tempo con lei insegnandole a scrivere o copiare sul quaderno delle frasi.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Va a scuola volentieri e racconta quello che fa alla mamma. Hanno creato una routine serena, adesso fa il bagno tranquillamente, si asciuga i capelli, lava i denti prima di andare a letto. Diventa sempre più autonoma, si veste da sola e si pettina i capelli.</p>
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		<item>
		<title>Tesi: regolazione e influenza del conflitto coniugale sul parenting. Un&#8217;indagine empirica.</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2025/07/16/tesi-regolazione-e-influenza-del-conflitto-coniugale-sul-parenting-unindagine-empirica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jul 2025 08:47:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tesi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poiché i conflitti genitoriali hanno una grande influenza sul benessere dei bambini è necessario prevenirli e quando sono attivi curarli adeguatamente. </p>
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<p class="wp-block-paragraph"> </p>

<figure class="wp-block-table">
<table class="has-fixed-layout">
<tbody>
<tr>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><img loading="lazy" alt="Università degli Studi di Messina" width="113" height="113" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</figure>

<p class="wp-block-paragraph">UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MESSINA</p>

<p class="wp-block-paragraph">facoltà di scienze della formazione</p>

<p class="wp-block-paragraph">corso di laurea magistrale in</p>

<p class="wp-block-paragraph">psicologia</p>

<figure class="wp-block-table">
<table class="has-fixed-layout">
<tbody>
<tr>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
<td><img loading="lazy" width="480" height="2" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</figure>

<p class="wp-block-paragraph"> </p>

<figure class="wp-block-table">
<table class="has-fixed-layout">
<tbody>
<tr>
<td>tesi di laurea di <em>Cristina COSENZA</em> matr. 382298<br />Per scaricare la tesi clicca qui</td>
<td> </td>
<td>        relatore: <em>Chiar.ma Prof.ssa Pina Filippello</em></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</figure>

<p class="wp-block-paragraph">ANNO ACCADEMICO 2010-2011</p>
<p>Per scaricare l&#8217;intera tesi clicca qui <a href="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/TESI-MAGISTRALE-CRISTINA.doc">TESI MAGISTRALE CRISTINA</a></p>
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		<item>
		<title>Il manifesto sull’autismo di neuropsichiatri, pedagogisti e filosofi che chiede un cambio di rotta nelle diagnosi.</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2025/07/14/il-manifesto-sullautismo-di-neuropsichiatri-pedagogisti-e-filosofi-che-chiede-un-cambio-di-rotta-nelle-diagnosi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jul 2025 07:22:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Autismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come specialisti impegnati da decenni nel campo delle patologie e delle difficoltà evolutive dei minori sentiamo la necessità e l’urgenza di rendere noto alle autorità sanitarie e all’opinione pubblica la pericolosa situazione che regna nel campo della diagnosi e cura del disturbo dello spettro autistico. In...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="8365" class="elementor elementor-8365">
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<p class="wp-block-paragraph">Come specialisti impegnati da decenni nel campo delle patologie e delle difficoltà evolutive dei minori sentiamo la necessità e l’urgenza di rendere noto alle autorità sanitarie e all’opinione pubblica la pericolosa situazione che regna nel campo della diagnosi e cura del disturbo dello spettro autistico.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7198" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/05/bambina-perplessa-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/05/bambina-perplessa-300x200.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/05/bambina-perplessa.jpg 509w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>

<p class="wp-block-paragraph">In particolare, vorremmo che ci si soffermasse sull’enfasi che viene data alle diagnosi sempre più precoci: ogni bambino che presenta delle difficoltà evolutive, che potrebbero essere transitorie se affrontate con opportuni interventi sul bambino stesso e sul suo contesto famigliare, viene subito segnalato dalle scuole, forse troppo coinvolte in queste prassi, come sospetto di autismo e la famiglia invitata, talora con forti pressioni, a rivolgersi a centri specializzati per avviare le cure necessarie. </p>

<p class="wp-block-paragraph">Cure che non sempre tengono in considerazione il mondo affettivo-relazionale del bambino e i suoi bisogni più veri e profondi. Gli effetti di tutto ciò, insieme alle informazioni a senso unico che dilagano sulla stampa e su internet, stanno creando gravi disagi ai bambini e alle famiglie fra le quali si diffonde la fobia dell’autismo che spesso porta a sovvertire l’ambiente familiare e talora può giungere a gravi estremi.</p>

<h5 id="h-consideriamo-i-dati-epidemiologici-e-scientifici-internazionali-riguardo-alla-diagnosi-alla-prognosi-e-alle-terapie-prevalenti" class="wp-block-heading"><strong>Consideriamo i dati epidemiologici e scientifici internazionali riguardo alla diagnosi, alla prognosi e alle terapie prevalenti.</strong></h5>

<p class="wp-block-paragraph">Secondo la letteratura scientifica internazionale, l’epidemiologia dell’autismo ha dato riscontri molto diversi dai primi anni d’identificazione della sindrome autistica ad oggi. Le diagnosi di autismo, rivelano le statistiche, sono aumentate negli ultimi anni di circa duecento volte: dal valore di 5 su 10.000 degli anni ‘90 al valore attuale che negli Usa è di 260/10000 e in Italia di 129/10000. Una crescita che sembra inarrestabile. Molti esperti sostengono che tali dati non sarebbero veritieri, ma falsati dai cambiamenti introdotti nelle modalità diagnostiche che oggi si fondano prevalentemente su test comportamentali che, a fronte di sintomi del tutto similari, non sono attualmente in grado di operare una diagnosi differenziale tale da evidenziare in molti casi la prevalenza di problematiche comunicative, pedagogiche e relazionali in famiglia. Lo dimostra il fatto che nei Paesi che usano altri criteri e metodi diagnostici clinici, e non solo testistici, i valori di prevalenza sono nettamente inferiori (vedi dati bibliografici).Semolte diagnosi risultano affrettate e superficiali, di conseguenza le indicazioni terapeutiche consigliate divengono problematiche. Molti bambini sembrano subire già ora trattamenti con effetti collaterali negativi<a href="https://www.metododanielenovara.it/manifestoautismo/#_ftn1">[1]</a>,<a href="https://www.metododanielenovara.it/manifestoautismo/#_ftn2">[2]</a>,<a href="https://www.metododanielenovara.it/manifestoautismo/#_ftn3">[3]</a>,<a href="https://www.metododanielenovara.it/manifestoautismo/#_ftn4">[4]</a>,<a href="https://www.metododanielenovara.it/manifestoautismo/#_ftn5">[5]</a>,<a href="https://www.metododanielenovara.it/manifestoautismo/#_ftn6">[6]</a>.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Riguardo alle cause, alla prognosi e alle terapie, malgrado il DSM 5 non affermi che l’autismo sia un disturbo su basi genetiche, si è imposta, e non viene contrastata, la convinzione, ormai universalmente diffusa (purtroppo anche tra i genitori), che l’autismo sia inguaribile, in quanto sindrome genetica, e che potrebbe soltanto essere mitigato da interventi abilitativi e rieducativi che insegnino al bambino le abilità utili ad adattarsi alla società estinguendo i comportamenti problematici.  Secondo le nostre personali esperienze, attualmente sono invece disponibili interventi che, pur non trascurando i sintomi e gli aspetti funzionali specifici e avvalendosi della piena collaborazione dei genitori, tengono nel massimo conto il contesto pedagogico, funzionale e comunicativo dell’ambiente, i sentimenti, le emozioni e i bisogni affettivi dei bambini. Tali interventi spesso aiutano questi bambini a rimpadronirsi del loro percorso evolutivo.</p>

<h5 id="h-riflessioni-sulla-marcata-variabilita-della-frequenza-dell-autismo-evidenziata-nella-nota-di-chiusura" class="wp-block-heading"><strong>Riflessioni sulla marcata variabilità della frequenza dell’autismo evidenziata nella nota di chiusura</strong></h5>

<p class="wp-block-paragraph">A differenza dell’autismo, nelle patologie da causa genetica (Down, Sotos, Rett) la frequenza, nel corso dei decenni, tende a rimanere abbastanza stabile. Per contro, sono molteplici le cause che possono determinare il disturbo della comunicazione tra bambino e ambiente, pertanto risulta evidente che il metodo di valutazione influenza la variabile del risultato. </p>

<h5 id="h-pertanto" class="wp-block-heading"><strong>Pertanto</strong></h5>

<p class="wp-block-paragraph">A nostro avviso si rivela necessario e urgente un ripensamento che permetta di chiarire gli interventi diagnostici e terapeutici nell’ambito infantile (in particolare nei primi 5 anni di vita), al fine di non correre il rischio di una evoluzione negativa nelle età successive e pertanto anche nell’età adulta.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Ci rivolgiamo quindi alle autorità sanitarie, alle associazioni scientifiche e al Ministero della Salute per avviare un lavoro di ripensamento approfondito della situazione e dell’organizzazione dei servizi per l’assistenza all’infanzia che tenga in considerazione le ricerche in ambito mondiale.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Riteniamo doveroso informare l’opinione pubblica di questa situazione e proponiamo a colleghi e persone interessate di firmare questo appello-manifesto.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><strong>Firme</strong></p>

<p class="wp-block-paragraph">Prof. Michele Zappella Neuropsichiatra Infantile</p>

<p class="wp-block-paragraph">Dr. Gianmaria Benedetti, Neuropsichiatra Infantile</p>

<p class="wp-block-paragraph">Prof. Roberto Carlo Russo, Pediatra, Neuropsichiatra Infantile</p>

<p class="wp-block-paragraph">Dr. Emidio Tribulato, Psicologo, Neuropsichiatra Infantile</p>

<p class="wp-block-paragraph">Dr. Daniele Novara, Pedagogista</p>

<p class="wp-block-paragraph">Dr.ssa Valeria Mazza, Psicologa</p>

<p class="wp-block-paragraph">Dr. Marco Macciò, Filosofo</p>
<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" />
<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.metododanielenovara.it/manifestoautismo/#_ftnref1">[1]</a> Benedetti G. (2020), <em><a href="https://gbenedetti.altervista.org/?q=node/324" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La bolla dell’autismo</a></em>, Self-Publishing.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.metododanielenovara.it/manifestoautismo/#_ftnref2">[2]</a> Macciò M, Zani M. (a cura di) (2018) <em><a href="https://www.magiedizioni.com/prodotto/emersioni-dallarea-autistica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Emersioni dall’area autistica</a></em>. Edizioni Magi, Roma.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.metododanielenovara.it/manifestoautismo/#_ftnref3">[3]</a> Novara D. (2017) <a href="https://www.metododanielenovara.it/approfondimento/non-e-colpa-dei-bambini/">Non è colpa dei bambini</a>. Rizzoli-Bur.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.metododanielenovara.it/manifestoautismo/#_ftnref4">[4]</a> Russo R.C. (2018) <em><a href="https://www.csppni.it/libri-di-roberto-carlo-russo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Psicomotricità. Nuovo approccio valutativo globale: terapia psicomotoria, sostegno genitoriale, collaborazione sociale</a></em>. Casa Editrice Ambrosiana, Milano.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.metododanielenovara.it/manifestoautismo/#_ftnref5">[5]</a> Tribulato E, (2020), <em><a href="https://www.cslogos.it/cslogos/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=430:bambini-da-liberare-una-sfida-all-autismo&amp;catid=42&amp;Itemid=209" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bambini da liberare – Una sfida all’autismo</a></em>, Centro Studi Logos – Messina – Self-Publishing.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.metododanielenovara.it/manifestoautismo/#_ftnref6">[6]</a> Zappella M. (2021) <em><a href="https://www.feltrinellieditore.it/opera/bambini-con-letichetta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bambini con l’etichetta</a></em>. Feltrinelli</p>

<p class="wp-block-paragraph"> </p>
								</div>
				</div>
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		</div>
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		</section>
				</div>
		<p>L'articolo <a href="https://www.cslogos.it/2025/07/14/il-manifesto-sullautismo-di-neuropsichiatri-pedagogisti-e-filosofi-che-chiede-un-cambio-di-rotta-nelle-diagnosi/">Il manifesto sull’autismo di neuropsichiatri, pedagogisti e filosofi che chiede un cambio di rotta nelle diagnosi.</a> proviene da <a href="https://www.cslogos.it">CS Logos</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli strumenti elettronici ed i rischi per i bambini</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2025/07/10/uso-ed-abuso-degli-strumenti-elettronici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jul 2025 14:49:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente Psicologico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cslogos.it/?p=8259</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'uso e l'abuso degli strumenti elettronici è notevolmente dannoso nei bambini piccoli.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="8259" class="elementor elementor-8259">
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<h4 class="wp-block-heading"><span style="color: #ff6600;">Gli strumenti elettronici</span></h4>

<p class="wp-block-paragraph">La presenza degli strumenti elettronici è diventata, negli ultimi anni, invasiva.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Questi strumenti si ritrovano dappertutto: nelle auto, nelle strade, accanto o dietro i piatti nelle pizzerie e nei ristoranti, in spiaggia e, naturalmente, in quasi tutte le stanze della casa, comprese quelle dei bambini piccoli, insieme ai normali giocattoli.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-8267 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/shopping-1.webp" alt="" width="306" height="306" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/shopping-1.webp 173w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/shopping-1-150x150.webp 150w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></p>
<h5><span style="color: #3366ff;">I moderni ciucci elettronici</span></h5>

<p class="wp-block-paragraph">Soprattutto gli smartphone e le tv sono utilizzati come fossero dei moderni ciucci elettronici, in svariate circostanze: durante i pasti, nei luoghi dove il bambino non dovrebbe disturbare, ad esempio, nei ristoranti o nelle case degli amici, prima di andare a letto, quando i genitori sono occupati nei collegamenti su Skype o chattano con gli amici ma, soprattutto, sono presenti quando i genitori lasciano per un tempo eccessivo i loro figli ai nonni.</p>
<h5><span style="color: #3366ff;">L&#8217;abuso in casa dei nonni</span></h5>
<p>Questi, infatti, quando sono stanchi e sfiniti nel dover badare ai nipoti per diverse ore al giorno, non trovano di meglio che metterli davanti al televisore o dar loro in mano uno smartphone. Lo stesso fanno di solito le babysitter quando hanno voglia di starsene in pace.   </p>

<p class="wp-block-paragraph">D’altra parte, sia i genitori sia i nonni che le babysitter si sentono con la coscienza a posto, giacché le multinazionali che producono tali strumenti, utilizzando una pubblicità martellante, li fanno sentire utili, se non indispensabili, sia per i grandi, sia per i piccini, a causa delle loro numerose, straordinarie prestazioni.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-8260 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/iphone-410324__340-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/iphone-410324__340-300x200.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/iphone-410324__340.jpg 510w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h5><span style="color: #3366ff;">I pregi ed i rischi</span></h5>

<p class="wp-block-paragraph">Se i pregi sono tanti, giacché in un unico oggetto, per di più portatile, sono presenti funzioni diversissime e complesse, che possono soddisfare molte esigenze, i rischi sono altrettanto numerosi e gravi. Negli adulti è stato introdotto il termine IAD (Internet Addiction Disorder) per indicare una forma di abuso-dipendenza da internet, ma i problemi più gravi sono presenti, come è logico attendersi, nei bambini al di sotto dei 6 anni. In questo periodo la vita di un bambino piccolo dovrebbe essere scandita dal dialogo e dalla relazione con i suoi genitori, nonché dalle scoperte e dai giochi effettuati da solo, con i coetanei o guidati da un adulto con il quale si è instaurato un profondo e stabile legame affettivo-relazionale. Meglio ancora se questa relazione e questi dialoghi sono vissuti fuori dalle mura di casa, in modo tale che il bambino possa godere dal contatto fisico ed emotivo con la natura.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Invece l’essere immersi, a volte per ore, in schermi, non solo non dà al bambino alcun apporto utile alla sua crescita, ma inserisce nel suo percorso evolutivo degli elementi che disturbano, alterano e nei casi più gravi possono bloccare il linguaggio e lo sviluppo emotivo e relazionale del piccolo, anche perché, la gratificazione immediata dovuta al touchscreen può facilmente creare dipendenza nel bambino piccolo, isolandolo dal mondo reale.</p>
<p>È stato evidenziato, infatti, che l’uso di questi strumenti può provocare nei bambini sintomi di malessere psicologico come: ritardo nello sviluppo delle capacità di comunicazione, nella motricità fine e grossolana, nella risoluzione dei problemi e abilità sociali; irrequietezza motoria; vomito; ansia e apatia; sintomi di chiusura ed isolamento; ritardo nel processo maturativo; ridotte capacità di astrazione. Può, inoltre, causare un aumento dei problemi comportamentali, come difficoltà di attenzione e iperattività. Inoltre, può interferire con il sonno dei bambini, causando difficoltà ad addormentarsi e sonno di scarsa qualità.<a id="_ftnref2" href="#_ftn2">[2]</a></p>
<p></p>
<p class="wp-block-paragraph">La conseguenza più grave è che l’uso di questi dispositivi elettronici può stimolare il bambino molto piccolo, che spesso già soffre per un ambiente poco idoneo al suo sviluppo, ad allontanarsi dalla realtà, per vivere in un suo mondo immaginario e irreale. Si è visto, infatti, che i bambini che passano molto tempo davanti agli schermi tendono a interagire meno con i loro coetanei e con gli adulti.<a id="_ftnref3" href="#_ftn3">[3]</a> L’uso di questi schermi è, inoltre, associato ad alterazioni dell’elettroencefalogramma delle regioni corticali e ritardo nello sviluppo del linguaggio, poiché per acquisire la funzione linguistica, il bambino necessita di una buona serenità ed equilibrio interiore, ma anche di un lungo, continuo contatto e dialogo con le figure genitoriali e non con degli strumenti privi di capacità di dialogo, ascolto e capacità affettivo-relazionali.</p>
<h5><span style="color: #3366ff;">L&#8217;uso corretto</span></h5>

<p class="wp-block-paragraph">Per evitare ciò il corretto uso vuole che:</p>
<ul>
<li><strong>Fino ai due- tre anni tutti gli strumenti elettronici siano assolutamente banditi.</strong></li>
</ul>
<p>Cosa d’altronde consigliata dalla American Academy of Pediatrics (l’accademia statunitense di pediatria), una delle più istituzioni mediche più prestigiose degli Stati Uniti (Bilbao Á.).<a id="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a></p>
<ul>
<li><strong>Dopo i tre anni fino ai sei anni è accettabile l&#8217;uso per mezzora al giorno.</strong></li>
<li><strong>Dopo i sei anni e fino ai dodici anni un&#8217;ora al giorno.</strong></li>
<li><strong>Durante il periodo adolescenziale  e nel giovane non si dovrebbero superare le due-tre ore al giorno. </strong></li>
<li><strong>Questi tempi dovrebbero essere dimezzati nei bambini che presentano disturbi psicologici: irrequietezza psicomotoria, mutismo selettivo, disturbi oppositivi provocatori e così via. </strong></li>
<li><strong>Inoltre, quando sono presenti segnali di chiusura autistica, tutti gli strumenti elettronici dovrebbero essere banditi, tranne una musica molto leggera e dolce da inserire come sottofondo ai giochi effettuati con mamma e papà.</strong></li>
</ul>
<p>Per evitare continue discussioni e scontri tra i genitori e figli è molto utile l&#8217;uso di applicazioni che limitano automaticamente il tempo dedicato agli strumenti elettronici. </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><a href="https://www.cslogos.it/2025/06/09/prevenire-la-chiusura-autistica/"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7825 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1-194x300.jpg 194w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1.jpg 207w" sizes="(max-width: 194px) 100vw, 194px" /></a></p>
<h5 style="text-align: center;">Tratto dal libro di Emidio Tribulato &#8220;Prevenire la chiusura autistica&#8221;. </h5>
<h5 style="text-align: center;"><a href="https://www.cslogos.it/2025/06/09/prevenire-la-chiusura-autistica/"><span style="color: #008000;">Per scaricare gratuitamente questo libro clicca qui.</span></a></h5>
<h5><span style="color: #ff6600;">P<a href="https://www.amazon.it/Prevenire-chiusura-autistica-Emidio-Tribulato/dp/B0FCCXPFD8">er comprare su Amazon questo libro clicca qui. </a></span></h5>
<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" />
<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> Bilbao Á., (2023), <em>Il cervello del bambino spiegato ai genitori, </em>Milano, Salani editore, p.221.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> https://www.medicitalia.it/blog/pediatria/9144-effetti-dei-dispositivi-digitali-sullo-sviluppo-del-bambino.html.</p>

<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn3" href="#_ftnref3">[3]</a> https://www.amicopediatra.it/crescita/lo-smartphone-fa-davvero-male-ai-bambini_dipendenze_tecnologia-e-mass-media/.</p>
								</div>
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		</section>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.cslogos.it/2025/07/10/uso-ed-abuso-degli-strumenti-elettronici/">Gli strumenti elettronici ed i rischi per i bambini</a> proviene da <a href="https://www.cslogos.it">CS Logos</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I comportamenti più adeguati dei genitori di un bambino piccolo</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2025/07/09/i-comportamenti-piu-adeguati-dei-genitori-di-un-bambino-piccolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jul 2025 14:04:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente Psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[#benessere]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cslogos.it/?p=8196</guid>

					<description><![CDATA[<p>I genitori di un bambino piccolo dovrebbero avere verso di questi una serie di comportamenti che lo rendano sereno e soddisfatto.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="8196" class="elementor elementor-8196">
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<h3 class="wp-block-heading"><span style="color: #008080;"><a style="color: #008080;">I comportamenti più adeguati</a></span></h3>

<p class="wp-block-paragraph">Affinché un bambino sia soddisfatto dei suoi genitori e costruisca con loro un solido legame che gli permetta di affrontare con serenità e maturità la vita e il mondo fuori di lui, papà e mamma dovrebbero avere dei comportamenti adeguati. Poiché non è assolutamente necessario che una madre o un padre siano perfetti, per il sano sviluppo di un bambino molto piccolo sono sufficienti dei <em>genitori sufficientemente buoni.</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-7937" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/blue-69762_640-1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/blue-69762_640-1-300x200.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/blue-69762_640-1.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>

<p class="wp-block-paragraph"><em>Essi sono tali quando:</em></p>

<ul class="wp-block-list">
<li>Si impegnano a capire e leggere dagli occhi, dal volto e dai comportamenti del figlio i suoi bisogni, le sue necessità e i suoi desideri. </li>

<li>Si impegnano a comprendere, conoscere e poi offrire al piccolo bambino tutto ciò che gli procura soddisfazione, gioia, serenità e sicurezza mentre, nello stesso tempo, fanno in modo da allontanare da lui tutto ciò che può creargli ansia, angoscia, paura, tensione e insicurezza.</li>

<li>Si adattano rapidamente alle caratteristiche del loro piccolino. Le capacità di adattamento sono indispensabili in quanto i bambini sono notevolmente diversi gli uni dagli altri. Non solo, ma nel tempo, cambiano i loro bisogni e le loro esigenze. Riuscendo ad adattarsi i genitori sono capaci di offrire elementi positivi all’animo del figlioletto, così da allontanare le cause che gli possono procurare sensazioni ed emozioni negative.</li>

<li>Mediante l’amore rendono calda e accogliente la sua casa. La illuminano con il loro sorriso. La rendono viva e palpitante con la loro presenza.</li>
<li><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-8198 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/father-5093047_640-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/father-5093047_640-300x200.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/father-5093047_640.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></li>

<li>Offrono al loro piccolo, con le parole, i comportamenti e i gesti, numerosi segnali di presenza, distensione, comunione e condivisione, in modo tale da proteggerlo da tutte quelle situazioni che potrebbero provocargli traumi, stress eccessivi, paure e ansie.</li>

<li>Sono lieti quando il figlio dorme sereno nel suo lettino, ma accettano di essere svegliati nel cuore della notte per placare la fame, la sete, le sofferenze e i suoi fastidi. Allo stesso modo sono felici quando lui è sveglio e vuole mangiare, giocare e farsi coccolare.</li>

<li>Godono del contatto delle sue mani, quando il piccolo, mediante il tatto sente il bisogno di conoscere meglio papà e mamma, mentre nel contempo desidera avvertirne la presenza rassicurante.</li>

<li>Si impegnano a soddisfare non solo i suoi bisogni fisici ma anche quelli affettivi, per cui danno il massimo della loro disponibilità quando il piccino, per allontanare le ansie e le paure, ha bisogno e desidera la loro presenza, cerca il loro contatto, aspetta le coccole, vuole inebriarsi del profumo di mamma e papà.</li>

<li>Cercano di non andare in crisi per i suoi strilli che sembrano irrefrenabili. In ciò sono aiutati dalla fiducia in sé stessi, nelle loro capacità di capire e rispondere adeguatamente ai bisogni del piccolo, ma anche dalla fiducia nelle capacità del bambino di superare con il loro aiuto i momenti di crisi e di sconforto.</li>

<li>Non giudicano il loro figlio un piccolo diavoletto, pronto a piangere a più non posso pur di mettere in difficoltà papà e mamma, né lo vedono come un crudele tiranno che impedisce ai genitori di riposare o dormire.</li>
<li><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-8199" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/padrefiaglio-300x200.webp" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/padrefiaglio-300x200.webp 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/padrefiaglio.webp 510w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></li>

<li>Non lo avvertono come un monello capriccioso, mai contento e pago, né come un piccolo essere insubordinato che vuole mangiare, dormire o rimanere sveglio fuori dagli orari canonici.</li>

<li>Amano divertirsi e giocare insieme a lui in molti momenti della giornata, soprattutto all’aria aperta.</li>

<li>Gioiscono quando egli fa le sue prime “bravate”, ad esempio, quando il piccolo riesce a togliersi le fastidiose scarpette, così da poter agitare i piedini nudi in aria o, ancor meglio, quando può camminare a piedi nudi sul pavimento di casa.</li>

<li>Poiché anche loro, come tutti i genitori che li hanno preceduti nei millenni precedenti, commetteranno sicuramente qualche errore, tuttavia, dalle reazioni del figlio, imparano presto in che cosa, dove e perché hanno sbagliato, in modo tale da essere in grado di correggersi prontamente.</li>

<li>Con coerenza, cercano di mantenere nelle cure e negli orari una buona stabilità e continuità, in modo tale da evitare gli eventi imprevisti, così odiosi per i bambini piccoli, in quanto sono fonte di allarme e insicurezza.</li>
<li><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-8200 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/madre-bimbo-23-300x169.webp" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/madre-bimbo-23-300x169.webp 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/madre-bimbo-23-600x340.webp 600w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/madre-bimbo-23-539x303.webp 539w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/madre-bimbo-23.webp 604w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></li>

<li>Per quanto possibile si impegnano ad abolire i comportamenti frettolosi. Pertanto, cercano di non avere fretta quando è il momento di cambiarlo, quando il figlioletto vuole mangiare e vorrebbe addormentarsi o quando gli fanno il bagnetto. I buoni genitori, indefinitiva, non hanno mai fretta!</li>

<li>Non alzano mai la voce e non gridano, ma parlano dolcemente.</li>

<li>Si impegnano a non trascurarlo, lasciandolo per troppo tempo in mani estranee. Tantomeno sono disposti a posteggiarlo in quei luoghi istituzionali chiamati nidi, ma che nulla hanno del vero nido familiare. Sanno molto bene che per il loro figlio la sicurezza e la serenità sono rappresentate dal viso caldo e luminoso e dalla voce tranquillizzante della loro mamma e del loro papà, nonché dalle pareti ben conosciute della sua casa e dai giocattoli e oggetti da lui ben conosciuti.</li>

<li>Fanno in modo da accogliere spesso il bimbo tra le proprie braccia con naturalezza e spontaneità, trovando facilmente per lui la posizione migliore per farlo sentire a proprio agio: protetto e sicuro.</li>

<li>Limitano gli impegni di lavoro per dedicare al loro bambino tempo e disponibilità per parlare, giocare e fare con lui mille esperienze piacevoli e divertenti, sia dentro che fuori casa in un ambiente piacevole. </li>
<li><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-8202 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/girl-1192032__340-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/girl-1192032__340-300x200.jpg 300w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/07/girl-1192032__340.jpg 509w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></li>

<li>Fanno in modo da non guardare la tv, né tantomeno rispondere al cellulare, quando il bimbo ha bisogno di alimentarsi o vuole giocare con loro.  Sanno che gli spettacoli più belli e interessanti sono dati dal faccino del loro bambino quando, con i suoi splendidi sorrisi li guarda mentre mangia, o quando, con le sue smorfiette e i suoi grandi sbadigli, vuole addormentarsi. Dei buoni genitori sanno, infatti, che se è certamente piacevole parlare con gli amici e parenti, è ancora più bello giocare, comunicare e relazionarsi con il proprio piccolino.</li>
</ul>

<p class="wp-block-paragraph">Da quanto abbiamo detto si può concludere che l’appagamento affettivo del neonato e del bambino piccolo non si misura, quindi, solo dalle generiche manifestazioni di affetto o dalle parole amorose pronunciate dai genitori nei suoi confronti. La soddisfazione affettiva è fatta di precisi impegni nei confronti dei suoi bisogni fisici e psicologici. Impegni attuati in un clima d’amore, di gioia, di serenità ed equilibrio (De Negri e altri).<a id="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a></p>
<p> </p>
<p><a href="https://www.cslogos.it/2025/06/09/prevenire-la-chiusura-autistica/"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7825 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1-194x300.jpg 194w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1.jpg 207w" sizes="(max-width: 194px) 100vw, 194px" /></a></p>
<h5 style="text-align: center;">Tratto dal libro di Emidio Tribulato &#8220;Prevenire la chiusura autistica&#8221;. </h5>
<h5 style="text-align: center;"><a href="https://www.cslogos.it/2025/06/09/prevenire-la-chiusura-autistica/"><span style="color: #008000;">Per scaricare gratuitamente questo libro clicca qui.</span></a></h5>
<h5><span style="color: #ff6600;">P<a href="https://www.amazon.it/Prevenire-chiusura-autistica-Emidio-Tribulato/dp/B0FCCXPFD8">er comprare su Amazon questo libro clicca qui. </a></span></h5>
<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity" />
<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> De Negri et altri, (1970), <em>Neuropsichiatria infantile</em>, Genova, Fratelli Bozzi Editori, p.143.</p>
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		<p>L'articolo <a href="https://www.cslogos.it/2025/07/09/i-comportamenti-piu-adeguati-dei-genitori-di-un-bambino-piccolo/">I comportamenti più adeguati dei genitori di un bambino piccolo</a> proviene da <a href="https://www.cslogos.it">CS Logos</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La gioia e l&#8217;ottimismo sono fondamentali nella crescita di un bambino</title>
		<link>https://www.cslogos.it/2025/07/09/la-gioia-e-lottimismo-sono-fondamentali-nella-crescita-di-un-bambino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emidio Tribulato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jul 2025 08:57:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente Psicologico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cslogos.it/?p=8185</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il poter affrontare le difficoltà della vita con gioia e ottimismo permettono ai genitori di intraprendere con i propri figli un dialogo più sereno e piacevole.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cslogos.it/2025/07/09/la-gioia-e-lottimismo-sono-fondamentali-nella-crescita-di-un-bambino/">La gioia e l&#8217;ottimismo sono fondamentali nella crescita di un bambino</a> proviene da <a href="https://www.cslogos.it">CS Logos</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="8185" class="elementor elementor-8185">
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<h3 class="wp-block-heading"><span style="color: #339966;">La gioia e l’ottimismo</span></h3>

<p class="wp-block-paragraph">Queste emozioni sono fondamentali nella crescita di un bambino. Se un genitore vede sé stesso, la vita, gli avvenimenti e gli altri in modo pessimistico, triste e cupo, le emozioni che si trasmetteranno al piccolo essere umano saranno improntate a tristezza, angoscia, chiusura e depressione.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Al contrario, un’immagine gioiosa, allegra di sé, della vita e degli altri darà al bambino la sensazione e la certezza che può affrontare la vita, gli altri e le difficoltà con ottimismo, coraggio e fiducia. Questi sentimenti maturi aiutano a crescere e ad affrontare con gioia, con serenità ed energia sia i momenti positivi sia le avversità della vita.</p>

<p class="wp-block-paragraph">Uno stato d’animo ricco di ottimismo:</p>

<ul class="wp-block-list">
<li style="list-style-type: none;">
<ul class="wp-block-list">
<li>Migliora il benessere fisico e psicologico sia dei genitori che del bambino e aiuta ad affrontare meglio gli eventuali problemi legati alla cura ed educazione del figlio.</li>

<li>Dà alla coppia maggiore forza e serenità di fronte agli imprevisti e alle avversità della vita.</li>

<li>Poiché mente e corpo sono realtà strettamente legate l’una all’altra, gli stati d’animo, i pensieri, i sentimenti, le emozioni positive e piacevoli, aiuteranno il piccolo bambino anche a prevenire le malattie organiche o ad accelerare la guarigione. Al contrario, lo scoraggiamento, l’apatia, la passività, l’impotenza, lo faranno ammalare più facilmente e ostacoleranno il recupero della sua salute.</li>

<li>L’ottimismo rende più facile e rapido il recupero, dopo un evento difficile o traumatico.</li>

<li>Offre maggiori gratificazioni e soddisfazioni nelle varie attività ed impegni quotidiani.</li>

<li>Rende più semplice e rapido l’adattamento e la flessibilità nell’affrontare le nuove circostanze e le nuove sfide della vita.</li>

<li>Permette di risolvere i problemi più rapidamente, poiché riesce a vedere non solo gli aspetti negativi di una situazione, ma anche quelli positivi e quindi ridimensiona gli stress e le frustrazioni che alcune difficili situazioni provocano.</li>

<li>D’altra parte, proprio perché il mondo del bambino è, in certi periodi, fonte di incognite e timori, i minori hanno bisogno di persone in grado di rischiarare e sconfiggere i fantasmi e le eccessive paure.
<ul>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li> </li>
</ul>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><a href="https://www.cslogos.it/2025/06/09/prevenire-la-chiusura-autistica/"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-7825 aligncenter" src="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" srcset="https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1-194x300.jpg 194w, https://www.cslogos.it/wp-content/uploads/2025/06/71AtByaRdL._AC_UL320_-1.jpg 207w" sizes="(max-width: 194px) 100vw, 194px" /></a></p>
<h5 style="text-align: center;">Tratto dal libro di Emidio Tribulato &#8220;Prevenire la chiusura autistica&#8221;. </h5>
<h5 style="text-align: center;"><a href="https://www.cslogos.it/2025/06/09/prevenire-la-chiusura-autistica/"><span style="color: #008000;">Per scaricare gratuitamente questo libro clicca qui.</span></a></h5>
<h5><span style="color: #ff6600;">P<a href="https://www.amazon.it/Prevenire-chiusura-autistica-Emidio-Tribulato/dp/B0FCCXPFD8">er comprare su Amazon questo libro clicca qui. </a></span></h5>
<ul class="wp-block-list"></ul>
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